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Messaggi del 14/07/2021

Scegliere si può

Post n°3619 pubblicato il 14 Luglio 2021 da namy0000
 

2021, Scarp de’ tenis, Luglio

 

I GUANTONI DI LUCIA, ORGOGLIO DI LIBRINO: «Scegliere si può»

Ci sono quartieri dove scegliere che direzione prendere è meno semplice che altrove e, per farlo, servono ancora più determinazione e coraggio. Perché se è vero che le croci non si scelgono, come non si sceglie dove nascere, è altrettanto vero che si può scegliere spesso che direzione prendere. Come la piccola grande Lucia Ayari, nuova stella siciliana nel firmamento dello sport giovanile italiano, che ha portato lo scorso aprile in dote al nostro Paese una medaglia di bronzo ai Mondiali di pugilato per la categoria Youth, in programma dal 13 al 24 aprile scorsi a Kielce, in Polonia.

Lo ha fatto combattendo la sera del 19 aprile, proprio mentre il suo popoloso quartiere d’origine del catanese, Librino, balzava alle cronache per l'arresto di 14 persone per una furiosa sparatoria tra bande mafiose che l’8 agosto 2020 aveva lasciato a terra due morti e feriti. Ecco perché il suo bronzo, sorprendente e gioioso, luccica già più dell’oro: a Librino devi scegliere presto se prendere direzioni del genere o no. E troppo spesso senza una famiglia in grado di sorreggerti, come accaduto proprio a Lucia da piccolissima, accolta però dall’Istituto San Giuseppe delle Suore Serve della Divina Provvidenza, zona Cibali.

Suore che sono madri di tantissimi bimbi che hanno spesso solo la colpa di nascere dalla parte sbagliata del mondo. «Grazie a loro sono cresciuta proprio come donna. Mi ero sempre rapportata con i ragazzi, avendo anche quattro fratelli più grandi di me. Mi hanno trasmesso femminilità e affetto, e grazie a loro ho iniziato ad amare le preghiere, ho fatto la prima comunione e ho conosciuto la fede. Mi hanno insegnato a vivere con pienezza. Ricordo quegli anni come una scuola di vita amorevole che mi ha aperto la mente». Tutto il contrario di bacchette e stereotipi che una congregazione di suore potrebbe far pensare.

 

«Da piccola, mi appassionavano la danza e zumba – racconta Lucia emozionata. Ma amavo tutto lo sport che mi proponessero: con la gonnellina e le ballerine ai piedi, tornata da danza, andavo a giocare a calcio coi ragazzi». Mamma italiana e papà tunisino, Lucia Ayari combatte per la categoria 51 kg dopo aver scoperto il pugilato a 13 anni. Galeotta una frase del maestro Nino Maccarrone al PalaNitta, tana del Boxing Team Catania Ring che le disse: «ma lo sai che hai la faccia da pugile? Perché non provi?».

«All’inizio ci rimasi male – confida Lucia -. Ma poco alla volta mi sono accostata a questa disciplina impegnativa. Per fare boxe serve impegno, sacrificio e tanta disciplina. Così sono anche riuscita a tenere a bada la mia esuberanza fisica e il mio carattere». Lucia è oggi un orgoglio e una speranza per Librino e le periferie dimenticate: vanta già 3 titoli italiani, l’ultimo nel 2020, un secondo posto agli Europei del 2018, 2019 e 2020. Merito anche della modicana Valeria Calabrese, ormai punto di riferimento della boxe in Sicilia, ma soprattutto di una palestra che è un centro di aggregazione sociale in grado di cambiare la storia di un quartiere di 90.000 anime. Lucia è oggi una promessa per tutto il movimento azzurro, con due sogni dichiarati: iscriversi all’università e centrare le Olimpiadi del 2024.

 
 
 

La libertà e il rispetto

2021, Avvenire 13 luglio

Grande e dura sfida per questo tempo. La libertà e il rispetto

La sfida appassionante, ma ardua, di interpretare le trasformazioni veloci che si accavallano in questo passaggio d’epoca sta impegnando molte intelligenze e la parte dell’opinione pubblica più avvertita.

Una sfida che spesso ci manda in confusione perché i paradigmi abituali che ci aiutavano a orientarci nella realtà sembrano non funzionare più: ad esempio, il paradigma sociopolitico destra-sinistra si rivela sempre più spesso una matrice concettuale isterilita. In questi ultimi tempi, sembra prevalere per la verità il binomio progressisticonservatori, ma anche in questo caso si resta piuttosto insoddisfatti. Per esempio nell’incandescente dibattito sul disegno di legge Zan non sempre quanti si dicono preoccupati per l’ipotesi di una restrizione della libertà di affermare che la famiglia è composta da un uomo e una donna o che l’«identità di genere» non può essere usata per 'cancellare' il corpo delle donne (e degli uomini) sono disposti a vedersi poi etichettare come conservatori.

Dunque appare sempre più evidente che ricorrere a una costellazione valoriale nota e classificata (come nel caso di destra-sinistra o di progressisticonservatori) non serve a comprendere di volta in volta qual è la posta in gioco.

Prendiamo, ad esempio, la libertà d’espressione: molti e giustamente la ritengono un diritto inalienabile, costituzionalmente definito e radicato nelle grandi Carte della civiltà umana (la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo dell’Onu del 1948). Altri (una minoranza?) ritengono che pur essendo un diritto fondamentale ci sono circostanze in cui essa viene a confliggere con altri diritti, di uguale rango e importanza o comunque di forte rilevanza sociale. Facciamo il caso del diritto del minore a una crescita equilibrata e sana (Convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia dell’Onu del 1989); o l’esempio della sacralità delle fedi religiose da rispettare sempre e comunque (tema fondativo per l’Unione Europea, e per alcune religioni, come sappiamo, rilevantissimo) o ancora altri. Più in particolare, nel caso della tutela dei minori da influenze che possono turbarne il delicato equilibrio, si parla anzi di «superiore interesse del minore», come a dire che laddove esso confligga con altri importanti e riconosciuti diritti, esso deve prevalere. Cosa che naturalmente non accade non avendo i minori stessi peso rilevante nell’agone del consenso politico e non bastando la forza della società civile impegnata a favore dei minori rispetto a interessi economici imponenti.

Si vanno profilando, dunque, sullo scenario della convivenza civile a livello planetario alcune grandi antinomie; e forse una delle più rilevanti è proprio quella rappresentata dalla libertà d’espressione (di matrice più eterogenea di quanto comunemente si sia disposti a riconoscere) contrapposta al diritto alla tutela di specifiche sensibilità: dei minori, di appartenenti a uno specifico credo, di omosessuali, transgender e via di seguito. Ci sarebbero da citare anche le donne, ma ormai il loro spirito di sopportazione è talmente cresciuto da ridursi di fatto a una débâcle totale, ed è diventato cedimento di fatto a una concezione e una rappresentazione nell’industria culturale di massa occidentale che le mortifica e le offende (se non fosse che da altre culture vengono concezioni, per motivi opposti, degradanti). Dunque libertà d’espressione da una parte, limitazione della libertà per tutelare determinati soggetti dall’altra, un’antinomia forte, che dà carne e sangue a quella forzata convivenza ereditata da tutti alla nascita e che quotidianamente ci porta a limitare la nostra libertà quando lede quella degli altri.

Ebbene, se non si fa uno sforzo d’onestà intellettuale, se non si cerca di respirare a pieni polmoni e ossigenarci la mente non se ne viene a capo, e non riusciremo a comprendere in maniera fertile, generativa i nuovi fenomeni. Qualcuno potrebbe derubricare tale antinomìa e sostenere che, dopotutto, si sta parlando di 'politicamente corretto'. Ma quest’ultima è una definizione all’acqua di rose, depotenziata, un po’ zuccherosa che copre in realtà uno scontro formidabile destinato a ingigantire nella società del Terzo millennio, che ci mette tutti insieme (troppo stretti per risolvere la questione ignorandoci) sullo stesso scenario. È in fondo l’esito culturale della globalizzazione.

Il punto non è 'essere politicamente corretti' ma far convivere e interagire concezioni, idee, sensibilità che urtandosi fanno scintille, si minacciano e si corrodono reciprocamente, promettono di annientarsi. La torsione tra libertà e tutela non è un tema da talk show sornione, è un confronto aspro e profondo. Per scioglierlo di volta in volta ci vorrà tanta onestà, tanta apertura mentale, tanta pazienza. Soprattutto un riconoscersi sinceramente 'fratelli tutti'.

 
 
 

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