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Post N° 91

Post n°91 pubblicato il 04 Dicembre 2006 da Vincanto_Editions
 

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"Ma-ri-lù, ma-ri-lù, dove sei tu? Ma-ri-lù, ma-ri-lù, forse te ne sei andata in Perù......
 
Da quanto tempo ripeteva quel ritornello? Non lo sapeva, e poi a lui piaceva, gli dava allegria e voglia di cominciare quella nuova giornata. Cacciò la testa da sotto le coperte. Non c'erano rumori, voci. Tutte le urla erano svanite con la notte. Ora c'era il sole ed una luce, finalmente silenziosa, che accendeva la speranza.

Camillo si girò su di un fianco, voleva essere sicuro di non sognare, di essere nel mondo reale, magari quello giusto, e non più quello estraneo che riconosceva ogni volta a stento, con rapita incredulità. Quella porta aperta ad un sordo dolore.

Si, il mondo giusto, quello che aveva sempre avuto sotto gli occhi da quando ne aveva cominciato a distinguere i primi, definiti contorni. Quel mondo profumato di pulito, di cibo saporito e di “
Camillo, vieni a mangiare”, dove avvertiva la presenza costante e rassicurante di sua madre, così accogliente e vicina, tanto da riconoscerla un pezzo, slegato, di sé.

Non l'altro mondo, dove tutto appariva sbagliato, in cui veniva trasportato da un incomprensibile capriccio del cielo, in cui c'era sempre qualcuno o qualcosa che si divertiva a scompaginare ogni cosa, dove c'erano piatti rotti e sedie rovesciate, dove si sentiva sempre puzza di vomito e di vino, dove era lui che chiamava la mamma. E lei non veniva mai.

Quel mondo così pazzo. Con urla e cose da pazzi, con le corse senza spazio di un corpo seminudo, con le scarpe spaiate e la musica suonata a volume altissimo. Con il volto di sua madre su cui il riso e il pianto esplodevano insieme e litigavano tra loro.
Un mondo che si chiudeva sempre sull'immagine della mamma a dormire nel letto, con gli occhi affogati in un mare di lacrime.
Occhi cui i suoi occhi non potevano più aggrapparsi, per non soccombere anch'essi, tra le onde della paura e degli affanni.

- Camillo devi fare colazione? - gli chiese la nonna dalla cucina.

- Ma la mamma dov'è?- fece lui sedendosi.
"Ma-ri-lù, ma-ri-lù, dove sei tu? Ma-ri-lù, ma-ri-lù, forse te ne sei andata in Perù......”

- E' di là che dorme... lo sai no, che dopo ...si alza tardi? -
Piccolo mio, lo vuoi capire o no che tua mamma non ci sta più con la testa!"

- Giààà... lo so, come al solito...-.
Ma io...io vorrei non saperlo... Voglio tornare al mondo mio ...Voglio rivedere il sorriso di Lei che mi dice "Buongiorno!" Voglio lasciar spugnare i frollini nel latte che mi riscalda Lei, caldo e zuccherato e con tre cucchiaiate stracolme di coccole....”
- Nonna, ma perché il latte che prepari tu non sa di nulla...anzi è amaro!-.

-
Amaro! E che... fammi controllare, mica sarà scaduto!-.

"Ma-ri-lù, ma-ri-lù, dove sei tu? Ma-ri-lù, ma-ri-lù, forse te ne sei andata in Perù......”

Come sono lunghe quelle ore senza di lei, imprigionata in un sogno troppo quieto, troppo tutto suo, che non vuole svanire più né lasciarla tornare.
Camillo a volte preferirebbe poter dormire per tutto quel tempo, e per tutta la sua durata interminabile poter sognare...
Sognare di svegliarsi nel mondo antico con tutte le cose al posto loro esatto.
E non fa nulla se esse hanno colori ogni giorno più sbiaditi.
Come ogni giorno è più sbiadito il “Buongiorno!” della mamma.
Accanto a quel “Buongiorno!”, anche se fievole, Camillo riconosceva se stesso e il posto suo. 
Lì scompariva il vuoto grande, di cui non riusciva ad intravedere un limite,  nel quale egli si sentiva sballottato, piccino com'era, da un vento costante di grigi eventi.
 





 
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