Creato da Vincanto_Editions il 11/05/2006
FINALMENTE UN EDITORE CHE NON HA PAURA DI RISCHIARE!

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Post N° 127

Post n°127 pubblicato il 20 Settembre 2007 da Vincanto_Editions
 

È d'acciaio il rumore delle auto sulla superstrada. Prima ronza. Durante stride. Ed infine rimbomba. Mentre gli altri suoni tutti li travolge e li infrange. Compresi quelli dei pensieri e delle molte domande, immobili di fianco a me, sul margine della carreggiata.

La luce dei fari distribuisce lamelle sottili sopra l'uggiosa consapevolezza di non potere, che rende quest'attesa spremuta fino in fondo, come limone che non contenga più succo, del tutto inutile.

E allora me ne resto seduto qui, a respirare soltanto il puzzo acido dei gas di scarico. E ad aspirare l'ennesimo fumo della centesima sigaretta...

Dovrei proprio smettere di fumare. Perché fa male. Me lo ripetono sempre in tanti.

Ah care sensibilità, mi riempite la testa con le vuote parole dei vostri disinteressati consigli, laddove probabilmente me ne basterebbe anche uno solo, ma realmente interessato, che mi indicasse un sostituto altrettanto ricco di controindicazioni e di azzardi per far tacere le mie troppe nevrosi.

Amo e odio.

L'amo e l'odio.

Lei, Silvia.

Bionda e bella.

Stronza e fiera.

Forte di cuore e sincera nel danno.

Silvia che m'ama ma pure mi fa male. Silvia che, anche di questo, ringrazierò finché avrò vita.

Si, perché nelle ferite che le devo, risiede e ritrovo le tracce di un vissuto profondo, vero. Nonostante tutto operoso. Poiché laddove vi ero soltanto io, ora porto anche il segno di lei.

Non appaia quindi strana la mia tensione ad offrirle ancora di me, in fidato abbandono, affinché possa farne ciò che liberamente desidera.

È questo l'amore. E tale è l'amore che le porto, che non è fatto di un sentimento soffocato. E nemmeno di passione superficiale, che solleticherebbe sì l'epidermide, ma pure lascerebbe ogni desiderio intatto.

Qualcuno penserà che un amore siffatto abbia riflessi perversi...

Eppure io non cerco sofferenza, e mai potrei obbedire ad un unico ottuso padrone. Il mio amore è solo intento di vivere, in cui non posso evitare di mettermi in gioco totalmente, senza arbitrari e insipidi limiti.

D'altro canto a che servirebbe? So bene che non posso sovraintendere a ciò che sarà di me, decidendo prima quale debba essere il risultato del venire a contatto con la trasparente carta vetrata della realtà che, se è schiettamente tale, non rispetta alcuna morale - figurarsi quindi se potrebbe rispettare la mia, così come non nutre alcun senso del dovere.

Molti amano credere che se la realtà respira un'aria intrisa di pensieri che sappiano di mare aperto, d'erba tagliata o di zuccherose intenzioni, poi debba rispondere predisponendo circostanze arricchite con sbuffi di pari essenze. Invece, e spesso, essa gioca comunque solo per sé stessa, e alla fine restituisce solo pietre...

Quante auto mi sono passate accanto da quando me ne sto fermo qui... Non le ho certo contate. Eppure potrei trovarmi in ognuna di quelle vetture, e non vi sarebbe alcuna differenza rispetto allo starmene fermo in questo posto. No.

Poiché non raggiungerei in alcun caso il sogno.
Ché un sogno è fatto di materia troppo leggera, per calarsi ed incatenarsi a questa terra.

Ecco, ora sono pronto per decidere di tornare da te, Silvia.
Perché ora so che, quando e se mai ti raggiungerò, varcherò la soglia di momenti che approdano comunque al magnifico...


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