Creato da Superfragilistic il 30/07/2008

Sonoviva

Un blog di denuncia, osservazione e critica possibilmente costruttiva

 

 

LA STRAGE DI BOLOGNA

 

 

 

Ci sono eventi che segnano per sempre la storia di uomini e donne e di un intero Paese, e che meritano di non essere dimenticati. Questo che ricordiamo oggi, 2 agosto 2020, è uno di quelli, il più amaro, il più triste, il più incomprensibile delle che una mente ‘umana’ possa aver concepito e che mani assassine abbiano potuto compiere. Una strage, quella della stazione di Bologna, che oggi compie 40 anni e che resta ferita aperta e sanguinante nel cuore di chi l’ha subita nel proprio corpo o in quello dei suoi familiari, ma nache di un intero popolo. Una strage che che ha privato della vita chi, in quel 2 agosto, partiva per le vacanze o tornava da un periodo trascorso fuori, nei luoghi nativi.

Perché l’Italia del 2 agosto del 1980 era quella che il 31 luglio chiudeva ogni attività per iniziare un periodo di vacanze, per lo più da trascorrere nei Paesi di provenienza, o in qualche località balneare della Penisola. E Bologna è snodo essenziale per chi debba muoversi da nord e da sud, o verso le spiagge dell’Adriatico o del Tirreno. Così era anche quel 2 agosto e nessuno avrebbe potuto immaginare di trovarsi al centro di un oscuro disegno che definire criminale è riduttivo. Un disegno volto ad aumentare il potere senza un ben minimo senso di pietà per quel popolo di innocenti, i cui nomi sono tutti scritti sulla lapide posta nella sala d’aspetto della Stazione di Bologna; 85 nomi dietro i quali restano i tanti di più per i quali, a partire da quelle 10,25 del 2 agosto, cambiò ogni cosa. Furono strappati, in un sol battito d’ali e con quella esplosione, genitori ai figli e viceversa, fratelli e sorelle, gente che per una combinazione si trovava a quell’ora in quel luogo, crocevia di ogni arrivo e partenza, divenuto orribile cimitero di innocenti.

Oltre 200 i feriti che trovarono la salvezza ma che furono colpiti nel corpo e la cui vita dovette cambiare il suo corso per sempre. La strategia della tensione, questa la definizione dell’ambito in cui si collocò quell’attentato che, insieme ad altri, - e cito la Strage di Piazza Fontana a Milano e di Piazza della Loggia a Brescia – prevedeva che la morte di innocenti fosse usata come strategia!!!

 

In fondo, nel più profondo degli abissi infernali dovrà per sempre patire chi tale efferato crimine ha potuto concepire. Licio Gelli, ormai acclarato ideatore e finanziatore di quelle stragi, ha potuto continuare una esistenza indisturbata ed addirittura rimanendo personaggio di spicco, ad Arezzo, città che mi sono sempre rifiutata di visitare perché ha consentito, senza alcun moto di sdegno, che il potere del ‘venerabile’ massone continuasse ad essere esercitato. Ricordiamo l’apprezzamento di Licio Gelli per il Presidente Berlusconi, individuato quale prosecutore e realizzatore del progetto iniziato dalla P2 ed, appunto, a detta di Gelli, da quello portato a termine.

Solo la memoria potrà preservarci da altri crimini di tal fatta ed è per questo che, chiunque oggi abbia consapevolezza di quanto accadde, passi il testimone ai propri discendenti perché sappiano quello che veramente avvenne in quegli anni in Italia, ad opera dei servizi deviati dello Stato e del Governo degli Stati Uniti che finanziò massicciamente la sua campagna, rivolta al contenimento delle politiche di sinistra e del possibile svilupparsi del comunismo tra i Paesi, spinti da una sorta di effetto domino. Così fu ed è sempre, gli USA hanno metodicamente compiuto e coperto atti e politiche criminali facendole apparire quali aiuti umanitari e sono intervenuti in maniera massiccia sulle politiche e sullo sviluppo dei governi stranieri, finanziando e coprendo di volta in volta chi conveniva coprire o perseguitare per realizzare e consolidare il proprio potere sull’America e sul mondo intero. Era così ieri e lo è anche oggi.

Sento il dovere, ogni qualvolta vado verso il nord, di fermarmi in quella stazione ed entrare nella sala d’aspetto, ancora squarciata in simbolico ricordo imperituro di quel giorno. Trovo spesso insegnanti che vi portano gli alunni che, interdetti, ascoltano il racconto mesto dell’inverosimile obbrobrio compiuto da mani assassine. Quest’anno scolastico ho donato alla biblioteca del liceo De Sanctis, frequentato dalle mie nipoti, 2 saggi sulla strategia della tensione ed una delle mie nipoti ha portato all’esame questo tema. Sono felice per aver contribuito a far conoscere almeno a quelli del mio ambito, un periodo di cui nessuno più parla e, men che meno, a scuola.

Ma oggi non è tempo di parole ma solo di lacrime mai finite di sgorgare.

 

 

 
 
 

IL GIRADISCHI RITROVATO

 

E con esso anche tanta tanta buona musica che non ascoltavo più da tanto tempo. E' stato il mio scopo durante il blocco alle uscite da casa ed a tutte le precedenti attività. Considerato che per noi donne tante attività si svolgono comunque in casa, non è stato certo un periodo di riposo ma "a qualcosa dovrà pure servire questo periodo di forzoso stop alle uscite?!' mi dicevo. Ed uno dei miei obiettivi è stato quello di rimettere in uso il giradischi che giaceva immobile, senza puntina e pieno di polvere, in un mobiletto somerso di carte tanto da impedirne l'accesso al piatto. Così la prima cosa è stata liberare il mobile dalle inutili cose e mettere a posto quelle che inutili non erano. Poi si è trattato di ordinare una puntina, far girare il piatto, ripristinare l'audio. Ma io sono, come diceva mia mamma 'ostinata', nel senso che se decido di fare una cosa, tanto mi applico finché ci riesco. Così qualche giorno fa, al suono dei Doors, il mio giradischi ha ripreso vita. Ieri ho acquistato un nuovo vinile ed oggi, frugando a caso fra i dischi, ho ritrovato questo 33 giri che avevo comprato quando facevo parte del Circolo della Comune di Roma, promosso tra gli altri da Dario Fo e Franca Rame, che allora nell'ambito del Circolo presentavano i loro spettacoli presso il Cine  teatro Jolly, proprio di fronte casa mia a Roma. Il disco contiene importanti pezzi di storia cilena, ed il discorso di uno straordinario Salvador Allende, oltre naturalmente, alla trascinante musica rivoluzionaria. Quanto dolore ha sopportato il Cile dopo di allora!!! Ricordare il coinvolgimento di tanti giovani in quelle battaglie, provoca in me una forte rinnovata emozione; emozione per essere nata e vissuta in un periodo della storia che, comunque lo si voglia giudicare, ha visto cambiare e stravolgere ogni ambito. Pochissimo è cambiato da allora, a partire dalla straordinaria e feconda produzione artistica mai più uguagliata ed ancor oggi moderna e riferimento per i giovani cultori dell'espressione artistica musicale. 

 

Il discorso di Salvador Allende al Pueblo     El Pueblo Unido dagli Intillimani

e                

 
 
 

BASTA TACERE

 

 

 

In questi giorni di enorme cambiamento nelle nostre vite, ho ritenuto sempre di astenermi dal parlare o dal fare osservazioni su quanto stava avvenendo, in tema di coronavirus, nella nostra città, ma oggi sento di non poter più fare a meno di denunciare quanto riguarda la carne viva del nostro impegno nella lotta alla diffusione ed alla cura di quanti siano colpiti da questo orribile virus. Faccio un'eccezione a quello che è satto il mio stile nel gestire il blog Sonoviva, ovvero di non fare mai riferimenti personali o usarlo per istanze limitate al, diciamo così, habitat in cui vivo ormai da quasi 48 anni. Ma il tempo di tacere oggi è finito e dunque parlo.

Ho visto in mio marito, l'infettivologo Luigi Greco, la gioia quasi fanciullesca di poter tornare a servire le persone più deboli, i malati di Covid, in questo tragico frangente. Insieme abbiamo organizzato la nostra vita quotidiana dove il virus assumeva la cifra dei comportamenti; dunque il regime di quarantena, il distanziamento familiare, la suddivisione dei ruoli: lui il guerriero sul fronte, alla ricerca di terapie e di soluzioni per evitare ai malati di sviluppare complicanze; io sul fronte casalingo a disinfettare, preparare un clima accogliente e sereno in cui vivere le ore di ritiro domestico. I primi giorni del suo impegno sono stati caratterizzati da uno sconforto nel vedere l'inadeguatezza dell'organizzazione del Ruggi, ma poi è partito l'orgoglio per aver raggiunto un ottimo standard, con la messa in funzione di tre piani del Reparto infettivi con strutture all'avanguardia. Era felice e, quando non in Ospedale, non lesinava tempo all'impegno per informare, dialogare, spandere sentimenti di lucida consapevolezza piuttosto che spauracchi , utili solo a creare panico tra le persone. Lo ha fatto, ad esempio, con i servizi messi a disposizione dal Liceo De Sanctis in un incontro virtuale con i ragazzi, gli insegnanti, le famiglie.

Tutti conoscono la competenza, la serietà e l'umanità del dottore Luigi Greco, o di Gigino, come i pazienti lo chiamano normalmente. 

Certo la politica non è stata mai la cifra del suo impegno, e chiamo impropriamente 'politica' questo vergognoso modo di farla che ormai dovrebbe appartenere all'ante virus, ma che temo si ripresenti tale e quale nel post virus.

Tre giorni fa inizia il cammino a ritroso: la notizia che le Malattie Infettive presso il Ruggi di Salerno saranno chiuse ed i pazienti trasferiti nella nuova struttura del Da Procida. Nessun parere chiesto ai sanitari, nessun rispetto per tutti gli altri malati infettivi che pure esistono ( dove manderemo gli HIV o le meningiti o le polmoniti o le tante altre patologie infettive?) Io non so ma lui sa bene che anche i Coronavirus hanno bisogno del supporto degli altri Reparti. Lo invito a tacere per non essere strumentalizzato dai 'giornalisti' dii questa Città ma lui è spinto dall'amore ai pazienti ed all'ospedale e non si ferma. Poi mi dice che il reparto chiuderà e che lui, a questo punto, lascerà il servizio. Lo invito a non abbandonare i malati ma mi rendo conto di non essere in grado di giudicare con le dovute competenze; dunque so con quanto dolore lo farà ma se lo farà vorrà dire che non si sarebbe potuto fare altrimenti.

Purtroppo io comprendo, per aver sempre agito nel campo del volontariato, dell'impegno sociale e dunque, questo sì, politico, - ché la politica non è una cosa sporca ma un nobilissimo lavoro, - che, al di là del buon umorismo di De Luca e del suo modo di urlare le proprie richieste ottenendole, c'è un uso di questo per fini solo ed esclusivamente clientelari. Si nominano responsabili di reparti, che domani saranno primari per diritti acquisiti, portando tutti i voti di cui avrà bisogno per poter vincere le Regionali, nelle quali avrebbe avuto non poche difficoltà a posizionarsi utilmente. Come al solito nessuno parla ed ognuno si trova in posizione utile per poter saltare la staccionata e passare dalla sua parte nelle prossime elezioni.

A chi guarda alla nostra Amministrazione come se fosse un'isola felice perché sopra vi vigila San Vincenzo De Luca, faccio sapere che:

NON ESISTONO IN QUESTO COMUNE ORGANI DI RAPPRESENTANZA DEI CITTADINI E PERCHE' NESSUNO POTESSE PARLARE SI E' CAMBIATO IL REGOLAMENTO COMUNALE. NON C'E' UN FORUM DEI GIOVANI PERCHE' DE LUCA NON L'HA MAI VOLUTO. NON C'E' UN ELENCO DELLE ASSOCIAZIONI, NON C'E' UN SITO SUL QUALE SI POSSA FARE UNA DOMANDA TIPO DI ACCESSO AI SERVIZI COMUNALI COME NIDI, PASTI. TUTTO SI FA DI PERSONA IN MODO DA GARANTIRE LA POSSIBILITA' DI INTERVENTO CLIENTELARE. NESSUNO RISPONDE ALLE MAIL CERTIFICATE (NE HO INVIATE UN PAIO RIMASTE SENZA RISPOSTA UFFICIALE). NON C'E' UNA BIBLIOTECA COMUNALE, NON C'E' UNO STRACCIO DI POLITICA DEL TERRITORIO PER QUANTO RIGUARDA LA SANITA'. IN TEMPO DI 'PACE' SONO TUTTI AL PRONTO SOCCORSO PERCHE' IL TERRITORIO NON E' GESTITO. NON C'E' CHI VERAMENTE PULISCA LA CITTA' E QUANDO VIENE FATTO IL COMUNE LO PUBBLICIZZA TIPO: 'OGGI LA MACCHINA PER LAVARE LE STRADE HA PULITO IL LUNGOMARE'. MA VA'?! MA SOPRATTUTTO NON C'E' UNA CONSAPEVOLEZZA DELLA CITTA' E DEI CITTADINI. ECC.ECC.ECC. Annientare le menti critiche, eliminare la cultura, evitare che ci si riunisca per attività condivise, premiare i devoti ....

Ricordo la prima stagione di De Luca: esaltante, con persone dello spessore di Pasquale Persico, giusto per nominarne uno, che hanno cambiato il volto alla città. Poi il deserto, perché chi ha lavorato al fianco di De Luca sa bene che la domanda e la risposta se le dava da solo: per questo tanti lo hanno abbandonato. Ma comunque restano sul chi va là, non si sa mai...

Caro Verdone e caro Crozza, volete fare di quest'uomo un attore? ve lo diamo con piacere.

Agli altri che, ufficialmente sono all'opposizione o ai vari Figli dell Chiancarelle, che da anni criticano da dietro una tastiera, dico: E' ORA CHE NASCA UN NUOVO PROFETA, UNO CHE SI PRENDA L'IMPEGNO DI GOVERNARE CON SERIETA', COMPETENZA, FORZA ED ASCOLTANDO ASSOCIAZIONI, UOMINI E DONNE E GIOVANI DI QUESTA CITTA'. I GIOVANI, QUELLI CHE AVETE MANDATO VIA SENZA NEANCHE VOLGERE GLI OCCHI VERSO LE LORO COMPETENZE E CHE OGGI HANNO PORTATO IN GIRO, NEL MONDO, LE LORO PROFESSIONALITA' ( e detto tra parentesi, qualcuno per caso si ê preoccupato di farli tornare in sicurezza da Paesi neanche troppo sicuri? Non mi pare );.

IO NE HO UNO IN INDIA, AD ESEMPIO, DI CUI E' STATO FIERO IL PARLAMENTO EUROPEO MA NON QUESTA CITTA'. E MOLTI SUOI COETANEI SONO FUORI TRA CINA GIAPPONE PAESI DELL'EST STATI UNITI. BUON PER LORO, MOLTO MENO PER NOI

E QUI MI TACCIO CHE' LE SPERANZE IO LE HO PERSE GIA' DA PARECCHIO E, SE HO PARLATO, E' STATO SOLO PERCHE' HO VISTO UNA PERSONA CORAGGIOSA E GENEROSA, CADERE NELLA DEPRESSIONE DI CHI NULLA PUO' CONTRO UN VIRUS BEN PIU' GRAVE DEL CORONAVIRUS, QUELLO DELLA DISONESTA' INTELLETTUALE E DELLA POLITICA POLITICANTE

Chiudo con un appello a Verdone: scrittura De Luca per il prossimo film e tienilo impegnato.

 
 
 

OGNI COSA CAMBIA

Crocifisso di San Marcello al Corso

 

Sono ormai 20 i giorni trascorsi, qui, in Campania, nell'isolamento domestico. La prima settimana è stata caratterizzata da una forte emotività e dalla scoperta di piccole grandi cose tanto lontane dal nostro usuale quotidiano. Per la prima volta da quando vivo in questa Città ed in questa casa, ho potuto aprire le finestre e respirare la tiepida aria di una primavera annunciata e continuata per l'intero inverno. Affacciandomi dal bacone, ho guardato a lungo il mare, ascoltato il cinguettìo degli uccelli, respirato ed annusato il dolce profumo del mare. Ho portato fuori una sedia ( cosa impensabile solo il giorno prima per il caos del traffico, del rumore e per lo schifo di una puzza innaturale in una Città di mare ) e lì mi sono seduta, semplicemente a non fare nulla. Un lusso incredibile. Mentre l'eco delle grandi sofferenze patite dai nostri amici al Nord ci rattristavano nel profondo, le nostre anime erano come unite in un legame di cui non ricordavamo più i contorni. I balconi si aprivano, gli abitanti li popolavano e le conversazioni tornavano come tanti tanti anni fa. Parlate, non gridate, ché il silenzio avvolgeva ogni cosa. Abbiamo cantato, ascoltato musica insieme, pregato, offerto al Cielo la nostra piccola umanità perché da Lassù qualcuno corresse in nostro soccorso. Ci siamo inventati un orgoglio nazionale forse lontano da tanti di noi, ma in periodi normali: ora non è tempo. Semplicemente. 

Poi è iniziata una nuova fase, legata alle incertezze che tanto sacrificio valesse a raggiungere l'effetto. Ognuno di noi ha cercato la motivazione e per me è sata quella di un rispetto verso quanti sono chiusi in questa quarantena da ben oltre che noi. Dal rispetto verso gli sforzi dei sanitari. Dal dolore di chi è morto e continua a morire in solitudine, per le famiglie private di un marito o di una moglie o di un padre o di una madre che, usciti di casa, non ne hanno fatto più ritorno, neanche perché qualcuno potesse piangerli nell'intimità delle pareti domestiche. E neanche in quelle di un obitorio. I loro cari sono, semplicemente, scomparsi, nel senso letterale di questa parola. Portati via e finiti chissà dove, restituiti in una cassettina contenente le ceneri. Come si può sostenere tutto ciò? Non c'è nulla di umano se si eccettua l'amore, gratuitamente offerto ai loro congiunti moribondi, da parte del personale sanitario divenuto, in quel momento, figlio, figlia, marito, moglie, madre, padre. Sanitari che non si libereranno tanto presto della sensazione di quelle mani imploranti un addio nell'istante del commiato. Un commiato duro, pieno di sofferenza fisica, di chi non ha più aria per sopravvivere. Ma ne avevamo visti altri, e tanti, solo fino a ieri, cercare di stringere una mano prima di morire, cercare di afferrarla per non morire: erano e restano i numerosi migranti scomparsi, in numero tanto maggiore, nelle fredde acque del Mare, che in un tempo ormai lontano, chiamavamo Nostrum. La loro morte ha turbato solo in parte le coscienze di noi, orgogliosamente italiani. Loro avevano la colpa di non essere rimasti a casa loro nonostante le guerre, le epidemie, le desertificazioni di un territorio massacrato dalla grande speculazione economica della quale nessuno di noi si può dichiarare innocente. La Terra, nostra Madre, ci ha parlato allora, perché i nostri cuori si unissero a quelli dell'umanità, fino ad oggi, così tanto più sfortunata di noi. Se la Terra sta male e soffre, ci dice Papa Francesco, non possiamo noi uomini pensare di rimanerne indenni, benché ricchi e, fino a ieri, proiettati in una dimensione che ci allontanava gli uni dagli altri. Riusciremo a ritrovare la nostra Umanità perduta? riusciremo di nuovo a guardarci negli occhi tutti, veramente tutti, senza pensare di girare la faccia dall'altra parte quando non siamo noi a patire? Nei campi profughi della Turchia, in Siria, nei confini dei Balcani, in Libia ed in tanti e tanti luoghi, le persone soffrono assai più di noi. I bambini non ridono più a Lesbo e si racconta di tentativi suicidi di chi, benché piccolo, non ha più neanche la speranza. 

Spero che questa generazione porti nella carne il segno della fragilità e che tutto questo porti con sé tanta umanità e solidarietà rinnovata perché, quando il virus sparirà, allora vedremo gli effetti devastanti che avrà prodotto. 

 
 
 

IL DISCORSO DI CONTE AL SENATO

 

 

 

Ho seguito con attenzione il discorso pronunciato dal Presidente del Consiglio in carica Giuseppe Conte. Non avevo dubbi sulla capacità discorsiva e sulla grande cultura che il Presidente, da illustre sconosciuto ai più, ha pian piano mostrato di possedere ben saldamente. La comunicazione al Senato è stata costruita seguendo, sostanzialmente, tre fasi. Nella prima di esse ha sottolineato quali siano le responsabilità alle quali sono chiamati coloro che si prestano a governare un Paese. I suoi passaggi sono stati ben cadenzati e non hanno trascurato alcun aspetto di quello che potremmo definire orgoglio e correttezza istituzionale. Un nobile compito che, a suo parere, non poteva e non doveva essere interrotto nei modi e nei tempi dettati dal tornaconto di un leader di partito, più che di Governo, attento più a diffondere, per vie mediatiche e non parlamentari, i suoi 'pensieri'; e qui è iniziata la parte centrale nella quale il Presidente ha  sviscerato a fondo varie tematiche relative a questa irrituale forma di governo, del tutto personale, portata avanti dal Ministro Salvini. A partire dalla pretesa di staccare la spina ad un Governo per assumere 'pieni poteri' all'interno dello Stato. Gliele snocciola una ad una le occasioni in cui ha rischiato di mandare a rotoli ed alla malora quanto altri cercavano di costruire, per rendere credibile e partecipe, soprattutto nella delicata fase di costituzione degli Organi che costituiranno la colonna vertebrale della Commissione e del Parlamento europeo, l'Italia. E dell'Italia ha sottolineato la grande potenza economica, culturale, paesaggistica, di idee e di risorse, spesso, come ha sottolineato., più apprezzzate fuori che nel Paese. Con grande eleganza le ha dette proprio tutte, almeno le più rilevanti, quelle cose che, ha sottolineato, gli aveva rappresentato, inascoltato, anche in privato. Ha anche, per ultima, fatto riferimento ad una questione di cui, ha precisato, non aveva parlato in privato: di mostrare inopportunamente in pubblico, insieme alle sue teorie politiche, anche simboli religiosi; inopportunità di duplice natura perché da una parte rischia di offendere chi in quei valori crede e, dall'altra, perché uno Stato è per definizione laico e tale deve essere se vogliamo che la democrazia non imbocchi strade pericolose. Strade dell'intraprendere le quali, ci sgarantiscono i pesi e contrappesi di cui la nostra Costituzione si è dotata e che sono irrinunciabili. E poi l'affare Russiangate, di cui nin ha taciuto sottolineando la gravissima indisponibilità di Salvini a riferire e la scorrettezza del Movimento 5S nell'uscire dal Parlamento durante l'audizione dello stesso Conte.

Ma, ciò che mi ha colpito, è stata la terza parte del discorso, quella che io chiamerei 'programmatica'. Il Presidente Conte ha fatto un'analisi seria e puntuale delle politiche che occorre che il nostro Paese segua per riprendere, in Europa e nel Mondo, il posto che gli compete. Far crescere l'economia rivolgendosi innanzitutto alla scuola, alle istituzioni univeristarie, ai Centri di Ricerca, al recuper ed al rientro dei giovani che, durante questi anni, abbiamo lasciato che andassero via condannando il Paese ad una morte lenta ed inesorabile. Ha parlato di ambiente, di risorse naturali, di fine di un'economia di rifiuto ed allo sviluppo di un'economia circolare. Ha parlato di dignità e di recupero, in Europa, di quei temi di cui si è nutrita la Costituente, di cui noi siamo stati attori di primo piano. Ha parlato di cambiamento ma solo all'interno ed in pieno accoro con la Comunità europea. Devo dire che avrei sottoscritto senza problemi l'intero pacchetto, e mi piacerebbe se qualcuno avesse meno remore nell'accettarlo e nel provare a porlo in atto. Credo che non sia stato un fatto marginale l'enunciazione di tali linee programmatiche, ma il primo punto di un qualcosa di cui si chiariranno i tratti dopo l'incontro con il nostro Presidente Mattarella che, al contrario del suo predecessore Napolitano, è uomo di grande saggezza e lealtà. Spero che le forze migliori si alleino e non lascino cadere in un baratro l'Italia. Non lo meritano i milioni di italiani che continuano a tirare faticosamente il carretto che ogni giorno fa più fatica a muoversi; non lo meritano i nostri giovani, quelli che ancora sono qui e quelli che sono andati via. Non lo meritano quelli che lavorano sodo nel Volontariato arrivando lì dove le Istituzioni non ce la fanno, portando sollievo a tanti, uomini e donne, che sono stati particolarmente colpiti nella propria esistenza. Non lo meritano gli operatori culturali, coloro che difendono quotidianamente il partrimonio storico artistico dagli assalti di chi vuole ridurci all'ignoranza. Non lo meritano i bambini che si affacciano alla vita e quelli, stranieri, che chiedono solo di poter vivere, studiare e lavorare in questo Paese. Speriamo che la calura estiva sia l'unica cosa di cui preoccuparci e che non siano altri fuochi a divampare in questa nostra povera Italia. Io mi impegno a continuare la mia analisi alla luce dei prossimi eventi.

 
 
 

IL RITORNO

 

Se andiamo ad esaminare ad uno ad uno quelli che, secondo il compianto Umberto Eco, sarebbero i segni premonitori del peggior fascismo, ci accorgeremo che per ognuno di essi abbaiamo un esempio da fare. Guardiamoli allora

CULTO DELLA TRADIZIONE E DELLE RADICI:  Negli ultimi anni ci stanno inculcando questa sensazione, ovvero che dobbiamo difenderci dai musulmani o dalle religioni diverse dalla nostra, che le città non riconoscono più la loro identità culturale, attribuendo ciò alla presenza di non nativi residenti:

ABUSO DELLA PAURA DEL DIVERSO: Ci fa paura il diverso come ad esempio il profugo che sbarca, ed a lui/lei attribuiamo ogni possibile calamità, presente o futura, come ad esempio malattie rare e contagiose che, a detta di molti, porterebbero dal mare. Peccato che non sia così e che chi, dopo tanto errare, arriva, sia selezionatpo dalla natura e dunque mediamente più forte e sano;

UN COSTANTE STATO DI MINACCIA: è proprio quello che si è diffuso tra la gente a bella posta, premendo sulla irrazionale paura dell'uomo verso ciò che è diverso. Eppure se ragionassimo, alla luce dei fatti, queste paure si smaterializzerebbero;

ESALTAZIONE DELLA VOLONTA' POPOLARE:  questa non è democrazia ma qualcosa di diverso perché in democrazia l'elettore si lascia governare dagli eletti che, una volta al Governo, rappresentano la Nazione

OPPOSIZIONE ALLA CRITICA ANALITICA: detto questo viene da sé e per averne conferma basta vedere la reazione sui social a qualsiasi critica analitica

OSSESSIONE PER COSPIRAZIONE E COLPEVOLI ESTERNI:  questa la specialità dei 5 Stelle da quando sono al Governo delle Città prima, e del Paese dopo. Davanti a riscontri oggettivi continuano a gridare - ed a far gridare i loro fans -al complotto;

PROCLAMAZIONE DI UN LEADER Questo ormai è un vizio di tutta la politica e si sostituisce alla fine degli ideali e delle aspirazioni politiche;

CONTROLLO E REPRESSIONE DELLA SESSUALITA': omofobia e paura della libertà sessuale delle persone. Forse l'eccessivo ideologismo contrario, ovvero la gestione dell'argomento, hanno fatto da grimaldello per aprire le porte all'inquisizione;

AZIONE PRIMA DELLA REGIONE: l'impulsività,propria a tante persone, ed il suo predominio, porta a compiere gesti orribili senza che se ne senta il peso e lo schifo, né prima né dopo averle compiute;

LINGUAGGIO LIMITATO E RIPETITIVO:e su questo non ci sono dubbi e dunque si dovrebbe tornare alla lezione di Don Milani sull'importanza, per far prevalere le proprie ragioni, di conoscere il maggior numero possibile di vocaboli. Agli stranieri dico imparate la lingua del luogo;

APPELLO AD UNA CLASSE SOCIALE FRUSTRATA: questa è la chiave di volta, rivolgersi a chi sarà ricettivo, ovvero a chi in difficoltà non ha neanche i mezzi di cui sopra, ovvero l'esercizio del raziocinio che, come si sa, è legato a doppio gro alla conoscenza delle parole ed alla cultura;

RIFIUTO DELLE IDEE MODERNE: come conseguenza diretta di quanto detto sopra. 

Poi magari, presi uno ad uno, gli uomini che pur professano queste idee, non sono veramente coinvolti nei loro comportamenti nell'applicazione dei concetti sostenuti; il problema è che quando si gioca con tutti questi fattori e ci si allea con altri Paesi nazionalisti ed intransigenti, vedi Polonia Austria Ungheria, Trump e pure Putin, dove vai a finire non lo sai. Ho paura che dopo tutti questi anni di relativa pace ( relativa perché in Italia tra Strategia della tensione, terrorismo, Servisi segreti deviati e forze oscure che hanno fatto scorrere tanto sangue innocente, la pace non c'è poi da così tanto. Dunque cerchiamo di essere saggi: per quanto mi riguarda non intavolo più discussioni politiche su Facebook, terreno fertile per quanto oggi viviamo, e cerco di fare una contoinformazione e di compiere opere che vadano nel senso opposto; ma già vedo che ci insultiamo e che anche ex cosiddetti rossi, stanno passando nelle braccia di questa destra e di questo Governo del cambiamento che, Dio non voglia, potrà cambiare per sempre questa nostra calma piatta

 

 

 

 

 
 
 

Contante senza limite: la mafia ringrazia

Eccolo l’impegno del Governo di destra targato Salvini 5 Stelle, un omogeneo mix di due differenti destre ugualmente intrise di populismo ed ignoranza, perfette per il Popolo della pancia e per quello dei furbi. Impegno che si dirige verso le mafie ma, non per contrastarle, ma piuttosto per porre la politica al loro servizio, restituendo il favore di essere stati votati. Per questo non era il caso di applaudire il Premier quando, nel discorso programmatico, si sperticava in dichiarazioni contro la mafia, e non è stato applaudito col risultato che la sinistra ha trovato il modo di litigare anche su questo. Ma solo dopo pochi giorni l’impegno del Governo per le mafie si palesa in tutta la sua concretezza: riapriamo ai contanti senza limiti in modo che il denaro sporco possa girare liberamente ed essere investito in beni. È questa la ricetta per far ripartire l’economia secondo la destra di Salvini - Di Maio-Grillo; una destra compatta e coerente con quanto sempre dichiarato soprattutto da Grillo, contrario a pagare le tasse  ed a perseguire gli evasori. Da una parte si dice che gli evasori vanno messi in galera, dall’altro si invita all’evasione ed al riciclaggio. Un invito ai giovani e non che, stupidamente, hanno in questi anni registrato le proprie attività e pagato le tasse: cancellatevi le partite IVA e rivolgete i vostri settori lavorativi alle esigenze dei danarosi - tanti - che hanno fiumi di denaro da spendere, a nero naturalmente. E non parlo di mafiosi ma di medici, avvocati, notai, ingegneri ecc. ecc.  i cui figli bivaccano dalla mattina alla sera in bar e ristoranti spendendendo e spandendo denaro che dal fisco non passerà mai. E non rilasciate piú ricevute che tanto con la flat tax, che fa pagare i poveri e risparmiare i ricchi, non ci saranno piú detrazioni e deduzioni. 

https://www.corriere.it/economia/18_giugno_13/flat-tax-salvini-gia-2018-rivoluzione-fiscale-2ba45760-6ee3-11e8-a02e-ff9bef420dad.shtml

 
 
 

IL RE DE LUCA E LA SUA NOBILE STIRPE

 

 

L'indagine giornalistica, spinta nelle modalità ma del tutto legittima, portata avanti dai coraggiosi giovani di Fanpage, è esplosa come una bomba inattesa nel bel mezzo di questa brutta campagna elettorale. Campagna che, per il PD, vede in Campania candidati di dubbia trasparenza come ad esempio il Sindaco di Agropoli, già maestro di fritture di pesce, offerte agli amici in cene e pranzi elettorali. Ne hanno sorriso in tanti ed in tanti hanno, in questo'ultimo anno, seguito le rappresentazioni che, di questo Personaggio ingombrante, ne dava il comico Crozza, anche lui in difficoltà nel superare le naturali doti di Vincenzo De Luca, il re dei re, il papa di Salerno, il padrino della Regione Campania, il mammasantissima locale. Devo ammetterlo: all'inizio, dopo qualche resistenza, ne sono stata fervente ammiratrice ed ho esaltato le sue doti di persona capace di rompere certe logiche inamovibilistiche questa realtà cittadina; all'inizio riuscì a far sgomberare istituti scolastici occupati da sedicenti terremotati. Riuscì anche a far chiudere quello scempio dei cantieri scuola, sorta di nulla per finanziare disoccupati spesso occupati in nero o nullafacenti stipendiati ad arte perché divenissero vivaio per le preferenze elettorali, espresse come scambio per i favori resi. Mi piaceva il suo dare una spinta nel ripulire, costruire, far progettare piazze, giardini, fontane.

Nel frattempo vedevo la sua consorte, oggi ex, passare da diplomata e perenne fuoricorso a laureata, specializzata, assunta e passata dalla posizione di 'esecutiva' ( le vecchie dattilografe ) nella locale Soprintendenza, a Dirigente in un'ASL come Sociologa esperta di medicina del lavoro. Di questo parlò De Mita anni dopo ( oddio il pulpito non era dei più puri ) e ne fu anche indagato l’allora Soprintendente, che l'aveva tenuta in aspettativa per tre anni circa mentre la signora di cui sopra consolidava la sua posizione all'interno dell'ASL; e ne fu indagato il suo diretto Superiore, ma inoro con quali presunte imputazioni. Ma nel frattempo la signora, non sopportando più il marito, lo lasciò, dicono, per un baldo finanziere, e così il Vincenzo nazionale, allora deputato, ebbe a dire che la cosa non lo riguardava in quanto non più sposato con lei e che dunque se la cavasse da sola. Ignoro l'esito della causa ma certo, a parte il danno alla professionista che, ahimé o ahilei, avrebbe dovuto occupare quel posto avendone pieno titolo, non mi risulta ci siano state conseguenze per lei. Intanto i pargoli nati dal loro matrimonio, bravi studiosi ragazzi,  crescevano e De Luca pure: aveva preso in mano una città di sicuro sporca ma dove ancora si faceva commercio, c'era un minimo dibattito politico e culturale, si scontravano le varie anime. La trasformazione della persona, o il suo disvelarsi tale quale oggi è, si è realizzato dalla fine del primo decennio del suo impero e fu allora che, a poco a poco, i suoi più stretti ed entusiasti collaboratori dei primi giorni, cominciarono a lasciarlo. In particolare uno di loro, bravissimo architetto ed assessore all'urbanistica, a cui si deve, tra l’altro, l'attuale sistemazione della Villa Comunale, lasciò lui, il suo stipendio, e ritornò a lavorare nella Soprintendenza, da cui veniva. Devo dire che per molto tempo non credevo a quanto mi raccontava, ovvero degli scambi di favori contro dazioni, danari insomma. L'uomo che parlava contro De Mita e contro le infiltrazioni politiche e malavitose  nella Sanità e nelle nomine, diviene presto il boss assoluto della Sanità creando o rimuovendo Primari e Direttori generali, eliminando interi plessi ospedalieri, portando il centro di potere dell'ASL di Salerno a Nocera Pagani, terra di camorra. Le luci di artista, con Chiamparino, avevano determinato la svolta: bene all’inizio ma in tredici anni  abbiamo visto frotte di turisti sbarcati e incanalati in improbabili sensi unici pedonali e cartelli tenere la destra. Gente che sfila, fotografa, non compra ma consuma suolo; vede ma non guarda; mentre la popolazione è costretta per lunghe settimane, di sabato, a stare a casa perché anche camminare a piedi diventa un problema. Niente cultura e niente artisti, nessuna scuola o università o artigiano coinvolto: le luci infatti arrivano da vicino Napoli e non sono d'artista, a parte alcune ereditate da Torino e montate dall'IREN, che intanto vince la gara triennale quest'anno, gara a cui, con molta probabilità, non avrebbe potuto partecipare in quanto ora consociata con il distributore Salerno energia del Comune di Salerno. Ma questa è un'altra storia. La storia che più fa male è quella che riguarda i giovani, quelli più qualificati, che a Salerno non hanno avuto e non hanno la possibilità di partecipare alle attività cittadine mostrando le loro competenze, se non appartenenti a persone, cerchie, o cerchi magici, come si dice oggi. Cerchi magici a cui si accede non certo per merito ma spesso, si dice, versando oboli. Ma si dice, si mormora, ma nessuno parla ed anche quando si vota ci si racconmanda di non esporsi perchè abbiamo famiglia ed anche perché chi ha la 'fortuna' di lavorare, parlo di professionisti e non solo, lo deve a lui e lui, anche questo si sa, quando non gli sei più utile, ti dà un calcio in culo. Si sa ma non si può dire. Non parliamo poi della gestione dei rifiuti, quella ordinaria, e dell'impianto di compostaggio che qui è stato realizzato: una figata, vero? tutti si pensava questo, che finalmente avremmo risparmiato e realizzato energia che avrebbe fatto scendere le nostre boollette. Ma l'Anac, interrogata da qualcuno a cui i conti della sua realizzazione e della sua gestione non tornavano, si espressero in merito e del documento , del 2017, non ho mai sentito parlare in giro, ma a leggerlo mi si sono drizzati i capelli ed ho capito perché siamo in alto nella classifica delle tasse Tarsu. Il Comune ci tassa e tartassa, ma qui è impossibile servizi dei mezzi pubblici, né pedalare su una bicicletta. Eppure sono state realizzate ben sei postazioni per bici, ritengo per prendere fondi europei ma, mi chiedo, qualcuno ha detto all'Europa che andare in bici s Salerno costituisce un rischio altissimo? La pista ciclabile del Lungomare non è più tale ed anche il cartello è stato tolto. Quella del tratto verso oriente del tutto fatiscente e perennemente occupata da pedoni che, del resto, dove dovrebbero camminare nella giungla di recinzioni che delimitano lavori mai finiti? Cantieri iniziati, cantieri mai iniziati ma solo delimitati, alberi ammalati, assoluta anarchia ( non quella vera che sarebbe seria) dei cittadini per cui non esiste più alcuna legge e nessuno che la faccia risèettare. Se redarguisci il motociclista che sfreccia sul marciapiede per bypassare il traffico, rischi grosso anche perché potrebbe essere uno di quei boss che, indisturbati, girano anche nelle isole pedonali per andare a controllare il territorio. Ma anche se non si tratta di un boss, la gente è incattivita e la violenza serpeggia nell’aria cosicché le reazioni possono essere le piú varie. La città modello europeo è ormai invasa da venditori di calzini, parcheggiatori abusivi, bande di ragazzini che, per gioco, sfasciano auto parcheggiate: per lo piú questi personaggi provengono dall’hinterlan napoletano e dalla zona dell’agro sarnese dove forte è l’infiltrazione camorristica. Ma il nostro Re dice di essere vittima delle sue azioni di contrasto alla camorra ma tutti sanno che, senza i voti degli ex cosentiniani, e non solo, mai sarebbe divenuto Governatore. E poi, grazie alla sua amicizia con Renzi, anche Commissario alla soluzione dei problemi della Terra dei Fuochi e Commissario alla Sanità, insomma controllore di se stesso. Intanto al Comune, dove dopo di sé ha piazzato il suo Avatar, mette il giovane Roberto rovinandogli la vita. Perché di sicuro lui era un bravo ragazzo intelligente e studioso che avrebbe potuto avere altro destino, ma essendo erede e dovendo continuare il lavoro sporco del padre al Comune, non eletto e neanche candidato viene investito della carica di Assessore alle finanze. Piero, piú spregiudicato e già onorevolmente entrato nella cerchia dei rispettabili inquisiti per coinvolgimento nel fallimento del Pastificio Amato,  anche somigliante nel ghigno a suo padre, viene investito come candidato del PD a Salerno. Ora tutto scotta ma niente era nascosto e le grida accusatorie - da grande faccia tosta - del Re contro i giovani camorristi di Fanpage che ordirebbero contro il liberatore De Luca dalla soggezione alla malavita organizzata, con minacce, queste sí, camorristiche, di far ingoiare ai suoi presunti detrattori quanto detto, non fanno presagire nulla di buono per i bravi giornalisti. Se non si andrà a fondo, rimuovendo anche personaggi che assicurano una giustizia amica e che sembrano poco indipendenti ( ma in questi giorni la cosa e sul tavolo del CSM ) la vedo nera per Francesco Piccinini e redattori, una delle quali già ha subito una aggressione nel corso dell’incontro con la SACRA famiglia, per la presentazione del candidato Piero e che forse potrebbe non voler andare avanti. Oggi, in una terra che non riesce a trovare l’assassino o gli assassini del Sindaco pescatore, in contrasto con Alfieri, non è prudente esporsi se non si è sicuri dell’efficacia dell’azione. Dunque speriamo che dopo di loro altri parlino e che la magistratura liberi Fanpage dall’accusa di induzione alla corruzione che, credo, non rende giustizia al suo coraggio.

 

 

 

 
 
 

PER AMARE CI VUOLE CORAGGIO

Post n°421 pubblicato il 04 Gennaio 2018 da Superfragilistic
 

 

 

 

Questa frase mi girava in mente ieri sera: per amare ci vuole coraggio,  ed allora l'ho appuntata su di un bigliettino di auguri, di colore rosso, che insieme ad altri, tanti, giace quale vestigia di visitatori grati che hanno voluto omaggiare la mia famiglia per le molte attenzioni ricevute da parte del loro dottore. 

Perché ci sono molti modi di fare il medico ma se tu lo fai non per mestiere ma per amore, l'altro, il malato, se ne accorge e non può che essertene infinitamente grato. Perché è troppo facile volere bene a chi fa parte della tua classe sociale, a chi può offrirti in cambio qualcosa o a chi fa parte dei tuoi più vicini affetti, figli ed altro;  e lo facciamo ogni giorno, consapevolmente o no, ma lo facciamo, dividendo il mondo delle nostre relazioni tra opportune ed inopportune, favorevoli al nostro benessere o inutili o, addirittura, fastidiose. Lo faccio anch'io tutti i giorni, quando le persone soffocano il normale svolgersi della mia vita e quella dei miei affetti con la loro assidua presenza. Sono estranei che prepotentemente si intrufolano nel mio quotidiano ed in quello di chi con me e mio marito divide la rete di parentele: figli, nuore, generi, nipoti. Il loro stesso essere legati da una parentela li rende speciali ed il fastidio di un'interruzione di un pranzo di Natale o di un qualsiasi pranzo domenicale, o il continuo squillare del telefono durante una passeggiata, senza mai poter, da parte mia, concludere un discorso, mi disturba ed anche tanto. Diciamo che sono in fuga da tutto ciò. E' vero, a volte e molto spesso questa disponibilità 'eccessiva' nasconde un sentimento di vanto e di affermazione personale, ma non si può fingere sentimenti che non si posseggono ed un bambino, amorevolmente trattato dal suo medico, la differenza la sente, eccome, e vuole sempre andare o telefonare al suo medico amico, giggino, come dicono qui raddoppiando la g. Per non parlare di un'anziana o di un anziano, abituato ad essere percepito come un orpello ormai inutile, che trova invece ascolto e considerazione o anche, quando ce ne sia bisogno, una sonora cazziata, utile comunque a farlo sentire vivo. Insomma umanità e non freddo calcolo su un eventuale compenso che spesso non c'è né viene richiesto. Da parte mia invasione di ogni spazio vitale, oltre misura, ormai divenuto insopportabile.

Credo che tutto ciò derivi da una grossa sofferenza subita per un abbandono precoce da pare di una madre che non ha potuto, o voluto, occuparsi di lui.  E poi la morte dlla donna che se ne era presa carico, con tutti i suoi limiti e la sua già avanzata età. La voglia di assistere, abbracciandola, una mamma mai conosciuta si è fatta carne in tanti e tanti sconosciuti che sono diventati persone sofferenti da aiutare, soccorrere, consolare, guarire se possibile o accompagnare alla morte dolce in assenza di speranze. 

Per amare uno  sconosciuto ci vuole coraggio e non c'è bisogno di essere un supereroe ma basta vivere guardandosi intorno e lasciando da parte il proprio io. Certo mio marito non avrebbe potuto vivere così se non avesse avuto al fianco una persona che, da sempre, non concepisce una vita vissuta per sé e che, del parlare con gli sconosciuti, ne ha fatto uno stile di vita, perché è ancora più difficile, quando non hai qualcosa di concreto da offrire, vivere anche certi valori,

L'errore è magari pensare che tutti possano avere questa attitudine e diventare presuntuosi maestri di chi non ama mettersi in gioco e si accontenta di vivere in solitudine la propria vita, con i propri dolori personali, che inevitabilmente ne schiacciano l'esistenza. Peccato non comprendere che la condivisione o l'amore gratuito possano cambiare la nostra vita, peccato davvero. Me ne dispiaccio ma ne prendo atto sentendo dei netti rifiuti ad una semplice richiesta di un semplice gesto di amore, o vedendo e realizzando quante persone approfittino di questa attitudine delle persone che poi lasciano sole quando a loro volta ne abbiano bisogno. Ma chi ama alla fine è vincente e nulla potrà togliergli la sua gioia, mentre chi rifiuta l'amore resta nel suo solitario dolore senza consolazione. 

 
 
 

LA BELLEZZA SALVERA' IL MONDO

 

 

Oggi: un giorno di inizio settembre, una domenica qualsiasi del terzo millennio iniziato da poco. Fermarsi a riflettere dopo essersi, per giorni e giorni, guardati intorno ed interrogati. È questo il terzo millennio che immaginavamo? O non pensavamo forse che, con la fine del Novecento e la conclusione di un secolo così pieno di dolore, si sarebbero aperti scenari di pace, integrazione, libera circolazione di persone in un mondo, è vero sì, più globalizzato, ma anche molto più pronto ad accogliere noi ed i nostri figli e nipoti? 

Forse non abbiamo neanche fatto in tempo a spiegare ai nostri figli da quale situazione provenissimo ed a loro non abbiamo insegnato, e solo i più adulti lo ricordano, quanto fossero più complicate o addirittura poco o per niente realizzabili, le aspirazioni a viaggiare, conoscersi, uscire dalla propria individualità e nazionalismo, prendere direzioni comuni verso mete inimmaginabili. I nostri padri e nonni erano spesso partiti ma lo avevano fatto come migranti, per poter dare un futuro alle proprie famiglie impoverite dalle inutili guerre che avevano devastato l’Italia ed il mondo intero. Non abbiamo avuto il tempo di farli innamorare della loro acquisita libertà di spostarsi tra un Paese e l’altro, addirittura tra Continenti senza per questo sentirsi stranieri ma rimanendo cittadini della Terra intera.  Lo avremmo fatto di sicuro se avessimo saputo che, di lì a poco, gli stessi giovani, ormai adulti, avrebbero avuto atteggiamenti di odio e ripulsa verso creature, per lo più, innocenti, sofferenti, partiti da soli o con i figli e le donne, in cerca di un’opportunità nuova per sé e per loro. Dove siamo finiti? Mi guardo intorno e sento l’urlo lacerante delle sirene, le grida della gente incattivita, la violenza e l’indifferenza così familiare nei gesti quotidiani delle persone che mi circondano. Sono al sud di un Paese, davanti alla costa, che ha visto sbarcare, nel corso di secoli e millenni, tante persone di tante provenienze, spinte dalla ricerca di lidi da conquistare o di luoghi in cui scambiare mercanzie preziose, per lo più dai Paesi dell’Oriente e del sud. I nostri monumenti, le nostre cattedrali, sono così simili alle loro perché proprio loro vi hanno lavorato, piccoli e grandi artigiani venuti al seguito dei crociati, portati dall’Imperatore Federico II di Svevia, per far bella la nostra terra del sud. Il sud, come descrive bene Paolo Rumiz nel suo libro-viaggio Appia, non ha quasi ricordo della Civiltà romana: la via Appia che vi passava, diritta e geniale opera strategica, non seguiva il percorso tortuoso dei suoi monti, delle sue valli e villaggi, ma, rapidamente, conduceva uomini, armati e cose, dalla Puglia a Roma. Un passaggio dunque, più causa di fastidio che occasione di cultura. Ma tante sono invece le opere, tracce vive di storia vissuta: dalle vestigia greche a quelle federiciane ogni cosa ha reso grande queste terre. Opere che hanno portato con sé cultura, insita nella loro stessa natura. Cose che esprimono momenti condivisi fatti di musica, teatro, filosofia, arti applicate e tradizioni condivise. Se è vero che l’arte e la bellezza salveranno il mondo, è anche vero che i popoli che vi rinunciano e non ne fanno nutrimento per i propri figli, sono destinati ad un lento e inesorabile declino.

Quanto odio è stato seminato in questi anni e quanta poca consapevolezza delle sue nefaste conseguenze è arrivata a smorzarne i toni? Siamo arrivati a volerci chiudere nel nostro piccolo mondo piuttosto che aprire i nostri occhi al mondo ed abbiamo finito per chiedere ai nostri figli, ed a noi stessi, di essere prudenti, muoversi poco, non fidarsi, imparare a difendersi dalle differenze, credere che lo straniero potrà farci del male.

 

 
 
 
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