Altre rime

Post n°34 pubblicato il 18 Giugno 2007 da mossiaddu
 
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Ecco un'altra serie di modi di dire che integra il post già pubblicato in precedenza riguardo le frasi che fanno uso della rima.




Domusnoadesu, sparau de attesu

(Domusnovese, sparato da lunga distanza)

Siris, sa ‘idda ‘e is pibitziris
(Siris, il paese delle cavallette)


Pompu sa idda de is tontus

(Pompu, il paese dei tonti)

Moguru sa idda anca cantad s’ arricu e prangid su poburu
(Mogoro, il paese dove canta il ricco e piange il povero)

Oristanis, sa bidda 'e is canis
(Oristano, il paese dei cani)
 

Gonnogodina fatta a cotzina
(Gonnoscodina fatta con la radica)

Gonnadramatza fatta a fudatza
(Gonnostramatza fatta con la roncola)

Questi ultimi detti, per chi non conosce il sardo potrebbero non esser capiti. Nel primo caso la radica simboleggia la durezza e la rudezza, e sta a significare che gli abitanti di Gonnosocodina sarebbero tali. Quando una cosa viene "fatta a fudatza o pudatza" significa che fiene fatta in modo grossolano, tanto per fare.

 
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Il Can. Diego Mele

Post n°33 pubblicato il 14 Giugno 2007 da mossiaddu
 
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Uno dei personaggi più esponenti della cultura sarda del 1800 fu il Canonico Diego Mele, nato a Bitti nel 1797 e morto ad Olzai nel 1861. Si laureò in teologia dopo una giovinezza povera e travagliata, e prese gli ordini insieme al condiscepolo e amico Giovanni Spano. Si distinse da subito per il suo criticismo nei confronti della politica e della società dell’epoca, scrivendo diverse poesie aspre e mordaci, tanto che fu costretto a fuggire dal suo paese per le inimicizie che i suoi versi gli avevano procurato.
Fu accusato di “avversare la Legge delle Chiudende e a diffondere il comunismo territoriale”, e fu mandato per punizione, in esilio ad Ozieri presso i padri Cappuccini. Inviato poi a Lodè, a Mamoiada e infine ad Olzai, visse tranquillamente in questo paese sino alla morte.

Egli si fece  portavoce delle tristi condizioni di vita della maggioranza della popolazione, afflitta dalla povertà dilagante e dalle ingiustizie sociali. 


In una sua poesia satirica, nel periodo in cui fu parroco a Oltzai, egli  si fece eco del naturale malumore delle ragazze del paese, sue parrocchiane, che temevano di non trovar marito poiché pare che le ragazze di Ottana le superassero in fatto di bellezza e i giovani da marito di Olzai preferissero queste ultime alle loro compaesane.


Sas bajanas de Olzai:
“In Olzai né fiuda nen bagiana,
non bi'nde cogiat prus: est cosa intesa.
Sa levada nos faghet grande offesa,
però sa chi nos bocchit est Ottana. […]”

Le nubili di Olzai:
“In Olzai né vedova né nubile
Si sposa più: è cosa risaputa.
La leva militare ci fa un grande danno
Ma chi ci uccide è Ottana. […]”

E affrontando lo stesso argomento in un'altra sua poesia:

Viudas e bajanas de Olzai:
“[…]
Tottu contr’a Ottana est sa chimera
sende male a sas feminas comunu:
arribad’a Olzai furistera
homine nessi sind’abbrancat unu,
mancari siat famidu e geunu
o istasidu in mesu sa carrera
chin bona trassa e chin bona manera
si l’abbrancat e toccat a cuddai.
[…]”

Vedove e nubili di Olzai:
“Tutte le maledizioni sono contro Ottana
perché è un difetto comune di quelle donne:
non appena una arriva ad Olzai, da forestiera,
si cattura almeno un uomo,
anche se è affamato e digiuno,
o sfinito in mezzo alla strada,
con abile manovra e buone maniere
lo abbranca e subito parte per far ritorno a casa”

 
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Post N° 32

Post n°32 pubblicato il 11 Giugno 2007 da mossiaddu
 
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Le saline in prossimità di Cagliari erano conosciute per la qualità del sale ivi prodotto per tanti secoli. L'ottimo sale delle "Regie Saline" era tra i più richiesti in Europa e venduto in molti tabacchini italiani, essendo il sale monopolio di Stato come le sigarette. E’ passato tanto tempo da quando i "salinieri" fissi o stagionali che venivano da tutti i paesi del circondario spalavano sale bianchissimo, accumulandolo in enormi depositi conici  che i vagoncini appositi di un binario a scartamento ridotto trasportavano e scaricavano sui barconi nel porticciolo di Su Siccu dove il sale veniva caricato su navi mercantili di tutta Europa.
Già nel periodo Aragonese era vietata la libera estrazione del sale e ciò creava malcontento tra la gente che riteneva di avere diritto a un bene naturale come l’acqua. Perciò non di rado avvenivano numerosi furti e diversi scontri tra gruppi di paesani e guardie reali che custodivano le saline. Evidentemente, gli abitanti di Selargius si distinguevano  particolarmente in tale attività illegale tanto da meritare già dall’epoca, come riportato su alcuni antichi documenti,  il sopranome di "ceraxinu furasali" (selargino ruba-sale) .

 
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Ruba Santi III

Post n°31 pubblicato il 07 Giugno 2007 da mossiaddu
 
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La chiesa paleocristiana di San Giovanni di Sinis, nel territori della marina di Cabras,  fu teatro di una contesa tra i paesi di Cabras e Nurachi.
Narra la leggenda che i 2 comuni vi festeggiassero i loro rispettivi Santi: San Giovanni per Nurachi e Sant’Agostino per Cabras. I cabraresi, un bel dì, gelosi della comproprietà della chiesa, rubarono la statua di San Giovanni ai nurachesi. Questi, saputo del fatto, si vendicarono rubando la statua di Sant’Agostino. Da allora è tradizione che il 20 Agosto i nurachesi portano in processione Sant’Agostino, nascosto da un telo, dalla chiesa in questione a Nurachi, dove hanno inizio le novene. Una settimana dopo avviene la riconsegna del Santo, nello stesso giorno in cui i cabraresi festeggiano il loro San Giovanni “acquisito”.
Un’altra versione dice che, anticamente, ambedue i Santi venivano festeggiati, nella chiesa citata,  dalla comunità nurachese. Ma un giorno accadde che i componenti del comitato che riportava i simulacri nel proprio paese, furono costretti da un nubifragio a ripararsi nella parrocchiale di Cabras. Cessata la tempesta i cabraresi pretesero che i simulacri dei due santi restassero nella loro chiesa, e ne nacque una furibonda zuffa. Nella calca i nurachesi riuscirono a portarsi via soltanto Sant’Agostino e così Cabras si impossessò di San Giovanni. Il tutto terminò dopo lunghissime controversie legali.

 
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Sentiti a Gavoi

Post n°30 pubblicato il 06 Giugno 2007 da mossiaddu
 
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Questi modi di dire riguardano i paesi della zona di Gavoi. Della maggior parte di questi non è stato spiegato il significato, nè la traduzione in italiano.
E' curioso sentir parlare il dialetto del luogo perchè, come succede per i toscani, la lettera "c" viene pronunciata come consonante aspirata e inoltre, nelle parole che iniziano per "b" "d" "g" "f" la prima consonante cade e non viene pronunciata (vedi "ohile" in luogo di "fochile").

Lodine, Lodine
Perd’e ohile
Perd’e pratu
Lodine baratu 

Lodine Lodine
Pietra di camino
Pietra di campo
Lodine di poco prezzo

Fonnesu maciùrigu (Detto a Gavoi)
(Trad: ???)

Gaboi pàgia (Detto a Fonni)
(Gavoi paglia, inteso come vanagloria)

Drainales de Ollolai
(Trad: ???)


Ollolai Ollolai
Menzus si mai
Si mai bella
Post’in capella
Tiru ‘e palita
O sughes sa tita 

Ollolai Ollolai
Meglio se mai
Se mai bella
Con la cuffietta in testa (del costume tradizionale)
Una palettata
O ciucci la tetta

Desulo turuddas e talleris
(
Desulo mestoli e taglieri)

O come diceva il poeta desulese Montanaru:
Desulo, truddaios e castanzeris.
(Desulo, mestolai e castagnari)

 
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