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500 PASSIQuell’ospedale è così grande che sembra una città nella città. Lei voleva impietosire l’usciere perché ci lasciasse entrare in auto. Io non ho voluto sentir ragioni e ho parcheggiato fuori ma vicinissima all’ingresso. Una fortuna sfacciata. Probabilmente una compensazione karmica. Volevo farmi carico di tutto il peso della borsa con dentro quei generi di prima necessità per un degente. ..spazzolino pigiama pettine ma soprattutto un arsenale di medicinali che ultimamente para giù come fossero mentine. … Lei invece s’è accontentata di dividere a metà. E con una maniglia a testa, la propria borsa a tracolla e una sigaretta in mano, Lei, ci siamo incamminate su per quel viale in salita tutto edifici, vecchi dalle facciate tutto crepe e nuovi dall’intonaco immacolato, che come giganti dai mille occhi dominano e soffocano il panorama. Un fastidiosissimo caldo sole tanto agognato sino a ieri batteva sui capelli ma soprattutto sulla mia acrilica maglia nera. Un passo dopo l’altro pensavo che, giorno piu giorno meno, anche la Sua depressione l’aveva colpito in questo periodo. Intanto Lei fumava e bofonchiava avanzando dentro la sua ballerina in pelle marrone. Il primo traguardo, piu che il padiglione da raggiungere, è stato trascorrere insieme piu’ di un’ora senza litigare. E la salita sembrava meno impervia e la borsa meno pesante.
Concedendoci il lusso dell’ascensore abbiamo raggiunto il piano e la stanza. Il letto era vuoto. Dove poteva essere andato uno che aveva appena tentato di falciarsi un piede col tosaerba?. Tempo di voltare lo sguardo e vederlo arrivare seduto su un girello. Una gamba tesa ed un piede avvolto in un turbante di bende intrise di sangue. … Addosso ancora la salopette di jeans sporca di terra e erba e in volto lo scoramento insinuato fra le rughe che non ha. Lei era lì sino a due ore prima. Aveva già assorbito ogni cosa. Il suo dolore il sangue della sua ferita aperta i suoi lamenti le sue scuse per esser cosi sbadato il viaggio in ambulanza l attesa …… Io Lo vedevo solo in quel momento. E l’espressione del suo volto abbattuto e smarrito mi ha impressionato piu’ di tutto quel rosso. Alla faccia della mia nota fobia per il sangue. Ho notato il mutare della Sua espressione nel vedermi vicino al Suo letto che cercava di raggiungere sospinto da un infermiere. Vedevo il broncio incupito distendersi e trasformarsi in sorriso. Ma è durato poco. Il tempo di sdraiarsi e battere violentemente il piede ferito contro la sponda in ferro. Se non fosse perché.. ci sarebbe stato da riderne. Lei intanto svuotava la borsa sistemando ogni cosa nei cassetti e fra le anguste ante di un armadietto arrugginito. Qualche giorno fa gli ho regalato un paio di ciabatte, sbagliando misura. .. Sai, Gli ho detto, ti ho cambiato le ciabatte. Ce l’ho fatta a trovarle. … Però a questo punto forse dovro’ cambiarle di nuovo e prenderle di un numero in meno. … si va beh gli ho detto una cazzata pero’ almeno ha riso… per un minuto ma ha riso…. Appena fuori sono stata io la prima a cercare convulsamente una sigaretta nella borsa. Se n’è accesa una anche Lei. Una boccata e ci siamo incamminate. Un sacco nero dell’immondizia con dentro i Suoi vestiti sporchi al posto del borsone da viaggio. Lei mi parlava ed io Le rispondevo a cenni muti disegnati con la testa. …. Perché non parli? … Sto contando i passi le ho risposto veloce per non perdere il conto. …..
Il parcheggio ormai era quasi deserto e la macchina incandescente. 500 Le ho detto.
Cercate di non litigare, mi ha detto Lui nel salutarmi,..un attimo prima di lasciarlo in tutta la sua magrezza dentro quel pigiama blu e con quel piedone dolorante.
Non abbiamo litigato |
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