Creato da frattale58 il 06/04/2012

il vecchio prof

«Quando miro in cielo arder le stelle; Dico fra me pensando: A che tante facelle? Che fa l’aria infinita, e quel profondo Infinito seren? che vuol dir questa Solitudine immensa? ed io che sono?»

LETTERA A DANTE

 

AREA PERSONALE

 
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Allora quando il lavoro è finito

(e, magari, sembra averci ammazzati per non lasciar più spazio altro che per il sonno e magari neppure per quello);

quando ci si alza dai tavoli delle cene perché gli amici non bastano più;

quando non basta più nemmeno la figura della madre (con cui, magari s'è ingaggiata, scientemente o incoscientemente, una silenziosa lotta o intrico d'odio e d'amore)

e si resta lì, soli, prigionieri senza scampo, dentro la notte che è negra come il grembo da cui veniamo e come il nulla verso cui andiamo,

comincia a crescere dentro di noi un bisogno infinito e disperante di trovare un appoggio, un riscontro;

di trovare un "qualcuno"; quel "qualcuno" che ci illuda, fosse pure per un solo momento, del poter distruggere e annientare quella solitudine;

di poter ricomporre quell'unità

lacerata e perduta.


G.Testori

su L'Espresso 1975

 

LA GOCCIA

 

 

« DELLA SPERANZA...UN GIORNO DEDICATO AL NO... »

EDUCARE ALLA SPERANZA.....

Post n°48 pubblicato il 25 Ottobre 2012 da frattale58

UN ESEMPIO DI COSA SIGNIFICA EDUCARE VERAMENTE...

Chi lavora alle elementari si accorge continuamente che i bambini hanno una domanda di senso che si esprime in tutti i loro perché.

Mi chiedevo: come rispondere in modo sistematico ( e non solo occasionale) a queste domande e far percepire a loro il senso profondo della realtà, che la realtà è buona e che c’è una speranza e una bellezza per tutti?

La strada che io ho intravisto e che da qualche anno sto percorrendo, insieme ad altre maestre,  passa attraverso la lettura sistematica (cioè almeno settimanale) di racconti, fiabe, libri che chiamiamo fondativi, perché introducono il bambino al senso vero delle cose, fondano la sua identità.

Il libro fondativo è un libro che cerca di trasmettere la concezione dell’uomo che sta alla base della civiltà a cui appartiene; cerca di rispondere alla domanda “che cos’è l’uomo?”.

Da questo tipo di libri emerge la nostra natura materiale e spirituale, il nostro essere creatura.

Ed emergono i valori del coraggio, del sacrificio, della lealtà,dell’amicizia…

Faccio degli esempi per spiegarmi meglio.

 

In IV elementare abbiamo letto la riduzione per ragazzi di “Magellano”, di S. Zweig. La lettura è durata un anno,

anche perché abbiamo fatto i riassunti scritti, i disegni ecc. I bambini sono rimasti colpiti da questa storia vera,

questa avventura per cui tanti uomini hanno rischiato la vita, lasciato i loro affetti…affrontato così tanti sacrifici…(Avventura che abbiamo conosciuto grazie al diario di bordo scritto da Pigafetta , come hanno sottolineato i bambini). 

E alla domanda: “ Ma voi sareste partiti con Magellano?” ho visto che nelle risposte sono emersi i loro desideri, ma anche le loro paure: il desiderio di andare incontro all’ Ignoto e la paura della lontananza da casa, della morte…

E’ incredibile come leggere il racconto di un’esperienza ci rende partecipi di essa!

I bambini hanno capito cosa vuol dire: dare la vita per un ideale.

 

Un’altra lettura, in V elementare, che ha colpito molto i miei alunni, è stata “Il principe felice” di Oscar Wilde.

L’abbiamo letto quasi “per caso”, per prepararci allo spettacolo che veniva rappresentato nel teatro vicino alla nostra scuola. I bambini hanno ascoltato con grande attenzione e serietà la storia, commuovendosi per il finale, in cui la rondine muore dal freddo, perché si è attardata nell’esaudire il desiderio del principe di aiutare, spogliandosi di tutto, i poveri della città.

Quel giorno è nata in classe una conversazione in cui i bambini hanno paragonato quanto ascoltato con letture e lavori svolti in precedenza.

Con mia sorpresa, hanno ricordato le figure di Falcone e Borsellino, incontrate in IV elementare. Hanno poi paragonato l’uccellino della fiaba a S.Daniele Comboni, di cui avevamo letto la storia nei mesi precedenti, che aveva dato la sua vita per i popoli dell’Africa. Qualcun’altro ha ricordato  la  nostra partecipazione alla Colletta del Banco Alimentare e la raccolta di cibo a scuola. Hanno collegato questo nostro gesto di gratuità, a quello della rondine.

 

Quando siamo andati a teatro,  avevamo una grande aspettativa…invece è stata una delusione!

La fiaba era stata “alleggerita”, trasformata, quasi non si riconosceva…tutta la drammaticità della storia avvertita nella lettura non c’era piu’: era sparito il senso della vita come dono e il premio del Paradiso per chi ha fatto il bene…Alla fine abbiamo chiesto il perché di questo cambiamento…ci è stato risposto che hanno dovuto “adattare la storia” per il pubblico fatto di bambini di età compresa tra i 5 e i10 anni…meglio non far morire la rondine, così i bambini non si intristiscono…infatti a teatro si devono divertire!  Noi siamo tornati a scuola delusi e allibiti!

 

 

Ho visto come si può svuotare una storia del suo significato e mi sembra che questo avvenga spesso negli spettacoli “ per bambini”, come in certi libri, realizzati con l’idea che un bambino, siccome è piccolo, non può capire certe cose della vita, anzi è meglio non parlargliene.

 

Da questo lavoro io e la mia collega abbiamo capito che i bambini possono essere introdotti alla vita nella sua totalità e che si può parlar loro –in modo adeguato- del dolore, della morte, della gioia, del sacrificio…

 
 
 
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...per certa gente

è serio il problema dei soldi,

è serio il problema dei figli,

è serio il problema

dell'uomo e della donna,

è serio il problema della salute,

è serio il problema politico:

tutto è serio

eccetto la vita.

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Chiedete a un padre

se il miglior momento

non è quando i suoi figli

cominciano ad amarlo

come uomini,

lui stesso, come uomo,

liberamente,

gratuitamente....

quando i suoi figli

cominciano a diventare uomini

.... E lui stesso, lo trattano

come un uomo libero..

Peguy

 

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