Creato da frattale58 il 06/04/2012

il vecchio prof

«Quando miro in cielo arder le stelle; Dico fra me pensando: A che tante facelle? Che fa l’aria infinita, e quel profondo Infinito seren? che vuol dir questa Solitudine immensa? ed io che sono?»

LETTERA A DANTE

 

AREA PERSONALE

 
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Allora quando il lavoro è finito

(e, magari, sembra averci ammazzati per non lasciar più spazio altro che per il sonno e magari neppure per quello);

quando ci si alza dai tavoli delle cene perché gli amici non bastano più;

quando non basta più nemmeno la figura della madre (con cui, magari s'è ingaggiata, scientemente o incoscientemente, una silenziosa lotta o intrico d'odio e d'amore)

e si resta lì, soli, prigionieri senza scampo, dentro la notte che è negra come il grembo da cui veniamo e come il nulla verso cui andiamo,

comincia a crescere dentro di noi un bisogno infinito e disperante di trovare un appoggio, un riscontro;

di trovare un "qualcuno"; quel "qualcuno" che ci illuda, fosse pure per un solo momento, del poter distruggere e annientare quella solitudine;

di poter ricomporre quell'unità

lacerata e perduta.


G.Testori

su L'Espresso 1975

 

LA GOCCIA

 

 

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Babbo Natale: il buon Dio a cui, oggi, credo più che da bambino

Post n°95 pubblicato il 23 Dicembre 2013 da frattale58

Ho letto un piccolo brano di Chesterton su Santa Klaus,

ed è così simile alla mia esperienza che potrei averlo scritto io:

«Quel che è successo a me è l’opposto di quello che sembra l’esperienza della maggior parte dei miei amici. Invece di rimpicciolire fino a diventare un puntino, Santa Claus è cresciuto sempre di più nella mia vita fino a riempirla quasi del tutto.

È successo in questo modo. Da bambino mi trovai di fronte a un

fenomeno che richiedeva una spiegazione.

Avevo appeso alla sponda del mio letto una calza vuota, che al mattino

si era trasformata in una calza piena.

Non avevo fatto nulla per produrre le cose che la riempivano.

Non avevo lavorato per esse, né le avevo fatte o aiutato a farle.

Non ero nemmeno stato buono – lungi da me!

E la spiegazione era che un certo essere, che la gente chiamava Santa Claus,

era benevolmente disposto nei miei confronti…

Credevamo che una benevola agenzia ci avesse davvero dato quei giocattoli per

niente.

E, come dico, lo credo ancora - ho semplicemente ampliato l’idea.

Allora chiedevo solo chi metteva i giocattoli nella calza,

ora mi chiedo chi mette la calza accanto al letto e il letto nella stanza,

e la stanza nella casa, e la casa sul pianeta e il grande pianeta nel vuoto.

Una volta mi limitavo a ringraziare Santa Claus per pochi soldi e qualche biscotto.

Ora lo ringrazio per le stelle e i volti per strada, per il vino e il grande mare.

Una volta pensavo fosse piacevole e sorprendente trovare un regalo

così grande che entrava solo per metà dentro la calza.

Ora sono deliziato e stupito tutte le mattine di trovare un regalo così grande

che ci vogliono due calze per contenerlo, e la gran parte ne rimane fuori.

È il grande e incredibile regalo di me stesso

per la cui origine non posso offrire alcuna ipotesi,

eccetto che Santa Claus me l’ha dato in un fantastico momento di benevolenza».

 
 
 
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...per certa gente

è serio il problema dei soldi,

è serio il problema dei figli,

è serio il problema

dell'uomo e della donna,

è serio il problema della salute,

è serio il problema politico:

tutto è serio

eccetto la vita.

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Chiedete a un padre

se il miglior momento

non è quando i suoi figli

cominciano ad amarlo

come uomini,

lui stesso, come uomo,

liberamente,

gratuitamente....

quando i suoi figli

cominciano a diventare uomini

.... E lui stesso, lo trattano

come un uomo libero..

Peguy

 

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