Creato da frattale58 il 06/04/2012

il vecchio prof

«Quando miro in cielo arder le stelle; Dico fra me pensando: A che tante facelle? Che fa l’aria infinita, e quel profondo Infinito seren? che vuol dir questa Solitudine immensa? ed io che sono?»

LETTERA A DANTE

 

AREA PERSONALE

 
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Allora quando il lavoro è finito

(e, magari, sembra averci ammazzati per non lasciar più spazio altro che per il sonno e magari neppure per quello);

quando ci si alza dai tavoli delle cene perché gli amici non bastano più;

quando non basta più nemmeno la figura della madre (con cui, magari s'è ingaggiata, scientemente o incoscientemente, una silenziosa lotta o intrico d'odio e d'amore)

e si resta lì, soli, prigionieri senza scampo, dentro la notte che è negra come il grembo da cui veniamo e come il nulla verso cui andiamo,

comincia a crescere dentro di noi un bisogno infinito e disperante di trovare un appoggio, un riscontro;

di trovare un "qualcuno"; quel "qualcuno" che ci illuda, fosse pure per un solo momento, del poter distruggere e annientare quella solitudine;

di poter ricomporre quell'unità

lacerata e perduta.


G.Testori

su L'Espresso 1975

 

LA GOCCIA

 

 

« La guerra vista da una bambinaQuando la Speranza si fa... »

SULLA GIUSTIZIA ......

Post n°101 pubblicato il 22 Marzo 2014 da frattale58

Luca in un commento al precedente post mi scrive:

"purtroppo finchè ci sarà vita ci sarà conflitto!"

Caro Luca,  la vera questione non è se ci sarà o meno conflitto in questa terra...

è se io o te siamo così anestetizzati da non sentire più niente,

non sentire quel dolore sordo, quel senso di giustizia ferito,

quella domanda di cambiamento di sé che ci faccia sentire

uniti ad ogni essere umano che soffre e che muore.

O in noi vince il cinismo.

Ma in me lotto perché vinca la speranza che io posso cambiare

...e quindi ogni uomo può cambiare.

Basta un incontro vero, e la speranza riprende vigore.

 

Su un blog leggevo dell'ingiustizia che noi costantemente accettiamo come normale,

e tra le altre cose diceva:

"... Viene da pensare che questa tanto decantata e impellente modernità

sia in realtà un processo collettivo di atrofizzazione delle coscienze.

Non c’è più giustizia né idealità: solo un immenso e legalizzato si salvi chi può.

Un ritorno agli istinti peggiori della specie.

Un me ne frego liberatorio, perché il mondo fa talmente schifo

che conviene accettarlo così com’è.

Forse è pure comprensibile, l’egoismo è un fatto di natura.

Ma non è neanche intelligente....

L’impegno (piccolo, grande, fondamentale o inutile che sia) per un’altra società

non è solo giusto:

è anche conveniente per se stessi.

 Troppo difficile da spiegare in un mondo fatto su misura di chi ha spento il cervello."

Una conclusione triste, ma la battaglia si combatte prima di tutto in noi,

ed è una battaglia per la verità,

senza ideologismi che dividono gli uomini in buoni e cattivi

(e noi siamo sempre tra i buoni!).

Ed essere "salvi" non coincide con l'essere ricchi. 

 
 
 
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...per certa gente

è serio il problema dei soldi,

è serio il problema dei figli,

è serio il problema

dell'uomo e della donna,

è serio il problema della salute,

è serio il problema politico:

tutto è serio

eccetto la vita.

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Chiedete a un padre

se il miglior momento

non è quando i suoi figli

cominciano ad amarlo

come uomini,

lui stesso, come uomo,

liberamente,

gratuitamente....

quando i suoi figli

cominciano a diventare uomini

.... E lui stesso, lo trattano

come un uomo libero..

Peguy

 

DAL PRIMO POST

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