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Hatem a Suleika. "Dis- Incanti" III: fine

Post n°1130 pubblicato il 10 Luglio 2022 da giuliosforza

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   Hatem per Suleika:

   Du beschämst  wie Morgenröte /Dieser gipfel ernste Wand. / Und noch einmal fühlet Hatem (leggi Goethe) / Frühlingshauch und Sommerbrand. (West-östlicher Divan)

   Tu mi fai arrossire, illumini e colori il mio volto come fa l’aurora con la parete oscura di queste cime. E ancora una volta il vecchio Hatem avverte l’alito della Primavera e l’incendio dell’Estate (Divano occidentale orientale).  

   *

   Pongo termine con queste riflessioni a Dis-Incanti III ormai pronto, col Sito di Zarathustra e La Sera di Pan che gli si uniranno in un unico volume bifronte, per le stampe. Proseguirò poi certo, spero mi sia concesso sperarlo, a pensare a ricordare a poetare, per dare senso, ed eventualmente coglierne (tentativo vano?), alla mia vita, datosi di essere uno degli incappati nel cioraniano “inconveniente di essere nato”; inconveniente ormai avviato per me a risoluzione, quanti e quali siano ancora i giorni o i mesi o gli anni a me concessi dalla Provvidenza, dal Destino o dal Caso-Caos, da vivere in quanto materia signata quantitate, come l’Aquinate disse l’individualità (fui educato al tomismo, e ricordo quegli studi con fastidio da una parte e con ammirazione dall’altra per quell’ingegnaccio che fu il d’Aquino, l’irriso “bue muto” fra i discepoli di Alberto Magno, destinato -questa la facile e felice  profezia del Maestro- a far  udire i suoi muggiti in tutto il mondo). “Quantitate signata materia principium est individuationis, id est, numericae distinctionis, quae in puris spiritibus esse non potest, unius individui ab alio in eadem natura specifica. Traduzione quasi libera: La materia caratterizzata dalla quantità è il principio di individuazione della sostanza corporea. Nelle sostanze spirituali, ad esempio negli angeli, questo problema non si pone, poiché ogni angelo differisce dall’altro per la specie. Sesso degli angeli! Di molte di simili citazioni ho ancora stipata la memoria ma, strano a dirsi, non mi infastidiscono più né le odio, come mi infastidivano e odiavo nei turbatissimi tempi dell’apostasia.

   Intanto mi appresto a lasciare, per qualche mese, l’estate romana alle sue afe, alle sue pestifere immondizie, alle schiere di cinghiali affamati, alla inciviltà degli untori, nostrani o gitani, che frugano nei cassoni e lasciano sparsi intorno coi loro pestiferi fetori i resti della immonda razzia, precisamente alla maniera degli animali ruspanti. Il vergine Frainile mi attende che le catene del Sirente e della Maiella da presso ombreggiano e ventilano temperando le ardenze dei dardi solari; mi attendono i suoi silenzi, i suoi noci, il suo ibiscus, i suoi oleandri, l’agrifoglio gigante e quello nano, i suoi gelsomini, le sue lavande, il suoi rosmarini, le sue rose, le sue ortensie, i suoi tulipani, ormai nudi bulbi che dormono i loro lunghi letarghi sotto le zolle riarse, i suoi passeri, le sue rondini i suoi fringuelli, i suoi colombi, i suoi usignoli, le sue civette, i suoi gufi, il suo barbagianni dal cipiglio poliziesco, le sue lucertole, i suoi serpentelli, i suoi gechi, i suoi sventurati scorpioni. E porto con me i grossi tomi delle Contemplations hugoiane, del postumo Giudizio Universale di Papini, del Paradiso Perduto miltoniano nella antica traduzione ritmica di Lazzaro Papi, delle interessantissime dossiane Note Azzurre delle cui 1254 pagine solo un terzo a suo tempo lessi, delle opere complete di Rimbaud nella edizione Oscar Mondadori 1992 a cura di Diana Grange Fiori ed introduzione di Yves Bonnefoy e, dulcis in fundo, del quarto volume dei seminari junghiani su “Lo Zarathustra di Nietzsche”. Dulcis in fundo per modo di dire, perché temo di aver sprecato i quasi 50 euro del suo costo se leggo, subito in apertura, l’antipatica avvertenza dello psicanalista ribelle già freudiano circa lo stile di colui che soprattutto col suo più noto libro destò milioni di coscienze dal sonno dogmatico, diede la sveglia al mondo. Cosa se non una intenzione denigratoria sembra guidare la penna dello Svizzero? Sarà così per tutte le rimanenti cinquecento circa pagine? M’auguro proprio di no.

   Così apre dunque il Professor Jung.

   Rieccoci al nostro vecchio caro Zarathustra! E dando una occhiata ai capitoli di cui ci siamo già occupati e a quelli che ancora dobbiamo affrontare, devo dirvi con franchezza che mi sono annoiato a morte, soprattutto per via dello stile. Las lunga interruzione non ha fatto alcun bene al mio entusiasmo, a quanto sembra. Come spesso mi era accaduto -ma stavolta in particolar modo- sono stato colpito dall’innaturalità dello stile, dalla maniera tremendamente esagerata e tronfia (inflated) con cui Nietzsche si esprime. Perciò sono giunto alla conclusione che ne abbiate avuto a sufficienza di tutto ciò, e che non vi sia necessità di addentrarci nei singoli dettagli. Penso che faremmo bene a fare quello che i tedeschi chiamano die Rosinen aus dem Kucken picken, alla lettera “piluccare le prugne dal dolce”.

   Io, che amo lo stile “profetico” dello Zarathustra e alla sua lettura oltretutto mi diverto, e al birbone riso zarathustriano ho perennemente le labbra atteggiate, supererò senza difficoltà il tedio e la sonnolenza che mi procura invece la stile degli psicanalisti e, spinto dalla mia mai soddisfatta curiosità, mi sorbirò come una grazia di Dio le circa cinquecento pagine del volume assistendo al seminario e confondendomi, non visto, tra i seminarianti facendomi di qualcuno di essi, meglio se di qualcuna, schermo e scudo ed eleggendolo/a a portavoce delle mie domande e delle mie risposte che prevedo impertinenti, delle quali mi impegno a rendere fedelmente conto al termine degli incontri. E che il lucreziano Simulacrum del grande umanista Carl Gustav Jung, psicanalista per una svista della Specie, benevolmente m’assista.

____________________    

   Chàirete Dàimones!

   Laudati sieno gli dei, e magnificata da tutti viventi la infinita, semplicissima, unissima, altissima et absolutissima causa, principio et uno (Bruno Nolano)

  Gelobt seist Du jederzeit, Frau Musika

 FINIS (NON) CORONAT OPUS

 
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