Un blog creato da dfabio77 il 24/10/2006

ESKIMO77

Portavo allora un eskimo innocente dettato solo dalla povertà,

 
 
 
 
 
 

 

 
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ERO UN OPERAIO

Post n°56 pubblicato il 12 Dicembre 2007 da dfabio77

Salve, sono un operaio.
 Sì esistiamo ancora, ma non abbiate paura: io sono già morto.
 Oggi sfilerete per la mia città con il lutto al braccio,
osserverete
 qualche minuto di silenzio e deporrete fiori per ricordare me e i
miei tre compagni di lavoro scomparsi in quell'inferno di fabbrica.

  Ma noi eravamo già morti, bruciati nell'animo dall'indifferenza.
 Non potete immaginare cosa voglia dire lavorare per sedici ore consecutive
 tra il rumore, la puzza di combustibile e un calore che ti scioglie le ossa e ogni pensiero.

  Dopo una decina di ore non capisci più quello che stai facendo.
 Vai avanti per inerzia con gesti automatici e a morire nemmeno ci pensi.
 Perché morire lavorando è la cosa più assurda che ti possa succedere.
 Magari ci scherzi su col caposquadra, che ti lancia un'occhiata paterna e
 bonaria prima di dirti «Badòla, torna a lavorare!», perché ha la commissione da terminare e in fretta. Già, le commissioni
 
 Qui parlavano tanto di smantellamento, eppure continuavano a dirottare su Torino tante di quelle lavorazioni che ho ormai perso il conto.
 Ufficialmente, però, stavamo smantellando.
Così, qualcuno di noi si ritrovava pure a fare le pulizie.
 Altro che operai specializzati. Schiavi a ore, ecco cos'eravamo.


 Capita poi un giorno che per il sovraccarico di lavoro scoppi un tubo pieno di olio lubrificante.
 Quei tubi che ti avvolgono come un boa per tutta la fabbrica, ma mica ci pensi che potrebbero stringerti in un atroce finale.

 L'olio si è incendiato quasi subito e, ve lo assicuro, vedere i propri amici, i propri compagni di sudore, quelli di cui conosci mogli, figli..
Vederli arsi vivi, beh, ti uccide ancor prima di essere morto. Per me è stato così, almeno
 
 Non mi sono nemmeno accorto che stavo facendo la loro stessa fine.
 È strano, sapete?
 Dopo i primi istanti di dolore, in cui vorresti strapparti il cuore, non senti più nulla
 
 Il fuoco purifica, ma soprattutto ti brucia tutte le terminazioni nervose della pelle e non senti più dolore.


 Almeno così dicevano i medici mentre cercavano di staccarmi i
vestiti, che si erano ormai fusi sulla mia pelle.
  Un paio di giorni di agonia e poi via, nemmeno il tempo per una lacrima

Tanto non l'avrei sentita rigarmi la faccia

 Ora è finita, ho timbrato il cartellino per l'ultima volta mercoledi5 dicembre
Avevo 26 anni ed ero operaio.
 Non esistevo prima e tra qualche giorno non esisterò più.

 
 
 
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