
CAPITOLO 6 - GLI ANNI dell’ILLUSIONE
Un angelo venuto dal cielo
Ci sono momenti della vita in cui quando meno te lo aspetti arrivano quelle fasi di grande felicità tanto coinvolgenti che ti fanno apprezzare l’esistenza in un valore.Positivo illimitato. Quei periodi che comunque siano finiti ti lasciano un segno indelebile e incancellabile, ai quali col pensiero ti ci abbandoni volentieri;Con un pizzico di nostalgia e tanta contentezza nel cuore ricordi cari che ti aiutano.A vivere con più entusiasmo i momenti più belli e ti confortano in quelli difficili ove hai amato intensamente qualcuno e da questi sei stato altrettanto appassionatamente ricambiato. L’esperienza m’insegna che spesso questi tempi.Corrispondono con il sopraggiungere inaspettato di una persona speciale che appare nella tua vita, cambiandola radicalmente è difficile descrivere questa sensazione che ognuno di noi ha provato almeno una volta nella vita di chi standoci insieme ha il dono di fermare il tempo tanto sei preso da lei da dimenticarlo completamente che svegliandoti la mattina e addormentandoti la sera il primo e ultimo pensiero e rivolto sempre a lei e ancora di chi non aspetti altro, che starci insieme perche solo cosi, la tua giornata ha un senso compiuto e completo gli esempi potrebbero proseguire all’infinito ma questi bastano. Tutto ciò assunse la forma di un’esile e delicata ragazza conosciuta per caso a una fermata dell’autobus ma io quella che sarebbe potuto essere la donna della mia vita l’avevo già vista in sogno sarà stato agli inizi di luglio non riesco a ricordare la data era una sera anonima come sempre in quel periodo stanco e deluso dal lavoro dopo aver consumato la solita ed ennesima cena frugale perché Mi riusciva faticoso persino cucinare qualcosa di decente solo come un cane bastonato con gli altri membri della famiglia sdegnosamente chiusi nelle loro stanze le porte sbarrate a negarmi il benché minimo segno d’umanità e i rumori delle televisioni, che facevano da contrappunto alla mia dolorosa solitudine mangiando in totale silenzio talvolta avvalendomi della flebile distrazione di un libro o una rivista cui davo una scorsa svogliata e molte volte distratta più per un tic compulsivo che per una reale necessità di leggere lavai le poche cose che avevo sporcato quindi mi avviai verso il bagno feci una doccia quasi meccanicamente e senza il benché minimo entusiasmo usci dal bagno avvolto in un accappatoio verde. Mi chiusi dentro la mia stanza con l’intenzione di distrarmi un po’ vedendo. La tv stetti un poco a seguire i programmi ma nessuno riuscì a cogliere la mia attenzione, il telecomando in mano i canali si susseguirono senza tregua dopo aver inutilmente fatto zapping per quasi mezzora, ne ebbi abbastanza spensi il televisore e mi affacciai alla contigua veranda cui pochi passi separano la mia camera affacciandosi direttamente su di essa mi appoggiai sui gomiti sporgendomi lievemente oltre la finestra schiena curva da sempre questo era il mio modo sia di rassicurarmi e allo stesso tempo di riflettere ne avevo ben donde dalla mattina quando mi ero alzato, avvertivo una strana sensazione indefinibile ma presente che mai avevo provato fino allora come qualcosa che ti è sconosciuta istintivamente un poco ti spaventa nel mio caso m’indispettiva già vivevo in uno stato d’ansia in pratica permanente; ciononostante lo sguardo indugiò su la vista famigliare che il terrazzo mi proponeva in alto su un cielo terso color cobalto scuro lievi come punture di spillo baluginavano maestose le stelle, si distinguevano chiaramente il carro maggiore con la stella polare più brillante che mai sulla destra il carro minore fedele compagno del primo, ancora più in alto a settentrione la mia costellazione, preferita drago con le sue undici compagne le tre che formavano l’ideale testa puntavano a nord quasi a indicarmi la via misteriose al pari dell’essere mitologico che evocavano; La luna descriveva una falce crescente in fase avanzata tanto da far vedere mare serenatis, e mare tranquillatis,tornando a livelli più terreni a sinistra dietro ai quattro palazzi gemelli, si stagliavano vive quasi fossero palpitanti, le luci giallastre delle città dei castelli vedevo chiaramente frascati, marino, e più in là grotta ferrata; in basso più variopinte e multiformi di colori parallele con il rosso verde e bianco, appariva Ciampino verso cui si dirigevano tutti gli aerei che poche decine di metri più in alto sorvolavano il mio palazzo quella sera singolare coincidenza alcuno, si fece vivo. Solitamente quella vista perlomeno mi calmava addirittura quando mi sentivo meglio disposto d’umore, mi commoveva quella sera non funzionò anzi m’indispettì ancor di più, dovevo trovare una soluzione ci pensai qualche secondo esitando poi con un certo sforzo di volontà m’imposi d’uscire mi rivestii alla meglio Raccattai chiavi cellulare e portafoglio e deciso oltrepassai la soglia di casa, chiamai l’ascensore che fedele giunse al mio piano entrato, premetti il pulsante terra con un lieve scatto metallico cominciò la discesa. Vidi i cinque piani che mi separavano dall’uscita con un’espressione stupefatta e incerta riflessa nel vetro della porta, un tonfo sommesso mi avvertì che ero arrivato uscii e con passo fermo mi ritrovai in strada. Chi era la persona che affrontò questo giorno particolare? Di scuro un essere confuso e stanco di vivere cui spietatamente, l’esistenza aveva tolto in sostanza ogni speranza consapevole delle sue debolezze e dei suoi errori che avvertiva la vita stessa come un orpello privo di significato senza alcuna soddisfazione personale e neanche uno scopo che lo appagasse come un attore che recitasse in una farsa d’infimo ordine illudendosi di fare qualcosa di grandioso ma sapendo bene in cuor suo veramente quanto vale nulla uno fra i tanti anzi neanche quello che non più in grado di capire lati belli della pur monotona esistenza che passava incapace di accogliere i tentativi d’aiuto, di chi cogliendone a compassione la sofferenza tentava di alleviarne le pene, la descrizione più vicina alla realtà può venire presa in prestito da una scena di famosa pellicola di guerra al protagonista per convincerlo ad accettare la missione è detto quanto segue “vede w c’è un conflitto in ogni cuore umano tra il razionale e l’irrazionale e fra il bene e il male ma il bene non sempre trionfa a volte i cattivi pensieri hanno il sopravvento su quelli che Lincoln chiamava i buoni istinti morali ogni uomo, ha il suo punto di rottura W c ha raggiunto il suo”. Appunto mi trovavo vicinissimo al punto di non ritorno e ne ero consapevole ma non riuscivo a uscirne mi mancava la forza per farlo e come avrei potuto perché.Soffrivo di depressione questa terribile malattia ti porta a d isolarti dal mondo a non vedere più niente di positivo ti distrugge completamente IL Tuo amor proprio assieme alla percezione che hai della realtà, ti arriva alterata vedi solo il negativo e ne soffri talmente tanto da sublimare il dolore accettandolo come status normale del tuo io e quanto anche questo ti lascia, indifferente sei nei guai perchè e solo questione di tempo alla fine crollerai definitivamente ma la cosa peggiore è che. Non te ne rendi conto non capisci veramente cosa ti sta succedendo, sei chiuso dentro il tuo guscio di dolore e non vuoi uscirne sei indifferente a tutto non ti scuote più nulla non dai più importanza a nulla se non a te stesso e al tuo dolore lui si che accompagna ovunque , e quando cominci a pensare di evadere da quel’dolore, Annullando la tua vita hai raggiunto il punto di non ritorno o ne esci o muori cosi potete immaginare l’inquietudine che sentivo senza riuscire a comprenderne il motivo con l’animo in subbuglio m’incamminai quasi senza pensarci per istinto presi il tratto in discesa di via laparelli. Giunsi a piazza sanmicheli alla fioca luce dei lampioni e alla relativa solitudine dell’passante affidavo le mie speranze di placare Quella strana e inconsueta sensazione attraversai prudentemente la casilina e m’immisi in via antonio tempesta nella penombra del’marciapiede che stavo percorrendo un silenzio irreale mi accompagnava nessun ragazzetto in giro neanche uno straniero con le loro lingue gutturali che vociferava nella sua lingua per me incomprensibile soltanto qualche automobile che transitava veloce ero solo col rumore dei miei passi attraversavo coni di luce alternate a altri di quasi ombra della strada poco illuminata, in salita sul’culmine si apriva un largo che dava accesso Alla chiesa di san barnaba con la sua doppia scalinata antistante a essa l’edicola con le serrande chiuse le macchine accalcate su ogni spazio disponibile mi diede una sensazione di abbandono né vi era il solito gruppetto di ragazzi che avevano eletto quel’posto a luogo di raduno anchessi però quell’giorno avevano qualcosa di meglio da fare; proseguii spedito più attento ai miei pensieri che alla realtà attorno a me, mi diressi verso piazza roberto malatesta con le sue strade larghe i bar e gelaterie aperte mi offri un poco di calore umano . davanti al derby i tavolini erano quasi tutti occupati . voci allegre e visi sorridenti mi confortarono un poco mi sedetti su una panchina poco distante come a cercare di carpire da loro una sorta di fluido positivo ma non a servì molto l’inquietudine rimase .Una famigliola al’completo mamma papà e due figli piccoli si andò a sedere all’altra panchina ,poco più in là sulla destra le voci festanti dei bambini e quelle più sagge dei genitori avrebbero dovuto rallegrarmi mi fece l’effetto opposto mi dette ancor più tristezza ,dentro di me sentii crescere quasi come un groppo ad avvolgermi l’anima vedere quella scena era quasi straziante la felicità altrui e la tristezza mia non potevano convivere quindi feci l’unica cosa assennata che mi rimaneva di fare ,me né andai via quasi a sfuggirne nella direzione opposta, quel’poco di sollievo che mi aveva procurato l’allegria dei ragazzi del’derby Era andata perduta quasi correndo , con il cuore che mi batteva al’impazzata ; lo spirito tormentato e le prime amare lacrime che iniziavano a scorrere senza che riuscissi a fermarle . Mi appoggiai a un muro, di spalle chiusi gli occhi e detti sfogo a tutto il dolore che mi tenevo dentro, mani sul viso rigato dalle lacrime che a profusione scesero I singulti si ripeterono per un tempo che sembrò infinito, non so quanto durò pochi minuti .dieci quindici venti davvero non lo so, persi il contatto con la realtà né m’importava nulla, quando smisi di piangere e tolsi le mani dal viso erano mantide di lacrime gli occhi gonfi dovevo aver pianto per molto tempo mi asciugai le mani e il resto con un fazzoletto quando ripresi il controllo di me stesso avvertii che l’angoscia era svanita in questo il pianto ebbe un effetto liberatorio ma l’anomala sensazione che tuttavia persisteva non mi rendeva totalmente appagato quelL’giorno niente avrebbe potuto farlo , volsi lo sguardo a terra davanti a me numerose chiazze rotonde sottolineavano il mio atto di dolore, mute testimonianze della insoddisfazione che vivevo. Mi ripresi completamente solo quando mi resi conto di che ora era , troppo tardi il giorno dopo sarei dovuto andare a lavoro e ora come non mai avevo bisogno di riposo mi feci forza in qualche modo,e cominciai a percorrere a ritroso la strada già fatta affrettando il passo mille pensieri e idee mi giravano per la testa la maggior parte inconcludenti e senza senso frutto certamente dello stato d’animo ,in tutta questa confusione mentale un paio di pensieri coerenti Emersero chiari mi chiesi sto impazzendo forse quello stavo provando erano i prodromi di una follia in arrivo ,spesso chi impazzisce non se né rende conto se non quando è troppo tardi ; Oppure in altre circostanze lo sanno, solo che l’orrore di questa consapevolezza, e talmente tremendo da sopportare che si preferisce ignorarlo non potevo dare una risposta a questa domanda . Col tempo mi dissi saprò così conclusi la questione. La seconda d’ordine più pratico e immediato mi chiesi se sarei riuscito a dormire probabilmente no, storsi la bocca al pensiero spiacevole di un’altra giornata all’insegna del’nervosismo stavo facendo la famigliare ora salita della via dove abito un gruppetto di ragazzi quelli che tra me e me chiamavo gli orfani della bisca bivaccavano schiamazzando davanti a un bar già a qualche metro si zittirono vedendomi arrivare fatto insolito in genere praticamente mi ignoravano continuando i loro discorsi sgrammaticati e rozzi molte volte riuscivano a suscitarmi un sorriso sarcastico quella volta dovevo avere un aspetto orribile tale da incutere timore ai loro occhi perché si scostarono guardandomi come se avessero visto il diavolo dopo averli oltrepassati rimasero silenziosi me li lasciai alle spalle in quell’momento fosse apparso satana in persona lo avrei ignorato semplicemente, aprii il portone del’condominio e presi l’ascensore quindi entrai in casa il buio e il silenzio dominavano la scena con gli altri coinquilini già tra le braccia di Morfeo , cercando di fare meno rumore possibile, accesi la luce della stanza cominciai a spogliarmi velocemente senza curarmi troppo di tenere in ordine i vestiti li lasciai alla rinfusa su una sedia spensi la luce straiandomi sul’letto,l’ultima cosa che percepirono i miei occhi stanchi furono le figure ombrose e scure degli oggetti che occupavano il tavolo di fronte a me appena illuminati dalla timida luce lunare .Contrariamente a quanto avevo pensato non ci misi molto a cadere dolcemente in un sonno profondo, scivolai rapidamente nel mondo misterico e ambiguo del sogno normalmente al risveglio ricordavo solamente dei brevi frammenti di visioni oniriche slegati e apparentemente privi di senno ,stavolta fu diverso nel modo più assoluto mi ritrovai solo di notte in una landa sconosciuta all’limitare di un bosco fitto ed impenetrabile sopra di me un lucente cielo stellato venato da una limpidissima via lattea la luna mia fedele compagna e guida notturna era assente, di fronte a me una ripida collina di cui a malapena ne percepivo i contorni sulla sommità s’intravedeva una casa in apparenza a più piani con un tetto spiovente da quella che sembrava una piccola finestra filtrava debole una luce a malapena percettibile da quella distanza mi guardai attorno cercando qualcosa che mi aiutasse in quella che si annunciava in una faticosa salita rovistai tra le siepi e i cespugli alla ricerca di un bastone o di qualcosa di simile vanamente, mi arresi all'evidenza e tornai sui miei passi fino a trovarmi dal’lato del versante dove avevo di fronte la luce ;Sospirai e mossi il primo Passo sentendo la terra scricchiolare sotto di esso, era un misto di polvere pietre terriccio nocciola con striature scure all’tatto sentivo una rada e bassa erba ,qua e la qualche pianta più alta e filiforme ogni passo mi costava sforzo e dolore presto presi a sudare copiosamente il respiro si fece affannoso tuttavia continuai a salire compresi che il modo migliore per farlo consisteva nell’ zigzagare cercando nel’contempo di afferrare quelle piante alte presi a due mani la prima e tirai mi aspettavo che cedesse sotto lo sforzo ma resistette doveva avere una radice ben piantata nel’terreno sentii qualcosa di leggermente ruvido ma duro e resistente ,mentalmente ringraziai la pianta per l’aiuto dato e prosegui ad assistermi nella salita vi era pure qualche sporadica buca che mi consentiva una presa sicura sul’pendio dandomi qualche prezioso secondo , consentendomi di recuperare le forze , la vetta era ancora lontana ma ad ogni impronta che mi lasciavo alle spalle La sentivo più prossima facendomi crescere l’entusiasmo e con esso la forza per affrontare quella difficoltà sentivo che potevo realmente riuscirci anzi dovevo farlo Il riuscirci era fondamentale, anche se non sapevo perché; Goffamente con un’andatura caracollante e carponi per quasi tutto il tempo, lentamente m’inerpicavo su quella ripida salita man a mano nelle brevi pause riuscivo a intravedere più cose e più chiaramente della costruzione verso cui faticosamente ma irresistibilmente avanzavo a vederne il colore un grigio scuro quasi azzurrognolo che mai avevo finora visto aveva due piani e la luce proveniva da quello superiore al di sotto si trovava un portone al’apparenza massiccio rotondo nella estremità superiore di un verde scuro ma brillante molto simile ai portoni del’paese d’origine dei miei il tetto era in tegole di cotto ma con un orientamentoIrregolare come se fosse macchiato, appariva si arancione ma di una gradazione appannata, all’ di sopra spuntava un comignolo da cui esalava un flebile filo di fumo Segno evidente che la casa era abitata: Sentivo freddo di quello che ti penetra nelle ossa e ci rimane e che di solito ti spinge a sfregarti le braccia intirizzite alla cerca di qualche conforto ma neanche stavolta mi fu di grande giovamento, ripresi così a inerpicarmi passo dopo passo con un ulteriore motivazione per riuscire a trovare un posto caldo ove rifocillarmi ,verso la vetta il pendio era totalmente ricoperto d’erba Questa però era scivolosa e viscida slittai e corsi il rischio di cadere molte volte ,aggrappandomi ripetutamente con forza alla vegetazione sotto di me,la difficoltà si moltiplicò però la determinazione a raggiungere lo scopo anche, indifferente allo sforzo,ai sacrifici, alla fatica , una cieca ma indomabile volontà mi assistette nel’impresa ; Quando l’ultima orma lasciò il suo segno sul terreno raggiunsi uno spiazzo pianeggiante dentro di me provai una soddisfazione indescrivibile e,portentosa istintivamente alzai le braccia al cielo in segno di vittoria i pugni ben stretti ,cadendo in ginocchio per alcuni istanti mi godei il mio piccolo grande trionfo,ero impolverato, sporco, stanco,mi ero procurato delle ferite alle mani e alle gambe conseguenza dei molteplici scivoloni della salita ma ero felice come mai avevo sentito in vita mia una sensazione magnifica , riaprii gli occhi e mi rimisi in piedi mossi un paio di passi come ad allontanarmi dall’ baratro che avevo affrontato e sconfitto , rassicurato mi girai come a misurare l’entità dell’mio successo lo sguardo mi cadde sulla la paurosa scarpata che mi ero lasciato alle spalle,di quanto era brulla, arida, desolata certo una panorama ,che non induceva al’ottimismo , vedevo bene ora la finestra ad arco gotico cornice in pietra leggermente erosa dal tempo e un po’ annerita i battenti erano sbiaditi e in qualchepunto scrostatati lasciando intravedere il legno i vetri pure erano imbrattati come se da lungo tempo la loro pulizia fosse stata volutamente trascurata assumendo una aspetto simile a una patina,translucida che però lasciava intravedere l’interno la luce che avevo visto prima ora la vedevo distintamente appariva biancastra e molto forte ricordava l’intensità di un faro ecco perché aveva attirato la mia attenzione prima , il tetto nella sua parte più alta si distingueva chiaramente era coperto di muschio che s’insinuava negli interstizi tra le tegole spuntando qua e là tutte però erano usurate dal’tempo quasi che tanti inverni si fossero posati su di esse le mancavano le tonalità vive del’coccio nuovo il portone come avevo stimato prima era invece verde smeraldo a due pesanti battenti tondo sopra quadrato in basso dal’uniforme figura spiccavano un battocco ad anello terminante con una palla la presi tirandola indietro per avvertire della mia presenza bussai due volte in rapida successione il suono si diffuse secco e nitido, alla terza volta stavo per battere ancora che mi trattenni delicatamente poggiai il battente nella sua sede senza farlo suonare, la porta era socchiusa avevo guardato in basso un filo di luce si proiettava ai miei piedi aveva colto la mia attenzione: A circa mezzo metro in basso un maniglione sporgeva atto allo scopo lo spinsi dovetti fare una certa forza per superarne la resistenza lentamente e cigolando mi dette una prima visione , del’ interno della casa subito ebbi una sensazione inconsueta mi era aspettato di vedere qualcuno ma non c’era nessuno però mi sentivo rassicurato istintivamente sapevo che avrei incontrato qualcuno come un fatto certo e ;Varcai la soglia a passi brevi quasi sommessi la chiusi essa a altrettanto adagio e sonoramente terminò La sua corsa gli interni mi apparvero abbastanza comuni mossi qualche passo e mi Guardai attorno all’centro spiccava un camino di grandi dimensioni dentro cui ardeva vigoroso e vivace un fuoco che illuminava tutta la scena,arrivando debolmente fino alla porta l’intero stanzone era nella semi-oscurità che permetteva di vedere quasi bene gli oggetti ,ma non negava i particolari comunque potevo muovermi agevolmente a destra si trovava quella che poteva definirsi una cucina,una credenza di un legno scuro che stimai essere mogano molto essenziale solida e priva di orpelli torreggiava su una cucina ben più modesta a quattro fuochi bianca un poco più in là una tavolo con delle gambe quadrate piuttosto robusto e grande suo naturale corollario quattro sedie dello stesso colore lo circondavano a completarlo dalla altra parte vedevo un grande armadio a più ante color massello decisamente più lussuoso fornito di ornamenti vetri decorati con motivi a fiori dorati maniglie d’ottone due colonne che sorreggevano la parte superiore i cassetti apribili con una chiave quattro piedi rotondi ,sorreggevano il peso non indifferente di questo mobile che spiccava per la sua imponenza e vistosità rispetto agli altri ,lievemente più indietro un grande specchio rifletteva sommesso l’ardere del’camino mi avvicinai come ombre scure ed quasi indistinte replicava i precedenti oggetti senti il bisogno di toccarlo come a conferma della sua reale esistenza feci scivolare i polpastrelli delle dita,facendolo stridere intenzionalmente, lasciando una tenue scia. Confortato Indietreggiai fino a porre la mia attenzione sulla scala che all’estrema sinistra completava la stanza, Era di legno cominciava con un grosso scalino e continuava con altri più piccoli e ravvicinati, Salì sul’primo e mi fermai un attimo a constatarne la solidità, soddisfatto mi accinsi a proseguire ; Salivo a piccoli passi quasi in punta di piedi , ma sentivo comunque un lieve scricchiolio che sottolineava il mio peso eppure mi suonava quasi come una nota melodica dopo tutti quei sforzi e la fatica che avevo sopportato ,il muro percorsi alcuni metri curvava verso destra lo colsi a tatto appoggiandomi all’ corrimano gli ultimi passi li percorsi andando diritto ad un tratto posi i piedi su qualcosa di più solido del’legno , un pavimento in muratura freddo quanto solido mi sorreggeva di fronte a me a qualche metro filtrava una bianca lama di luce da sotto una porta “ bene” pensai tra me finalmente conoscerò il padrone di questa casa con un sorriso sarcastico aprii la ....
questo è un lunghissimo estratto dal'libro che sto scrivendo " verità ed illusioni " storia di un sognatore idealista contemporameo il capitolo e dedicato a carmela gabriele la mia scrittrice preferita e fidanzata per lungo tempo è lei l'angelo venuto dal'cielo che mi salvò col suo amore il testo è basato su un sogno ricorrente che ho fatto veramente per anni e che terminava con l'incontro con mia madre che cercava di comunicarmi qualcosa ma che io sistematucamente non capivo, in questo caso il sogno si può definire premonitore poichè mia madre mi preannuncia l'arrivo di questa ragazza e come andrà la sua storia con lei tutto verificatosi ci sono cose che non possiamo spiegare nè capire ma solo seguire sono un razionalista è per niente superstizioso ma in questo caso tutto è andato come nel'sogno premetto questa è un opera separata dai racconti che riguardano nunzia che sto scrivendo mano a mano che la memoria e l'ispirazione mi assistono spero di non avervi annoiato e vi saluto affettuosamente se avete avuto la costanza e la pazienza di leggere fin qui ciao a presto
Inviato da: frankcontinel
il 17/05/2016 alle 18:53
Inviato da: frankcontinel
il 17/05/2016 alle 18:52
Inviato da: simona_77rm
il 02/05/2016 alle 13:20
Inviato da: das.silvia
il 27/04/2016 alle 21:04
Inviato da: frankcontinel
il 29/03/2016 alle 19:06