Creato da frankcontinel il 14/03/2012

sognatore romano

un pò di tutto racconti ,musica ,immagini , ma sopratutto la storia di roma...

 

 

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LA STORIA DEL'S.C.A. E LE TRASVOLATE ARTICHE PT2

Post n°73 pubblicato il 20 Febbraio 2013 da frankcontinel
 


La trasvolata del Norge, organizzata in tempi assai ristretti, aveva necessariamente escluso qualunque programma di ricerca scientifica: circa 4 milioni di kmq della calotta polare restavano inesplorati e l'eventuale presenza di terre emergenti fra i ghiacci era tutta da verificare. Umberto Nobile aveva già deciso al suo arrivo a Teller la preparazione di un'altra impresa, questa volta con un dettagliato programma di esplorazione geografica e di esperimenti scientifici. Il governo italiano (e soprattutto Balbo) non autorizzò la costruzione di un nuovo dirigibile, l'N5, grande tre volte il Norge: pur riconoscendo gli indubbi meriti della spedizione artica del 1926, l'Aeronautica preferì concentrare i propri sforzi nello sviluppo degli aerei. Nobile tuttavia non si arrese: ottenne il sostegno di un gruppo di industriali milanesi e portò a termine nel 1927 la costruzione di un'aeronave gemella del Norge, l'N4. Nel frattempo, istituti scientifici italiani, cecoslovacchi, statunitensi e inglesi misero a disposizione i loro migliori strumenti di rilevazione

il dirigibile n4 italia con il suo pilone d'ormeggio la rassomiglianza col norge è evidente

video che descrive con foto d'epoca molti particolari costruttivi e immagini  della permanenza dello sfortunato dirigibile all'artico

Alla fine di marzo del 1928 ogni dettaglio della spedizione era stato definito. Il dirigibile N4, ribattezzato Italia, aveva 13 membri d'equipaggio, tutti italiani. Considerando anche i tre scienziati e i due giornalisti, la spedizione comprendeva in tutto 18 uomini, con Nobile naturalmente come comandante. Dopo il trasferimento da Roma a Milano, l'Italia partì dall'aerodromo milanese di Baggio il 15 aprile 1928 e con un volo di circa 6000 km, facendo tappa a Stolp (Pomerania) e Vadsö (Norvegia), giunse alla Baia del Re il 6 maggio. Il primo volo di esplorazione delle regioni polari si concluse ben presto, a causa delle avversità atmosferiche e di guasti tecnici. Il secondo durò tre giorni con un percorso di circa 4000 km sui territori inesplorati a nord-est delle isole Svalbard: vennero definiti gli estremi confini occidentali della Terra del Nord, fu dimostrata l'inesistenza della Terra di Gillis e vennero effettuati diversi rilevamenti sulla Terra di Nord-Est. Il terzo volo doveva esplorare la parte settentrionale della Groenlandia, alla ricerca di terre emerse, per dirigersi quindi sul Polo, dove erano previste misurazioni scientifiche sul pack. Alle 4.28 del 23 maggio 1928 l'Italia si alzò in volo con sedici persone a bordo e, nonostante una violenta perturbazione, raggiunse il Polo Nord alla mezzanotte fra il 23 e il 24 maggio. Fu impossibile attuare la discesa sui ghiacci, a causa del forte vento. Alle 2.20 Nobile ordinò che si prendesse la via del ritorno. L'avvistamento delle isole Svalbard era previsto per le prime ore del mattino del 25 maggio, ma la forza del vento aveva portato spesso l'aeronave fuori rotta, rallentandone la marcia. Alle 10.30 il capo motorista Cecioni diede l'allarme: l'Italia stava perdendo rapidamente quota. Tre minuti più tardi, per cause che restano tuttora sconosciute, il dirigibile si schiantava sul pack, a quasi 100 km dalle isole Svalbard. Dieci uomini caddero dalla navicella di comando sui ghiacci. Il meccanico Pomella fu trovato morto dai superstiti subito dopo la caduta; Nobile e Cecioni subirono fratture agli arti. Sull'involucro privo di comandi restarono invece Alessandrini, Caratti, Ciocca, Arduino, Pontremoli e Lago. L'aeronave si risollevò lentamente scomparendo nella fitta nebbia: della sua sorte e di quella dei sei uomini rimasti a bordo non si ebbero più notizie. Probabilmente l'Italia andò alla deriva, inabissandosi nel Mare di Barents altra ipotesi è che spinto dalla tempesta si fosse risollevato ricadendo e incendiandosi poco dopo tesi avvalorata  da una colonna di fumo comparsa mezzara dopo l'impatto sul'pack ma certezze a riguardo non ce nè sono

La tenda rossa e le operazioni di salvataggio

L'impatto aveva riversato un po' ovunque anche numerose attrezzature di bordo. Fu rinvenuta una parte dei viveri, ma soprattutto la tenda preparata per la discesa sul Polo e la radio di soccorso Ondina 33. La tenda, colorata di rosso con l'anilina che avrebbe dovuto servire per le rilevazioni altimetriche, diventò un indispensabile rifugio per i naufraghi e un punto di riferimento per i soccorsi. Il radiotelegrafista Biagi montò subito l'antenna della radio e attivò l'apparecchio. Il 30 maggio, dopo cinque giorni di infruttuose trasmissioni (la nave appoggio Città di Milano non riuscì a captare i messaggi di aiuto), Mariano, Zappi e Malmgren lasciarono la tenda per una marcia disperata verso la terraferma. Alcuni giorni dopo, il 2 giugno, un radioamatore russo di nome Nicolaj Schmidt, intercettò l'SOS dei naufraghi. La notizia del naufragio dell'Italia si diffuse in tutto il mondo. Due baleniere, la norvegese Hobby e la Braganza (noleggiata dall'Italia), perlustrarono inutilmente la zona a nord delle Svalbard. Anche i reparti degli alpini e i giovani della SUCAI (associazione universitaria legata al Club Alpino Italiano) si attivarono immediatamente e setacciarono senza successo centinaia di chilometri quadrati, con la speranza che il dirigibile avesse raggiunto le coste settentrionali delle Svalbard. La nave appoggio Città di Milano si spostò alla Baia Virgo e finalmente l'8 giugno stabilì il contatto radio con la Tenda Rossa: i naufraghi si trovavano a 80° 30' latitudine N e 28° 4' longitudine E. Tra la fine di maggio e i primi di giugno si mossero anche i governi svedese e italiano. La Svezia inviò il battello Tanja con due idrovolanti Hansa-Brandenburg e il Fokker 31 pilotato da Einard Lundbord. Sulla baleniera Quest partirono gli uomini della spedizione, guidati da Tornberg. In Italia il governo fascista si limitò ad autorizzare la partenza di un idrovolante Siai S55 pilotato dal maggiore Umberto Maddalena, con una spedizione resa possibile dal finanziamento deciso da privati, organizzati in comitato a Milano presso l'Automobile Club. Nella prima metà di giugno la Svezia inviò un altro aereo, il trimotore Uppland; la Finlandia mise a disposizione il monomotore Turku. L'idrovolante di Maddalena raggiunse la Baia del Re il 18 giugno. Nello stesso giorno il Latham-47 della spedizione francese, decollato da Trömso, precipitò nel Mare di Barents con a bordo quattro uomini dell'equipaggio, Amundsen (il leggendario esploratore norvegese compagno di Nobile nella trasvolata del Norge) e Dietrichson (pilota di uno dei due Dornier Wal che avevano tentato la conquista polare nel 1925): uno dei galleggianti dell'idrovolante fu ritrovato il 31 agosto dalla nave Brodd. Il 19 giugno Maddalena fece un primo volo, infruttuoso, alla ricerca della Tenda Rossa. Il giorno successivo, durante un'altra ricognizione dell'S55, i naufraghi scorsero l'idrovolante e iniziarono a trasmettere il segnale stabilito: "KKK"; il pilota dell'aereo riuscì così a individuare la tenda e a lanciare sui ghiacci i primi aiuti. Il 22 giugno l'S55 ripartì, questa volta insieme a un altro idrovolante italiano, il Dornier Wal Marina II di Penzo, giunto alla Baia del Re un paio di giorni prima. I due velivoli erano carichi di rifornimenti indispensabili alla sopravvivenza dei naufraghi. Nello stesso giorno anche i due Hansa della spedizione svedese sorvolarono la Tenda Rossa, lanciando altre provviste e chiedendo agli uomini sui ghiacci di individuare e segnalare un luogo adatto per l'atterraggio. Nel frattempo, al capitano degli alpini Gennaro Sora e a due esperti conoscitori del pack, Warming e van Dongen, venne affidato il compito di ritrovare Mariano, Zappi e Malmgren. La spedizione di terra lasciò Capo Nord il 18 giugno con slitte trainate da cani e si diresse verso l'isola di Foyn. A metà del percorso, Warming, colpito da oftalmia, si fermò in un rifugio. Sora e van Dongen raggiunsero l'isola di Foyn dopo una marcia durissima; tuttavia, allo stremo delle forze, non riuscirono a proseguire e dovettero attendere a loro volta i soccorsi. La sera del 23 giugno due aerei svedesi raggiunsero nuovamente la Tenda Rossa: uno era il Fokker 31 di Lundborg, che riuscì ad atterrare sulla pista di neve e ghiaccio e a trarre in salvo Nobile, che avrebbe dovuto dirigere dalla base svedese le successive operazioni di soccorso. Lundborg tornò poco dopo in aiuto degli altri naufraghi, ma in fase di atterraggio il suo Fokker si ribaltò e il pilota rimase a sua volta prigioniero dei ghiacci.
Un'altra spedizione aveva intanto lasciato la nave Braganza ed era partita alla ricerca del gruppo Mariano: la componevano due giovani della SUCAI, Matteoda e Albertini, un conducente di slitte (Tandberg) e la guida Nois. Dal 23 giugno al 6 luglio i quattro uomini perlustrarono un'ampia zona della Terra di Nord-Est, percorrendo quasi 500 km senza trovare traccia né dei dispersi né dell'Italia. Il 6 luglio il Moth svedese pilotato da Schyberg portò in salvo Lundborg ma non tentò più altri rischiosi atterraggi. Nobile sollecitò allora il comandante Tornberg perché organizzasse un nuovo tentativo con il Klemm-Daimler pilotato da Eickmann. Ma il 12 luglio, quando l'aereo fu pronto per il volo, il rompighiaccio sovietico Krassin era già arrivato alla Tenda Rossa.terminava  così l’odissea  dei naufraghi durata 48 giorni

Gli ultimi sviluppi del'dirigibile in italia  l'f-6 e omna dir

l'altro progettista attivo in italia oltre a nobile fù l'ingegniere enrico forlanini di cui abbiamo già parlato ampiamente nel'post 61  nei sogni di questo brillante progettista milanese  c'era l'intenzione di trasformare il dirigibile in un mezzo di trasporto civile per tutti forse una idea un pò ingenua ma che egli persegui con detrminazione e caparbietà tanto da istituire un servizio di linea civile con il dirigibile f-6 inizialmente ordinato dal'essrcito italiano fù consegnato poco prima del'armistizio riuscì a fare un unica missione venne utilizzato nel 1919 dall’ingegner Forlanini, per cercare di dar vita ad un servizio di compagnia aerea  con dirigibili, analogamente a quanto avviato 10 anni prima con la DELAG dal conte zeppelin  Nel giugno di quell’anno fu effettuato un volo dimostrativo sulla rotta Milano-Venezia e successivamente vennero studiati servizi sulla rotte Roma-Napoli e Roma-Pisa-Milano, ma queste iniziative non riscossero interesse e le operazioni vennero concluse poco dopo.

il dirigibile forlanini f-6 con cui folanini tentò d'istituire un servizio di linea civile

navisella  del'f-6 poteva oltre a 4 membri del'equipaggio ospitare anche 18 passegeri su delle comode poltrone da notare l'insolita destinazione dei motori isotta fraschini vi - b 180cv sotto la navicella e le eliche quadripala sui latii

l'oma dir nel'suo hangar a baggio vicino milano dopo il completamento nel'1931si nota chiaramente la valvola direzionali  di coda

Forlanini non abbandonò mai del'tutto gli studi e le sperimentazioni sui  dirigibili fino alla sua morte avvenuta nel 1930. L'anno successivo poté volare la sua ultima creatura  il modello "Omnia Dir"la cui ,principale prerogativa erano  getti d‘aria compressa per il controllo direzionale.sia in volo che a terra agevolando la manovra a del dirigibile, operazione che da sempre costituisce uno degli aspetti più onerosi del'loro impiego  l'idea dei getti direzionali  non ebbe seguito, la crisi del'più leggiero del'aria era oramai manifesta e divenne definitiva con l'incidente del'hinderburg . E' interessante notare, però, che un sistema analogo ha trovato applicazione sulle navicelle spaziali delle missioni lunari Apollo a dimostrazione del valore di quell'idea.i tra le altre caratteristiche interessanti di questo dirigibile c'era anche un carrello semi retrattile posto posteriormente alla navicella ( si vede chiaramente nel' video) per facilitare le manovre a terra del'dirigibile anche le infrastrutture erano erano ridotte al'minimo  richiedendo solo un piloncino d'ormeggio alto solamente un metro questo picciolo dirigibile era lungo 56 metri largo 13 conteneba appena 4100 mc d'idrogeno in un doppio involucro tipico delle realizzazioni di forlanini era composto da uno strato interno di gomma imperabilizzata che fungeva da cella di gas  in sei parti trasversali quello più esterno in tela verniciata che permetteva alle eventuali fughe di gas di traspirare imppedendo pericolossisimi accumoli d'idrogeno ma manteneva comunque la forma circolare lievemente ottolobata grazie al'aspirazione di aria da alcuni portelli anteriori e e terra con dei ventilatoricentrifughi azionati da un mototre ausiliario gli stessi che tranite una lunga tubazione in gomma alimentavano davanti e dietro le valvole direzionali la coda cruciforme, tutta la struttura semi-rigida rinforzata anteriormente da una calotta in duralluminio mentre la chiglia trangolare in lega d'alluminio saldata al'electron la piccola navicella costrita in profilati e tubi in duroalluminio con una ampia sfinestratura anteriore solidale con l'ivolucro allogiava oltre a due uomini d'equipaggio i comandi di volo il motore isotta fraschini v4 da 150 cv la trasmisione il motore ausiliario e il serbatoio di carburante durante i voli di prova furono soddisfacente e confermarono tutte le aspettative ripostegli  dal'suo creatore che pochi mesi prima era deceduto in suo onore venne chiamato enrico forlanini non se nè conosce la sorte di questo piccolo gioiello della tecnologia dirigibilistica italiana .ma è possibile che sia dopo qualche tempo demolito divenedo l'ultimo dirigibile costruito e progettato in italia sulla fine di tutti gli altri notizie certe mancano del'tutto ma è presumibile che la gran parte siano stati demoliti per riciclarne le materie prime usate nella costruzione altri  esiste qualche foto che li ritrae sono stati usati come palloni da sbarramento in alcuni aeroporti  una fine ingloriosa per un mezzo il dirigile  che ha dato tanto alla storia aeronautica del'nostro paese

questo filmato senza audio  illutsra la presentazione fatta nel'1931 del'omna dir quello che diventerà l'ultimo dirigibile progettato e costruito in italia

questo video presenta gran parte de i dirigibili progettati e costruiti in italia tra il 905 e il 1931

vi sarà un ultima puntata sulla storia dei dirigibili goodyear in italia grazie della vostra attenzione e di aver letto questo post
a presto

 
 
 
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VDO AUTOSTART SIMPLE MINDS BIG SLEEP REMIX VER

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della nota canzone di new gold
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MUSE LUCE DI STELLA

Questa canzone la più famosa dei muse mi riconduce col 'pensiero , al'anno e mezzo passato accanto a nunzia al'suo capezzale , ascolto da qualche anno i muse e gliela feci sentire una volta da allora le l'ascolto  , una volta arrivando viddi mamma e figia quasi danzare sul letto al ritmo di queste note , uno dei tanti piccoli grandi miracoli che mi hai donato cucciolotta , anche se non ci sei più ,  il solo pensiero di te mi commuove , nel'mio cuore resterai per sempre bella e dolcissima sei e restrerai lì la mia luce di stella come amavo chiamarti ...

 

SIMPLE MINDS THEME FOR GREAT CITY LIVE 2003

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buon ascolto

 

 

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TEARS FOR FEARS SHOUT VIDECLIP 1985



Certamente il successo più conosciuto della band di mike orzabal e john hughes l'urlo è uno dei maggiori  successi tecno pop degli annoi 80 è una canzone con una grande forza e energia io la sentivo spesso prima di andare a scuola mi dava una fortissima carica ottima canzone che non sfigura neanche adesso se siete amanti mella musica anni 80 buon ascolto

 

JOHANN STRAUSS JR SUL'DANUBIO BLU

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