Creato da roby.floyd il 31/01/2014
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Una volta Napoli cantava così ultimo atto

Post n°658 pubblicato il 17 Agosto 2020 da roby.floyd

Alla fine di questo lungo viaggio, tra le molteplici forme della canzone classica partenopea resta la consapevolezza che lo straordinario patrimonio culturale, e non solo musicale di Napoli non possa diventare  un pretesto per nascondere le negligenze, i problemi colpevolmente trascurati e il vittimismo inerte di un popolo che non ha saputo ancora valorizzare l'enorme potenziale a sua disposizione.
Oltre 200 anni dopo Goethe Napoli resta ancora un paradiso abitato da troppi diavoli che ne deturpano l'immagine, ma anche da qualche povero Cristo e molta, moltissima gente per bene che cerca di ricostruire una speranza concreta sulle macerie lasciate dalla criminalità, dall'incuria, dalla mala gestione, ma anche dall'isolamento economico-politico a cui questa capitale del sud è stata relegata da un secolo e mezzo.
E allora mi viene in mente l'Orson Welles de 'Il Terzo Uomo': In Italia sotto i Borgia, per 30 anni hanno avuto guerre, terrore, assassini, massacri e hanno prodotto Michelangelo, Leonardo Da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera hanno avuto amore fraterno, 500 anni di pace e democrazia, e cosa hanno prodotto? Gli orologi a cucù".
Forse i drammi e i fallimenti con cui Napoli si deve quotidianamente misurare sono la contropartita pretesa da un destino cinico per la gloriosa storia artistica, la prestigiosa tradizione teatrale e la sterminata produzione musicale.
Come una condanna, un perpetuo gioco a perdere.
In effetti, Napoli è una continua scommessa persa, un magnifico sogno che muore lentamente nell'eterna attesa che passi " 'a nuttata ".
E ogni volta, per un istante, sembra che l'alba per Napoli stia finalmente arrivando, che le speranze abortite stiano per rinascere dalle proprie ceneri.
Basta uno squarcio di veduta da Posillipo, un'antica melodia, uno sketch teatrale o un giro per le stazioni 'artistiche' della metropolitana.
Bastano il Caravaggio delle Opere di Misericordia, il Guido Reni di S. Martino e il Tiziano di Capodimonte.
A questo paradiso perduto e, talvolta sperduto, per riscattare la propria disperata condizione non occorrerebbe altro che la bellezza di cui già è circondato.
Tanti Napoletani non l'hanno capito o non l'hanno voluto capire.
A tutti gli altri, ai Napoletani che, nonostante tutto, continuano a credere nel potere salvifico della bellezza, nonchè a tutti coloro che mi hanno seguito e accompagnato in questa 'cavalcata' musicale, per me è stato bello (per tutti voi che mi avete seguito lo spero) rivivere, riscoprire  certi motivi ascoltati volendo o non volendo durante l'infanzia e la mia gioventù  comprendendo adesso, ancora più a fondo l'importanza, il ruolo e l'influenza che ha avuto la canzone classica napoletana nella musica.
Grazie.

 

 

 Regalo per Jigen, da conservare nel tuo archivio...anche se non è radiorai...

 
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Una volta Napoli cantava così

Post n°655 pubblicato il 14 Agosto 2020 da roby.floyd

Dopo un giornalista e un imbianchino anche un Santo tra gli autori della canzone classica Napoletana.

Anche questo spezzone di Natale in casa Cupiello ci sta bene

 Versione integrale di 'Quanno Nascette Ninno' gentilmente concessa dal Napoletano Jigen.

                                       

 
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