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Ombre e Lavanda Cap. I

Post n°1164 pubblicato il 16 Aprile 2014 da IsAbeAu13
 

Ombre e lavanda

Era trascorso già quasi un mese da quello scontro maledetto, che cambiò di nuovo le nostre vite, come se vivere da emarginati e con ex druidi alle calcagna non fosse già abbastanza, quella mattina come molte altre prima mi risvegliai da un terribile incubo ricorrente, nel quale sia Vargas che Nak'ell perdevano la vita per mano di Rimsys, un ex druido assetato di potere e di vendetta. L'incubo purtroppo era parte della mia realtà, eccomi nella stanza, di nuovo sola con il dolore della perdita, ma con l'unico conforto che perdere Vargas in quello scontro contro Rmsys mi aveva restituito Nak'ell sano e salvo ed è questo per ora l'importante. Nonostante fosse da poco passata l'alba e l'aria fosse ancora un po' fresca, decisi di recarmi all'Academia, lì avrei potuto riflettere e forse trovare un po' di pace. Questo era quello che desideravo, almeno fino a che non lo vidi, passeggiava nel cortile maggiore assorto in chissà quali pensieri, evidentemente come me, non doveva aver riposato granchè quella notte.  Decisi che era meglio non farmi notare, non che fossi in collera con lui, o volessi evitarlo di proposito, ma il fatto di avermi taciuto il patto e la decisione del sacrificio di Vargas, faceva sì che in qualche modo lo detestassi, mi sentivo tradita da una delle persone verso cui nutrivo la maggiore fiducia.
Presi la strada laterale quella che conduceva alle stanze della biblioteca senza passare per il cortile maggiore, sperando di non esser vista né sentita.

“Dove andate così di corsa? Mi state forse evitando? Credete che non percepisca la vostra presenza, ancor prima di vedervi”

Era inutile tergiversare, mi aveva sentito, probabilmente aveva anche captato i miei pensieri cupi: “Mi dispiace Mio signore, non vi avevo notato, non intendevo mancarvi di rispetto, ma ho avuto una nottata difficile e gradivo stare un po' nella biblioteca per trovare quella tranquillità che, ultimamente, solo i vecchi tomi e libri sanno darmi.”

“Ancora incubi? Rimsys vi perseguita anche nei sogni? Sapete che qui nell'Academia siete al sicuro , farò tutto quello che posso perchè quell'essere smetta di essere una minaccia, ma vi prego chiamatemi con il mio nome, ci conosciamo da troppo tempo, perchè ancora dobbiate mantenere inutili formalità”.

“Avete ragione, Mio Signore, ma chiamarvi con il vostro nome sarebbe troppo doloroso per me, mi ricordereste Vargas e correrei il rischio di illudermi che lui sia ancora qui e, poi, non vi ho ancora perdonato”.

“Perdonato? E per cosa dovrei essere perdonato? Vi ho salvato la vita mi pare e non è la prima volta che accade, siete un'ingrata”.

Era troppo, dopo tutto quello che avevo passato osava anche provocarmi, ma non avrei ceduto alle provocazioni di uno stupido mago:

“Non vi perdono di avermi tenuto nascosto il piano, vostro e di Vargas, per liberare l'anima del Litch nel suo, per usare i poteri di Nefilim uniti alle conoscenze del Litch contro Rimsys, non mi avete detto che questo scambio significava la morte di Vargas, poiché la sua anima non avrebbe più avuto un corpo a cui tornare, essendo il suo, ora occupato dell'anima del Litch”.

“SE ve lo avessi detto non avreste forse tentato di fermarci? Con il risultato che vostro figlio sarebbe morto e forse anche noi tutti! Rimsys ha un esercito, noi siamo pochi. Vargas lo sapeva, come lo sapevo anche io, abbiamo evitato una catastrofe”.

“Avete ragione, non vi avrei permesso di farlo, ma mi sembra che voi non capiate quanto è stato difficile per me, non avrei mai voluto scegliere tra l'uomo che amavo e mio figlio. Ora scusatemi ma è meglio che vada prima che arrivino gli studenti della prima classe e riempiano di chiasso tutta la biblioteca”. Senza lasciare il tempo di replicare passai oltre e mi diressi verso la biblioteca. Volevo andarmene, allontanarmi in fretta da lui, desideravo fuggire da quel suo sguardo di rimprovero che tanto mi ricordava Vargas, fuggire dalla verità e da tutto il dolore che rischiava di erompere di nuovo e che mi avrebbe annientato. Raggiunta la biblioteca mi accasciai sulla prima panca disponibile, ero esausta; mentalmente e fisicamente sfinita, tenergli nascosti i miei pensieri ed i miei sentimenti era snervante, sapevo che, in quanto Arcimago, era perfettamente in grado di leggere ciò che c'era dentro di me, ma non volevo che lo facesse ora e non con l'arroganza di chi si crede nel giusto e dall'alto dispensa consigli. No. Non l'avrei perdonato tanto presto.


Mi ci volle un po' per riprendermi dallo smacco di essere stato assalito verbalmente per poi essere lasciato a metà di una discussione, senza poter replicare, non comprendevo perchè quella sciocca donna fosse così ostinata nel portarmi rancore, in fondo tutto quello che ho fatto finora, ma anche quel giorno contro Rimsys, ha salvato la sua vita e quella del ragazzo, sono giunto qui dal mio futuro per evitare a tutti i costi che le accada qualcosa, ho assunto anche il ruolo di Arcimago per l'Academia, così da poterla proteggere meglio, ma questo lei non sembra capirlo. Sento il suo dolore, lo avverto in ogni momento, mi lascia senza respiro, eppure lei mi disprezza, mi ritiene responsabile della sua perdita, come se avessi mai avuto un'altra scelta. Mentre riflettevo sentii suonare la mezza e dato che dovevo tenere la lezione con gli allievi di prima classe, sarebbe stato meglio accelerare il passo, avrei testato il nuovo scudo magico nel pomeriggio. 
La mattinata trascorse abbastanza tranquilla, senza incidenti rilevanti, solo un piccolo incendio provocato dal globo di luce di Skarii, che evidentemente non era ancora abbastanza preparato da riuscire a delimitarlo, d'altra parte era alle prime armi, avrebbe avuto tutto il tempo di perfezionarne il controllo. Quando anche l'ultimo alunno fu uscito dall'aula, mi misi a riordinare e mi venne in mente che dell'essere un'insegnante mi gratificava proprio la diversità di approccio dei ragazzi più giovani rispetto a quelli prossimi al diploma: i più giovani si avvicinavano alla materia con curiosità, circospezione ed anche un po' di timore, ma sempre nel rispetto delle regole, i ragazzi diplomandi, invece, agivano con arroganza, come si credessero già Grandi Maghi, fatti e finiti, dando luogo a comportamenti incoscienti nonché pericolosi per sé stessi e per gli altri, per questo motivo dovevo al più presto testare la resistenza dell'Arena e dello scudo. Prima, però, avrei dovuto chiamare a raccolta, nonché convincere gli altri membri del consiglio, nonché avvertire anche Callisto, mi serviva uno stregone come lui per testare alcuni incantesimi di attacco e di difesa, ma l'idea di farmi aiutare da quell'elfo becero e scansafatiche non mi entusiasmava proprio. Decisi di passare prima dalla biblioteca, per vedere se le acque si fossero un po' calmate, oppure se sarebbe stato meglio avvicinarsi con cautela a quella testarda di una druida, magari con uno scudo difensivo ben piazzato, giusto per precauzione.

© IsA.

 
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