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Racconto parte V

Post n°1171 pubblicato il 31 Maggio 2014 da IsAbeAu13
 

Forza fai qualcosa sbrigati o la perderemo, idiota di uno stregone!”

Gridavo contro Callisto, ma in realtà ero terrorizzato, non usavo pensare se fosse morta, tutto quello che avevo fatto fin qui sarebbe stato vano, persino ritornare dal futuro non avrebbe avuto senso senza di lei.

Stupido cazzone! che sto seguendo alla lettera le indicazioni del monaco Imperius e Calcifer fa del suo meglio per assorbire il suo calore. Neanche io voglio che muoia, non prima di essere diventata mia moglie almeno..”

Tua moglie? Ti stai forse dimenticando con chi stai parlando? Io sono il padre di suo figlio e lei ha scelto me

Sarai anche padre, ma non sei il marito, anzi mi pare tu sia già sposato con una giovane, quanto estrosa donna, quindi a meno che tu non voglia sconfessare i dettami della tua religione, non puoi avere due mogli contemporaneamente. Poi chi ti dice che sceglierebbe te dopo tutto quello che le stai facendo passare?”

Era troppo, come si permette quel caprone di uno stregone? “Vuoi che ti disintegri la faccia? così che ti passi la voglia di parlare a sproposito, attento perché ora lei non è qui a fermarmi..

 Basta! Smettetela siete due idioti! Dobbiamo pensare a Isabeau, non alle vostre rivalità inespresse. Ora che l'avete spogliata immergetela in questa tinozza e poi chiamate qui Calcifer”.

Ma è sicuro metterla in una vasca di acqua gelata?”

Per ora è l'unico modo che abbiamo per mantenere il suo corpo ad una temperatura accettabile, soffrirà, ma devo trovare il modo da sola, questo male non l'avevo mai visto, dev'essere stato provocato da qualcosa di grosso”

E' stata colpa mia Padre, non ho saputo deviare un incantesimo potente”.

Non pensare ragazzo, ora fai ciò che devi”.

Mentre, aiutato da Callisto, immergevo Isabeau in quell'acqua gelida, mi dimenticai del braccio ustionato, il dolore che seguì fu talmente lancinante che, per poco, Isabeau non mi scivolò malamente dentro la vasca.

Stai attento -mezz'orecchie- vuoi che muoia congelata?”

Non risposi alla provocazione di Callisto, ma il braccio mi stava facendo impazzire, per fortuna la preoccupazione mi distraeva dal dolore.

Imperius rientrò nella stanza con un decotto di erbe, presumo per lei, scorse la mia ustione sotto la tunica e mi chiese spiegazioni, io la nascosi sotto la manica e cercai di minimizzare, perché non volevo dare alcuna soddisfazione a Callisto. Non volevo mi vedesse star male, avevo pur sempre il mio orgoglio da difendere.

Dovresti far curare quell'ustione, altrimenti ti rimarranno brutti segni e cicatrici, credimi ne so qualcosa” Si sporse e mi fece vedere i segni di grosse ustioni e squarci, poco sopra la spalla destra, orribili cicatrici rimarginate chissà come: “ è stato Smaug il drago della montagna,  è successo qualche anno fa', ero un po' più incosciente allora. Del pericolo non mi importava. Tu non vorrai che il tuo braccio si riduca come la mia spalla e la mia schiena vero? Non che mi dispiacerebbe saperti menomato, ma è davvero dolorosa l'ustione se non curata come si deve..”

Tagliai corto:“ Ci penserò. Ma adesso evoca Calcifer, lei è gelida, non credo ci rimanga molto tempo”.

Callisto, con grande bravura e concentrazione chiamò a se i suoi poteri ed evocò Calcifer, l'elementale di fuoco, nostro amico comune.

Nel buio del sonno avvertì l'elementale nella mia mente, vedevo vagamente la sua figura in mezzo a tutta quella luce azzurrina, davanti a me però oltre a Calcifer che mi chiamava e mi riscaldava, c'era anche un bellissimo paesaggio, una dolce musica, una grande pace, io stavo quasi per attraversare la soglia, quando vidi una figura venirmi incontro, sembrava proprio Vargas: “Devi tornare indietro, non è il tuo momento qui, hai ancora molto da fare sulla Terra, figlia di Adamo, il mio tempo è finito, ma tu devi vivere ancora. Ora va' .. Aa’ menealle nauva calen ar’ malta” mi disse in elfico prima di scomparire. Di nuovo.

 

Sentivo delle voci lontane, tornavano i suoni, i colori ed i contorni di una stanza.. Mi risvegliai molto lentamente, la prima persona che vidi fu Callisto, poi vidi il fidato Calcifer, infine Il mago, erano tutti visibilmente provati, ma sollevati. Solo in un secondo momento mi accorsi di essere praticamente nuda, in una tinozza di acqua tiepida, che ben poco spazio lasciava all'immaginazione: “Fuori! Fuori!... Maniaci, guardoni, pervertiti! Cosa volevate farmi in questa vasca eh? Giuro sugli Dei che stavolta vi uccido!”

Vargas fece per dirmi qualcosa, mentre lui e Callisto uscivano, in fretta e furia dalla stanza, Calcifer si era già “svaporizzato”.

Prima che potesse spiegarsi, Vargas venne centrato in piena faccia dalla prima cosa che mi trovai sotto mano in quel momento: una saponetta! (Mai sottovalutare una donna arrabbiata).

 Era stata una nottata difficile, ormai era quasi l'alba, erano trascorse già tre ore dall'incidente della vasca da bagno, maledizione dovrei stare più attento agli oggetti contundenti, probabilmente Isabeau partirà questa mattina, non appena Nak'ell si sarà svegliato.

E' strano pensare che parta e che io non possa seguirla, i miei doveri qui mi impongono di restare nell'Academia, sono un mago guardiano è questo il mio compito, ma non riesco a levarmi dalla mente un brutto presentimento.

Sono troppo stanco, sono  tre notti che non chiudo quasi occhio. Forse sto solo vaneggiando.

La ferita non andava migliorando, ma il dolore si attenuava, di questo dovevo ringraziare Imperius ed i suoi strani unguenti, peccato che questo suo intruglio sia disgustoso sulla pelle.

Come la mattina precedente, mi misi a passeggiare nel cortile maggiore.

Mi dava un senso di pace camminare nel silenzio del mattino, con i pensieri interrotti solo dal cinguettare degli uccelli. Quel cortile, fin dal primo momento che vi misi piede, fu sempre uno dei miei luoghi prediletti.

Ero ancora un bambino quando entrai per la prima volta nella scuola, ricordo l'impressione che mi fecero i giardini, i grandi archi e l'enorme e imponente statua del Dio. Mi intimoriva quell'enorme gigante di pietra con lo sguardo fisso su di me, una volta, ebbi persino paura che la statua mi pietrificasse con gli occhi. E' strano come tutto ora mi appaia razionale e perfettamente normale, quando da piccolo tutto mi sembrava enorme e minaccioso. Forse siamo noi stessi a creare la realtà e non è essa a creare noi? Forse la percezione non esiste esiste solo il pensiero dell'azione?

Decisi di sedermi su un muretto, mi sistemai in un lato appartato vicino al vecchio salice, a quell'ora tutto era deserto e tranquillo.

Avevo un disperato bisogno di dormire, chiusi gli occhi solo per un attimo e mi ritrovai in uno strano incubo, o forse dovrei dire visione? Tutto fu terrificante, ma confuso.

Mi ritrovai catapultato attraverso un sentiero boscoso, in lontananza osservai due figure a cavallo, coperte da un mantello: dalla corporatura esile e dagli abiti semplici, dovevano essere un bambino ed una giovane donna, ma non ne ero sicuro, non riuscivo a scorgersi con chiarezza, tutto era ammantato di nebbia.

Decisi di seguirli a distanza. Quel luogo aveva un aspetto sinistro, quel bosco sembrava malato, ovunque girassi lo sguardo vedevo rovi, intrichi di rami secchi, tronchi d'albero anneriti e divelti e, cosa ancor più singolare, non vidi nessun animale né udii nessun suono provenire dal sottobosco. Una terra morta, ferita, devastata, privata di ogni linfa vitale.

Perché mai due viandanti a cavallo si sarebbero avventurati in un luogo simile, per di più senza protezione?

La visione mutò rapidamente, mi ritrovai in riva ad un fiume nerastro, le due figure a cavallo non troppo lontane, cercarono invano di attraversare il fiume. Il cavallo non ne volle sapere, nitriva, indietreggiava, scalpitava, li avrebbe disarcionati se avessero insistito nel proposito di guadare il fiume. Potevo calmarlo, con i cavalli avevo una certa dimestichezza, almeno quanto bastava da convincere un animale riluttante e spaventato. Da cosa poi?Il fiume non era poi così veloce o profondo, ci doveva essere qualche altro motivo, il cavallo avvertiva ciò che non avvertivano gli umani.

Nel momento in cui mi avvicinai comparve una figura, dai contorni sfocati, ma potevo distinguere chiaramente il suo atteggiamento ben poco amichevole.

Questo essere, sempre circondato da una nube grigiastra, si avventò con tutta la propria ferocia sui due poveri viandanti, feci per attivare un “cerchio magico contro il male” ma qualcosa non funzionò, non successe nulla. I miei poteri: scomparsi.

Osservai inerme la donna il bambino ed il cavallo venir scaraventati in acqua per il violento impatto magico, vidi il bambino ed il cavallo portarsi faticosamente a riva, grazie a un punto in secca del fiume. Non scorgevo più la donna però, la cercai lungo la riva del fiume, se non potevo usare la magia, avrei comunque potuto evitare che annegasse. Di lei, però nessuna traccia. Era forse gia troppo tardi?

Sentii delle grida soffocate, vidi poco lontano l'essere malefico e grigiastro avventarsi su di lei,dopo averla estratta dalle acque, con una mano tentava di impedirle di chiamare aiuto e con l'altra la toccava con intenti ben poco nobili. Avrei voluto scaraventarlo lontano con una palla di fuoco ma non mi riusciva nessun incantesimo, nemmeno il più semplice, potevo sempre usare le mani però, volevo ucciderlo, una strana voglia assassina si stava impadronendo della mia mente, sentivo già il demone chiamarmi. Una tentazione troppo forse quella del sangue. All'improvviso, il sole, la luce del giorno. Avevo sognato. Per quanto tempo avevo dormito? Era stato solo un incubo o era un messaggio d'avvertimento? Qualunque cosa fosse non era buona.

Dovevo parlare ad Isabeau prima che partisse, dovevo metterla in guardia.Avevo la spiacevole sensazione che qualcosa di brutto stesse per abbattersi di nuovo su di noi.

© IsA

 
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