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racconto parte VI

Post n°1174 pubblicato il 21 Settembre 2014 da IsAbeAu13
 

 

Il sole era già alto quando giunsi, in sella ad Alatan, alla piccola baita di Barbara ed Aranji. Lì mi attendeva Nak'ell, aveva dormito lì quella notte, mentre Vargas e Callisto si occupavano di me.

Speravo che ora fosse più ben disposto a partire.

Nelle ultime ore avevo avuto tempo di pensare, oltre che di preparare le poche cose per il viaggio, volevo evitare di dare nell'occhio. Se fossimo stati attaccati da predoni o briganti, sarebbe stato impossibile trarsi d'impaccio da soli. Ero pur sempre solo una donna, con un bambino al seguito ed un cane. Era essenziale portare con noi il minimo indispensabile, avevo messo da parte provviste per circa tre giorni, avevo selezionato e controllato alcune armi, tra cui l'arco, il mio bastone ed il pugnale di Vargas, dal quale non mi separavo mai.

Naturalmente anche qualche soldo, per gli imprevisti. Non si sa mai.

Scorgevo già il viale ed il frutteto di Barbara, decisi di liberare dalle corde Gea, il mio cane intermittente, volevo che si sfogasse un po', prima del viaggio.

Mi vennero incontro, a passo sostenuto, Callisto e Nak'ell. Quest'ultimo correva con tutti i capelli scompigliati e con in mano uno strano arnese, dall'aspetto bitorzoluto e storto. Un bastone? Una bacchetta? Non ne aveva l'aria.

Buongiorno Signora delle Saponette. Come state stamane?” Mi salutò Callisto in tono volutamente scherzoso per prendersi gioco del mio lancio notturno..

L'hai sistemato per le feste il mago eh? Occorre mettere al loro posto certi guardoni. Pensa, oggi non si è ancora fatto vivo, eppure mi ha detto che sarebbe venuto, forse la ferita da “saponetta” al viso è più grave di quanto pensassi..” Rise.

Callisto, l'unica ferita che brucia a quel mago è nell'orgoglio, Toccagli tutto, ma non toccargli l'orgoglio; comunque sto molto meglio, grazie anche al tuo elementale Calcifer, è stato come sempre provvidenziale e..anche tu ovviamente”.

Non dovrei dirlo, ma non dovresti essere così dura nei confronti di Vargas, era molto preoccupato per te tesoro, come del resto lo eravamo tutti, e non credo nemmeno che mezz'orecchie stia poi così bene, visto quello che ha al braccio..”.

Il braccio? Che cosa avrebbe il suo braccio? Non ho notato nulla ieri”.

In quel momento mi raggiunse Nak'ell, che nel frattempo si era rotolato e azzuffato con Gea, evidentemente felice di vederlo, me lo aveva ricoperto di terra, fango e leccatine da tutte le parti. Inguardabili entrambi, figlio e cane. I capelli di Nak'ell ormai, così conciati ed impiastricciati, sarebbero stati sicuramente da tagliare.

Mi abbracciò e mi disse tutto d'un fiato: “Mamma, mamma. Guarda! so trovare l'acqua! Ti faccio vedere!” e si mise a girare intorno ad Alatan con quella specie di bacchetta o bastoncino in mano e con Gea che lo fiutava curiosa.

Oh ma che bravo, d'ora in poi allora sarai tu a trovare l'acqua per noi..proprio bravo! Sei pronto per partire? Hai salutato tutti?”

Si, si, sono prontissimo. Quando si parte?”

Che cambiamento repentino, ieri non ne voleva sapere e oggi non vede l'ora. Strano.

Callisto cosa gli hai detto per convincerlo?”

Ah, beh è un segreto, posso solo anticiparti che gli ho promesso che se fosse partito senza fare troppe storie, gli avrei fatto provare il mio arco Tamujin

Quindi si può dire che tu lo abbia illuso.”

Illuso? E perché mai? Quando sarà molto più grande sicuramente sarà in grado di usare il Tamujin, non ho mai detto che glielo avrei fatto usare ora”.

Nak'ell sa che c'è il trucco?”.

Lo capirà, ma sarete lontani allora. A proposito di viaggio, sei sicura di voler andare solo tu e il piccolo? Se tu me lo chiedessi sai che ti accompagnerei volentieri dovunque tesoro”.


Ti lascio solo per qualche ora e tu già cerchi di avvantaggiarti con Isabeau. Sei senza speranza”.

Stranamente non avevo percepito la sua presenza: “Vargas, siete venuto, ci tenevo a salutarvi e a scusarmi per l'incidente di ieri, non avrei dovuto colpirvi, è stato un gesto impulsivo, vi chiedo scusa, davvero sono mortificata”.

Non scusatevi, starò più attento, la prossima volta che sarò in una stanza solo con voi. Almeno avvertitemi prima di lanciare oggetti pericolosi, non vorrei ritrovarmi senza un occhio o peggio..”. Sorrise “Posso parlarvi un momento? In privato se possibile”.

Callisto sbuffò, roteando gli occhi al cielo: “Mi levo di mezzo, tranquillo.. vieni Nak'ell, fammi vedere come funziona la nuova bacchetta cerca-acqua, sono curioso, ci trovi solo l'acqua o anche qualcos'altro?”

La guardai, aveva un aspetto sicuramente migliore di qualche ora prima, ma sembrava non avesse dormito molto: “Sono felice di vedere vi siete rimessa in forze, ci avete fatto ammattire tutti ieri. Ho sentito da Callisto che volete viaggiare sola, lo dico contro il mio stesso interesse, ma lo stregone non ha tutti i torti nel volervi accompagnare ed io credo sia una cosa saggia.

Lo farei io stesso se potessi”.

Non ho bisogno di nessun aiuto, so badare a me stessa ed al mio bambino, l'ho sempre fatto d'altronde: “Da quando vi preoccupate tanto? E soprattutto da quando accettate di buon grado che io e Callisto trascorriamo del tempo insieme? So che voi lo disprezzate, non potete negarlo, non siate geloso, nessuno può prendere il vostro posto. Anche se Callisto è un buon partito tutto sommato..” Dicendo questo gli toccai il braccio sinistro in un gesto affettuoso di scherno.

Per poco non gli sfuggi un'imprecazione scostando il braccio dalla mia stretta. Lo vidi contrarsi dal dolore, ma non fiatò.

Cosa avete al braccio? Fatemi vedere” Feci per sollevargli la manica ma mi scostò bruscamente.

Non è niente, lasciate stare, Padre Imperius dice che passerà”.

Non lo lasciai in pace finché non si lasciò esaminare il braccio. Quando lo vidi per poco non mi scappò un grido. Era orribile. Bolle, pustole e, cosa ben peggiore del lato estetico, un principio di infezione su gran parte dell'avambraccio, dalla mano al gomito.

Quando si era procurato una ferita simile? Forse nel pomeriggio precedente quando tentò di deviare l'energia del cristallo, per rimediare al mio pasticcio. Dovevo curarlo.

Non siate ostinato. Posso aiutarvi se me lo permetterete, è il mio mestiere ed è una delle poche cose che so fare bene”.

Passerà da solo ve l'ho detto e poi voi dovete mettervi in viaggio no? Ero venuto sin qui solo per avvisarvi, non per farmi curare questa stupida bruciatura”.

Avvisarmi? E di cosa? Ora venite, non fate storie. Lo costrinsi quasi a seguirmi.

Vediamo se Baby ha qualcosa per queste ferite. Poi questa medicazione è orribile, va rifatta assolutamente, ma chi diavolo vi ha fasciato così malamente il braccio?” Lui non rispose e abbassò lo sguardo. Si era medicato da solo, con pessimi risultati. Sciocco mago testardo.

Su venite risolviamo questa faccenda della ferita, così mi potrete anche dire ciò per cui siete venuto”.

Barbara e Aranji furono, come sempre molto ospitali e gentili, pur essendo persone umili e non molto agiate, erano generose ed aperte con chiunque bussasse alla loro porta.

Barbara poi era una mia cara amica di vecchia data, fu lei il primo tramite tra me e Vargas, mi ritraeva nei quadri che poi lui acquistava. Da lì nacque tutto più o meno 10 anni addietro.

Ci concessero di usare la stanza da letto di Gaia, la figlia di Barbara e amica di Nak'ell, i due bambini nacquero nello stesso giorno, per questo motivo sia io che barbara avevamo deciso di farli crescere insieme.

La stanza non era molto grande, ma sufficientemente illuminata per permettermi di muovermi e vedere agevolmente. Avrei medicato Vargas, ma prima avrei dovuto levare la pelle ormai ustionata, sarebbe stata un'operazione dolorosa e non avevo nessun calmante con me. Sarebbe stato difficile.

Ero nervoso, dalla sera prima non avevo fatto altro che pensare a lei, ero anche preoccupato, per via della visione. Non ero tranquillo. Stare in quella stanzetta solo con lei mi inquietava ben di più delle visioni. La sua vicinanza era ancora capace di confondermi dopo tutti questi anni.


Ero nervosa, era passato molto tempo da quando non stavamo soli in una stanza. Adesso eravamo lì seduti su un letto, molto vicini. Lui a torso nudo ed io con il tremore alle mani. Dovevo fare in fretta e non pensarci. E' solo lavoro, normale amministrazione, e lui è solo un uomo, quanti uomini avevo già medicato e curato nello stesso modo? Questo non era diverso.

Con voce il più ferma possibile dissi prima di iniziare: “Siate paziente, farò il possibile ma, devo avvertirvi, sarà doloroso. Gridate se dovete”.

Questa sì che non ci voleva, stare in queste condizioni ad un palmo da lei, in una stanza da letto, tutto mette a dura prova il mio autocontrollo. Il dolore era abbastanza forte, sembrava di essere spellati vivi. Non so se fosse più dolorosa la medicazione sul braccio o la vicinanza del suo viso e delle sue mani al mio corpo. Per distrarmi fissavo un punto tarlato sul pavimento, ma non stava funzionando.

Ahi.. Dannazione donna!”

Scusatemi, ho quasi finito. Siete stato bravo. Mi raccomando non togliete le bende prima di due giorni e non esponete il braccio né al sole né all'acqua. Per il resto ricordatevi di prendere questa pozione, eviterà che il braccio si infetti e vada in cancrena, di solito si usa per le ferite dal fuoco, non le ustioni da folgore, ma credo che possa andare bene. Darò istruzioni a Imperius così che vi possa medicare quando io non sarò più qui per farlo”.

Mi venne ad un tratto nostalgia, pensai che non l'avrei più rivisto tanto presto, non sapevo per quanto tempo sarei stata lontana, Settimane? Forse mesi? Mi sarebbe mancata sicuramente l'Academia, così rassicurante e protetta, con i suoi ritmi, le sue lezioni, la sua biblioteca. Inutile negarlo, mi sarebbe mancato l'Arcimago, il mio maestro, non lo avevo ancora perdonato, ma mi sarebbe comunque mancato.

Ecco fatto. Una Medicazione perfetta.” Gli sorrisi, riposi gli attrezzi nella mia sacca, feci per alzarmi dal giaciglio di Gaia, dove eravamo entrambi seduti, lui mi bloccò con una mano, mi fissò con uno sguardo che non saprei dire se triste, determinato o addolorato: “Grazie.” disse a mezza voce, mi tirò a sé baciandomi sulla bocca.

Fu un bacio fugace, non casto, ma neanche troppo passionale, qualcosa che mi parve insieme dolce e amaro. Aveva tutta l'aria di essere un bacio di commiato e nulla di più. O c'era dell'altro?

Mi scostai prima che potesse sentire quanto emotivamente mi avesse scombussolato quel contatto inaspettato. Lo sentivo vicino. Troppo vicino.

Non volevo rievocare qualcosa che avevo faticato tanto a nascondere. Strascichi di quel sentimento dopotutto erano ancora in me, non ero pronta a seppellire il cuore. Anche avrei dovuto farlo, a tutti gli effetti ero una vedova. Mi sentivo così sola e dispersa., mi sarei lasciata volentieri tutto da parte, pur di avere di nuovo un attimo di felicità. Quell'attimo di felicità. Ma non era il momento di farsi prendere dalla nostalgia. Oltretutto con un uomo sposato ed è persino un Arcimago. Sarebbe stato uno sbaglio imperdonabile. Dovevo andarmene e, prima l'avrei fatto, meglio sarebbe stato per tutti.

Cercai di recuperare quel poco di autocontrollo che mi era rimasto: “Voi non mi dovete ringraziare, lo sapete, l'avrei fatto per chiunque altro ne avesse avuto bisogno”. Abbassai lo sguardo, armeggiando con qualcosa nella sacca.

Cerca di negare l'evidenza “Anche il bacio lo avreste concesso a chiunque? Devo forse pensare che dispensiate simili cure a tutti i bisognosi?”

Era troppo. Non avrei saputo rispondere senza rovinare quel momento, così corsi fuori dalla stanza, l'aria mi era diventata di colpo irrespirabile.

Lei fugge da me, ammettere di provare qualsiasi sentimento le è troppo doloroso. Lo comprendevo bene, e come biasimarla? Forse era meglio così. Anche io, in fondo, non avrei potuto, in questo tempo e in questo luogo, per chi sono e per chi sono stato, dare libero sfogo ai sentimenti.

Tutto era diventato così maledettamente complicato.

© IsAbeAu13

 

 
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