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UNA GATTINA SELVAGGIA

Post n°77 pubblicato il 29 Settembre 2014 da rozappa

Erano i primi anni 70 (credo fosse il 1971) e avevo una gattina che mia mamma aveva ricevuto in dono dalla Mariolina.

Era già grandicella ed era un po' selvaggia, probabilmente era stata picchiata e non voleva farsi toccare.

Era davvero una gattina ombrosa, quando ti avvicinavi, scodinzolava, tirava indietro le orecchie, faceva gli occhi grandi grandi (vitrei) e se insistevi inziava a soffiare e poi scappava. Aveva il pelo lucido, morbido e gli occhi verde scuro.

Crescendo non era cambiata poi tanto...di carezze non voleva proprio saperne, anche se si lasciava avvicinare e aveva imparato a fidarsi di tutti noi.

La Lola (così l'avevamo chiamata) era una gatta davvero abile nella caccia e nell'autodifesa.

Per prendere le rondini al volo si metteva dientro l'angolo dell'ultima casa della via, in un punto dove il gioco delle correnti faceva stazionare gli insetti a circa 2 mt da terra e, non so come spiegarlo, ma lei le sentiva arrivare...non sbirciava, stava un buon metro dietro l'angolo, poi...quando arriva il gruppetto di rondini, faceva un balzo e ne riusciva a colpire almeno una.

E così portava a casa uccelli e topi (più raramente lucertole o qualcosa di diverso)...certamente era un segno di riconoscimento perché noi procuravamo il cibo a lei e lei voleva contraccambiare e, lasciava sullo zerbino il "suo bottino" e poi non lo guadava più...erano proprio un regalo per noi.

Durante la tarda primavera amava schiacciare un pisolino sul davanzale della finestra che dava sul "borghetto" e che distava da terra 140/150cm...qualche volta passava di là un bel pastore tedesco che, vedendo la Lola, si infuriava e abbaiava ferocemente. Inizialmente lei si spaventava e drizzava il pelo, soffiando minacciosa, poi col tempo, aveva capito di essere fuori portata e allora se ne stava lì distesa tranquilla e la cosa faceva infuriare ancora di più il cane. Finché un giorno forse stanca di tutto quell'abbaiare si era alzata indolente e, con uno scatto felino, si era lanciata sul muso del cane, le unghie sguainate e con un balzo era poi tornata sul davanzale, senza però dimenticare di lasciargli ferite sanguinanti sul naso. Il cane che era fuggito guaendo di dolore. Neanche a dirlo, il pastore tedesco, ripassando successivamente per quella strada aveva continuato ad abbaiare (nemmeno più di tanto, per la verità), ma restando a distanza di sicurezza dalla mia terribile gattina.

La svolta nei nostri rapporti interpersonali ci fu stata quando la Lola rimase gravida.

Le avevamo preparato una cesta (di quelle grandi Natalizie), l'avevamo imbottita con vecchi maglioni e l'avevamo portata in bagno, in modo che potesse stare comoda e non portasse i gattini in giro chissà dove (era la prima volta che partoriva e non potevamo sapere quali sarebbero state le sue abitudini).

Ricordo che era un sabato (meglio dire una domenica mattina), rientrai tardi...saranno state le 2/2.30 di notte e la gatta era alle prese con le doglie. Entrai in bagno e chiusi la porta dietro di me per non farla uscire (ma lei non aveva nessuna voglia di uscire, anzi) iniziò a strofinarsi sulle mie gambe miagolando. Facendo molta attenzione, conoscendo il caratterino della Lola, inizia ad accarezzarla e, non solo si lasciò accarezzare sulla schiena e sulla testa, ma si girò per farsi accarezzare anche sulla pancia (ovvio...era il punto dove sentiva dolore) e così, rimasi con lei finchè, uno alla volta, tre micetti vennero alla luce. Il parto terminò verso le 4 e la gattina, evidentemente orgogliosa, continuava a portarmi i micetti e io a rimetterli nella cesta. E così ero riuscito, in un colpo solo, ad accarezzare la Lola e a farmi fare le fusa da lei...fantastico !

Da quel giorno i nostri rapporti cambiarono  Non che improvvisamente si lasciasse accarezzare, questo no, diciamo che lei iniziò a capire il mio umore:

Quanto ero felice, allegro o sereno, continuava a non farsi avvicinare esattamente come prima, ma...ma quando ero triste...lei veniva a cercarmi, si accoccolava vicino a me, iniziava a far le fusa e si lasciava accarezzare...e sì che ne ho avuti di momenti tristi in quegli anni 70.

Ricordo un'altra volta che aveva partorito, ma i gattini erano nati morti e così lei era rimasta con la monta del latte senza poter svuotare le mammelle. Casualmente, proprio in quei giorni io e mio fratello avevamo trovato due leprotti abbandonati dalla madre (o probabilmente la madre era rimasta vittima di un cacciatore) e li avevamo portati a casa. Beh, non ci crederete, la Lola allattò e allevò i due leprotti ed cercò di "educarli" come due gattini...era davvero uno spasso quando, durante lo svezzamento, li chiamava per farli mangiare nella ciotola del cibo e, quando vedeva che loro non venivano li andava a prendere per la collottola e li portava a mangiare. Devo dire che talvolta li guardava un po' stupita, forse perché non rispondevano, con un miagolio, ai suoi richiami

Nel frattempo i tre gattini del primo parto si erano fatti grandi...due femmine (Bella e Tiglia) e un maschio (Lolo)...mia mamma non aveva poi molta fantasia per i nomi...

Una delle femmine (la Bella) partorì un gattino proprio nello stesso periodo che la Lola partorì nuovamente, ma anche questa volta il suo micio morì subito dopo il parto. Fatalità volle che la Bella rimase ferita, investita dall'autobus. La portammo a casa ma ci vollero almeno due settimane prima che si riprendesse, nel frattempo la Lola si occupò del gattino e quando la Bella recuperò le forze ci fu un periodo di forte imbarazzo fra le due gatte per le cure del piccolo, finché trovarono il compromesso giusto e si occuparono tutte e due di lui...dormivano tutte e tre assieme (ovviamente l'unica che aveva latte era la Lola) e, per la prima volta vidi un gatto con due mamme

La Lola, col passare degli anni, si era ormai abituata più alla mia assenza che alla mia presenza...a parte i mesi estivi dove non mi vedeva per un lungo periodo, quando andavo all'università restavo fuori dal lunedì al venerdì, poi partii per il periodo di militare e praticamente non tornai più a casa. Mi sposai e andavo a trovare i miei una volta ogni due mesi e restavo per il fine settimana, perciò quel rapporto speciale che avevamo, poco per volta si affievolì (difficilmente ero triste in quei pochissimi giorni che la vedevo e così niente fusa e niente coccole fra me e la mia micetta).

Poi nel 1986, una volta che andai alla Prè, mia mamma mi disse:

- la Lola non è riuscita a partorire, ormai i gattini sono morti e lei sta morendo, sono giorni che non mangia e non beve, mi aspetto di trovarla morta ogni mattina quando mi alzo, ma lei è sempre lì, sempre così, che respira a fatica con la bocca aperta -

la trovai in una cesta, sul pavimento...allora non si pensava di sterilizzare le gatte e la Lola avrebbe dovuto essere sterilizzata già da anni, perché, al parte quella prima volta, aveva avuto sempre avuto problemi a partorire.

Così, mi avvicinai alla mia gattina (ormai da tempo adulta) e la accarezzai con attenzione e dolcezza, per non disturbarla troppo (mia mamma pensava fosse ormai in coma) e, non ci crederete, nonostante il suo stato, nonostante il dolore che certamente provava, lei iniziò a fare le fusa...sapeva che ero io e, forse...mi aveva aspettato...per morire fra le mie mani...smise di far le fusa solo quando cessò di respirare

Se ne andò così la mia Lola, con un ultimo gesto d'amore, come a voler rincuorare la mia tristezza di quel momento

ed ora è il ricordo di un'amicizia che comunque scalda ancora il mio cuore, nonstante i tanti anni trascorsi

 

 
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