Creato da cielostellepianeti il 26/07/2012
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Fiori di Loto...

Post n°446 pubblicato il 18 Agosto 2019 da cielostellepianeti

Gli incanti dei tre laghi di Mantova sono molteplici, con la sua fauna selvatica volante, cicogne,folaghe, poiane, gallinelle e la varietà della flora, ibiscus palustris, passiflora e tante specie di pesci.
Le vere meraviglie dei laghi sono i "caplas", ossia i fiori di loto, importati e ambientati nel lago nei primi ‘900 dal Giappone.
Formano sull'acqua delle macchie verdi molto ampie al centro del lago fra la proda di Belfiore e il canale proveniente dal santuario delle Grazie, fino all'imbocco del Mincio. Producono foglie tonde larghe anche fino a un metro, emergenti fittissime dall'acqua su steli robusti dando l'impressione di un mare verde agitato dalle onde. Fioriscono d'estate, producendo fiori dal colore rosso-violetto molto intenso, la cui forma ricorda quella dei tulipani chiusi, molto più grandi. La vera meraviglia è quando i fiori si aprono mostrando corolle color rosa tenero, che sfuma verso al bianco al momento della sfioritura. Emanano un inebriante profumo muschiato  rendendo credibile il passo dell'odissea dove  dice che mangiare il fiore di loto faccia smarrire la ragione.

 
 
 

Piccola storia zen...

Post n°444 pubblicato il 14 Agosto 2019 da cielostellepianeti
Foto di cielostellepianeti

Nelle mani del destino...

Un grande guerriero giapponese alla testa di un esercito di numero molto inferiore a quello del nemico, decise di attaccarlo nonostante i suoi soldati fossero dubbiosi.
Si fermò durante la marcia davanti a un tempio scintoista e dopo aver visitato il tempio disse ai suoi uomini: "butterò una moneta e se viene testa vinceremo, se viene croce perderemo. Siamo nelle mani del destino". Pregò in silenzio, poi gettò la moneta e venne "testa".
I suoi soldati fiduciosi si buttarono in battaglia e vinsero senza difficoltà.
"Nessuno può cambiare il destino", disse uno dei suoi soldati. "No, davvero" rispose il grande guerriero capo, mostrandogli una moneta con la testa su entrambe le facce.




 

 
 
 

Le nostre vecchie lire

Post n°443 pubblicato il 10 Agosto 2019 da cielostellepianeti

Fra le tante cose che conservo ci sono anche i centesimi di unità monetaria ormai disusati dagli ultimi anni della guerra, quando la lira ha iniziato a percorrere la strada della diminuzione del potere d'acquisto. Centesimi e lire residuati d'un tempo passato, ma non tanto remoto, se ancora posso, con la loro presenza, richiamarlo e trattenerlo nella memoria.
Con quelli, la nonna raccontava, comprava gli anicini di liquerizia che costavano un centesimo ciascuno, allora chiamato "palanchin", una microscopica moneta di rame, analoga all'odierno centesimo dell'euro, con l'effige del re Vittorio Emanuele III. Tra i centesimi ci trovo anche qualche "palanca", ovvero il cinque centesimi, insieme a un paio di "palancòn"da dieci centesimi un poco più grande, che in effige porta al rovescio un'ape.
Con il venti centesimi in nichel, detto il "vintin", nonna ci comprava dall'ortolano il "papasin", fatto con la farina di castagne.
Sempre al tempo di nonna c'era anche una lira pur'essa di nichel, e quella da due lire, che recava in effige sul verso la faccia di Camillo Benso conte di Cavour, uno degli artefici del Regno d'Italia, chiamato per questo "Cavurrino" detto in dialetto "Caurin", perché i mantovani sono assolutamente refrattari al pronunciamento della consonante V.
Ricordo ancora il mio stupore quando mi mostrò le dieci lire di carta, di colore blu e bianco e le cento lire, pure di carta, di colore ocraceo. Infine le mille lire color marrone e giallo con un bollo rosso, di una dimensione enorme, tanto che, scherzosamente o no, erano chiamate "linsoi" (lenzuola).
Della regina della zecca, la moneta da cento lire coniata in oro, conservo solo la fugace visione (ma solo quella purtroppo), quando la scorsi nel cassetto dell'atavico comò, tra le pieghe dei lenzuoli odorosi di lavanda. C'era impressa l'effige del re con l'elmo in testa, espressione della sua vocazione guerriera, causa di tanti guai.
C'erano ancora altre monete delle quali ho solamente sentito parlare, merce ormai da collezionismo, per esempio, le monete da venti lire coniate in oro, sempre con la testa del re, chiamate in dialetto "mareng", per assimilazione con il marengo francese (una moneta d'oro da venti franchi).

 

 
 
 

La prima Camminata nello Spazio

Post n°441 pubblicato il 09 Agosto 2019 da cielostellepianeti
Foto di cielostellepianeti

Il 18 marzo del 1965 era il giorno in cui il cosmonauta trentenne Alexey Leonov si trovava fuori dal mondo, ed è stato un giorno che per lui poteva significare fare la storia o sfidare la morte.
Leonov e il capo missione Pavel Belyayev erano partiti per lo spazio a bordo della navicella sovietica Voskhod 2. Altre squadre, russe e americane avevano già orbitato intorno alla Terra, per cui la Voskhod 2 doveva avventurarsi verso confini spaziali più avanti, con inclusa "camminata" nello spazio, o EVA (attività extra-veicolare).
A circa 90 minuti dal decollo, Leonov si è portato verso la camera di decompressione, ha legato un cavo da 5,35 metri intorno al torace, ha aperto il portellone e si è avventurato nell'ignoto spazio con la sola protezione della tuta.
Era la prima volta che un essere umano lasciava la sicurezza di una navicella spaziale per galleggiare in orbita senza appigli. Una cinepresa che aveva azionato uscendo, ha catturato lo straordinario momento.
"Ho sentito Pasha che mi diceva: È ora di tornare dentro". Ma tornare su Voskhod 2 non sarebbe stato così semplice. La sua tuta gonfia si era irrigidita durante i 12 minuti di passeggiata spaziale ed era troppo larga e rigida per rientrare dal portello.
Che fare? Leonov decise di sgonfiare la tuta aprendo la valvola dell'ossigeno. Per fortuna è riuscito a strizzarsi dentro il modulo prima di finire l'aria e prima che il colpo di calore e la nausea da decompressione lo sopraffacessero
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La Terra vista da Carl Sagan

Post n°440 pubblicato il 03 Agosto 2019 da cielostellepianeti

Carl Sagan (1934 - 1996), divulgatore scientifico e autore di fantascienza, è stato uno dei più famosi astronomi, astrofisici e astrochimici del XX secolo.

" La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica. Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria ed il trionfo, potessero diventare i signori momentanei di una frazione di un punto. Pensate alle crudeltà senza fine impartite dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti i loro malintesi, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto ferventi i loro odii. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l'illusione che abbiamo una qualche posizione privilegiata nell'Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c'è nessuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi.
La Terra è l'unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c'è nessun altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Abitare, non ancora.
Che vi piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l'astronomia è un'esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c'è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l'uno dell'altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l'unica casa che abbiamo mai conosciuto." (daPale Blue Dot)

 

 
 
 
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