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Post n°161 pubblicato il 16 Febbraio 2021 da umbredemuri

Stavo scrivendo un bel post, tutto pieno di anacronismi linfatici e ipertensioni dispotiche, quando 'suddenly' (come disse Lennon in yesterday), in una proiezione esoterica, mi è apparsa la mia odontotecnica in camice panna e collant nere. Il mio post è fuggito in Alabama senza 'por tempo in mezzo' ('subito' per i progressisti della lingua), non mi ha dato modo di prendere appunti, così non ho memoria di quanto volessi condividere, so per certo che si trattava di un bel post, quello che ciascuno sogna di scrivere almeno dodici volte in una notte per combattere l'insonnia, quello che fa dire a chi lo legge "uhh che bel post!" come si trattasse di un massaggio tantrico esclusivo e tenace.
Questo mi riporta all'improvvisa immagine suddetta, la mia odontaroba in realtà è un masculo, credo persino da sempre, barba nera, occhiali miopici e voce baritonale un po' strascicata per via di una vecchia paresi sinistra (nel senso della sua posizione).
Cerco la connessione ancestrale tra le due cose, la perdità del post e le collant, mi aspetta un lavoro spossante, ma innegabilmente ricco di simbiotiche esperienze fraudiane o kafkiane (dipende dall'angolo di rifrazione dell'anima). Perciò non credo che scriverò questo post.

 
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Post n°160 pubblicato il 23 Novembre 2020 da umbredemuri

Quand'anche fosse e mi trovassi d'accordo, dovrei esimermi. Il che, detto fra me e me ed un concerto tribale, è tutto dire. Per esimersi occorre esser presente. E come può da esserlo chi sa di non esserlo? Ecco, è successo ancora, dov'ero rimasto? Ah sì, il concerto! Decisi di concerto col mio subconscio di affittare qualche neurone di fiera (inteso come mercato) per compendiare le mancanze palesemente insufficienti e maledettamente procaci (chi non ne conosce è invitato gentilmente a cambiare pianeta). Il risultato fu insperato, purtroppo non lo rammento. Non me ne voglia colui che detesta il sillogismo la fonduta e l'euristica in quest'ordine, ma l'importanza della comunicazione prescinde ineluttabilmente dalle fallacie di qualsivoglia ragionamento. Felice di aver chiarito, mi defilo. 

 
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Post n°159 pubblicato il 17 Settembre 2020 da umbredemuri

Fronzoli precipui, stille filosofali, corolle autarchiche e frulli d'ali.
Due grani di sale e un cucchiaino d'olio.
Ti siedi all'ombra e massaggi le braccia con la pozione.
Se compaiono eritemi non prendertela con me.

 
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Post n°158 pubblicato il 14 Settembre 2020 da umbredemuri

In fondo mi piaccio così come sono e mi piaccio un bel po'.
Così riflettevo compiaciuto mentre salivo con cautela e pochi altri sulla scala di ferro.
Giunto al gradino indicato come l'ultimo privo di pericoli, ho preso fiato con circospezione ed un pizzico di intraprendenza. Alla mia età il senso del pericolo mi supplicava di scendere, ma quando mi sarebbe capitata ancora una magnifica escursione?
Nel tentare il passo successivo una delle ciabatte ha trovato il modo di liberarsi della mia fastidiosa presenza, il freddo del piolo mi ha fatto rabbrividire quanto basta, le oscillazioni della scala hanno fatto sciogliere la cintura dell'accappatoio, un gesto maldestro ha liberato anche gli occhiali. Ero orgoglioso di me!
7 metri di dislivello su un piancito indignato per la mia presenza, sono una prova di tutto rispetto. Senza occhiali purtroppo l'ascesa era divenuta completamente inutile, una debole brezza giocava con una pioggerellina sfiziosa. Avrei voluto urlare il coraggio che mi possedeva, ma non trovai le parole adatte. Lentamente ogni cosa cadeva dalla scala compassatamente come le foglie in autunno, il pennello, il barattolo del bianco, il telefono, un rotolo di carta, l'altra ciabatta, qualche moderata imprecazione.
Uno spettacolo.
Avevo numerose possibilità: gettarmi con enfasi sulle rose, planare dispiegando l'accappatoio quasi zuppo, zompare sulla rete elettrica.
Scelsi di scendere come un esperto funambolo: piedi e mani ai lati della scala e poi giù con il beneficio della gravità. L'unica a collaborare fu la gravità, alla quale devo grande riconoscenza. Le escoriazioni a mani e piedi erano dovute e sarebbero state simbolo di grande intraprendenza. Fortuna volle che, per volontà del fato, la stessa si aprisse per baciare il terreno con premurosa intensità. Ciò che più mi disturbò fu il fragore del metallo insensibile alla pace del luogo. Così steso acciaccato e umiliato, guardai il bordo che avrei dovuto dipingere, mi accorsi che avrei dovuto portar su il verde.
Gli eventi mi hanno evitato un lavoro inutile.

 
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Post n°157 pubblicato il 16 Dicembre 2019 da umbredemuri

Mi guardo sparire. 
Una leggera soffiata di naso tanto per avere un po' di compagnia, perchè sparire si sa è operazione da compiersi in solitudo.
Eppoi mi convinco ad iniziare la procedura, depongo una grande tristezza ai piedi e osservo le fatidiche conseguenze agire.
Se ne vanno le caviglie avvolte nella nebbia invernale mentre il freddo intorpidisce via via tutto ciò che trova salendo. Le ginocchia sono andate, le braccia annaspano. Il respiro si fa affannoso, rivedo tante cose, poche sono importanti, l'ultima immagine sono i tuoi occhi che non mi cercano più e lì giunge l'ultimo sospiro, poi

zot

 
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