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Post n°155 pubblicato il 28 Ottobre 2019 da umbredemuri

Tornavo a casa con lo spirito di chi torna a casa, anche perchè non ne conosco altro, sereno e pacato. Come diceva mio padre mangiando l'anguria "nutre e diverte e lascia come trova" Ricordo anche uno zio per parte di mia madre sostenere che mangiare l'anguria fosse come "tornare a casa come se niente fosse". Così con il placido consenso di tutta la cerchia mi dirigevo a casa. Procedevo a piedi e pioveva fitto; a piedi perchè il mio GS Vespa 125 di un bel grigio sfiducia aveva cessato ogni rumore ed essendo in leggera salita l'avevo abbandonato con sussiego e un pizzico di rancore a lato. Sappiamo tutti quanto un moto-vespista, anche in pieno inverno, sia capace di lasciare su una seggiola in ingresso la mantellina e l'imbarazzo che gli può creare portare seco un ombrello. Così la pioggia fitta era l'unica compagna in quei 3km deserti come una lezione di dislessia anoressica recitata in trimetro giambico.
Qualcuno sostiene che occorre positivismo, non avendo altro da fare decisi di fischiettare un vecchio brano dei procolarum, così vecchio che nemmeno lo rammentavo più, il mio sconforto si tramutò in tragedia quando mi ricordai che non  sapevo fischiettare.
Per mia fortuna la pioggia in quanto evento ambiantale non tiene conto delle emozioni umane così si limitava ad esser fitta senza infierire oltre.
Dovevo ammazzare il tempo, iniziai a pensare in quanti modi si può cucinare un pecari, come tritare le albicocche, quanto sale occorre per un trito di calendula, come si cura salicite apatica, mi facevo delle domande alle quali facevo finta di non rispondere imbarazzato, poi decisi che gli occhiali pur antigraffio antipolvere antiriflesso ormai fossero anche in antitesi con la pioggia, li levai.
Non vedendo più un accidente, tutto mi sembro più bello, per la verità molto umdo, ma bello, luminoso e scintillante la poca luce dei lampioni diventava romantica rifrangendosi nelle gocce con simpatia. Avrei potuto anche comporre qualche brano straordinaruamente poetico, proprio mentre mi accingevo a cavalcare questa parte inespressa della mia natura virgola inciampai.
Tastai con prudenza, rimisi gli occhiali utili come un pomodoro quando devi incerare il pavimento e realizzai dopo considerevoli sforzi che si trattava di uno zainetto, il mio zainetto, ne fui certo quando vidi il parabrezza del mio GS riconoscibile per la coreografica venatura trasversale.
Forse avrei dovuto fare un inventario prima di muovermi.

 
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