Creato da middlemarch_g il 24/01/2008
'Fallisci meglio' è il mio secondo nome
 

Messaggi di Novembre 2009

Creature indiscutibilmente superiori. Ai limiti del mito.

Post n°597 pubblicato il 24 Novembre 2009 da middlemarch_g
 

E adesso ditemi: nell'intero regno animale quale altra creatura esiste che, sebbene in condizioni di indiscutibile inferiorità per dimensioni, forza e potenza, se ne sbatte a suo rischio e pericolo senz'altro vantaggio immediato che non sia il sublime gusto di sfracassare i maroni?

Per quello adoro i gatti, io. Perché sono buoni tutti a incutere larvato timore, anche a distanza di sicurezza, nascendo tigre del bengala, coccobello delle Everglades, o al limite anche umano, purché dotato di arma letale.

Ma dimostratela voi, se ce la fate, questa stessa imperiale, sublime sfrontatezza avendo a disposizione solo un paio di vibrisse.

 
 
 

Quello che gli scienziati non dicono

Post n°596 pubblicato il 18 Novembre 2009 da middlemarch_g
 

Guardate qui. E’ un assunto interessante: facciamo sesso quasi per caso. Così, come se fosse una condizione incidentale, o una delle infinite manipolazioni possibili messe in atto da una natura con le idee confuse. Me la immagino benissimo, la Piccola Demiurga Fiammiferaia preposta all’evoluzione della specie, che nella notte dei tempi, quando tutto intorno a lei è ancora immerso nel brodo primordiale – a malapena la luce separata dalle tenebre e le acque dalle terre emerse – che siede pensosa davanti al fuoco e si chiede: come garantisco la continuità della vita? Cosa potrei inventarmi per assicurare la sopravvivenza di tutte quelle creature che al momento sono solo amebe in un’enorme zuppa calda, ma che da qui a qualche milione di anni svilupperanno una moltitudine di forme viventi popolando la terra?

E così, di riffa e di raffa, magari distratta da altri pensieri privatissimi e assillanti – perché va detto: si può ben essere Demiurga e avere i cazzi propri nella vita – le è venuto in mente questo stratagemma. Il sesso. Massì. Facciamoli scopare, che almeno moltiplicano le possibilità di incrocio genetico e al tempo stesso si allietano in serena letizia e non mi rompono i coglioni. Perché insomma trovamene uno che abbia il coraggio di venire a reclamare sulla procedura.

Vabbè, non è la cosa peggiore che mi sia capitato di sentire in vita mia, lo ammetto. Però non è bella. Innanzi tutto perché fa discendere un effetto da una causa in modo del tutto arbitrario. Ma dove stava scritto che il patrimonio genetico dovesse moltiplicarsi all’interno di questi parametri? L’obiettivo è ottenere quel tipo di rimescolamento, no? E allora per attuarlo si poteva ricorrere a cinquemila modi diversi. Il piacere non era necessariamente implicato. Mangiare per disperazione della roba schifosa perché è l’unica che hai e non vuoi morire di fame non è un’esperienza piacevole, eppure ciascuno di noi lo fa se vuole sopravvivere in condizioni drammatiche. Perfino fare la pipì, per restare nel campo delle esperienze meno estreme, francamente non si trascina dietro un portato di libidine particolare, ma lo facciamo tutti, necessariamente, e soffriamo parecchio se qualcosa ce lo impedisce, in altre parole è un input fisiologico obbligato che non puoi bypassare in alcun modo. Se lo scopo del gioco fosse solo rendere obbligato l’incrocio cromosomico, l’atto sessuale avrebbe potuto essere impostato su un vincolo biologico di questo tipo. Che francamente avrebbe reso la nostra vita senza dubbio più noiosa – ai limiti della pura insensatezza, se proprio vogliamo dirla tutta – ma certamente più semplice e forse più proficua in termini di sopravvivenza, specie se rifletti su quanta gente muore per cose che in qualche modo hanno a che fare col sesso. In specialissima misura se lo pratichi con qualcuno che non sia quello che decide di massacrarti. Per un sacco di specie viventi che pure ricorrono alla riproduzione sessuata, mi risulta infatti che sia una cosetta di ordinaria amministrazione del tutto sconnessa da qualsiasi particolare coinvolgimento. Lo fai perché la vita ti dice di farlo. Punto. Anche tra i merluzzi si pratica il sesso senza per questo ricorrere al Canzoniere petrarchesco per motivarsi. E guardate che dal mio punto di vista ne avrebbero un gran bisogno perché la riproduzione del merluzzo è una robetta impegnativa! Capirai, prima un corteggiamento sfiancante con modalità relazionali da mandarini cinesi, e poi dai sei ai dieci milioni di uova l’anno! Io se fossi una merluzza preferirei senz’altro optare per le gioie del chiostro.

Insomma non è sbagliato in sé, però è riduttivo. Per non parlare delle ricadute tristemente meccanicistiche. E non mi piace perché non prende nemmeno in considerazione l’ipotesi che forse il piacere connesso al sesso – senza parlare di tutto quello che praticandolo impariamo su di noi, sugli altri, e sulla natura del mondo – è qualcosa di infinitamente più complesso, e con ambizioni che hanno che fare senz’altro con l’evoluzione della specie, ma in una dimensiona estremamente più sofisticata di quanto questa ricerca lasci intuire. C’è ben altro in gioco che la pura sopravvivenza fisica. Poi c’è sempre qualcuno che obbietta: e vabbé, che pretendi, è scienza, non si occupa di metafisica. Appunto, è quello il problema. Che non si occupa di metafisica. Però pretende di parlare di uomini.

Che da qui ad Alpha Centauri trovatemela voi se ce la fate una creatura più metafisica di così.

merluzzo

 
 
 

Rileggere Darwin

Post n°595 pubblicato il 17 Novembre 2009 da middlemarch_g
 

Ieri pomeriggio ero in giro per negozi. Non ho bisogno di niente e non uso spesso lo shopping come antidoto alla malinconia. Avrei preferito una passeggiata solitaria, per esempio, senonchè la pianura padana in esterno tra ottobre e marzo tende a curare le tue afflizioni un po' troppo aggresivamente per i miei gusti. Se la depressione paranoide non ce l'avevi già di tuo, te la fa venire di sicuro. Per cui ho ripiegato su un centro commerciale. La depressione paranoide è in agguato comunque, forse perfino in forma più insidiosa. Ma almeno la mia dipartita non somiglierà alla ritirata di Russia.

Comunque. A un certo punto ho visto un vestitino carino e ho deciso che volevo provarmelo. Ho infilato il corridoio dei camerini e percorrendolo tutto fino in fondo ho buttato un occhio su quelli occupati. Ce n'era uno, aperto, con una donna all'esterno che osservava l'occupante della cabina per me del tutto invisibile. La sua faccia era una dichiarazione di intenti: corrucciata, perplessa, esplicitamente critica. A un certo punto ha fatto perfino un passo indietro e ha abbassato le ginocchia per contemplare meglio l'insieme, tipo Monet in pieno trip en plain air. Ci metteva così tanto impegno che ha stuzzicato la mia curiosità, che del resto non è  mai particolarmente difficile da risvegliare quando si tratta di materiale umano. Senza parere mi sono avvicinata per vedere meglio chi diamine c'era nel camerino, e cosa si stesse provando di così impegnativo per suscitare quest'immane sforzo di esegesi modaiola da parte dell'accompagnatrice.

E dentro c'era una ragazza, giovanissima, verosimilmente la figlia della donna impegnata nella diagnosi di vestibilità. Un fisichetto perfetto, da ammazzarla. Minuta ma carnosa, perfetta e proporzionata. Vent'anni al massimo. E insomma proprio mentre passavo oltre la cabina con aria da nulla - non potevo mica fermarmi là un quarto d'ora senza una buona scusa - ho sentito la madre dire: mah, non so, ti dico la verità. Ti si vede tanto il sedere.

Ti si vede tanto il sedere. Un culo perfetto, detto fra noi. Ma ti si vede tanto il sedere. Adesso non ci metto la mano sul fuoco perché ho gettato un'occhiata davvero troppo fugace, però giurerei di aver visto la bimba contrarre le spalle e farsi più piccola mentre il peso di quel giudizio le si depositava sulle spalle.

Ti si vede tanto il sedere.

Giuro che certe volte la funzione adattativa della madre nella specie umana è un principio che davvero non capisco su che cazzo si fondi.

darwin

 
 
 

MultisemanticitÓ

Post n°594 pubblicato il 11 Novembre 2009 da middlemarch_g
 

In ingegneria, la resilienza è la capacità di un materiale di resistere a forze di rottura.

In informatica, è la capacità di un sistema di adattarsi alle condizioni d'uso e di resistere all'usura in modo da garantire la disponibilità dei servizi erogati.

In ecologia e biologia è la capacità di autoripararsi dopo un danno.

In psicologia viene vista come la capacità dell'uomo di affrontare e superare le avversità della vita.

Da queste parti la resilienza è un progetto: la capacità di stare e non scappare, di centrarsi e non cedere, di amare anche quando sarebbe forte la tentazione di afferrare qualcuno alla gola pur di assegnare un ruolo e una colpa, e infine di rimettersi in marcia senza perdere il senso di tutto quello che è stato solo perché oggi con ogni evidenza ha smesso di essere.

L'amore se ne fotte delle scadenze e dei vicoli ciechi. L'amore è come un bambino che non vuole sentire ragioni. L'amore è. E sennò non è amore.

 
 
 

Amarissima cicoria

Post n°593 pubblicato il 11 Novembre 2009 da middlemarch_g
 

Alleanza per l’Italia? Alleanza per l’Italia? Cioè: tu fondi un nuovo soggetto politico fuoriuscendo dal Pd – che già di per sé, considerando chi sei, da dove vieni e cosa t’abbiamo visto fare negli ultimi vent’anni, significa abusare parecchio della nostra pazienza - e non trovi di meglio che chiamarlo con la versione contratta del nome dei due partiti fondatori dello schieramento che era l’opposto al tuo fino a dieci minuti fa?

Sapete perché mi indispone al midollo tutto questo? Non è per la furfanteria sottesa, che ormai siamo abituati a tutto. Ma è la presa per il culo che proprio non sopporto.

er cicoria

 
 
 

Great expectations

Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio.

Samuel Beckett

 

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