ONE MAN TELENOVELA

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Incubo
Post n°254 pubblicato il 19 Febbraio 2008 da molinaro
La notte scorsa ho fatto un sogno tremendo, uno dei peggiori incubi di tutta la vita, peggio ancora che quando, da bambino, sognai che mia nonna mi tagliava in due con una sega, all’altezza della cintola, me lo ricordo ancora adesso, bello non fu. Ho sognato che uccidevo una ragazza, una ragazza che conosco. Ero con due complici, ma i complici non so chi fossero, nel sogno questo non era chiaro. La colpivamo con qualcosa, non so cosa, e la spingevamo giù in un dirupo, forse, o in un luogo simile. Poi scendevamo, era morta, e i due complici volevano far sparire il cadavere. Sembravano criminali incalliti, mi dicevano di stare tranquillo che tanto non ci avrebbero beccati. Io invece ero preso dal terrore e mi allontanavo, sicuro che nel giro di poche ore sarei stato arrestato e portato in carcere. Più che rimorso per quello che avevo fatto provavo quel terrore lancinante per il carcere ineluttabile. Ho sognato che tornavo a casa mia e mi mettevo a letto, sapendo che presto sarebbe arrivata la polizia. E qui c’è stata la parte più terribile, quando sogni di essere dove effettivamente sei: per un tempo che non so, ero nel mio letto, ma non so se dormivo, pensavo che avevo distrutto la mia vita (pensavo alla mia, non a quella della ragazza che avevo ucciso), pensavo ecco vedi stavi a farti tanti pensieri e adesso il futuro è chiarissimo, la galera, l’angoscia era insopportabile, poi è arrivata come una consapevolezza graduale (dormivo? ero sveglio? non lo so), in un modo straziantemente lento la consapevolezza che non era accaduto veramente, lo avevo sognato. Era ancora notte, mi sono alzato agitatissimo, sono andato in bagno, sono tornato a letto. Un sogno terribile, che sembrava vero, dettagliato, preciso. Una sola cosa nel sogno mancava: il movente del delitto. Non sapevo perché uccidevo quella ragazza, anzi perché la uccidevamo, dato che eravamo in tre. Veramente terribile. E terribile è stato quel fatto della consapevolezza riacquistata lentamente: non so quando mi sono svegliato, non ricordo di essermi svegliato, a un certo punto ero nel letto e ho capito che grazie a Dio era stato solo un sogno. Una cosa simile, però di segno opposto, mi era capitata a quindici anni. Ma allora era stato un sogno bellissimo: avevo sognato di baciare una ragazza che amavo (e che curiosamente ha lo stesso nome di quella che ho... ucciso la scorsa notte – ma non è la stessa), di riaccompagnarla a casa, di tornare a casa mia, di cenare e di andare a dormire, felice, e mi ero alzato dal letto la mattina successiva convinto che fosse accaduto veramente. Solo dopo un po’ di minuti mi ero accorto che era un sogno, ahimè. In quel caso là, scoprire che era stato solo un sogno fu un colpo di grande tristezza, una coltellata; in questo caso qui è stato un grandissimo sollievo. Tutto il contrario. Ma sono rimasto scosso. Un sogno terribile. Per quel che mi ricordo, è la prima volta che sogno di uccidere. Ma più ancora dell’omicidio in sogno, mi ha sconvolto il fatto di provare solo terrore per la galera, e non particolare rimorso per avere ucciso. Tremendo. Che nottataccia. Fossi almeno esperto di cabala, potrei ricavarne qualche numero per il lotto, ma non lo sono. Uff! Ancor per la memoria mi si gira. / Qual è colui che suo dannaggio sogna, / che sognando desidera sognare, / sì che quel ch’è, come non fosse, agogna, / tal mi fec’io. E basta con la peperonata la sera. |
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