Un blog creato da molinaro il 04/06/2007

Carlo Molinaro

Pensieri sparsi, poesie e qualsiasi cosa

 
 
 
 
 
 

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« 1959    (con una poesia ...Pasqua, pantaloni e poesie »

Una giornata particolare

Post n°276 pubblicato il 22 Marzo 2008 da molinaro
Foto di molinaro

Ho passato la vigilia di Pasqua a Genova. L’andata in treno il mattino, il ritorno in treno il pomeriggio. Il mare era mosso, soffiava il vento e il cielo era terso, di un blu profondo. Sono stato al parco di Nervi, con il roseto, gli scoiattoli e la focaccia al formaggio (una delle focacce al formaggio migliori del mondo si mangia in una focacceria che sta nel fornice che dalla stazione di Genova-Nervi porta alla passeggiata Anita Garibaldi). Sono stato nei vicoli. Ho anche preso per la prima volta la metropolitana genovese, dalla Darsena a Sant’Agostino e poi da lì alla stazione Principe. La stazione della metropolitana di Sant’Agostino è una vera calata agli inferi: scendi e poi scendi e poi ancora scendi, nelle viscere del misterioso sottosuolo della Superba. C’era gente in giro, la città sembrava tranquilla e festiva. Insomma, è stata una bella giornata.
Ho scritto una poesia sul treno dell’andata e una su quello del ritorno. La poesia dell’andata è una lezione di botanica che parla del fiore dell’albicocco. La poesia del ritorno è un quadretto d’ambiente che parla del vagone in cui mi trovavo. E qui è successa una cosa particolare.
Avevo appena finito di scriverla, la poesia, la stavo rileggendo, quando un ragazzo si è alzato dal suo posto, si è avvicinato, si è seduto in un posto vicino a me e mi ha detto:
– Lei scrive racconti, poesie?
– Sì... Soprattutto poesie – ho risposto con una naturalezza che quasi mi ha stupito: mi aspettavo di provare imbarazzo o fastidio in una circostanza del genere, ma forse sto cambiando.
Gli ho parlato delle cose che scrivo, lui a me delle cose che fa: disegna, illustra, e anche lui scrive, in particolare brevi racconti per bambini. Fa il liceo artistico, ha sedici anni.
Poi abbiamo parlato di altre cose: viaggi, posti, treni, quartieri di Torino.
– Conosco Torino, più che per nomi di vie e piazze, per pizzerie, locali, bar, chebaberie, ristoranti cinesi economici – mi ha detto. Così parlando di posti dove mangiare o dove passare una sera gli ho detto:
– Torino va ancora bene, è meno cara di altre città. Amici di Milano mi invidiano perché a Torino puoi ancora uscire la sera spendendo meno di dieci euro.
– Dieci euro se sei felice, molto di più se sei triste – mi ha risposto lui. L’ho guardato con grande ammirazione mentre mi spiegava che è l’infelicità a far spendere denaro alle persone. Un ragazzo che a sedici anni ha già capito che la più grande nemica del consumismo è la felicità, e che per questo il potere economico ci vuole perennemente infelici e insoddisfatti, è su un’ottima strada. Senza montarsi la testa, perché resta sempre un infinito non capito, ma è su un’ottima strada. Mi ha detto il suo nome, io gli ho dato l’indirizzo di questo blog, dove può trovare anche quello della mia posta elettronica.
Poi però adesso un minimo di imbarazzo lo provo: se viene a visitare questo blog, leggerà la poesia che mi ha visto scrivere. Ci si riconoscerà certamente. Si accorgerà che scrivevo anche di lui (e della ragazza cicciottella – speriamo che non si offenda – che gli stava accanto). Io stavo scrivendo di loro, e lui non lo sapeva, e si è alzato per parlarmi. Ma no, in fondo non c’è niente di imbarazzante. Anzi, è bello: è quasi come se nell’aria corresse a volte uno spirito che fa comunicare le persone, no?
A completare la giornata, a casa a Torino nella cassetta della posta ho trovato un libro che aspettavo e che è mi arrivato velocissimo, e la lettera di una ragazza, che mi ha fatto piacere, anche se fra le altre cose scrive: «ormai mi sembra chiaro che non sarò mai la tua ragazza». Ma come ormai, principessa? La questione non era già chiara fin dall’inizio?
Va bene. È stata una giornata particolare.



LEZIONE DI BOTANICA APPLICATA

       (con due note aggiuntive, come ogni lezione che si rispetti)

Per imparare di che colore sono
i fiori dell’albicocco
devi osservare lo stesso albero almeno due volte:
di primavera e d’estate.

Di primavera devi fissarti bene in mente
il colore dei fiori
e anche la posizione dell’albero
per ricordarti poi qual è – è consigliabile
qualche punto di riferimento fisso:
la riva di un fosso, una casa, una chiusa,
un monticello, un argine o altre cose
dotate di una certa stabilità nel tempo.

D’estate devi tornare sul posto
e trovare le albicocche. Così, se non hai
scordato ciò che hai visto a primavera,
ora sai di che colore sono i fiori d’albicocco.

Per chi abita accanto a un albicocco
tutto questo vien da sé e non ci bada:
è roba che conosce dall’infanzia.

Ma per noi forestieri ci vuole attenzione.

Sorge poi la domanda:
come hai fatto d’inverno a stabilire
di quale albero aspettare i fiori e i frutti?

Ammettiamolo: tu non sapevi
che quello fosse un albicocco. Dunque
imparare di che colore sono i fiori
dell’albicocco è un evento casuale,
benché sia necessario perseguirlo
con amorevole determinazione.

Succede così: d’inverno t’invaghisci
di un disegno di rami secchi nudi
contro un livido cielo: una corteccia
uguale a tante altre ma chissà
perché ti accende un sogno.
                                             Tu lo scegli
e torni a rivederlo a primavera
e d’estate e se è un albicocco
allora impari di che colore sono
i fiori d’albicocco.

Ci vuole la costanza e la fortuna
e bisogna rischiare di sbagliare.
Né i frettolosi né gli sfortunati
né i paurosi sapranno il colore
dei fiori d’albicocco.

Nota uno: va bene anche se fosse
un pesco o un pero o un mandorlo:
la cosa importante è imparare un colore.

Nota due: non c’è un limite al numero
di colori di alberi diversi
che puoi imparare applicando questo metodo.
Tieni presente però che il percorso
è lungo e impegnativo: considera il tempo
e le forze: non essere sbadato.


             
Alessandria-Genova, 22 marzo 2008, intorno alle ore 10



PARTE DELLA POPOLAZIONE DEL REGIONALE 2170 DA GENOVA VERSO TORINO IL 22 MARZO 2008

Una ragazza cicciottella ha due
stelline pitturate su un ginocchio.

Una ragazza molto bella ha due
occhi d’acqua marina. Precisiamo:
acqua marina, non acquamarina:
l’acqua del mare, non la pietra dura:
l’acqua del mare è più viva e variabile.

Un ragazzino ricciutello ha due
baffetti biondi e suona la chitarra
accanto alla ragazza cicciottella.

Una ragazza più monella ha due
gambe graffiate e ginocchia spellate:
penso che venga da zuffe nei prati,
giochi di palla su campi sterrati.

Un uomo bruno col berretto ha due
auricolari nelle orecchie: ascolta
musica, pare, che lo soddisfà.
Ora s’è alzato, scende a Novi Ligure.

Una signora con gli occhiali ha due
tette considerevoli in un golf
scollato a punta, di lanetta blu.

Una signora più vecchietta ha due
anelli grossi sulla mano destra;
con lei c’è un uomo pelato che ha due
scarpe di tela coi lacci slacciati.

S’abbassa il sole e s’allunga la macchia
d’ombra cucita al treno sui binari.

La ragazza con gli occhi acqua marina
raccoglie fra le palpebre la sera
che preme al finestrino. Arriveremo
fra un’ora alla stazione di Torino.


             
Genova-Alessandria, 22 marzo 2008, intorno alle ore 17

[nell'immagine, il mare oggi a Genova]

 
 
 
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