ONE MAN TELENOVELA

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Quesito
Post n°279 pubblicato il 25 Marzo 2008 da molinaro
C’è una differenza fra l’essere aperto, pronto, assetato di vita e amore, e l’essere vulnerabile, incostante, farfallone? È un quesito che mi è sorto pensando al ragazzo conosciuto in treno. Sono lì che scrivo, in un tardo pomeriggio colorato, sono su un treno, luogo per me affascinante. Ho sulle ginocchia la cartellina con il foglio, in mano la penna. I pensieri sono scivolati dolcemente sul foglio attraverso la penna, nel modo sempre magico e imprevedibile che è tipico della poesia. I versi sono intonati, il momento è buono. Una persona a un tratto mi si avvicina perché ha notato che sto scrivendo. Mi parla, è una persona simpatica, gradevole. Fa discorsi intelligenti. È sensibile all’arte. Mi racconta cose. Ci scriveremo, gli darò il mio libro, credo che la comunicazione continuerà. E allora? E allora niente, tutto bene, una nuova conoscenza nella vita, ottima cosa. Ma: se anziché un ragazzo fosse stato una ragazza, magari carina, magari proprio la ragazza acqua marina di cui avevo appena scritto, pochi minuti prima, che raccoglie fra le palpebre la sera / che preme al finestrino? Se fosse stata lei ad avvicinarsi a me? Diciamolo, diciamolo: adesso sarei qui a farneticare un furibondo nuovo amore! E allora? E allora niente: se fossi qui a farneticare un furibondo nuovo amore con occhi acqua marina potremmo essere comunque tutti contenti, e la risposta alla domanda posta all’inizio di questo messaggio è no: non c’è differenza, perché la vita stessa è aperta, pronta, assetata, vulnerabile, incostante e farfallona. Oggi va così e domani va cosà, oggi c’è e domani chissà. Non so come fanno quelli che a un certo punto chiudono le porte. Ma in fondo mi accorgo che non me ne frega niente: facciano come meglio credono. Da parte mia, penso che l’invulnerabile costanza (i confini ben contesi della Ketty gozzaniana) sia infine incompatibile con la vita, che è fragile movenza. E nonostante ciò, quello che non pianta quasi mai nessuno in asso da un momento all’altro sono io. Loro, gli invulnerabili costanti, mollano e troncano. È bislacco! |
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