
Negli ultimi giorni di marzo, insomma l’altro ieri e ieri, ho scritto alcune poesie. Poi stamattina per caso da alcune scartoffie ammonticchiate in un angolo, che avevo dimenticato, sono emerse due poesie scritte un anno fa, negli ultimi giorni di marzo, dimenticate anche loro. Ecco qui dunque le poesie recenti e quelle scritte un anno fa, recuperate un po’ per caso (perdo un sacco di cose qua e là).
Queste sono quelle scritte ieri e l’altro ieri:
LE COSE
Poi le cose alla fine sono quelle: i piccioni
aggrappati ai silos della riseria
dove c’è un filo di chicchi, i vagoni
sui binari morti che s’infiltrano in campagna,
le fioriture di diversi colori
che si sporgono sul fiume, il sapore
del gambo dei gerani, la ferita
lattiginosa del fico, le fiche
di Chiara Federica e Valentina,
la leggerezza della terra attraversata
fra cortile e cortile o fra città e città,
le capocchie di verde sulle cime
d’un secco arbusto, il presagio dell’acqua
nel fosso ancora asciutto, il rallentare
del treno alla stazione di Novara
quando sale una donna che si slaccia
i bottoni di legno della giacca,
l’edera selvatica sul muro
della fabbrica abbandonata dove
vanno in esplorazione i ragazzini
e rovesciando una tegola rimasta
per terra a preservare un poco d’umido
trovano vita sorpresa di lombrichi,
di centopiedi, forcine, lumache.
D’APRILE IL VECCHIO FAUNO PROVA ANCORA
La primavera è qualcosa che riempie,
solleva e gonfia con l’acqua la terra
e i fiumi: con la linfa nei germogli
fa vita e con il sangue al basso ventre
chiama altra vita.
Vieni qui, ragazza:
ho nettare abbondante da spillare
per la tua sete: so bene versarlo
in fondo alla tua coppa, con più grazia
e non meno vigore dei più giovani
ragazzi che s’azzuffano per te.
A loro ti darai più tardi: adesso
vieni con me: ti mostrerò sentieri
luccicanti di fiori profumati
del tuo profumo, dove starai bene:
avrai l’amore mio e di te stessa.
UN VERSO DA SALVARE
Non è un poeta sublime, è un po’ retorico
il Carducci Giosuè,
ma l’endecasillabo con cui definì
ormai ben più che un secolo fa
la classe politica italiana
piccioletti ladruncoli bastardi
conserva una sua fresca attualità.
A UNA RAGAZZA ACIDINA
Neanche il riscaldamento globale
potrà fondere il ghiaccio
che c’è nelle tue parole.
RAGAZZA FRESCA
Fra le tue cosce c’è un fresco di fonte.
Sulle tue tette c’è un fresco di monte.
Dentro i tuoi occhi c’è un fresco orizzonte.
C’è un vento fresco dai piedi alla fronte.
Io voglio prendere il fresco con te.
TIT STOP (CON PD)
Ricordo che succedeva in Ultimo spettacolo
di Bogdanovich, nella provincia americana
su un furgoncino preso di straforo:
lei gli dava di petto e non di coscia.
Lui mugugnava e poi s’accontentava.
A me è successo soltanto due volte
in vita mia di essere fermato
sulla cortina di ferro della cintola:
il passaporto ristretto alle tette,
passera off limits, accesso negato.
L’ho trovato bislacco. Ho mugugnato,
infine anch’io mi sono accontentato.
Occupare gli spazi possibili!
Meglio che niente! Vedere i lati buoni!
Un po’ come votare per Veltroni.
PRIMAVERA IN SECONDA CLASSE
Una ragazza che non saprei dire
l’età, ma certamente troppo giovane,
si china avanti verso me. La maglia
scollata mi concede un videoclip
sulle belle tettine. Il treno frena:
una borsa di carta le precipita
in testa. Dice: «Cazzo!» – ma ridendo:
è una borsa leggera. La rimette
a posto. Fra la maglia e la cintura
la pelle liscia come porcellana
porta la primavera dentro il treno.
Queste due seguenti sono quelle scritte un anno fa:
PASSANDO PER SALICETO
Basta un lenzuolo steso in un cortile
a cambiare la scena delle ville
sparse intorno al paese, basta un uomo
chino su un ciglio a raccogliere erbe
che lui conosce. Basta poco a mettere
vita davvero in questo labirinto
di costruzioni standard. Mentre scrivo
so che non sono solamente uno
che scrive mentre passa: ho steso anch’io
lenzuola al sole e raccolto le erbe
e posso amarvi, non sono straniero.
UNA MATTINA LUMINOSA DI MARZO
Una mattina luminosa di marzo
sul treno per Savona induce sogni
smodati questo cielo strano che
ha un colore che non ha mai avuto
prima o almeno così pare a me
che pure ho visto tanti cieli e tanti
colori e tanti marzi e molti più
ne ho immaginati e ora sogno che accada
qualcosa d’impossibile, qualcosa
che faccia tutto nuovo e tenerissimo.
Inviato da: anita_19
il 02/07/2020 alle 09:15
Inviato da: lumachina85
il 22/03/2019 alle 09:19
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il 06/06/2017 alle 11:31
Inviato da: molinaro
il 06/06/2017 alle 11:26
Inviato da: molinaro
il 09/08/2016 alle 11:41