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Carlo Molinaro

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La biologia, l'Università, il Rinascimento

Post n°473 pubblicato il 04 Novembre 2008 da molinaro

Sono stato alla facoltà di Biologia di Torino, occupata molto pacificamente – ma con determinazione – dagli studenti in segno di protesta e proposta contro i provvedimenti governativi che danno il colpo di grazia all’Università italiana, che già non godeva di buona salute. Oltre alla didattica, viene affossata la ricerca, che nel nostro paese è sempre stata cenerentola: ma soffocare la ricerca significa soffocare la cultura, lo sviluppo, l’economia e l’occupazione. I tagli previsti dall’attuale governo provocheranno un vuoto di docenti e di ricercatori (ogni cinque pensionamenti ci sarà soltanto un’assunzione, e forse neppure quella) e un danno irreversibile le cui conseguenze si faranno sentire per decenni. In compenso, i ricercatori resteranno disoccupati o dovranno andare all’estero.

L’Italia è oggi in mano a un manipolo di affaristi miopi, che prendono in considerazione solo ciò che offre un immediato guadagno monetario: fare soldi anche a costo di distruggere tutto. Poi crolleranno anche i loro miseri soldi, che non si mangiano non si bevono e non si respirano, ma gli affaristi, benché furbi, non sono persone intelligenti, e non possono capirlo.

Tremonti e compagni distruggono l’Università e la ricerca, mentre la Gelmini distrugge la scuola primaria e secondaria, cioè il luogo fondamentale dove si forgiano le nuove generazioni. Durante la lezione aperta di ieri sera un docente ha sottolineato che le maestre elementari sono più importanti dei professori universitari, perché lavorano su un materiale umano ancora in formazione, influenzandone in larga misura il futuro.

Lo stesso docente (il prof. Davide Lovisolo) non ha risparmiato critiche agli errori passati del mondo universitario: ha detto che ciò che fa l’attuale governo è paragonabile al calcio in culo con cui un energumeno getta nel burrone un ubriaco barcollante. L’energumeno è un assassino, su questo non ci piove, ma bisogna studiare anche i motivi per cui l’Università già era ubriaca.

Un paese che asfissia la scuola, l’università e la ricerca è un paese suicida. Tuttavia questo governo è stato eletto a maggioranza e, a quanto pare, gode tuttora di vasta popolarità. Allora è il popolo a essere suicida? Tutti così accecati da una falsa idea di progresso e benessere, da questa Babele del consumo e della crescita infinita, egoista e invadente, che sommerge il pianeta nei rifiuti e calpesta la povertà degli esclusi?

Eppure nel movimento studentesco di questi giorni vedo segni di speranza. Qualche annotazione così, di passaggio. Qualcuno ha studiato il greco e la storia, e adesso studia biologia, e mette queste cose insieme, e pensa al risanamento dei terreni inquinati e delle persone inquinate. Si leggono poesie dentro i licei occupati, si compone musica negli istituti tecnici. Ci sono studenti di ingegneria che conoscono la filosofia orientale, e studentesse di medicina che fanno figli a vent’anni e chiacchierano amichevolmente con le prostitute in strada. Ci sono ragazzi che vivono con poco eppure vivono molta vita, con lo sguardo puntato sul mondo da conoscere e amare. Ci sono libri belli, fuori dalle accademie, da trovarli a uno a uno con il passaparola; c’è chi cerca strade che nessuno ha battuto. Ci sono piccoli gruppi che fanno arte e non gli importa di andare in televisione. C’è gente seria di venti e trent’anni: gente che mette le cose insieme con cura, e non dà nulla per scontato.
La specializzazione utilitaristica e l’istruzione protocollare trasformano le persone in automi funzionali. Ci hanno fatto credere che l’iperspecializzazione fosse l’unica via possibile, nell’epoca delle tecnologie sofisticate: ma era una menzogna. Un vero uomo non «è» un tecnico, casomai «fa» il tecnico, dedicando a ciò una parte del proprio tempo, e non vendendo alla tecnica tutta l’esistenza, come vorrebbe il capitalismo di oggi. Qualcuno se ne sta accorgendo e si sta ribellando.

Il Rinascimento fu l’opposto della specializzazione: il Rinascimento fu l’ingegnere che era anche pittore, l’astronomo che scriveva di storia, il matematico che leggeva i classici latini, il medico poeta, il politico scultore. Solo così la visione si allarga, solo così si arriva al nocciolo umano, alla complessità della natura e della vita e dell’universo; solo così si può agire per il mondo e non per una corporazione o un’ambizione. Capire finalmente che il bene non si misura sulla bilancia dei commerci internazionali e della produttività, ma su quella, più difficile, dell’armonia, della felicità comune, dell’equilibrio ambientale.
Forse sono troppo ottimista, ma vedo qualche segnale positivo in quei giovani nelle scuole. E se arrivasse di nuovo il Rinascimento? D’altronde, se non arriva, l’umanità ha i giorni contati, non c’è un’alternativa. E la lotta contro la distruzione della scuola italiana è piccola – ma importante – parte di una più vasta lotta, la lotta contro la distruzione del pianeta Terra e dell’umanità che lo abita.

 

[Nelle immagini, tre momenti di ieri sera alla facoltà di Biologia di Torino: l’occupazione e le lezioni aperte.]

 
 
 
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