Un blog creato da molinaro il 04/06/2007

Carlo Molinaro

Pensieri sparsi, poesie e qualsiasi cosa

 
 
 
 
 
 

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Orzo e altre cose

Post n°472 pubblicato il 03 Novembre 2008 da molinaro
Foto di molinaro

E poi nel tardo pomeriggio ho fatto un giro ai cimiteri dei miei piccoli paesi d’origine, perché mi è venuta voglia di seguire la tradizione. Così sono stato alla tomba di mio padre e ho girato per la bassa vercellese, e mi sono fermato in un bar occasionale e poi in un chiosco abituale, e ho scritto una poesia al bar e una al chiosco. La seconda ha un titolo molto lungo. Ed è scesa la notte sulla pianura e tutto era misterioso o forse no. Ho fatto anche delle foto in questo giro al cimitero.



LA RIMESSA DEL MIGRANTE

Entro in un bar di Pezzana. È sera. A un tavolo
giocano alle carte sei o sette uomini:
un gioco complicato, tante carte sparse,
e si appassionano: «Io non potevo
pensare che la regina di quadri...».
Ma l’altro scuote il capo, desolato.

A un tavolo un ragazzo alto e nervoso
beve da solo un cappuccino. A un tavolo
quattro tipi eleganti hanno nei calici
del vino nero. Al banco la signora
mi dà il caffè. Naturalmente c’è
la tele accesa, per non so che sport.

Restano lì. Un tempo lungo, lì
nel bar a litigare sulle carte
o a contemplare il cappuccino o i calici.
Io li capisco: fuori scende la notte
e qui la notte è pastosa, è densa,
non ti lascia passare.
                                  Qui la notte
ha l’odore d’una puttana vecchia
imbellettata che ti dice: «Resta,
il mondo è questo, non potrai trovare
nulla di meglio altrove; poi lo sai,
con me ti viene meglio, con le altre
tu potresti fallire: sono strane...».

Pago il conto, esco fuori. Per la strada
passa un ragazzo su una bicicletta,
sul portapacchi ha una ragazza: filano
dicendo qualche cosa che non sento.
All’angolo una fontanella butta
un filo d’acqua. Ne bevo. Amo bere
alle fontane di tutti i paesi.

Salgo in macchina. Prima di accendere
il motore, c’è ancora uno sguardo
alle facciate mute che nascondono
non so se amore o morte. Non lo dicono:
sono cose che non sta bene dire.

Forse né amore né morte: si tengano
il mistero glorioso dei loro trucchetti,
la strategia del ragno, quelle camere
buie di mobili, abitate soltanto
in un angolo, per non spostare nulla.

Ho ingranato la prima, vado via
senza né morte né amore: ma l’odore
di questa notte non mi prende più.



PER IL FATTO CHE OGGI AL CHIOSCO DAVANTI ALLA STAZIONE DI VERCELLI HO PRESO UN ORZO ALLE 18.30 CIRCA INVECE CHE ALLE 22 CIRCA COME FACCIO IN GENERE PRIMA DI TORNARE A TORINO CON IL REGIONALE 2030, INVECE OGGI ERO IN AUTO ED ERA POMERIGGIO, E ALLORA LA RAGAZZA DEL CHIOSCO, CHE NORMALMENTE MI VERSA L’ORZO SENZA DIRE NULLA, HA VOLUTO ASSICURARSI CHE LO VOLESSI NONOSTANTE LA DIVERSITÀ DELL’ORA, E DUNQUE HA DETTO QUATTRO BELLISSIME PAROLE CHE MI HANNO FATTO COMPAGNIA NEL VIAGGIO

L’ora insolita chiede una conferma:
«Dimmi! vuoi l’orzo?». Simultaneamente
un cenno appena con le labbra: «Sì».

Questa conversazione m’accompagna
mentre riparto per Torino, e penso
dimmi! e sorrido e vuoi l’orzo? e sorrido:
la ragazza del chiosco ha bella voce,
nessuna dice dimmi! come lei,
e nella hit parade dei vuoi l’orzo?
non ha rivali, è il migliore vuoi l’orzo?
che si sia mai sentito, ed è toccato
a me che sono un uomo fortunato.

 

[Nell’immagine, la notte sulla bassa vercellese, stasera, con la luna in un varco fra le nubi.]

 
 
 
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