Un blog creato da molinaro il 04/06/2007

Carlo Molinaro

Pensieri sparsi, poesie e qualsiasi cosa

 
 
 
 
 
 

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Otto poesie

Post n°481 pubblicato il 12 Novembre 2008 da molinaro
Foto di molinaro

Oggi ho tanto da lavorare e non ho voglia di raccontare cazzi miei. Però sparo una raffichetta di poesiuole scritte or non è guari. Nell’immagine, montagne sopra via Cibrario, a Torino, qualche giorno fa. Buon mercoledì.



LA BARCA

Lei mi aspetta. Faremo un giro in barca
fra le rive e i canneti. Ci sarà
la nebbia o forse il sole, non lo so:
a volte il sole vince sulla nebbia,
a volte no. Ci daremo dei baci
belli, questo lo so: belli e potenti
come l’autunno che gioca la morte
con i suoi stessi colori, indossati
con nonchalance nel ballo delle foglie:
il primo volo è l’ultimo. La barca
scivolerà silenziosa sull’acqua.



ALCUNI VERBI DELL’ACQUA

Inghiotte, uccide.
Disseta, rinfresca.
Trasporta.
Marcisce, partorisce.
Distrugge, devasta.
Feconda, ammorbidisce.
Ricopre, annulla.
Scorre, cade, ristagna.
Brilla.



CONSAPEVOLEZZA

Bisogna essere consapevoli, questo bisogna essere.
Sono consapevole del fatto che non baratterei
la pace nel mondo (ove fosse nelle mie mani)
con un bacio e/o pompino e/o scopata con...
[inserire uno dei possibili nomi di donna]
ma sono consapevole anche del fatto
che ci metto un minuto prima di deciderlo
e ci metto anche un bel po’ di fatica
e secondo me quelli che lo danno per scontato
«che non ci penserebbero neanche un attimo»
– così dicono, proprio così –
sono quelli che invece alla prova dei fatti
sceglierebbero il bacio e/o pompino e/o scopata:
poi il giorno dopo nel pieno della guerra
andrebbero a confessarsi battendosi il petto
e prendendosela con la fragilità della carne
e magari anche con quella puttana là
e poi lodando la misericordia di Dio
si assolverebbero e tornerebbero al loro posto
a dirigere gli aiuti umanitari
non senza un lauto compenso.
Il loro problema è che non sono consapevoli.
Forse.



L’OLFATTO È IMPORTANTE

Arriva sul treno un odore d’alcol
non so da dove: alcol di medicazione,
alcol o altro disinfettante simile,
insomma odore di corsia d’ospedale
o ambulatorio o studio medico o qualcosa
così e all’improvviso i passeggeri
intorno a me che nell’attimo prima
li vedevo scoppiare di salute
ora sono moribondi cancerosi
negli ultimi tristi giorni della vita.



CANZONE DEGLI ALPINI

Una canzone che cantavano gli alpini
– mi riferisce un amico anziano abbastanza
da aver fatto la guerra – diceva così:

la mona de le galine
la se mangia con el pan
quela de le bambine
la se leca piano pian
.

L’accostamento non è edificante
ma occorre rimarcare che se qualcuno
nella battaglia si tirava indietro
– per carenza d’eroismo d’amor patrio o di grappa –
ne fucilavano dieci per dare l’esempio:
dunque era una superflua sottigliezza
star lì a questionare bambine e galline.

Questa è la storia. Nei libri c’è poco:
li scrive spesso gente che sgallina
e sbambina con la volgarità
cameratesca delle accademie grasse
– e questi no, non li perdonerò.



LA VITA È BELLA

Gli amici che ti lasciano messaggi
su Facebook usano troppe vocali
e troppi punti e punti esclamativi
e interiezioni disarticolate.

Tu replichi di rado, due parole
ristrette, senza punti esclamativi.

E quindi già maturo l’impressione
che tu sei superiore a loro e io
– oh certamente io, proprio io
saprei capirti, sono quello giusto
per parlare con te, che poi parlando
magari ci baciamo e dopo i baci
le altre cose d’amore, eventualmente
ci fidanziamo, affittiamo una casa
in riva al mare, facciamo dei figli
e apriamo la finestra per sentire
bene gli odori che porta il maestrale
(quest’ultima cosa è la fondamentale).

Poi per fortuna mi do del coglione
da solo. Tu però sei luminosa,
questo rimane vero e qualche sera
due parole in un bar magari poi
ce le scambiamo, noi. La vita è bella.



VITA A VENEZIA

I ragazzini giocano al pallone
con un campo per campo
e per traversa la tomba di un doge.
Su una vera di pozzo una ragazza
uscita da un liceo
abbozza uno striptease. Così Venezia
è viva d’una vita veneziana:
può sopportare persino i turisti.



POESIA ROMANTICA D’AUTUNNO

Con l’amore nel parco
sento cader le foglie:
il rumore che fanno
attraversando l’albero
scivolando fra i rami
come una nevicata
finché toccano terra:
e penso che di autunni
ne ho già vissuti tanti
eppure non ricordo
d’aver sentito prima
questo suono di foglie:

e allora forse è vero
– anche se pare un po’ troppo romantico –
che è l’amore che fa tutto nuovo.

 
 
 
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