Un blog creato da molinaro il 04/06/2007

Carlo Molinaro

Pensieri sparsi, poesie e qualsiasi cosa

 
 
 
 
 
 

ONE MAN TELENOVELA

Attenzione! Chi volesse vedere le puntate della mia ONE MAN TELENOVELA, tutte in bell'ordine, una per una, in fila, può cliccare qui sulla giocalista di YouTube. Se poi qualcuno ritenesse che tanto lavoro merita un compenso, come gli artisti di strada quando fanno passare il cappello, può mettere le banconote in una busta e mandarmele: via Pinelli 34, 10144 Torino. Grazie!

 
 
 
 
 
 
 

AREA PERSONALE

 
 
 
 
 
 
 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Maggio 2026 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

FACEBOOK

 
 
 
 
 
 
 
 

 

 
« L'essenzialeTre film e una canzone »

Gli elogi della fuga

Post n°490 pubblicato il 28 Novembre 2008 da molinaro
Foto di molinaro

Quanti elogi della fuga sono stati scritti! I primi due che mi vengono in mente sono un libro di Laborit e un film di Salvatores, ma ce ne sono un’infinità, antichi e moderni. Anche una mia poesia «di successo» (nel senso che è una di quelle buone da leggere nei locali e per vincere gli slam) comincia e finisce con ripetizioni della parola «fuga» (Piccola Torino, a pag. 393 di La parola rinvenuta).

La fuga è, per sua natura, fuga «da» qualcosa. È un movimento e, come tutti i movimenti, oltre che «da» è anche «verso» qualcosa, necessariamente, ma il «verso» è meno rilevante. A determinare la fuga è il «da». Sembrerebbe quindi un valore negativo: la rimozione di un male, non la produzione di un bene. Fuggire: allontanarsi da un luogo dove si soffre, e non importa verso dove si va. Purché ci si allontani da quel luogo che ci dà angoscia o tormento.

Le migrazioni (dei popoli o degli individui) sono normalmente fughe. Difficilmente qualcuno lascia il suo paese mosso solo dalla curiosità: di solito fugge da qualcosa, che può essere di portata sociale ed epocale (la guerra, la fame, la persecuzione) o più personale (un disagio, una mancanza di spazio, una suocera). Però all’altro capo della fuga talvolta (non sempre: talvolta) c’è un mondo nuovo, bellissimo, e sei poi così contento di essere fuggito fin lì, che quasi ti verrebbe da lodare il disagio che ti ha fatto fuggire.

Quando si tratta di fame o di guerra, la fuga può essere obbligata, e di massa, e spesso finisce male: è una fuga passiva, coatta, una sorta di deportazione che lascia le persone (salvo rare eccezioni) nella stessa melma. Per questo le migrazioni in fuga dalla guerra e dalla miseria spesso sono soltanto tragedie dentro tragedie, malattie da curare con fatica.

Ma quando il disagio è d’altro tipo, meno elementare, più complesso, allora il movente alla fuga diventa più selettivo, più personale. Dall’aria greve di una cittadina di provincia, da un paese privo di respiro culturale, da una scuola spogliata della fertilità della ricerca, da un lavoro grigio e alienante, da un regime antidemocratico, da un matrimonio decotto, non tutti fuggono. Non tutti. Quelli che fuggono hanno qualcosa dentro che li tormenta e li spinge alla fuga: qualcosa di speciale, specifico, individuale. E allora il valore negativo della fuga già contiene del positivo: si fugge, sì, si fugge «da» qualcosa, si scappa, e non necessariamente si sa verso dove si fugge. E tuttavia...

Tuttavia si ha la percezione, chiara, di stare cercando. Cercare è un verbo che può avere senso assoluto, non è obbligatorio che gli si leghi subito un complemento oggetto. Non lo so se «chi cerca trova», come dice il proverbio, ma sicuramente «chi cerca cerca». Ed è già una grande cosa, è un lasciarsi alle spalle la zona fosca e molle dove nessuno cerca mai nulla. È uno strapparsi via dai seducenti tentacoli della tranquilla depressione, dall’intonaco rassicurante che cancella l’affresco del sogno, dalla litania fangosa dei ma sì, abbastanza bene, si tira avanti. È un balzo di ribellione, è la vita stessa che si divincola e protesta: fugge e non sa in che direzione, però fugge, e va verso qualcosa e non verso il nulla.

Ecco perché ci sono tanti elogi della fuga: la fuga che trasforma in movimento quel malessere untuoso che ti paralizza. La vita che spinge – e tu che riesci a fidarti della vita: saprà lei verso dove ti spinge. Corri e respiri forte. La paura della partenza è vinta dalla felicità del viaggio.

Chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia e non sa quel che trova. Certo. Ma sa quel che lascia, e lo vuole lasciare, e troverà qualcosa, qualcosa troverà, e già mentre fugge sta riprendendo a vivere. E non di rado si accorgerà che ciò che lascia non era neppure autentico: era un surrogato, un fantasma, un inganno, la versione difettosa: una truffa. Così fuggendo troverà ciò che crede di lasciare: ma lo troverà vero, non più taroccato.

Vieni a trovarmi, non restare lì. Oggi nevica, l’aria è pulita e i tetti sono bianchi. È un bel giorno per andare.

 

[Nell’immagine in alto, una ragazza che ho fotografato sul suo letto in un vecchio alloggio di Torino. Nel video in basso, la neve stamattina dal terrazzo di casa mia.]

 

  

 
 
 
Vai alla Home Page del blog
 
 
 
 
 
 

ULTIMI COMMENTI

Buona cosa...
Inviato da: anita_19
il 02/07/2020 alle 09:15
 
Bello!
Inviato da: lumachina85
il 22/03/2019 alle 09:19
 
Era quasi nove anni fa. Qualcosa è cambiato e qualcosa no.
Inviato da: molinaro
il 06/06/2017 alle 11:31
 
Queste tortuose specie di poesie, questo appigliarmi a...
Inviato da: molinaro
il 06/06/2017 alle 11:26
 
Grazie!
Inviato da: molinaro
il 09/08/2016 alle 11:41
 
 
 
 
 
 
 
 

ULTIME VISITE AL BLOG

molinarolbelletagianor1automotornewsc.prefabbricati0tonipellalucabelligeranteragniriccardo.rromezzoliarnagucosopt67frati79ange_nocturneanita_19giovannirobecchi
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
web stats presenti in questo momento
 
 
 
 
 
 
 

CHI PUÒ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
I messaggi sono moderati dall'autore del blog, verranno verificati e pubblicati a sua discrezione.
 
 
 
 
 
 
 

AVVERTENZA

Questo blog è una specie di diario dove scrivo quello che mi pare quando mi pare (una libertà tutelata dalla Costituzione della Repubblica Italiana). Non ha alcuna periodicità, non assomiglia minimamente a una testata giornalistica! Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7 marzo 2001.

 
 
 
 
 
 
 

CARLO IN CASA PROPRIA NELLA PRIMAVERA 2008

 
 
 
 
 
 
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 
 
 
 
 
 
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 
 
 
 
 

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963