ONE MAN TELENOVELA

Attenzione! Chi volesse vedere le puntate della mia ONE MAN TELENOVELA, tutte in bell'ordine, una per una, in fila, può cliccare qui sulla giocalista di YouTube. Se poi qualcuno ritenesse che tanto lavoro merita un compenso, come gli artisti di strada quando fanno passare il cappello, può mettere le banconote in una busta e mandarmele: via Pinelli 34, 10144 Torino. Grazie!
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Dal "Corriere della sera" di oggi
Post n°616 pubblicato il 22 Maggio 2009 da molinaro
È una sensazione che ho da molto, quella che il "politicamente corretto", il "buonismo" e una specie di "impegno etico" si stiano trasformando in una vera e propria censura, non tanto diversa da quella della "buona piccola borghesia" di mezzo secolo fa. E condivido abbastanza i contenuti di questo articolo, dal "Corriere della sera" di oggi 22 maggio, che mi permetto di riportare qui sotto. (Nel frattempo, si scopre che anche negli uffici dell'ONU se una donna denuncia una molestia sessuale viene licenziata lei, e resta impunito il molestatore: come dire: tante belle parole corrette e impegnate, ma poi... "buona piccola borghesia" appunto, proprio quella cantata da Claudio Lolli, ancora e ovunque.) [Nell'immagine in alto a destra, Paradigma di galassie in un dettaglio del corpo di una mia amica, semplice foto, arte povera, 1997. Torino, collezione privata.] Quei neopuritani contro le «Lolite» di ALESSANDRO PIPERNO Mi chiedo se oggi opere come I canti di Maldoror o Lolita troverebbero un editore. Se, cioè, libri così eticamente equivoci, che non si vergognano di mettere in scena abusi su bambini e adolescenti in modo sarcasticamente inequivoco (e senza sottotitoli di condanna), non susciterebbero il rifiuto di un ambiente intellettuale forgiato su tabù liberali. L’aggressione subita da Le Benevole di Littell negli Stati Uniti mostra come la critica americana (per molti di noi un punto di riferimento) sia ormai schiava di quel sentire comune così interessato ai diritti umani quanto indifferente alla forma artistica. Ma, Dio santo, guardatelo lo scrittore d’oggi: non fa che professare pubblicamente e impudicamente una livida religione dell’indignazione: contro la pena di morte, contro il riscaldamento globale, contro i massacri in Darfur... Almeno gli scrittori engagé di una volta (i Sartre, i Brecht) avevano le palle e la classe di prendere colossali cantonate sostenendo spudoratamente lo stalinismo. Lo scrittore d’oggi, invece, somiglia sempre più a quelle scimmiette ammaestrate di Hollywood impegnate in grandi cause umanitarie invece che nella realizzazione di qualche buon film. Mi chiedo: quanti tra gli scrittori contemporanei sono ancora interessati al giro di frasi, ovvero al valore metafisico della sintassi? Quanti tra loro sono alle calcagna di un personaggio memorabile? Temo che si contino sulle dita di una mano quelli ancora persuasi che il lavoro artistico consista nel risolvere praticissimi problemi formali. E che la letteratura non sia altro che un modo elegante, appassionato, originale, inedito di esprimere verità che, d’altra parte, da millenni sono di pubblico dominio. Soffia un vento gelido dagli Stati Uniti. Un neopuritanesimo critico. Nelle cui maglie è incappato uno dei pochi veri scrittori di questi anni: Jonathan Littell. Qualcuno dirà: è un problema loro, non di Littell. In linea teorica sono d’accordo. Se non fosse che tale sensibilità — plasmata dai predicatori della decenza umanitaria — rappresenta un ostacolo per la creatività universale. Sarà per questo che da qualche anno la narrativa nordamericana (con l’eccezione dei soliti grandi vecchi) non produce niente di bello, di feroce, di necessario, d’innovativo, ma solo fichetterie piene di buonsenso e di sani princìpi? |
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