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Il ponte tra la disperazione e la speranza, è una buona dormita. Poi scopri che la speranza è una buona prima colazione, ma una pessima...cena!
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Qualcuno ci rammenta che il tempo passa, ma non ci accorgiamo che siamo noi a...passare.
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Ho scomodato Dante e oggi importuno Alessandro Manzoni, proponendo un piccolo estratto dal suo capolavoro "I Promessi Sposi":
"Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno, tra due catene di monti tutte a seni e a golfi...".
"Allora, raga, c'è 'sto posto troppo top sul lago di Como, proprio dove la riva fa una curva tutta chill. Praticamente, Don Abbondio stava facendo la sua solita camminata per scaricare lo stress, tutto tranquillo, leggendo il suo libro e pensando: 'Zero sbatti oggi'. All'improvviso, alla curva della stradina, chi ti becca? Due maranza di quelli pesanti, i bravi, che stavano lì a flexare i bicipiti e le lame sotto al sole. Don Abbondio appena li vede va in ansia totale, il cuore gli fa il ghosting nel petto. Uno dei due, col borsello di marca tarocco e l'aria di chi vuole fare il brutto, gli fa: 'Senti un po', fra, 'sto matrimonio tra Renzo e Lucia? Anche meno. Non s’ha da fare, capito? È una situazione red flag totale. Quindi vedi di stare chill e annulla tutto, altrimenti finisce male. Don Abbondio, che non è certo uno spaccante, si caca sotto tempo zero e pensa: 'Ma guarda te se per due tipi così mi devo rovinare il mood'". Noterete che la scrittura non è esattamente del Manzoni e quindi dopo il post sulla lingua italiana, mi sono cimentato alla ricostruzione dell'incontro tra i bravi e Don Abbondio.
*Don Abbondio: Il re indiscusso del "vivere chill", finché non arrivano i problemi.
*I Bravi: I maranza originali della storia, solo che al posto della tuta dell'Adidas avevano le piume sul cappello.
*Don Rodrigo: Il tipico "boomer" che vuole comandare su tutti e rovina il "mood" della coppia.
*Renzo: Un povero cristo che voleva solo sposarsi e finisce in una situazione "no chill" per colpa della politica.
Se uno studente portasse una tesina del genere, sarebbe una "tornanza" immediata al banco con un bel voto: due! AhAhAhAhAhAh!!!
E anche oggi abbiamo giocato con...l'italiano.
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Allora, è ufficiale: nel 2025 la parola dell'anno per "l'Accademia della Crusca" è "Chill". Avete capito bene. Secoli di letteratura, il "dolce stil novo", le rime petrarchesche e alla fine siamo arrivati al massimo dell’aspirazione umana: stare sul divano a non fare assolutamente nulla. Ma attenzione, non è che siamo pigri... siamo solo "chill". Se lo dice la Crusca, allora è cultura, no? La tracimazione degli etimi esterofili, da anni aumenta e siamo sempre più disponibili ad accettare termini e vocaboli nuovi da inserire nei nostri vocabolari ed enciclopedie. Tra gli ultimi entrati prepotentemente nel nostro amato "ITALIANO", ve ne sono altri nuovi: "Maranza", "Occhi Spaccati", "Tornanza". Comunque "Chill" è il più amato e il più usato dagli italiani. Orbene, tanto per darvi un esempio lampante leggete quanto vi propongo:
* Flexare il ferro: Anticamente sarebbe stato "ostentare la spada", oggi è mostrare (spesso per finta) una pistola o un coltello.
* In ghosting: Un tempo si diceva "farsi di fumo", oggi semplicemente si smette di rispondere su WhatsApp.
* Zero sbatti: La versione moderna del "senza alcun gravoso affanno.
* Bella fra: Un saluto che avrebbe fatto inorridire Dante, ma che oggi sostituisce il "Messere".
Ora con questi termini, i ragazzi di oggi, se esponessero un tale linguaggio, se raccontassero ad alcuni amici una storia vissuta andrebbe più o meno così: "Bella fra, ieri sera ero troppo chill nel chill con la mia tipa, quando arriva 'sto maranza col borsello e inizia a flexare il ferro. Gli ho fatto un'occhiataccia spaccante e quello è andato in ghosting immediato. Zero sbatti, troppo top". Chiaro vero?
Mi fermo qui, avrei molto da dire ancora sull'esterofilia esondante e alla faccia di Dante, peggioriamo sempre più. Anzi, per essere in tema chiudo con un avvertimento al vate: "Dante, sposta un attimo la corona d’alloro che io e te dobbiamo parlare...".
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Ieri, 19 gennaio, è stato il lunedì più deprimente dell’anno. E' andata in scena la solita farsa collettiva: quella giornata in cui, per decreto di un’equazione scritta col pennarello su un tovagliolo, siamo stati tutti autorizzati a sentirci uno straccio bagnato. Ieri è stato quel giorno magico in cui ogni sveglia è suonata come un insulto personale. Vi siete alzati dal letto con la grazia di un bradipo con l’artrite, guardando fuori dalla finestra quel grigio cielo "color cemento armato" che è ormai il marchio di fabbrica di questo gennaio 2026. Non era pigrizia, non era mancanza di volontà: era il "Blue Monday"! È meraviglioso come il marketing riesca a trasformare una normale giornata di pessimo umore in un evento mediatico. Ieri eravamo tutti lì, a crogiolarci nel fatto che la scienza (quella da rotocalco, s’intende) ci desse il permesso di avere la stessa vitalità che abbiamo per montare un mobile dell’IKEA. Beh... Il "Blue Monday" è passato, ma la tristezza è rimasta lì, ora iniziate pure a scavare. O almeno, cercate di arrivare a stasera senza mordere nessuno. In fondo, mancano solo 346 giorni al prossimo Capodanno. Ce la possiamo fare. Sappiate che, per antonomasia, il "Blue Monday" è il giorno in cui finalmente, la tristezza ha il suo ufficio marketing.
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Era una mattina come tante, avvolta in quel grigiore tipico di chi ha ancora un neurone addormentato e l’altro impegnato a cercare la caffettiera. Mario fece il suo ingresso in cucina trascinando le pantofole, pronto ad affrontare la solita routine fatta di sbadigli e sguardi vitrei. Lì, tra il vapore dei fornelli, c’era sua moglie. Stava preparando la colazione: uova sode e toast, con la dedizione di uno scienziato nucleare. Appena Mario varcò la soglia, lei si voltò. Ma non fu il solito sguardo da "hai portato fuori la spazzatura?". I suoi occhi brillavano di una luce insolita e la sua voce, solitamente sbrigativa, si fece improvvisamente vellutata, quasi teatrale: "Mario... devi fare l’amore con me. Adesso. Proprio qui". A Mario cadde quasi la mascella sul pavimento. “O sto ancora sognando sotto l'effetto della melatonina, o oggi ho vinto alla lotteria dell'universo!” pensò, mentre il cuore galoppava più forte di un purosangue. Senza farselo ripetere due volte, la travolse in un abbraccio passionale. Fu un momento epico, consumato lì, tra il profumo del burro fuso e il sobbollire del pentolino, con una foga che non si vedeva dai tempi del viaggio di nozze. Alla fine, lei lanciò un sospiro di sollievo e con un placido «Grazie caro», tornò ai suoi fornelli come se nulla fosse accaduto. Mario, ancora col fiatone e l’ego gonfio come un soufflé, la guardò con un misto di adorazione e totale confusione. "Ma... tesoro... a cosa dobbiamo questo improvviso slancio di bruciante passione?" chiese, aspettandosi una dichiarazione d'amore eterno. Lei, senza staccare gli occhi dal pentolino, rispose con la massima naturalezza: "Si è rotto il timer per le uova. Tre minuti esatti: sono venute perfette".
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"Sciopero TAXI". Mentre nel resto del mondo civile si spostano con un click, prenotando un Uber anche per andare dal salotto alla cucina e aprono il mercato alla concorrenza, noi in Italia abbiamo scelto la via della conservazione museale. Il tassista italiano non è un semplice lavoratore: è un custode del tempo, un baluardo contro la modernità che osa bussare alle porte del Bel Paese. E che dire dei nostri cari balneari? Gente che per decenni ha pagato allo Stato canoni d’affitto che bastano a malapena per un aperitivo in centro, ma che gestisce spiagge manco fossero feudi ricevuti in eredità dal Barbarossa. Le lobbies alzano la voce, la politica trema, i risultati? Si rimanda, si proroga, si creano commissioni, si fanno decreti "salva-qualcosa". In pratica, le lobby garantiscono pacchetti di voti pronti all'uso, e in cambio ricevono la garanzia di poter continuare a vivere nella loro "bolla dorata", protetti da quel mostro terribile chiamato "concorrenza". Perché si sa, la concorrenza fa bene solo quando riguarda gli altri. Se tocca a te, diventa "attacco alla sovranità nazionale". Vogliamo un'alternativa più economica? "Spiace, Uber è il demonio", vogliamo una spiaggia con servizi migliori e prezzi chiari? "Eretici! Volete svendere le nostre coste alle multinazionali!". Purtroppo, dobbiamo constatare che non cambia mai nulla da anni. Il tempo non è galantuomo in Italia.
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