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FIOR DI STRELITZIA ..ANCHE CHIAMATO FIORE DEL PARADISO...

Post n°175 pubblicato il 01 Aprile 2011 da unastregaxamica

 

 IERI UN AMICO MI DONO' IL FIORE DI STERLITZIA ..NON AVEVO MAI FATTO  CASO ALLA BELLEZZA DI QUESTO FIORE ..NE SONO RIMASI  COSI INCANTA TA.. HO RITENUTO GIUSTO  FARLO AMMIRARE E CONOSCERE ANCHE A VOI ...

 

Strelitzia

Prezioso quanto le orchidee, questo fiore molto apprezzato per l’incredibile bellezza è altrettanto noto come “fiore del paradiso” o “uccello del paradiso”, a causa della sua forma particolarissima, del suo portamento elegante, dei suoi cromatismi a contrasto, delle sue dimensioni vistose. La strelitzia è una pianta sempreverde perenne. Si sviluppa a cespuglio, con foglie enormi, steli lunghi e dritti, grandi fiori simili a creste che, nel caso della varietà regina (la più diffusa), alternano l’arancione vivo all’azzurro intenso. Originaria dell’Africa meridionale, la strelitzia sta bene tanto all’esterno che in vaso, purchè siano rispettate specifiche esigenze climatiche: ama le temperature miti, non sopporta il gelo, gradisce luoghi arieggiati e necessita di molta luce, evitando però le ore centrali, quando i raggi diretti del sole potrebbero danneggiarla. Anche se si moltiplica per seme o divisione della talea, inizialmente è preferibile comprare piante già adulte. Infatti, la strelitzia è molto longeva e quindi non ha alcuna fretta di fiorire: le prime creste colorate compaiono solo dopo cinque anni di sviluppo. Per l’impianto occorre un terreno fertile e un po’ sabbioso per il drenaggio dell’acqua irrigua e, nel caso di piante ancora giovani e sistemate in interno, ogni anno, fino alla prima fioritura, si deve provvedere al rinvaso per favorire la cospicua crescita della pianta. La strelitzia gradisce l’umidità. Di conseguenza richiede annaffiature frequenti e costanti e nebulizzazione delle grandi foglie. Il periodo di fioritura, molto lungo, va dall’autunno fino al primavera inoltrata.

Significato del fiore
Introdotta in Europa nel 1700, la strelitzia fu subito dedicata a Carlotta-Sofia di Meclemburg-Strelitz, vedova di re Giorgio III, cui la pianta deve il nome. Questa felice associazione iniziale, unita a oggettive considerazioni di carattere estetico, non spiega solo perché si chiama “regina” la varietà di strelitzia più nota, ma anche il significato normalmente attribuito al fiore, che indica, appunto, maestà e nobiltà.

QUALCHE NOTIZIA IN PIU'

Chissà quante volte avete buttato dei fiori recisi di Strelitzia, credendoli appassiti, senza sapere che in realtà quei fiori avevano una vera e propria riserva! Quando vedete morire quel caratteristico ciuffetto giallo e arancione che spunta dalla spata, tagliatelo con delle forbicine e poi andate a curiosare dentro la guaina… proprio lì troverete una scorta di nuovi fiorellini che, se in natura, sulla pianta, riescono a spuntare da soli, quando sono nel vaso hanno bisogno del nostro aiuto per uscire. Utilizzando un uncinetto o un bastoncino e con molta delicatezza, tirate fuori un ciuffetto alla volta. In questo modo, le vostre Strelitzie in vaso dureranno anche 20-25 giorni… se non di più!

A proposito di Strelitzie, ricordate che se avete la possibilità di raccogliere i fiori direttamente dalla pianta, questi vanno estirpati e non tagliati; solo così favorirete la nascita di nuovi steli fiorali.
E non ho ancora finito! Non tutti sanno che le foglie di Strelitzia, se disidratate, diventano particolarmente decorative… sì, infatti acquistano delle strane e originalissime forme contorte. Fatele essiccare appendendole a testa in giù in un locale aerato e asciutto, oppure in una scatola di cartone (o una cassetta di legno) sul calorifero. Se avete fretta, provate a farle disidratare nel forno, ma fate attenzione: la temperatura deve essere minima e lo sportello deve rimanere un po’ aperto; in questo caso, controllate costantemente le foglie, si devono asciugare ma non cuocere! Quando saranno completamente disidratate, le potrete spruzzare con una vernice dorata o argentata… vi stupiranno! Usatele in composizione, oppure semplicemente adagiandole su un mobile di legno scuro.

(FONTE WEB)

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