Creato da: AngeloQuaranta il 10/02/2009
"fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza"

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« VINCENT VAN GOGHRichard Wagner ... »

VINCENT VAN GOGH PARTE PRIMA

Post n°35 pubblicato il 01 Marzo 2009 da AngeloQuaranta
 
Tag: ARTE

Vincent Van Gogh

Esercito un mestiere che è sporco e difficile: la pittura. Se non fossi quel che sono, non dipingerei; ma essendo quel che sono, lavoro spesso con gioia e intravvedo la possibilità di fare un giorno dei quadri dove ci sarà un po' di freschezza e di gioventù, essendo la gioventù una delle cose che ho perduto 

Per saperne di più     http://it.wikipedia.org/wiki/Vincent_van_Gogh

 I suoi paesaggi

Le Moulin de Blute-Fin

  Anno: 1886 Dimensione: 46.5 x 38.0 cm Luogo: Parigi Locazione: Tokyo: Bridgestone Museum of Art

 Le Moulin de la Galette

Anno: 1886;  61.0 x 50.0 cm Luogo: Parigi Locazione: Buenos Aires: Museo Nacional de Bellas Artes

 

 Old Church Tower at Nuenen 

 



Anno: 1885; 65.0 x 88.0 cm Luogo: Nuenen Locazione: Amsterdam: Van Gogh Museum

 

 

 Montmartre

 Anno: 1886: 43.6 x 33.0 cm Luogo: Parigi Locazione: Chicago: The Art Institute of Chicago

 

Parsonage Garden at Nuenen in the Snow

Anno: 1885; 53.0 x 78.0 cm Luogo: Nuenen : Los Angeles: The Armand Hammer Museum of Art

 

 

 Bridge at Trinquetaille 

Anno: 1888: 65x 81 cm Luogo: Arles   Israel: Collection Joseph Hackmey

 

Cottage with Trees

Anno: 1885: 32x 46cm Luogo: Nuenen Locazione: Cologne: Wallraf-Richartz-Muesum

View of Roofs and Backs of Houses

Anno: 1886; 30x 41 cm Luogo: Parigi   Locazione: Amsterdam: Van Gogh Museum

La  Casa Gialla

Campo di papaveri

 

 

Cipressi

Anno: 1889: 93x 74cm Luogo: Saint-Rèmy Locazione: New York: The Metropolitan Museum of Art

Avviso per il giovane viandante :

I parallelismi, le differenze, un'attenta osservazione ti fa cogliere le sfumature, un privilegio riservato a pochi  ..... tu da che parte stai ?

Fermati e leggi le recensioni per i due quadri sotto esposti ... poi chiudi gli occhi e rifletti ...

  Vincent Van Gogh, Campo di grano con corvi, 1890. Amsterdam, Rijksmuseum

In questo Campo di grano con corvi (1890) di Vincent Van Gogh si riflette un dramma personale. Questo cielo che cala sul campo di grano. Il soggetto, di per sé, è simbolicamente inquietante, ma quello che conta in Van Gogh, in tutta l'opera di Van Gogh, e questo ne è un esempio, è fare una pittura che non abbia collegamento con la realtà. Quello che interessa a Van Gogh non è dipingere quello che vede, ma quello che sente; non come vede il paesaggio, ma come sente il paesaggio e, siccome ha una spinta interiore drammatica, deve accentuare i colori. Spingere il giallo, spingere il rosso, spingere il blu e quindi caricare tutto. La forza di questa pittura, come quella di Odilon Redon e di Caspar David Friedrich, è dipingere non quello che si vede ma quello che si sente. Lo fanno in modi diversi. Friedrich mostrando una natura in cui l'uomo si sente insignificante. Odilon Redon rappresentando con immagini un male della coscienza. Van Gogh rivelando una sua ossessione, sentire la realtà come qualche cosa che fa male, trasmettere il suo malessere attraverso i colori. Questa pittura calda, bruciante, appassionata corrisponde alla vita di un uomo che sta soffrendo, che ha la disperazione. È una pittura in cui c'è la densità delle emozioni e della sofferenza.

Ora osserva l'opera di 

 Edvard Munch, L'urlo, 1893. Oslo, Nasjonalgalleriet

 Il parallelo esatto di Van Gogh, anche più drammatico, è Munch, L'urlo, del 1893. Questo è l'anti-impressionismo, è esattamente come Vang Gogh, colori reinventati. Però, quale è la differenza? Van Gogh è asciutto, quasi virile, in Munch c'è l'idea che quello che esce dal corpo, cioè l'urlo, è prova d'inadeguatezza, un'impossibilità di entrare, un'incomunicabilità che si riflettono nel cielo e nell'acqua. È come se ci fosse un continuum tra quello che l'artista sente e quello che noi vediamo. È come se le onde sonore del suo urlo si stampassero attraverso la pittura nel cielo. È un dipinto straordinario anche per questa linea, questo ponte, che non è un prospettiva ma è scosceso, è inclinato, quasi a dare la sensazione di qualcosa che scivola via e che scivola esattamente come esce l'urlo dalla bocca. Ecco, questo quadro è un'opera formidabile per il realismo dei colori. Il colore dentro la realtà, il cielo rosso, è esattamente l'alterazione cromatica di Van Gogh, e unisce il movimento della voce, dell'urlo, con la natura che gli sta intorno. Quindi ci comunica uno stato di angoscia, di sgradevolezza, di tormento che è quello che Munch voleva. La pittura non vuole piacerci, cerca di essere sgradevole, di rappresentare una condizione di disagio. Ed ecco allora che L'urlo è, con l'espressione di una condizione interiore alterata, uno dei primi dipinti dell'arte moderna.

 

 

 
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