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Creato da: AngeloQuaranta il 10/02/2009
"fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza"
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Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo
Il Quarto Stato è un celebre dipinto realizzato dal pittore Giuseppe Pellizza da Volpedo nel 1901. Opera simbolo del XX secolo, rappresenta lo sciopero dei lavoratori ed è stata eseguita secondo la tecnica divisionista. Non solo raffigura una scena di vita sociale, lo sciopero, ma costituisce un simbolo: il popolo, in cui trova spazio paritario anche una donna con il bambino in braccio, sta avanzando verso la luce, lasciandosi un tramonto alle spalle. Il dipinto è lo sviluppo completo di questo tema, già affrontato dall'artista in dipinti come Ambasciatori della fame, Fiumana e un bozzetto preparatorio del 1898, Il cammino dei lavoratori. La composizione del dipinto è bilanciata nelle forme e movimentata nelle luci, rendendo perfettamente l'idea di una massa in movimento. È conservato a Milano nel Museo dell'Ottocento della Villa Reale (o Villa Belgiojoso Bonaparte). La versione preliminare, invece, è esposta sempre a Milano presso la Pinacoteca di Brera. A rendere celebre il dipinto contribuì anche il film Novecento di Bernardo Bertolucci.
Il prof. Lodoli sempre attento ai problemi dei ragazzi
Post n°246 pubblicato il 12 Ottobre 2010 da AngeloQuaranta
Ai giovani va insegnato che le grandi virtù accendono la fantasia, l'energia, i sogni e gli orizzonti di Marco Lodoli Natalia Ginzburg, grande scrittrice oggi forse poco ricordata e poco letta, nel libro Le piccole virtù così ragionava: “Per quanto riguarda l’educazione dei figli, penso che si debbano insegnare loro non le piccole virtù, ma le grandi. Non il risparmio, ma la generosità e l’indifferenza al denaro; non la prudenza, ma il coraggio e lo sprezzo del pericolo; non l’astuzia, ma la schiettezza e l’amore alla verità; non la diplomazia, ma l’amore al prossimo e l’abnegazione; non il desiderio del successo, ma il desiderio di essere e sapere”. Con le piccole virtù si rischia di scivolare in fretta nel cinismo, nella paura di vivere, si rischia di pesare il mondo e la vita sulla bilancia della convenienza. Le grandi virtù accendono la fantasia, l’energia, ci danno sostanza, sogni, orizzonti, ci rendono più forti, più liberi. Questo pensava Natalia Ginzburg, che non disprezzava affatto le piccole virtù, però non credeva che la parsimonia e la cautela, il sospetto e la furbizia fossero sufficienti a formare uomini. Ci pensa il mondo a farci volare bassi, a insegnarci come si tratta al mercato per guadagnare un soldo in più, a farci diffidare persino degli amici, a coltivare i nostri minimi egoismi. La società avanza sulla corrente del compromesso, dell’utilitarismo, dell’edonismo, avanza e si difende dai pensieri più grandi, che potrebbero turbarla. Ma se non immettiamo grandi virtù nella mente dei nostri ragazzi, c’è pericolo che tutto si areni nella grettezza di un egoismo piccino piccino. Senza questa spinta ideale, senza i sogni maiuscoli dei ragazzi, senza una vocazione alla nobiltà, il viaggio si spegne nella sabbia. Forse è questo il problema oggi in Italia: abbiamo abbassato troppo il tiro, nessuno più batte le ali, nessuno combatte a fianco di Achille o piange sul cadavere di Ettore. I nostri figli imparano presto a sfangarla, a tirare a campare, a fingere di avere carattere e personalità, merce che ormai si può comprare nei negozi d’abbigliamento. L’abbronzatura, il tatuaggio, la paghetta, la birretta, la palestra, gli amici, la fidanzatina e l’amica della fidanzatina, il fine settimana da svoltare: questo vale per tanti. Ma non per tutti, per fortuna ci sono ancora ragazzi che pensano in grande, che non si arrendono di fronte al ricatto della mediocrità, che non dimenticano la nobiltà della giovinezza. Le grandi virtù spostano il mondo, le piccole lo accomodano su un sofà sfondato. 11 ottobre 2010
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