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Nere figure mitologiche: Le ARPIE...

Post n°202 pubblicato il 14 Giugno 2011 da rigel2_rm
 

 

 

Nella mitologia greca, le Arpie (lett. "le rapitrici", dal verbo greco harpazein, "rapire") sono creature mostruose, con viso di donna e corpo d'uccello.

Le arpie sono figlie di Taumante ed Elettra anche se per altri autori sono figlie di Poseidone e Gaia o di Echidna e Tifone che generarono anche Cerbero e l'Idra. Questi mostri appartengono alla generazione divina pre-olimpica .

Secondo la mitologia greca abitavano le isole Strofadi, in Grecia appunto. L'origine del loro mito deve forse ricondursi a una divinificazione del vento o alla personificazione della tempesta. In seguito, esse vennero a personificare le avversità che colpivano intere popolazioni: guerre, carestie, epidemie e cataclismi.
Esse vengono considerate demoni della tempesta, che si cibano delle anime degli uomini, dopo averli rapiti. E quando non riescono a farlo, sporcano coi loro escrementi quanto non riescono a rubare. La leggenda
nella quale hanno il ruolo più importante è quella del re Fineo (Argonautiche di Apollonio Rodio-libro III), al quale le Arpie, per ordine di Hera, rubavano tutto il cibo che egli poneva davanti a sé, e quello che non potevano carpire lo insozzavano con i loro escrementi; stavano per essere uccise dai figli di Borea, ma Iride lo vietò, ottenendo dalle Arpie, in cambio della vita, che da quel momento in poi lasciassero Fineo tranquillo; esse allora andarono a nascondersi in una caverna di Creta.

I loro nomi erano: Podarge, Aello, Ocipite, Tiella e Celeno anche se, nelle varie storie legate alle Arpie, alcuni autori riportano solo i nomi di Aello (Burrasca), Ocipite(Vola Svelta) e Celeno (Oscura), quest'ultima citata per la prima volta nell'Eneide da Virgilio:

 "(...)Strofadi grecamente nominate

Son certe isole in mezzo al grande Jonio,
Da la fera Celeno e da quell'altre
Rapaci e lorde sue compagne arpie
Fin d'allora abitate..."(Eneide,III,354-358)


e Virgilio continua:

"(...) Altro di queste
Più sozzo mostro, altra più dira peste
Da le tartaree grotte unqua non venne.

Sembran vergini a' volti, uccegli e cagne
A l'altre membra; hanno di ventre un fedo
Profluvio, ond'è la piuma intrisa ed irta,
Le man d'artigli armate, il collo smunto,
La faccia per la fame e per la rabbia
Pallida sempre, e raggrinzita e magra... "( Eneide, III, 361-368).


Le arpie sono citate nell'Odissea di Omero (libro XX):

" ...ecco che le fanciulle le Arpie rapirono in aria,
e in balia delle Erinni odiose le diedero." (Odissea, XX, 77-78)

In una preghiera ad Artemide Penelope ne parla come di procelle e ricorda che rapirono le figlie di Pandareo per asservirle alle Erinni. Esiodo parla di due arpie, Aello e Ocipete, figlie di Taumante ed Elettra; di esse dice che avessero una magnifica capigliatura e che fossero potenti nel volo.


Dante Alighieri cita le arpie nel Canto XIII dell'Inferno: esse rompono i rami e mangiano le foglie degli alberi al cui interno si trovano le anime dei suicidi, che, in questo modo, provano dolore e hanno dei pertugi attraverso i quali lamentarsi:

"Quivi le brutte Arpie lor nidi fanno,
che cacciar de le Strofade i Troiani
con tristo annunzio di futuro danno.

Ali hanno late, e colli e visi umani,
piè con artigli, e pennuto 'l gran ventre;
fanno lamenti in su li alberi strani ".(Dante, Inferno, XIII, vv. 10-15)

Per l’Ariosto le Arpie erano addirittuara sette e impersonificavano i sette peccati capitali:

"...Erano sette in una schera, e tutte
Volto di donne avean pallide e smorte,
Per lunga fame attenuate e asciutte
Orribili a veder più che la morte:
L'alaccie grandi avean deformi e brutte,
le man rapaci, e l'ugne incurve e torte;
Grande e fetido il ventre, e lunga coda
Come di serpe che s'aggira e snoda..." (Orlando Furioso, XXXIII, 120).

Le Arpie sono citate anche nella "Regina delle Fate" di Spencer e nel "Paradiso Perduto" di Milton.

 

 

Secondo Voi ne esistono delle Arpie ai giorni nostri? Secondo me sì!!! ihihihihihhih

 

 


 

 
 
 
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PENALMENTE L'OFFENSORE

E CITARLO PER DANNO

La Corte di cassazione con la sentenza n. 8824 della Quinta sezione penale depositata il 7 marzo 2011, ha condannato chi, utilizzando un nickname su un forum online diffondeva ingiurie, in forma anonima, nei confronti di altre persone.

L'indirizzo Ip ha inchiodato l'autore della diffamazione, confermando che la traccia digitale permette l'identificazione senza dubbi.

commissariato di P.S. online:

 

 

 

 

Grazie Leon! 

 

 

 

 

 

 

 

 

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