E fù Sardegna

Un romanzo nel cassetto

 

BRONZETTO SARDO

 

 

 

AREA PERSONALE

 

TAG

 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Ottobre 2021 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31
 
 

FACEBOOK

 
 

I MIEI BLOG AMICI

 
Citazioni nei Blog Amici: 1
 

I MIEI LINK PREFERITI

SANTUARIO MADONNA DI CASTRO. OSCHIRI

 

 

TENORES DI BITTI "MIALINU PIRA"

 

TENORES DI BITTI MIALINU PIRA IN VATICANO

 

TENORES DI NEONELI ED ELIO

 

 

E f Sardegna

Post n°1 pubblicato il 24 Maggio 2009 da milanoss
 


                                            

                                          

                                          prefazione


Era un sabato del mese d'aprile, periodo questo migliore per

gustare ed apprezzare ciò che le zone interne possono offrire

ai sempre più frequenti turisti, che al mare ed alle meravigliose

coste della Sardegna, preferiscono i più rudi e nascosti segreti

dell'entroterra, con i loro accoglienti paesaggi ed i loro,  ospitali

abitanti. Ospitali e per alcuni diffidenti. Certo qualche qualche

millennio fa, una diffidenza spinta ed alimentata da innumerevoli

conquiste ed altre tante invasioni che ha visto, nell'arco di millenni,

quella gente padrona sì di un'isola al centro del mediterraneo,

ma allo stesso tempo vittima e oppressa da innumerevoli civiltà,

che han fatto di questa terra meta e scalo di naviganti, attori tra

le  pagine più rilevanti nella storia delle origini dell'intero pianeta.

Ai confini fra la provincia gallurese e quella  sassarese, adagiato

ai piedi del Limbara, si trova, da non poco tempo, un piccolo centro

abitato di appena tremila abitanti, circondato da un'incantevole

paesaggio naturale.

Se potessimo osservarlo dall'alto, cosa non certo fattibile per molti,  

vedremmo "una somma di case circondate dal verde che sfugge,

per timore o per rispetto, ad una vasta macchia d'acqua,  che pare

un'incantevole specchio". Questo almeno pensava, restando

affascinato dall'oblò di un piccolo bimotore, Ambrogio Borghini,

un milanese, noto proprietario e fondatore dell'omonimo impero.

La proprietà comprende un vasto insieme d'aziende, operanti in

sterminati settori, dal petrolio al fai da te, dai cantieri navali

al panettone, che da qualche anno faceva amministrare ad alcuni

suoi amici fidati, mentre lui, per sfizio o per scommessa, incarnava

il viaggiatore di professione.

Quel dì Ambrogio, per puro caso, sorvolava il cielo di Oschiri senza

conoscerne né il nome né, tanto meno, la sua esistenza.

Posto com'era in un'armoniosa convivenza con quel piano

d'acqua dolciastra, da tale quota, pareva accoglierlo ed invitarlo

a scendervi. E' incredibile che da quell'altezza  un uomo

qualsiasi possa assaporare tutto ciò che un paese come Oschiri

può offrire.

Il Borghini, già da quell'inverno, aveva optato per la Sardegna

giacché ormai, giramondo da una vita, aveva costatato di avere

esplorato tutto il globo terrestre da una parte all'altra, dall'umido

e caldo Sud America, al secco clima polare della Siberia,

dalle popolate regioni cinesi, alle desolate pianure desertiche

del continente nero.

Infatti, l'unica nazione che non conoscesse proprio come le sue

tasche, se non dagli innumerevoli testi che impegnavano

le sue letture,era proprio l'Italia. Questa carenza  non per

disprezzo, o per mancanza d'amor di patria, ma perché fin

da giovinetto aveva stabilito non appena compiuti i 18 anni,

di voler appunto girare il mondo con la premessa dopo

averlo fatto, di finire l'impresa, la dove, con la calma e

la saggezza di un ormai non più  giovane  esploratore,

trovarvi residenza, lontano dal caos cittadino di quella fantastica

metropoli lombarda che tante soddisfazioni e ricchezze le aveva

procurato.

Mario Nardi, al principio suo affidabile garzone e factotum,

dopo la morte della signora Edda, moglie di una bontà sterminata

e di una bellezza accecante, suo consigliere e compagno nei mille

viaggi e avventure, unica persona al mondo che riuscisse ad

assecondarlo e tenere a bada i suoi assurdi e schizofrenici

colpi di testa.

Giusto per capire di che pasta sia fatto il dott. Borghini,

dovete pensare che un giorno, nel caldo e soffocante deserto

del Sahara, precisamente nella parte nota come Hamada,

mentre esplorava un noto sito archeologico, una delle

sue grandi passioni, decise all'improvviso, spinto anche

a suo dire "...dall'antipatica pavimentazione naturale...",

di partire per Parigi, dove si sarebbe tenuto un concerto

del suo idolo musicista Paolo Conte, altra

sua gran passione il Jazz. Così nel giro dei due minuti

che seguirono una strana telefonata, ordinò la partenza

al povero Mario, lasciando tra l'altro dei compagni

suoi ospiti, nella residenza di  un'altro amico e

socio d'affari  Arabo, nella Sirte presso Zelten.

Questo e altro è il dott. Borghini, un signore tutto d'un pezzo,

magro con un metro e 85 cm di statura, una capigliatura

bianca e folta, un viso squadrato a tratti scavato,

non più giovane ma con un fascino unico, il tutto completava  

uno sguardo profondo, all'apparenza severo con due occhi

azzurri come il mare della Sardegna, quasi inglese nei suoi

atteggiamenti  e portamento e non da meno negli indumenti,

anche lui, come la sua defunta signora,  con un eccessivo  

e a volte maniacale desiderio di conoscenza, che lo  spinse,

e lo fa tuttora, ad azioni che solo il povero Mario riesce

a comprendere ed assecondare.

Oschìri, così come viene nominato nelle poche circostanze

più o meno felici, dai non molti giornalisti delle tv nazionali,

in tutti quei casi, sempre pochi per fortuna o sfortuna,

che interessano un piccolopaese poco conosciuto,

ed ingiustamente anonimo nello scenario editoriale

e culturale italiano, per niente citato da nessun libro

se non dai sui pochi abitanti scrittori, tre o quattro in tutto.

Questo ingiustamente, non certo per volere dei suoi abitanti e

tanto meno per mancanza di potenzialità, svariate in molteplici

ambiti, ma forse per una sorta d'insensibilità culturale

che la politica,   specie in queste zone, non ha ancora

perfezionato.

Si perché Oschiri oltre alle sue più evidenti caratteristiche naturali,

vanta innumerevoli siti archeologici, sentinelle e testimonianze

di una storia passata, vicina e lontana, molto più remota di quanto

si immagini, e non meno importanti sono le sue specialità

gastronomiche, alcune, uniche realtà di una zona estesa e

spopolata.

Questi ed altri, sono in realtà gli unici motivi che hanno fatto si che

questo romanzo ed il suo principale personaggio ne  facessero  

un unico ed insostituibile scenario......

continua...

 

 

 
 
 

E f Sardegna. Capitolo primo

Post n°2 pubblicato il 24 Maggio 2009 da milanoss
 

 


                                             In aereo

 

    .

<<...Guarda Mario che bel posto ...cos'è...?>>

<<..Allora...., noi siamo qui...e la carta dice... Oschìri..>>

Esclamò Mario,  puntando l'accento sulla prima i, come tutti i "continentali", quelle genti  italiche che si trovano per sorte o per scelta nei dintorni del paese.

Prese la cartina e guardò anche lui, contemporaneamente.., alternando attimi di panorama incantevole, al nome di quel paese stampato sul quel punto.

<<...Oschiri..., che ne pensi Mario?>>

Incredibile, chiunque legga Oschiri sulla cartina, lo pronuncia esattamente come ha fatto Mario, collocando in pratica l'accento sulla prima i. Il dott. Borghini forse per puro caso, lesse Oschiri esattamente come potrebbe leggerlo un suo abitante, o uno che già lo conosca.

<<...Interessante  magari domani mattina ad Olbia, potremmo noleggiare un'auto e visitarla, si ricordi dottore che ha promesso ai suoi amici di essere per cena a Porto Rotondo...>>

In realtà quelli, a parte Alfredo il padrone di casa, non erano suoi amici, o meglio non li reputava tali, diceva di loro che erano un'accozzaglia di persone avide, ed interessate alla sua persona per quello che materialmente rappresentava e possedeva, poiché erano interessati ad una villa ottocentesca di proprietà del dottore, il quale, sempre per allettare e stuzzicare con lo spirito di un bambino dispettoso, com'era solito fare con quel tipo di persone, minacciava davanti a queste genti di volerla vendere, poiché quella casa rappresentava tristemente il ricordo della moglie, e continuava quasi divertito nel vedere le loro facce, mentre faceva presente che un domani l'avrebbe venduta anche per due soldi pur di sbarazzarsene.

Ovviamente, Mario sapeva e stava al gioco, anche lui divertito forse più del dottore, come sapeva che il ricordo di quella buona signora che era stata la moglie, era l'unica cosa che potesse farlo star bene, e che mai e poi mai avrebbe venduto quella casa nemmeno sotto minaccia d'arma alcuna. Cosi spinto di nuovo da quella strana libidine puerile che riservava solo a quei falsi "amici", decise arrivati ad Olbia di noleggiare subito la macchina senza aspettare l'indomani mattina come consigliato dal fedele Mario, senza tra l'altro avvisarli, mettendo in serbo per gli stessi un imbarazzante appuntamento a vuoto.

Già lungo il tragitto Mario pensava ad alta voce che sarebbero andati dritti verso il lago senza entrare, almeno per quel giorno, nel paese, sperando in ogni modo di recuperare e magari arrivare esattamente per la cena alle otto in punto. Guardò il dottore e si rese conto immediatamente, che egli non ne aveva nessuna intenzione, né di rinviare seppur di un giorno  la visita del paese,  tanto meno  tenere minimamente conto di quella cena. Il dottore lo guardò e sorrise, Mario a quel punto anche lui sorridendo diede per scontato che avrebbero dovuto cenare in paese.

Verso le sei pomeridiane di  una giornata solare ma ventosa, entrarono in paese, arrivati da Via Roma costeggiarono il Municipio, e li decisero di parcheggiare e proseguire a piedi.

Già da subito il paese gli piacque, sia per la sua architettura generale, sia la tranquillità di quelle ore, ma soprattutto il  contrasto di quelle case  schierate in fila, lungo il corso. Due file parallele, le quali sempre di più, tendevano ad avvicinarsi, come se quella strada nel loro centro, altro non fosse, che l'unico  ingresso maestoso di un'altrettanto autorevole cattedrale, la chiesa dedicata alla SS Vergine Maria, un imponente struttura  di gran meraviglia architettonica dai vari stili, posta dinanzi ad una grande piazza  che domina e sorveglia  tutto il paese e ne segna  il cuore perfetto.

Un caffè nel bar più vicino ed alcune telefonate di lavoro.

Mario nel mentre osservava la barista, una ragazza appena maggiorenne che vi serviva par time. Non lo faceva con modi pesanti né tanto meno gli scrutava le forme, lo colpiva il suo parlare, un linguaggio per lui incomprensibile, vi vedeva un miscuglio di colori e assonanze latine pur non riuscendo a distinguerne una parola. Lui era rimasto all'ormai  famoso ajò ed al poco spagnolo assimilato, fatto suo a furia di sentire il dottore  nei suoi viaggi. Egli fino a quel punto credeva che il dialetto di quei posti fosse riservato ai non più  giovani, come del resto nella maggioranza delle regioni  Italiane, senza  sapere quale importanza avesse per le genti Sarde la propria origine, le loro tradizioni, ed in maggior misura  il valore che potessero dare a quella "limba".   

Finite le solite telefonate di routine, il dottore approfittò dell'attimo in cui la cameriera si avvicinò al loro tavolo per ritirare le tazzine, chiedendole con grazia e gentilezza dove potessero mangiare un boccone  prima  di partire per la costa.

La ragazza altrettanto gentile con una cadenza molto locale ma pulita, le consigliò di restare  in  quel caffè, poiché nell'altra sala adiacente vi era un piccolo ristorante e perfino un hotel.

<<....Vedi che se volessimo un posto per dormire si trova?...>>

Esclamò il dottore rivolto a Mario, il quale, non  riuscendo a contenere il sorriso, rispose  che ne avrebbe tenuto conto  nel caso fossero ritornati il giorno seguente.

Le sette e quaranta, squilla uno dei tre cellulari tutti nelle tasche di Mario, il quale subito visto chi era, arrossì, pregando come un cane bastonato il dottore, affinché parlasse lui direttamente e  trovasse lui la balla del secolo, una motivazione apparentemente logica per giustificare la mancata parola data, l'appuntamento alla famosa cena. Sì perché Mario cosa che forse non avevo evidenziato, era l'agenda personale del dottore, una mente lucida e perfetta che teneva a memoria tutto ciò che il pc portatile non conteneva, o meglio, tutto ciò che al dottore non importasse veramente, e che lasciava nelle meningi del poveretto per avere la scusa di poterle dimenticare a suo piacimento.  

<<.... Non dirmi Alfredo, ci sarebbe dovuto essere anche l'ingegnere? Mario hai proprio una testa malata....>>

Esclamò con finta serietà e con quel solito sorriso puerile

<<.....salutalo Alfredo chiedigli scusa anche da parte di Mario, digli che ci vediamo domani sera se a lui non dispiace....>>

A lui, l'ingegnere, in effetti, non fece piacere, quel giorno sarebbe dovuto stare in Sardegna spinto dal suo socio Alfredo, probabilmente per concludere l'affare della villa ottocentesca del dottore, e sarebbe dovuto ripartire in nottata col primo aereo per il Messico.

 

 

 

 

 
 
 

E f Sardegna. Capitolo Secondo

Post n°3 pubblicato il 26 Maggio 2009 da milanoss
 
Foto di milanoss


                                                    

 

                                     

 

                                               La villa  toscana

 

Quella storia della villa, in queste circostanze il dott. Borghini

avrebbe preferito non esistesse la balla del ricordo triste,

ma sicuramente alla prossima occasione, si sarebbe divertito

a trovargli un seguito, ma sopratutto un'ennesima scusa per

non affrontare la discussione affare.

L'ingegnere Brambilla Giulio, un uomo d'affari  tutto tondo

con un viso insignificante, una controfigura di Denny De Vito l'attore,

una persona tra le più avide e cattive di quel gruppo di amici

"non amici" che davanti al dottore e la sua  onesta coerenza

specie negli affari, diventava un agnellino. L'odiava sicuramente

tantoda invidiarne la sua agiatezza economica, frutto di laborioso

ed onesto lavoro sia  del padre che del dottore stesso.

"Quel progetto, come fa a non colpirla" esclamava l'ingegnere

sempre, quelle poche volte che riusciva a scambiarci parola.

In realtà quel progetto altro non era che una miniera d'oro

per il losco ingegnere, egli infatti con l'ausilio di un politico a lui

vicino, riuscì a farsi promettere  dalla regione toscana un grosso

finanziamento per la costruzione di una enorme struttura

sanitaria che vedeva  nel progetto  oltre alla  villa del dottore,

un'altra a quella adiacente già in possesso dell'ingegnere. 

Bastava la semplice, secondo lui, acquisizione della seconda e

tutto sarebbe partito. Un mega progetto dentro un oasi di verde

toscano in  società con aziende facenti capo alla Legatio, 

un carrozzone politico ed economico che accomodava i figliuoli

prodighi di questo o  quel partito. Villa Medicea, era la proprietà

del dottor Borghini, questa di inestimabile valore storico ed

architettonico. Era stata una delle tante residenze dei Medici.

Intanto si decise di mangiare in paese. La cena, era  veramente

una delizia,  i due restarono impietriti di fronte a quelle  buonissime

pietanze isolane: ravioli di ricotta con un sugo di cinghiale.

Mario si ripuliva il piatto con del  pane, come se da giorni non

toccasse cibo, ma il culmine lo toccarono mentre arrivava il secondo

di maiale. Su "porcheddu" arrosto, finendo quelle portate con

uno strano fagotto di pasta cotta al forno con dentro uno

strato di strutto e carne di agnello. Era " Sa Panada"

una specialità esclusiva di quel posto talmente buona  che

altri paesi del circondario tendevano ad imitare ma con irrilevante

successo. Il tutto accompagnato da  un vino speciale della casa

un misto di sapori profumi e fragranze,  un rosso  che piacque

molto al dottore, lui grande cultore del vino.

<<... e te Mario non volevi restare..., meno male che non ti do

mai retta..>>

disse  sorridendo con aria da  sfottò rivolto  ad un Mario

sazio e sfamato

e anche un po' brillo, visti i gradi di quel  vino Sardo.

Egli in realtà non aveva un rapporto  molto confidenziale nei

confronti di Bacco, non quanto il dottore.

Iniziava infatti ad alzare la voce senza nemmeno accorgersene

destando l'attenzione degli altri clienti dei tavoli vicini.

Dopo mangiato decisero di ripartire per la costa ringraziando

per la cena i gestori del locale per la loro ospitalità  e portandosi

con loro  un  sacchetto pieno di quella strana specialità Oschirese

che era " Sa Panada".  

Sacchetto che pian piano, chilometro dopo  chilometro, si svuotava.

IL loro capo si voltava, ora da una parte ora dall'altra della

carregiata, distratti dalla flora di quei posti, esposta come in

una grande vetrina ai due lati della strada che da Oschiri

portava alla costa. Una composizione ricca e colorata

caratterizzata da inervalli di sugheretti e piante di corbezzolo

scanditi da  innumerevoli  greggi al pascolo, mentre il sole

orma giocava a nascondersi dietro le cime della vicina catena del

Limbara.

<< ...quante, quante pecore.......>>

Esclamava Mario con la bocca piena di panadas..........

 

continua...

 
 
 

E f Sardegna. Capitolo Terzo

Post n°4 pubblicato il 29 Maggio 2009 da milanoss
 
Foto di milanoss

                                

 

 

 

foto: SITEMAP

                                La notte a Porto Rotondo

 

Arrivarono in tarda serata. Nonostante l'orario la villa era

illuminata ed i suoi inquilini ancora in piedi, così come tutta

la servitù, disposta quasi in fila come se dovessero ricevere

un rappresentante reale o chi sa quale sultano. Cosa questa

che disturbò non poco il dottore, abituato ad avere un diverso

rapporto nei confronti della sua servitù, rimase seccato, anche se

il tutto non era altro che un'amichevole accoglienza da parte

del suo amico.

Questa cosa non la fece passare in sordina, mentre entrava

in una grande sala, rivolto  verso il padrone di casa, con

atteggiamento serio e quasi urtato, e il tutto coadiuvato dagli

effetti non ancora svaniti di quell'ottimo vino,  lo riprese senza

dargli l'opportunità di aprir bocca, minacciando che mai e poi mai

avrebbe tollerato un'altra situazione simile.

La faccia di Mario era un insieme  di variopinte intonazioni,

passando ora sul viola ora sul rosso, con uno sguardo smarrito,

non certo dalla possibile reazione da parte dell'Alfredo che

non ci fu minimamente, ma da  quella scenata che altro non

ritraeva che un' inconscia volontà di non passare la settimana dentro

quella casa, ne tanto meno insieme a quelle austere persone.

<<...Ambrogio.. carissimo, come stai? Quanto tempo..>>

Esordì il suo amico, quasi come se tutta quella prefazione

del dottore non avesse avuto altro risultato che la

constatazione da parte dello stesso Alfredo della buona vena

del suo vecchio amico.

Alfredo Mariannini, socio del dottore in una azienda di raffinerie,

divennero anche amici ma non ebbero molte possibilità

negli ultimi tempi di vedersi se non raramente e quasi sempre

in qualche viaggio d'affari. Passarono un'oretta in quel vasto

salone, carico di porcellane tappeti e cere Sarde, panche antiche

provenienti dalle montagne del Gennargentus, gruppo montuoso

al centro della Sardegna e cima più alta dell'isola, a parlare

del più e del meno con diverse persone ospiti anche loro

in quella regia. Intanto Mario salutati i presenti andò a dormire.

Alfredo, dopo aver nominato l'ingegner Brambilla, fece presente

confidenzialmente al dottore, che lo stesso, non aveva poi preso

molto bene quella sua improvvisa gita all'interno dell'isola,

ma come al solito la mente astuta del dottore iniziò,

aiutato dall'ora tarda, a dare i numeri, e come un ottimo

commediante trovò subito l'occasione di sviare per l'ennesima

volta a quel discorso, raccontando all'improvviso alcune circostanze

accadute durante la visita del paese di Oschiri, annoiando

con intenzione i presenti, e deviando successivamente con

un'enorme e finto, quanto maleducato sbadiglio, congedando

in seguito tutti i partecipanti e rimandando alla mattina seguente

qualunque altro discorso.  

<<... sei proprio stanco eh..? Marisa, accompagna il dottore

nella sua stanza .....fatti una bella dormita che domani facciamo

un bel giro in barca .....>>

Così anche quella volta riuscì a sgattaiolare, e dopo

aver chiesto scusa e salutato i presenti che prima di quel giorno

non aveva mai visto, tranne l'avvocato Mangoni, si incamminò

dritto a dormire.

Lasciò i tre signori ai loro affari insieme all'Alfredo.

Il commendatore Vorghi, un industriale del Varesotto,

uomo molto gentile e dai modi signorili.

L'avvocato Mangoni, esperto consulente e legale

dell'Ingegnere Brambilla, ed un signore strano che,

a primo acchito, non sembrava avesse niente in comune con i tre,

se non per la passione delle armi antiche, un certo sig. Bianchi,

arrivato anche lui in serata nella villa e li a rappresentare

un gruppo d'affari internazionale.

Infatti sia l'Alfredo che il commendatore, oltre alla passione per

l'archeologia, che li accomunava al dottore,  avevano una

strana mania per tutte quelle armi antiche da essere entrambi

citati spesso dalla nota rivista nazionale del settore,

della quale rivista l'ingegnere Brambilla ne era editore.

La mattina seguente durante una fastosissima prima colazione,

il dottore, seduto a fianco del Mario, fece presente all'Alfredo

che avrebbe rinviato felicemente una stancante gita in barca,

poiché la notte, diceva furbescamente, le aveva fatto cambiare idea,

rammentandole  un volantino visto per caso appeso alla vetrata

di quel locale Oschirese, dove si annunciava una strana processione

a cavallo che accompagnava la statua di una madonnina,

La Madonna di Castro*.

Grande appassionato com'era di tradizioni popolari non volle certo

farsi mancare quelle dell'entroterra sardo.

<< pensavo di seguire questa processione e vedere di cosa si

tratta...>>

Al che  Alfredo, anche lui sensibile a questo genere di cose,

sempre attento a non sembrare minimamente risentito da queste

altalenanti cambiate di rotta del dottore, non insistete più di tanto

e acconsentì tranquillamente alla sua proposta.

 

continua....

 

 

 
 
 

Nostra Signora di Castro.

Post n°5 pubblicato il 29 Maggio 2009 da milanoss
 
Foto di milanoss

 

 

foto: Emiliano Pane      Copyright ©2008

La chiesa di Nostra Signora de Castro è localizzata a circa

5 km. da Oschiri. Fu costruita durante la seconda metà

del XII secolo in stile romanico su una precedente chiesa

che era stata eretta dal Giudice Mariano I de Lacon Gunale.

Fu sede di vescovado fino al 1505.

Costruita in trachite rossa, gode di una posizione

privileggiata a dominio del vasto panorama della pianura

di Ozieri e del lago del Coghinas.

L' edificio era originariamente di una sola navata con

abside; altri elementi furono aggiunti in periodi posteriori.

La facciata, di ammirabile fattura per il taglio e

la squadratura dei conci, rivela maestria non comune

anche negli accostamenti delle tonalità dei diversi

elementi e rivela che, per l' esecuzione dell' opera,

furono impiegate maestranze di provata esperienza

tecnica. La facciata presenta un portale con arco a

tutto sesto inserito fra due lesene le quali la dividono

in tre parti e, con la presenza nella parte superiore

di un campaniletto a vela a doppia cella, riceve slancio

e leggerezza architettonica.

L' effetto ad intarsio ottenuto grazie alla presenza di

un ordine di archetti ciechi lungo gli spioventi del tetto

è rafforzato da una luce a croce la quale, insieme ad

un' altra simile nell' abside e a tre monofore a

doppio strombo su ognuno dei lati dell' edificio,

serve ad illuminarne l' interno severo e suggestivo

con copertura in capriate lignee. Lignea è anche

la statua dorata della Vergine alla quale la chiesa

è dedicata e che qui viene conservata.

La cornice esterna che crea il contesto paesaggistico

ed ambientale-religioso dominato da questa splendida

chiesa campestre è costituito da un perimetro irregolare

formato dalle "cumbessias" ed un palazzotto secentesco

riservato al clero.

La festa si celebra ogni lunedì di Pasqua, quando la Vergine

viene portata in processione ad Oschiri per poi proseguire

con i festeggiamenti durante l' intera settimana.

 

fonte: www.sardinian.net

 
 
 

E f Sardegna. Capitolo Quarto

Post n°6 pubblicato il 05 Giugno 2009 da milanoss
 
Foto di milanoss

fonte: Mario

 

 

 

                                           Capitolo quarto

                                             Le partenze

 

Erano le otto e mezzo del mattino. Il dottore ancora seduto,

intento a finire la sua solita colazione mattutina, diceva che

una persona come lui, affinché tenesse sempre in forma quel fisico

non più atletico che aveva, dovuto anche alla invidiabile età

di 72 anni, doveva assolutamente fare una bella colazione completa

e bilanciata, questo forse anche a mascherare una sua forte

debolezza, una golosità innata che sempre premeva e cercava

di indurlo, a non alzarsi ancora affamato.

In realtà questa strana abitudine, egli la apprese nel lontano

dopo guerra, quando poco più che trentenne fece parte

di una organizzazione umanitaria nazionale, la quale dava

il suo contributo per la  ricostruzione delle diverse città italiane

distrutte dai bombardamenti. Quella stessa visione della fame

e disperazione, che mai in prima persona aveva conosciuto,

se non nei vari viaggi, lo portò ad averne paura in modo tale

da non voler rinunciare, nel corso della sua vita, a nessuna

pietanza presente nel tavolo. A Mario questa cosa non andava giù,

poiché lui, che mangiava normalmente senza esagerare,

si trovava ad avere sempre una solita e prominente rotondità,

mentre l'altro pur "divorandosi il mondo", a detta sua,

aveva un corpo rigoroso ed in uno stato  quasi di grazia, come

se il tempo non lo avesse  minimamente scalfito.

In realtà quella mattina ci furono due partenze, quella dei

due turisti,   per il centro della provincia, e quella degli smaniosi

uomini d'affari, per le coste ed arcipelaghi dell'incantevole

Costa Smeralda.

La seconda destò uno strano presentimento da parte di Mario,

il quale dopo che anche l'ultimo navigante si alzò dall'enorme

tavolata, e salutò con uno strano arrivederci, ne fece partecipe

il dottore.

<<....quella persona non mi piace!.....>>

sussurrò nell'orecchio del dottore, riferito allo strano tipo

presente tra gli altri.

<<...Come la maggior parte di questa gente carissimo...>>.

Rispose con aria pacata il dottore.

Finita anche l'ultima fetta di pane colma di un burro squisito

ed una lacrima  di miele di corbezzolo, ennesimo richiamo di quella

terra selvaggia ma accogliente, decisero di partire per la volta

di Oschiri. La prima cosa che fecero arrivati in paese, fu quella

di recarsi nel loro ormai amichevole locale, per pernottare due stanze.

Fatto questo  Mario scambiò due parole con la solita  ed innocente

giovinetta sarda, la quale già appena entrati, li accolse con

un generoso ben tornati, facendo trapelare un'accomodante

semplicità, cosa che la rese, davanti ai due, una persona

decisamente gradevole.

<<.....Se dovessimo visitare il paese cosa ci consiglieresti

di vedere per primo?....>>

Chiese Mario alla fanciulla con un modo ormai confidenziale

ma riguardoso.

<<....sicuramente tra le altre cose, le tante e storiche

chiese campestri, tra cui quella della Madonna di Castro.....

tra l'altro questa sera ci sarà la processione della stessa Madonna,..

molto interessante ...>>

Quella processione era in effetti la prima di due, una che scortava

la sacra statuetta dalla sua normale dimora, (chiesetta situata

a qualche chilometro dal paese ), alla chiesa principale,  l'altra

dopo una settimana, in cui veniva venerata dal paese, per dopo

riaccompagnarla nella chiesa campestre.

Tra gente in costume tradizionale, e uomini a cavallo

con stalloni Arabo-Sardi splendidamente addobbati a festa,

con altrettanti fucilieri che con le loro armi, queste caricate a salve,

accentuavano l'arrivo e partenza della madonna, scandendone

il saluto con dei colpi ripetuti, il tutto in una mista funzione religiosa

e popolare, osservata con devozione e ammirazione dalle popolazioni

del circondario.

Inutile descriverne la contentezza e lo stupore con i quali il dottore,

per tutta la sera, seguì attentamente quella festa, come altrettanto

intuibile fosse da parte di Mario, capire che avrebbero passato

più tempo, in quel paese, di quello preventivato inizialmente

dal dottore.

Il fine serata era una rilassante cena dopo di che, mentre il dottore

controllava nel tavolo alcune documentazioni fategli pervenire

via fax nell'albergo, Mario, scambiava due parole con alcuni

personaggi del paese presenti nel caffè del locale..........

 

continua........

 

 
 
 
 
 

INFO


Un blog di: milanoss
Data di creazione: 24/05/2009
 

 

ULTIME VISITE AL BLOG

milanosstiziana.rocjonk72isolde6aguaplano_ssmadrion_2008graffio_di_tigre.itd.e.l.i.l.a.hgli_sciacallibisou_fatalarmandotestifernandez1983nella.luceDolceRandyfiore_di_luna.9
 

ULTIMI COMMENTI

 

CHI PU SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore pu pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 

 

OSCHIRI

 

E F SARDEGNA MUSIC


Discover Piero Marras!
 

CORO DI USINI . VENDETTA

 

NOTTE DE LUNA. CARLA DENULE

 

MIMMO BUA (MULARGIA)