Creato da sania74 il 04/11/2006

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L'altra me...

 

 

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(Epilogo)

Post n°216 pubblicato il 29 Luglio 2007 da sania74
Foto di sania74

Ho ritrovato un post.
O meglio sono solo 2 righe di qualcosa che volevo scrivere, ma che era rimasto fermo nelle bozze.
Porta la data del 11 Aprile 2007.
Un brivido.

"Tenerezza e dolcezza... tu, seduto sui gradini della tua scala che porta al piano di sopra, le mani incrociate... e resti lì a guardarmi, ad aspettarmi... in silenzio."

E' una fotografia stampata nella mia mente quel momento.
Un'immagine indelebile scolpita nel cuore.
Ricordo che lo guardai il cuore cominciò a battermi fortissimo. Imbarazzo.
Tanto, troppo. Cosa mi stava succedendo? Cosa stava subentrando tra noi? Sentimenti... quelli che poi hanno portato alla rovina del nostro rapporto. Non era meglio restare solo amici di letto se poi questa è stata la fine? Ricordo che era tardi, come sempre, eravamo andati al solito posto con tutti e poi alla fine io e P. eravamo fuggiti, prendendo di corsa la strada che porta a "Fallujia" (...) per stare da soli. Facemmo l'amore, per ore come sempre, e ritrovarci poi, come al solito a dover dormire forse meno di 2 ore prima di andare a lavorare.
Ricordo tutto quello che è avvenuto tra noi, ogni attimo, vissuto pienamente.
Venerdì sera c'è stato l'epilogo, ci siamo affrontati e parlati finalmente. E' successo un casino. Ha continuato a rinfacciarmi tante cose. E' scappato ora. E come tutti si è buttato nel suo lavoro folle ora più di prima. Sarà sempre in giro per 2 anni. Se è questo che sentiva ha fatto bene, glielo ho detto con il cuore. Resta la contraddizione fatta uomo. Deve trovare la sua stabilità e fare pace con se stesso e con il suo passato. Io l'ho fatto, ora non ho più scheletri nell'armadio. Nessuno... sono tornata pura come l'acqua che sgorga da una sorgente. E sono felice per quello che ho fatto, per come sono ora. Anche se dentro ho male.
Perchè tutte le persone che amo fuggono e si gettano nel lavoro folle? M. nella vita che ha sempre fatto, A. fuggì a Kabul, e ora P. Ma sono davvero un mostro? Faccio così tanta paura per le emozioni che riesco a dare?
Una cosa la so di certo, e non mi sbaglio. Io ero tranquillissima mentre discutevamo animatamente al Donegal's, lui no. Li guardavo dentro nel profondo i suoi occhi scuri. A me non riesci a dirmi le cazzate. Gli occhi parlavano per lui.
Ora lo so. So che quella frase che mi ha detto è vera.
"... due vite che, per proprie inclinazioni caratteriali ed "operative" troveranno poco spazio per vivere il quotidiano, due vite che si incroceranno spesso chissò dove e si cercheranno con amore e passione..."..
E' ironico come il nostro lavoro ci avvicini ed allontani. Strade separate ora. Forse ci ritroveremo in qualche teatro o in qualche caserma. Non so dove sarà, ma sono sicura che accadrà.

Ed io so che ti cercherò sempre P.

 
 
 
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