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Creato da: padronedeiburattini il 28/02/2005
...la strada che ho percorso finora verso dove mi porterà? Pensieri e riflessioni di una vita
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Starless
Post n°179 pubblicato il 18 Marzo 2007 da padronedeiburattini
E' notte attorno a me, il freddo penetrva le mie ossa; dov'è il calore di quel focolare attorno al quale, ricordo, tutti si erano raccolti? E' passato tanto tempo ed i ricordi sono ora più flebili al punto da indurmi a credere che forse sono accaduti solo nella mia immaginazione, per sopravvivere in qualche modo a questo gelo. La neve ed il ghiaccio coprono tutto il paesaggio. Mi fermo un attimo nel mio errare, mi giro indietro, mi è parso di sentire voci allegre, gioiose, delle risate ma dietro di me solo una lunga serie di impronte nella neve che in lontananza si perdono ne buio, dietro il buio di quella collina. Prendo un lungo sospiro, per farmi forza: quando e dove la mia strada ha preso questa direzione? Quando e dove ha cominciato a portarmi così lontano da quel focolare? Eppure non può essere solo immaginazione, la speranza, benchè fioca, continua a muovere i miei passi. Essi però sono stati guidati fin qui da una volontà quasi auto-distruttiva che li ha allontanati da ogni luogo accogliente per farmi giungere in questo esatto punto. Una piccola radura in un fitto bosco di conifere anch'esse ricoperte da un gelido e candido manto. Strano ricordare come l'innocenza di quel bianco apparisse tanto allettante nei pressi di quel focolare, strano pensare con quanta attesa e gioia si seguivano morbidi fiocchi nella loro certosina opera di copertura. Strano adesso sentire nel petto accendersi un tormentoso sentimento di odio e diffidenza nei confronti di quella coperta ingannevole. Sono ancora fermo, spossato nell'animo prima che nelle forze, le braccia mi cadono senza volontà, lasciandosi allungare verso il terreno da una silenziosa forza che nasce nelle viscere di questo suolo che calpesto. La mia corazza, inutilizzata da molto molto tempo è ormai arrugginita, è sulle mie spalle, nonostante il peso la porto ancora con me assieme ad una ancor più vecchia spada anch'essa ficcata dal lento scorrere del tempo. Porto con me le mie armi senza il coraggio di indossarle, non possiedono più la viva luscentezza di quando mi fu affidata la resposabilità di esse. Fermo, circondato dal buio e dal gelo, sollevo lentamente il mento, verso l'alto, verso quel cielo che sempre mi aveva attratto per il suo silenzioso osservare delle vicende mortali, con tutti quei suoi occhi brillanti, spesso guida per chi da quaggiù cercava un senso nella sua vita. Guardo in alto, con la sempre fresca e nuova curiosità infantile, cercando un'interlocutore al quale chiedere "perchè?". Il cuore mi batte forte, per l'ansia di avere quella risposta, per il timore di non riceverne, ma con la grande speranza (quasi certezza) di sbagliarmi; così i miei occhi pesantemente si rivolgono verso quegli altri occhi, le pulsazioni mi salgono al punto da sentirle negli avambracci, nel collo, le palpebre lentamente si dischiudono con abbandonata fiducia di essere illuminati dal "suo" sguardo.
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