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Un blog creato da Jiga0 il 21/11/2010

Schwed Racconta

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JIGA MELIK E IL SIG. SCHWED

 

Jiga Melik è l'alter ego intermittente dello scrittore Alessandro Schwed. Il signor Melik nasce nel 1978 nella prima e provvisoria redazione del Male, un ex odoroso caseificio in via dei Magazzini Generali a Roma. Essendo un falso sembiante di Alessandro Schwed, Jiga Melik si specializza con grande naturalezza nella produzione di falsi e scritti di fatti verosimili. A ciò vanno aggiunti happening con Donato Sannini, come la consegna dei 16 Comandamenti sul Monte dei Cocci; la fondazione dell'Spa, Socialista partito aristocratico o Società per azioni, e la formidabile trombatura dello Spa, felicemente non ammesso alle regionali Lazio 1981; alcuni spettacoli nel teatro Off romano, tra cui "Chi ha paura di Jiga Melik?", con Donato Sannini e "Cinque piccoli musical" con le musiche di Arturo Annecchino; la partecipazione autoriale a programmi radio e Tv, tra cui la serie satirica "Teste di Gomma" a Tmc. Dopo vari anni di collaborazione coi Quotidiani Locali del Gruppo Espresso, Jiga Melik finalmente torna a casa, al Male di Vauro e Vincino. Il signor Schwed non si ritiene in alcun modo responsabile delle particolari iniziative del signor Melik.

 

 

 

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I CENTURIONI SONO PERSONE - intervista di alcuni anni fa al centurione Sonnino, pubblicata su Lo Specchio della Stampa

Post n°38 pubblicato il 13 Aprile 2012 da Jiga0

                   


di Alessandro Schwed

Sembra che dopo la guerra un generale dell'aviazione americana visitasse Roma. Arrivato davanti al Colosseo, disse: "Non sapevo che i nostri bombardamenti avessero fatto questi danni". Passati sessantanni, "Cleopatra", "Ben Hur" e "Il gladiatore",  il mondo conosce le icone di Roma antica. Perciò, quando i turisti passano sotto i mille occhi del Colosseo e vedono quei due o tre centurioni che li salutano col gladio levato, si fermano e si fanno fotografare con loro. Gli antichi romani chiedono qualcosa e se ne vanno. Non è elemosina, è lavoro. I Fori Imperiali sono una Disneyland in pectore e invece di Paperino e Pippo, ci sono i centurioni. I pennacchi sugli elmi sono di un discutibile rosso-corsa, sventolano troppo lunghi, come degli alberelli cresciuti in testa, e a volte al posto dei calzari spuntano gli scarponi. Ma tutto quel marmo, le basiliche e le colonne coricate a terra, confermano che i centurioni sono a casa loro e che i turisti sono a casa dei centurioni.  Potrebbe essere un'idea geniale da ampliare, ma per ora è solo un modo di svoltare la giornata con gli spiccioli dei turisti. Di sicuro c'è che questi figuranti sono le sole persone in tutta la capitale ad avere il titolo per farsi chiamare antichi romani. Su una quarantina di centurioni, venticinque sono ebrei di Roma. Appunto, gli unici e veri antichi romani presenti su queste strade da oltre duemila anni.   
     Ne parliamo con un gigante, un immenso 'miles' di trentanove anni e svariati chili - il volto come una meravigliosa zucca di Haloween coi denti radi e il sorriso buono. E' Angelo Sonnino e racconta la sua vita di centurione a cinquanta metri da piazza Venezia.  
 
...Sonnino è un cognome ebraico.
Sì, esatto, bravo...chi glielo ha detto?
Per un caso meraviglioso, anche io sono ebreo. 
Ah piacere allora, complimenti. Sì, de nome faccio Sonnino. Però come nome d'arte mi faccio chiamare Spartacus - nell'ambito turistico, dico.
Ma come è nata questa cosa di vestirsi da romani?...
E' cominciato tutto dieci, dodici anni fa...i primi a fare i centurioni furono due o tre...come è logico, se misero davanti al Colosseo...Il primo fu Franco Disegni...che è ebreo...Franco aveva una sartoria teatrale e vendeva i cosi degli antichi romani. Poi insomma ha chiuso, non gli andava più de vendere...non lo so...i costumi erano robba sua e se li è messi. Poi sono arrivati altri due...sempre giudii...adesso siamo credo quaranta...e un venticinque buoni sono ebrei...A Fontana de Trevi, a piazza de Spagna,  al Pantheon...non avendo altra possibilità de vivere...
E come mai ci sono tanti figuranti ebrei?
Beh...diciamo, per l'inventiva...sa, quelli de religione ebraica a volte per sopravvivere hanno delle invenzioni...
Per fare questo lavoro serve il permesso? 
Sì, della circoscrizione...Però da un par d'anni ce l'hanno tolto e ora aspettiamo che venga rinnovato. Per adesso ce tengono così. 
Sotto quale nome passa il permesso?
De' saltimbanco.
Saltimbanco è un termine antico...
E' antico sì...sarebbe truccamento da piazza...si chiama permesso 121 Tulps, per quelli che prima andavino sotto il nome de saltimbanchi... Per esempio te puoi vestire da Babbo Natale...insomma te metti qualsiasi truccamento.

Io e Angelo Sonnino siamo all'ombra di uno di quei camioncini che vendono bibite e panini lungo i Fori Imperiali. Chissà come fanno lui e i suoi colleghi a sopportare il caldo con la corazza e l'elmo in testa. E' mezzogiorno e mezzo. All'ombra del camioncino,  Spartacus si è tolto la tunica. Il gran volto luccica e sotto il collo la canottiera è sbrindellata.

Lei quanti anni ha?
Quaranta quasi. Sono del sessantasei.
Senta, ma lei dove sta?
Dove svolgo il lavoro mio?
No, dove abita...
Io abito a Boccea Primavalle, e ogni giorno praticamente vengo qui alla piazza Venezia, come uno andasse in ufficio dove svolge il lavoro di centurione romano. Al mattino me alzo, normale, preparo i vestiti, belli puliti, poi li metto dentro la borsa, poi metto la borsa sul motorino...ce imbarchiamo per piazza Venezia e vediamo quello che passa il monumento...Faccio qualche foto per vivere, sa, siamo una famiglia numerosa.
Quante ore state qui all'Altare dell Patria?
Dalle otto e mezzo fino alle sei del pomeriggio...Mo' i miei colleghi sono smontati, sono andati al mare. Si sono presi due ore de permesso...due ore la settimana...se no, che famo?
Ogni giorno con tutte le stagioni?
Sì, nell'ambito de' tutto l'anno...perché anche d'inverno ce stanno i turisti. Non è come cinquantanni fa che i turisti giraveno solo l'estate, adesso il turismo c'è tutto l'anno...Magari i padri di mio padre lavoraveno l'estate e l'inverno facevano altre cose...portavano i fagotti, i cartoni...Mio nonno faceva il pugile, era famoso...Disegni se chiamava, è stato anche in America...l'ha visto il film in televisione?... 
Forse sì.
Ecco, era mio nonno!
Ci sono momenti difficili?...
Magari c'è stato un anno un po' particolare, dieci anni fa...i soldi che avevo non li ho spesi bene, non sono stato attento, poi mia moglie non stava tanto bene e non avevo manco i soldi per pagare la luce...
E come avete fatto?
Eh, come avete fatto...lavoravi fino alla sera tardi, con la pioggia, col freddo... Non avevo manco i soldi per man...per vivere ecco. Mi feci prestare i soldi da mia madre, pensavo: poi li restituìmo...ma dopo non lei non li ha più voluti...Ora è differente, ho avuto la scossa di quell'anno e ce sto attento.Se posso dire, mia mamma se chiama Wilma.

Dall'altra parte della strada i colleghi di Angelo fermano i turisti e sorridono gentili come non lo erano affatto i legionari di Roma. Fermano tutti senza sosta, sono fantastici...fermano i bambini, le ragazze, i giovani, gli cingono le spalle con mano salda e si fanno fotografare insieme. Adesso arriva una signora di chissà dove, su una sedia a rotelle.  Si fa mettere in testa l'elmo col pennacchio rosso e ride. 

La gente è generosa? 
Dipende. Una volta una signora mi ha dato cinque centesimi...poi mi ha detto: "Va bene così?". E io: "Sì sì, va bene, va bene"...I soldi devi pigliarli e basta. Qui è come tutto il mondo: ce stanno quelli maleducati e quelli bravi...c'è chi te li regala e chi no...  
Ma come fate a fermare tutta quella gente?...Avete una tecnica?...
Si capisce...quando facciamo il lavoro, magari mettiamo l'elmo al bambino che passa per fermarlo, poi gli mettiamo anche la spada...e magari il padre vuol dire di no al bambino...allora ci facciamo fare la foto col bambino e così dopo il padre può andare via...per forza abbiamo una tecnica...perché se stai fermo, fai poco. 
E quando ha cominciato questo lavoro?
Sono otto anni che lo svolgo. Però prima, sempre in questa piazza, svolgevo un banco de ricordi di Roma...poi il padrone s'è venduto il permesso e io ho fatto l'antico romano...
E a Cinecittà ci lavora?
No...no...svolgo solo il lavorativo presso qua...Se poi uno ha la fortuna di andare a Cinecittà, è un altro discorso...la vita è tutta una fortuna...Mia nonna diceva: meglio essere fortunati che ricchi, ah ah ah! Così diceva mia nonna.
Mi può raccontare il suo primo giorno da antico romano?
Ma niente...normale...Non è che è stato chissà cosa. Diciamo che il primo contatto l'ho fatto subito, perché ero abituato a vendere le cose a quelli che passano...non mi ha fatto emozione, ecco. 
Come è andata con sua moglie quando le ha detto che andava a lavorare vestito da antico romano? 
Luana è stata subito d'accordo, perché se vogliamo vivere bisogna fare qualsiasi tipo di lavoro...Quando hai quattro figli, è tosta vivere...ah ah ah!...Ma siamo una bella famiglia...Baruch Ashem (Sia benedetto il Nome di Dio)... 
E l'inverno come va?
Certo non è come l'estate, ma facciamo sempe la giornatella. Diciamo che uno lavora l'estate per l'inverno.     
Chi si ferma di più tra i turisti?
Gli inglesi, gli irlandesi, quelli del Galles. Il Regno Unito in genere... st'anno ce n'è tanti. 
E i giapponesi?
I giapponesi sono molto diffidenti. In Giappone gli dicono di non avvicinarsi. L'ho saputo da una guida che glielo avvisano loro nel paese interno...che qui je rubbeno. Ma gli altri in generale se fermano tutti. Però gli inglesi sono molto più meglio. Più simpatici anche.    
Ma lei da quando è che viene qui?
Io è da quando ho dieci anni che vengo. Portavo da mangiare a mio padre che lavorava qui dietro la colonna Traiana. Se chiama Lazzaro, papà. Vendeva i libri, i souvenir. Però era abusivo. Porello, stava tutto il giorno qua e io gli portavo da mangià alla Colonna...pasta e broccoli,  pasta e ceci...specialmente d'inverno che faceva freddo. Lui mangiava in mezzo alla strada e gli americani lo guardaveno... e mentre lui mangiava, io vendevo i souvenir...Piano piano, me sono imparato. 
Insomma, siete una famiglia di ambulanti...
Sì. Anche i nonni. Al tempo dei tedeschi, mio nonno vendeva gli stracci, portava i cartoni...C'erano le leggi razziali e mio padre a scuola non ce l'hanno mandato. Se so' dovuti sempre nascondere. I padri dei miei padri insegnavano a mio padre che doveva stare attento che per strada c'erano le squadre dei fascisti e quelli ti poteveno fermare... e il padre di mio padre insegnava di dire un nome cattolico, perché se dicevi Sonnino....capito no?...A mio padre gli hanno insegnato di dire Del Bono, che è un cognome cattolico sicuro. Poi i fascisti fermavano a mi' padre...dice, ehi, bimbo, vieni qua, je fanno...Come te chiami?...e lui: Del Bono.  Pensa, erano bambini e già gli insegnavano a dire i nomi cognomi falsi. Pensa te a dove arriva la mente per salvarsi.  A mio nonno poi lo presero. E' morto ad Auschwitz. 
Insomma, quelli che lavorano per strada qui intorno sono di religione ebraica...
Allora...l'ottanta per cento di quelli che fanno gli antichi romani e il novanta per cento degli ambulanti sono ebrei de Roma.  Perché i padri dei nostri padri vendevano sempre per strada, poi magari se riposavano e passavano l'attività ai figli, e dopo i figli la passavano ai figli. Diciamo che è una ruota che gira da tanto tempo.        
Ma avete mai avuto problemi con qualcuno per il fatto che siete ebrei?
No. Mica lo sanno. Mica glielo dico io. Poi in Italia sono bravi. Io certa gente che vedo sono pure meglio degli ebrei che conosco.   
E quando ci sono le feste ebraiche lavorate?
Nooo...mai...A Kippur non lavoriamo...Nessun ebreo di nesuna età e parte del mondo lavora di Kippur.  Il sabato semmai si lavora. Al tempio poi ci vado delle volte in Israele, che vado a trovare le mie sorelle. Ma le preghiere le facciamo sempre. Il venerdì a cena facciamo il kiddush, la benedizione del vino, e io aiuto i miei figli a farlo sperando che un giorno lo faranno anche loro...ah ah!...E la mattina prima di uscire bacio sempre la scatolina della mezzuzzà sulla porta di casa, che dentro ci stanno le nostre preghiere. La bacio sempre, quella è una prassi.  E ringrazio il Signore che mi fa alzare la mattina.
  




































 
 
 
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