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« Un po' di chiarezzaUomini di una volta »

Lettera a una coetanea

Post n°394 pubblicato il 28 Gennaio 2015 da meninasallospecchio

Cara amica 50enne che ti ritieni migliore delle donne giovani, o anche soltanto migliore di te stessa da giovane, lascia che ti dica alcune cose. So che sai di avere i capelli tinti, i denti non bianchissimi, le rughe sul collo e sul viso, i tricipiti flosci, le macchie sulle mani, le tette cadenti, la pancia molliccia e i glutei cellulitici. Magari non tutto insieme, ma in una certa percentuale.

Non ce l'ho con te. Avrei potuto scrivere...

Caro amico 50enne che ti reputi migliore degli uomini giovani... anche tu hai la chierica, l'alito pesante, i peli nel naso e nelle orecchie, le spalle cadenti, la pancia prominente, l'uccello moscio e i testicoli incartapecoriti. Magari non tutto insieme.

Cara amica. Tu sai anche, e a ragione, di avere un portamento elegante, movenze sensuali, una voce accattivante, uno sguardo intenso, il fascino consapevole e fiero dell'esperienza.

Già. Tutto vero. Però...

Ho ritrovato qualche tempo fa un mio scritto dei tempi in cui studiavo il francese, intorno ai 30 anni. E' una specie di tema, evidentemente scritto da me anche se non ne ho memoria, dal titolo non entusiasmante: Accettereste di sottoporvi a cure mediche sperimentali?

Ovviamente il mio tema è una summa di invereconde banalità, ma... è in francese! Quindi c'è stato un tempo in cui ero in grado (previa probabilmente qualche lezioncina sull'argomento) di partorire un elaborato, scolastico ma dai contenuti accettabili, in una lingua ormai dimenticata, da me s'intende. Il tema riporta diverse correzioni ortografiche e lessicali e una valutazione di Bien, insomma neanche un granché, per quanto a me oggi possa sembrare irraggiungibile. All'esame finale devo aver fatto di meglio, perché il mio diploma, che mi consentirebbe (consentiva?) di iscrivermi a un liceo in Francia, riporta la votazione Tres bien.

Per fortuna sono una che butta via quasi tutto, così non ho troppe occasioni per deprimermi, ma non c'è bisogno di un gap di vent'anni per rilevare il decadimento.

Un amico mi fa notare che il mio blog è peggiorato. Grazie, neh. Ma è vero. A volte rileggo post scritti da me un anno fa e mi sembrano decisamente migliori di quelli che scrivo ora. Quelli di due anni fa ancora migliori. C'è una sola spiegazione. I miei neuroni si disintegrano a vista d'occhio. Già arrivata a questo punto non so più cosa volevo dire all'inizio del post.

Cara amica. Il vero problema non è il decadimento fisico, di cui tanto ti preoccupi combattendolo a colpi di palestra ed estetista, ma quello intellettuale. La tua collega di 25 anni non è soltanto molto più figa di te (e ci mancherebbe): è anche e soprattutto molto più intelligente. Cioè, magari la tua collega è una cretina, ma quello è un problema suo. Però se è il tuo clone giovane, è indubbiamente molto più intelligente. Fidati, cara amica: non sono soltanto i calciatori ad aver terminato la carriera a 30 anni, sono anche i matematici.

Chissenefrega, dirai tu, io so soltanto che a 50 anni sto molto meglio che a 20 o a 30: sono serena, consapevole, sicura di me stessa, con un'autostima consolidata e relazioni risolte e soddisfacenti. Ma lascia che ti dica una cosa. Vuoi sapere perché stai meglio di 20 o 30 anni fa? No, forse non lo vuoi sapere, ma io te lo dirò lo stesso. Perché ti sei rincoglionita, ecco perché. Da che mondo è mondo la felicità è sempre stata appannaggio degli imbecilli, e man mano che ti appresti a far parte delle loro schiere, anche tu hai il tuo pezzettino di paradiso.

Non c'è niente di buono nella vecchiaia, per questo si accompagna con l'oblìo. E' la droga che la natura ci dà per non farcene accorgere.

Veramente una cosa buona c'è. Sul lungo piano inclinato che ci porta verso la fossa (toccatevi pure quello che volete) consumiamo il nostro cammino verso il nirvana, il distacco dal mondo.

Un bel libro di Kundera, L'immortalità, racconta fra le altre storie, la vicenda di Goethe e Bettina. Bettina era una giovane donna che ronzava intorno al già leggendario Goethe con l'intento di sedurlo per partecipare della sua fama. Lo scambio epistolare fra i due ci mostra dapprima Goethe che, seppure lievemente infastidito, tratta Bettina con cortesia e condiscendenza. Poi, man mano che invecchia, si rompe decisamente il cazzo, fino a liberarsi della seccatrice senza tanti complimenti. Non è solo il ridursi della sabbia nella clessidra a spingerci a eliminare il sovrappiù, è anche un acuirsi del disinteresse verso la maggior parte dei valori che un tempo ci sembravano irrinuciabili. Progressivamente le cose del mondo, e con esse i comportamenti sociali che ce le dovrebbero conservare, diventano poco importanti. Lo spirito si stacca dalla materia.

Peccato che dello spirito resti ben poco.

Cara amica, lo vuoi sapere cosa c'è di bello nella tua e nella mia età? Non siamo ancora così decrepite perché il nostro distacco non abbia valore. Possiamo, ogni giorno di più, sonoramente e consapevolmente, sbattercene le balle di tutto.

 
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