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TI VOGLIO BENE
Post n°144 pubblicato il 25 Luglio 2008 da DIVA78
Giuro che l’idea era di scrivervi un post sulla differenza nel modo di fare shopping tra un uomo e una donna, ma poi mi sono sentita più profonda del solito (io credo sia il sonno ed il fatto che mi stanno facendo lavorativamente morire) e quindi vi beccate questo. Pensavo semplicemente quanto è difficile dire a qualcuno “Ti voglio bene”, per me lo è, e tanto, non perché mi costa, ma semplicemente perché è nella mia natura dimostrarlo e non dirlo e perché ho scoperto che non mi è stato insegnato. Per i miei genitori era più importante dimostrarmelo (in un modo tutto loro, per carità) e quindi zacchete, io sono cresciuta a loro immagine e somiglianza. Ho iniziato a capire che ogni tanto era utile anche dirlo da quando ho conosciuto Fame, la mia migliore amica, una che “il ti voglio bene” te lo chiede e spesso. Per lei sentirselo dire è come indossare un capottino protettivo, le si illumina gli occhi, e anche se sta parlando di quanto sia bello avere un paio di amanti che ti tengano viva dentro (non chiedetemi quanto dentro, per cortesia), ti fa commuovere. In realtà credo che lei sia l’unica donna al mondo che si sia sentita dire da me queste agogniate parole. Mica posso dispensare “TVB” a destra e a manca. E se per una come me è tanto difficile arrivare a questo, pensate un po’ a quanto costa un “ti amo”. E qui un lungo sospiro ci vuole. Mamma quanto è dura tirare fuori queste due parole, e quando un uomo ti guarda negli occhi quasi in attesa? Bruttissimo, in primis perché ti chiedi, ma sarà il caso di farglielo sapere, e se mi sta guardando solo perché gli sto bloccando la circolazione della gamba e non vuole dirmelo per carineria? E se glielo dico e si spaventa a morte? Dai su, non è una cosa da prendere e buttare la. Anche se molti uomini lo fanno, quasi come un “Ti amo” fosse una sorta di sigillo che fa sentire l’altra persona più sicura e quindi più legata. Beh in qualche modo lo è. Le cose cambiano al primo ti amo, certo, o il tipo si spaventa a morte e ti molla, o si attacca a te come cozza. Fatto sta che dire questa cosa costa, non credo sia per la fatica, ma perché dicendola ti metti a nudo, è come andare davanti al Duomo di Milano e restare in mutande. E quando ti metti a nudo il rischio di beccare una bella botta di freddo c’è. Cosa spinge, uomini e donne, a rischiare la bronchite, dire “ti amo” in tutte le lingue del mondo è veramente indispensabile in un rapporto? Lanciarlo come messaggio subliminale non può bastare? E ha lo stesso valore mandarlo via sms o tatuarselo sul braccio? Scommetto che state pensando perché non ho optato sul confronto Marte e Venere sullo shopping ;-P |
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