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LA STORIA E IL GIORNALISMO

Post n°701 pubblicato il 12 Dicembre 2009 da quelluomo

Sebbene la qualità della carta e dell'inchiostro, la rilegatura, l'estensione e il numero delle pagine siano altamente dissimili, l'aspetto formale di un testo non rappresenta il punto di discrimine fra Storia e giornalismo.

Storia e giornalismo, in primo luogo, si differenziano per quanto riguarda l'intervallo temporale che separa l'accadimento di un fatto dalla pubblicazione del testo che ne riporta la notizia.

Questo non si significa però che il giornalismo sia da intendersi come una sorta di cronaca capillare degli avvenimenti e la Storia debba invece configurarsi quale  risultato della selezione ponderata degli avvenimenti di cronaca più importanti.

Infatti la Storia non solo può vantare innumerovoli fonti al di fuori del giornalismo, ma, rispetto a quest'ultimo, appare indirizzata verso un ribaltamento che si potrebbe definire quasi sistematico del concetto di "ordine di importanza", laddove non sempre quelle che in gergo si definiscono "notizie da prima pagina" diventano poi argomenti di riflessione storica e soventi sono i casi in cui la Storia si occupa invece di fatti ignorati, o tutt'al più trattati marginalmente, dal giornalismo.

In secondo luogo, Storia e giornalismo non hanno gli stessi parametri di individuazione delle fonti. Così, se la Storia è espressione e sistematizzazione di risultati ottenuti attraverso un processo scientifico di ricerca (la storiografia), il giornalismo difficilmente si configura nello stesso modo.

Questo perchè il giornalista, nei limiti della deontologia, non è sempre tenuto a citare la fonte e, soprattutto, non ha il dovere di testimoniare attraverso il testo pubblicato che il fatto sia accaduto realmente: cioè, il giornalista può riportare l'avvenimento di un fatto presentandolo in forma di mera supposizione. Non che la Storia precluda allo storico l'esercizio della supposizione, ma certamente in questa disciplina lo spazio lasciato all'immaginazione, nell'accezione più nobile del termine, appare molto più esiguo. Il rigore scientifico impone allo storico di occuparsi principalmente di fatti il cui avvenimento può essere provato scientificamente e il processo scientifico di ricerca, come è ben noto, richiede inevitabilmente un considerevole lasso di tempo.

Ma non è solo per questa ragione che la Storia, come testo scientifico, appare puntualmente solo dopo molti anni che i fatti hanno avuto luogo. Bisogna considerare anche un altro aspetto, squisitamente politico.

Negli ultimi due secoli, l'importanza strategica della comunicazione di massa si è manifestata attraverso due opposti canali: da una parte figura indubbiamente il processo comunicativo di diffusione della notizia, ma dall'altra è innegabile che la stessa importanza strategica di un'informazione può coincidere con la volontà di impedirne la circolazione. Al contrario del giornalismo, laddove con questo termine si vuole prendere in considerazione soprattutto quel particolare tipo di comunicazione i cui assunti possono essere dibattuti  semplicemente sulla base dell'esposizione di un'idea opposta, la Storia ha la stessa forza politica, indiretta e per certi versi astratta, che hanno sempre avuto tutte le altre discipline scientifiche. Nel contesto del dibattito storico e storiografico, la dialettica politica costruita sulla contrapposizione di opinioni diverse, cede il posto all'analisi scientifica dei contenuti che si intendono pubblicare o che sono stati già pubblicati, tenendo ben presente il concetto che i risultati scientifici possono essere confutati solo in ambito puramente scientifico. Viene da sè che, qualora l'indagine storica rivolgesse il proprio interesse nei confronti di avvenimenti i quali, per intendersi chiaramente, non possono definirsi compiuti e dal cui esito dovessero dipendere interessi di diversa natura, per molteplici ragioni, la pubblicazione di un qualsiasi trattato di Storia potrebbe essere osteggiata, quando non definitivamente impedita, da tutti coloro i quali, di fatto e di diritto, hanno il potere e l'interesse di agire in questo senso, non solo impedendo allo storico l'accesso alle fonti, come può testimoniarsi dall'esistenza e dalla diffusione dell'istituto giuridico del "Segreto di Stato", ma ricorrendo a innumerevoli altri stratagemmi, nel caso in cui non fosse stato possibile precedentemente impedire allo storico di prendere visione dei documenti.

Per questa ragione la Storia appare come testo formale soltanto quando non vi sono più interessi attuali a contrastarne la diffusione.  E ciò, verosimilmente, avviene  solo dopo alcuni anni che i fatti sono avvenuti. Allora lo storico può accedere alle fonti, scrivere il manulae, o, in caso contrario, ripescare dalla polvere quello compilato anni addietro. 

 
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