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Turbine Interno

un blog per farvi capire quanto è difficile riuscire ad inquadrare una persona (soprattutto se sono io)

 

 

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CHE STRANA CHE è LA VITA...

Post n°930 pubblicato il 29 Giugno 2013 da turbine_di_pensieri
 

Tempo  fa, mentre passavo sotto il palazzo in cui lavoro, ho notato parcheggiata una macchina targata V. E’ la città romena in cui andrò a fare il volontariato a fine luglio. Se ne vedono poche di macchine con quella targa. Per vari giorni l’ho vista parcheggiata più o meno sempre nei pressi del portone del mio ufficio. Poi è scomparsa. Immaginavo che il suo proprietario avesse finito il lavoro per cui era stato chiamato in zona e ho accantonato la cosa. Dopo un po’ di tempo, rivedo di nuovo la stessa auto nello stesso posto. A quel punto, ho pensato che dovevo fare qualcosa. Ero curiosa di sentire cosa mi avrebbe potuto dire uno del posto sulla destinazione della nostra missione, e così prima di entrare in ufficio ho preso un foglio e gli ho scritto un piccolo pensiero in romeno. Dicevo che avevo notato che la macchina era di V. e chiedevo informazioni su come fosse la città dal momento che l’estate sarei partita con un’ associazione. Che se voleva, avrebbe potuto lasciar scritto qualcosa sulla macchina, che tanto io lo avrei letto il giorno dopo. Mi scusavo per la pessima grammatica spiegando che ero italiana e auguravo buona giornata.

Nel pomeriggio il tempo è peggiorato e si è messo a piovere. Ero preoccupata per il biglietto. Lo avevo lasciato sul tergicristallo. Probabilmente sarebbe diventato illeggibile. Mi sono affacciata dallo studio per verificare la situazione e con mio stupore ho notato che il foglio sulla macchina non c’era già più.

Il giorno dopo, ritrovo l’autovettura nello stesso posto. Niente biglietti sul tergicristallo, ma a dire il vero non mi aspettavo che qualcuno mi rispondesse. Prima di entrare nel portone dello studio però, mi sono avvicinata di più alla vettura. Volevo esser sicura di aver visto bene. Un foglio dentro al cruscotto c’era. Pensavo fosse il mio, quello del giorno prima, ma arrivata a due passi dal vetro, mi sono resa conto che era la risposta. Il proprietario dell’auto rispondeva che la città è piccola, pulita e molto bella. Mi diceva che lavorava a 100 metri da lì e mi lasciava il suo numero per potermi raccontare di più.

Il numero l’ho preso, mi sono convinta a contattarlo. Ho messo l’anonimo e l’ho chiamato più che altro per ringraziarlo. Gli ho spiegato un po’ il motivo che mi aveva spinto a lasciargli il biglietto e lui mi ha rassicurata. Mi ha dato informazioni sulle temperature che incontrerò in quel periodo, sull’apertura no-stop dei negozi in Romania e che se avevo altre domande da fare, il numero lo avevo, di non esitare a chiamare che gli faceva piacere. Il suo nome è Claudiu.

Dopo quell’episodio ci sarà stato un altro scambio di bigliettini e 2 telefonate. Sempre volte a sapere di più sulla Romania. Il regime di Ceausescu, le file ai negozi, la situazione delle campagne romene, i bidet che si trovano solo in Italia, i bagni comuni che probabilmente troverò nelle sistemazioni in cui alloggeremo ecc ecc… l’ultima chiamata è durata un sacco con tutte queste informazioni. Un’ oretta buona. Avete presente quando ascoltate una persona e la tempestate di domande, e poi si raccontano aneddoti, si scherza… è stata una di quelle chiamate così. Ho scoperto anche, tramite Claudiu, che il senzatetto che si mette sempre sotto l’ufficio è di una città vicino a V.

L’altro giorno, sono andata a comprarmi il pranzo e non mi sono regolata con le porzioni di pizza. Visto che scoppiavo, un pezzo lo ho lasciato al mendicante. E avevo riferito la cosa anche a Claudiu, visto che la mattina pure lui gli aveva lasciato una cosa.

Abbiamo riflettuto sul fatto che noi ci parlavamo ma ancora non ci eravamo mai visti, mentre il senzatetto conosceva entrambi, e ci vedeva lasciare bigliettini sulla macchina come due matti. Che una situazione del genere potrebbe benissimo essere la trama per un film per quanto è assurda. A fine giornata mi informa che la mattina dopo devo andare dal senzatetto, perché lui avrà qualcosa da darmi per conto suo.

La mattina arriva, e al momento di andare dal mendicante mi vergogno troppo. Claudiu mi chiama e mi dice di andare diretta alla sua macchina e aprirla, che l’ha lasciata aperta apposta per me e non gliela ruberanno perché c’è il senzatetto che gliela sorveglia, e di prendere quello che c’è sul sedile del passeggero. Titubante, dopo aver fatto avanti e indietro per il marciapiede più di una volta, mi decido e mi avvicino. Apro la portiera e trovo un mazzo di tre rose e al posto dietro un interessante seggiolino. Mi ritorna, inevitabilmente, alla mente Winston, la rosa che mi ha regalato la prima volta che ci siamo rivisti e suo figlio. Mi si riapre la ferita. Più che andare a lavoro, vorrei mettermi in un angolo, piangere e mandare tutti gli uomini romeni affanculo. Quando lo chiamo per  capire, Claudiu mi rassicura che non ha figli. La macchina in realtà non è la sua, ma del suo coinquilino che è sposato. Che la sua è ferma e che non me lo ha detto perché temeva che non avrei più scritto biglietti. Che voleva che fosse una bella giornata per me, ma che era dispiaciuto perché si rendeva conto che aveva scatenato delle reazioni inaspettate e sgradite. Gli ho spiegato a grandi linee la mia situazione con Winston e la conseguente mia tendenza a non credere a ciò che mi viene detto se davanti ai miei occhi ho elementi che ritengo inequivocabili.

Al di là di tutto questo, gli ho chiesto come mai mi avesse fatto un pensiero del genere dal momento che neanche ci conosciamo. L’impressione che avevo e che ha poi confermato è che non ha nessuno con cui parlare. Sta qui, in un paese che non è il suo e lavora 7 giorni su 7 anche fino alle 10 di sera se necessario, perché fermo non ci sa stare e poi, che altro potrebbe fare?? Che sta ancora ringraziando il suo amico di avergli prestato la macchina e me per aver messo il biglietto.

Penso che la situazione di qualsiasi straniero sia drammatica da questo punto di vista. La solitudine non è per niente una cosa simpatica e cercare di ignorarla riempiendosi di cose da fare per non pensare, sicuramente più che risolvere il problema lo posticipa soltanto. E questa purtroppo non è solo una situazione che interessa esclusivamente chi viene da un altro paese, ma anche gli anziani. Manca gente che ascolta. Mentre c’è un sovraffollamento di persone che hanno il desiderio, la voglia, la necessità di esternare tutto ciò che sentono, che le riguarda… forse un po’ anche per sentirsi ancora parte di un mondo che tende ad emarginarle.

Ovviamente, se uno ti dice che era da tempo che non faceva chiacchierate disinteressate in questo modo, non puoi che esser contenta. L’importante è che capisca che non c’è trippa per gatti nel caso in cui pensasse di provarci con la sottoscritta. Sono stata ben chiara su questo punto.

Ultima cosa, che ormai mi fa ridere è che, sentendomi lamentare sul fatto che Winston non si è fatto sentire più una volta partito, mi comunica che nel week end ritorna pure lui al suo paese, ma mi chiamerà da lì.

Intendiamoci, io non voglio chiamate da Claudiu. Però, non capisco come tutte ste persone che partono per ‘sto paese, prima ti promettono di farsi sentire e poi scompaiono nel nulla… come risucchiati da qualche buco nero… mah!

 
 
 
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