RAGGIO DI LUNA

Un raggio di luna filtrava fra le tende e scivolava leggero sul corpo nudo addormentato, lo accarezzava silenzioso e lo percorreva lieve partendo dalla punta dei piedi, risalendo le gambe muscolose, indugiava sui morbidi glutei, sfiorava la schiena, rimbalzava sulle spalle per illuminare il viso di lui… lei lo osservava con desiderio, indecisa se iniziare a baciarlo sul collo o solleticargli le labbra con la punta della lingua…

Mentre lo guardava dormire, lui si mosse e allungò un braccio nella sua direzione, quasi ad afferrare i suoi pensieri…

Dormire nudi fa bene? - ZMaterassi

EFFETTO MUSICA

Nel teatro, al buio, Elvira era ammaliata dalla voce del protagonista e dalla musica che lo accompagnava.

I suoi occhi non riuscivano a staccarsi dalle mani del musicista che scivolavano sicure e veloci sugli strumenti, il violino e il pianoforte. Soprattutto le sue dita, che accarezzavano i tasti bianchi e neri, la ipnotizzavano.

Non riusciva a distogliere lo sguardo dal loro tocco leggero e allo stesso tempo era turbata, perché non poteva evitare di pensare con quale delicatezza avrebbero sfiorato il corpo di una donna.

Elvira avrebbe voluto essere toccata in quel modo e avrebbe voluto sentire  quelle mani su di sé al punto da avere la sensazione reale che stesse accadendo. 

Si accorse di avere caldo e di avere gli occhi umidi… e non solo quelli… una reazione fisica incontrollata che la stupì. E all’improvviso realizzò che erano altre le mani che aveva sentito su di sé e che le mancavano…

Poche altre volte si era emozionata così durante uno spettacolo e mentre la musica si interrompeva, lentamente riprese il controllo del suo corpo e del suo cuore.

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Il principe dell’Eden

Ecco, questo sei tu, il principe dell’Eden, perché ti muovi lentamente,  strisciando insidioso e suadente come il serpente nel Paradiso Terrestre. Ti sei avvicinato apparentemente innocuo, fingendoti disarmato e quasi inerme, forse persino bisognoso di un incoraggiamento per la tua lunga inattività sentimentale. Forse però era solo la mia impressione, il riflesso di quello che ero io e non tu.

Con pazienza ti sei avvicinato, parole scelte e misurate per non spaventarmi alternate a meno controllate espressioni di apprezzamento nei miei confronti che hanno preso la rincorsa e senza che me ne accorgessi mi hanno imprevedibilmente catturata.

All’improvviso mi sono sentita con le spalle al muro… tu che sai giocare al mio stesso gioco, tu che mi ha messa in difficoltà perché stai sul mio stesso piano, sfrontato rivale di altrettanta malcelata impudenza…

Senza che me ne rendessi conto hai preso il comando, strappandolo a me che lo gestivo sicura. Che sciocca, è bastato distrarmi con il fascino delle tue parole e hai ribaltato le nostre posizioni. Ma non mi arrendo e presto mi prenderò la rivincita! Stai attento…

10.2 serpente eden – Simboli dell'arte cristiana

L’INTELLIGENTE

Ebbene sì, io sono proprio quella lì, quella intelligente.

Quella che capisce sempre, spesso persino in anticipo…

E siccome capisce da sola, perché è intelligente, non c’è bisogno di spiegarle…

Perché preoccuparsi di trovare scuse, giustificazioni? è intelligente, capirà da sola…

Questa storia di essere intelligente, invece che una dote, finisce spesso per essere una maledizione, soprattutto in amore. Molto più facile lasciare una intelligente, lei capisce e non farà scenate…

Ma essere intelligenti non significa avere per contro una sensibilità ridotta, capire non vuol dire non soffrire.

Un po’ di attenzione, per favore, anche le intelligenti hanno un cuore…

VERA

Le sue dita percorrevano le vertebre di Vera, una dopo l’altra, con un una lentezza e una leggerezza che le facevano quasi trattenere il respiro per il piacere. 

Piano, dalla nuca fino all’incavo tra i glutei tondi di cui lei si lamentava sempre perché li trovava eccessivi, ma che Lorenzo adorava. Lui amava le sue curve, la loro morbidezza e quell’imperfezione che lo faceva sentire a suo agio perché lei era reale, non costruita.

E poi risaliva verso la nuca, lentamente, per poi scivolare lungo le spalle mentre le sue labbra sfioravano la base del collo e la sua lingua la solleticava causando un fremito di piacere in Vera, che non si girava per godersi ogni attimo di quella beatitudine.

Mentre lei si abbandonava alle sensazioni fisiche che le avevano preso anche la mente, Lorenzo ad occhi chiusi esplorava il suo corpo e s’immergeva in un mondo dove l’istinto seguiva il cuore…

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CAMBIAMENTO

Sono di fronte allo specchio…

mi osservo attentamente…

sono io?…

mi vedo cambiata, in decadenza…

rughe, occhi stanchi, lineamenti e forme che mutano…

nascosto, il cuore segnato da cicatrici…

Com’è che non me ne sono accorta prima? Quando è successo? Quando sono diventata un’altra, pur sempre la stessa?

Il tempo scorre inesorabile e lascia tracce che non vorrei vedere… chi le amerà?

Perché il mio meglio è passato inosservato? Perché nessuno ne ha goduto?

O forse distratta non me ne sono accorta? può darsi…

E ora? guardo al mio breve futuro e mi interrogo: ci sarà tempo sufficiente perchè accada qualcosa? 

Ti prego, fa’ che ci sia tempo…

Specchio

EFFETTO LUCE

Una debole luce penetrava da uno spiraglio fra le tende e si posava sul corpo di Caterina, esattamente sul suo fondo schiena. Roberto era affascinato da quel raggio e dal punto in cui colpiva il corpo di lei che dormiva appagata. I capelli arruffati scendevano disordinati sul suo viso e un lieve sorriso le increspava le labbra.

Roberto rimase ad osservarla per qualche minuto. Poi non resistette e allungò una mano per accarezzarle lievemente la guancia. Indugiò qualche secondo, poi la spostò sul collo e da lì la fece scivolare sulle spalle.

Caterina si mosse nel sonno, Roberto si fermò e si limitò a far scorrere lo sguardo su di lei. Poco dopo ricominciò a muovere la mano facendola scendere lentamente verso il basso lungo la colonna vertebrale seguendo la scia della luce…

Lei rabbrividì nel sonno e sorrise. Roberto si abbassò su di lei e le baciò la nuca, indugiando con la punta della lingua nella fossetta. Caterina si voltò piano ancora mezza addormentata ma con un forte desiderio di lui, che la guardava sentendo salire l’eccitazione. Caterina aprì gli occhi e li fece scorrere sul viso di lui, soffermandosi su ogni particolare. Fissò poi lo sguardo sulle sue labbra e attese che lui si avvicinasse per perdersi ancora una volta.

Il raggio di luna si spostò da una all’altro e poi ancora su di lei, seguendo il ritmo dei due corpi, per poi fermarsi obliquo su di loro spossati, quasi un legame invisibile ma saldo.

E il sonno li colse abbracciati…

A letto.

 

REALE O VIRTUALE?

Inseguo sogni che mai si realizzano
Come nuvole gonfie d’acqua
Che non riescono a scaricare
Riusciranno i miei sogni
A trasformarsi in realtà?

Ci sono cascata, ebbene sì. Incagliata in una realtà virtuale ai limiti del reale ma pur sempre virtuale, mi sono persa e annaspo per rientrare in un mondo di sensazioni e sentimenti tangibili. 

Mi guardo e mi stupisco. Sono io entrambe le donne che prendono il sopravvento una sull’altra a seconda degli spazi in cui fluttuano? Mi chiedo come ho fatto a tenere nascosta una parte di me che all’improvviso è esplosa scombinando i miei equilibri. Anche quella sono io, contrasti inspiegabili e affascinanti.

Duplice personalità che soffre perchè gode e perchè vorrebbe avere nella realtà la stessa libertà sperimentata nel virtuale.

Ma i sogni non sono realtà…

The feeling economy: “If humans want jobs, they better get good at feeling”

OLIVIA

Olivia non sapeva cosa aspettarsi da quell’appuntamento. Non era abituata ad accettare di uscire con uno sconosciuto incrociato online. Ormai però pareva funzionasse così e lei ci stava provando. Ma era un po’ a disagio. Facile dietro a uno schermo, a distanza di sicurezza, meno di persona, più rischioso e più difficile valutare l’altro e capire se fidarsi o meno.

In qualche modo noi donne siamo state educate a difenderci, gli uomini ad attaccare, almeno noi di una certa generazione, e questo spesso alimenta la diffidenza.

Per qualche strano motivo Olivia aveva sentito che poteva fidarsi di Luca e sperava di non essersi sbagliata. Dopo un paio di giorni di chat, lui aveva insistito per incontrarla e lei aveva accettato, ma adesso non era più così sicura. Aveva perfettamente capito per quale motivo lui voleva incontrarla e lei aveva pensato di potercela fare, magari questa volta sarebbe scattato qualcosa e lei sarebbe riuscita a non pensare, si sarebbe abbandonata e avrebbe rivissuto la sensazione di perdere completamente il senso del tempo.

Forse…

Ma non era successo…