L’APPUNTAMENTO

Anna non credeva sarebbe venuto. L’aveva provocato sfidandolo, ma era quasi certa che Gio’ non sarebbe venuto. C’era però quel “quasi” che lasciava uno spiraglio aperto, una piccolissima speranza…

Situazione complicata come tante. Era cominciata come un gioco, ma la chimica che si era scatenata era stata imprevista ed era diventata difficile da gestire. La tensione era salita inconsapevolmente, almeno all’inizio, poi entrambi ci avevano giocato ben sapendo cosa stavano rischiando e avevano alzato pian piano il livello emozionale, sempre attenti a restare sul filo del rasoio per non farsi troppo male quando tutto sarebbe finito, inevitabilmente.

Le favole del “e vissero felici e contenti” non esistono, lo sappiamo bene noi adulti, e di tanto in tanto anche in queste fughe, bisogna ricordarsi di mettere i piedi ben piantati a terra per riprendere il contatto con la realtà ed evitare di precipitare rovinosamente dalle nuvole senza preavviso e soprattutto senza un materasso a raccoglierci.

Con questo tumulto di sensazioni e sentimenti Anna si avvicinava timorosa al luogo dell’appuntamento…

TENTAZIONE

Mara era immersa nella visione del film. Aveva visto solo con la coda dell’occhio la persona che era venuta a sedersi nella poltrona accanto alla sua durante la pubblicità iniziale. Che effetto poter avere nuovamente un vicino di poltrona al cinema! Curiosa, cercò di cogliere qualche dettaglio dello sconosciuto senza perdere il filo della proiezione: capelli brizzolati, barba curata, gli occhiali, tipo intellettuale. 

Sentendosi osservato, Luca si era girato verso la donna che gli sedeva di fianco e le aveva sorriso. Mara, un po’ imbarazzata, aveva ricambiato il sorriso e aveva finto di concentrarsi nuovamente sul film, ma non ci riusciva. La tentazione di tornare a guardarlo era troppo forte, c’era qualcosa che l’attirava in lui, ma non avrebbe saputo dire cosa. Non le era mai successo, ma quell’uomo le faceva venire voglia di toccarlo… ma cosa stava pensando? Riprese la visione ma presto si distrasse nuovamente e scostò il braccio fino a sfiorare quello di lui…

Luca si sorprese, ma riuscì a non darlo a vedere. Quella donna dai capelli corti sale e pepe lo aveva colpito e istintivamente attratto, ma non avrebbe certo voluto beccarsi uno schiaffo per avere allungato una mano, cosa che aveva un gran desiderio di fare da quando l’aveva notata. Adesso però era lei che cercava un contatto, o era stato un errore? No, l’aveva fatto apposta e si capiva da come tratteneva il respiro cercando di dargli una regolarità che evidentemente aveva perso. Un dubbio s’insinuò nella sua mente, “Se provassi…” e senza rendersene conto, il suo braccio aderì a quello di lei, che sussultò leggermente ma non si scostò. Pian piano le temperature dei loro corpi si coordinarono e i due arti sembrarono diventare uno. Le dita delle mani di entrambi si mossero lievemente e si accarezzarono e dopo un po’ Luca azzardò a far scivolare la mano sulla gamba di lei. Mara pensò che era esattamente quello che aveva desiderato e appoggiò con falsa nocuranza la sua mano sulla coscia di lui. Quasi contemporaneamente cominciarono ad accarezzarsi delicatamente e poi sempre più insistenti fino a decidere di alzarsi nello stesso momento e uscire dalla sala tenendosi per mano per poi cominciare a correre e fermarsi solo nel primo portone aperto, dietro al quale cominciarono a baciarsi accarezzandosi per poi frugarsi sopra e sotto gli abiti fino ad arrivare a perdere la cognizione di spazio e tempo…

mani intrecciate |

ELEONORA e la luna

Nuda nella notte, i capelli sciolti sulle spalle, affacciata alla finestra sul mare, Eleonora osservava la luna e inspirava il profumo dell’acqua salata.

Francesco dormiva sereno dopo aver fatto l’amore con lei. Anche Eleonora si era addormentata, completamente appagata dal rapporto, ma poi si era svegliata, come richiamata da qualcosa, e dalla sua posizione aveva visto la luna piena.

Si era alzata silenziosamente per non svegliare Francesco e si era diretta alla finestra… aveva scostato la tenda e si era affacciata: piccole onde si rincorrevano e la luna si specchiava in acqua. Quel movimento lento e costante la ipnotizzava mentre cresceva in lei la sensazione che l’acqua pian piano la penetrasse delicatamente come un amante esperto e invadesse ogni angolo del suo corpo. La sensazione di essere posseduta in quel modo la eccitò al punto di provocarle un orgasmo. Si stupì di quella reazione inattesa che lasciò sfogare senza muoversi dalla finestra e tornando a guardare la luna si sentì riempire della sua energia femminile.

Quando tutto si calmò, si diresse verso il letto e si sdraiò vicinissima al suo uomo, pelle contro pelle. Lui la percepì nel dormiveglia, si girò, la guardò un attimo negli occhi e realizzando il desiderio di lei, avvicinò le labbra alle sue e ricominciò da dove avevano finito la sera precedente…

La finestra aperta « Ponza Racconta

GIULIANA

La porta era socchiusa e la stanza era buia. Giuliana si fermò un attimo, in dubbio se spingere la porta ed entrare o scappare…

Cosa ci faceva lì? come ci era arrivata? perché era venuta? Curiosità, attrazione, non avrebbe saputo dirlo esattamente, ma qualcosa l’attirava, lui l’attirava come una calamita a cui il ferro non può resistere…

L’aveva conosciuto in chat, era cominciata un po’ per scherzo e un po’ per noia… per lei per solitudine e bisogno di sentirsi desiderata ancora una volta, dopo un anno di singletudine, come la chiamava lei. Un conto è scegliere di stare da sole, altra cosa è ritrovarsi da sole alla fine di una relazione di 5 anni… e non per tua scelta… Ma aveva superato anche questa, tranne che per le conseguenze. Sì, perché in contemporanea era scoppiata la pandemia, che aveva cancellato le occasioni d’incontro ed erano rimaste solo le chat… triste non-scelta…

Ma poi aveva incontrato lui e qualcosa era scattato. Non avrebbe saputo dire esattamente cosa le aveva fatto sentire che valeva la pena rispondergli dandogli una chance. E pian piano, tra battute e mezzi discorsi seri, era nata una sorta d’intimità strisciante che le aveva preso l’anima, o meglio, ci era arrivata molto vicina. E sì, perché va bene tutto, ma nella vita s’impara e si fa tesoro della sofferenza, soprattutto quella dei sentimenti, e si alzano muri per difendersi e Giuliana era diventata un’esperta…

Ma questa volta aveva deciso di rischiare. Ludovico (che nome particolare) ci sapeva fare. Già, sicuramente non si faceva mancare l’esercizio e dalla collezione di amiche online, doveva avere successo. E quindi cosa ci faceva lei lì?

Forse aveva deciso di non pensare e seguire l’istinto, che la portava a quell’appuntamento… Aveva giocato online con lui, a volte esagerando, convinta che tutto sarebbe rimasto nell’etere; invece una sera lui l’aveva stupita proponendole d’incontrarsi non appena fosse stato possibile e lei aveva accettato, confidando che tutto sarebbe caduto nel nulla una volta che la vita fosse tornata a una simil-normalità. Invece lui aveva insistito fino a strapparle un sì.

Ed eccola lì… curiosa, un po’ timorosa, ma con il cuore sottosopra e l’eccitazione che pian piano prendeva il sopravvento sul suo saldo autocontrollo. Spinse lentamente la porta e avanzò incerta qualche passo… esitò un attimo e all’improvviso si sentì afferrare dolcemente da dietro e si ritrovò di fronte a Ludovico, che non le diede il tempo di pensare e chiudendo la porta la baciò. Prima sfiorandole le labbra poi, sempre più sicuro, cercando il contatto con  la sua lingua, tenendola saldamente fra le braccia perché Giuliana non potesse ripensarci e scappare.

Ma lei tutto aveva in mente tranne che scappare. S’incollò al suo corpo e cominciò a carezzargli la nuca scendendo poi lungo le spalle e la schiena. Lui si abbandonò al tocco delicato e sensuale delle sue piccole mani e iniziò ad esplorare il corpo di lei, che cedeva alle sue mani esperte che sembravano sapere esattamente dove e come muoversi prima sopra e poi sotto il suo vestito nero. E così, incollati al muro, persero la cognizione del tempo dando inizio a una lunga notte indimenticabile…

narrabilando: LA PORTA SOCCHIUSA e IO STO ALLA PORTA E BUSSO

DANIELA

“E basta! Io non ce la faccio più! Nuovamente zona rossa. Lo sapevamo, ce l’aspettavamo, ma speravamo…  e mi viene da piangere…” Seduta sul divano con una tazza di tisana allo zenzero in una mano e un fazzoletto nell’altra, Daniela sorseggiava e piangeva.

L’annuncio di nuove restrizioni, sempre con il miraggio di un fatidico ritorno alla normalità, che ormai si era capito non sarebbe arrivato per un altro anno nonostante i proclami politici, quella sera era la ciliegina sulla torta.

Aveva discusso con suo figlio e lui se n’era andato dalla ragazza. Per fortuna! Quando succedeva, Daniela si sentiva in colpa. Sì, perché quel figlio che aveva desiderato e che tanto amava le aveva dato da sempre e continuava a darle preoccupazioni e problemi. Per una serie di motivi vari, non poteva andarsene di casa e lei a 60 anni era stanca, avrebbe voluto vivere da sola… ma non le era concesso.

Sola. Già, la sue vita era piena di cose da fare ma in debito d’amore. Come quando ti manca il respiro e boccheggi e vorresti solo un po’ d’aria ma non arriva. Avrebbe voluto un abbraccio, di quelli caldi, forti, confortanti. E forse sì, una serata d’amore, di quell’amore appassionato, un po’ folle, quello che non ti fa pensare, che ti travolge e ti trasporta in un’altra dimensione, che ti stravolge la mente e libera dal profondo emozioni nascoste. Quell’amore che ti sorprende e ti lascia esausta ma appagata. Una serata, in confronto al niente, sarebbe stata già qualcosa, un piccolo sprazzo di felicità.

Invece no, nemmeno quello, ormai sostituito dal virtuale, le chat. Da quando la vita era cambiata per la pandemia, erano rimaste solo le chat, ma anche quelle… al di là del fatto che non erano realtà, quando eri sola e cercavi qualcuno, non c’era nessuno. Le conoscenze che aveva fatto sul web comparivano e scomparivano a loro piacimento, erano disponibili quando avevano voglia loro e purtroppo per Daniela, i suoi e i loro tempi non coincidevano facilmente. Ma cosa si poteva aspettare? Quella era l’altra dimensione, dove le persone fingono o magari sono anche sincere per un tempo limitato, quello che serve a loro per stare meglio. Daniela lo sapeva, ma non riusciva a rassegnarsi e così ogni tanto ricascava nella sua serata buia e malinconica fino a quando chiudeva gli occhi e si addormentava abbracciata al cuscino con la speranza di un giorno migliore.

Come preparare le tisane - Paginemediche

 

CASUALITA’

Gli occhi… i suoi occhi verdi… ecco cosa l’aveva colpita… spiccavano al di sopra della mascherina e l’avevano catturata. Mai avrebbe pensato durante quel maledetto anno di pandemia che un giorno qualunque avrebbe di nuovo incrociato uno sguardo che l’avrebbe attratta al punto d’inciampare e franare addosso a Stefano. Lui l’aveva presa al volo, evitandole di atterrare poco elegantemente sul marciapiedi davanti alla vetrina di occhiali che stavano osservando tutti e due. Gioia si era scusata, imbarazzata, Stefano aveva riso e l’aveva rassicurata, non c’erano problemi, poteva succedere. Ma Gioia non riusciva a dire niente, lo sguardo inebetito, persa in quegli occhi verdi. Alla fine ognuno se n’era andato per la propria strada.

Bip… messaggio… Gioia alzò gli occhi dal libro e guardò lo schermo del pc. La casella della posta lampeggiava segnalandole l’arrivo. Cliccò sull’icona e aprì il messaggio. Sapeva da chi veniva, lo aspettava, Lupo_solitario era un contatto con cui chattava da un mese. Tipo simpatico, autoironico. Alternavano battute spiritose a discorsi un po’ più seri e le serate passavano piacevolmente. Ultimamente le chat erano diventate più intime, le battute sempre più con doppi sensi o intenzioni mascherate e ieri lui le aveva chiesto d’incontrarla… Gioia aveva preso tempo. Non che non fosse curiosa di vederlo, ma un po’ aveva paura, in fondo era un incontro al buio, lui poteva essere chiunque, uno completamente diverso da come si era fatto passare.

Questo era l’eterno dilemma degli incontri in chat: com’era veramente l’altro?  Era reale, corrispondeva all’idea che lei si era fatta attraverso gli scambi o era un bluff? In qualche modo però lei sentiva che poteva rischiare, poteva fidarsi, o forse sperava solo di potersi fidare.

Lui aspettava una risposta e lei aveva promesso di dargliela quella sera.

LUI – Ciao Stella_cadente, hai deciso se ti fidi di me?…

 

MIA E L’ALBA DEL NUOVO GIORNO

Il mare… finalmente… aspettava di andarci da mesi, ma i vari lockdown locali, regionali, nazionali, e chi più ne ha più ne metta, glielo avevano impedito. E Mia non ne poteva più, le sembrava addirittura di respirare a fatica tutte le volte che si rendeva conto di non poter fare quello che desiderava. E andare a vedere il mare e respirare l’aria salmastra erano due cose che bramava intensamente e che le mancavano da morire, come passeggiare a piedi nudi sulla sabbia.

E poi il mare alleviava le pene, almeno per lei era così. Era come se potesse liberarsene scaricandole tutte nell’acqua salata. Meglio sarebbe stato potersi immergere e nuotare a lungo, ma era ancora troppo freddo per azzardarsi.

Ormai ne era certa: non era più innamorata di Guido, ma proprio per questo aveva bisogno di annegare dispiaceri e sofferenze per poter ricominciare a fare progetti per se stessa. Il sole si affacciava all’orizzonte e Mia si sedette a guardarlo, stupita che quella meraviglia si ripetesse ogni giorno senza alcun intervento umano. I colori tenui si trasformavano pian piano in tonalità più intense fino a riempire il cielo di energia colorata. Mia sentì un profondo calore salire dalle viscere al cuore e irradiarsi come un sole e provò un’immensa pace.

E all’improvviso seppe che la sua nuova vita era iniziata…

Risultato immagini per ALBA SUL MARE

SOGNO O REALTA’?

Giovanna non riusciva a dormire, si girava e rigirava nel grande letto senza trovare la posizione. Cercò a tentoni la valeriana ma, non riuscendo a localizzare al buio la scatola, si rassegnò ad accendere la luce. Eccola, tirò fuori due pastigliette e le ingoiò con un po’ d’acqua… mamma mia che disastro il letto! A furia di rotolarsi nel vano tentativo di prendere sonno, l’aveva disfatto.

Già, ma non era colpa del sonno che non arrivava…il sonno non arrivava perché lei era ancora sottosopra come le sue coperte. Chiuse gli occhi e lo rivide, ma soprattutto lo sentì, la sua voce, il suo respiro, le sue mani su di lei, la sua bocca… Il solo pensiero la eccitava e la confondeva… 

La cosa buffa era che a vederli, Giovanna e Michele, sembravano due persone normali, anche piuttosto razionali, ma quello che era scattato tra loro quella prima volta non aveva niente a che fare con la razionalità, era tutto istinto. Non riuscivano a non toccarsi, a sfiorarsi, e quei contatti li facevano rabbrividire. Il fatto è che ognuno dei due si era accorto che l’altro era nelle stesse condizioni, e così non appena era stato possibile defilarsi dall’inaugurazione della mostra fotografica, erano scappati via e si erano diretti a casa di lei. Quello che era successo poi era stato la naturale conseguenza.

Non avevano parlato, la fisicità non aveva avuto bisogno di esprimersi a voce: gli sguardi intensi, le mani che esploravano ogni centimetro del corpo dell’altro, le labbra che si posavano avide sulla pelle, tutto amplificava le sensazioni di ognuno dei due amanti. Finché un urlo liberatorio li aveva accomunati nell’esplosione finale.

Quando si erano calmati, Giovanna lo aveva guardato e aveva detto: “Adesso te ne devi andare”. Michele aveva osservato i suoi occhi che brillavano e aveva capito. Si era alzato lentamente dal letto, si era rivestito, l’aveva baciata e si era diretto alla porta con la certezza che si sarebbero ritrovati.

Giovanna aveva tentato di dormire…

Risultato immagini per magritte gli amanti

LA VOCE

La voce, una voce: ecco quello che cercava, una voce calda, avvolgente, intrigante…

Rachele rifletteva: sul web aveva fatto diverse conoscenze, alcune interessanti. Certo, il giudizio era sulla base di brevi scambi d’idee e di sensazioni. Se c’era curiosità, se c’era interesse, si passava sulla messaggeria istantanea, più immediata per la comunicazione e in qualche modo più agevole per scoprire l’altro.

Ma poi arrivava un momento in cui con qualcuno, un prescelto, si passava alla conversazione telefonica e a questo punto la voce era fondamentale per rivelare la personalità dell’altro. O almeno lo era per Rachele.  Era il momento che aspettava e in qualche modo temeva. Sì, perché il tono della voce, il modo di parlare, le pause, la scelta delle parole, erano tutti elementi fondamentali di una personalità specifica, unica. E tra queste unicità Rachele ne cercava una, quella che in qualche modo si sarebbe rivelata speciale, complice e avrebbe svelato una chimica nascosta che li avrebbe fatti riconoscere.  La chimica che scatena reazioni incontrollabili, profonde e sconosciute persino a noi stessi, quella che non ti fa capire più niente e ti fa seguire l’istinto contro ogni ragionevolezza.

Questo cercava Rachele e sapeva che prima o poi avrebbe trovato la voce giusta, quella che non poteva che combinarsi con la sua, quella che avrebbe fatto battere il suo cuore all’impazzata, magari per un breve periodo, ma che le sarebbe comunque rimasta sempre dentro a ricordarle che c’è sempre una possibilità…

Saper usare la propria voce

 

CLARA

LEI – Dalla terrazza Clara guardava il cielo pieno di stelle. Quel buio infinito punteggiato di piccole luci occhieggianti alla luna riflessa nel mare. Nessuno avrebbe potuto disporle meglio per ottenere un tale effetto di sproporzione tra loro e gli esseri umani, spesso così spenti.

LUI – Muoversi al buio era una cosa che gli veniva bene. L’oscurità gli permetteva di concentrarsi sui due sensi che prediligeva. Si fermò un attimo ad ascoltare la notte, inspirò lentamente e sentì un odore nuovo insinuarsi nelle sue narici insieme all’aria fresca della notte.

LEI – Un lieve soffio di vento la fece rabbrividire e Clara si strinse lo scialle al petto. Era affezionata a quello scialle bianco con i fiori dipinti dalla sua amica Anna, che glielo aveva regalato per i suoi 40 anni. Dieci anni prima.

LUI – Fu allora che la vide in controluce sulla terrazza. Oltre la porta finestra, là il suo profilo si stagliava netto contro la luminosità diffusa della luna, riflessa sul mare increspato. Stava immobile appoggiata alla balaustra, avvolta in un in qualcosa di chiaro. Senza pensare, iniziò a muoversi. I suoi piedi, lenti e silenziosi, esploravano il pavimento ad ogni passo.

LEI – Assorta nei suoi pensieri, Clara non si accorse dei passi che si avvicinavano e sobbalzò sorpresa quando due braccia forti la strinsero da dietro. Sentì il calore del suo corpo mischiarsi a quello dello sconosciuto e fremette al tocco lieve ma deciso delle sue mani che le accarezzavano le spalle, salivano fino alla nuca e l’afferravano per i capelli immobilizzandola contro di sé.

LUI – Le fu addosso. Sentì i glutei di lei premere sui suoi fianchi, la strinse a sè con forza, cercando il contatto con il suo corpo. Le sue mani si infilarono sotto il vestito di lei, cercando, toccando ogni centimetro di pelle. Sentì salire in sé la passione, mentre

LEI – La vista e la mente le si annebbiarono mentre le mani dell’uomo sollevavano l’abito di seta blu per carezzarle le gambe, indugiavano abilmente sui suoi fianchi in attesa che lei si calmasse e riprendesse a respirare più regolarmente per poi riprendere ad esplorarla con decisione fino a farle perdere ogni controllo.
Clara amava essere sorpresa in quel modo e Angelo lo sapeva. Conosceva i suoi desideri e ne indovinava i pensieri più nascosti, quelli che lei non avrebbe mai osato confessare apertamente e che lui condivideva nel profondo. Una sintonia fisica e mentale che stupiva sempre entrambi dopo tanti anni e che faceva invidia a chi la percepiva.

LUI – Angelo non avrebbe mai ammesso anni prima che quella donna si era insinuata nel suo cuore allo stesso modo in cui possedeva il suo corpo e ne conosceva i punti di forza e le debolezze. In fondo anche lui, come lei, aveva paura di soffrire. Eppure, quel misto di sensualità spontanea e ingenua naturalezza lo avevano affascinato e gli avevano fatto abbassare le difese, come lei, creando una magica sintonia che non era venuta meno negli anni, anzi, quella chimica era andata misteriosamente crescendo.

LEI – Ad occhi chiusi Clara si abbandonava ansimante tra le braccia di lui, mentre le stelle illuminavano silenziose e discrete la notte accompagnate dallo sciabordio delle onde…

Il valore universale del cielo stellato