Creato da lab79 il 05/02/2010

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a place called home

 

Ultimi Commenti

pa.oletta
pa.oletta il 18/04/15 alle 10:21 via WEB
Riponi in un cassetto tutto tuo quei ricordi. Saranno li... assieme alle cose belle che hai vissuto e alla felicità sfiorata. Non devi dimenticare ma devi lasciar riposare in quel cassetto ciò che non c'è più. E' un modo per ricominciare a vivere e non sopravvivere.
 
pa.oletta
pa.oletta il 18/04/15 alle 10:16 via WEB
che bello leggerti... nei tuoi pensieri affondo
 
lab79
lab79 il 18/04/15 alle 04:35 via WEB
Detto fuori contesto: Quello è un film bellissimo. Ed è vero, non si può continuare a vivere, se si dimentica. Sembra quasi che sia l'oblìo, la fine delle cose, e che la vita non sia invece altro che il dolore che si prova, a ricordare.
 
lab79
lab79 il 18/04/15 alle 04:30 via WEB
Mancano, infatti, le forze. Logorate dalla distanza che si è costretti a porre tra il proprio cuore, e la propria volontà. E certi momenti di sconforto, paiono non trovare sollievo, e allora sono le parole inutili, quelle che non spiegano e non risolvono , alle quali mi affido. Nella speranza forse di ritrovare il Minotauro allegorico a cui affido la mia identità in un labirinto di pensieri, per riportarlo alla luce del sole. Grazie delle tue parole, ne avevo davvero bisogno.
 
Utente non iscritto alla Community di Libero
navigaria il 07/04/15 alle 14:59 via WEB
Sì, avevo capito che non parlavi di un lutto, la tua scrittura descrive e fa comprendere le differenze, anche le più lievi. Ho voluto io estremizzare e parlare dei luoghi e dei tempi dove sembra che 'dimenticare' sia quasi un obbligo per continuare a vivere, e cioè quelli della morte delle persone care. E' vero, come dici, che un distacco, di qualsiasi tipo esso sia, possa preconizzare quello estremo, e il paragone possa trattenerci dall'allontanarci e dimenticare, poiché forse in quei momenti e con quel confronto estremo, diventa più chiara l'irreversibilità che ogni gesto si porta dietro. Anche quelli che poi rivediamo e riconsideriamo hanno comunque lasciato tracce che non potranno essere cancellate. L'insegnamento da trarre da queste esperienze è sia quello di cui tu parli nell'ultima frase del post sia una maggior coscienza delle nostre responsabilità. Anni fa vidi un film su questo argomento e che mi piacque molto: "primavera estate autunno inverno e ancora primavera".
 
beside_me
beside_me il 07/04/15 alle 09:09 via WEB
Lab caro , sono meccanismi della vita molto delicati ..e gli addii non sono mai facili..che siano lutti.. abbandoni o scelte che prevedono una "fine".Condivido il pensiero..che sia difficile elaborare un "lutto"..e che il tempo non cancelli..Può però rendere meno forte (dopo un lungo periodo di tempo)quello strappo interiore che logora e fa molto male..Perchè poi vuoi o non vuoi..vai avanti..abbracci la vita..comunque essa sia..e dentro ci sei tu ,tutto ciò che eri e che sarai.Un abbraccio.
 
lab79
lab79 il 07/04/15 alle 02:11 via WEB
Non ho ancora morti miei, da piangere. E alla età che ho, è qualcosa che mi fa paura. Non ho mai elaborato un lutto, quando è capitato era tutto talmente lontano dal cuore che a malapena ho idea di cosa si provi. Forse è proprio la paura di quel distacco violento, a fermarmi la mano, quando all'uscio si presentano certe decisioni.
 
lab79
lab79 il 07/04/15 alle 02:07 via WEB
"Write drunk, edit sober" (Scrivi ubriaco, rivedi sobrio) è un saggio consiglio che leggo spesso, e che nel mio caso andrebbe declinato: "Scrivi di notte, rivedi (e pubblica) di giorno". Grazie della segnalazione!
 
mara.alunni
mara.alunni il 06/04/15 alle 10:36 via WEB
Ciao:-) e ben ritrovato. Tempo fa tre amiche che hanno perso il padre quando erano adolescenti, mi hanno detto, a pochi giorni di distanza tra loro e all'insaputa l'una dell'altra: "Non si dimentica, non si dimentica nulla. E hai voglia a dire "elaborazione del lutto", non si elabora nulla.L'unica cosa da fare è creare uno spazio interiore che accolga questo dolore e portarlo così, come cosa propria. Dimenticare è una lotta inutile." Io sono d'accordo con loro. La creazione di quello spazio interiore forse non si chiama 'elaborare' e nemmeno 'dimenticare, sono altre le parole che potrebbero descriverlo.
 
manuelazen
manuelazen il 06/04/15 alle 09:59 via WEB
Lo sai, Lab, che un commento al tuo post ce l'avrei; ma non mi riesce di scriverlo, ho solo una manovra diversiva da offrirti: t'è scivolata dalle dita una p in più nella parola "sepolti", per favore cancellala. Seppolti mi fa pensare alla seppia, un animale pieno di tentacoli e viscido che avviluppa nell'ambiguità... A questo punto potrebbe starci uno di quei saluti stucchevoli che si leggono in giro nei commenti: un sorriso di luce o qualcosa del genere. Ciao
 
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