Creato da lab79 il 05/02/2010

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a place called home

 

Ultimi Commenti

lab79
lab79 il 04/03/15 alle 04:30 via WEB
Alla fine la scelta migliore si è rivelata, e ogni cosa appare più chiara? Si sente una leggerezza, nelle tue parole, uno sporgersi al futuro. Ed è bello, anche solo da leggere. Che dire? Congratulazioni, e auguri per i nuovi progetti!
 
manuelazen
manuelazen il 03/03/15 alle 23:57 via WEB
Se la tua curiosità riguarda l'atteggiamento del mio titolare nei miei riguardi ieri mattina, posso togliertela. Ero piuttosto preoccupata per il mio rientro al lavoro: non è facile prevedere le mosse delle persone vili. Comunque sono andata al lavoro con un quarto d'ora di anticipo perchè ci fosse il tempo di una spiegazione. Tutto si è ridotto ad una frecciata nei miei confronti mentre gli consegnavo la copia della registrazione delle mie dimissioni all'ispettorato del lavoro. Con aria rancorosa mi ha detto: "Martedì lei aveva già spedito la lettera di dimissioni, doveva dirmelo." Se mi avesse fatto una domanda, ad esempio: "... Perchè non me l'ha detto?" Avrei potuto rispondere che non ritenevo mio dovere dirglielo nè un suo diritto esserne informato anticipatamente, tanto più che i miei diritti egli spesso li ha calpestati. Per fortuna non era una domanda... Non ci sono state poi altre reazioni da parte sua, mi ignora completamente, come fossi invisibile ed insignificante, vengo esclusa da qualsiasi comunicazione riguardante le attività lavorative, se c'è qualcosa che mi riguarda direttamente, senza fare parola viene messa sul tavolo dove la posso trovare. Lavorare tre mesi in queste condizioni sarà pesante; ma mi conferma che la scelta di dare le dimissioni è stata quella giusta. Anche se la situazione contingente, in quello che è ormai il mio vecchio posto di lavoro, sembra in questo momento la più rilevante, in realtà la mia prospettiva adesso è completamente diversa ed anche il mio stato d'animo: questo rapporto di lavoro ha i giorni contati, devo solo cercare di renderlo il più sopportabile ed innocuo possibile. Non dipende solo da me renderlo decente e costruttivo, non posso farlo senza la collaborazione altrui, anche se mi sembra uno spreco perchè tre mesi sono pur sempre vita. Nel frattempo sto cercando informazioni e contatti per la nuova attività, ne parlo con amici/conoscenti/parenti che mi possono suggerire delle buone idee. Mi sto rendendo conto che c'erano tante piccole idee, sogni, desideri, amicizie, relazioni... che nel tempo avevo collezionato, ora rovisto e le ritrovo come se uscissero dal cilindro di un illusionista, pronte per essere utilizzate, con solo qualche ritocco, quelle adatte; altre le ripiego e le ripongo di nuovo. Ho l'impressione che i sogni non siano solo delle illusioni, anzi siano come i mattoncini del lego: magari non li usi tutti; ma senza non puoi costruire nè la nave dei pirati nè la piramide egizia e tanto meno l'astronave.
 
lab79
lab79 il 03/03/15 alle 03:40 via WEB
Come i diamanti. Ma, com'è noto, dai diamanti non nasce niente...
 
lab79
lab79 il 03/03/15 alle 03:36 via WEB
Il tuo è il salto che non riesco a mettere a fuoco: il progetto, la porta da aprire a forza per andare in una nuova direzione. Sei, a conti fatti, un passo avanti a me. (Chissà com'è andata. Ammetto di averci pensato, per un momento, questa mattina, prima che il sonno si prendesse la ragione e la portasse via. Sapere degli altri mi dà coraggio.)
 
bisou_fatal
bisou_fatal il 02/03/15 alle 18:34 via WEB
Da qualche parte ho letto..." Voglio sogni duri come macigni...perché nulla li possa distruggere"...
 
IsabellaMorra
IsabellaMorra il 01/03/15 alle 07:56 via WEB
sono i più belli, i più colorati...quelli piccoli
 
manuelazen
manuelazen il 28/02/15 alle 10:32 via WEB
Tra me e te non ci sono molte similitudini; ma può darsi che qualche ispirazione tu la possa trovare. Scusami se mi dilungherò un po'. Il lavoro che ho fatto finora, quello di farmacista, quando ancora andavo a scuola, non l'avrei mai immaginato nella mia vita; ma ad esso riconosco di avermi insegnato il contatto diretto con le persone e ad essere un po' più aperta e "misericordiosa" di quanto non fossi per mia natura. Colpa mia o del mio titolare negli ultimi anni mi sono stati creati degli ostacoli al contatto con le persone, unico elemento che rendeva piacevole il mio lavoro. Inoltre non mi sono più state date le ferie chi mi spettavano e sono stata oggetto di umiliazioni di vario tipo. Situazione che non posso documentare con prove concrete; ma che non potevo sopportare oltre perchè già ha diminuito considerevolmente la mia autostima, mi ha reso pessimista e distruttiva. Me ne sono resa conto con chiarezza quando mi sono accorta che, anche vlendolo, non riesco più a scrivere in maniera costruttiva e positiva, qualsiasi argomento io affronti. Da un po' di tempo nella mia mente c'era il desiderio assurdo che accadesse un miracolo e mi venisse offerta l'occasione di mutare radicalmente la mia vita. So però che i miracoli non accadono, non se si frequentano sempre gli stessi luoghi e le stesse persone. Per avere qualcosa di diverso bisogna fare qualcosa di diverso, magari un cambiamento minimo. Ne consegue che l'unica persona che poteva procurarsi il miracolo ero io; ma come? Uno psicologo che ho conosciuto diceva che i cambiamenti si compiono in due modi: con un progetto o per disperazione/fuga. Io in questo caso ho operato il cambiamento per disperazione. Qual'è il cambiamento per disperazione? Quello che trova motivo nel bisogno di fuggire da una situazione, qualsiasi sia la direzione di fuga, senza guardare dove si vada. Qual'è il cambiamento con un progetto? Quello che prende in considerazione in maniera lucida quello che non si vuole e quello che si vuole e su questa base costruisce degli obiettivi, trova delle risorse economiche, umane, di competenze per la realizzazione degli obiettivi. Come individuare il fine complessivo e gli obiettivi parziali? Io dico che bisogna partire dai macrosogni e scomporli in microsogni. Se il quadro complessivo non riesce a prendere forma, meglio cominciare da un microsogno a breve termine e realizzare quello. La mia scelta di dimettermi subito adesso è stata dettata dalla disperazione; ma una serie di possibili obiettivi/alternativa ce l'avevo: conservarmi i legami con i clienti con cui avevo stabilito un rapporto di fiducia e che contano su di me come persona capace di ascolto, costruire uno spazio sia pur ridotto in cui la logica del profitto non fosse quella prevalente, non avere più dietro le spalle una persona malevola ed opprimente, offrire una serie di proposte finalizzate al benessere. Il campo della psicologia è quello che mi ha sempre affascinato; ma in esso non ho competenze convalidate legalmente, le mie competenze riconosciute sono invece quelle nel campo farmaceutico. Non desidero più essere una farmacista perchè i farmacisti di cui ho avuto esperienza sono persone ipocrite che strumentalizzano il bisogno di salute unicamente al proprio profitto e al costringere i clienti/pazienti in una condizione di inferiorità e sudditanza nei loro confronti. Ciò che desidero è una condizione di parità/diversità in cui si possano mettere a servizio le proprie competenze specifiche in una sorta di baratto. Sono convinta che ciò sia illusorio; ma anche che sia l'idea di fondo che mi è necessaria per vivere sentendomi viva. Non ho figli, non ho un compagno stabile e questo mi permette di assumermi dei rischi. Non ho debiti, il mutuo acceso per acquistare la mia casa potrei estinguerlo subito con i miei risparmi. Tra non molto potrò contare sulla mia liquidazione, venticinque anni di lavoro nella stessa ditta non sono uno scherzo. Ho deciso di assumermi un rischio di cui solo a me stessa devo rendere conto. Se farò un buco nell'acqua potrò comunque dire di aver provato e vissuto. Male che vada dovrò trovare un modo per sopravvivere ai dieci anni per arrivare alla pensione che già ho accantonato con i miei contributii. Ho deciso di aprire una parafarmacia non molto lontano da dove vivo. Sono stata alla Direzione Territoriale del Lavoro, sono stata al patronato Acli per informazioni sulle pensioni. Ho trovato il locale da prendere in affitto, ho trovato una commercialista che mi sembra degna di fiducia, sono stata all'ufficio per le attività produttive del comune, ho individuato quali potrebbero essere gli arredi, sto cercando delle soluzioni economiche ma di qualità per illuminazione e riscaldamento. Desidero dare all' "impresa" un'immagine di calore, solarità... Voglio colore... Per ora però l'obiettivo immedato è essere pronta alla massima calma e linearità, fermezza sui miei diritti, lunedì quando mi troverò faccia a faccia col mio titolare. Il mio contratto prevede che io debba lavorare ancora per tre mesi, quelli del preavviso, salvo un diverso accordo col titolare. Saranno giorni pesanti; ma dico a me stessa: "Tre mesi potrebbero essere impossibili da sopportare comparati coi venticinque che li hanno preceduti?"
 
lab79
lab79 il 28/02/15 alle 05:00 via WEB
(Sono quelli chiusi nel cassetto, come si suol dire. O forse più precisamente quelli che tengo nascosti nelle tasche segrete dell'abito che porto, al posto del cuore. Che i miei sogni sono piccoli, e facili da trasportare.)
 
lab79
lab79 il 28/02/15 alle 04:59 via WEB
Mi servono progetti, a questo punto. E mi scopro svuotato, quando provo a pensarci. Sono...un po' stanco, credo.
 
lab79
lab79 il 28/02/15 alle 04:45 via WEB
C'è un verso di questa canzone che fa: "Non sto vivendo / sto ammazzando il tempo" ed è la fine che non voglio fare.
 
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