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La Fuga

Post n°20 pubblicato il 18 Maggio 2015 da fatamatta_2008
 

In quella specie di tana costituita da lamiere e teli di nailon,  costretto nella squallida periferia della città, il ragazzo ogni sera ricorda!

Ricorda il villaggio, con le case bianche di calce, le acacie dalle lunghe spine, che regalavano ombra al modesto giardino in cui la madre, cantilenando una nenia,  intrecciava le ceste che poi avrebbe venduto al mercato.

Rivive le ore scandite dalla luce del sole, trascorse nell'umile scuola , la maestra una suora sempre  pronta al sorriso; la chiesa, minuscola oasi di pace e frescura.
Ma improvvisa un giorno è arrivata la morte!
Uomini armati  hanno portato il terrore.
Urla di bimbi afferrati, dilaniati da bestie più feroci, del pur feroce leone eccitato dal sangue, mentre divora la preda.
Le giovani donne avvolte nei veli sgargianti,  ridotte a inermi farfalle violate.

Il ragazzo è intento ad accudire le capre, nel mezzo del campo non viene notato, si fa  -Niente-  tra le zolle di terra!

 Finiti gli spari comprende che tutto è concluso, che la furia è passata e  allora...corre!
Corre con il cuore che scoppia  nel petto, inseguito dall'eco di urla strazianti!
Quando scende la notte è ancora in cammino, ormai solo,  con l'orrore nel cuore e sopra la testa un cielo lucente di stelle.
Cammina e intorno... il deserto.


Per giorni e giorni ha per compagne la sete , la fame, la voglia di accasciarsi sulla sabbia infuocata, nella calura terrificante che gli brucia i polmoni, ad aspettare la morte.
Incontra altri  fuggiaschi, che lo spingono ad andare avanti, dietro non esiste più nulla, più casa  o famiglia ogni certezza è svanita.
Cammina  con i piedi coperti di piaghe, la bocca riarsa,  dimenticando l'orrore vissuto laggiù, solo il dolore del suo povero corpo è presente. Finalmente un giorno la speranza diventa realtà... il mare.
Il mare gli incute spavento, ma non ha scampo  deve salire sull'infido gommone.
Per alcuni la vita si spegne tra le onde, per altri stremati dalle pene subite il destino è segnato.
Ma lui arriva alla fine del viaggio raggiunge la terra.


Ancora una corsa con stretto nel pugno un foglietto con scritto un nome, un numero, di un parente o un amico, chissà.
Infine arriva alla terra promessa una immensa distesa di tetti e di torri.
La città con le strade affollate di gente, come un branco di gazzelle impazzite, che corre qua e là fuggendo da un ignoto pericolo.
Un mondo che si dilata a perdita d'occhio, riempiendo ogni piccolo spazio con intrecci di luci, rumori, immagini.
Al suo arrivo in città qualcuno gli ha dato un borsone dicendo:
 -Va e vendi e avrai da mangiare!-
Ma il ragazzo percepisce il rifiuto, di chi veloce distoglie lo sguardo dalla sua offerta di cianfrusaglie di fasullo folclore, o  di chi quasi con vergogna si fruga nella tasca, ma poi  ripensandoci prosegue con un gesto di stizza. 
Poter raccontare il dramma che gli pesa sul cuore, i rimpianti per le cose perdute, per gli affetti scomparsi!
Diversi solo la lingua e il colore, non il suo essere umano.
Ma non sa come fare, lui è solo un'ombra nera sperduta, nell' immenso groviglio di strade.
 Un labirinto d'asfalto costeggiato da case, da muri anneriti di fumo, dal continuo via vai di  gusci metallici, che trasportano un'umanità indaffarata somigliante a formiche, verso altri gusci di cemento e di ferro.

La città  è un mostro crudele, così, lui straniero la vede.
Solo la notte la città si assopisce, rallenta il suo ritmo convulso, incalzante,si veste di sonnolenta dolcezza.
Il ragazzo, ne ha meno paura in quel buio, la sente più umana, più amica,
e le racconta del suo bianco villaggio, del sole splendente, e della vita trascorsa laggiù.

 


    Dedicato al Sudan e ai suoi infelici bambini, vittime innocenti
    di una terribile emergenza umanitaria.
    Un paese dove ho vissuto un periodo della mia vita, e che mi è rimasto nel cuore.
    

     Fatamatta_2008

 

 

 

 

 

 
 
 
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