Bomba d'acqua su Cerreto Guidi: un primo bilancio

Post n°810 pubblicato il 19 Settembre 2014 da amici.futuroieri
 

Bomba d’acqua su Cerreto Guidi: un primo bilancio
19/09/2014
Di Franco Allegri
Il maltempo che ha colpito Versilia, pisano, Firenze e la sua provincia, ha infierito soprattutto sul comune di Cerreto Guidi e sulle sue frazioni di Stabbia e Lazzeretto.
Al momento il bilancio comunale è di 20 feriti, ma si continuano a sentire le ambulanze e i pompieri.
Le scuole sono state evacuate sia nel capoluogo che nella frazione di Lazzeretto.
Anche nel capoluogo, la rottura di un vetro della scuola elementare ha provocato 2 feriti
A Lazzaretto c’è stato un crollo all’asilo, 5 i feriti, tra essi 2 maestre, ma non si sa ancora il dato definitivo.
Ovunque sono caduti alberi, ulivi, abeti e pini, anche piante secolari.
Molti vetri sono stati infranti e molte auto hanno avuto danni ingenti alla carrozzeria e ai vetri
La vendemmia è al disastro, molte vigne sono completamente spoglie, sembrano potate.
Il raccolto atteso degli olivi era già magro, adesso sarà ridotto del 90% laddove non sono crollate le piante.
Molti sono caduti sulla strada interrompendo il traffico, Lazzeretto e tuttora difficile da raggiungere.
Il vecchio stabilimento della Enny ha avuto un cedimento sul tetto che ha colpito un’auto in transito e pare che il conducente si sia salvato per miracolo.
Il traffico è andato in tilt, c’è stata un’interruzione della luce e della fornitura di gas.
Una fuga di gas in centro ha portato all’evacuazione (forse momentanea) di tre abitazioni.
In via Leonardo da Vinci c’è una pianta in bilico e molti pini caduti in via Pianello, ma le strade sono transitabili.
L’emergenza ha già una risonanza nazionale: inizialmente si parlava di disastro nell’empolese, ma il televideo cita già Cerreto Guidi come epicentro del disastro.



 
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Matteo e Giuseppe, visti da vicino

Matteo e Giuseppe, visti da vicino.
18/09/2014
Di F. Allegri
Oggi voglio fare un post centrato sui 2 protagonisti della politica italiana, o meglio sul protagonista e sulla sua ombra!
In questo momento, la politica italiana ha un solo protagonista: Matteo Renzi.
In premessa scrivo che i paesi poveri politicamente o se preferite arretrati sono quelli che hanno un solo protagonista della politica e ti conseguenza ribadisco che questo paese è politicamente arretrato.
Premesso questo posso cercare di delineare le contraddizioni di Renzi, del renzismo e del mondo che cerca di contrastarlo. La prima cosa che noto è curiosa: A sinistra molti si disperano per il boom elettorale del PD e per l’innegabile affermazione individuale di Renzi.
Il mio amico Massimo Haller Marconcini ha fatto una metafora arguta in una domanda: se 50 ex comunisti e 1 democristiano salgono su un pullman, chi è l’autista? La risposta è: l’autista è Matteo Renzi, gli altri andranno dove va il pullman!
Tornando al discorso politico, la forza di Renzi è quella di dare ai democratici un progetto di medio termine che piace agli elettori; il medio termine è fino a dicembre 2015. Questa è anche la scadenza presumibile del prolungamento della presidenza della repubblica di Giorgio Napolitano.
Io non ho votato alle europee e non avrei mai votato Renzi e il PD, ma giudico positiva per il paese la sua vittoria che può dare consistenza ad una contro tendenza economica che credo sia in arrivo per ragioni internazionali.
Detto questo, constato che la parabola ascendente di Renzi è stata ripida e ininterrotta.
Renzi è un libero professionista della politica che deve il proprio successo alle sue capacità personali e anche al fatto che ha trovato un sentiero nel deserto politico giudiziario che lo circondava per arrivare a Roma.
Il suo elettorato non ha un’identificazione sociale, esso esprime un voto di opinione e non è omogeneo, può smarcarsi dal convegno di Cernobbio e anche dal confronto con i sindacati confederali, specie se questi non impostano uno scontro di piazza.

Una domanda importante è la seguente: come mai gli uomini potenti del PD hanno accettato in massa un simile segretario? Qui penso alla parte potente del PD, ai suoi dirigenti noti e a quelli della sua galassia di riferimento. Sono possibili tante risposte, ma io preferisco questa: il PD vuole essere il partito di riferimento del GRANDE CAPITALE EUROPEISTA e coglie questa opportunità nel momento in cui si acuisce il declino di Berlusconi. Il modello di riferimento è Tony Blair. Il 41% dei voti ottenuti alle europee rende possibile questo obbiettivo, specie se tale risultato sarà confermato dalle elezioni politiche che potrebbero anche essere anticipate all’estate del 2015 o al 2016, se le condizioni economiche saranno migliorate.

Chiarito l’obbiettivo, va aggiunto che Renzi ha davanti almeno 2 anni impegnativi durante i quali ha la responsabilità di mantenere le promesse fatte e ancor più di soddisfare una parte delle aspettative alimentate. Cosa farà davvero? La prima aspettativa dei Renziani è una piccola rottamazione della burocrazia: province costruite sul modello francese, riforma dei ministeri, accorpamento di partecipate (non saranno 1000, scenderanno a 6000, forse a 4000) ed enti di potere. La seconda è più incerta: una parte cospicua dei suoi elettori vuole meno austerità e più crescita. Qui tutto dipende da Hollande e dalle sue iniziative europee, Renzi si è posto in scia della Francia e cerca una sinergia con questo paese. Tra 6/8 mesi farò il punto su questa sfida, per ora faccio una considerazione secondaria e accessoria: Una parte degli elettori di Renzi non è europeista e neanche lui lo è al 100% anche se ha incassato gli elogi europeisti della stampa internazionale. Di conseguenza, Renzi dovrà dosare e contenere le sue critiche a Bruxelles senza tacitarle del tutto.
Renzi ha anche degli alleati potenti e questi hanno fatto richieste precise:
a) indebolimento del sindacato soprattutto attraverso la riforma dei contratti nazionali;
b) Riduzione del pubblico impiego, specie al sud;
c) Spending review, in una prospettiva reale che è clientelare e tese a privatizzare beni pubblici di pregio.

Questi alleati potenti sono esigenti, vorranno soddisfazioni immediate, queste saranno nascoste nei prossimi atti e noi le sapremo fra qualche tempo. Renzi è tuttora protagonista, i Renziani dell’ultima ora continuano a stare con lui.
Egli ha un unico punto debole, le piazze. Se queste saranno vuote lui continuerà a navigare e cambierà anche la costituzione, in meglio, tra l’altro, ma non in modo durevole.

Ora posso trattare del suo avversario presunto, di quello che ho definito la sua ombra: di Beppe Grillo Farage, un attore che scopre la politica in vecchiaia e che cerca di andare oltre Hitler e Berlinguer. Mi ispiro in piccola parte ad uno scritto di Pino Cabras apparso il 31 maggio sul sito megachip.globalist.it dove Grillo è difeso dall’attacco della stampa europeista dominante!
Continuo a pensare che Grillo abbia imboccato il viale del tramonto politico a novembre 2012 e che abbia avuto un successo di un giorno e mezzo a fine febbraio 2013. Il resto è tutto un disastro, al momento, non irreversibile, ma grave e crescente. Come ho anticipato in parte in uno scritto recente, il m5s è andato al voto europeo senza candidati e senza un programma ovvero senza un’identità ed è stato dimezzato.
Solo dopo il voto europeo, Grillo ha avuto il coraggio (o la necessità di fare una scelta) e questa è l’alleanza con Nigel Farage. Va scritto che si tratta del vecchio modo di fare politica: prima si vota e poi si decide! Questo deve farci pensare molto. Di sicuro questa scelta ha offerto un bersaglio per l’artiglieria del giornalismo oligarchico italiano che ha anche incassato la vittoria di Renzi.
Grillo sconterà mille volte questa alleanza, ma forse è quello che vuole se punta ancora a ridimensionare il m5s.
L’UKIP non sarebbe tanto brutto come lo dipingono i nostri giornali, ma è anti europeista e questo basta per contestargli qualunque nefandezza e per trovare un terreno di scontro con il m5s dove la partitocrazia è vincente sia a livello di vertici politici che di consenso popolare se è vero che gli elettori più attivi sono anche più europeisti mentre chi contesta si astiene.
Io continuo a pensare che le scelte errate di Grillo e Casaleggio siano consapevoli, cioè che gli effetti ottenuti (prevedibili) siano anche quelli voluti.
Un difetto vecchio e vero dei partiti italiani (che sono anche delle imprese, con redditi e dipendenti) è quello di creare una nicchia di potere irresponsabile nelle istituzioni per poter realizzare progetti non espliciti. Questa realtà antica, insieme ad un’irresponsabilità che è fenomeno generalizzato, aiuta a capire molte cose.
La vera natura del m5s non è informatizzata e tecnologica, è ottocentesca: siamo al piccolo gruppo di potere e ai vecchi comitati elettorali che gestivano tutte le decisioni importanti.
Fino ad oggi e per queste ragioni, il movimento non è stato capace di andare in piazza molto spesso e le poche volte che l’ha fatto non ha mai avuto un vero tema di scontro.
Ora cominciate a capire perché dico che Grillo è l’ombra di Renzi e non un vero avversario?
E’ disorganizzato e disorganizzante, decide in gruppi ristretti e oltre i personal computer, non sa trovare alleati forti e credibili (che forse non ci sono)!
Io sono contro la “fascistizzazione” del m5s, ma devo scrivere che questo movimento non serve al paese e a ben vedere non serve a nulla, ma fa comunque paura ai potentati.
Questo m5s contiene le energie per diventare qualcosa di migliore e utile: i potentati lo sanno, Grillo e i suoi eletti no.

 
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Trionfa Porta a Palagio

Post n°808 pubblicato il 16 Settembre 2014 da amici.futuroieri
 

Il Palio dei bambini di Cerreto: trionfa Porta a Palagio
16 Settembre 2014
Di F. Allegri
Questo scritto è anche il mio bilancio sui festeggiamenti di Santa Liberata del 2014 parte dalla fine.
Inizio con il palio dei bambini che per me è il vero fiore all’occhiello del Settembre cerretese, il suo gioiello da valorizzare ancora e ancora, di fatto una manifestazione quasi unica in Italia.
Il Palio dei ragazzi consiste in una ripetizione del Palio del Cerro dove si sfidano i bambini al posto dei normali campioni della squadra.
L’unico limite è l’età, il compimento dei 12 anni.
Il dato di partenza del palio dei ragazzi del 2014 è facile da determinare.
Si parte dalla vittoria travolgente che è stata ottenuta dalla Contrada di Porta a Palagio.
Essa era la favorita, non lo diceva, ma i suoi contradaioli lo sapevano.
Si aspettavano la vittoria, è stato un trionfo con molti record nei risultati delle gare e anche il record finale.
Il risultato finale è un punteggio record che eguaglia quello stabilito da S. Maria al Pozzolo nel 2009: 23 punti sui 24 possibili in teoria ovvero 5 vittorie e un secondo posto.
E’ record anche il distacco della seconda, 6 punti su Porta a Caracosta che ha chiuso il palio con 17 punti.
Aggiungo che Porta a Fiorentina è giunta terza con 11 punti mentre i campioni in carica di Santa Maria al Pozzuolo ha finito con solo 9 punti.
Il successo di Porta a Palagio parte dalla gara femminile del tiro degli anelli: la sua concorrente A. Leggieri non ha fatto errori 10 centri su dieci, in questa contrada non era mai accaduto.
Altro piccolo campione è F. Borromeo che ha vinto da solo la gara della corsa nei sacchi e ha fatto un primo ex aequo nel lancio delle palle con 9 centri su 10.
La squadra della fune era la favorita, e dato che era anche alla sua ultima partecipazione per raggiunti limiti di età ha voluto finire bene.
E’ stata una finale lunga con una reazione dei suoi avversari di Porta a Caracosta, meno pesanti, ma molto tecnici.
Anche G. Bartolini ha fatto due gare, ha vinto nella corsa dei troppoli ed è giunto secondo nella corsa nel fustino.
Questa vittoria netta fa sperare i contradaioli di Porta a Palagio, c’è già mezza squadra per il prossimo anno, 15 punti teorici su 24.
Servirà una nuova fune e una nuova tiratrice degli anelli, ma nel complesso che Porta a Palagio sarà la favorita anche il prossimo anno.
Chiudo con alcune considerazioni generali.
A Cerreto si respira un’aria nuova e migliore e questo si vede anche nei festeggiamenti di Settembre, c’è una nuova partecipazione, ci sono eventi nuovi e nuovi volontari.
Dopo 20 anni difficili, posso scrivere che Cerreto sta uscendo dalla crisi e dal grigiore.
Infine scrivo che ho apprezzato anche la mostra dei palii donati alla chiesa in questi anni, si tratta di drappi di grande pregio che meritano un pubblico folto e competente.
Chi mi conosce sa che l’idea del museo dei Palii del Cerro è un mio vecchio cavallo di battaglia visto nell’ottica di una valorizzazione turistica dei nostri eventi e dei nostri luoghi.

 
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La forza della partitocrazia

Post n°807 pubblicato il 12 Settembre 2014 da amici.futuroieri
 

SAGGIO BREVE
La forza della partitocrazia

12/09/2014
Di F. Allegri
Le elezioni (di qualunque tipo) sono il momento migliore per valutare la salute di un sistema politico e questo si può fare anche dopo le elezioni europee della scorsa primavera.
Il risultato è chiaro: ha vinto la partitocrazia e non è cambiato nulla, ha vinto lei perché è molto più forte di quanto credano i suoi avversari. Qualcuno crede che la partitocrazia vinca perché gli italiani preferirebbero “la stabilità politica”, non è vero.

Questo non è vero, ma è un buon punto di partenza per il mio ragionamento.
Se si somma quella grande galassia politica che compone gli italiani che si astengono dal votare con quelli che hanno votato il M5S, Di Pietro, e in parte la Lega e i 16 Partiti Comunisti si supera il 60% degli italiani.
Qui trovo tutti gli avversari illusi della partitocrazia: il loro limite è che questi soggetti pensano che la massa informe appena delineata abbia uno scopo comune ovvero quello di sradicare la partitocrazia.
Quando fanno questa somma vedono un esercito coeso e maggioritario!
Si sbagliano di grosso, non è nemmeno una folla o una platea e a ben vedere ci sono anche gli astenuti consenzienti e soprattutto ci sono i folti gruppi dei velleitari, degli impotenti e dei non pensanti.
Al contrario, i grandi gruppi coesi sono all’interno della partitocrazia. Il più forte tra loro si chiama PD e alle elezioni europee ha spopolato con oltre il 40% dei voti validi espressi: questo partito è il più partitocratico di tutti, con un apparato forte, attivo e vecchio.
Questo partito infiltra ogni settore della società italiana e ha approfittato dello sfaldamento e della scissione di comodo dei conservatori di Forza Italia.
Va precisato che il successo europeo di questo PD è molto parziale, di fatto solo un italiano su cinque l’ha votato.
Questo risultato è sufficiente per farmi dire: “La partitocrazia è troppo forte per i suoi piccoli e numerosi avversari, tutti illusi, quasi sempre velleitari, talvolta pericolosi per se stessi”.
La partitocrazia ha trovato un suo nuovo campione: Matteo Renzi.
Si definisce il rottamatore, ma si rivelerà presto come un nuovo gattopardo disposto a fingere che tutto cambi purché nulla cambi.

Qual è l’offerta politica di Matteo Renzi?
C’è chi pensa che il PD di oggi sia una nuova Democrazia Cristiana e che abbia vinto in modo schiacciante.
Non è una nuova DC, è un consorzio di poteri forti, ben nascosti dentro le molte correnti del partito e come ho detto sopra non avrebbe vinto in modo schiacciante ….. se l’Italia avesse una sola opposizione, forte e chiara.
Dopo aver scritto questo posso affermare che il popolo italiano ha scelto, semplicemente, l’offerta politica migliore sul mercato elettorale, specie per quel particolare parlamento!
Il gattopardo Renzi non ha fatto una grande offerta, ma questa era meglio di quelle di Grillo e Berlusconi perché queste due erano inadeguate se è vero che Casaleggio e Grillo volevano andare oltre Hitler e Berlinguer!
Ecco il primo nemico debole della partitocrazia.
Questo principio elettorale del M5s mi pare un’indicazione vaga, come minimo, specie se penso che Grillo è finito nello studio di Bruno Vespa dove è stato divorato dal conduttore televisivo.
In quello studio Grillo ha stupito in negativo, ha dimostrato che non è in grado di sostenere una normale conversazione televisiva: senza il copione e il repertorio si perde!
In piazza è un leone, ma in studio si è rivelato un coniglio!
Per il futuro, farà bene a non tornare in TV, ma in ogni caso va scritto che a febbraio 2013 il M5s ottenne un risultato miracoloso, stavolta ha avuto il suo primo ridimensionamento (penso che sia il primo di una lunga serie di arretramenti).
Grillo ha portato il nulla (zero progetti, zero impegni) alle votazioni europee ed ha ottenuto la metà dei voti rispetto alle politiche del 2013.
Non c’è da aggiungere molto: così cadde un altro nemico della partitocrazia!
Il m5s era un’orda del caos, un microcosmo interno a quella galassia farcita di realtà deboli e divise.
Anche questo microcosmo è debole e diviso, anche se nasconde bene questo suo difetto.
Il nulla di Grillo ha cercato di essere il contenitore di tutto ciò che si oppone alla partitocrazia, dall’ambientalismo della crescita zero al giustizialismo, ha rincorso i mille complottismi, e il movimento contro il signoraggio, c’è pure del leghismo, ma non sempre.
Grillo ha offerto un contenitore vuoto a tutti i movimenti coriandolo che lo circondano e ai malcontenti, ma esso si è rivelato un colabrodo.
Forse vi domanderete: cosa intendo per “il nulla di Grillo”?
Il nulla è il referendum sull’euro e anche il deciderà la rete su questo e quello.
E’ nullità politica anche il suo parlare di democrazia diretta mentre ha costruito una struttura politica che ricorda il PSI di Craxi e anche il primo Forza Italia.
Un leader deve proporre gli obbiettivi chiari e questi devono essere testimoniati con il suo esempio e con l’impegno quotidiano, i processi decisionali sono più importanti delle decisioni prese.

La parte finale di questo saggio va dedicata a Berlusconi.
La domanda iniziale è: Quale era il suo progetto politico per le elezioni europee?
Io ho visto solo il suo cagnolino, Dudù.
Toti e Alfano, per me, pari sono!
Non cambia nulla, il consigliere del presidente non primeggerà tra gli avvocati e le belle donne di Silvio; Serve a dare l’immagine del delfino del sovrano, e nulla più.
Silvio è stato meno in TV, ma stavolta non ha detto niente, voleva criticare la Merkel restando nel PPE e che dire sull’aumento delle pensioni minime a 1000 euro: non sa che gli anziani alzano la percentuale degli astenuti, per cause naturali?
Questo Berlusconi mi è parso in secondo piano, per me, questo PDL è un esercito di riserva della partitocrazia.
La vittoria di Renzi ha ridotto anche le differenze tra nord, centro e sud: ha vinto dalle Alpi fino alla Sicilia.
So che criticherò Renzi a lungo, ma comincerò nei prossimi scritti e anche questo è un successo della partitocrazia.

 
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I campioni dell'eolico

La Danimarca, il Portogallo e la Spagna sono i leaders del mondo per l’energia eolica
J. Matthew Roney
www.earth-policy.org/data_highlights/2014/highlights46
Earth Policy Release
Data Highlight
27 maggio 2014

Nel 2013 la Danimarca ha prodotto un terzo della sua energia elettrica dal vento nel 2013.
In nessun altro paese la quota del vento nella produzione annua di energia ha superato il 30%.
Ma i danesi non si fermano lì — tengono d’occhio un obiettivo del 50% di eolico entro il 2020, con la maggior parte dell’espansione necessaria proveniente da parchi eolici offshore.
L’esperienza recente dimostra che la rete della Danimarca può accogliere questa energia eolica e molta di più: l’energia elettrica prodotta dal vento ha superato il 100% della domanda la sera del 3 novembre 2013.

Nel 2013 in Portogallo, le centrali eoliche producono quasi un quarto dell’energia elettrica.
La situazione è stata simile nella vicina Spagna, dove l’energia eolica ha rappresentato il 21% della produzione di energia elettrica, molto vicina al nucleare al 22%.

Più del 17% della produzione di energia irlandese del 2013 è arrivata da impianti eolici.
Nel corso dell’anno, la quota dell’eolico è stata spesso al di sopra del 50%, arrivando al 59 per cento il 16 settembre, secondo il gestore di rete EirGrid.

E in Germania e nel Regno Unito, paesi con una popolazione complessiva di 145 milioni, l’eolico ha contribuito a quasi l’8 per cento della produzione di elettricità nel 2013.
4 stati della Germania settentrionale ottengono la metà o più della loro elettricità dal vento.
Queste cifre delle due maggiori economie europee sorprendono tanto quanto il fatto che ognuno dei 2 paesi ha un potenziale di generazione eolica pari al 100% dell’energia che gli serve.

Vediamo cosa succede tra gli altri emettitori di carbonio più importanti del mondo.
Questo include, naturalmente, gli Stati Uniti, dove i parchi eolici attualmente forniscono il 4% dell’energia elettrica nazionale.
Iowa e South Dakota guidano la classifica a livello statale, dal 2013 ognuna genera oltre il 25% della sua elettricità dal vento.
E in Cina, l’energia eolica — nonostante rappresenti meno del 3% dell’elettricità prodotta — ha superato recentemente il nucleare diventando la terza più grande fonte di energia del paese dopo il carbone e l’idroelettrica.
Con un potenziale di generazione che è più di 10 volte la domanda attuale, il vento potrebbe diventare un giorno la principale fonte di energia elettrica della Cina.
# # #
Per ulteriori informazioni, vedi l’ultimo indicatore sull’energia eolica dell’Hearth Policy Institute.
I dati e le risorse aggiuntive sono disponibili su www.earth-policy.org.
Sentitevi liberi di passare queste informazioni ad amici, familiari e colleghi!

Contatto per i media: Reah Janise Kauffman
Contatto per la ricerca: J. Matthew Roney
Earth Policy Institute
1350 Connecticut Avenue NW, Suite 403, Washington, DC 20036

Tradotto da F. Allegri il 10/09/2014.

 
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LE PAROLE E LA VITA

Il Maestro - Primo atto- Quarta conversazione
LE PAROLE E LA VITA

Di I. Nappini

Agazzi: La tua abilità e il tuo sapere sono grandi.
Ci hai proprio preso con il meccanismo di pubblicità, spettacolo e falsa informazione che ci domina e ci controlla per mezzo dell’indirizzare le nostre fantasie, le nostre idee.
Riconosco che c’è molto di vero in ciò che dici. Ma ora dal momento che siamo venuti qui nella tua oliveta devi accettare di rispondere a delle domande. Rispondere secondo verità.

Franco Fusaro: La “Verità” oggi è diventata un modo per dire dogma, certezza scientifica, sapere granitico. Ma una verità su di me detta da me esige la tolleranza dell’apologia, della riservatezza, del mascheramento. Ma se posso risponderò alla tua domanda.

Clara Agazzi: Perché non hai proseguito gli studi. Perché non hai tentato la carriera accademica, perché non hai costruito una piccola realtà editoriale, la carriera politica.

Franco Fusaro: La NATURA è il mio libro. Esattamente il primo dei miei libri. Per mia sfortuna molti non capiscono i termini nei quali si manifesta, la parola che è dietro i suoi silenzi, il sapere che è dietro il vento che fa risuonare gli alberi o nella pioggia, o nella neve, o nel sole che fa maturare i frutti. Qui è la grande lezione della vita, per questo ho fatto di tutto per togliere la chimica e altre diavolerie dai miei campi. Seguo la terra con il rispetto che le è dovuto, e cerco in tutti i modi di non forzarla. C’è chi riesce a parlare con il mare, chi può sentire il suono delle nostre desolate periferie, chi ascolta la terra.
ECCO CHE DA QUI ARRIVA LA MIA CONSAPEVOLEZZA DI UN MONDO CHE È OLTRE L’APPARENZA DI QUELLO CHE SI MANIFESTA IN TELEVISIONE, ALLA RADIO, AL CINEMA; ESISTE QUALCOSA CHE NON SI PIEGA ALLA MISTIFICAZIONE, ALLA DISTORSIONE, AL RACCONTO MENZOGNERO.
Ma cercarlo, capirlo, ascoltarlo esige un grande silenzio interiore e tanta capacità di mettersi in discussione. Chi se non il lavoro del contadino sapiente può insegnar questo. Io vedo realtà e apparenze ma se resto saldo fra i due mondi posso parlare dell’uno e dell’altro.
Non è questa politica? Non è questo vero sapere?

Clara Agazzi: Ma i soldi, la carriera, il rispetto…

Paolo Fantuzzi: I soldi, il posto, lo stipendio fisso. Magari come insegnante di Stato. Uno stipendio medio - basso ma sicuro.

Stefano Bocconi: Del tuo sapere cosa rimane… Chi ascolta… Chi scrive di te… Chi parla di te...

Franco Fusaro: Voi non siete qui? Non siete giunti da punti diversi della provincia? Non avete cercato la mia parola. Io non ho forse interrotto il lavoro per ascoltare e per rispondere. Così è.
Allora ci sono tre esseri umani in cerca di riposte e uno che mostra loro la via per trovarle.

Paolo Fantuzzi: D’accordo. Qui siamo. Tu dunque hai le risposte? Ma se finora abbiamo espresso solo inquietudini, suggestioni, paure. Sono domande queste? Credi di poter rispondere a simili domande che non sono domande?

Franco Fusaro: Ma voi non siete qui per le risposte che sarebbero banali e limitate. Voi siete qui PERCHÉ IO HO TROVATO UN MODO D’INTERROGARE QUESTO PRESENTE e questo desiderate da me. Desiderate un sapere che è memoria, prospettiva nel futuro, attenzione per ogni istante che esiste qui e ora. Voi desiderate che tracci per ciascuno un percorso diverso ma simile al mio. Voi non cercate una riposta banale. Voi cercate un metodo, una linea, un punto fisso nella vostra vita. C’è un prezzo ed è conoscere se stessi. E QUESTO VUOL DIRE FAR I CONTI CON IL DISPREZZO SOCIALE, CON LA FORTUNA AVVERSA, CATTURARE LE PAURE, EVIDENZIARE I RIMPIANTI, TOGLIERE DA SÉ IL SENSO DI AVER PERSO UN RUOLO SOCIALE, UN SENSO D’APPARTENENZA A UN TERRITORIO E A UN DESTINO COMUNE. Vi sentite oppressi, privi di forza morale e fisica, schiacciati da un ruolo sociale che sentite meschino, in voi c’è la naturale infelicità degli appartenenti ai defunti ceti medi del Belpaese distrutti dai processi di affermazione del dispotismo finanziario internazionale, di globalizzazione economica e di secolarizzazione dei costumi. In una parola voi siete mossi da profonde inquietudini cercate autentiche certezze, o magari soltanto conforto psicologico, o amicizia. Cercate in me uno scudo psicologico, una verità magari consolante di breve momento. Invece credo sia bene affrontare la questione della via, del chiedersi quali sono i propri valori, di quale natura sia l’effetto di conoscere l’esistenza con mezzi comunemente dati. La prima libertà parte da se stessi, dal potersi chiamare con un nome e un cognome proprio. Se puoi rispondere alla domanda chi sei le altre domande e risposte seguiranno.

Stefano Bocconi: Ci sto. Dunque dimmi chi sono.

Franco Fusaro: Ma questa è la tua risposta. Non la mia. Tu sai chi sei davvero? Se non lo sai potrai esser schiavo di chiunque racconti la tua vita e ti seduca con il suo ragionamento.

Paolo Fantuzzi: Ha parlato finora di pubblicità. Ci sarà un motivo.

Clara Agazzi: Chiaro. Oggi la pubblicità vende il mito e la favola legata al prodotto, vende il prodotto come fatto sociale e simbolico, se sei ciò che hai sei quel che vuole la pubblicità commerciale, la banca, il rivenditore, il produttore, la grande distribuzione. Un pezzo, un mezzo, un tramite. In una parola un bullone della grande macchina del sistema di produzione, consumo, spartizione delle ricchezze prodotte.

Franco Fusaro: Ma il bullone può avere un nome o solo una matricola. Questa è la differenza. C’è una dimensione meccanica nell’uomo che vive in società, essa tendenzialmente precede la civiltà industriale. Stavolta però è diverso il potere oggi non è più solo dominio è anche consenso e quindi immagine del mondo, sapere fittizio e legato al qui e ora. Il potere che controlla i corpi, le convinzioni, le fantasie, gli atti quotidiani è dentro di noi. Per mille vie è diventato senso comune e giudizio sul vissuto quotidiano senza avere la forza della legge divina o della retta persuasione, o del decreto di un giusto sovrano. QUINDI IL PROBLEMA È QUALE STRADA PER METTERE UN PO’ DI DISTANZA FRA LA MACCHINA CHE È IN NOI E QUEL NOME CHE CI APPARTIENE E APPARTIENE ALLA COLLETTIVITÀ IN QUANTO COMUNIONE DI LIBERI SOGGETTI? LIBERATEVI PER UN PAIO D’ORE DA OGNI PAURA E PREGIUDIZIO E COMINCIATE AD ASCOLTARE, A PENSARE CON LA VOSTRA TESTA.

Clara Agazzi: Iniziamo allora. Cosa dobbiamo sapere ancora che già non sappiamo?

Franco Fusaro: Mettete insieme ciò che sapete, costruite il senso di quanto vi disturba, vi fa male. Da dove viene il vostro disagio, chi lo agita contro di voi, chi dà la risposta più ovvia, più banale che ripetuta centinaia di volte diventa luogo comune? Prima le domande.

Stefano Bocconi: DA ANNI SONO AMAREGGIATO MI SEMBRA DI NON ESSER DIVENTATO RICCO, DI NON ESSER UN VINCENTE, UNO CHE HA SFONDATO.

Paolo Fantuzzi: IL MIO LAVORO È SEMPRE PIÙ PRECARIO. Con questa gente povera che viene da ogni dove pronta a prendere il mio posto sono diventato diffidente, acido.

Clara Agazzi: MI TROVO IN DIFFICOLTÀ CON LE FAMIGLIE, LE SCOLARESCHE, I DIRIGENTI SCOLASTICI. Hanno quel linguaggio commerciale che sta modificando il senso dell’insegnare e del vivere.

Franco Fusaro: Già tre risposte, e già tre domande. Tracciate una linea fra le vostre inquietudini e vedrete che prende forma una parte del processo per il quale l’economia, o meglio la finanza è diventata culto, fede religiosa. Ciò che prima era cosa di spettanza ai Re e ai Principi oggi è materia di contrattazione fra banchieri, finanzieri, CEO delle multinazionali e soggetti politici deboli e ricattabili sul piano del finanziamento delle loro organizzazioni. QUI NELLA PARTE DI MONDO LEGATA ALLA FINANZA INGLESE E STATUNITENSE SI È IMPOSTA UNA RIDUZIONE DELLE PREROGATIVE E DEI POTERI DEI SOGGETTI POLITICI E UN RAFFORZAMENTO DELLE CAPACITÀ DI COMANDO E CONTROLLO DELLA GRANDE FINANZA E DELLE MULTINAZIONALI. Questo che è un fatto storico dall’alto scende verso il basso, che arriva alla vita di chiunque. Si forma alla fine degli anni settanta come progetto e si realizza dalla metà degli anni ottanta del Novecento.
Si chiama ideologia neo-liberale, e come ideologia è oltre il singolo Stato o il singolo personaggio politico e finanziario; si tratta di qualcosa a metà fra la religione e l’acquisizione illimitata di ricchezza e di potenza. Non un movimento o un partito come ve ne furono nel Novecento ma qualcosa di nuovo. Chi oggi cerca nelle vecchie categorie politiche la formula per tagliare il nodo del dubbio rimane con il nodo.
Ad esempio l’immigrazione che favorisce taluni tipologie d’impresa che sfruttano il lavoro dei poveri e poverissimi è riconducibile alla categoria di progressista o conservatore? Evidentemente no, queste categorie saltano. L’Euro come moneta unica è cosa riconducibile ai concetti di fascismo e antifascismo? Evidentemente no, si tratta di un fatto politico straordinario che si colloca fuori da questi due concetti. La vecchia dignità borghese e la sobrietà di certi movimenti sindacali di sinistra del passato possono aver un rapporto con l’immagine altamente seducente del mondo dell’alta moda e dello spettacolo. Certamente no.
Eppure l’alta moda e il mondo dello spettacolo a livelli alti creano immaginario, crea desideri, perfino possono modificare i comportamenti. Le categorie del passato sono strumenti che vanno bene in alcune condizioni. Ma spesso prendere i termini della politica del passato davanti a questa terza rivoluzione industriale è prendere un martello per avvitare una vite. Si rischia il disastro.
Ora che l’interesse politico è stretto all’interesse personale, di gruppo, di categoria proprio i termini delle ideologiche del passato creano disagio, sgomento, errore se vengono usate per spiegare quel che è altro. Al contrario sarebbe importante operare come certi filosofi francesi e tedeschi del passato e fare una vera e propria genealogia dei valori che ci vengono trasmessi, delle parole che ci forzano ad usare perché ripetute migliaia di volte.
Perché un serio ragionamento sulle origini degli strumenti linguistici e di pensiero rivela la natura ideologica della trasformazione della politica in cinghia di trasmissione di enormi interessi finanziari e della riduzione della vita sociale a variabile da domare del meccanismo di produzione, consumo, distribuzione della ricchezza creata.

Stefano Bocconi: Quindi il sottoscritto quando ragionava di bilancio, di dare ed avere, di successo commerciale, di clientela usava termini ideologici. ERO UN POLITICO INCONSAPEVOLE.

Franco Fusaro: Se queste parole che tu hai detto le usavi nella vita quotidiana e non sul lavoro direi proprio di sì. Chi ad esempio chi parla di investimento affettivo ragiona in termini economici su questioni che attengono all’esistenza umana, al rapporto con l’altro, all’amicizia, all’amore. Se non è ideologia questa… non so. Io affermo che lo è.

Paolo Fantuzzi: Il mio linguaggio è quindi mutuato dall’economia?

Franco Fusaro: Direi di no. Dalla televisione, dalla radio, dalla pubblicità, dagli spettacoli televisivi, perfino dalle forme spettacolari delle antiche tribune politiche televisive. Il potere di oggi è dominio ed è egemonia. L’egemonia è anche o il controllo della parola, il controllo dei termini comuni, il controllo delle idee e delle illusioni che dominano il vissuto quotidiano. Ma dimmi avete delle parole autenticamente vostre? O come accade quando si lascia l’infanzia avete fatto vostre le parole del quotidiano, quelle che servono per comunicare?

Clara Agazzi: Ovvio che abbiamo lasciato le parole inventate nell’infanzia per quelle del linguaggio comune.

Franco Fusaro: Ovvio anche che le nostre parole sono quelle del XXI secolo perché un signore del Settecento usava ben altri termini e aveva aspirazioni e desideri diversi. Ecco che così però è stato fatto un primo passo. ORA AVETE INTESO CHE LE PAROLE NON SONO NEUTRALI E NEMMENO LE VISIONI DEL MONDO CHE ALCUNE DI ESSE VEICOLANO SPECIE SE ASSOCIATE A TALUNE SITUAZIONI. Pensate per a crediti e debiti scolastici o al concetto d’investimento affettivo. Il primo passo è chiedersi di quale natura sia il mio linguaggio e come esso modifica la percezione del mio mondo e della mia persona.

Paolo Fantuzzi: Devo dirlo. Sei davvero uno che pensa in grande e vede quello che altri non vedono. Ma sapere qualcosa di quel che dico e come lo posso spendere nella vita quotidiana?

Franco Fusaro: Hai usato il termine spendere. Forse devi chiederti cosa sia la tua vita quotidiana.

 
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La profezia di Brandano

Post n°804 pubblicato il 06 Settembre 2014 da amici.futuroieri
 

La profezia di Brandano
06 settembre 2014
Di F. Allegri
Oggi faccio un pezzo molto particolare con un intento che sarebbe sottointenso se non lo mettessi in premessa.
La pace è un tema perdente perché ha bisogno di forte spiritualità e questa serve di più della mobilitazione, anche quando questa è in buona fede (non lo è stata sempre).
Credo che il peggioramento della guerra in Ucraina meriti uno scritto di pace, simpatico e apparentemente dedicato ad altro …. Apparentemente.


Si chiamava Bartolomeo Garrosi, visse tra la Toscana e il Lazio tra la fine del ‘400 e il 1554 quando morì a Siena.
Era un mistico e un profeta che viveva di elemosine, possedeva solo un teschio e ossa varie che donava anche ai cardinali o a chi riteneva degno di tali doni, vestiva prevalentemente di stracci rossi.
Nelle campagne è ancora ricordato con il soprannome di Brandano o del “Beato” Brandano, il folle di Cristo.
La sua leggenda va oltre la Val d’Orcia e la Val di Chiana, arriva fino al Val d’Arno inferiore e al Montalbano.
In vita, previde il sacco di Roma, la caduta di Siena e la morte di papa Clemente VII.
Resta una profezia da avverare, questa: “Quando le carrozze viaggeranno senza cavalli, quando le donne porteranno la cresta come i galli, quando le macchie saranno giardini, sarà un vivere da assassini”. Il tempo predetto da Brandano sembra proprio quello contemporaneo!
Da un secolo le carrozze viaggiano senza cavalli, le donne hanno acconciature impresentabili (qualche cantante travestito arriva a mostrare barbe da vichingo) e poi c’è il discorso delle macchie viste come giardini …… si può pensare a parchi protetti e alle tante speculazioni che ci sono intorno.
Dopo aver verificato, superficialmente, le tre condizioni poste da Brandano, resta da trattare il tema del vivere da assassini.
Il secolo passato, con le sue guerre terribili, è stato sicuramente un tempo da assassini come lo fu l’epoca che visse Brindano, specie se si pensa alle prime guerre davvero sanguinose della storia che cominciarono allora e si sono centuplicate il secolo scorso.
Anche non viviamo anni di guerra e non ci rendiamo conto che tali conflitti sono collaterali alla nostra crisi economica e al fatto che i popoli occidentali non hanno coscienza dell’imperialismo che cresce e scatena rivalità con e tra le potenze secondarie, anche loro in ascesa.
Questo viene prima della perdita dei costumi tradizionali e della crisi dei valori.
Anzi dopo guerre tanto terribili cosa ci si poteva aspettare?
C’è da fare un discorso sul sessantotto, lo troverete nelle pagine della commedia il Maestro che pubblicherò nelle prossime settimane.
Brandano le indovinò tutte, ma può averne sbagliata una.
Non ci si può rassegnare al vivere un tempo da assassini, la risposta contraria c’è, è quella dell’impegno civile.

 
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La crisi davanti al fosso di Helm

Post n°803 pubblicato il 04 Settembre 2014 da amici.futuroieri
 

SAGGIO BREVE
La crisi davanti al fosso di Helm

2 settembre 2014
F. Allegri

In questi giorni stanno arrivando le analisi vere della situazione economica di crisi che gli italiani vivevano e provavano sulla loro pelle la scorsa primavera quando hanno votato per eleggere i parlamentari europei.
Io credo che vadano fatte varie considerazioni.
Si scopre oggi che i primi provvedimenti del nuovo governo guidato da Fonzie Renzi non hanno fatto miracoli e neanche piccole vittorie.
Non ci si può meravigliare di questo, è la continuità con i governi precedenti e in questo si può riscontrare la principale debolezza del paese: la debolezza economica.
Alcuni blogger e opinionisti famosi immeritatamente hanno parlato di voto falsato o condizionato da campagne pubblicitarie e di stampa troppo ottimiste.
Questo non è vero laddove presuppone che la crisi economica non abbia avuto un peso nelle scelte elettorali del voto europeista degli italiani.
Io affermo questo: quella realtà economica ha comunque determinato il risultato elettorale che conosciamo e che è chiaro: chi partecipa al voto sceglie Renzi!
Le altre opposizioni sono troppe, piccole perché lobbistiche o in crisi come il non movimento di Grillo e famigli perché disorganizzate e/o prive di obbiettivi chiari e condivisibili.
Con questa premessa io colloco la crisi davanti al fosso di Helm.
Cos’è il fosso di Helm?
E’ il potere finanziario italiano, le nostre banche, le assicurazioni intoccabili e super potenziate dalla nascita di Unipolsai, la borsa di Milano.
Il rapporto tra finanza italiana e voto europeo è la vera questione da valutare per capire il voto europeo e la vittoria di Renzi.
Ecco il concetto di base: mentre gli italiani attivi si sfidavano in un elezione europea scontata e priva di veri significati politici popolari, (aggiungerei un prefabbricata) si è combattuta una lotta finanziaria internazionale che ha coinvolto anche la finanza italiana laddove qualcuno ha cercato di abbattere il fosso di Helm.
Qui voglio dare una seconda spiegazione: quando certi politici vi dicono che servono capitali esteri e che vanno addirittura attirati, vi prendono in giro.
La finanza italiana è auto-referenziale, chiusa e arroccata nelle sue fortezze imprendibili e off limits.
I capitali non vengono perché non sono invitati!
La scorsa estate, mentre voi votavate, hanno provato ad entrare con forza e secondo me non ci sono riusciti.
Ora farò le considerazioni economiche consequenziali che si possono capire meglio se è chiaro questo postulato.

Lo spread continua ad andare bene, soprattutto per chi non sa fare le sottrazioni: Questo spread è il risultato di una sottrazione e come tale basta che la nostra situazione peggiori meno dell’altra per dare un risultato apparentemente positivo.
Al concetto delle politiche irrilevanti va aggiunto il fattore tempo che passa e scandisce il peggioramento delle malattie politiche e sociali del paese e vanno aggiunte molte costanti.
Una costante è la finanza italiana, questa controlla da secoli la borsa valori come una cosa sua.
Questa primavera l’ho vista in difficoltà, ma oggi posso scrivere che il fosso di Helm non è caduto.
La finanza italiana di oggi è la nipote delle grandi famiglie bancarie del Rinascimento: quella strana epoca storica che durò poco tempo e fini nelle invasioni straniere.
Questa primavera c’è stato un tentativo invisibile di invadere il porto sicuro dei nostri finanzieri, il loro fosso di Helm.
Forse devo chiarire che tale tentativo è stato invisibile proprio perché finanziario.
Dato che è invisibile non si sa se nel fosso di Helm c’è ancora un reggente con i suoi cavalieri.
Il dato certo è che il vero potere mondiale non protegge questo paese così piccolo e particolare.
Il punto successivo da considerare è l’uscita dalla crisi.
L’Italia continua a cadere, passando di crisi in crisi e di tassa in tassa.
Non ci si può meravigliare del perpetuarsi della crisi e va detta una verità che dovrebbe essere evidente: non c’è stato alcun contrasto reale rispetto alle grandi tendenze negative.
Passività è la parola giusta, ma senza scordarsi degli accaparratori e degli opportunisti.
Il Messico è vicino, è qualche mese che non lo scrivo.
Il paese degli orticelli ha finito la sua stagione ed è più facile che arrivi altro peggioramento se si deve sperare in miracoli e prodigi.
Chiudo pensando ai grillini dell’ultimissima ora, quelli saltati sulla bara del partitaccio morto a novembre 2012.
Mi rivolgo a quelli che si preoccupano (per invidia) dei super stipendi per poi dar sfogo alla loro bizzarria: Visto l’andamento, i super stipendi caleranno per causa naturale.
Il loro salario sociale è una truffa elettorale non sostenibile e figlia degli stipendifici pubblici improduttivi.
La vera questione anti crisi è in 2 parole, una è tabù, il protezionismo.
L’altra parte da un discorso che ho già fatto sugli stipendi decorosi per chi lavora davvero.
Su questo tema tornerò spesso.

 
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Feste a Cerreto Guidi

Post n°802 pubblicato il 02 Settembre 2014 da amici.futuroieri
 

678mi Festeggiamenti in onore di Santa Liberata (4 – 14 Settembre)
2 settembre 2014
Di F. Allegri
Anche quest’anno le feste di Santa Liberata sono promosse con grande slancio dalla comunità parrocchiali.
In paese si respira un’aria nuova, riscontro la riscoperta della partecipazione e ci sono nuove energie attive e c’è la riscoperta del Palio del Cerro che si annuncia combattuto e incerto ed è giunto alla sua 46° edizione.
Il Santuario si è arricchito di una preziosa opera artistica realizzata dal maestro Massimo Callosi che raffigura la vergine santa.
Il primo lotto del centro pastorale è stato completato.
Don Donato Agostinelli l’ha progettato come la casa di tutti i cerretesi, ospiterà la catechesi e l’oratorio, ci sarà socializzazione e formazione culturale/spirituale.

Tornando al tema delle feste, il calendario è ricco di avvenimenti.

Ci sarà un gemellaggio con Boville Ernica (domenica 7), altro comune devoto da secoli alla santa e la parrocchia riceverà la visita del parroco di Mirandola per ringraziare la nostra comunità per la vicinanza manifestata dopo il terremoto (domenica 14).
Mercoledì 3 ci sarà la consegna del “Cerrino d’oro”.

I festeggiamenti cominceranno con la prima processione giovedì 4 alle ore 21:30.
Il palio si svolgerà sabato 6, ma il primo spettacolo con gli sbandieratori sarà martedì 2 e tutte le contrade avranno la loro cena in piazza venerdì 5.
L’anteprima del palio comincerà alle ore 17 con la pesa della fune.
Domenica 7 avremo il gemellaggio suddetto arricchito da una messa celebrata dal rettore del Santuario di Boville Ernica e con i canti della Corale di San Leonardo e le musiche della banda di Boville. Nel pomeriggio è atteso il vescovo di San Miniato.
La sera ci sarà un concerto della Filarmonica “Leonardo da Vinci” e lo spettacolo pirotecnico a fine serata.
Nel corso della settimana ci saranno cerimonie in suffragio dei defunti, celebrazioni degli anniversari di matrimonio e la sera spettacoli teatrali o musicali.
Giovedì 11 ci sarà una camminata da San Miniato a Cerreto, “Sulle Orme di San Teofilo da Corte.
Il palio del ragazzi si svolgerà sabato 13 settembre.
I festeggiamenti si concluderanno domenica 14, a tarda sera ci sarà il lancio delle lanterne di pace.
Per approfondire il sito del palio è www.paliodelcerro.com

 
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Il consenso e l'essere umano

Il Maestro - primo atto – terza conversazione
Il consenso e l’essere umano

Di I. Nappini

Franco Fusaro appoggia una mano su un tronco. Si sostiene. Come se ritrovasse forza nel contatto con la materia vegetale.

Franco Fusaro: La parola chiave di quanto affermo è CONSENSO. Proprio così.
Il consenso è l’accettazione da parte di grandi masse elettorali dell’ordine esistente, delle gerarchie, delle logiche di potere, del culto del Dio - denaro, degli abusi che sempre seguono un sistema imperfetto e arbitrario frutto della contingenza storica e della necessità del momento.
IL CONSENSO È LA PARTE EMERGENTE DI UNA PSICOLOGIA DI SOTTOMISSIONE A QUEL CHE È E, DI CONSEGUENZA, SEMBRA SOLIDISSIMO, GRANITICO, SACRO.
In natura l’animale ha un ciclo vitale, ciclo che segue lo scorrere delle stagioni, sostenute queste dal senso delle ere che sono le frazioni di tempo degli eoni.
L’eone è un ciclo di tempo che segue il ciclo del cosmo.
Non c’è bisogno del consenso verso lo scorrere delle cose e il loro nascere, divenire e finire.
MA L’ESSERE UMANO È DIVERSO, HA UN TEMPO SUO…
Il suo tempo è un tempo di regni, d’imperi, di regimi repubblicani, oligarchici, tirannici, dispotici, perfino popolari, un tempo di religioni, un tempo di profeti, talvolta di messia.
L’essere umano è soprattutto la sua cultura e l’accettazione dell’ordine costituito, di una gerarchia sociale, di una creazione di modelli di creazione di ricchezza e redistribuzione di essa.
IL CONSENSO È IL LATO BUONO DEL POTERE, IL DOMINIO È QUELLO CATTIVO.
Qui in questa terra si preferisce il consenso al potere dominante perché il dominio che è esercito, polizia, repressione, brutalità dei servizi segreti è indigesto, è nocivo per gli affari.
Il consenso invece senza la durezza del potere convince con la televisione generalista, persuade con la pubblicità commerciale, indottrina con i telegiornali, distorce la realtà con il cinema, distrae con i giochi. Il consenso usa l’arma dell’immaginario collettivo, il consenso siamo noi e siamo chiamati uno per uno a rendere conto a noi stessi di ciò a cui prestiamo fede, ciò che ci persuade, ciò che domina le nostre passioni e aspirazioni

Stefano Bocconi: Giusto… Belle parole ma così chiami in causa noi stessi, chiedi molto.

Paolo Fantuzzi: Ovvio. Ciò che ci prende, che ci sospinge verso questa o quella meta. Quello che ci fa desiderare quel paio di scarpe o quel telefonino quello è manifestazione… come dire… Dillo tu commerciante!

Stefano Bocconi: Del tuo consenso! Proprio così. Lui ci racconta che il consenso è in noi. Dentro i nostri atti quotidiani. Anche il presentare della merce ai clienti, anche un lavoro fatto bene nel settore del mercato è atto culturale, anzi, atto di consenso culturale. L’obbedienza al sistema e ai suoi privilegi è nel quotidiano. Per questo io soffro così tanto. Non ho sfondato. Gli anni passano e non sono diventato un nababbo. Uno che ha vinto. Perché vincere è il qui e ora dell’essere ricchi e ostentare il posseduto con arroganza e clamore. Come i ricchi stranieri che finiscono sulle cronache mondane esagerati, opulenti e ricchi.

Franco Fusaro: Manca una voce.
Clara Agazzi: La mia. Non so. Il consenso per me è anche l’abilità da parte delle minoranze al potere di trasformare i più profondi desideri dell’essere umano, di distorcere i desideri, di trasformare la mentalità, di fare del consumo uno strumento politico. Perché certe forme di consumo sono forme di consenso a un sistema di cose nel mondo ingiusto e prevaricatore. Ma senza milioni di umani esperti in ogni genere di pubbliche relazioni e pubblicità tutto questo cesserebbe d’essere in tempi brevi. Questo sistema di produzione, consumi, redistribuzione dei carichi del lavoro e della ricchezza in parti diseguali regge perché esiste la pubblicità e la televisione. Se una radiazione proveniente dallo spazio distorcesse interrompesse il flusso di comunicazioni televisive per una settimana tutto il sistema andrebbe a pezzi; questo modello può vivere senza storia e senza filosofia, ma non senza la pubblicità commerciale.

Franco Fusaro: La pubblicità commerciale è una parte determinante del consenso. Si tratta della prima forma d’educazione oggi. La sua potenza è enorme per masse di capitali investite, per la qualità di esperti e specialisti che la realizzano, per le competenze specifiche che associa nelle sue operazioni essa è la massa potente dell’industria dell’intrattenimento e delle pubbliche relazioni. Senza conoscere un minimo la forza specifica del pubblicità commerciale non si può capire la potenza del consenso. Le logiche, le parole, i costumi, i comportamenti, la memoria stessa è condizionata dalla pubblicità commerciale. La pubblicità commerciale è stata fortemente legata all’intrattenimento, specie a quello televisivo. Farò ora una scomoda affermazione.
Oggi l’immagine della famiglia deve molto ai telefilm statunitensi degli settanta e ottanta mandati in onda ripetutamente sulle televisioni commerciali. Quel mondo del piccolo schermo frammisto alla pubblicità ha creato le forme della famiglia nella mente di migliaia di ragazzini e ragazzine di allora che oggi l’hanno infine costituita.
Il che non vuol dire che la serie di “Happy Days “ o di “Dallas” siano i modelli, ma lo sono stati nell’immaginario e questo pesò allora e pesa oggi. L’immagine del mondo ripetuta, ossessiva, sistematica si fissa e permane nell’essere umano, alla fine per molte vie condiziona le ricerca della felicità, del benessere e del proprio destino di vita. Spesso le performance dell’attore Henry Winkler conosciuto da noi come “Fonzie” erano più incisive di una predica in chiesa per quel che riguarda certi atteggiamenti verso la vita, in fondo anche quella lì era l’immagine del “sogno Americano”.
Il problema è infatti l’oggi, perché stavolta non c’è più un sogno prefabbricato chiavi in mano con attori bravi e di talento che lo propongono alle masse davvero credibile.
Oggi c’è il bivio fra il credere al sistema della persuasione dell’industria del cinema e dell’intrattenimento e della pubblicità e il cercare da soli ciò che si è e quel che si vuol essere. Non è una cosa facile. Occorre essere artisti e come artisti superare l’ombra proiettata da se stessi con un salto potente verso l’ignoto, verso la manifestazione del genio, verso il futuro possibile.

Paolo Fantuzzi: Tu chiedi troppo. Parli difficile. Ma dimmi non credi che anche la gente semplice, la meno provvista di sapere non abbia diritto ad essere qualcosa di meglio.

Franco Fusaro: Ma questa gente di cui parli… Davvero vuol essere qualcosa di diverso da ciò che è? Vuole davvero essere in questa vita ciò che può esprimere con i suoi talenti e le sue abilità?

 
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Lo scontro nel partito repubblicano

Post n°800 pubblicato il 27 Agosto 2014 da amici.futuroieri
 

L’ora di un Tea Party reale - nel 2016!
Ralph Nader
15 maggio 2014

Il Partito Repubblicano istituzionale - leggete la Camera di Commercio corporativa degli Stati Uniti e i loro leccapiedi potenti che controllano il Partito al Congresso - è in procinto di sconfiggere il Tea Party.
Il senatore Mitch McConnell, il leader della minoranza repubblicana, previde questo quando a marzo disse al New York Times che il suo marchio del repubblicanesimo aziendale stava per “schiantare” gli sfidanti che i Repubblicani storici dovranno affrontare nelle loro primarie.

Il piano per “schiacciare” i candidati del Tea Party è dettagliato, molto ben finanziato e in attuazione.
Durante le prime primarie in North Carolina, tanti soldi repubblicani sono andati al legislatore statale, Thom Tillis, una grande vittoria sul suo avversario del Tea Party, Greg Bannon.
Altri candidati del Tea Party in Kentucky e in South Carolina hanno perso, anche se, questo Martedì, nelle primarie repubblicane per il Senato USA in Nebraska ha vinto un candidato del Tea Party.

I dirigenti del GOP e il loro stratega, quello di George W. Bush, Karl Rove, vogliono vincere.
Non vogliono che altri candidati come Sharron Angle (Nevada) o Christine O’Donnell (Delaware) vincano le primarie del Senato solo per auto-distruggersi nelle elezioni generali con i democratici.
Vogliono evitare il ripetersi dell’incubo del 2010 ormai ben compreso.

Per due tornate elettorali - 2010 e 2012 - il GOP ha riconosciuto e accolto con favore l’energia che il Tea Party ha portato al partito repubblicano e ha cercato, con un certo successo, di cavalcare queste dinamiche supportate tutti i giorni da servizi di Fox News.
La sconfitta di Obama nel 2012 e l’ultima goccia – la caduta dei governativi impopolari nel 2013 guidati dal senatore Ted Cruz – convinse i capi del GOP a rinunciare all’assimilazione o al compromesso con il Tea Party, sia nei collegi elettorali che al Congresso.

Finalmente un John Boehner Speaker frustrato li vinse, unendosi al senatore McConnell e agli uomini con i soldi di Wall Street in una guerra non dichiarata contro i duri del Tea Party che si rifiutarono di mediare sulle loro convinzioni.
Ciò che il National Journal chiama “la strategia primaria della terra bruciata” nel GOP è più pesante della pubblicità televisiva.
Essa comprende “ricerca di un’opposizione” contro gli sfidanti e altri assalti pesanti che sono di solito riservati alle battaglie di novembre contro i democratici.

Il prossimo mese di primarie statali probabilmente registrerà le vittorie GOP contro i candidati del Tea Party, distribuendo i soliti mantra di “meno governo, meno tasse e deregulation” per mostrare ai loro elettori che i dirigenti del GOP sono conservatori e non Rinos (repubblicani solo di nome).

Naturalmente, i repubblicani ribelli hanno sentito prima questi mantra solo per vedere il GOP tornare indietro a Wall Street venendo da Main Street, multinazionali sopra le piccole imprese, e contratti governativi sempre più grandi per un capitalismo clientelare, con tasse più basse per i ricchi e potenti e oneri in più per la maggior parte dei lavoratori in lotta, indipendentemente dalle loro etichette politiche.

Dopo essere stati eliminati alle primarie del 2014, i Tea Party rinunceranno e torneranno all’ovile, disprezzati ed emarginati?

Saranno in grado di fare come hanno fatto molti della sinistra progressista cioè segnalare che non hanno nessun posto dove andare, perderanno il loro potere contrattuale e sceglieranno di accettare il candidato “meno peggio” sui temi del Tea Party tra il GOP ed i Democratici?
Se faranno questo, essi svaniranno nella storia.
D’altra parte, possono perseguire un programma che distingua il “conservatorismo” dal “corporativismo”.
Possono opporsi al capitalismo amicale e allo stato corporativo, contrastare l’attacco alla sovranità e la distruzione del lavoro gestita con accordi commerciali, e premere per più libertà civili con meno indagini governative e aziendali.

Possono spingere per far cadere le banche enormi “troppo grandi per fallire”, per evitare un altro crollo economico, e per sostenere la proprietà comunitaria e gli affari controllati.
Essi possono opporsi a guerre incostituzionali e all’Impero.
In breve, queste scelte rispecchiano la filosofia politica di Ron Paul che ha un significativo sostegno pubblico.

Il Tea Party ha già alcuni asset formidabili; riconoscimento del nome sui mass media diffuso, energia umana dimostrata, affluenza alle urne competente, capacità di raccolta fondi, supporto ai conservatori think tank amici e, purtroppo, poca competizione elettorale per gli obiettivi di cui sopra.
E il Tea Party li mostra! Essi non sono inclini ad essere sostenitori dalla poltrona.
Il Tea Party ha anche candidati di fama nazionale, senatori e governatori simpatizzanti, che, se stimolati, potrebbero essere i loro alfieri e sostenitori.

Sul lato negativo, le posizioni del Tea Party su molte questioni di salute e normativa di sicurezza e sui servizi sociali non sono condivise dalla maggioranza degli elettori.
Anche i loro candidati preferiti per la Casa Bianca non sono capaci di battere il GOP.
Rand Paul, per esempio, può provare per più di una tornata elettorale a dimostrare che può fare appello ai repubblicani tradizionali.

Tuttavia, la possibilità dei Tea Party di ottenere almeno dal cinque al dieci per cento del voto totale nel 2016 può essere sufficiente ad attirare una leva politica contro una tirannia bipartitica.

Nelle nostre aste politiche decadenti, sempre alla ricerca di denaro, ciò sarebbe più fresco  con autentici conservatori libertari che attaccano le corporazioni imperiose che fanno alleanze minimali con il nostro paese e la sua gente.

Tradotto da F. Allegri il 27 agosto 2013.

 
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Il bike sharing

Post n°799 pubblicato il 25 Agosto 2014 da amici.futuroieri
 

Scheda sul bike sharing
Earth Policy Release
14 Maggio 2014

La prevalenza di biciclette in una comunità è un indicatore della capacità di fornire un trasporto a prezzi accessibili, della minore congestione del traffico, del calo dell’inquinamento atmosferico, dell’aumento della mobilità, e dell’offerta ginnica alla popolazione mondiale crescente.
I programmi di bike - sharing sono un modo per diffondere le biciclette tra le masse.

All’inizio del 2014, circa 600 città di 52 paesi attuano programmi avanzati di bike sharing, con una flotta complessiva di oltre 570.000 bici.
La Spagna è il leader mondiale con 132 programmi diversi di bike - sharing.
L’Italia ne ha 104, e la Germania 43.

Il programma più grande del mondo di bike - sharing è a Wuhan, la sesta città della Cina, con 9 milioni di persone e 90.000 bici condivise.
Nel 2013, la Cina ha attuato 82 programmi di bike sharing, con una flotta enorme combinata di circa 380.000 biciclette.

Gli Stati Uniti attuano 36 programmi moderni di bike sharing.
Con una serie di nuovi programmi in cantiere e con le espansioni pianificate dri programmi esistenti, la flotta statunitense è impostata per quasi raddoppiare le oltre 37.000 biciclette condivise pubblicamente entro la fine del 2014.

Da quando il sistema del Vélib fu lanciato a Parigi nel 2007, il numero dei ciclisti sulle strade è aumentato del 41 per cento.
Quasi 24.000 bici possono essere ritirate presso le oltre 1700 stazioni tra la città e i sobborghi.
Il sistema Barclays Cycle Hire di Londra fu lanciato nel 2010 con 6.000 biciclette ed è cresciuta a oltre 9.000.
Nuove piste ciclabili e nuovi tracciati ciclabili designati hanno contribuito a crescere l’utenza.

Le città del bike - sharing stanno scoprendo che la promozione della bicicletta come opzione di trasporto può portare a una maggiore mobilità e a strade più sicure per tutti.

Il bike sharing, le piste e le altre infrastrutture amiche della bicicletta sono una manna per le economie locali.
Con oltre la metà della popolazione mondiale che oggi vive nelle città, c’è un enorme potenziale per i governi municipali e per gli urbanisti per aumentare l’uso della bicicletta.

Con costi annuali nella maggior parte delle città ben al di sotto dei $ 100, il bike sharing è di gran lunga più conveniente rispetto al costo medio di 7.800 dollari stimato da AAA per chi possiede una macchina e fa 10.000 miglia all’anno.
Durante il primo anno nel quale le persone abbandonano la guida regolare per diventare un pendolare in bicicletta, si possono perdere 10 libbre o più.
# # #
I dati e le risorse aggiuntive sono disponibili su www.earth-policy.org.
Sentitevi liberi di passare queste informazioni ad amici, familiari e colleghi!
Contatti per la ricerca: Janet Larsen e Emily E. Adams
Earth Policy Institute
1350 Connecticut Avenue NW, Suite 403, Washington, DC 20036

Tradotto da F. Allegri il 25/08/2014

 
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Camilla nei boschi di Vitolini

Post n°798 pubblicato il 23 Agosto 2014 da amici.futuroieri
 

Camilla nei boschi di Vitolini
23 agosto 2014
Di F. Allegri
La mucca Camilla è stata ritrovata!
Lei era in Moscheri, il bosco di Marcello ovvero sul colle accanto a Violini e poteva essere soltanto li.
La sua fuga è durata un mese e 6 giorni, (dal 14 luglio al 20), ma io non parlerei di fuga: si è trattato di un vagare nel sottobosco, lungo il ruscello che le ha assicurato acqua a sufficienza e una quantità minima di erba da mangiare.
Anche la mucca Camilla era diventata una bestia mitica: era la mucca in fuga.
Ricordo per inciso e riepilogo, in questi mesi abbiamo sentito parlare del serpente di Montecatini, della pantera di Cerbaia e dell’uccello di fuoco di Cerreto Guidi.
L’ultima protagonista è quindi la mucca in fuga.
Fuga è una parola crossa; in realtà, io parlerei di ricerche approssimative e mal orientate, sicuramente troppo estese: mi sembrano troppi gli avvistamenti e troppo ampia l’area delle ricerche.
La mucca si era mossa poco e si era inoltrata in una zona dove poteva bere e mangiare.
La polemica animalista contro il rischio di abbattimento ha confuso ulteriormente la situazione.
Camilla si poteva ritrovare in poche ore anche se il bosco di Mascheri è ormai una zona disabitata e poco frequentata in questa stagione.
Io conosco bene quei posti perché proprio lassù viveva mia nonna e io trascorsi la mia infanzia tra il bosco di Moscheri e l’oliveta circostante.
Non si sa dove è stata catturata di preciso, ma io ipotizzo che il luogo non comunicato sia la casa dove un tempo viveva Amedea, un’amica dei miei nonni che morì negli anni ottanta del secolo scorso.
Si sa che la cattura dell’animale è stata facile e con minimi problemi di trasporto vista la mole dell’animale e si pensa anche indolore.
Finalmente, la mucca riposerà nella sua stalla, in compagnia dei suoi vitellini che hanno quasi un anno e sono del tutto indipendenti.
Chissà se Camilla avrà nostalgia di questa scampagnata?
Di sicuro io farò una passeggiata nei luoghi della mia infanzia …..

 
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Esempi di follie istituzionali

Post n°797 pubblicato il 22 Agosto 2014 da amici.futuroieri
 

Esempi di follie istituzionali
22 agosto 2014
Di F. Allegri
Anche quest’anno, l’estate porta un aumento di cattiva informazione specie per le persone che vanno in vacanza e che in questi mesi leggono qualche giornale in più.
Va detto subito che muta la selezione delle notizie da diffondere.
Questo scritto si ispira alla lettera settimanale di Ralph Nader del 8 maggio 2014 che si intitola: “Denunciamo le follie Istituzionali”.
Il tema è quello degli enti folli che caratterizzano gli USA, ma anche molti stati occidentali.
Negli USA, ma anche altrove, molta follia istituzionale si lega alle questioni sanitarie e all’allarmismo su alcune malattie e non su altre.
Per Nader, gli enti folli sopravvivono perché psichiatri e psicologi si rifiutano di studiarli e perché i mass media li alimentano e ne fanno parte.
Ecco cosa dice Nader a Psichiatri e psicologi: “Quali sono i segni che un ente è clinicamente folle? Per oltre 35 anni ho cercato di convincere gli psicologi e gli psichiatri specializzati e le loro associazioni professionali a studiare questo grave argomento di studio e le proposte correttive. Ahimè, senza alcun risultato. Essi sono completamente occupati con la salute mentale degli individui”.

Subito dopo Nader si rivolge ai mass media e ci fa un esempio preciso: “Un sintomo della follia istituzionale si rivela quando i mass media diventano più selvaggi coprendo parole offensive mentre ignorano le azioni sistematiche che riflettono quelle parole. Nel 2009, Donald Sterling, proprietario dei Los Angeles Clippers nel NBA, patteggiò 2,725 milioni di dollari con il Dipartimento di Giustizia per aver violato la legge escludendo i futuri inquilini afro - americani e ispanici dai suoi condomini. Rispetto alla copertura delle sue parole razziste, questa ingiustizia ricevette poca copertura dai notiziari. La settimana passata, tutti avete sentito quello che era il replay infinito del suo bigottismo privato che molti collegano alla sua fidanzata e a tutte le condanne dei ricchi giocatori, degli allenatori e degli ex giocatori. Dov’era la loro indignazione nel 2009? Che dire delle decine di migliaia di braccianti servi della gleba nel sud est asiatico, che sono schiavizzati per fabbricare a distanza le scarpe di Michael Jordan e di LeBron James?”.

Dopo questa considerazione, Nader entra nel tema sanitario partendo da una critica al presidente Obama e al clamore mediatico che circonda alcune notizie e non altre: “In Malesia, nell’incontro con il capo dello Stato, mentre faceva la sua visita, il presidente Obama decise di commentare il caso Donald Sterling. Eppure, durante la sua settimana di incontri con i leader dell’Asia orientale, il presidente Obama non ha portato l’attenzione sulla principale minaccia per la salute che quella regione crea agli USA - le epidemie virali mortali che potrebbero raggiungere questi lidi come fecero altri virus letali in passato. I Centri federali per il Controllo delle Malattie (CDC) avrebbero beneficiato di un supporto presidenziale per una maggiore cooperazione e per gli allarmi precoci in quelle nazioni. La copertura mediatica del primo anniversario degli attentati alla maratona di Boston (3 morti, 264 feriti) è stata totale mentre ai 2 rapporti allarmanti e recenti diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sotto-finanziata e dal CDC che allertavano sui molti altri milioni di morti che potrebbero risultare dalla super prescrizione di antibiotici che creano super batteri resistenti, è stata data poca attenzione. L’OMS ha avvertito che il mondo sta tornando al periodo pre - antibiotici, quando c’era poca protezione medica contro batteri e virus. Questo non è solo una proiezione futura. Ogni giorno più di 200 americani muoiono negli USA dalle infezioni correlate all’assistenza, come le infezioni ospedaliere indotte, secondo il CDC e altre fonti. Ogni giorno!”. Va sottolineato e aggiunto che questa è la vera notizia sanitaria che nessun giornale diffonde.
In questi giorni imperversa l’epidemia di ebola, ma io mi chiedo: come mai in maggio nessuno parlava del MERS? Ecco la notizia perduta: “Il primo caso di corona virus mortale dall’Arabia Saudita ha raggiunto l’Indiana, dove un visitatore di ritorno da quel paese è arrivato con un virus poco studiato denominato MERS. Collegata ai cammelli infetti, questa malattia ha preso la vita a oltre un terzo delle sue vittime, e ha già provocato circa 100 morti. Avete visto una copertura sui media adeguata come per le recenti gaffes verbali dei politici o per il cattivo comportamento delle stars di Hollywood? Se questo virus, già confermato in una dozzina di paesi, iniziasse a trasmettersi da uomo a uomo, ‘Katy sbarra la porta’!”.

In tema di tutela sanitaria, nader aggiunge una critica alle spese militari. Altro tema che la stampa non tratta: “La marina di Obama è ridondante dopo che è stata varata una nave che costa $ 12,5 miliardi. Ora ci sono dodici di questi elefanti bianchi strategici, per la protezione delle forze imperiali, mentre ci sono fondi insufficienti per i paesi che vogliono scoprire il patrimonio genetico di questo virus o studiare il caso che riguarda il suo modello di diffusione. Il presidente Obama ha proposto nel suo bilancio fiscale del 2015 tutti i ‘30 milioni di dollari’ necessari per identificare i ceppi batterici più resistenti e delineare i loro focolai e per preparare i trattamenti. “Questi “terroristi tossici” invisibili, in apparenza molto pericolosi, non decidono la gravità e le risorse come fanno i terroristi umani o le esigenze insaziabili del complesso industriale degli armamenti”.

La scelta stessa delle priorità politiche è condizionata dalle verità appena scritte che Nader commenta così nella sua conclusione: “Non ci sono veramente parole più adeguate per descrivere questa inversione grottesca delle priorità se non parlando di ‘follia istituzionale’. Esiste anche sotto forma di banalizzazione di massa dovuta alla selettività dei media. Manifestazioni pubbliche serie e spesso tempestive e i report sui rischi ampiamente percepiti e sui danni esistenti vengono ignorati. Basta guardare solo ciò che riempie con spettacoli nazionali il pomeriggio e il week-end della rete televisiva, usando le nostre onde radio pubbliche gratuitamente. Guardate le molte pagine dei giornali dedicate allo sport, alla moda e ai guai delle celebrità, comparandole con lo spazio dedicato alle lettere al direttore o alla copertura delle attività civiche locali e nazionali che si concentrano sul miglioramento civile o sul risolvere problemi diffusi con le soluzioni disponibili. Troppa copertura delle ‘notizie’ è dedicata alla dissolutezza e ai fatti insignificanti. I neuro-scienziati, come Antonio Damasio, hanno ipotizzato che l’edonismo incontrollabile, che prende gli individui, può essere, a livello sociale, ugualmente auto-distruttivo e disfunzionale. Un giorno, immagino, qualcuno organizzerà una “società nazionale delle persone serie” che contesteranno questo corporativismo edonistico a livello nazionale in modo da esaminare la sua distruzione del potenziale umano e di ciò che trasmettiamo ai posteri. Possiamo iniziare chiedendoci il motivo per cui le multinazionali - queste istituzioni più sfruttate a livello sensuale – possono andarsene così spesso utilizzando, gratuitamente, la nostra proprietà, comune (onde radio pubbliche, le terre pubbliche, internet, le migliaia di miliardi di dollari per la ricerca e lo sviluppo che il contribuente da loro) contro gli interessi di “noi, il popolo” e, più crudelmente dei nostri figli”.
Scriverò spesso di disinformazione in generale e di quella estiva.

 
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Elementi di una guerra di propaganda

Elementi di una guerra di propaganda
19 agosto 2014
Di F. Allegri
Alcuni amici mi hanno chiesto di valutare la guerra che è in corso da mesi in Ucraina e che sembra destinata a continuare nei prossimi mesi.
Il tema attuale da discutere di più è la sua durata: ci sarà ancora la guerra in autunno oppure no?
Posso scrivere che un inverno di guerra in Ucraina sarebbe molto doloroso per le popolazioni civili delle aree coinvolte e per quelle delle aree confinanti.
Potrei fermarmi qui perché sono cosciente che le nostre informazioni dal fronte sono minime e tutte da verificare.
In questo contesto posso fare un approfondimento sul tema generale delle guerre di propaganda che accompagnano le guerre vere, specie in zone contese tra gli imperialismi dominanti.
Il nuovo governo ucraino ha due potenti alleati, gli USA e la Nato i quali sostengono l’esercito di quel paese con mezzi materiali e militari e con i loro servizi segreti speciali esperti anche di guerra psicologica e di comunicazione in tempo di guerra.
Questa mi è sembrata molto attiva in queste ultime settimane che registrano un equilibrio di sangue sul terreno.
Chi fa e cos’è una guerra di propaganda?
I tedeschi hanno mandato in Ucraina il gruppo “Combat Camera” che si occupa di comunicazione di guerra e i gruppi Kunduz e IEB dell’OPINFO che si occupano della formazione di un’opinione pubblica e di comunicazione interculturale.
Dal Belgio è arrivato un gruppo per la guerra psicologica (psy-op).
La NATO ha mandato l’ISAF che abbiamo conosciuto in Afganistan.
Gli USA hanno mandato un loro team inquadrato nel 109° Afghan Corps che si occupa di informazione e propaganda, propaganda nera e guerra psicologica che sarà coadiuvato da altri due reparti specializzati.
Questo coinvolgimento occidentale non va sottovalutato: siamo ad un passo dalla guerra guerreggiata che al momento non è uno sviluppo probabile di questo tipo di impegno dato che le truppe NATO non avrebbero le coperture necessarie e neanche un vero interesse generale o economico allo scontro.
Detto questo, la situazione ha una sua gravità.
Va ricordato che ogni guerra di propaganda da un contributo importante alla vittoria di una guerra.
La guerra di propaganda svolge un lavoro di rieducazione delle opinioni pubbliche neutrali e anche di quelle degli stati avversi.
La guerra di propaganda seleziona con cura le sue menzogne, demonizza l’avversario, quando è necessario disinforma e la stampa quotidiana svolge il suo lavoro con completezza e talvolta con l’ipocrisia del caso.
Il bersaglio preferito della guerra di propaganda occidentale è sicuramente Vladimir Putin, non mancano i comunicati sulle atrocità dei filo – russi che sono insorti in quelle regioni.
Dal lato del KGB mi sembra evidente che una seconda disinformazione nega l’evidenza quando non si ammette un coinvolgimento russo.

Queste sono mie sensazioni a naso, non vado oltre.
Nelle guerre di propaganda, va considerata infine la cosiddetta “Black Propaganda” che consiste in informazioni false e in materiali informativi che sembrano provenire da una fonte del nemico, ma che vengono in realtà dalle solite fonti.
La prima vittima di ogni guerra è la verità.

 
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I falsi referenda: con esemplificazioni

I falsi referenda: con esemplificazioni.
16 agosto 2014
Di F. Allegri
La mia ultima fatica universitaria prima di lavorare alla tesi fu una ricerca a livello mondiale sull’uso dei referenda nella vita politica degli stati.
Io mi rivelai come uno degli studenti più brillanti ed ebbi l’onore di studiare il caso californiano che insieme a quelli svizzeri e italiani è un modello valido per gli studi di questo fenomeno politico.
Le conclusioni che traemmo allora restano valide: laddove l’iniziativa referendaria appartiene al popolo c’è un notevole sviluppo dell’istituto referendario.
Oggi riparto da qui è mi pongo la seguente domanda: come influiscono i partiti e le lobbies sui referenda?
Parto da un scritto del 1° maggio di Ralph Nader che si intitolò: “Fermiamo gli scrocconi corporativi di Cleveland”. Il 6 maggio i contribuenti di Cleveland sono andati alle urne per votare un referendum molto particolare ovvero per esprimere il loro favore o la loro contrarietà al finanziamento pubblico della costruzione di grandi arene sportive e usate da società sportive già sovvenzionate in molti modi.
Chi ha votato SI ha scelto di servire le varie corporazioni arroganti e si è rilevato come un seguaci del sistema politico locale in cerca di facile consenso.
Il principio da difendere con un NO è semplice: le entrate delle imposte vanno usate per opere pubbliche più importanti e necessarie.
Un contribuente può pagare per costruire scuole, strade, ponti, biblioteche, ospedali, per migliorare i trasporti pubblici e per altri bisogni della comunità, al contrario gli stadi e gli impianti sportivi vengono dopo.
Come mai si è tenuto un simile referendum?
Da un lato con questa scelta si ottiene un consenso popolare alla cessione di denaro pubblico ai grandi ricchi locali: Si unisce il consenso popolare al vantaggio di parte!
Normalmente i giganti dello sport cercano di evitare i referenda usando altri mezzi, dai contributi elettorali alla persuasione diretta di sindaci e politici alla ricerca di facile popolarità.
A questo proposito cito Nader direttamente: “Quando i capi delle grandi leghe sportive non possono evitare un voto pubblico, inducono in errore il pubblico con l’idea che la costruzione di impianti sportivi sia utile per creare posti di lavoro, ma la gran parte degli economisti sa che essa non è sicuramente un modo efficace economicamente per creare posti di lavoro”.
Ecco una bugia diffusa: l’abbinamento di atti politici alla creazione di posti di lavoro.
Questa è una vera epidemia diffusa che talvolta non si diffonde e allora viene seguita da certe minacce di routine legate ai risultati sportivi della squadra di turno.
Nel binomio tra sport e politica può accadere anche di peggio, ecco cosa aggiunge Nader: “Quando tutto questo fallisce, i baroni dello sport chiedono di ricevere le entrate derivate da imposte odiose e altri piccoli aiuti ben scelti (come la tassa di parcheggio, di ingresso, di soggiorno, dei videogiochi, quella sul nolo dell’auto, e l’esenzione dalla tassa di proprietà), oltre a mantenere prezzi elevati per biglietti, cibo e parcheggio”.
Tutto è guadagno, tutto crea consenso.
Nader ci dice: “Questa è la situazione a Cleveland – una metropoli deindustrializzata, ingiustamente povera, con il più grande datore di lavoro che oggi è la Cleveland Clinic. Le persone più benestanti possono andare a vedere i Cleveland Browns, i Cleveland Indians e i Cleveland Cavaliers – i cui stadi hanno i nomi delle società e non sono chiamati ‘Taxpayers Stadium, Arena and Field’. I proprietari sportive super-ricchi, o i re del welfare aziendale, sanno che ‘le tasse cattive’ aiutano a ottenere più voti per i loro stadi”.
Qui il cenno alla globalizzazione è evidente e si capisce come Cleveland non sia un caso isolato, ma un modello da analizzare.
La vincita del SI porterà a una tassa ventennale su alcolici e sigarette con la quale coloro che hanno questo vizio pagheranno per far godere altri viziati e per arricchire il potente di turno.
Il nuovo impianto sportivo costerà tra i $ 250 a $ 350 milioni.
Nader ha aggiunto: “Le imposte proposte escludono le contee adiacenti dove vive il cinquanta per cento o più dei tifosi paganti. Cuyahoga County, che comprende la città di Cleveland, ha già tasse alte sulla proprietà, sulle vendite e sulla scuola rispetto alle contee vicine. La disoccupazione, i prezzi dei beni di prima necessità e la disuguaglianza sono molto elevati nella Cuyahoga County assediata secondo Roldo Bartimole, probabilmente il più grande giornalista investigativo di Cleveland di questo ultimo mezzo secolo (vedi il Cleveland Leader per maggiori informazioni). Qualsiasi aumento delle tasse – cattive o diverse - va destinato alle necessità della comunità locale, non all’intrattenimento”.
Torno su un tema che affronto volentieri.
Ecco cosa dice Nader sulla creazione del consenso popolare visto come atto deliberato dai potentati: “I capi dello sport del tempo libero sanno che la carta vincente che permette loro di continuare con i loro modi da scrocconi come capitalisti amiconi è quella di sfruttare la gioia dello spettatore derivata dall’essere parte di un gruppo di fan locale. Il non detto di tali richieste toglie la gioia a chi guarda la TV e la da ai fans che minacciano di andare in un’altra città mollando tutto. Tutto puzza di avidità, potere e estorsione. E’ certo che i Clevelanders, i Browns, gli Indians e i Cavaliers non andranno via. Sanno quanto “aiuto” (oltre $ 1 miliardo dal 1990) i vostri politici hanno già dato a queste squadre. I padroni dello sport amano definirsi come dei capitalisti. Quindi lasciate che si comportino come tali e che investano il proprio denaro e fateli smettere di trasformare le vostre tasse nei loro profitti. La Coalition Against the Sin Tax (CAST) vuole piena divulgazione degli “obblighi” segreti imposti al pubblico in questi contratti di benessere aziendale esistenti in modo che i residenti possano sapere cosa sta succedendo dei loro soldi (vedi Coalition Against the Sin Tax per ulteriori informazioni). “Chi ci preoccupa?” potrebbero dire i non Clevelanders. Meglio pensare al nuovo. I miliardari sportivi avidi sono in tutto il paese. Non smettono mai di espandere la loro ricchezza che cresce a spese degli altri. Fino a quando voi non li fermerete”.
Il condizionamento del ricco e privato non è l’unico ipotizzabile.
In Italia abbiamo un altro potere condizionante che cresce e si diffonde mentre degenerano le istituzioni: penso ai partiti in crisi di consenso o a personaggi o gruppuscoli ambiziosi che vogliono partecipare alla lotta politica quotidiana in modo non trasparente.
Anche gli ultimi 4 referenda su giustizia e acqua pubblica sono stati una falsificazione.
Se i primi due sono serviti alle parti in lotta per il potere per poter stabilire la loro forza reale nel breve periodo i due sull’acqua hanno ottenuto il risultato accessorio di far alleare PD e PDL.
Dei referenda nazionali sul tema degli acquedotti cittadini sono già di suo una forzatura da criticare e io l’ho fatto spesso.
Oggi posso chiudere dicendo che su questa piccola forzatura di sinistra, le lobby hanno costruito un nuovo castello consociativo enorme.
Chi crede nella bontà degli acquedotti comunali deve circoscrivere la propria lotta al proprio comune mentre chi si interessa alle questioni nazionali vere può solo constatare la degenerazione in corso delle istituzioni.

 
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La plastica nel mondo

La crisi del sacchetto di plastica: un quadro globale
Janet Larsen e Savina Venkova
www.earth-policy.org/plan_b_updates/2014/update123
Earth Policy Release
Piano B Aggiornamento
1 maggio 2014

In tutto il mondo, un trilione di sacchetti di plastica monouso è usato ogni anno, quasi 2 milioni ogni minuto.
L’uso varia ampiamente tra i paesi, da oltre 400 l’anno per molti cittadini dell’Europa orientale, ad appena 4 all’anno per le persone in Danimarca e in Finlandia.
I sacchetti di plastica, fatti di gas naturale impoverito o di risorse petrolifere esauribili, vengono spesso utilizzati solo per pochi minuti.
Dopo durano nell’ambiente per centinaia di anni, possono essere triturati in pezzi sempre più piccoli, ma mai si rompono completamente.

Nel corso dell’ultimo secolo, la plastica ha invaso il pianeta.
Da una parte, la plastica sembra un materiale miracoloso, con usi benefici che vanno dai dispositivi medici al rendere i veicoli più leggeri e più efficienti.
D’altra parte, si tratta di una maledizione, che permette la produzione di massa a buon mercato, apparentemente, di materiali usa e getta che riempiono le discariche, offuscano gli oceani, soffocano la fauna, e sporcano i panorami.
Riempite con additivi che non hanno un record di sicurezza, le materie plastiche sono state collegate a una serie di problemi di salute, tra i quali alcuni tipi di cancro e all’infertilità.
Mentre la plastica può essere usata e riciclata con saggezza, la maggior parte di quei prodotti non può.
Forse nessun altro elemento simboleggia i problemi della nostra cultura dell’usa e getta meglio del sacchetto di plastica monouso.

Data la moltitudine di problemi associati con i sacchetti di plastica, molte comunità di tutto il mondo hanno cercato di liberarsi dalle loro dipendenze mediante l’attuazione di divieti o con tasse sui sacchetti.
La più antica imposta esistente sul sacchetto è in Danimarca. Passò nel 1993, questo regolamento influenzò i costruttori si sacchetti di plastica che pagarono una tassa in base al peso del sacchetto.
I negozi furono autorizzati a far gravare il costo sui consumatori sia con le tariffe sulla borsa o assorbito nei prezzi di altri oggetti.
L’effetto iniziale di tale sistema fu un calo impressionante del 60% nell’uso del sacchetto.

Una delle misure più note sul sacchetto è l’imposta nazionale irlandese, adottata nel 2002.
Essa fu la prima a tassare direttamente i consumatori, a partire da una tassa di 15 centesimi di euro (20 cents) per sacchetto.
Entro 5 mesi dalla presentazione della misura, l’utilizzo del sacchetto scese di oltre il 90%.
I rifiuti furono ridotti notevolmente.
Tuttavia nel corso degli anni, l’uso del sacchetto riprese a insinuarsi, così nel 2007 la tassa è stata aumentata a 22 centesimi di euro, e nel 2011 la legge è stata modificata con l’obiettivo di mantenere l’uso annuale di sacchetti pari o inferiore ai 21 sacchetti a persona.
F. Convery della University College di Dublino definisce la tassa irlandese sul sacchetto “la più popolare in Europa”, e pensa che sarebbe dannoso politicamente il rimuoverla.

Infatti, molte comunità guardando le misure di riduzione del sacchetto di plastica sperano di emulare il successo irlandese.
Altri paesi europei dove i consumatori pagano per i sacchetti di plastica — sia attraverso leggi che con iniziative volontarie — sono il Belgio, la Bulgaria, la Francia, la Germania, la Lettonia e i Paesi Bassi.
In tutta l’Unione europea, gli Stati membri dovranno prendere misure per ridurre l’uso della borsa di plastica dell’80% entro il 2019.

La riduzione della quantità di materie plastiche in ambiente marino è stata una delle principali cause della normativa in Europa e altrove.
In una nota sulla sua proposta di riduzione della plastica, la Commissione europea osserva che “nel Mare del Nord, gli stomaci del 94% di tutti gli uccelli contengono plastica.
I sacchetti di plastica sono stati trovati nello stomaco di diverse specie marine in via di estinzione, come le tartarughe verdi, le tartarughe marine, le tartarughe comuni, l’albatros dalle zampe nere, e nelle focene.”
In sintesi, “almeno 267 specie diverse sono note per aver sofferto per l’intrappolamento o per l’ingestione di rifiuti marini”.

Il desiderio di proteggere le balene che migrano al largo della costa della Tasmania portò al primo divieto locale dei sacchetti di plastica in Australia nel 2003.
Ora la metà degli stati e dei territori australiani vieta i sacchetti di plastica.


Al di là dei mari, i motivi per agire contro la plastica variano dalle epidemie di malaria associate ai sacchetti per la raccolta dell’acqua in Kenya fino alle fogne intasate con i sacchetti di plastica che esacerbano le inondazioni in Bangladesh, Camerun, e nelle Filippine.
I bovini soffocati dai sacchetti di plastica hanno dato impulso alla regolamentazione del sacchetto nei paesi con ranch in Texas e nelle comunità indiane interessate alla vacca sacra.
Nella capitale della Mauritania, si stima che il 70% di bovini e ovini siano morti per l’ingestione di un sacchetto di plastica; negli Emirati Arabi Uniti, la preoccupazione è per i cammelli.
(Per altri dettagli sulle lotte contro la borsa di plastica nel mondo vedi www.earth-policy.org.)

Una strategia mondiale rigorosa contro il sacchetto di plastica potrebbe esserci in Ruanda.
Da quando il divieto è entrato in vigore nel 2008, i passeggeri delle linee aeree che arrivano da fuori nel paese raccontano di essere costretti a cedere i sacchetti al momento dell’arrivo.

Non è chiaro, tuttavia, con quanto successo il divieto riduca il consumo complessivo di sacchetti, in particolare nelle aree meno urbane, a causa di un mercato nero attivo per i sacchetti.
In Sud Africa, dove i sacchetti di plastica trovati tra i cespugli e gli alberi erano diventati così comuni che erano chiamati il fiore nazionale, un divieto sui sacchetti non biodegradabili e sottili che facilmente si lacerano e volano via entrò in vigore nel 2003.
I sacchetti più spessi sono tassati.
La tassa del sacchetto di plastica in Botswana, che iniziò nel 2007, ha portato un dimezzamento dell’uso della borsa tra i principali rivenditori.
Tutto sommato, almeno 16 paesi africani hanno annunciato il divieto di alcuni tipi di sacchetti di plastica, con diversi livelli di efficacia.

In Cina, dove l’inquinamento del sacchetto di plastica è molto diffuso, alcune città e province hanno cercato di introdurre politiche volte a limitare il suo uso nel 1990, ma la loro scarsa applicazione ha portato a un successo limitato.
Prima che Pechino ospitasse i Giochi Olimpici del 2008, una legge nazionale introdusse il divieto dei sacchetti extra sottili e chiese ai negozi di addebitare una tassa su quelli spessi.
Il governo cinese ha riferito che l’uso del sacchetto è sceso di oltre due terzi, anche se il rispetto sembra essere imprevedibile.
Alcune città nel sud-est asiatico, la fonte di molte esportazioni dei sacchetti di plastica nel mondo, hanno legiferato per ridurne l’utilizzo.

Negli USA, 133 tra città e contee hanno approvato norme contro il sacchetto di plastica.
I divieti del sacchetto riguardano un californiano su tre e praticamente tutti gli hawaiani.
Il consiglio comunale di Chicago ha votato per un divieto del sacchetto a aprile 2014.
Dallas e Washington, D.C., sono tra le poche giurisdizioni che carica 5-10 cents per ogni sacchetto di plastica o di carta; in entrambe le città, le tasse sono state istituite per ridurre il numero di borse nei fiumi locali.
In Canada, gran parte degli interventi anti-Bag è volontaria, con un certo numero di rivenditori che partecipano.
Le province dell’Ontario e del Quebec hanno dimezzato il loro uso del sacchetto con una serie di misure, tra le quali incentivi ai negozi che usano borse riutilizzabili e tasse ai rivenditori.
I negozi di liquori in Manitoba, Quebec e Nova Scotia hanno vietato il sacchetto di plastica per la merce.

Anche l’America Latina ospita una serie di iniziative per ridurre i rifiuti e i sacchetti di plastica, tra i quali il divieto nelle città cilene di Pucon e Punta Arenas e negli stati di Buenos Aires e Mendoza in Argentina, per citarne alcuni.
In un paio di stati brasiliani le borse per le merci devono essere biodegradabili. Lo Stato di Sao Paulo vietò i sacchetti di plastica monouso gratuiti a partire dal gennaio 2012, consentendo che le borse riutilizzabili o biodegradabili pesanti fossero vendute a 10 cents, ma la misura fu rimossa da un'ingiunzione in tribunale supportata a livello industriale, e nonostante il sostegno dell’organizzazione dei supermercati.
Allo stesso modo, Città del Messico vietò i sacchetti di plastica nel 2009, ma, sotto la pressione dei produttori di materie plastiche, la misura è stata sostituita prima dell’esecuzione con un’iniziativa di riciclaggio — una tattica comune usata dai gruppi industriali in tutto il mondo contrari ai divieti o alle tasse più severe.

I sacchetti di plastica hanno un costo chiaro per la società che ancora non è versato interamente.
La riduzione dell’uso dei sacchetti usa e getta è una piccola parte del passaggio da un’economia usa e getta ad una basata sull’uso prudente delle risorse, dove i materiali sono riutilizzati e non progettati per una rapida obsolescenza.

# # #
Sentitevi liberi di passare queste informazioni ad amici, familiari e colleghi!
Contatto per i media: Reah Janise Kauffman
Contatto per la ricerca: Janet Larsen
Earth Policy Institute
1350 Connecticut Avenue NW, Suite 403, Washington, DC 20036

Tradotto da F. Allegri il 14/08/2014.

 
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Magistratura e democrazia

Post n°793 pubblicato il 10 Agosto 2014 da amici.futuroieri
 

INTRODUZIONE
La traduzione dello scritto settimanale di Ralph Nader di oggi affronta il tema del rapporto tra magistratura e democrazia in USA, ma l’esempio permette considerazioni generali in materia di partecipazione di qualità e sul tema dei campioni del popolo.
Lo scritto riguarda due magistrati della corte suprema USA in pensione.
Sono Paul stevens di 94 anni e Sandra Day O’ Connor di 84.
Si tratta, senza dubbio, di 2 anziani di prestigio, esperti di diritto e profondi conoscitori del sistema politico nel quale vivono.
Lo scritto avvia una nuova sfida per Ralph Nader e i suoi seguaci: la creazione di 2 istituti per promuovere la giustizia nei tribunali, la partecipazione e la critica politica.
Ci sono i giusti riferimenti, gli obbiettivi espliciti e anche un esempio come riferimento:il Brennan center for justice di New York che già opera in quello stato.
Il punto fondamentale è che un ex magistrato può fare politica, specie se è stato prestigioso e se ha avuto un vasto seguito di supporter e collaboratori.
Il tema ha una sua importanza anche nel contesto italiano dove ci sono situazioni particolari nello status di giudice e una eccessiva prossimità con il ruolo di politico.
La questione della O’ Connor permette una seconda premessa: il sistema elettorale dei giudici USA (che ultimamente piace ad alcune minoranze italiche) è profondamento sbagliato, secondo questo ex magistrato sarebbe meglio un sistema per meriti e titoli.
Uno come quello italiano …… con qualche correzione.
Il titolo di questo scritto del 23 aprile è “Avviamo gli istituti per la giustizia Stevens e O’ Connor?”.
Parte con la domanda: “Cosa fanno i giudici in pensione della Corte Suprema degli Stati Uniti con il loro tempo e la reputazione? Uno di loro – il giudice Paul Stevens, 94, ha pubblicato da poco un altro libro Six Amendments: How and Why We Should Change the Constitution; Questo nuovo lavoro si aggiunge ai suoi scritti e saggi vigorosi post-pensionamento. Un’altra – il giudice Sandra Day O’ Connor, 84, è stata occupata a lottare con le persone contrarie ad una sua scelta in sul Tribunale. Ha messo in dubbio la saggezza del suo voto sul Bush v. Gore e sul finanziamento della politica senza limiti consentito dalla decisione su Citizens United emessa dopo che lasciò la corte. I suoi discorsi che dichiarano i servizi legali attuali per i poveri come troppo inadeguati e che sostengono come il nostro paese abbia bisogno di più servizi pro bono di avvocati e di studenti di legge supervisionati sono tra i più specifici ed eloquenti tra quelli fatti sulla vergogna della professione di avvocato. Lei promuove il miglioramento dell’educazione civica nelle nostre scuole e la “selezione di merito per i giudici” al posto del costringere i nostri giudici a procedere con fondi elettorali ricevuti da interessi specifici”.

E’ un bel elenco di titoli di merito e Nader vuole valorizzarli nel modo seguente: “Sembra il momento per tali attività civiche umane vibranti di ispirare degli istituti permanenti nel loro nome –lo Stevens Institute per la Giustizia e l’Istituto O’ Connor per la Giustizia”.

A chi si rivolge Nader? Lo dice subito: “Data la loro lunga permanenza alla High Court, i giudici Stevens e O’ Connor hanno avuto almeno 100 collaboratori ad aiutarli. Molti aiutanti sono ormai avvocati di successo, ricchi, mentre altri sono professori di diritto e giudici. Potrebbero organizzarsi e lanciare queste istituzioni con una base di finanziamento solida che potrebbe attirare donazioni, soprattutto se i due giudici sosterranno questa idea. In breve tempo, la foresta impoverita della democrazia americana - il diritto e la giustizia - potrebbe essere alimentata da 2 alberi di rovere”.

Subito dopo Nader chiarisce la sua fonte di ispirazione: “Sto solo sognando? Affatto. Un modello efficace esiste alla New York University Law School chiamato Brennan Center for Justice. Fu fondato nel 1995 dalla famiglia e dagli ex collaboratori del giudice della Corte Suprema William J. Brennan. Con un budget annuale di $ 10 milioni, il Brennan Center dispone di una forza notevole per preservare e rafforzare la nostra democrazia, dove le persone vengono prima. E’ descritto come “ Think Tank di parte, dalla parte dell’interesse pubblico e dalla parte delle comunicazioni” che lavorano per la “giustizia uguale per tutti”. Il Centro utilizza strumenti di educazione e di potere attraverso i tribunali, il legislatore e fa rete con gruppi di base e funzionari pubblici per dare forza ai cittadini che desiderano partecipare al processo decisionale del governo e alle elezioni. Il Centro si tuffa nella nostra disordinata politica plutocratica - la corruzione del denaro politico, l’ostruzione per gli elettori e i candidati, il sartiame delle elezioni attraverso la ridefinizione dei distretti, i costi dell’incarcerazione di massa e sulle esecuzione basate su pregiudizi razziali - e si concentra sempre sulle soluzioni. Va dove vanno in pochi, il Brennan Center for Justice ha iniziato a denunciare le azioni illegali dai presidenti e criticato il legislatore Statale di New York come “il più disfunzionale [legislatore statale] degli Stati Uniti”, perché è tiranneggiato dai “due leaders dei partito di maggioranza delle rispettive camere”. Il Centro sta premendo per una serie di riforme etiche, una commissione indipendente per i collegi elettorali e un sistema di finanziamento pubblico per le elezioni statali che potrebbero essere applicabili ai legislativi di altri Stati.
Immaginate di andare ad una scuola di diritto in cui gli studenti/stagisti hanno un ruolo esperienziale a tempo pieno con il personale per raggiungere la giustizia sostanziale e procedurale – quella che il senatore Daniel Webster chiamava la grande opera degli esseri umani sulla Terra.
(Vedete http://www.brennancenter.org per maggiori informazioni)”.

Dopo aver illustrato brevemente l’attività dei due giuristi, Nader conclude così: “La motivazione per sviluppare questi istituti può iniziare con gli ex collaboratori dei giudici Stevens e O’ Connor che trascorsero un anno o due di lavoro in prossimità di questi giuristi e della Corte. Chi tra di loro farà un passo indietro contro l’avvio del processo di estensione delle carriere e dello spirito di questi famosi giudici a vantaggio dei posteri?”

Tradotto da F. Allegri il 10/08/2014

 
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Il divieto della busta di plastica in USA

Il divieto della busta di plastica in USA
Janet Larsen e Savina Venkova
www.earth-policy.org/plan_b_updates/2014/update122
Earth Policy Release
Plan B Aggiornamento
22 aprile 2014

Los Angeles ha inaugurato il nuovo anno “2014” con il divieto di distribuzione dei sacchetti di plastica alle casse dei grandi rivenditori al dettaglio, ciò la rende la più grande delle 132 città e contee degli USA con norme anti-sacchetto di plastica. Un movimento che acquista slancio in California diverrà nazionale.
Più di 20 milioni di americani vivono in luoghi con divieti o tasse sul sacchetto di plastica.
Attualmente 100 miliardi di sacchetti di plastica passano per le mani dei consumatori USA ogni anno — quasi un sacchetto a persona al giorno.
Legati tra loro, potrebbero circondare l’equatore 1.330 volte.
Ma questo numero diminuirà presto quando più comunità, tra le quali grandi città come New York e Chicago, cercheranno modi per ridurre il disastro della plastica che rovina i paesaggi e intasa fognature e corsi d’acqua.

Anche se ormai è onnipresente, il sacchetto di plastica ha una storia relativamente breve.
Inventato in Svezia nel 1962, il sacchetto di plastica mono uso è stato reso popolare dalla Mobil Oil negli anni settanta, nel tentativo di aumentare il suo mercato di polietilene, un composto derivato dai combustibili fossili.
A molti clienti americani non piacque il sacchetto di plastica quando fu introdotto nel 1976, erano disgustati dalle cassiere che dovevano leccarsi le dita per mettere le borse sul piano e s’infuriavano quando un sacchetto pieno di generi alimentari si rompeva o rovesciava.
Ma i rivenditori sostennero ancora la plastica perché era più economica e prendeva meno spazio rispetto alla carta, e oggi una generazione di gente difficilmente può concepire lo shopping senza ricevere un sacchetto di plastica alla cassa.

La popolarità dei sacchetti di plastica deriva dalla loro leggerezza e dal loro costo basso percepito, ma sono proprio queste qualità che li rendono sgradevoli, difficili e costosi da gestire.
Oltre 1/3 di tutta la produzione di plastica è per l’imballaggio, progettata per usi a breve termine.
I sacchetti di plastica sono fatti dal gas naturale o dal petrolio che si è formato nel corso di milioni di anni, ma spesso sono utilizzati per pochi minuti prima di essere scartati per andare in una discarica o all’inceneritore — se non volano via e finiscono prima come rifiuto.
L’energia necessaria per fare 12 sacchetti di plastica guiderebbe una vettura per un miglio.

Nelle discariche e nei corsi d’acqua, la plastica è persistente, durerà centinaia di anni, rompendosi in pezzi più piccoli; farà percolare i componenti chimici con l’invecchiamento, ma non scomparirà mai completamente.
Gli animali che confondono la plastica con il cibo possono impigliarsi, ferirsi o morire.
Recenti studi hanno dimostrato che la plastica delle borse scartate oggi assorbe sostanze inquinanti come pesticidi e rifiuti industriali che si trovano nel mare e le consegna in grandi dosi alla vita del mare. Le sostanze nocive possono quindi risalire la catena alimentare fino al cibo che la gente mangia.
Le materie plastiche e i vari additivi che contengono sono stati legati a una serie di problemi per la salute umana, compresa la distruzione del sistema endocrino e riproduttivo, l’infertilità, e pure ad alcuni tipi di cancro.

La California — con la sua costa lunga e le spiagge abbondanti dove i rifiuti di plastica sono fin troppo comuni — è stata l’epicentro del movimento USA contro i sacchetti di plastica.
San Francisco fu la prima città americana a regolare il loro uso, con un divieto per i sacchetti di plastica non degradabili nei grandi super mercati e nella catena delle farmacie nel 2007.
Come parte della sua strategia globale per arrivare ai “rifiuti zero” entro il 2020 (la città manda ora l’80% dei suoi rifiuti ai riciclatori o ai composter invece che alle discariche), estese il divieto del sacchetto di plastica ad altri negozi e ai ristoranti nel 2012 e nel 2013.
Chi riceve carta riciclata o sacchetti degradabili paga almeno 10 cents, ma — come è comune in città con divieti per il sacchetto di plastica — i sacchetti per prodotti o altri oggetti miscelati sono ancora autorizzati a costo zero.
San Francisco è pure una delle città californiane che vietano l’uso di contenitori per alimenti in polistirene (comunemente detto polistirolo), e ha fatto un passo ulteriore nei confronti degli imballaggi di plastica usa e getta vietando la vendita di acqua in bottiglie di plastica in città.

Tutto sommato, i divieti al sacchetto di plastica coprono 1/3 della popolazione della California.
I sacchetti di plastica acquistati dai rivenditori sono scesi da 107.000.000 di libbre nel 2008 a 62 milioni nel 2012 (secondo uno studio), e i produttori di plastica e dei sacchetti non ne hanno preso atto.
La maggior parte dei divieti ha affrontato azioni legali dei gruppi industriali della plastica come l’American Chemistry Council (ACC).
Anche se le leggi hanno sostanzialmente tenuto in tribunale, la minaccia di un’azione legale ha dissuaso molte comunità dall’agire e ritardato il processo per gli altri.

Ironia della sorte, se non fosse, in primo luogo, per l’intervento dell’industria delle materie plastiche, la California avrebbe forse molti meno divieti definitivi per il sacchetto di plastica.
Invece, più comunità avrebbero optato per la scelta di una tassa per ogni sacchetto, ma questa opzione fu vietata nell’ambito della legislazione statale supportata dall’industria nel 2006, che prescrisse ai negozi alimentari californiani di fare il riciclaggio del sacchetto di plastica.
Già nel 2010, la California fece un primo tentativo per introdurre un divieto statale sui sacchetti di plastica, ma i lobbisti dell’industria ben finanziati lo impedirono.
Probabilmente un nuovo disegno di legge sarà votato nel 2014 con il sostegno della California Grocers Association, nonché dei senatori statali che si erano opposti l’ultima volta.

La storia di Seattle è simile.
Nel 2008 il consiglio comunale approvò una norma che richiedeva a drogherie, negozi di alimentari e farmacie di addebitare 20 cents per ogni sacchetto mono uso consegnato alla cassa.
Una campagna da 1,4 milioni di dollari guidata dall’ACC fermò il provvedimento prima che entrasse in vigore con un referendum, e gli elettori respinsero l’ordinanza ad agosto 2009.
Ma la città non si arrese.
Nel 2012 vietò i sacchetti di plastica e aggiunse una tassa da 5 cents per i sacchetti di carta.
I tentativi di raccogliere le firme per abrogare questa norma non hanno avuto successo.
Altre 11 giurisdizioni dello stato di Washington hanno vietato i sacchetti di plastica, tra esse la capitale dello stato, Olympia.

Un certo numero di governi statali hanno discusso proposte di legge anti-sacchetto di plastica, ma non hanno applicato con successo una tassa statale o vietato i sacchetti.
Le Hawaii hanno un divieto statale virtuale, mentre le sue 4 contee popolate hanno deciso di eliminare i sacchetti di plastica alle casse dei negozi, l’ultimo divieto partirà dal luglio 2015.
La Florida, un altro stato rinomato per le sue spiagge, blocca giuridicamente le città che volessero emanare una norma anti sacchetto.
L’ultimo tentativo di rimuovere questo ostacolo è stato demolito nel mese di aprile 2014, anche se i legislatori dello stato dicono che rivedranno la proposta nel corso dell’anno.

L’opposizione ai sacchetti di plastica è emersa in Texas, nonostante che lo stato consumi il 44% del mercato statunitense delle materie plastiche e serva come sede di alcuni importanti produttori di sacchetti, come Superbag, uno dei più grandi.
Otto, tra città e cittadine dello stato hanno divieti attivi sul sacchetto di plastica, e altri, come San Antonio, hanno considerato di saltare sul carro.
Austin ha vietato i sacchetti di plastica nel 2013, nella speranza di ridurre gli oltre 2.300 dollari che stava spendendo ogni giorno per ripulire la città dai rifiuti e dai sacchetto di plastica.
Le piccole città di Fort Stockton e Kermit vietarono i sacchetti di plastica nel 2011 e nel 2013, rispettivamente, dopo che gli allevatori si lamentarono perché dei bovini erano morti dopo averli ingeriti.
I sacchetti di plastica sono anche noti per contaminare i campi di cotone, s’impigliano nelle presse e danneggiano la qualità del prodotto finale.
L’inquinamento della plastica nel bacino del Trinity River, che fornisce acqua a oltre la metà di tutti i texani, è stato un motivo valido per Dallas per mettere una tassa da 5 cents sui sacchetti di plastica che sarà in vigore nel 2015.

Washington, DC, è stata la prima città USA a richiedere ai rivenditori di cibo e alcol di addebitare ai clienti 5 cents per ogni sacchetto di plastica o carta.
Parte di questo gettito va ai negozi per aiutarli con i costi di attuazione della normativa, e in parte è designato per la pulizia del fiume Anacostia.
La gran parte degli acquirenti del D.C. oggi per abitudine portano con se i loro sacchetti riutilizzabili; un sondaggio ha rilevato che l’80% dei consumatori usano un minor numero di sacchetti e che oltre il 90% delle imprese ritiene la norma positiva o neutrale.

La contea di Montgomery nel Maryland seguì l’esempio di Washington e approvò una tassa da 5 cents per i sacchetti nel 2011.
Uno studio recente che ha confrontato gli acquirenti in questa regione con quelli della vicina contea di Prince George, dove la legislazione anti-bag non c’è, ha trovato che i sacchetti riutilizzabili sono 7 volte più popolari nei negozi di Montgomery County.
Quando i sacchetti sono diventati un prodotto e non un omaggio, gli acquirenti hanno pensato se il prodotto valesse il nichel extra e subito hanno preso l’abitudine di portare le loro borse.

Una strategia dell’industria della plastica — preoccupata per il calo della domanda dei suoi prodotti — è un tentativo di cambiare la percezione pubblica dei sacchetti di plastica, promuovendo il riciclaggio.
Il riciclaggio, tuttavia, non è una buona soluzione a lungo termine.
La stragrande maggioranza dei sacchetti di plastica — il 97% o più in alcune zone — non vanno al riciclaggio.
Anche quando gli utenti hanno buone intenzioni, i sacchetti volano via dai contenitori messi all’aperto presso i negozi di alimentari o fuori dai camion del riciclaggio.
I sacchetti che arrivano agli impianti di riciclaggio sono la rovina dei programmi: quando sono mescolati con altri rifiuti riciclabili bloccano e danneggiano le macchine di smistamento che sono molto costose da riparare.
A San Jose, California, dove meno del 4% dei sacchetti di plastica sono riciclati, la riparazione del macchinario inceppato dai sacchetti costava alla città circa $ 1 milione all’anno prima che il divieto dei sacchetti entrasse in vigore nel 2012.
Delle proposte di restrizioni al sacchetto di plastica sono state accantonate in varie giurisdizioni, tra cui New York, Philadelphia e Chicago, a favore di programmi di riciclaggio.
New York City potrebbe, tuttavia, procedere con una legge proposta nel marzo 2014 per mettere una tassa di 10 cents sui sacchetti monouso.
Chicago valuta il divieto del sacchetto.

I sacchetti di plastica hanno avuto effetti di vasta portata nei loro quasi 60 anni di esistenza.
Il rafforzare la legislazione per limitare il loro uso sfida il consumismo usa e getta che è diventato pervasivo nel mondo dell’energia “artificialmente” a buon mercato.
Poiché la produzione di gas naturale in USA è salita ed i prezzi sono caduti, l’industria della plastica vuole aumentare la produzione interna.
Tuttavia, l’uso di questo combustibile fossile per fare qualcosa di così breve durata, che può volare via alla minima brezza e inquina a tempo indeterminato, è illogico — specie quando c’è un’alternativa pronta: la borsa riutilizzabile.
# # #
Uno nuovo scritto dell’Earth Policy Institute sarà sull’azione internazionale contro i sacchetti di plastica.
Ulteriori informazioni, incluse una linea temporale e la tavola sulla normativa sul sacchetto di plastica negli Stati Uniti, è disponibile a www.earth-policy.org.
Sentitevi liberi di trasmettere queste informazioni ad amici, familiari e colleghi!
Media Contact: Reah Janise Kauffman
Contatto per la ricerca: Janet Larsen
Earth Policy Institute
1350 Connecticut Avenue NW, Suite 403, Washington, DC 20036

Tradotto da F. Allegri il 06/08/2014.

 
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Un nuovo scritto per e sulla pace

Post n°791 pubblicato il 04 Agosto 2014 da amici.futuroieri
 

INTRODUZIONE
Ho deciso di scrivere una presentazione breve della mia nuova traduzione di uno scritto di Ralph Nader che affronta in modo originale e moderno il tema della pace nel sistema mondiale degli imperi concorrenti.
E’ dal 2004 che parlo di pace, ma ogni momento è buono per farlo.
Questo scritto è del 17 aprile e fu fatto in occasione del primo anniversario dell’attentato di Boston.
E’ un pezzo scritto per i sostenitori e per gli amici americani di Ralph Nader, ma serve molto al pacifismo italiano che con pigrizia e piccoli numeri prova a riproporre quei temi finto pacifisti che il KGB diffuse in Italia negli anni settanta per creare minoranze politicizzate e aliene dalla realtà politica internazionale e ai suoi conflitti reali.
Il mondo ha bisogno di pace, la ripresa economica invece può farne a meno, anzi ha bisogno di guerre più consistenti, le servono conflitti che permettano ad alcuni stati di arricchirsi a scapito di altri e in questo momento gran parte del nord Africa e del Medio Oriente sono in fiamma e sembrano destinati a restare tali anche nei prossimi mesi.
Non si può fare molto, io scrivo e traduco pezzi sulla pace, ne farò altri

Boston e Baghdad
17 aprile 2014
Ralph Nader

La grande Boston ei suoi cittadini sono al centro dell’attenzione dei media, in riconoscimento del primo anniversario degli attentati della Boston Marathon che fece tre vittime innocenti e ferì più di 264 persone, alcune gravemente.
I leader della città hanno elogiato l’eroismo dei primi soccorritori e lo spirito profondo della comunità (“La forza di Boston”).
Salutando 2.500 bostoniani invitati, comprese le famiglie in lutto, il Vice Presidente Biden ha detto “Voi siete diventati il volto della volontà americana, non diversamente da quanto accadde l’11/9 ..., per tutto il mondo che ci guarda. Il mondo sa tutto di voi. Sanno del vostro orgoglio, sanno del vostro coraggio, sanno della vostra decisione, sanno chi siete”.
Seguì un corteo lungo Boylston Street, con gli zampognari che suonavano.

Intanto a 6.000 miglia di distanza in Iraq, ci sono attentati terroristici con morti civili innocenti, quasi ogni giorno.
Un esempio: In data 9 aprile 2014, il New York Times ha riferito che “La capitale irachena, Baghdad, ha subito una serie di attacchi violenti Mercoledì, quando otto auto-bombe e due colpi di mortaio hanno ucciso ben 25 persone”.
Il 27 marzo 2014, il Times riferì che “una serie di attentati a Baghdad ha ucciso almeno 33 persone e ne ha ferite decine”.
Un ragazzo di 7 anni disse a suo padre che “aveva sentito così tante esplosioni che poteva distinguere i diversi tipi di bombe”.
Il 9 marzo 2014, il Times riferì che un attentatore suicida aveva ucciso almeno 45 persone e ferendone più di 100.
Uno studente di college in ospedale, commentò: “le mie gambe non ci sono più”.
Il 6 marzo 2014, il Times riferì di bombardamenti che avevano ucciso almeno 30 tra clienti e lavoratori di mercati pubblici.
I morti civili sono stati 9.571 l’anno scorso, secondo il gruppo affidabile Iraq Body Count.

Tutto questo carneficina, che segue la distruzione dell’Iraq fatta da George W. Bush e Dick Cheney, e le sue conseguenze, si sta verificando in un paese che è meno di 1/23 degli USA con meno di 1/9 di popolazione, e con pochi ospedali e centri di emergenza.

E questo sangue si sparge quasi ogni giorno su gran parte del loro paese lacerato.
Gli iracheni sanno che ciò accadrà pure nei prossimi giorni e senza una fine prevedibile.
Non vi è alcuna commemorazione annuale per celebrare le loro perdite.
I loro ricordi dei propri cari sono offuscati da una costante paura di ciò che è accaduto che accade, giorno dopo giorno a causa di violenza, fame, povertà, malattie dovute all’acqua contaminata, al collasso dei servizi pubblici di base dall’elettricità alla sanità, alla sicurezza.
Ciò ha comportato la fuga dall’Iraq delle persone più disperate.

Torniamo a marzo 2003, quando le montature, gli insabbiamenti segreti e la propaganda del regime Bush/Cheney portarono all’invasione illegale e incostituzionale dell’Iraq.
Sotto la dittatura traballante dell’ex alleato di Washington, Saddam Hussein, che comandava un esercito mal equipaggiato, non disposto e non in grado di combattere e circondato da tre vicini di gran lunga più potenti, Hussein aveva fatto una mossa regionale minacciosa.
L’Iraq non era una minaccia per gli Stati Uniti, non aveva armi di distruzione di massa, ed era il nemico mortale di al-Qaeda.

Tuttavia, George W. Bush - del sedicente clan Bush “Kick-Ass” – ideò “il colpisci e terrorizza” contro una popolazione indifesa e sostituì il dittatore Saddam Hussein, con la guerra brutale, gli squadroni della morte e con il conflitto settario, che ha portato ad oltre un milione di vite perse, a milioni di profughi (molti dei quali bambini), con un “sociocidio” in quella terra antica.

Quando il consigliere capo anti-terrorismo del presidente Bush, Richard Clarke, lasciò la Casa Bianca nel 2003, scrisse nelle sue memorie che l’invasione dell’Iraq fatta da Bush era proprio ciò che Osama bin Laden voleva far succedere.
Al-Qaeda non aveva alcuna presenza in Iraq prima dell’invasione, ma ora il gruppo lo devasta, insieme ad altri affiliati in altri paesi a causa della miopia politica di Bush.
La costruzione dell’impero USA causa gli attacchi e il distacco delle popolazioni civili locali, produce vittime straniere e americane e consuma qui tanti dollari dei contribuenti USA necessari per ricostruire il nostro paese.

La storia è causa ed effetto.
La continuazione della propensione alla guerra di un Impero e l’uso regolare della forza in politica estera produrrà più contraccolpi forti.
Cercare la pace, prevenire i conflitti attraverso la diplomazia guidata dalla giustizia - quel grande strumento di pace - è diventato un ripensamento a Washington, DC

“Boston Strong” può essere di più che guardare indietro a una tragedia con rigidità.
Può nutrire, partendo dalla Rivoluzione Americana, una sensibilità crescente che la tirannia all’estero è un export di Washington che sfida la nostra Costituzione e i migliori istinti delle persone che si oppongono alle guerre all’estero per il petrolio di un impero aggressivo estraneo alla legittima difesa nazionale.

La nostra compassione collettiva è aiutata dallo sviluppo dell’empatia basata sui fatti.
Quella tragedia orribile alla maratona di Boston dello scorso anno può portare ad un rapporto costruttivo con gli iracheni che hanno sofferto per mano del governo Bush/Cheney e delle forze letali che l’invasione viziosa mise in moto.

Tradotto da F. Allegri il 4 agosto 2014

 
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