Discorso sul mondo interiore

Il Maestro - secondo atto – quinta conversazione
DISCORSO SUL MONDO INTERIORE

Di I. Nappini

Clara Agazzi: Questo parlare di cambiare, di mutare i pensieri e le mentalità è un discorso debole alla luce di quanto avviene oggi.
LA REALTÀ CI URLA CHE IL CONFORMISMO, L’EGOISMO E IL CALCOLO DEL RAPPORTO FRA PIACERI E INTERESSI PREVALE NELLA MENTALITÀ DEI MOLTI.
IL DENARO È OGGI UN CULTO
e in quanto totalità pseudo - religiosa è misura e ordinamento della società.
QUINDI UNA SINCERA E FELICE CRESCITA SPIRITUALE È OGGI UN PERCORSO AD OSTACOLI, una sorta di competizione difficile perché l’essere umano tende a dover attuare dei compromessi con l’ordine esistente.

Stefano Bocconi: Aggiungo a questo discorso che è molto più.
Il denaro è come un fatto religioso.
Cadute le ideologie e le grandi speranze nel progresso o in un dio redentore PER I MOLTI I SOLDI SONO L’UNICO ORIZZONTE E L’UNICA SPERANZA.
Il denaro è così potente da trasformare con forza sua originaria la vita quotidiana di ogni individuo.

Vincenzo Pisani: Già cadute tutte le speranze e tutti i valori e tutte le ideologie del secolo passato ogni discorso sull’elevazione dell’essere umano assomiglia a una favola.
Si può pensare qualsiasi cosa e dire di tutto, L’IMPORTANTE È AVERE I SOLDI PER COMPRARSI QUEI BENI, QUELLE PROPRIETÀ E QUEI SERVIZI CHE SUSCITANO NEI MOLTI UNO SPONTANEO RISPETTO.
Il rispetto che deriva dall’invidia sociale.
Anzi mi correggo non il rispetto.
L’INVIDIA E L’AMMIRAZIONE PER QUEL CHE SI HA E APERTAMENTE O SEGRETAMENTE SI DESIDERA.
La cupidigia, il piacere, lo spettacolo, l’estetismo sono i territori psicologici e comportamentali del senso del vivere per le moltitudini di consumatori sempre inappagati e sempre ardenti di nuovi piaceri e nuovi beni da consumare.

Franco: Siete troppo duri. Gli esseri umani non sono rocce che il vento, la natura e gli elementi pian piano sgretolano e spaccano nello scorrere del tempo.
A DIFFERENZA DELLE ROCCE POSSONO CAMBIARE LA LORO VITA, I LORO PENSIERI, LE LORO ASPETTATIVE.
Spesso con la velocità del fulmine cambia la vita dell’essere umano, anche di quello comune.
C’è spesso nella vita un punto dove una cosa che era finisce, e una che non era diventa.
Nascita e morte sono in opposizione.
Oggi quasi tutto nella vita sociale ha la forma dell’egoismo, della cupidigia, della morale che cambia come le banderuole che segnano il vento.
MA NON È DETTO CHE QUESTO TUTTO DURI PER SEMPRE.
Nel passato c’erano mondi umani che non sono questo qui.
Oggi paghiamo la colpa di essere per così dire colonia civile e culturale di civiltà industriali più potenti della nostra, e la cultura oggi è industria del cinema, dei cartoni animati, dello spettacolo, dei videogiochi, perfino dei giochi di carte collezionabili e dei wargame.
Questo è il punto.
LA VITA SOCIALE OGGI È INSERITA IN UN MONDO DI CONSUMI, SPESSO SUPERFLUI, ESPRESSIONE CHIARISSIMA DEL PRESENTE MODO DI PRODURRE, DISTRIBUIRE RICCHEZZA, CONSUMARE, VIVERE PENSANDO AL GUADAGNO E AL PROFITTO.
Vengono venduti anche mondi fantastici, mondi immaginari, mondi fantasy o di fantascienza nelle forme del gioco, dell’intrattenimento e perfino nella forma dei grandi parchi giochi a tema.
Il mondo desiderato che è altrove spesso è il valore aggiunto di un gioco di carte collezionabile, di un telefilm, di un gioco da tavolo, di un gioco per computer, di un fumetto.
Allora ecco lo sforzo enorme di questi nostri giorni, ossia elevarsi sopra tutte le apparenze e vedere le concrete possibilità.
CONOSCERE SE STESSI E IL PROPRIO MONDO AL PUNTO DI POTER AGIRE SU DI ESSO CON UNA LIBERA VOLONTÀ PER TRASFORMARNE IN POSITIVO ALCUNE PARTI.

Paolo Fantuzzi: Ma chi decide cosa è positivo e cosa è negativo.
Chi stabilisce cosa è pieno e cosa è vuoto?
Il singolo, il privato che qui abbiamo detto e convenuto tutti esser parte di questo sistema di produzione, consumo, distribuzione della ricchezza.
QUI A SENTIR QUESTO DISCORSO SI TRATTA DI FARE IL CLASSICO SALTO ALDILÀ DELLA PROPRIA OMBRA, OSSIA DI SUPERARE DEI LIMITI NOTEVOLI.
I mondi spirituali, morali, etici.
Quei mondi culturali da costruire o da ritrovare per forza di cose partiranno da quel che c’è qui e ora, ossia si porteranno dietro la continuità con questo presente.
Io conosco il mondo concreto, reale, oggettivo, ceto conosco la mia porzione, il mio angolo di marciapiede per dirla in modo semplice.
PENSARE CHE QUESTO MONDO CONCRETO E PRESENTE SI SGRETOLI SULLA FORZA DI IDEALI O DI PENSIERI MI SEMBRA UNA COSA FUORI DA OGNI RAGIONE.
Se qualcosa cambierà sarà questo o quel pezzo e probabilmente solo per continuare questo modo di produzione capitalistico, come dite voi, con più efficacia e con ancor maggior potenza.


Una voce dalla cucina: “L’ordinazione per il Pisani e i suoi amici, là in sala altro vino, acqua e il formaggio presto, poi passo a chiedere per il secondo”.


Vincenzo Pisani: Ora si ragiona, per primi sono arrivati i funghi, Clara questi sono fatti proprio per te, inizia per prima a prender la tua parte.
Comunque Paolo ha ragione.
LA MUTAZIONE NON PUÒ SCATURIRE DAL VUOTO COSMICO, FATALMENTE IL PASSATO SI RIPROPONE IN UN PRESENTE TRASFORMATO IN FORMA RESIDUALE O SUBDOLA.

Paolo Fantuzzi: Ecco che portano il resto, che gioia per gli occhi, A me il piatto con il sugo di cinghiale.
Sì è questo quel che volevo dire.
L’ESSERE UMANO CAMBIA FORSE NOME QUANDO CAMBIA LA SUA MENTALITÀ E LA SUA VITA?
Mi par di no. Un sistema gerarchico e industriale come il presente se cambia questo o quel pezzo resta tale, di nome e di fatto.
Tutto cambia e tutto resta uguale.
Per trasformare questo mondo umano come lo vediamo sotto i nostri occhi con la forza e la velocità del fulmine sarebbe necessaria una catastrofe pesante e gravissima.
Allora il passato e quanto del passato incide sul presente difficilmente riuscirebbe a riciclarsi, un po’ come quando nella vita di uno qualsiasi interviene qualcosa che lo travolge e comincia che so a cambiar lavoro, casa, donna, abitudini.
INSOMMA QUEL QUALCOSA CHE NEL PARLARE DI TUTTI I GIORNI SI CHIAMA TRAUMA, MA NEL SENSO PIÙ PESANTE DEL TERMINE.

Clara Agazzi: Questo presuppone una miopia politica e di sentimenti notevolissima.
Umani che hanno bisogno del vulcano che esplode o dello tsunami per mutare sentimenti, opinioni, punti di vista, ragioni di vita.
Ma ci deve pur esser un modo diverso di pensare e di vivere nel mondo umano come nel mondo naturale, non si è detto qui che l’essere umano ha un libero volere e un libero arbitrio?

Franco: Tu dici cose vere. Non nego. Il problema è quale essere umano.
COSA È L’UOMO OGGI, NON SOLO NELLA PENISOLA MA NEL RESTO DEL CONSORZIO UMANO?
Io oso rispondere.
Egli è una corda tesa fra ciò che è e quel che potrebbe essere.
Ma non sempre è possibile essere se stessi e in particolare se stessi fino alla massima espressione.
Infatti condizioni sociali, ignoranza, bassa scolarizzazione, cattiva volontà, cattive abitudini condizionano l’essere umano e lo forzano a stare in una dimensione di minorità.
PER ESSER SE STESSI OCCORRE SUPERARSI E QUESTO È DIFFICILE, È DOLOROSO, OCCORRE PUNIRE SE STESSI, AGGREDIRE LE PROPRIE CERTEZZA, IL PROPRIO OZIARE NEL PREGIUDIZIO E NELLE ILLUSIONI COLLETTIVE.
Quando ci si è liberarti dalle proprie paure e dalle proprie difese psicologiche e ci si è scoperti per ciò che si è, cosa rara e difficile, si è dentro un percorso di liberazione nel quale tutto diventa più chiaro, più luminoso.
Allora quando io ragiono di singoli non ragiono di cose astratte ma di un percorso di autentica autocoscienza.
Il piano materiale e del denaro è vincolante, sarei pazzo a negarlo.
Tuttavia non è quello il punto di svolta, ci sono sforzi e lavori interiori che difficilmente possono esser risolti con adeguate dosi di quattrini profusi a specialisti, esperti, chiarissimi docenti.
Pensate a una società di umani che non riesce a liberarsi dai suoi limiti culturali e ad accettare la moneta come merce di scambio.
QUANDO INCONTRA QUESTO MONDO UMANO DELLA CIVILTÀ INDUSTRIALE QUELLA COLLETTIVITÀ, MAGARI ARCAICA E TRIBALE, VIENE DISINTEGRATA E DISFATTA.
Queste cose son accadute nel passato quando tribù primitive hanno avuto la sventura di trovarsi davanti ai colonizzatori.
Questo discorso lo faccio a voi per dirvi che alle volte quello che ci sembra fisso, stabile, certo nelle nostre vite può esser travolto e disperso.
Allora ecco che deve emergere l’essere umano che ridefinisce la sua vita e le sue ragioni più intime e profonde.
Certamente la pressione del presente è fortissima, sicuramente chi subisce questo processo si sente oppresso e schiacciato.
PER QUESTO IO DICO CHE OCCORRE TROVARE L’UOMO INTERIORE, CIÒ CHE È FISSO E STABILE.
Da questo punto si può far leva per reagire al male del mondo e costruire secondo misura.

Paolo Fantuzzi: Ma la tua è una dimensione interiore, un fatto privato.
Passi dal singolo alle moltitudini con estrema facilità e senza contare le differenze di tutti i tipi: dal ceto sociale, al denaro, alle origini, anche fisiche e di natura morale.
Non c’è certezza e non c’è metodo in quel che affermi.

Franco: MA IL MIO CONCETTO È CHE NON SI PUÒ LIBERARE GLI ALTRI SENZA LIBERARE SE STESSI, NON SI PUÒ DARE UNA MISURA LA MONDO SE NON SI È MISURA DEL PROPRIO MONDO, NON SI PUÒ DARE LEGGI SE NON SI HA UN CONCETTO DI LEGGE.
La negazione di tutto il mio discorso, tanto per fare una prova al contrario, si dà nel momento in cui la realtà dell’interesse egoistico e del profitto privato sacrifica intere collettività con speculazioni finanziarie, edilizie, monetarie.
Quando non ci sono limiti e confini al profitto, all’interesse privato c’è la negazione del mio discorso.
Se l’umano è privo di limiti e di regole o volutamente le distrugge in quel caso c’è l’impossibilità di arrivare a fissare qualcosa di stabile e di certo nella vita interiore proprio come nella vita collettiva.
LA DISTRUZIONE CREATIVA TIPICA DELLA CIVILTÀ INDUSTRIALE INSITA NELLA PAROLA “CHANGE” È LA REGOLA ALCHIMISTICA DEL “SOLVE ET COAGULA” RESA PERÒ TENDENZIALMENTE DISTRUTTIVA DAI PROCESSI MECCANICI DEL MODO DI PRODUZIONE, I QUALI PER LORO NATURA NON CONOSCONO LA DIMENSIONE DELLA PURIFICAZIONE.
Comunque vedo che vi siete serviti da soli, vi dispiace lasciar qualcosa al vostro contadino e mago di provincia, vorrei cenare dopotutto.
Clara mi passi quel vassoio di ravioli burro e salvia, a vista mi par che prometta bene.

 
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La crisi ucraina

SAGGIO BREVE
Un vero problema per Renzi: la crisi ucraina

8 agosto 2014
Di F. Allegri
Dopo aver commentato i primi 8 mesi del governo Renzi voglio lanciare uno sguardo sul suo futuro e su quello di questo paese.
Io vedo un unico ostacolo per il governo: la crisi ucraina.
In questi giorni la Russia ha deciso un vero embargo di 12 mesi sulle importazioni in arrivo dalla UE, dagli USA, dall’Australia, dal Canada e dalla Norvegia.
Questo fatto può danneggiare tutte le economie interessate e di sicuro rallenterà di qualche mese la ripresa che è in arrivo.
L’embargo russo è la risposta al piccolo embargo deciso dai paesi NATO.
Questo è più esteso e riguarderà le importazioni russe di carne: da quella bovina a quella di maiale, la frutta e la verdura, il pollame, il pesce, i formaggi e il latte con i vari prodotti lattiero – caseari.
E’ evidente che questo embargo colpisce soprattutto i paesi del sud Europa che sono la parte debole (a livello politico ed economico) della NATO.
Colpisce soprattutto l’agricoltura del sud Europa che non ha un potere lobbystico, da sempre.
Questo embargo economico è accompagnato da un divieto di sorvolo per le compagnie aeree europee e americane che transitano sul suo spazio aereo per raggiungere l’Asia orientale e si teme anche una stretta sui punti di entrata e di uscita di tale spazio aereo.
Questo problema ucraino mi pare grosso, ma è anche un’opportunità per saldare il consorzio di stati che gestirà le prossime scelte europee dato che la signora Mogherini è il nuovo ministro degli esteri della UE.
Sia chiaro che la signora non potrà fare molto con tale ruolo, ma potrà aiutare nelle tante mediazioni necessarie e da farsi partendo dal principio che questo scontro con la Russia non conviene all’Europa e nemmeno ad un’Ucraina che voglia vivere in un contesto internazionale di pace.
L’embargo russo è un problema vero, ma ci permette di capire le difficoltà attuali e la generale debolezza internazionale.
La Russia ha scelto bene le sanzioni da applicare agli stati occidentali.
Queste scelte aiuteranno anche le parti deboli della sua economia.
Dopo il crollo dell'URSS l'agricoltura assistita russa finì in un caos assoluto e la presidenza Eltsin peggiorò le cose dato che i contadini russi erano troppo poveri e arretrati per competere con la concorrenza agricola internazionale che invece aveva tecnologie, soldi e il marketing.
Questo embargo dona all’agricoltura russa un anno d’oro e questo porterà vantaggi politici a Putin.
Questo embargo è di sicuro un bel banco di prova per il governo Renzi.
Nei prossimi mesi vedremo se è ambizioso e se continuerà a saper usare la diplomazia segreta come ha fatto nei mesi scorsi oppure se potrò continuare a dire che questo è un governo traballante come i tanti che si sono succeduti negli ultimi anni.
Resta da capire se la Russia sarà in grado di distaccarsi dalle economie occidentali: io scrivo che non lo è e che non vuole arrivare a tanto, il suo scopo imperiale è quello di crearsi dei confini sicuri con stati cuscinetto tra lei e la NATO.
Il tutto mi pare comprensibile.
Solo una cosa non capisco: ma dove sono finiti i pacifisti di un tempo? Sono scomparsi da un decennio e almeno io penso che ci sarebbe bisogno di loro.

 
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Salario minimo e campagna elettorale in USA

Nell’Interesse pubblico
Quello che il partito democratico fa bene: Auto distruggersi!

8 Agosto 2014
Ralph Nader

La Rep. Nancy Pelosi (D-CA), il leader della minoranza dei Democratici alla House of Representatives, ha fatto inviare dai suoi consulenti politici una mail di massa alle donne chiedendo soldi e risposte ad un sondaggio d’opinione chiuso.

La mail di massa riporta con precisione i voti veramente orribili dei repubblicani alla House contro la salute, la protezione e la sicurezza familiare delle donne e cerca di rilevare le priorità delle donne per fare un’agenda legislativa dei democratici al Congresso.
Sotto la categoria titolata “Occupazione”, non è menzionato il ripristino del salario minimo a 10,10 dollari l’ora, che la Rep. Pelosi sostiene.
L’opzione più vicina da controllare era “stipendio inadeguato/o nessun aumento”.

La mail della Pelosi (non interessante e difensiva) è un altro prodotto dei consulenti politici del partito che hanno fallito tante volte perdendo le sfide per la Camera e il Senato contro il peggior Partito Repubblicano conosciuto nella storia americana.
Questi consulenti, come nota l’ex assistente speciale di Clinton, Bill Curry, fanno più soldi con i loro clienti corporativi che con i loro servitori politici. Queste imprese furbe, arroganti e mai rassicuranti sono piene di conflitti di interesse e potrebbero benissimo essere “dei cavalli di Troia”.

La riforma completa del salario minimo federale per compensare i danni dell’inflazione dal 1968 dovrebbe passare dagli attuali 7,25 dollari stagnanti all’ora e andare oltre la proposta di $ 10,10 fino ai 10,90 dollari l’ora.
Oltre trenta milioni di lavoratori americani - due terzi dei quali donne e due terzi di loro dipendenti di grandi società con bassi salari come Wal-Mart e McDonald - potrebbero beneficiare di questa riforma dei salari che, a sua volta, rafforzerebbe pure l’economia, aumentando le spese dei consumatori.
Ci sono un sacco di voti là fuori, se i democratici andranno oltre a parole e spingeranno per una campagna sui grandi mezzi di comunicazione e di base contro i repubblicani del Congresso che bloccano la votazione su questo disegno di legge del salario minimo.

Tre americani su quattro sono a favore di un salario minimo riformato.
Alcune città e alcuni stati hanno già portato il loro stipendio minimo verso i 9,00 dollari l’ora.

Sentono la pressione dei lavoratori in difficoltà, delle manifestazioni di piazza in aumento e le tendenze politiche.
Questo è un problema da risolvere.
Pochi mesi fa, anche Mitt Romney, Rick Santorum e altri repubblicani non ortodossi che non raccolgono i fondi da certi finanziatori, dichiararono il loro sostegno per l’aumento del salario minimo.

Bill Curry dice chiaro e tondo che i Democratici possono mantenere il controllo del Senato e riprendere la House mettendo l’aumento del salario minimo federale al primo posto nella campagna elettorale del 2014.
Le molte storie di interesse umano sulla situazione dei lavoratori sottopagati sono convincenti e porterebbero gli elettori al voto.

Dopo essere stato troppo inattivo nel 2010 e nel 2012, il movimento operaio ha propagandato la riforma del salario minimo, ha fatto pressione in alcuni parlamenti statali per l’aumento, e ha organizzato manifestazioni di lavoratori, sostenuti dal SEIU, davanti ai fast food e alle altre grandi catene.
Il capo dell’AFL-CIO, Richard Trumka, è stato alle dimostrazioni e ha operato per chiedere che il Congresso approvasse l’HR1010 per portare il salario minimo a 10,10 dollari l’ora.

Tuttavia, il lavoro organizzato può fare di più visti i molti milioni spesi in comizi per i politici e gli spot acquistati (come fece nel 1996).
Altre manifestazioni in più distretti congressuali e più pressione sui repubblicani importanti e nervosi per fargli firmare la petizione che costringa lo speaker repubblicano alla House, John Boehner, a far votare il disegno di legge ai membri della Camera potrebbe fare la differenza in questa lotta importante.

Boehner è dalla parte sbagliata di questo problema politico popolare, ma fino ad ora non pensa che i democratici possano trasformare questo tema in un numero sufficiente di voti per abbattere la sua carica dopo novembre.
Per lo meno, il sindacato AFL-CIO deve preparare un grande spot sui mass media da comprare presto, dato che ci sono meno di 100 giorni di tempo per le elezioni.

Si presume che la petizione chiave e decisiva alla House (per portare al voto il modesto aumento a 10,10 dollari in tre anni) sarà firmata da tutti i 199 democratici.
Quindi servono solo 19 repubblicani per ottenere il voto determinante di 218.

Sei repubblicani storici spinsero per l’ultimo aumento del salario minimo nel 2006 affermando che “nessuno che lavora a tempo pieno dovrebbe vivere in povertà”.
Questi sei votarono per l’aumento nel 2007.
Il guaio è che, in seguito la petizione esecutiva fu presentata dal Rep. Tim Bishop (D-NY) nel mese di febbraio e ci fu poca pubblicità per essa sia nella Leadership democratica alla House che alla Casa Bianca (vedi timeforaraise.org).

E che dire del presidente Obama, che è ritenuto disperato sulla riconquista della House?
Il 30 aprile, ha partecipato ad un evento con alcuni lavoratori a salario minimo e ha criticato i repubblicani.
Il 12 giugno, ha annunciato i dettagli del ordine esecutivo per aumentare i salari per i lavoratori con contratto federale.

Ma non fa campagna su questa GRANDE proposta che è importante per tante persone molto pressate nella loro vita quotidiana.
Egli, tuttavia, visita tutto il paese per partecipare alle raccolte di fondi riservate ai grandi contributori.
Come può non capire che, con il suo “pulpito” e con gli americani che lavorano duro al suo fianco in tutto il paese, avrebbe potuto alzare il vero calore politico sotto i repubblicani che rifiutano di piegarsi su questo tema fino al punto di disgregarli?
Dopo tutto, i mass media coprono le notizie del Presidente ovunque.

Ho detto spesso che il Partito Democratico non può nemmeno difendere il paese dal partito Repubblicano che è crudele in modi dimostrati, anti-operaio, contro i consumatori, pro-grandi imprese/Wall Street e non con Main Street.
Le prove del voto al Congresso sono completamente accessibili.
I democratici hanno compilato, ma non hanno distribuito adeguatamente un rapporto su 60 voti scandalosi del Partito Repubblicano alla House durante l’ultimo Congresso che, se fosse davvero spedito alle case degli elettori, determinerebbe una forte vittoria democratica contro il GOP.
Invece, i democratici hanno permesso al GOP di coprire le sue tracce veramente viziose con la retorica fiorita che ha tenuto nel suo giorno della resa dei conti alla luce del sole.

Il mio messaggio per i democratici è: licenziate i vostri consulenti aziendali.
Basta una campagna per le necessità della gente.
E pubblicizzate i voti repubblicani con chiarezza, ampiamente e ripetutamente.

tradotto da F. Allegri il 13/12/2014.

 
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Renzi e le strategie delle piccole riforme

SAGGIO BREVE
Renzi e la strategia delle piccole riforme

11 dicembre 2014
Di F. Allegri
PREMESSA BREVE
Ho avuto difficoltà a trovare un titolo per questo scritto, l’alternativa era “Renzi e la diplomazia segreta”.
Inoltre penso che questo esecutivo vada definito come il governo Renzi – Napolitano.
Secondo me, l’alleanza tra pd e pdl sulla riforma costituzionale e la maggioranza anomala tra PD e NCD che caratterizzano questo governo sono fatti reali, ma minori rispetto al lavoro segreto fatto a Bruxelles in contemporanea e oltre le elezioni europee.
SVOLGIMENTO
Con questo saggio breve valuterò l’operato del governo Renzi, i suoi primi 8 mesi, fino allo scorso agosto.
In questi mesi mi sono convinto che il governo Renzi rappresenti il solito esecutivo traballante, come i tanti che l’hanno preceduto in questi decenni di prima repubblica.
Rispetto a quei governi riscontro qualche velleità in più, ma son piccole cose, magari positive, ma non mi pare che sia in corso una stagione costituente memorabile.
La principale caratteristica di questo governo è la riscoperta della diplomazia segreta.
In questo campo il governo e il suo premier si sono mossi davvero bene, hanno fatto un vero salto.
L’Italia è riuscita a creare un consorzio anti tedesco in pochi mesi e l’ha fatto restando in contatto e in prossimità con il cancellierato tedesco mentre il professor Draghi diventava il mega ministro dell’economia europea.
Non so quantificare i meriti italiani, ma ci sono di sicuro.
Va aggiunto che l’equilibrismo è una vecchia virtù democristiana.
Non so chi sto elogiando, ma non penso di elogiare l’ex ministro degli esteri Mogherini che è stata un diversivo perfetto.
LA CREAZIONE DEL CONSORZIO ANTI TEDESCO IN EUROPA È LA CONDIZIONE DI BASE PER FAR ESISTERE E SUSSISTERE QUESTO ESECUTIVO CHE POTREI DEFINIRE DEL SEMESTRE EUROPEO E DELL’EXPO.
Nonostante questi successi segreti, questo governo ha avuto un mese di agosto difficile, ma l’ha superato brillantemente mentre il paese ha continuato il suo sonno ventennale.
Il primo attacco serio al governo è arrivato il 3 agosto quando Eugenio Scalfari ha ipotizzato che il nostro paese si sottoponesse al controllo della troika internazionale formata dalla Commissione di Bruxelles, dalla Bce e dal Fondo monetario internazionale.
Il pensiero di Scalfari valeva una serie di mozioni di sfiducia e mi dice che è iniziata una sfida italica e segreta tra Renzi e i poteri forti di questo paese, almeno quelli di sinistra.
Non credo che la vecchia sinistra italiana e dalemiana abbia o avrà una chance per far cadere il governo Renzi!
SON SICURO CHE CI PROVERÀ PIÙ VOLTE E IN PIÙ MODI.
Qui mi interessa di più il tema dell’invocazione della Troika!
Io la trovo una soluzione demenziale e peggiorativa.
La trovo demenziale perché il governo Renzi e le sue piccole riforme stanno portando il paese fuori dalla crisi.
La trovo peggiorativa perché veniamo da 7 anni di crisi durante i quali abbiamo già visto cosa può fare la troika con la sua austerità, con la sua politica di deflazione, con i tagli lineari e i risparmi senza senso.
NON CI SAREBBE RILANCIO CON LA TROIKA!
Per fortuna, e in contemporanea, mentre nel paese circolavano questi discorsi il professor Draghi è diventato il vero leader della politica economica europea e ha imposto un minimo di ripresa dell’inflazione e una contemporanea svalutazione dell’euro che negli ultimi mesi è sceso sotto quota 1,30 sul dollaro.
Sempre in contemporanea, oltre oceano è esplosa una rivoluzione energetica conservatrice che ha reso gli USA indipendenti dalle importazioni di petrolio (importavano 7 milioni di barili ora ne esportano 3).
La conseguenza di questo fatto è il crollo del prezzo internazionale del petrolio e a scendere si arriverà ad una forte diminuzione del prezzo della benzina alla pompa.
Tutto questo rafforza e spiega il governo delle piccole riforme di Renzi che forse è bravo di sicuro è molto fortunato.
Renzi sa vendere bene le poche riforme che propone.
Nei prossimi mesi vedrò cosa attuerà e cosa dovrà mettere da parte.
Di sicuro non mi schiero e non mi schiererò con chi ostacola Renzi in ogni modo e poi va in giro a dire o a scrivere che Renzi non fa le riforme proposte.
Anche le piccole riforme di Renzi hanno avversari veri e questi non sono piccoli, ma riescono ad occultarsi in tutti i modi.
I nemici di Renzi sono i grand commis, sono la corte costituzionale che ha scoperto nel momento giusto l’incostituzionalità di una legge elettorale, una parte della magistratura, tanti burocrati, i gattopardi del pci/pds/ds/ppi.
LA BATTAGLIA DECISIVA DI RENZI SARÀ QUELLA DELLA RIFORMA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE.
Non serve una grande riforma, ma serve una riforma reale e profonda che tuteli le esigenze della parte attiva della società anteponendole a quelle della pubblica amministrazione, che deve cessare di essere un inutile freno per quei pochi cittadini che vogliono condurre un’attività economica in Italia.
Con questa frase vi ho detto anche e ribadito che avremo il governo Renzi anche nel 2015 poi forse nel 2016 potrebbero esserci delle elezioni anticipate dall’esito scontato.

 
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Falsa pubblicità e civiltà industriale

Il Maestro - secondo atto – Quarta conversazione
Immagine pubblicitaria falsa e civiltà industriale

04 Agosto 2014

Stefano Bocconi: Il falso è parte della pubblicità e delle pubbliche relazioni che devono venderti qualcosa, ma non è un falso in quanto falso.
Non è un falso da risposta secca del tipo SI/NO.
SI TRATTA DI UN FALSO CHE SPESSO È MISCHIATO AL VERO, A IMMAGINI COMUNI, A SPERANZE, A DESIDERI, SPESSO DESIDERI SESSUALI, TALVOLTA A FRUSTRAZIONI.
La pubblicità e i trend setter reinventano il senso del prodotto, attribuiscono ad esso un valore, uno stile di vita, una logica dello stare al mondo che esso di per sé non ha.

Vincenzo Pisani: Già proprio così. Questa è la potenza dei trend setter e di quelli che fanno pubbliche relazioni in modo professionale.
Sono i creativi del valore aggiunto immateriale, i realizzatori della molla psicologica che crea il profitto coloro che mandano avanti l’industria della pubblicità e delle pubbliche relazioni.
Il consumatore è per prima cosa un essere umano.
Quindi come tale ha frustrazioni, ha paure, ha desideri, ha istinti repressi, spesso ha una vita sessuale infelice, è un consumatore di sostanze insalubri come tabacco e superalcolici, talvolta è psicologicamente ferito per delusioni negli affetti, negli amori, nella vita professionale.
IN ALTRE PAROLE OGNI UMANO HA DEI PUNTI DI ROTTURA, DEI LATI DEBOLI; QUALCOSA SU CUI SI PUÒ FAR LEVA PER SPINGERLO AD ACQUISTARE DEI BENI O SERVIZI.
Del resto a che servono donne bellissime nude o seminude nella pubblicità se non per attirare l’attenzione di maschi adulti, a cosa serve infilare dei bambini piccoli nella reclame di prodotti per la colazione o per la casa se non per andar a colpire la fantasia di chi ama la vita domestica e gli affetti familiari.
La testa dell’essere umano è come se fosse di plastilina. Può esser manipolata e rifatta se l’artista della manipolazione ha gli strumenti giusti.

Franco: Sagge parole, ma nessuna di esse è tranquillizzante.
DEL RESTO DEVO RICONOSCERE CHE È MOLTO DIFFICILE CAMBIARE QUESTO STATO DI COSE VISTO L’ENORME POTERE DI TRASFORMAZIONE DELLE CREDENZE E DELL’IMMAGINE DEL MONDO CHE HA L’INDUSTRIA DELLA PUBBLICITÀ.
Va da sé che essa non è un mostro irragionevole ma un prodotto di rapporti di produzione capitalistici entro i termini di una terza fase della civiltà industriale.
Il computer, la televisione, la radio, internet, la telefonia mobile hanno trasformato i linguaggi parlati e l’immagine del mondo della quasi totalità degli abitanti del Belpaese.
Quindi quale strumento più coerente per trasformare la mentalità e le abitudini della pubblicità commerciale che può penetrare in tutti questi canali di comunicazione.
QUESTO PERÒ PORTA A UN GRAVE PROBLEMA PER I POCHI CHE RIFLETTONO E RAGIONANO SUL FUTURO E SUL DESTINO COLLETTIVO, OVVERO QUALI STRUMENTI E QUALI ATTIVITÀ POSSONO ESSER ATTIVATE PER EVITARE DI ESSER VITTIME DI QUESTO MODO DI TRASFORMARE DI CONTINUO LA NOSTRA IMMAGINE DEL MONDO.
Il problema del porsi davanti al male di vivere in termini ragionevoli e attivi deve tener conto della forza enorme di questa industria della pubblicità che è un vero e proprio esercito di avvocati, psicologi, antropologi, esperti di comunicazione, tecnici, registi, attori, burocrati…
Dirò di più a questo proposito.
ESSA È UNA DELLE MANIFESTAZIONI PIÙ RIUSCITE E COMPLETE DEL POTERE DI OGGI, PERCHÉ OGGI IL POTERE È PRIMA DI TUTTO FINANZIARIO E HA BISOGNO DI UNA EFFICACE INDUSTRIA DELLE PUBBLICHE RELAZIONI E DELLA PUBBLICITÀ.

Una voce dalla cucina: “Per i secondi passo fra poco. Intanto faccio fare i primi”.

Vincenzo Pisani: Io non mi sono mai sentito un plagiatore.
Comunque è vero quel che dici, ma c’è di più.
IL CONFORMISMO LO HAI MESSO FUORI DAL TUO DISCORSO.
Invece è stato tanto ai miei tempi e lo è ancora.
Molti umani, anzi moltissimi, non hanno una forte coscienza e identità e questo vale anche per le donne.
Quindi imitano figure che gli sembrano carismatiche, o le mosse dei divi del cinema, o le frasi fatte dei divi dei telefilm, o le posizioni delle dive delle passerelle e delle presentatrici.
I trend setter insomma.
MA A CORONAMENTO DI QUESTO C’È L’ABITUDINE, LA RIPETIZIONE, LA BANALITÀ DELL’ATTO CHE TRASFORMA QUALCOSA CHE DI PER SÉ È UN GESTO DA PALCOSCENICO IN UN QUALCOSA CHE VA BENE, CHE È ACCETTATO.
Pensate per un momento a quelli che devono farsi vedere in piazza o in paese con abiti e scarpe firmati.
Sono una maggioranza ma devono cercare di staccarsi dalla massa di cui fanno parte per qualcosa di individuale, per il possesso di un bene che dimostri che hanno una personalità, uno status sociale, un ruolo, un senso.
IL SINGOLO CHE È SOLO NELLA MOLTITUDINE DI ATOMI UMANI CHE SCHIZZANO DOVUNQUE VUOLE SENTIRSI PROTAGONISTA PROPRIO COME I PERSONAGGI FAMOSI E QUINDI LI IMITA E IMITA ANCHE I MOLTI CHE IMITANO QUEI POCHISSIMI.
Di fatto quando una tendenza supera certi numeri diventa un fatto ordinario, una moda, una questione di smercio di volumi di merce prodotta chissà dove e fatta pagare cara per via del valore aggiunto che assume in quanto bene che si compone di una natura materiale e di una immaginaria.
L’essere umano imita i pochi ricchi e famosi e imita subito dopo i molti spesso come lui, ossia né ricchi e nemmeno famosi.
È COME SE AVESSE IL BISOGNO SIA DI DISTINGUERSI E NELLO STESSO TEMPO DI ESSER ACCOLTO IN UNA SORTA DI COLLETTIVITÀ DEDITA ALLA PRODUZIONE E AL CONSUMO.
Devo dire che parlando con il professore, che sta laggiù a quel tavolo, più volte si è ragionato come i ceti gerarchicamente in basso nella scala sociale tendono a imitare alcuni comportamenti di coloro che stanno in alto.
Pensate per esempio alle vacanze, prima della civiltà industriale erano una prerogativa dei nobili che andavano nei loro feudi e possedimenti anche per controllare i sovra-intendenti e i lavori agricoli della servitù. Poi con la civiltà industriale è diventata la vacanza una vera e propria industria dello svago e del divertimento per le moltitudini.
Ciò che era inferiore e in basso nella gerarchia sociale si è elevato e ha costruito la sua versione e il suo concetto di vacanza e di viaggio d’istruzione.

Paolo Fantuzzi: Uno come me che ha scorrazzato fino a ieri con il camper non poteva intuire di aver ereditato una tradizione con un passato così illustre.
COMUNQUE ESISTE O NON ESISTE NEL TUO DISCORSO QUELLA COSA CHE SI CHIAMA LIBERO ARBITRIO?
In fondo si è padroni della vita propria, si dovrebbe poter accettare o rifiutare quel che passa dalla televisione, da internet o chissà da dove.

Vincenzo Pisani: In gioventù la pensavo proprio come te. Poi ho avuto dei ripensamenti.
Mi sono accorto di quanto per vanità, ignoranza, superficialità l’essere umano sia vulnerabile alla lusinga, alla tentazione, al conformismo, alla soddisfazione dei suoi desideri e perfino delle sue passioni.

Clara Agazzi: Questo parlare vede solo il lato negativo, in fondo ci deve pur esser una dimensione positiva e sana. Pensate per un momento a chi fa volontariato, a chi lavora per il prossimo, a chi fa atti di carità.
IO CREDO CHE ESISTA L’EMULAZIONE ANCHE IN POSITIVO E NON SOLO PER LA SODDISFAZIONE DI UN CAPRICCIO, DI UN DESIDERIO SESSUALE REPRESSO CHE DEVE TROVARE UNA SUBLIMAZIONE IN ALTRE FORME, PER TROVARE UNA SCALA PSICOLOGICA E SALIRE SOPRA I SUOI LIMITI E LE SUE PAURE.
Mi risulta che milioni di umani abitanti nella penisola si danno da fare in molti modi, dagli orfani a coloro che si occupano di cani e gatti abbandonati. C’è chi occupa perfino di rapaci e volatili in generale.
Forse è la logica con cui vengono usati gli strumenti di persuasione che è perversa perché eccita quello che nell’essere umano crea contrasto, egoismo, desiderio di rivalsa, fuga dalla realtà, volontà di potenza.
SE LA LOGICA È L’ESALTAZIONE, IN DIVERSE FORME E FIGURE, DELL’ESERCIZIO ARBITRARIO E PERSONALE DEL POTERE SU UOMINI E COSE O DELLA CAPACITÀ DI PIEGARE ALLA PROPRIA VOLONTÀ LA NATURA MI PARE OVVIO CHE SI PERVENGA A UNA VASTA UMANITÀ DI UMANI SOLI, INFELICI, AGGRESSIVI E FRUSTRATI.
Come è arcinoto lo scarto fra i desideri, di per sé infiniti, e la realizzazione degli stessi è un qualcosa che richiama distanze infinite e tempi di realizzazione ignoti.
Se si mostra che tutto è possibile e si spingono milioni e milioni di umani a credere questo è ovvio che il risultato sarà una GRANDE ALLUCINAZIONE COLLETTIVA che non può che costruire una civiltà fatta di gente frustrata, infelice, alienata, desiderosa di sempre nuovi piaceri e nuove acquisizioni per placare le sue paure e il proprio disagio interiore.
Ma chi ha detto che può finire così.
GLI STESSI MEZZI POSSONO ESSER USATI PER RENDERE CONSAPEVOLI GLI ESSERI UMANI, PER MIGLIORARLI, PER PURIFICARLI DALLE LORO STESSE PAURE, DAI LORO LIMITI.

Franco: Potrei dire che è giusto quanto affermi. Ma non lo farò.
Occorre riconoscere quello che è il PRINCIPIO DI REALTÀ che urla in faccia a tutti noi qui seduti, e non solo, il fatto banalissimo che quest’industria ha come suo fine IL CREARE PROFITTI.
Punto e basta. L’industria dello spettacolo e della pubblicità sono in stretta unione ed entrambe devono creare è profitti per azionisti, produttori e finanziatori.
Altrimenti non è industria è volontariato culturale.
Qualcosa di diverso, di altro.
NOI PER ESEMPIO CON QUESTO DISCORSO STIAMO ATTUANDO UNA MICROSCOPICA FORMA DI VOLONTARIATO CULTURALE.
Stiamo allargando la nostra visione della realtà per mezzo di un libero scambio di punti di vista.
Ma prova a pensare una vicenda di una dimensione produttiva dell’industria “culturale” di oggi, nella quale sono stati investiti milioni di euro o di dollari.
Chi finanzia vorrà almeno far pari con quanto speso.
QUINDI I BUONI PROPOSITI SI FERMANO DAVANTI AL PROFITTO CHE È IL MOTORE FINANZIARIO DEL MODO DI PRODUZIONE CAPITALISTICO.
Allora il problema è come si concilia il presente modello di produzione e consumi con le istanze che porti.
Una risposta possibile è che non è conciliabile, una seconda risposta possibile è che occorre costruire un potere che bilanci lo strapotere del dio-quattrino, una terza è che occorra aspettare che crolli tutto il sistema per ricostruire dalle macerie un nuovo ordine.

Paolo Fantuzzi: Ma tu che cosa ne pensi? Perché hai una risposta ne sono sicuro!

Franco: Devono cambiare interiormente gli esseri umani. OCCORRE UN PROCESSO DI LIBERAZIONE DALLE PAURE E UN PROCESSO DI POTENZIAMENTO DELLA MENTE E DELLA CONSAPEVOLEZZA DI SE STESSI.
Non confondetemi con un ciarlatano che predica di stregoneria e di pozioni.
Sto parlando di crescita interiore e d’elevazione fisica e psichica.
OCCORRE GUARIRE SE STESSI DAL PROPRIO INTIMO MALE DI VIVERE PER SUPERARE QUESTO PRESENTE.

 
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Immagine e potere politico

Post n°842 pubblicato il 08 Dicembre 2014 da amici.futuroieri
 

Il Maestro - secondo atto – terza conversazione
Immagine e potere politico

Di I. Nappini

Franco Fusaro: Questo è vero. DESTINO COLLETTIVO E REALTÀ CONCRETA E QUOTIDIANA DI SOLITO COINCIDONO. Tuttavia è diverso il punto di partenza. Clara parte dal SOGGETTO, dall’individuo.
Io da ENTI COLLETTIVI che seguono il loro corso storico secondo natura.

Stefano Bocconi: Lo ripeto. Vi capiscono forse una dozzina di persone in tutta la penisola. Tuttavia cosa si fa per i primi. No dico! Siam venuti qui per il tortello di patate alla pratese giusto?

Paolo Fantuzzi: Certo. Si è scollinato per ore per cosa, per mangiare le tagliatelle?

Franco: Qui sono buone anche le tagliatelle, comunque sia possiamo fare come fa di solito il professore con gli amici, ossia una scelta di primi da dividere fra commensali.
Proporrei visto che siamo in cinque una scelta sui tortelli e sui ravioli.

Clara Agazzi: Calma uomini. Almeno un primo vegetariano lo esigo, siate signori!

Stefano Bocconi: Io intanto liquido quel che avanza delle focacce.
Olio. Buono anche l’olio con un po’ di sale e pepe faccio una sorta di fettunta.

Vincenzo Pisani: Consiglio di scegliere i principali piatti di tortelli e di dividerli secondo i gusti, SE VOLETE PARLO IO CON IL PADRONE, MI CONOSCE (sic). In fondo anche questa è cultura, cultura gastronomica.

Franco: Già il Belpaese è famoso per il cibo, sembra che siamo messi meglio degli altri in materia.

Stefano Bocconi: Assolutamente. INFATTI COPIANO I NOSTRI PRODOTTI ALIMENTARI, SI DIVERTONO A IMITARE PIZZA, SUGHI, FORMAGGI, SALUMI, TUTTO. Poi fanno una bella confezione ci stampano sopra qualcosa di pacchiano che ricorda le nostre genti e lo mettono nei loro supermercati.
Fanno i soldi vi dico. I soldi veri. Dove sono le nostre multinazionali nel settore alimentare?
Chi le ha viste?

Paolo Fantuzzi: Non lamentarti sempre. Cosa volevi essere?
Un australiano che vende la pasta e il vino rosso e magari la polenta fritta con il sugo di funghi?

Franco: Sulla pasta non so. Per certo ti dico che il vino ormai è un prodotto dell’Australia, e di sicuro l’enologia non è una cosa tipica né degli aborigeni e meno che mai degli anglosassoni.
Ma da tempo discuto e ho discusso con il professore e con il Pisani qui sul fatto che all’estero non solo si copia ma spesso si prendono cose che riguardano questo paese e si spacchettano, si scompongono e poi si ricompongono per far mille prodotti.
Alle volte basta poco: un campanile, un piatto tipico, una torre del Rinascimento, un paesaggio tipico, un nome. Basta prendere il riferimento, toglierlo dal contesto e il gioco è fatto.
UNA ROBA DA ALCHIMISTI DEL MARKETING.
Devo dire che presto prendere ad altri qualcosa per cambiargli di segno e sfruttarlo per i propri fini è tipico anche delle forme della propaganda occulta o palese.

Clara Agazzi: QUESTO TUO RAGIONAMENTO CI PORTA DAL CIBO AL QUOTIDIANO. Basta pensare che oggi è possibile con le risorse multimediali togliere dal contesto delle immagini e collocarle in uno diverso, con i fotomontaggi e i ritocchi si può creare una vera e propria realtà illusoria.
Pensate alle foto delle riviste di moda o alle foto della cronaca scandalistica. Avete notato che in estate nelle foto dei paparazzi che ritraggono i VIP che vanno al mare non piove mai.
ANCHE CON UN’ESTATE TORMENTATA DAL MALTEMPO LE SIGNORE FAMOSE SONO SEMPRE SEMINUDE IN SPIAGGIA CON FIDANZATI, MARITI, FIGLI, MANAGER,INDUSTRIALI E GENTE DEL GENERE.
La famosa nuvola dell’impiegato non esiste per loro ma solo per i comuni mortali.
Siamo talmente abituati agli stereotipi da essere prevedibili per quel che riguarda la nostra immagine del mondo.

Stefano Bocconi: Il falso tecnologicamente calcolato non é solo del commerciale in senso stretto. NON C’È UN SOLO SETTORE DALLA PORNOGRAFIA ALLA POLITICA CHE SI SOTTRAE ALLA MANIPOLAZIONE.
Oggi la manipolazione delle immagini, delle parole, dei contesti è costante.
Da anni vado maturando una sorta di reazione a questo schifo.
MI SENTO COME SE OGNI GIORNO QUALCOSA VOLESSE TRARMI IN INGANNO, MAGARI È SOLO UN RITOCCO PER PROVARE CON QUALCHE IMMAGINE A FAR PASSARE NELLA MIA TESTA UN MARCHIO O UN PRODOTTO.

Vincenzo Pisani: Già a questo mondo poco conta arrivare a una propria verità e talvolta può esser cosa imbarazzante o pericolosa. IN REALTÀ SIAMO IN UN MONDO DOVE TANTA PARTE DELL’UMANITÀ SI COMPONE D’INGANNATI E D’INGANNATORI.
Ci si meraviglia se in questo quotidiano tutto volge alla decadenza e alla corruzione?
Comunque, con il vostro permesso io ora farei l’ordinazione ovvero una scelta di tortelli e ravioli della casa con ragù, ragù di cinghiale, burro e salvia, funghi, pomodoro piccante.
Cinque sapori per cinque commensali. Mi pare una cosa buona.
Poi sul vostro discorso volevo dire che dovete pensare anche ai luoghi comuni.
Quanti stereotipi abbiamo in testa? Per esempio i VIP.
Ma perché devono per forza stare al mare o sul veliero di turno.
Ma uno di loro che se ne va in Nepal o in Tibet a respirare l’aria rarefatta fra le nevi perenni in mezzo a terre di ancestrale spiritualità?
Una di queste attrici o presentatrici che sale sulle montagne più alte del mondo a bere tazze giganti di tè con sale e burro di yak non c’è mai?
NON VI SEMBRA UNA COAZIONE A RIPETERE, ANZI UNA GRANDE FINZIONE?
In fondo siamo noi comuni mortali del ceto medio, ma anche medio-basso, che li vogliamo vedere così.
Io per assurdo m’immagino che certi di questi signori e di queste attrici, presentatrici, e Dio solo sa cosa, che mollato il palcoscenico della spiaggia corrono con la valigia piena di antibiotici e medicinali per lo stomaco verso il tetto del mondo o le rive del Gange.
In fondo per loro sarebbe questo un modo per distinguersi da noi banali piccolo-borghesi che li scrutiamo dalle pagine di un rotocalco.
Anzi, a pensarci bene è di gran lunga più esclusivo e degno di nota l’andare a giro con una borsa di antibiotici, antidolorifici, disinfettanti che non quello che ritraggono di solito i paparazzi sulle spiagge di Sardegna e Toscana e che finisce spessissimo sui portali dei motori di ricerca.

Franco: Sagge parole amico mio. In fondo i luoghi comuni sono armi comuni per tutte le forme di propaganda e di plagio.
COSA C’È DI MEGLIO DI UNO STEREOTIPO PER FAR  CREDERE COSE ALTRIMENTI SOGGETTE A CRITICA, A VERIFICA, A SERIO ESAME.
Con un luogo comune, con uno stereotipo, con immagini ripetute migliaia di volte si raggiunge lo scopo, si crea un genere, si costruisce una serie di discorsi.
FUNZIONA COSÌ ANCHE LA PROPAGANDA DI GUERRA.
Pensate al fatto che in fondo per creare l’immagine e la paura del nemico non sono necessari più di dieci luoghi comuni sul nemico ripetuti migliaia di volte in forme diverse da tutti i mezzi di comunicazione.
Pensate solo al discorso banalissimo che si fa di solito raccontando che il nemico uccide i bambini o che sevizia gli animali domestici dei vinti. Funziona.
Masse enormi di disgraziati finiscono con credere a queste idiozie e a qualsiasi altra favola venga loro propinata.
Il che non vuol dire che in guerra non ci siano cani, gatti e bambini che vengono accoppati, solo che essi sono un luogo comune facile da sfruttare da parte della propaganda.
IL POTERE POLITICO IN FONDO È PER MOTIVI SUOI DI CARATTERE PROFESSIONALE.
L’attività politica organizzata usa abitualmente slogan e luoghi comuni per veicolare l’immagine del mondo che vuol far passare.
ATTENZIONE NON SEMPRE L’IMMAGINE DELLA REALTÀ CHE IL POLITICO PRESENTA È QUELLA IN CUI CREDE DAVVERO, DI SOLITO IL SOGGETTO POLITICO DISTINGUE FRA CIÒ CHE DEVE FAR CREDERE AGLI ALTRI E CIÒ CHE DAVVERO SA.
In fondo anche Machiavelli raccomandava a chi volesse raccapezzarsi intorno alle intenzioni dei potenti di meditare sugli atti concreti dei principi e dei re.
Da ciò che è concreto nell’azione politica spesso si deduce cosa davvero sa il politico e cosa davvero vede. Ma questo vale anche per l’ordine delle cose attuale, occorre sempre vedere il lato concreto dell’agire politico.
LA POLITICA È UN FATTO CONCRETO, NON SEMPRE LO È LA SUA IMMAGINE COSTRUITA CON ARTE E SAPIENZA ILLUSIONISTICA.

Si sente una voce: “Allora se il Pisani ha finito di chiacchierare verrei a prendere l’ordine. Avete deciso? Le specialità della casa. Bene. Subito questo foglio in cucina”.

Vincenzo Pisani: Il padrone qui mi conosce, a suo modo è un tipo importante da queste parti. Uno che si è fatto da sé. Poi c’è da ordinare il secondo. Che vogliamo fare pizza o bistecca, chiedo al padrone di farci vedere che pezzi ha. C’è anche la selvaggina se vi va. Qui son bravi un po’ con tutto.

Paolo Fantuzzi: Certo che questo posto lo conosci davvero bene. Mi sembri uno di quelli che fanno la pubblicità occulta e lasciano dei messaggi per far girare il nome del prodotto per cui lavorano.
DEL RESTO OGGI NON È PIÙ NECESSARIO NEANCHE FAR LO SPOT BASTA FAR SAPERE E FAR RIPETERE CHE IL VIP TAL DE TALI HA COMPRATO QUESTO O QUELLO E L’EFFETTO DESIDERATO È RAGGIUNTO.

Vincenzo Pisani: In gioventù quando ero studente ho lavorato nelle pubbliche relazioni.
Comunque quelli di cui ragioni si chiamano TREND SETTER, un termine inglese per indicare coloro che orientano o determinano una certa moda specie nel vestiario o negli accessori. Evidentemente coloro che sono già famosi e piacciano a un vasto pubblico sono soggetti ideali per veicolare una moda, certi accessori, certe merci della categoria dell’elettronica di consumo.
Perfino gli snack vengono lanciati sul mercato attraverso campagne pubblicitarie mirate che usano i trend setter.

 
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Scheda sulle risorse idriche

Scheda sulle Risorse Idriche
Earth Policy Release
30 luglio 2014

La scarsità d’acqua può essere il problema di risorse più sottovalutato che il mondo affronti oggi.
Il settanta per cento dell’uso dell’acqua mondiale è per l’irrigazione.
Ogni giorno beviamo quasi 4 litri d’acqua, ma ci vogliono circa 2.000 litri d’acqua — 500 volte di più — per produrre il cibo che consumiamo.
1.000 tonnellate di acqua sono utilizzate per produrre 1 tonnellata di grano.

Tra il 1950 e il 2000, la superficie irrigata del mondo è triplicata fino a circa 700 milioni di acri.
Dopo diversi decenni di rapida crescita, tuttavia, la crescita è rallentata notevolmente, ampliandosi solo del 9% tra il 2000 e il2009.
Dato che i governi sono molto più propensi a segnalare gli aumenti che le diminuzioni, la crescita netta recente potrebbe essere ancora più piccola.

La drammatica perdita di slancio dell’espansione dell’irrigazione accoppiata con l’esaurimento delle risorse idriche sotterranee suggerisce che il picco dell’acqua possa essere alle porte.
Oggi 18 paesi, che contengono la metà delle persone di tutto il mondo, stanno pompando eccessivamente le loro falde acquifere.
Tra questi ci sono i tre grandi produttori di cereali — Cina, India, e Stati Uniti.

L’Arabia Saudita è il primo paese a prevedere pubblicamente come le falde acquifere ridurranno il suo raccolto di grano.
Essa sarà presto totalmente dipendente dalle importazioni provenienti dal mercato mondiale o da progetti agricoli all'estero per il suo grano.

Mentre le falde acquifere sono in gran parte nascoste, i fiumi che scorrono a secco o si riducono a un filo prima di raggiungere il mare sono ben visibili.
Tra questo gruppo che ha limitato deflusso almeno durante una parte dell’anno ci sono il Colorado, il grande fiume nel sud degli Stati Uniti; il Fiume Giallo, il più grande fiume nel nord della Cina; il Nilo, la linfa vitale dell’Egitto; l’Indo, che fornisce la maggior parte di acqua per l’irrigazione del Pakistan; e il Gange nel suo bacino densamente popolato in India.

Molti fiumi e laghi minori sono scomparsi del tutto mentre le richieste di acqua sono aumentate.

Gli “accaparramenti di terra” d’oltremare per coltivarli si legano a quelli dell’acqua.
Tra gli obiettivi principali per le acquisizioni di terreni all’estero ci sono l’Etiopia e il Sudan, che insieme occupano i tre quarti del bacino del fiume Nilo, questo competerà con l’Egitto per usare l’acqua del fiume.

Si dice spesso che probabilmente le guerre future saranno combattute per avere l’acqua e non il petrolio, ma in realtà la competizione per l’acqua è in atto nei mercati mondiali del grano.
I paesi che sono finanziariamente più forti, non necessariamente quelli che sono militarmente più forti, se la passeranno meglio in questa competizione.
Il cambiamento climatico è anche idrologico.
Le maggiori temperature medie globali porteranno maggiore siccità in alcune zone, più inondazioni in altre, e meno prevedibilità ovunque.

# # #
I dati e le risorse aggiuntive sono disponibili su www.earth-policy.org.
Sentitevi liberi di passare queste informazioni ad amici, familiari e colleghi!
Contatto per la ricerca: Janet Larsen
Earth Policy Institute
1350 Connecticut Avenue NW, Suite 403, Washington, DC 20036

tradotto da F. Allegri il 6/12/2014.

 
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Sulla crisi della società italiana, tra illusioni e meschinerie

Post n°840 pubblicato il 04 Dicembre 2014 da amici.futuroieri
 

Sintesi: Il Maestro - secondo atto – Seconda conversazione
Vino, focaccia e destino

Di Iacopo Nappini

Stefano Bocconi: Veramente buono. Ci voleva proprio e poi il vino.

Paolo Fantuzzi: Ecco il Bocconi che finalmente ha trovato la sua pace davanti a vino e affettati. Certo è facile metter d’accordo la gente davanti a piatti pieni e pance da riempire.

Vincenzo Pisani: Giusto. VEDO CHE HAI CAPITO. IN ALTRI TEMPI QUANDO IN QUESTA PENISOLA GIRAVANO PIÙ SOLDI E LA MAGGIOR PARTE DELLA POPOLAZIONE AVEVA PIÙ SPERANZE SI SENTIVA PARLAR DAVVERO POCO DI DISOBBEDIENZA, DISPERAZIONE, MALATTIA, USO DI FARMACI PER LA MENTE. In realtà il relativo benessere degli anni ottanta e dei primi anni novanta aveva per così dire occultato le differenze, i traumi, i problemi.
Poi l’incantesimo è finito, da Tangentopoli in poi la magia si è dissolta e i castelli fatati dei nostri illusionisti della politica son scomparsi lasciando il posto a fetide paludi, a foreste popolate di mostri e rovine tristissime.
Uno come me è rimasto in parte sorpreso e in parte no. Devo dire che la grande illusione mi aveva preso. Forse perché quelli erano per me gli anni della gioventù dove si coltivano speranze fuori luogo, pie illusioni e dove s’imparano tante cose sulla vita e sul mondo umano.

Paolo Fantuzzi: Certo che l’adolescenza è proprio un momento difficile. Comunque ciò che prima formava per così dire qualcosa di collettivo si è perso in quel periodo. IL SENSO D’APPARTENENZA DI MILIONI D’ITALIANI A GRUPPI, A PARTITI, A SINDACATI, A UN QUARTIERE SI È POCO A POCO DISFATTO.

Vincenzo Pisani: Ed è emersa la verità: un mondo di uomini e donne singoli dove comanda solo il dio-quattrino. Mi sono fatto delle illusioni da ragazzo, poi si è svelata davanti a me UNA SOCIETÀ CHE IN BASSO COME IN ALTO AVEVA PERSO TUTTI I VALORI DEL PASSATO sostituiti da una corsa forsennata e irragionevole verso l’arricchirsi e lo star bene nel senso del possesso della propria proprietà privata.

Franco: Amici vi prego. Pensate al lato buono della cosa. Perché esso esiste. Per prima cosa per quanto amara possa esser la cosa ha in sé due elementi. IL PRIMO È CHE SI È MANIFESTATA UNA VERITÀ VOLUTAMENTE IGNORATA, LA SECONDA È CHE I MOLTI ORA DEVONO PENSARE CON LA LORO TESTA, devono darsi da sé le loro ragioni di vita e i loro valori. Non credete forse che i valori siano il frutto di una vita vissuta e meditata. Non dico i valori che passano dalla televisione e dalla pubblicità commerciale ma quelli che vengono dalla memoria, dai sentimenti, dalle passioni.

Stefano Bocconi: Intanto portano gli altri antipasti. Bel colore sono delle focacce con delle salse, bei colori verde, rosso, rosa. Allora. Pomodoro e olio, tritato di wurstel e salsiccia, e questo. Carciofo! Questa cosa nera sembra un tritato di funghi. Ci vuole altro vino. Questa cosine mettono sete. Il vino è davvero un dono divino, come sarebbe triste il mondo senza di lui.

Clara Agazzi: Se a ogni portata arriva una brocca nuova all’uscita del locale ci faranno il test. Ho l’impressione che la discussione ne risentirà.

Franco: Non credo. Intanto già così è emerso molto dai discorsi. Gli amici hanno bisogno di buone parole, spesso di buon cibo e vino. Ma c’è qualcosa che Vincenzo deve ancora dirci. Scusa se te lo chiedo. Se tu parli in questo modo è perché in fondo hai già una soluzione in tasca.

Vincenzo Pisani: Esatto. STO PENSANDO DI CAMBIAR PAESE. Sto facendo da tempo i miei conti e penso che rifarmi una vita altrove sia possibile. Certo dovrò pensarci bene, far i miei conti. Ma in fondo cosa mi lega a un Belpaese che ha voltato le spalle ad almeno un paio di generazioni di gente che lavora e che produce qui; mi sento tradito. Proprio così. TRADITO.

Clara Agazzi: Questo è un discorso che sento spesso. C’è molto malessere in Italia. Credo di sapere il perché. Aspettative troppo alte…  Accidenti buona questa roba, croccante, delicata.

Paolo Fantuzzi: Aspettative troppo alte?

Clara Agazzi: Certo. Spesso ci si fanno illusioni complice tutto un mondo di false credenze e illusioni alimentati da ogni sorta di potere che comunica. GLI ESSERI UMANI SONO TURLUPINATI DA VERE E PROPRIE RAPPRESENTAZIONI FALSE DELLA REALTÀ PRESENTATE DA POTERI POLITICI, ECCLESIASTICI, COMMERCIALI, E DEL MONDO DELLO SPETTACOLO, DELLA PUBBLICITÀ E DELLA COMUNICAZIONE. In tanti pensano a crearsi un mondo di fantasie nelle quali fanno progetti, s’immaginano cose, credono a vere e proprie illusioni collettive. In breve la vita di una persona comune è pervasa da migliaia di messaggi diretti o indiretti che condizionano la sua capacità di vedere la realtà, e cosa ancor più grave da anni È VEICOLATO UNA VERA E PROPRIA IDEOLOGIA DELL’UOMO DI SUCCESSO E DELLA DONNA IN CARRIERA. Se uno non s’avvicina al modello di colui che è vincente finisce con il perdersi d’animo, star male, accusare problemi psicologici. In verità bisognerebbe mettere tra parentesi le illusioni e i falsi miti che ci vengono propinati ogni giorno.

Paolo Fantuzzi: Il problema è che questo modello come lo chiami tu non è propriamente reale. SPESSO IN TANTI HANNO IN TESTA I MODELLI DELLA TELEVISIONE, LA GENTE DELLA TELEVISIONE E LE DONNE E GLI UOMINI RITRATTI SULLA PUBBLICITÀ O SULLE RIVISTE DI MODA. In altre parole ciò che è finto perché parte del sistema dello spettacolo e del cinema e dell’intrattenimento spesso si confonde con il mondo concreto. Diventa nella testa dei molti come i pastoni, i pastoni per i cani. Dentro ci finisce di tutto. Così è la testa di tanti, molti dei quali non hanno studiato o hanno studiato poco e male.
La realtà, la fantasia, le speranze, i rancori, i desideri, le ambizioni, i calcoli tutto diventa una cosa sola senza né capo e neppure coda. Eppure dovrebbe esser chiaro che non tutti possono avere il loro quarto d’ora di successo, la loro vincita alla lotteria, la loro carriera da dirigenti.
Ma spesso non è così. Molti vivono d’illusioni.

Vincenzo Pisani: Un momento! Io non chiedo miracoli televisivi o di esser l’amante di ereditiere, principesse, e cose del genere.
Io voglio solo poter costruire una vita mia nella quale esprimo la piena potenza dei miei talenti e in cui mi è concesso di diventare ricco nella misura del lecito e dell’onesto.
Ma qui e ora non vedo come. QUINDI PENSO DAVVERO DI LASCIARE QUESTA TERRA D’INGANNI E D’INGANNATI. Lo faccio mal volentieri. Ho creduto in qualcosa nel passato e ho fatto anche politica. Franco lo sa bene.

Franco: Questo è vero. Lo posso testimoniare. Ma torno ora al concetto tuo d’inganni e d’ingannati. Molti voglio esser ingannati. MOLTI VOGLIONO VIVERE NELLE ILLUSIONI PIETOSE E IN FINZIONI TRAGICHE. Perché la verità in quanto tale è scomoda.
Poniamo, per assurdo, che il Belpaese soffra atrocemente per la mancanza di serietà, onestà e competenza fra le gerarchie della politica e del mondo degli affari.
Poniamo sempre per assurdo che si renda necessaria una soluzione a tale disastro e che anche potenze forestiere siano interessate alla soluzione.
Cosa si può dedurre da questo caso qui inventato.
Ad esempio espropriazioni massicce a danno delle categorie sociali che hanno prodotto questo sfacelo ossia dei ricchissimi e dei politici che sono diventati ricchi con la politica, l’espulsione dal mondo degli affari e della politica di decine di migliaia di soggetti, l’allontanamento dal territorio nazionale o il carcere per altrettante migliaia.
In una parola la soluzione diretta al grave problema comporta un conflitto civile e forse anche qualcosa di peggio.
Allora una volta dimostrato questo vediamo cosa è l’insieme che abbiamo davanti e scopriremo che è una massa di compromessi e finzioni incastrate e incollate.
SE SI TOGLIE IL VELO DI FINZIONE E IPOCRISIA LA NATURA DI CASTA E AUTORITARIA DEL BELPAESE SI MOSTREREBBE APERTAMENTE, COSTRINGENDO EVIDENTEMENTE A FAR A MENO DI MOLTE FINZIONI, DI MOLTI DISTINGUO, DI MOLTE PIETOSE BUGIE.
Il Belpaese, in verità, non si divide in rossi e neri ma in ricchi e poveri.
Qui il conflitto e l’astio personale ha sempre una concreta ragione sociale e quindi economica, non credo esistano al mondo popoli più concreti e materialisti di quelli che popolano la nostra penisola.
Le illusioni e l’enorme produzione di bugie sono l’altra faccia della medaglia delle genti nostre integralmente materialiste, consumiste e di per sé illuse.
UN MONDO SENZA IDEALI E SENZA NEPPURE QUELLI FINTI, COME SONO I NOSTRANI, SI CONDANNA ALLA DISINTEGRAZIONE PER L’INCAPACITÀ DI TENER FERME LE PULSIONI INDIVIDUALISTE, NICHILISTE E AUTODISTRUTTIVE CHE SEMPRE SI PRODUCONO NELLE SOCIETÀ INDUSTRIALI.
La finzione collettiva di credere in valori non creduti e non credibili ma soltanto recitati, spesso a comando, è un mezzo per fingere che qualcosa unisca ciò che è irrimediabilmente diviso, singolo e mortale.
Vogliamo forse far un torto all’amico Vincenzo non riconoscendo quanto questo sistema capitalistico e industriale tenda a degradare e a far degenerare la natura di tutte le cose e in particolare dell’essere umano.
Stefano Bocconi: Assolutamente no. Del resto come può oggi tanta parte del commercio non vivere d’illusioni, non eccitare la vanità, l’ambizione, l’ostentazione.
Se questo Belpaese risulta insopportabile a causa delle sue morali farisaiche e delle pietose finzioni del vivere quotidiano perché non andar via, rifarsi una vita altrove. Sempre che sia possibile. Mi risulta che la civiltà industriale sia arrivata in tutti i mari e in tutti i continenti, quindi certi problemi nostri sono proprio quelli del sistema in quanto tale.
Inoltre se io fossi un governo straniero avrei un forte sospetto nei confronti di uno che arriva con il nostro passaporto.

Paolo Fantuzzi: Non abbassiamoci troppo. In fondo anche gli altri hanno i loro casini. In fondo non si sente di tanto in tanto di guerre, guerre civili, attentati nei paesi forestieri. Segno che il male di vivere e le lotte per il potere e le ricchezze sono vivissime anche fuori dai confini nazionali.
Chi sono gli altri per giudicarci?

Franco: Giusta riflessione. Tuttavia ne voglio precisare il mio discorso per assurdo fatto prima. Poniamo una penisola dove una il male di vivere è arrivato a punti inquietanti e insopportabili.
Poniamo che Questa condizione di sofferenza e minorità ad in questa nazione X sia dovuta a una classe politica imbelle e dissoluta e poniamo anche che questi politici siano la servitù di poteri finanziari e commerciali forti.
Poniamo che questa servitù composta di politici, gente di spettacolo, tecnici dell’intrattenimento e della comunicazione, della sicurezza e cose del genere sia una massa di un milione di esseri umani.
Il popolo del paese X è, poniamo questo come dato, di sessanta milioni di umani.
Cosa deve fare la maggioranza di cinquantanove milioni?
In fondo deve solo sbarazzarsi di un milione di aderenti alla sua comunità.
QUI LE STRADE SONO DUE A MIO AVVISO: UNA BREVE E UNA LUNGA.
Quella breve prevede la soppressione fisica o l’allontanamento di quel milione di tali creature problematiche che in fondo son meno del 2% della popolazione totale.
L’altra quella lunga prevede un processo di crescita civile e culturale della durata almeno due o tre generazioni evitando così bagni di sangue, guerre civili e regolamenti di conti.

Clara Agazzi: Questo tuo ragionamento per assurdo è privo del senso della realtà. Queste cose non avvengono per profezia o per calcolo.
Avvengono e basta quando diverse condizioni e situazioni portano una trasformazione rapida e decisiva.
QUINDI NON C’È UNA SCELTA DA PARTE DEI MOLTI MA AL CONTRARIO I MOLTI SEGUONO GLI EVENTI E I FATTI CHE PRENDONO FORMA, COME SE FOSSERO SCRITTI NELLA VOLTA CELESTE.

Franco: Infatti, io credo che esista un percorso in queste cose.
In mancanza di uomini e donne di straordinaria qualità e di tanta gente seria fra i molti il destino di una nazione è simile a quello di una pianta.
Nasce, si sviluppa, degenera, invecchia, muore. Il termine chiave è decadenza. Da antenati e padri spirituali alti e potenti a governanti tratti dalla feccia umana che ne risulta la versione grottesca e contraria degli antenati fondatori. Questo è simile al discorso per il quale dall’età dell’oro si passa all’età dell’argento e infine del ferro. Questo è un corso ciclico che solo in pochi casi può esser rotto per mezzo del rinnovamento e della trasformazione della società umana.

Stefano Bocconi: Parlate troppo difficile voi due. I nove decimi degli abitanti del Belpaese oggi come oggi non sono in grado di capire né l’argomento e meno che mai i riferimenti storici o culturali. Vi invito a lasciar da parte i ragionamenti complicati, le dimostrazioni, le astuzie della retorica. Andate al dunque. Alla verità intima che sentite con il cuore. Intanto beviamo e mangiamo quel che ci hanno portato.

Vincenzo Pisani: Clara e Franco non hanno detto cose in contrasto. UN PROCESSO DEGENERATIVO DI CARATTERE COLLETTIVO E LA SUA SOLUZIONE PUÒ DAVVERO APPARIRE COME NATURALE, PROPRIO COME SE FOSSE SCRITTO NELLE STELLE.

 
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Anche questa crisi è finita

Post n°839 pubblicato il 03 Dicembre 2014 da amici.futuroieri
 

NOTA
Anche questa crisi è finita.

Di F. Allegri

La notizia del crollo continuo del prezzo del petrolio e della benzina mi agevola nel formulare 2 affermazioni.
A) La crisi è finita;
B) E’ iniziata una nuova era economica caratterizzata da una minore dipendenza dal petrolio delle grandi democrazie occidentali e da una concorrenza commerciale con la dittatura cinese nel contesto della globalizzazione.

Dopo queste affermazioni voglio aggiungere che i ceti più poveri di ogni popolazioni vivono una crisi permanente e, per contrasto, i super ricchi sono già oltre la crisi da molti mesi.

L’Italia trarrà un grande vantaggio dal calo del prezzo del petrolio, ma non credo che questo sarà talmente forte da permettere la creazione di tanti nuovi posti di lavoro.
Io mi aspetto un recupero parziale perché l’Italia non ha risolto nessuno dei problemi che hanno causato queste due crisi prolungate.
La classe dirigente romana, super burocratica è molto fortunata e lo è almeno da 40 anni.
La sua fortuna consiste nella capacità di rinviare sempre ogni riforma e nella possibilità di tenere in piedi un grande spreco di risorse ed energie.

L’Italia può essere divisa in tante parti, ma a me piace distinguere gli avvantaggiati dalla crisi da quelli che continuano a subirla e a non capirla.
C’è un paese composto da indebitati cronici che continuano ad impoverirsi e io sono molto dispiaciuto per loro.
C’è un paese composto da cattivi politici e dai loro seguaci che non hanno una vera capacità di analizzare la crisi, ma si sentono in diritto di proporci le ricette più strane, pericolose, talvolta avventuriste.
La dissipazione di capitali negli enti pubblici continua, al di la delle ristrettezze del patto di stabilità che ha bloccato la spesa folle e clientelare dei comuni e delle province le quali sussistono come erogatrici di servizi.
Il capitale sprecato in Italia è sempre tanto, ma è diminuito grazie ad una frettolosa liberalizzazione salariale voluta dal governo Renzi e favorevole ai ceti medio bassi i quali senza lottare percepiscono una quattordicesima in 12 rate.
Questa è una riforma positiva che ci deve far riflettere, va osservata da più punti di vista.
In precedenza ci avevano parlato di un aumento di stipendio che doveva andare dai 7 ai 14 euro poi la critica aveva parlato dei soldi per la pizza e tutto era naufragato nel ridicolo.
Dopo è arrivata questa come elemento caratterizzante per le riforme da fare e soprattutto per le elezioni periodiche che continuiamo a svolgere con sempre minore partecipazione.
Questa quattordicesima a rate sarà ricordata come la scelta per uscire dalla crisi?
Per qualche anno si, poi verranno le analisi più sofisticate e il tempo in cui Draghi sarà paragonato a Keynes.
Non credo che sia in arrivo una nuova età dell’ORO, non credo neanche all’arrivo di investimenti esteri: resta un fisco rapace ed arbitrario, una burocrazia inutile e contraria a chi lavora e non si arresta il declino generale.
La crisi è finita, ma restano queste grandi difficoltà e non mi pare che ci sia qualcuno in grado di affrontarle e quindi ben venga la notizia straniera del calo del costo del petrolio.
Almeno quella!

 
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Due libri e nessuna morale

Sintesi: una recensione militante di dieci anni fa
22 luglio 2014
Di I. Nappini

Dieci anni fa circa pubblicai su una rivista che ebbe vita breve questa recensione militante, per così dire, un po no-global. Oggi che è passato tanto tempo e la stagione politica è diversa mi pare opportuno ripresentarla in forma domestica su questo blog. Si tratta di considerazioni ormai datate e di due libri da specialisti, eppure in quella vecchia fatica c'è qualcosa che a mio avviso si ripresenta oggi come problema culturale prima ancora che politico. Si tratta dell'idea di togliere alla dimensione della scuola la sua natura specialissima per farne una variabile della programmazione ministeriale, dei bilanci o peggio delle logiche da impresa.

DUE LIBRI E NESSUNA MORALE
Olegario Sampedro, La scuola della nuova Spagna, Libriliberi, Firenze, 2002
Gill Helsby, Come cambia il lavoro degli insegnanti, Libriliberi, Firenze, 2002


NEL MARZO DEL 2000 IL CONSIGLIO EUROPEO DI LISBONA HA FISSATO COME OBIETTIVO PER LA POLITICA COMUNITARIA NEL CAMPO DELL’EDUCAZIONE LA PRODUZIONE DI CAPITALE UMANO REDDITIZIO PER LA COMPETITIVITÀ ECONOMICA.
Tale proposito è riassunto nell’obiettivo strategico di far diventare l’economia europea una economia più dinamica e competitiva grazie alla conoscenza, ufficialmente questo proposito è votato alla creazione di una crescita economica sostenibile con “nuovi e migliori posti di lavoro” e una “maggiore coesione sociale”.
Questo banale dato di cronaca facilmente riscontrabile è la cornice entro la quale si colloca la presente riflessione su due libri che parlano di scuola in due diversi paesi: IL REGNO DI SPAGNA E IL REGNO UNITO.
Questi primi anni del nuovo millennio si aprono ad una molteplicità di inquietudini riconducibili alla perdita di potere in campo economico, politico, e culturale degli Stati nazionali.
Per superare questa particolare condizione di decadenza gli Stati nazionali cercano di migliorare i loro margini di competitività, e questo porta ad alleanze economiche, militari, politiche e al tentativo di stabilire adeguati tassi di crescita.

LA PRESENTE COMPETIZIONE GLOBALE, CHE È ANCHE CONFLITTO FRA POTERI ECONOMICI GLOBALI, PORTA I SINGOLI STATI A RIPENSARE E RIFORMARE ANCHE IL LORO SISTEMA SCOLASTICO.
I libri presi in esame sono diversi: quello di Gill Helsby è un saggio, mentre l’altro di Olegario Sampedro una raccolta di interviste a personaggi qualificati a trattare di scuola e riforme.

In questo presente ragionamento a proposito dei contenuti dei due testi vengono presi in considerazione quelli che indagano il problema della trasformazione, sia essa in atto o solo possibile, della scuola pubblica in una attività imprenditoriale o in un ambiente di compensazione di problemi sociali.
La prospettiva di subordinare al mondo degli affari l’istruzione pubblica chiama in causa problemi come l’autonomia delle scuole, il rapporto fra scuola e territorio, le disuguaglianze sociali che inciderebbero sulla scelta della scuola da parte delle famiglie degli allievi, la gestione democratica e partecipativa della scuola che non può ridursi a una questione gestionale e organizzativa di natura autoritaria, la salvaguardia della dimensione educativa specifica della scuola da eventuali stravolgimenti dovuti agli interessi commerciali che devono estrarre profitti per gli azionisti.

Il primo libro tratta della pubblica istruzione nel Regno unito con particolare riferimento al Galles e all’Inghilterra in quanto Scozia e Irlanda del Nord hanno una certa autonomia regionale in materia, il secondo riguarda il sistema della pubblica istruzione nel regno di Spagna.

QUESTI DUE TESTI SI CIMENTANO CON IL DIFFICILE COMPITO DI SPIEGARE I PERCORSI CHE HANNO PORTATO QUESTI PAESI A CONFRONTARSI CON LA NECESSITÀ DI METTERE IN DISCUSSIONE I LORO SISTEMI SCOLASTICI E PORRE IN ESSERE DEI CAMBIAMENTI.
In entrambi i casi le riforme vedono l’obbligo scolastico portato a 16 anni e un tormentato interrogarsi sul senso della scuola alla luce delle nuove forme di capitalismo e del dominio culturale delle dottrine neo-liberali.
Il libro di Helsby descrive la formazione e la trasformazione della scuola inglese dal secondo dopoguerra a oggi e si concentra sulle trasformazioni avvenute tra la seconda metà degli anni ottanta e i primi anni del nuovo millennio.

Questo fa sì che il libro presenti una seria analisi dei rapporti di discontinuità (pochi) e continuità (molti) tra governo conservatore tatcheriano e governo neo-laburista Blairiano.
IN MODI E TEMPI DIVERSI QUESTI ORIENTAMENTI POLITICI HANNO RAFFORZATO QUELLA VISIONE IDEOLOGICA CHE CHIEDE LA MERCIFICAZIONE DELL’ISTRUZIONE E UN MODELLO AZIENDALE DI GESTIONE, IL CONCEPIRE LA SCUOLA COME OCCASIONE DI “BUSINESS”.

L’autore incrocia nel testo l’analisi storica e sociale con interviste ad insegnanti e dirigenti scolastici dando così voce alle categorie che sono state le prime ad esser coinvolte nei cambiamenti.
Quindi il livello alto della legislazione e delle posizioni ideologiche, ossia la supremazia del mercato, è letto alla luce degli esiti e del lavoro quotidiano.
A DIFFERENZA DELL’EUROPA CONTINENTALE, DOVE LO STATO HA ORGANIZZATO E UNIFORMATO LA SCUOLA, LO SVILUPPO DELLA SCUOLA NEL REGNO UNITO È STATO LARGAMENTE AFFIDATO AI SINGOLI ENTI E PRIVATI.
Le riforme a cavallo fra gli anni ottanta e i primi anni novanta hanno interrotto una tradizione di decentralizzazione e pluralismo ed è stato introdotto un curriculum nazionale e il controllo per via burocratica dei docenti.
La riforma Tatcheriana si è qualificata per il controllo legato al finanziamento statale, per l’innalzamento dell’obbligo scolastico fino a 16 anni articolato in quattro cicli, per l’introduzione di ispezioni, per l’amministrazione manageriale della scuola, creazione di scuole secondarie, finanziate con fondi pubblici ma sponsorizzate dalle locali associazioni d’impresa e gestite da consigli d’amministrazione indipendenti ala stregua delle scuole private.
Questa “rivoluzione culturale” ha trovato non poche resistenze, perché le iniziative del governo non godevano del consenso di tutte le parti coinvolte.
Gli insegnanti inglesi preso atto del peggioramento delle condizioni salariali e di lavoro attuarono uno sciopero bianco e una serie di astensioni dal lavoro in varie aree del paese creando non pochi problemi ai dirigenti scolastici.
TUTTAVIA GLI ESITI DELLA LOTTA, QUESTO ACCADDE NEL 1985, NON FURONO TALI DA IMPEDIRE AL GOVERNO DI PROCEDERE CON LA SUA INIZIATIVA POLITICA.
Una delle novità di questa riforma (Education Reform Act, 1988) è stata la burocratizzazione dei meccanismi di resoconto finale, in netto contrasto con le precedenti tradizioni di autonomia degli insegnanti e degli istituti.
Questa novità è stata letta da molti insegnanti come un processo professionalmente dequalificante.
QUESTA PERCEZIONE DELLA PERDITA DEL SENSO E DEL RUOLO NON È UN PORTATO SOLO DELLA RIFORMA, MA SI SVILUPPA INTORNO AGLI ANNI SETTANTA.
Essa venne alimentata anche da incidenti e “scandali” che riguardavano casi nei quali l’autonomia e competenza apparivano mal impiegati.
OCCORRE SOTTOLINEARE CHE IN TALE CONTESTO E CON QUESTE PREMESSE LE LOGICHE AZIENDALISTICHE SONO STATE FATTE PROPRIE DAI GOVERNI NEO-LABURISTI E CHE LE RAGIONI PROFONDE DELLA CRISI DI CREDIBILITÀ DELLA PROFESSIONE DOCENTE SONO RIMASTE INALTERATE.
Un contributo alle politiche neo-liberali in materia è dato dal pregiudizio diffuso che intende il lavoro dell’insegnante come un lavoro che può essere fatto da chiunque perché non sono necessarie abilità particolari.
Ovviamente i tempi per distruggere una credibilità professionale sono brevi, al contrario essi sono lunghi quando si tratta di costruirla.
Il libro in questione si ferma sulle soglie del nuovo millennio mostrando una continuità sostanziale fra neo-laburisti e conservatori neo-liberali in materia di scuola.

L’ALTRO TESTO VUOLE ESSERE UN CONTRIBUTO AL DIBATTITO SULLE RIFORME SCOLASTICHE DEL REGNO DI SPAGNA.
Uno degli intervistati il professor Cesar Coll, docente di psicologia educativa all’Università di Barcellona, afferma che la Spagna partiva dalla situazione opposta rispetto a quella del Regno Unito.
La centralizzazione e l’ottusità del sistema scolastico erano il frutto di quel regime franchista che fra l’altro durante la guerra civile fece ammazzare centinaia di insegnanti elementari colpevoli di aver simpatizzato con la Seconda Repubblica.
IL PROBLEMA SPAGNOLO ERA UGUALE E OPPOSTO: RIFORMARE LA SCUOLA E LIMITARE UN CENTRALISMO AUTORITARIO.
Ristabilite condizioni accettabili di governo democratico e rispettoso dei diritti intorno agli anni ottanta la scuola venne riformata una prima volta, nel 1990 la scuola venne riformata una seconda volta con una legge di riordino, peraltro molto contestata nota per il suo acronimo LOGSE.
Questa legge venne ritenuta da una parte dell’opinione pubblica troppo all’avanguardia e fra le altre cose essa innalzò l’obbligo scolastico a 16 anni.
Questa legge fu riformata nel 2002 dal governo conservatore.
QUINDI ANCHE IN UNA REALTÀ COSÌ DIFFERENTE PER SITUAZIONI E TEMPI ALCUNI PROBLEMI SOLLEVATI DAL MODELLO INGLESE SI RIPRESENTARONO E IN PARTICOLARE QUELLO DELLA MERCIFICAZIONE DELLA CULTURA E DELLE FORME SUBDOLE O PALESI DI PRIVATIZZAZIONE DELLA SCUOLA.
A questo proposito Cesar Coll risponde ad una domanda dell’intervistatore sulle prospettive della scuola privata affermando che la scuola pubblica è in crisi e che il pericolo per la Spagna è di veder la scuola pubblica relegata a svolgere funzioni assistenziali e sociali.
LA PROSPETTIVA, VOLUTA O MENO, È UNA PROGRAMMATA DISCRIMINAZIONE DEGLI ALLIEVI SU BASE CENSITARIA.
L’intervistato sottolinea come questo sia dovuto anche alla populistica identificazione di tutto ciò che è negativo con il pubblico e del positivo con ciò che è privato.

Del resto secondo l’intervistato la competizione fra scuola pubblica e scuola privata è falsata dalla differenza di mezzi, normative e dal fatto che la scuola privata sceglie gli allievi; un problema che secondo il professore i governi progressisti d’Europa dovranno affrontare con coraggio.
IL PROBLEMA DELLE CONDIZIONI SOCIALI EMERGE ANCHE NELL’INTERVISTA DI ANDRÈS TORRES QUEIRUGA, SACERDOTE E PROFESSORE DI FILOSOFIA DELLA RELIGIONE, IL QUALE SOTTOLINEA COME LE DISUGUAGLIANZE SOCIALI DETERMINANO LE POSSIBILITÀ DEGLI STUDENTI.
Il cattedratico Josep Bricall, docente di economia politica, riprende il tema allargandolo all’università, la quale a suo avviso è mutata a seguito dei cambiamenti del sistema produttivo dovuti all’introduzione di nuove tecnologie.
Il suo parere è che i governi Europei non hanno ancora deciso se adottare il modello anglo-americano o costruire un loro modello.
Alcune considerazioni di Bricall meritano attenzione, egli afferma che: l’università spagnola non prepara come dovrebbe, e, come auspica, dovrà prima o poi fare l’integrazione Europea e che a suo avviso, e usa per dirlo un modo di dire dell’America Latina, le Università dovrebbero armarsi contro la prospettiva di giungere a concepire la scuola come un bene di mercato e gli studenti come semplici clienti.
La tensione fra realtà economica discriminante e le istanze democratiche e di parità fra i sessi è il centro dell’intervista dell’attivista politica di sinistra, durante e dopo la dittatura, Cristina Almeida.
ESSA SOTTOLINEA COME LA SCUOLA PUBBLICA DA UN LATO SI FA CARICO DI ISTANZE SOCIALI: INTEGRAZIONE, IMMIGRAZIONE,EMARGINAZIONE; E DALL’ALTRA PARTE SI CONSOLIDA LA SCUOLA PRIVATA E CONVENZIONATA CON FONDI PUBBLICI.
La scuola pubblica come scuola è quindi per l’intervistata in declino e per la scuola privata si apre la possibilità di diventare scuola d’Elitè.
Per Cristina Almeida la scuola non è un costo ma un beneficio per la Nazione e la società nel complesso e quindi non si può guardare ad essa con logiche liberiste.
Interessante a questo proposito è l’affermazione del professore di teoria e storia dell’educazione Herminio Barreiro che afferma:”…SE UN PAESE PRIVATIZZA LA SCUOLA, SIGNIFICA CHE QUELLO STATO PUÒ PERMETTERSI IL LUSSO DI QUELLA PRIVATIZZAZIONE O COMUNQUE CHE CIÒ È NELL’INTERESSE DELLE CLASSI DOMINANTI. Tuttavia, chi, se non lo Stato può occuparsi di costruire un sistema educativo razionale, popolare, laico e di massa? Senza dubbio solo ed esclusivamente lo Stato.”
NELLA SUA LETTURA L’INTERVISTATO OSSERVA COME LA CRISI DELLA SCUOLA SIA IL RIFLESSO DEI CAMBIAMENTI SOCIALI ED ECONOMICI, LA SCUOLA DOVREBBE AVERE UN POTERE CRITICO CHE AL MOMENTO IN CUI EGLI PARLA NON HA, MA CHE POTREBBE ESSERE IN FUTURO RECUPERATO.

I DUE TESTI SOTTOPOSTI ALLA PRESENTE LETTURA PARALLELA MOSTRANO COME DUE PAESI COSÌ DISTANTI SI TROVANO AD AFFRONTARE LO SPINOSO PROBLEMA DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE INTESA COME OCCASIONE AFFARISTICA DA PARTE DI GRANDI SOGGETTI INTERNAZIONALI.

Entrambi i libri si chiudono alle soglie di quel 2002 che vide il governo conservatore spagnolo e il governo laburista inglese applicarsi per riformare la pubblica istruzione alla luce delle sollecitazioni del “mercato”, in particolare “l’Education Act” inglese venne pensato e trasformato in legge per fornire un quadro legislativo che incoraggiasse la creazione di un mercato dell’educazione in cui scuole e imprese vendono beni e servizi. Attualmente questo indirizzo politico con il nuovo governo Blair è stata confermato e i neo-laburisti attualmente operano per realizzare una concezione di scuola interpretata come occasione per fare impresa.
Al contrario il nuovo governo Zapatero, sia pure entro i limiti di politiche fortemente contestate dall’opposizione cattolica, cerca di operare una diversa soluzione portando avanti con tormentata coerenza una politica di riforme che intende riscrivere i programmi nazionali assieme alle singole regioni, ridiscutere le modalità di finanziamento delle scuole private, ridisegnare l’equivalente italiano della scuola media con il quarto anno orientato al Liceo o alla formazione professionale.
LA NUOVA LEGGE SULLA SCUOLA FIRMATA DA JOSÈ ZAPATERO, IL CUI ACRONIMO È LOE, SOSPENDE LA LEGGE VOLUTA DALLO SCHIERAMENTO DI CENTRO-DESTRA DEL GOVERNO AZNAR, SEGNO CHE UNA DISTINZIONE POLITICA IN MATERIA DI PUBBLICA EDUCAZIONE È POSSIBILE.
I percorsi politici in materia d’istruzione, dei due paesi potrebbero quindi differenziarsi, sia pure entro una cornice sfavorevole per una serie di circostanze alla scuola pubblica, presentando soluzioni diverse nell’affrontare un problema simile: la riduzione del sapere e dell’insegnare a merce.
In questa assimilazione della scuola entro confini ideologici del “primato del mercato” su ogni altra realtà chi scrive non trova alcuna morale ma solo i privatissimi interessi di pochissimi miliardari e dei loro esperti.
Interessi che si formano e si realizzano con danni, più o meno gravi a seconda delle situazioni, per la maggior parte delle popolazioni che coinvolgono.

 
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Uno scritto del terzo libro delle tavole

Post n°837 pubblicato il 28 Novembre 2014 da amici.futuroieri
 

Le Tavole delle colpe di Madduwatta – Terzo libro
L’Italia e la ricostruzione della memoria pubblica

DI I. Nappini

Alcuni anni fa avviai una riflessione sulla costruzione dell’identità italiana. Oggi in tempi di crisi del sistema di produzione e consumo In Europa e negli USA e di guerre non più episodiche ma integrate nel sistema finanziario e dei complessi militar-industriali delle grandi potenze a vocazione imperiale emerge la fragilità politica e di sistema del Belpaese.
Questo ripubblicazione vuole dare un contributo di pensiero intorno alla questione della complessità dei processi che definiscono la memoria pubblica e l’appartenenza di un privato a una comunità umana. Presento qui uno schema storico.

1861 - Il Risorgimento
L’avventura dell’Italia Unita si apre a grandi speranze di gusto romantico per via della presenza di grandi eroi ottocenteschi come Mazzini e Garibaldi. Il Regno Unitario che si costituisce, e che è privo di alcune regioni del nord-est, si presenta come un nuovo Stato Nazionale su cui sono collocate molte speranze non solo italiane.

1861 - 1876 La destra Storica al potere
L’Italia passa dalla poesia alla Prosa, al posto dei grandi ideali – la poesia- emerge l’evidenza di un Risorgimento tormentato e contrastato, di una Nazione giovane con grandi masse popolari e contadine povere e poverissime, di classi dirigenti insensibili alle sofferenze quotidiane dei loro amministrati e di un popolo italiano tutto da costruire e da istruire. Intanto il brigantaggio è represso con estrema durezza e grande è la distanza fra la stragrande maggioranza degli italiani e le minoranze al potere di estrazione sociale aristocratica o borghese.

1876 - 1887 La Sinistra Storica
La sinistra storica constatando la distanza enorme fra paese legale e paese reale, fra sudditi del Regno d’Italia e la minoranza di ricchi e di nobili che di fatto governa il paese e ha i diritti politici cerca di avvicinare le masse popolari con riforme sociali ed edificando monumenti agli eroi del Risorgimento e attuando titolazioni patriottiche di piazze e vie. Intanto l’emigrazione italiana verso il Nuovo Mondo si presenta come un fenomeno inedito che coinvolge milioni d’Italiani. Tuttavia per la prima volta la minoranza al potere si pone il problema di nazionalizzare e istruire le masse che costituiscono il popolo italiano.

1887 - 1896 L’età Crispina
L’età Crispina segna l’emergere di una minoranza politica autoritaria con forti legami con i grandi industriali del Nord e i latifondisti del Sud. Da una lato aggredisce con estrema violenza poliziesca le manifestazioni di protesta operaie e contadine dall’altro coltiva un nazionalismo aggressivo e colonialista che fa presa sui ceti medi, la nuova formula di creazione degli italiani fa leva su riforme di carattere giuridico, amministrativo e sociale. La disfatta coloniale dell’esercito italiano ad Adua fa emergere sia un nazionalismo esasperato sia forze socialiste diffidenti e ostili al concetto stesso di Nazione. Emerge l’impegno politico dei cattolici in quel momento culturalmente ostili alle minoranze "liberali" che esercitano il potere in Italia.

1898 - 1900 Sangue e fango sull’Italia.
L’età Crispina cessa al momento della disfatta coloniale, la protesta sociale è soffocata nel sangue anche nella civilissima e industrializzata Milano dove spara con i cannoni contro donne e bambini in sciopero. La repressione sociale è durissima, l’idea risorgimentale di fare gli italiani è di fatto spenta. La politica diventa terreno di terribili contrasti, per evitare la disgregazione delle libertà fondamentali l’opposizione ricorre all’ostruzionismo parlamentare. Su questo biennio di sangue e fango cade il regicidio del 1900 per mano dell’anarchico Gaetano Bresci.

1901 - 1913 L’Età di Giovanni Giolitti
L’età di Giovanni Giolitti segna un periodo di riforme e di progresso sociale, economico e industriale che trasforma lentamente ma inesorabilmente l’Italia in una potenza regionale dotata di una propria potenza militare e industriale anche grazie alle innovazioni della Seconda Rivoluzione Industriale e fra queste l’energia elettrica. Le proteste contadine nel sud sono represse, aperture alle forze sociali e operaie nel Centro - Nord.
Emerge l’impegno politico dei cattolici fino a quel momento culturalmente  ostili alle minoranze che esercitano il potere in Italia. Il suffragio universale maschile è un fatto, c’è la possibilità di avvicinare le masse popolari alla Nazione nonostante la presenza fortissima di una cultura cattolica e socialista diffidenti verso lo Stato Nazionale e le sue classi dirigenti.

1914 L’Italia del Dubbio.
L’Italia è l’unico paese fra le potenze d’Europa che evidenzia una massa popolare ostile all’entrata nella Grande Guerra, il grande massacro scientifico e industrializzato che riscriverà la storia del pianeta e della civiltà industriale. Giolitti è ostile al conflitto che comporterebbe il rovesciamento dell’alleanza con il Secondo Reich e l’Impero d’Austria - Ungheria, il parlamento è contrario alla guerra, il popolo freddo e diffidente, i ceti borghesi impauriti. Solo una minoranza di nazionalisti di varia origine è favorevole per spirito d’avventura; la Corona per motivi di prestigio internazionale e di potere è orientata a stracciare l’alleanza e a dichiarare la guerra.

1915 - 1918 L’Italia della Grande Guerra.
L’Italia in tutte le sue articolazioni sociali paga un prezzo spaventoso al conflitto mondiale imposto da una minoranza politicizzata di nazionalisti e organizzata e di estremisti politici di destra politicizzata e organizzata a tutto il resto della popolazione della penisola. I morti sono più di Seicentomila, tutta l’Italia è coinvolta, lo sforzo è enorme e ipoteca il futuro del paese a causa dei debiti contratti e delle perdite umane, quasi tutte le famiglie italiane direttamente o indirettamente sono toccate dal conflitto.

1919 - 1920 Il Biennio rosso
L’influenza della rivoluzione d’Ottobre e della presa del potere Comunista in Russia determina e la resa dei conti fra le forze politiche e sociali dopo la Grande Guerra determina un periodo di forte scontro sociale con accenni rivoluzionari che porta all’occupazione delle fabbriche e di alcuni latifondi incolti da parte delle masse popolari arrabbiate e impoverite. Il mito della rivoluzione Bolscevica e la disillusione per la Vittoria Mutilata sembra spegnere qualsiasi progetto di creare un senso collettivo di appartenenza alla Patria. Emerge la reazione squadristica, armata e terroristica fascista che intende imporre all’Italia intera la sua concezione di Patria e di Stato.

1922 - 1924 Il Fascismo al potere
Mussolini riesce a trasformare i Fasci di Combattimento in una forza politica autorevole che ha rapporti con il Vaticano, con la Corona, con l’Esercito, e con la grande industria italiana. Nell’Ottobre del 1922 con un finto colpo di Stato derivato dalla “Marcia su Roma” comincia a costituire un modello di Stato che deve sostituire quello liberale e giolittiano attraverso un governo di coalizione che trova ampio consenso in parlamento. L’idea è usare il fascismo per creare lo Stato fascista che deve a sua volta creare l’italiano nuovo. Il fascismo manipola la scuola, lo Stato, i riti pubblici per arrivare al suo scopo politico.

1925 - 1935 Il Regime fascista
Il fascismo cerca di creare il suo italiano ideale militarizzando la scuola pubblica, determinando riforme sociali, trasformando il partito in istituzione, plagiando al gioventù e distorcendo la vita quotidiana sulla base della sua demagogia patriottica. L’Italiano del futuro dovrebbe essere l’italiano del fascismo, ma il fascismo deve di volta in volta attuare dei compromessi politici e sociali che riducono la forza di persuasione che può esercitare sulla popolazione italiana.

1935 - 1939 Anni Ruggenti
Il fascismo appare vincente. Crea l’Impero a danno delle popolazioni dell’Etiopia che vengono aggredite e conquistate, sfida i grandi imperi coloniali d’Europa e la Società della Nazioni. Il prezzo per questa operazione è il legarsi ai destini del nuovo regime nazista che ha proclamato al fine della Repubblica di Weimar e la nascita del Terzo Reich. Hitler e Mussolini s’impegna nella guerra di Spagna, emerge una diffidenza fra gli italiani e il regime, stavolta la guerra del regime è ideologica e non nazionalista e colonialista. Tuttavia le vittorie in Etiopia e Spagna spengono tanta parte del dissenso. Intanto Hitler e il suo Terzo Reich iniziano la seconda guerra mondiale.

1940 - 1943 La guerra Fascista
Il fascismo e il suo Duce Mussolini s’impegnano nella guerra mondiale al fianco del Giappone e del Terzo Reich ma le forze armate italiane son mal equipaggiate, peggio comandate e in generale il morale è basso. L’Italia fascista e monarchica dimostra di non essere in grado di sostenere il conflitto pur essendo una delle tre potenze principali dell’ASSE. Le disfatte del biennio 1942 -1943 in Russia e Africa e l’invasione del territorio italiano da parte degli Anglo-Americani determinano la caduta del fascismo e la resa incondizionata del Regno d’Italia nel settembre del 1943.

1943 - 1945 La Resistenza
Si formano due stati in Italia, uno monarchico a Sud e uno Nazi-fascista a Nord. Uno controllato da Hitler e denominato Repubblica Sociale di cui è leader Mussolini appoggiato da una schiera di fanatici fascisti e l’altro sotto il controllo degli alleati. Si formano nell’Italia Centro-Settentrionale le forze armate partigiane antifasciste malviste dagli alleati per via della componente comunista e socialista. L’Italia diventa così un campo di battaglia, l’unità nazionale è dissolta, gli italiani si dividono e si combattono fra loro. Il futuro è incerto e legato alla prossima spartizione dell’Europa e del mondo che sarà fatta dai vincitori del Conflitto mondiale.

1946 - 1947 Il Dopoguerra
L’Italia dopo una difficile e contrastata votazione diventa Repubblica e s’inizia a pensare alla sua ricostruzione. Intanto nel 1947 a Parigi le speranze italiane sono deluse, il trattato di pace è punitivo la Resistenza non viene valorizzata dai vincitori che ne hanno dopotutto tratto profitto, Alcide De Gasperi si trova a dover liquidare la pesante eredità fascista e monarchica. Di lì a breve si romperà anche l'unità delle forze antifasciste.

1948-1953 L’Italia Democristiana
L’Italia diventa democristiana, nell’aprile del 1948 il responso elettorale punisce socialisti e comunisti e premia i democristiani legati agli Stati Uniti e al Vaticano. L’Italia della Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi fra molte contraddizioni e tanti limiti cerca di legare l’economia all’Europa del Nord e la politica estera agli Stati Uniti impegnati nella lotta contro il comunismo. Si forma una Repubblica Italiana che esce dalle emergenze e comincia a ritagliarsi un suo ruolo economico e politico in Europa e nel Mediterraneo.

1954 - 1963 Il Miracolo economico
L’Italia si trasforma in civiltà industriale, le antiche culture contadine, rionali, cittadine, popolari iniziano a dissolversi. Quanto di antico e di remoto aveva fino ad allora limitato l’azione propagandistica dei nazionalismi fascisti e monarchici si dissolve. L’Italia si trasforma rapidamente e aldilà della volontà delle classi dirigenti timorose di non controllare più la mutazione sociale ed economica in atto. La criminalità organizzata intanto diventa una potenza economica nel Mezzogiorno d’Italia.

1963 - 1968 Il primo Centro-Sinistra
L’Italia è governata con il contributo del Psi, inizia una stagione di riforme volta ad aiutare i ceti popolari, a riequilibrare le differenze sociali, a migliorare la scuola pubblica, nasce la scuola media. Ma i tempi sono aspri, il contrasto fra comunismo sovietico e regimi capitalisti è durissimo e il riflesso in Italia è pesantissimo. Intanto la televisione inizia a rideterminare e a formare la comune lingua italiana. Emerge la distanza enorme fra cultura alta e fra le masse popolari avviate al consumismo acritico e una ridefinizione di sé sulla base degli stimoli pubblicitari della società mercantile. Pasolini denunzia la trasformazione degli italiani da cittadini a consumatori.

1969 - 1976 L’Italia della Strategia della tensione
L’Italia paga un prezzo spropositato alla miopia politica delle minoranze al potere e alle mire politiche degli stranieri, la contestazione di carattere sociale diventa durissima emerge un terrorismo italiano di destra e di sinistra inserito nelle logiche degli ultimi anni della guerra fredda. Per l’Italiano contano due sole identità quella, spesso opportunistica, derivata dall’appartenenza politica e quella data dalla propria collocazione entro i parametri della società dei consumi. Pasolini muore atrocemente in circostanze non chiare il 2 novembre 1975.

1976 - 1990 L’Italia di Craxi
Craxi diventa il leader indiscusso del PSI e l’ago della bilancia della Repubblica, con la presidenza Pertini avviene un fatto inaudito: la distanza fra masse popolari e potere politico, il famoso Palazzo si riduce. In questi anni aumenta il consenso per il PSI e per i partiti di governo mentre il PCI viene ridimensionato e l’Italia ascende al rango di potenza globale. Questo ha però un rovescio della medaglia: corruzione, clientelismo, disgregazione di ogni morale e di ogni valore sociale o umano, pesante indebitamento dello Stato, ingerenza di poteri illegali nella vita pubblica del paese. Il Craxismo dominate esprime una labile forma di nazionalismo garibaldino che cerca di collegarsi alle antiche glorie risorgimentali.

1991 - 1994 L’agonia della Prima Repubblica

L’Italia di Craxi si decompone, la crisi politica e morale della Repubblica italiana è evidentissima e le inchieste giudiziarie travolgono, disfano e umiliano i grandi partiti di massa che cambiano nome e ragioni ideologiche o si dissolvono. le novità internazionali successive alla Prima Guerra del Golfo del 1991 tendono a determinare il governo mondiale di una sola grande potenza gli USA e lo spostamento dei grandi affari internazionali verso l’Asia e l’Oceano Pacifico riducono l’importanza dell’Italia e del Mediterraneo. La confusione fra gli italiani è enorme perché i vecchi punti di riferimento si dissolvono.

1994 - 2000 L’Italia della Globalizzazione
Berlusconi e il suo schieramento di centro-destra e i raggruppamenti eterogenei di centro-sinistra sono i protagonisti della vicenda politica italiana. L’identità italiana malamente formata negli anni della Repubblica attraverso il mutuo riconoscimento dei partiti usciti dalla realtà della Resistenza e della creazione della Repubblica inizia a dissolversi. Lentamente si forma un quadro politico fra due grandi raggruppamenti politici contrapposti che sconfessa la molteplicità della identità politiche di parte e la crisi sociale creata dai processi di globalizzazione dissolve le identità legate al benessere e al facile consumismo. L’identità italiana sembra disgregata in una miriade di suggestioni pubblicitarie e demagogiche e dominata da una cultura mercantile del consumo e del possesso di beni superflui. Intanto la situazione internazionale peggiora partire dalla guerra del 1999, si determinano nuove potenze imperiali che contrastano gli Stati Uniti.

2001 - 2011 L’Italia della crisi globale
Il progetto di creare un Nuovo Secolo Americano pare dissolversi fra le dune irachene e le montagne afgane (e di recente fra i deserti della Libia e le foreste dell'Ucraina). Nel periodo che va dal 2003 AL 2011 gli USA sono impegnanti in due guerre logoranti contro insorti e terroristi in Medio Oriente e Asia, l’Italia partecipa con sue forze a "operazioni" in Afganistan e Iraq. La globalizzazione rallenta, le logiche imperiali sembrano più forti dei grandi interessi commerciali e finanziari, intanto emergono i guasti politici e sociali legati ai processi di globalizzazione. L’Identità italiana è oggetto di dibattito pubblico segno della sua difficoltà a collocarsi in questi anni difficili con le proprie ragioni e la propria autonomia.

2011-2014
La cronaca di questi anni vede irrisolte le questioni di fondo di un Belpaese che ha difficoltà a ritrovare se stesso e di una situazione internazionale resa sempre più grave e pericolosa da disastri ecologici, guerre di guerriglia e per procura, crisi finanziaria internazionale, decadenza e discredito delle istituzioni democratiche nell'Unione Europea quest'ultime evidenze manifestate da risultati elettorali che premiano forze di netta contestazione dell'ordine costituito e delle politiche neoliberali. La questione dell'identità collettiva degli italiani appare ad oggi irrisolta.

 
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Le nostre mostre

Post n°836 pubblicato il 27 Novembre 2014 da amici.futuroieri
 

Futuro Ieri al Museo della Liberazione di Lucca e a Empoli
Di F. Allegri

Il museo della Liberazione si trova in 9 sale del Palazzo Guinigi, nel centro di Lucca.
Esso mostra i documenti, le testimonianze, le fotografie, alcuni cimeli e le divise risalenti alla seconda guerra mondiale.
Nel 1989 un gruppo di reduci, ex internati, ex partigiani l’hanno fondato per rendere omaggio alla memoria di tutti i lucchesi che persero la vita in quei mesi terribili.
Il museo ha uno scopo didattico e culturale.
Il principio ispiratore è: “Mai più”.
Qui si capisce il concetto che per promuovere la pace bisogna ricordare la guerra.
La prima sala raccoglie la memoria dei sacerdoti assassinati nella provincia di Lucca tra il 1944 e il 1945, ci sono le storie della resistenza e anche oggetti dell’esercito tedesco.
La seconda sala affronta il tema della “La guerra degli italiani” con una particolare attenzione agli alpini morti sul Don e agli internati nei campi di concentramento.
La terza sala è dedicata alle armi.
La quarta sala presenta un ricostruzione del campo di concentramento di Colle di Compito.
La quinta sala è quella degli alleati, dei loro oggetti.
La sesta si concentra sull’Italia nel conflitto, prospettiva opposta rispetto alla seconda.
C’è una sala per le mostre, dove è stata ospitata la nostra mostra sulle miniature della guerra che troverete riassunta in uno spazio tra le foto.
Infine c’è una biblioteca con oltre 3.000 volumi.
Sono possibili le visite guidate.
Per prenotare basta inviare una mail a museoliberazionelucca@yahoo.it
Tra le nostre foto c'è un album dedicato!

 
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Popolazione

Scheda sulla Popolazione
Earth Policy Release
16 luglio 2014

Quando si valuta l’adeguatezza delle risorse di base come terra o acqua nel corso del tempo, la popolazione è il denominatore universale: mentre la popolazione si espande, la disponibilità pro capite si restringe.

Sovrapopolazione
La popolazione mondiale ha impiegato fino all’inizio del 19° secolo per raggiungere 1 miliardo di persone.

Da quando la crescita della popolazione ha preso slancio, abbiamo superato i nuovi traguardi molto più rapidamente.
Nel 2011, il mondo ha raggiunto i 7 miliardi.
Stasera 219.000 persone saranno a tavola e non erano lì la scorsa notte — molti di loro con piatti vuoti.
Mentre la crescita della popolazione mondiale ha rallentato dal picco del 2,1% del 1967 fino al 1,1% del 2014, essa è ancora destinata a crescere fino a 9,5 miliardi entro il 2050.

Quasi tutta la crescita della popolazione nel prossimo futuro dovrebbe avvenire nei paesi in via di sviluppo mentre le popolazioni sono stabili in gran parte del mondo industriale.

Una delle principali conseguenze della crescita esplosiva della popolazione è che le richieste umane superano la capacità di resistenza dei sistemi di sostegno dell’economia — le sue foreste, la pesca, le praterie, le falde acquifere e i terreni.

Metà della popolazione mondiale vive in paesi che stanno esaurendo le loro falde acquifere a causa dell’eccessivo pompaggio, compresa la Cina (la più popolosa del mondo) e l’India, che dovrebbe superare la Cina entro il 2028.
Mentre le popolazioni umane crescono accade lo stesso per le popolazioni di bestiame.
La Nigeria, geograficamente non molto più grande del Texas, ha ora 178 milioni di persone e si prevede che raddoppieranno entro il 2041, raggiungendo i 440 milioni nel 2050.
L’Etiopia, uno dei paesi più affamati, potrebbe crescere da 96 a 188 milioni entro il 2050.
Il Pakistan, con 185 milioni di persone che vivono con l’equivalente dell’8% del territorio degli Stati Uniti, dovrebbe raggiungere 271 milioni entro il 2050 — quasi la popolazione degli Stati Uniti di oggi.
Più di 200 milioni di donne in tutto il mondo vorrebbero prevenire o ritardare la gravidanza, ma non hanno accesso alle informazioni di pianificazione familiare o alla contraccezione efficace.
L’Iran ha sperimentato uno dei tassi più veloci di declino della fertilità nella storia del mondo, passando dal 4,1% di crescita nel 1985 al 1,3% nel 1995, sostenendo l’educazione e la pianificazione familiare.
In tutto il mondo 44 paesi, compresi quasi tutti quelli dell’Europa occidentale e orientale, hanno raggiunto la stabilità della popolazione a causa del graduale declino della fertilità nelle ultime generazioni.
# # #
I dati e le risorse aggiuntive sono disponibili su www.earth-policy.org.
Sentitevi liberi di passare queste informazioni ad amici, familiari e colleghi!
Contatto per la Ricerca: Janet Larsen
Earth Policy Institute
1350 Connecticut Avenue NW, Suite 403, Washington, DC 20036

Tradotto da F. Allegri il 24/11/2014.

 
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Il maestro

Il Maestro - secondo atto – Prima conversazione
Pane, vino e salame

Di I. Nappini

Vernio, notte. Interno: ambiente popolare, riproduzioni di quadri francesi alle pareti, rumori da ristorante.
Franco apre la porta ed entra. Fa dei cenni, va verso un tavolo. Chiama i suoi convitati. I quattro si seggono

Franco: Dopo tanta strada buia, eccoci finalmente. Abbiam fatto tutta la lunghezza della Calvana per arrivare fin qui. Siamo proprio sulle montagne.

Paolo Fantuzzi: Ci hai fatto scollinare, ma per davvero. Comunque il posto sembra gradevole.

Clara Agazzi: Sì. Ricorda il passato, i tempi delle Case del Popolo in ogni quartiere, delle feste dell’Unità. Cose semplici, popolari. Cose di tempi ormai andati.

Stefano Bocconi: Ma è quello il tuo amico, e l’altro dove sta?

Franco: Infatti non vedo il professore

Vincenzo Pisani: Grande Franco, amico mio che piacere! Anche voi qui. Avvicinatevi, facciamo un solo tavolo. Se volete. Si capisce.

Franco: Mi pare una cosa buona, va bene allora s’aggiunge un posto a tavola. Vieni con noi vecchia volpe. Racconta che cosa hai fatto. Ti vedo bene.

Vincenzo Pisani: Avvicinatevi. Mi è capitato di venir qui con il professore ma per combinazione oggi si ritrovano in questo posto certi vecchi allievi della sua palestra di arti marziali e così nell’occasione del primo lustro della morte del loro vecchio maestro han fatto un tavolo per loro laggiù per ricordare il passato e onorarne la memoria. Si è scusato e mi ha lasciato qui da solo.

Franco: Certo che aver avuto un maestro è una cosa importante, se ne ragionava proprio oggi con gli amici. Anzi te li presento: Clara Agazzi, Stefano Bocconi, Paolo Fantuzzi. Rispettivamente insegnante, commerciante, operaio.

Vincenzo Pisani: Poi c’è Francone qui presente saggio, contadino e molte altre cose. Hai messo assieme su questo tavolo i tre settori: primario, secondario e terziario. UN TAVOLO CHE È SPECCHIO DELLA PIRAMIDE SOCIALE ALMENO PER QUEL CHE RIGUARDA LE CATEGORIE. Il sottoscritto può esser iscritto nel terziario alla voce servizi visto che messo su un piccolo ostello.

Franco:  Certo che è proprio vero. Alla fine si viene giudicati per il mestiere che si fa.

Vincenzo Pisani: Invece no caro Franco. SI VIENE GIUDICATI OGGI IN QUESTO TEMPO IN MISURA DEL DENARO. Del denaro che si guadagna. Ma è una cosa antica il professore mi diceva che queste cose già accadevano al tempo dei filosofi dell’Antichità Classica, anche allora il possesso delle ricchezze segnava la differenza fra gli schiavi, i poveri, e i padroni fossero essi aristocratici o volgari arricchiti. L’APPARTENENZA A UNA GERARCHIA, A UN GRUPPO DI POTENZIALI CONSUMATORI DI CERTI BENI E SERVIZI DETERMINA L’IMMAGINE E QUINDI LA FORMA CON CUI UNO SI MANIFESTA AI SUOI SIMILI.

Franco:  Certo, ma questo riguarda il passato. Un passato lontano e antico che a fatica si può ricostruire e immaginare.

Vincenzo Pisani: Non lo credo. Il passato forse sarà per noi un mistero ma certi fenomeni sembrano proprio manifestazioni dell’essere umano. Con una differenza di non poco conto da stabilire fra questo presente e il passato. NELLA CIVILTÀ INDUSTRIALE CHE ESISTE DA SOLO TRE SECOLI IL DENARO È L’UNICO METRO. In antico l’onore, la discendenza, la patria, il sapere, la credenza religiosa o filosofica potevano segnare un distinguo.
Oggi le uniche patrie che sembrano rimaste sono le MULTINAZIONALI E LE BANCHE. Sono loro che decidono quali prodotti lanciare sul mercato, quali pubblicità mandare a giro, quali parole nuove far calare in testa alla gente comune, quali gusti e quali mode seguire, quali guerre fare, quali paci accettare magari di controvoglia.
GLI STATI, E SOTTOLINEO GLI STATI, OGGI SI DIVIDONO IN QUELLI CHE RIESCONO AD ATTIRARE INVESTIMENTI E CAPITALI E A FAR GIRARE L’ECONOMIA E QUELLI CHE SI RITROVANO CON LIMITATE RISORSE DOMESTICHE, CON ENORMI DEBITI PUBBLICI O CON PROBLEMI INTERNI GRAVISSIMI.
Dal momento che il successo o l’insuccesso di una comunità umana complessa come lo Stato oggi si misura sul metro del successo di mercato ne deriva che tutte le altre forme d’appartenenza diventano marginali o secondarie.

Franco: Poi c’è il singolo, uomo o donna che sia che deve trovare le sue ragioni di vita, i suoi scopi, i suoi sentimenti. Dall’alto dei grandi poteri e delle segrete stanze al basso tutto è un correre dietro ai soldi. IN FONDO IL DENARO VIRTUALE È L’UNICA COSA CHE PUÒ CRESCERE ALL’INFINITO IN UN PIANETA AZZURRO LIMITATO PER DIMENSIONI E RISORSE. Ma dimmi ora che siamo a tavola tu personalmente sei soddisfatto di quanto hai?

Vincenzo Pisani: Una domanda difficile. Intanto se permetti faccio un cenno alla cameriera che porti subito acqua e almeno un litro di vino e l’antipasto della casa, doppio ovviamente, salumi e crostini della casa..

Vincenzo fa dei gesti e poi ordina il solito per cinque persone.

Allora, ti devo una risposta.

Franco: Se vuoi, non obbligo nessuno. In fondo ti ho chiesto una cosa personale e davanti a personale che conosci appena. Ma sono curioso. Su rivelati.

Vincenzo Pisani: VEDI NELLA MAGGIOR PARTE DEGLI ESSERI UMANI C’È BISOGNO DI UN PICCOLO SPAZIO DI POTERE, proprio così.
Questo bisogno non è uguale, ognuno ha il suo. C’È CHI HA BISOGNO DI QUESTO POTERE NEL SENSO DI POTER MUTARE QUALCOSA NELLA REALTÀ CHE VIVE TUTTI I GIORNI e ognuno ha il suo.
Ad esempio c’è chi vuole esser al centro dell’attenzione, chi vuole riconoscimenti formali anche con certificati, chi vuole i soldi, chi vuole la pubblica ammirazione, chi vuole una famiglia numerosa, chi cerca l’amore.
Questi sono esempi presi a caso fra tanti.
MA DI SICURO UN SOGGETTO DEVE AVERE LA VOLONTÀ E QUALCHE STRUMENTO ANCHE MINIMO, ANCHE SOLO LA PROPRIA FISICITÀ E CORPOREITÀ PER ARRIVARE ALLA SODDISFAZIONE DEL SUO DESIDERIO.
O almeno provare ad arrivare al punto, perché anche la volontà conta.
Cosa è oggi il denaro per i molti.
Bene, io dico che per i molti è esattamente questo: POTERE.
PERCHÉ I SOLDI, ANZI MI CORREGGO I TANTI SOLDI SONO CIÒ CON CUI SI MISURA TUTTO E CON CUI SI COMPRA TUTTO QUI NEL BELPAESE.
O almeno essi sono lo strumento che sembra deputato a far questo.
Allora, venendo al mio caso, il mio spazio di potere lo giudico inadeguato, la qualità della mia persona per esprimersi avrebbe bisogno di ben altre condizioni di lavoro e di vita.
Purtroppo qui non trovo le condizioni per afferrare la realtà e la fortuna e scuoterla fino a realizzare il successo personale nel mio ramo che è quello turistico.

Paolo Fantuzzi: Sei un tipo dalle concezioni chiare, se il successo non arriva è colpa del sistema. Se arriva invece è solo opera tua. Così è facile non ti pare.

Clara Agazzi: Aspetta, magari ha i suoi buoni motivi per dire queste cose. Comunque è vero nella vita si finisce con il fare delle scelte e scegliendo o si è o non si è. Quando si prende una direzione per fare un lavoro o per scegliere un percorso di vita ci si lascia alle spalle altri percorsi possibili.
Quindi se lui ha scelto una carriera ha fatto quella scelta e ciò che poteva essere altrimenti sarà per sempre un mistero. C’è dà stupirsi se è così categorico. Io credo di no.

Stefano Bocconi: Ma insomma. Ricordiamoci che questo Belpaese non è esattamente il Regno di Camelot e non ci governano i santi cavalieri di Re Artù o i paladini di Carlomagno.
Difficoltà negli affari. Di questi tempi mi sembra normale, l’importante è non farne una malattia anche se riconosco che è difficile non identificarsi con il successo o con l’insuccesso sul lavoro. Se sei in proprio e rischi del tuo, come dire. Il lavoro spesso diventa il tuo sangue, lo senti che scorre dentro di te.

Franco: Siate certi che il nostro sa bene di cosa parla. Tante ne ha fatte e tante ne ha viste. Ma vi invito a pensare che non sempre nella vita si può scegliere e che talvolta lo scorrere degli anni o i casi della vita ci spingono in direzione magari non voluta o inattesa.
Pensate per un momento a quanti non hanno coronato il loro sogno d’amore, a quelli che non hanno ereditato, a quelli che hanno dovuto scegliere un mestiere pressati dalle necessità e cose simili.
Vogliamo forse far loro un torto e dire che era solo colpa loro, che era una debolezza di volontà o di fortuna. Prendiamo anche in considerazione la questione del denaro.

Clara Agazzi: Aspetta, il denaro è tanto. Ma non usiamolo per nasconderci e negare proprie responsabilità.

Stefano Bocconi: Vero. Ma se il metro è il denaro tutto viene passato da quella misura.
Allora come misurare la propria debolezza, i propri limiti, la propria cattiva volontà?

Paolo Fantuzzi: Ma l’umano, il tipico umano. Voglio dire… saprà misurarsi.
Magari non con parole alte e nobili ma riconoscere i suoi limiti, ammettere le mancanze, capire chi è. Poi va bene, il metro è il denaro. Con questo. Cosa ci si fa con questo.
Cosa si misura con il denaro se non i beni, il successo, la capacità di comprare e di possedere.
Questo è l’essere umano o c’è di più. Che ne so famiglia, affetti, sensibilità, perfino tenerezza. Queste cose non stanno nel foglio del dare e dell’avere del commerciante.

Vincenzo Pisani: Vedi io intendo che il denaro è il metro perché lo è per le cose che all’apparenza contano davvero in una società industriale e mercantile come questa.
QUANDO COMANDA L’APPARENZA DEL POSSESSO UNA NON GUARDA I BICIPITI O LA CICATRICE MA LA CATENA D’ORO, L’OROLOGIO DI MARCA, LE SCARPE, GLI ABITI E PER CERTISSIMO IL CELLULARE.
Molte delle mie relazioni nel mio settore sono totalmente o parzialmente mercantili, quindi è sicuro che sarò giudicato e pesato sulla base dell’apparenza di quanto possiedo. Poi si può esser più o meno sobri, più o meno cafoni in certe manifestazioni di sé ma questi sono i fatti. Come misuri la tua automobile, il tuo cellulare, il tuo orologio. Vuoi farmi credere che hai una dimensione affettiva e di rispetto per tutto, suvvia non è possibile.

Paolo Fantuzzi: Ma ora parli d’oggetti di beni. Di cose materiali e concrete.

Vincenzo Pisani: Ma questo è il punto. La realtà oggi è dominata dal calcolo, si parla da anni d’investimenti affettivi.
VOGLIO DIRE… MA CI RENDIAMO CONTO CHE NEL VOCABOLARIO COMUNE IL METRO È IL DENARO, I TERMINI SONO I TERMINI DEL COMMERCIO E MOLTE ESPRESSIONI SONO PRESE DI PESO DALLA LINGUA COMMERCIALE PER ECCELLENZA, OVVERO QUELLA INGLESE.
Non voglio esagerare la natura dei tempi ma io vedo qui nel Belpaese una gran parte della gente ripiegata su se stessa e che guarda il quotidiano alla luce del successo apparente e del risultato economico. I molti vedono e pesano quel che vogliono pesare e misurare.

Franco: Amici vi prego. Stanno portando il vino e gli affettati. Intanto distribuiamo questo e poi passiamo ad ordinare i primi. COMUNQUE MENTRE VERSO VOGLIO AGGIUNGERE UNA COSA IN QUESTO MONDO TUTTO È SOTTOPOSTO ALL’USURA E ALLA SCORRERE DEL TEMPO E SE NON SI HANNO SCOPI FORTIFICATI DAL CONOSCERE BENE SE STESSI E IL PROPRIO PICCOLO MONDO SI RISCHIA DI CORRERE DIETRO AL VENTO, DI PERDERSI NEL MUTARE DELLE COSE E DI RESTARE DOPO UNA VITA D’AFFANNI PROSTRATI SENZA AVER TROVATO IL SENSO E LO SCOPO DELLA PROPRIA VITA. Quindi osserviamo che usare sempre lo stesso metro e la stessa misura per cose diverse può far precipitare nell’errore e nell’idiozia.

Stefano Bocconi: Intanto dividiamo il pane e versiamo il vino e poi sotto con il companatico. Siamo qui per star bene assieme. Allora iniziamo. E un brindisi alla salute, perché senza la salute della mente e del corpo nessuna impresa umana è possibile.
Clara Agazzi: Ben detto.

 
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Contro la violenza sulle donne

25 novembre: Cerreto Guidi contro la violenza sulle donne

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite scelse il 25 novembre come giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
Lo fece con la risoluzione 54/134 del 17 dicembre 1999.
Tale lotta fu portata avanti dalle nazioni caraibiche e la scelta della data è legata al ricordo del brutale assassinio, avvenuto nel 1960, delle sorelle Mirabal, donne rivoluzionarie che si opposero al regime dittatoriale di Rafael Leònidas Trujillo nella Repubblica Dominicana.
Dal 2005 questa data ha avuto un suo riconoscimento anche in Italia, specie nei centri anti violenza e nelle Case delle donne che hanno iniziato a celebrarla.
Nel 2007 ci fu una manifestazione di piazza, con una partecipazione tra le 40.000 e le 100.000 donne.
Quest’anno ci saranno centinaia di manifestazione e la ricorrenza sarà festeggiata anche a Cerreto dove si è insediata da pochi mesi una giunta con una donna come sindaco e anche un vice sindaco donna.
La ricorrenza sarà celebrata con due iniziative distinte.
Nella biblioteca comunale Perodi saranno disponibili dei libri dedicati a questo tema: si va da Nina e i diritti delle donne di Cecilia D’Elia, Ferite a morte di Serena Dandini, Con la scusa dell’amore di Giulia Buongiorno, Rivoluzioni violate: Primavera laica, voto islamista di Giuliana Sgrena e altri che trovate nei volantini in distribuzione.
Inoltre martedì 25 alle ore 21, all’interno del Mumeloc sarà proiettato il film Un giorno perfetto di Ferzan Ozpeteck.
Nei due martedì successivi, il 2 e il 9 dicembre ci saranno altre due proiezioni.
Il 2 dicembre (nella palestrina di Lazzaretto) sempre alle 21, sarà proiettato Il colore Viola di Steven Spielberg.
Il 9 la proiezione sarà a Bassa nella palestra della scuola primaria e il film sarà La bestia nel cuore di Cristina Comencini.

 
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Il nuovo libro di Ralph Nader

Foto di amici.futuroieri

Per l’interesse pubblico
Miti del capitalismo delle grandi multinazionali

11 Luglio 2014
Di Ralph Nader

Il grande capitalismo multinazionale è una specie a parte del capitalismo più piccolo (in scala).
Il primo può evitare spesso i verdetti del mercato attraverso il welfare aziendale, togliendo ai proprietari - azionisti il controllo sui capi delle aziende principali e scaricando il costo del loro inquinamento, delle fughe fiscali e di altre “esternazioni” sulle spalle di persone innocenti.

La capacità di sottrarsi alla regolamentazione della concorrenza di mercato (propagandata in teoria), dell’efficienza e della produttività è sempre in continua evoluzione quindi questo capitalismo è una macchina innovativa per l’oppressione.

Pensate a un uso produttivo del capitale e al suo corollario che il governo rifiuta il denaro.
La Apple Inc. spende $ 130 miliardi dei suoi utili non distribuiti in un programma di ritorno del capitale, dei quali 90 saranno usati per riacquistare proprie azioni fino al 2015.
I dirigenti di Apple fanno questo per evitare di pagare dividendi agli azionisti e si sforzano invece di sostenere il prezzo delle azioni e il valore delle stock option redditizie per i capi.
Infatti le indagini sull’impatto del riacquisto di azioni proprie mostrano che spesso esso non fanno nulla o molto poco per aumentare il guadagno per gli azionisti nel lungo periodo.
Ma i capi tolgono soldi alla ricerca e allo sviluppo.
E i prezzi al consumo di rado, se non mai, cadono a causa del riacquisto di azioni proprie.

Il recente iPhone della Apple è prodotto da 300.000 lavoratori cinesi a basso reddito utilizzati dal Foxconn Technology Group.
Sono fortunati se sono pagati $ 2 l’ora per le loro lunghe settimane di lavoro.
Ci vorrebbero 5,2 miliardi di dollari l’anno per pagare questi lavoratori cinesi se riscuotessero sui $ 10 l’ora.


Se i $ 130 miliardi dal programma della Apple fossero stati messi in una fondazione, essa potrebbe pagare, ad un tasso di interesse del 4%, 5,2 miliardi dollari, anno dopo anno.
Confronta i 130 miliardi dollari di “denaro morto”con il miliardo di dollari di “denaro vivo” che Tesla Motors ha speso in ricerca e sviluppo per produrre le sue rivoluzionarie auto elettriche.

Dimenticate la concorrenza di mercato per quanto riguarda l’abuso del monopolio del sistema dei brevetti per i farmaci, immerso nella ricerca di base finanziata dai contribuenti e nelle sue motivazioni obsolete per incoraggiare l’innovazione.
Un benvenuta alla pillola da 1.000 dollari - sì il prezzo dell’ultimo farmaco di Gilead Sciences, Sovaldi che viene utilizzato per trattare l’epatite C, un virus che distrugge il fegato.
Si dice che abbia un minor numero di effetti collaterali e un tasso di guarigione superiore rispetto ai suoi omologhi.
Preso ogni giorno ad un costo di 1.000 dollari a pillola, il trattamento di 12 settimane che è quello consigliato per la maggior parte dei pazienti costa 84 mila dollari e quello di 24 settimane di trattamento per i casi difficili da trattare costa $ 168.000.

L’utilizzo di questo farmaco inizia a sbilanciare i bilanci dei contribuenti delle compagnie di assicurazioni.
I rappresentanti di Medici Senza Frontiere hanno detto che un trattamento di 12 settimane non dovrebbe costare più di $ 500.
Gilead non ha faticato per fare la ricerca e lo sviluppo di questo farmaco.
Gilead ha semplicemente comprato Pharmasset - la società con il brevetto su questo farmaco.
Non sorprende che l’azione Gilead sia salita verso l’alto, ignorando l’impennata di critiche pubbliche.

Alcuni paesi d’oltremare non sono così sottomessi all’editto del “paga o muori” aziendale.
Il gruppo no - profit I-MAK (Iniziativa per l’accesso ai farmaci e alla conoscenza) ha presentato una sfida per il brevetto, sostenendo che Sovaldi si basa sulla “vecchia scienza” su “un composto noto”, così esso non soddisfa i severi requisiti dell’India per la brevettabilità.
Inoltre, l’economista Jamie Love ha sviluppato un'alternativa al monopolio dei prezzi dei brevetti “paga o muori” mantenendo delle ricompense per le vere innovazioni (http://www.keionline.org/).

Un altro esempio di avidità e degli sprechi multinazionali è la storia incredibile della Casa Bianca che cerca di ottenere la sostituzione della sua flotta dei vecchi elicotteri presidenziali la quale mina ulteriormente il mito che le grandi multinazionali sono più efficienti del governo.
Sotto l’amministrazione di George W. Bush, la Marina fece un ordine per 23 nuovi elicotteri della AgustaWestland, in collaborazione con Bell Helicopter e Lockheed Martin.
Il prezzo nel 2005 era di $ 4,2 miliardi.
Tre anni dopo, il prezzo del contratto salì a 11,2 miliardi dollari o a $ 400 milioni per elicottero (circa il prezzo di un Air Force One 747).
L’Ufficio del Government Accountability del Congresso (GAO) e l’Air Force criticarono le imprese e le loro pratiche di subappalto.
Come al solito, Lockheed rispose che gli aumenti erano dovuti a modifiche del governo.

Nel giugno del 2009, la Marina rescisse il contratto dopo aver speso $ 4,4 miliardi e dopo aver presa in consegna solo 9 di questi elicotteri VH-71).
Nel dicembre 2009, la Casa Bianca e i funzionari del Dipartimento della Difesa si lavarono le mani di questa debacle.
A quel punto, il costo previsto era salito a 13 miliardi di dollari.
In totale, l’impresa pasticciata sprecò 3,2 miliardi di dollari e questo sforzo dell’appalto presidenziale deve ricominciare tutto da capo.

In confronto, 3,2 miliardi di dollari superano i bilanci combinati di Americorps, Public Broadcasting, dell’edilizia residenziale pubblica (Choice Neighborhoods), per le Arti (NEA), gli aiuti umanitari (NEH), le spedizioni di Pace e per i programmi per la sicurezza dei lavoratori inclusi nell’OSHA.
Immaginate se ci fosse un simile sperpero in quei bilanci: ci sarebbe stata l’indignazione diffusa al Congresso!
Quando si tratta dell’industria della difesa no quello è il solito affare, con le strette di mano d’oro con il Pentagono quanto è quasi certo il superamento dei costi.

Le grandi aziende dovrebbe essere sottomesse ai miti della competitività, della produttività, del capitalismo efficiente – senza deroghe.
(Per molti altri esempi vedi il mio libro Getting Steamed to Overcome Corporatism [Common Courage Press, 2011])


Tradotto da F. Allegri il 20 novembre 2014.

 
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I pannelli solari in Cina

Post n°831 pubblicato il 18 Novembre 2014 da amici.futuroieri
 

La produzione di pannelli solari in Cina raddoppierà entro il 2017
J. Matthew Roney
www.earth-policy.org/data_highlights/2014/highlights47
Earth Policy Release
Data Highlight
8 luglio 2014

Nel 2013 la Cina ha fissato un record mondiale di capacità installata di fotovoltaico solare (PV).
Anche se questa è stata la prima volta che il paese è stato il numero uno nelle installazioni, la Cina ha guidato tutti i paesi che fanno fotovoltaico per gran parte del decennio.
La Cina rappresenta attualmente il 64% della produzione mondiale di pannelli solari — sforna 25.600 megawatt dei quasi 40.000 megawatt di fotovoltaico realizzati in tutto il mondo nel 2013 — secondo i dati di GTM Research.

Cinque delle prime 10 imprese manifatturiere che hanno prodotto pannelli solari nel 2013 — tra le quali Yingli è la prima e Trina seconda — erano aziende cinesi.
La terza è la Canadian Solar, che produce il 90% dei suoi moduli in Cina.
Due società giapponesi e una ciascuno per gli Stati Uniti e la Germania hanno completato la top 10.

Poiché la domanda di energia solare sempre più accessibile continua a salire in tutto il mondo, la GTM Research prevede che la produzione di pannelli solari annuali cinesi raddoppierà a 51.000 megawatt entro il 2017, quasi il 70% della produzione mondiale di quel momento.
Senza dubbio Pechino aveva in mente una simile industria in rapida accelerazione quando nel maggio 2014 ha annunciato un nuovo obiettivo di capacità fotovoltaica nazionale: 70.000 MW di fotovoltaico installato entro il 2017, rispetto ai 18.300 alla fine del 2013.
Per metterla in prospettiva, se la Cina soddisferà questo obiettivo in 4 anni aggiungerà più capacità di generazione solare di energia elettrica di quanto ha fatto il mondo intero dall’inizio del 2011.
# # #
Per ulteriori informazioni, vedete gli ultimi indici solari dell’Earth Policy Institute.
I dati e le risorse aggiuntive sono disponibili su www.earth-policy.org.
Sentitevi liberi di passare queste informazioni ad amici, familiari e colleghi!
Contatto per i media: Reah Janise Kauffman
Contatto per la ricerca: J. Matthew Roney
Earth Policy Institute
1350 Connecticut Avenue NW, Suite 403, Washington, DC 20036

tradotto da F. Allegri il 18 novembre 2014.

 
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La nuova incoerenza nella politica italiana

Post n°830 pubblicato il 17 Novembre 2014 da amici.futuroieri
 

SAGGIO BREVE
La nuova incoerenza nella politica italiana

Di F. Allegri

PREMESSA
I disastri di questi mesi (e di questi anni) mi hanno spinto a fare una riflessione sui postulati del pensiero politico italiano.
Il mio punto di partenza è il PROFONDO LEGAME che passa tra il monoteismo religioso (anche per chi si è secolarizzato) e le riflessioni politiche dell’italiano medio, sia di destra che di centro e di sinistra, soprattutto nei loro populismi di riferimento.
Io inizio il mio ragionamento dicendo che alla base dei pensieri politici attuali e passati c’è la concezione del fenomeno religioso globalmente inteso, anche quando si tratta di poche idee semplici e confuse.
Io userò come riferimento sottinteso un soggetto che potrei definire IL CATTIVO CRISTIANO.

SVOLGIMENTO
La domanda di partenza è semplice: come mai alcuni partiti sono appetibili e popolari tra la gente e altri no?
Cosa spinge tizio o caio ad appoggiare una particolare esperienza politica?
In prima analisi potrei scrivere che c’è pure una corruzione vasta e continuata, ma questo è un fenomeno superficiale e complementare, da approfondire.
Qui basta citare Antonio di Pietro quando dice che per ogni criminale c’è anche una vittima e dei testimoni a favore del danneggiato.

Se si va oltre a questo fenomeno si giunge alla BONTA’ PUBBLICA GARANTITA E RIBADITA specie tra soggetti dominati e consenzienti.
Chi gode oggi di tale garanzia?
In primis mi viene in mente il falso ecologismo.
Penso a quello che preannunciava la desertificazione italiana, stravolgendo i dati seri di questo fenomeno che si concentra in nord Africa e nel cuore della Cina (e solo qui).
Se allargo il discorso posso scrivere che esempi di falso ecologismo si trovano in tutti i partiti e questo fenomeno tende a crescere.
Milioni di italiani fanno finta di essere contrari all’inquinamento e sono nate tante strane teorie che vorrebbero misurare quello che chiamano IMPATTO AMBIENTALE.
A ben vedere, si tratta di convinzioni superficiali, questi falsi ambientalisti preferisco una vecchia auto usata ad una ibrida o elettrica moderna (e non c’è solo la necessità economica).
Il povero usa l’autobus!
Il problema di incoerenza si stabilisce facilmente: chi si dichiara ambientalista non mette in pratica alcun comportamento reale quando compra la propria auto, quando va al mare, quando deve smaltire i rifiuti o in tanti altri casi simili.

Questo ragionamento non vale solo per i tanti partiti del passato!
Siamo davanti ad uno sviluppo temporale del vecchio conformismo, anche nei nuovi soggetti politici, come il m5s.
Anzi vado oltre: questa incoerenza politica diffusa mi fa vedere bene l’irrilevanza attuale del m5s.
Posso aggiungere che il m5s mostra meglio di altri i limiti di cultura politica che appartengono a questo paese dove c’è sempre stata tanta differenza tra il dire e il fare.
Si vota Grillo e il suo ambientalismo, ma non si cambia l’auto.
Si vota Grillo e la sua moralizzazione, ma non si fa impegno civile.
Si contrasta la partitocrazia, ma si rompe la rete di solidarietà che c’era nella lotta alla criminalità organizzata, dopo decenni di lotte vincenti.

Per sviluppare il discorso introduco un altro esempio: LA FALSA SOLIDARIETA’.
Tutti parlano di solidarietà, dai cattolici presunti che amano il prossimo e i poveri alle sinistre cooperanti passando per le destre nazionali.
Come si misura la solidarietà? Con il volontariato e con il rifiuto della vita precaria!
Nella realtà, il volontariato è lo stesso dei tempi belli del pil che cresceva e il precariato impera!
Anche qui, è arrivato il non movimento e non è cambiato nulla: stessi volontari di prima, nulla nel mondo del lavoro e neanche in quello degli affetti.

CONCLUSIONI
Per tutto questo e anche altro, posso dire che il trionfo elettorale del M5S non ha portato alcun cambiamento di rotta nei comportamenti degli italiani.
Nulla è cambiato negli elettori e a ben vedere neanche negli eletti: stesse auto, stesse case e non mi pare che ci sia un progetto da sviluppare.
Siamo all’interno della logica del CONSENSO e del CONFORMISMO dove basta fare un buon pensiero e non importa quale sia il comportamento reale.
Nel medio evo c’era la vendita delle indulgenze oggi c’è questa incoerenza ammessa rispetto a teorie distorte ad arte con tanti assolti e altrettanti capri espiatori.
Siamo davanti ad un doppione, a due criteri di giudizio che nascono da un pensiero malato e sbagliato in origine.
Certi condoni sono largamente ammessi mentre resta una persecuzione molto ben identificata e indirizzata.
Il m5s è un nuovo venditore di indulgenze, una nuova finzione, ma moderna e senza una vera base quindi impotente: Qui salvo solo le lotte localiste dei no tav!

La conclusione finale è breve, non è in corso alcun processo di cambiamento sociale e politico quindi non c’è motivo di annunciare vere riprese o l’alba del mondo nuovo.

 
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Sto con Cerreto Guidi

Post n°829 pubblicato il 14 Novembre 2014 da amici.futuroieri
 

Sto con Cerreto Guidi

I lavori di riparazione delle case e degli stabilimenti industriali proseguono a Cerreto Guidi dopo il terribile down burst che l’ha colpita lo scorso 19 settembre.
Al momento resta l’incertezza sull’ammontare dei fondi che la regione e il governo centrale stanzieranno per il comune, ma nel frattempo i cerretesi non stanno a guardare e non sono soli.
Tutti hanno apprezzato la solidarietà delle amministrazioni e delle popolazioni dei comuni vicini!
Nel comune si è sviluppata una fitta rete di solidarietà e di iniziative che sono raccolte sotto l’hashtag #stoconcerretoguidi.
Le iniziative più grandi sono due: da un lato c’è la raccolta di oggetti da collezione per una grande asta di beneficenza mentre si prepara un pranzo di beneficenza che potrebbe uguagliare il successo di quello che fu fatto in piazza in occasione della cerimonia per la targa UNESCO alla villa medicea.
Il pranzo di beneficenza si terrà domenica 7 dicembre alle 12:30 presso i locali del circolo ARCI di Cerreto Guidi.
Il principale organizzatore è l’Associazione turistica Proloco, ma collaborano anche l’amministrazione comunale, le contrade del palio, la Misericordia, l’Avis, la parrocchia, e varie associazioni giovanili.
I soldi raccolti saranno devoluti per pagare i lavori di restauro delle scuole di Stabbia, Lazzaretto e del capoluogo.
Il menù è appetitoso: Antipasto fantasia, Penne al cinghiale di “Gino”, Peposo con fagioli, frutta fresca, dolce, vinsanto, caffè, acqua e vino. La spesa è modica, 15 euro, i bambini da 3 a 10 anni pagheranno 10 e i neonati da 0 a3 avranno accesso gratuito.
Nel pomeriggio verrà aperta la casina di Babbo Natale e sarà inaugurata la Via dei presepi.
Per informazioni e prenotazioni, i lettori si possono rivolgere all’ufficio turistico al numero 0571/55671 o possono mandare una mail all’indirizzo info@prolococerretoguidi.it.

 
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Cerreto, anno zero!

Cerreto, anno zero!
Di F. Allegri
Inizio il mio scritto periodico sul consiglio comunale di Cerreto Guidi con una constatazione: “Finalmente ho assistito ad un vero consiglio comunale, dove la maggioranza e le opposizioni hanno mostrato i loro volti veri!”.
Per capire lo svolgimento della seduta vanno fatte alcune premesse brevi.
Il gruppo consiliare e la giunta PD del sindaco Rossetti è un monocolore Renziano che convive nel partito (per ora) con la minoranza Bersaniana che ha espresso per decenni tutta la classe dirigente del comune, ma i bersaniani non hanno un consigliere eletto. Questo PD nuovo cerca convergenze con le 4 opposizioni facendo minime aperture e minimi cambiamenti: tutto questo sotto la pressione dei problemi creati dal down burst con i 2000 edifici da riparare.
La seconda premessa riguarda il M5s che unisce la denuncia un presunto colpo di stato in corso con un poster in bacheca e arriva in consiglio con 3 mozioni minimali e dialoganti. Potrei scrivere che parliamo del movimento 5 PD; basterebbe constatare che molti militanti hanno un passato di sinistra e una militanza che traspare … del resto non c’era molto altro in questo paese.
Questa combinazione di moderazione nell’azione politica ed estremismo verbale mi lascia perplesso anche se devo scrivere che funziona: 2 mozione sono passate senza problemi e la terza ha avuto un emendamento che la svilisce, ma è passata! Inoltre la loro interrogazione sul cemento amianto riesce nel miracolo di lodare la giunta, di farla risaltare e di dialogare sul bene della gente, specie se tale problema esistesse! In ogni caso le tariffe agevolate per smaltire i rifiuti sono una necessità superiore alle false statistiche sulla raccolta differenziata dei rifiuti.
Ipotizzo anche che tali comportamenti politici siano ispirati da un timore reverenziali verso le istituzioni e dalla nostalgia dei sogni politici del passato.
Anche Rosso Cerreto (l’alleanza di sinistra tra socialisti e comunisti) ha provato a fare una mozione dialogante sul tema della scuola, ma non ha rinunciato ad una critica alla giunta per le sue scelte scolastiche e per i ritardi accumulati e quindi l’effetto finale è stato uno scontro accentuato.
Le altre 2 opposizioni sono state più dure, queste hanno la consapevolezza che questa giunta esprime e subisce una continuità amministrativa con le giunte precedenti che non può essere negata e che ha lasciato un’eredità pesante da gestire.
Venendo ai temi concreti del consiglio, il primo tema discusso è stato il REGOLAMENTO della gestione degli impianti sportivi, ci sono molte novità ma al momento non sono stati sciolti i nodi del caro tariffe e della manutenzione degli impianti. Il comune gestirà le domande di accesso agli impianti mentre il nuovo concessionario/gestore farà l’orario e avrà l’obbligo di una contabilità separata e puntuale. Il centro – destra ha centrato le sue critiche sull’inadeguatezza del nuovo stadio di Pieve a Ripoli e della nuova palestra di Stabbia che ha ceduto subito al down burst. Le due strutture sono prive di spogliatoi per gli sportivi che le praticano. Il sindaco ha chiarito che la riparazione della palestra costerà 52.800 euro e che questa spesa prevede anche un rafforzamento del tetto. La lista Cittadini per cambiare Cerreto ha introdotto il nodo delle tariffe. Il vice – sindaco si è impegnato a rivedere le tariffe. Tale regolamento è passato con il SI unanime del PD, 4 no e l’astensione di Rosso Cerreto.
La prima interrogazione ha acceso gli animi: il consigliere Barontini ha scoperto che la giunta precedente non fece alcuna richiesta per accedere ai fondi per la scuola sbloccati dal governo Renzi e molto pubblicizzati in questi mesi. In pratica non fu sottoposto alcun progetto al governo.
Nella nostra zona solo i comuni di Cerreto Guidi e quello di Gambassi sono rimasti al punto di partenza. La giunta attuale ha ammesso la veridicità della vicenda!
La seconda interrogazione del consigliere Barontini è entrata nel tema del down burst e constata una realtà che è sotto gli occhi di tutti: i lavori di riparazione degli edifici privati è in corso e procede spedita anche se non si sa chi pagherà i lavori fatti (molta gente spera nel contributo statale, regionale e locale) mentre negli edifici pubblici è tutto fermo.
Per quanto riguarda la palestra di Stabbia i lavori inizieranno presto, specie se saranno finanziati in somma urgenza mentre per l’Oratorio della Madonna del Buon Consiglio bisognerà attendere il pronunciamento della sovrintendenza.
Ho raggiunto il massimo di perplessità quando ho saputo la triste storia del semaforo che va e viene in Via provinciale Cerretese. L’assessore Feri ha risposto con precisione al Barontini.
La prima rimozione del semaforo fu dovuta all’esaurimento delle pile elettriche: l’unione dei comuni ebbe bisogno di alcuni giorni per reperire i fondi per sostituirle. Successivamente qualcuno gettò il semaforo nel dirupo e ultimamente è stato rubato da ignoti.
Il buon finale di tale novella è che presto inizieranno i lavori sulla frana per ripristinare la viabilità.
Subito dopo c’è stato lo scontro sulla mozione di Rosso Cerreto sulla scuola elementare comunale che è tuttora parzialmente inagibile al primo piano e nel sottotetto.
Il PD non ha accettato la critica per i ritardi nella gestione dell’emergenza e ha lodato l’importanza dell’intervento del genio civile e del genio degli alpini che poterono operare solo dal giorno 25 settembre. Il progetto di riparazione costerà 158.400 euro.
Successivamente abbiamo saputo che dal comune di Londa arriverà un prefabbricato che ospiterà le 3 classi delle elementari che momentaneamente vanno nell’edificio della scuola media.
Tale prefabbricato sarà posto nel terreno dietro la scuola media.
La mozione sulla viabilità nel comune della lista Cittadini per cambiare Cerreto non ha avuto fortuna, non ci sarà alcuna pressione sul comune di Fucecchio e non si prevedono grosse novità per il ponte sul Rio Ganghereto.
Va bene al M5s, la mozione per i fondi dell’8 per mille alla scuola è passata dopo che la giunta l’aveva già attuato (un classico del vecchio pd toscano, per chi lo conosce bene) mentre quella sul sostegno psicologico agli alunni e stata recepita e condivisa in toto.
Infine passa con un emendamento quella sulla messa in sicurezza di alcuni incroci viari molto particolari. Tale emendamento sospende gran parte dell’efficacia di un atto che necessità di maggiore impegno popolare.
Così nasce la democrazia a Cerreto, dopo quasi 70 anni di sogni e utopie comuniste e comunisteggianti.

 
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