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Lo scontro nel partito repubblicano

Post n°800 pubblicato il 27 Agosto 2014 da amici.futuroieri
 

L’ora di un Tea Party reale - nel 2016!
Ralph Nader
15 maggio 2014

Il Partito Repubblicano istituzionale - leggete la Camera di Commercio corporativa degli Stati Uniti e i loro leccapiedi potenti che controllano il Partito al Congresso - è in procinto di sconfiggere il Tea Party.
Il senatore Mitch McConnell, il leader della minoranza repubblicana, previde questo quando a marzo disse al New York Times che il suo marchio del repubblicanesimo aziendale stava per “schiantare” gli sfidanti che i Repubblicani storici dovranno affrontare nelle loro primarie.

Il piano per “schiacciare” i candidati del Tea Party è dettagliato, molto ben finanziato e in attuazione.
Durante le prime primarie in North Carolina, tanti soldi repubblicani sono andati al legislatore statale, Thom Tillis, una grande vittoria sul suo avversario del Tea Party, Greg Bannon.
Altri candidati del Tea Party in Kentucky e in South Carolina hanno perso, anche se, questo Martedì, nelle primarie repubblicane per il Senato USA in Nebraska ha vinto un candidato del Tea Party.

I dirigenti del GOP e il loro stratega, quello di George W. Bush, Karl Rove, vogliono vincere.
Non vogliono che altri candidati come Sharron Angle (Nevada) o Christine O’Donnell (Delaware) vincano le primarie del Senato solo per auto-distruggersi nelle elezioni generali con i democratici.
Vogliono evitare il ripetersi dell’incubo del 2010 ormai ben compreso.

Per due tornate elettorali - 2010 e 2012 - il GOP ha riconosciuto e accolto con favore l’energia che il Tea Party ha portato al partito repubblicano e ha cercato, con un certo successo, di cavalcare queste dinamiche supportate tutti i giorni da servizi di Fox News.
La sconfitta di Obama nel 2012 e l’ultima goccia – la caduta dei governativi impopolari nel 2013 guidati dal senatore Ted Cruz – convinse i capi del GOP a rinunciare all’assimilazione o al compromesso con il Tea Party, sia nei collegi elettorali che al Congresso.

Finalmente un John Boehner Speaker frustrato li vinse, unendosi al senatore McConnell e agli uomini con i soldi di Wall Street in una guerra non dichiarata contro i duri del Tea Party che si rifiutarono di mediare sulle loro convinzioni.
Ciò che il National Journal chiama “la strategia primaria della terra bruciata” nel GOP è più pesante della pubblicità televisiva.
Essa comprende “ricerca di un’opposizione” contro gli sfidanti e altri assalti pesanti che sono di solito riservati alle battaglie di novembre contro i democratici.

Il prossimo mese di primarie statali probabilmente registrerà le vittorie GOP contro i candidati del Tea Party, distribuendo i soliti mantra di “meno governo, meno tasse e deregulation” per mostrare ai loro elettori che i dirigenti del GOP sono conservatori e non Rinos (repubblicani solo di nome).

Naturalmente, i repubblicani ribelli hanno sentito prima questi mantra solo per vedere il GOP tornare indietro a Wall Street venendo da Main Street, multinazionali sopra le piccole imprese, e contratti governativi sempre più grandi per un capitalismo clientelare, con tasse più basse per i ricchi e potenti e oneri in più per la maggior parte dei lavoratori in lotta, indipendentemente dalle loro etichette politiche.

Dopo essere stati eliminati alle primarie del 2014, i Tea Party rinunceranno e torneranno all’ovile, disprezzati ed emarginati?

Saranno in grado di fare come hanno fatto molti della sinistra progressista cioè segnalare che non hanno nessun posto dove andare, perderanno il loro potere contrattuale e sceglieranno di accettare il candidato “meno peggio” sui temi del Tea Party tra il GOP ed i Democratici?
Se faranno questo, essi svaniranno nella storia.
D’altra parte, possono perseguire un programma che distingua il “conservatorismo” dal “corporativismo”.
Possono opporsi al capitalismo amicale e allo stato corporativo, contrastare l’attacco alla sovranità e la distruzione del lavoro gestita con accordi commerciali, e premere per più libertà civili con meno indagini governative e aziendali.

Possono spingere per far cadere le banche enormi “troppo grandi per fallire”, per evitare un altro crollo economico, e per sostenere la proprietà comunitaria e gli affari controllati.
Essi possono opporsi a guerre incostituzionali e all’Impero.
In breve, queste scelte rispecchiano la filosofia politica di Ron Paul che ha un significativo sostegno pubblico.

Il Tea Party ha già alcuni asset formidabili; riconoscimento del nome sui mass media diffuso, energia umana dimostrata, affluenza alle urne competente, capacità di raccolta fondi, supporto ai conservatori think tank amici e, purtroppo, poca competizione elettorale per gli obiettivi di cui sopra.
E il Tea Party li mostra! Essi non sono inclini ad essere sostenitori dalla poltrona.
Il Tea Party ha anche candidati di fama nazionale, senatori e governatori simpatizzanti, che, se stimolati, potrebbero essere i loro alfieri e sostenitori.

Sul lato negativo, le posizioni del Tea Party su molte questioni di salute e normativa di sicurezza e sui servizi sociali non sono condivise dalla maggioranza degli elettori.
Anche i loro candidati preferiti per la Casa Bianca non sono capaci di battere il GOP.
Rand Paul, per esempio, può provare per più di una tornata elettorale a dimostrare che può fare appello ai repubblicani tradizionali.

Tuttavia, la possibilità dei Tea Party di ottenere almeno dal cinque al dieci per cento del voto totale nel 2016 può essere sufficiente ad attirare una leva politica contro una tirannia bipartitica.

Nelle nostre aste politiche decadenti, sempre alla ricerca di denaro, ciò sarebbe più fresco  con autentici conservatori libertari che attaccano le corporazioni imperiose che fanno alleanze minimali con il nostro paese e la sua gente.

Tradotto da F. Allegri il 27 agosto 2013.

 
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Il bike sharing

Post n°799 pubblicato il 25 Agosto 2014 da amici.futuroieri
 

Scheda sul bike sharing
Earth Policy Release
14 Maggio 2014

La prevalenza di biciclette in una comunità è un indicatore della capacità di fornire un trasporto a prezzi accessibili, della minore congestione del traffico, del calo dell’inquinamento atmosferico, dell’aumento della mobilità, e dell’offerta ginnica alla popolazione mondiale crescente.
I programmi di bike - sharing sono un modo per diffondere le biciclette tra le masse.

All’inizio del 2014, circa 600 città di 52 paesi attuano programmi avanzati di bike sharing, con una flotta complessiva di oltre 570.000 bici.
La Spagna è il leader mondiale con 132 programmi diversi di bike - sharing.
L’Italia ne ha 104, e la Germania 43.

Il programma più grande del mondo di bike - sharing è a Wuhan, la sesta città della Cina, con 9 milioni di persone e 90.000 bici condivise.
Nel 2013, la Cina ha attuato 82 programmi di bike sharing, con una flotta enorme combinata di circa 380.000 biciclette.

Gli Stati Uniti attuano 36 programmi moderni di bike sharing.
Con una serie di nuovi programmi in cantiere e con le espansioni pianificate dri programmi esistenti, la flotta statunitense è impostata per quasi raddoppiare le oltre 37.000 biciclette condivise pubblicamente entro la fine del 2014.

Da quando il sistema del Vélib fu lanciato a Parigi nel 2007, il numero dei ciclisti sulle strade è aumentato del 41 per cento.
Quasi 24.000 bici possono essere ritirate presso le oltre 1700 stazioni tra la città e i sobborghi.
Il sistema Barclays Cycle Hire di Londra fu lanciato nel 2010 con 6.000 biciclette ed è cresciuta a oltre 9.000.
Nuove piste ciclabili e nuovi tracciati ciclabili designati hanno contribuito a crescere l’utenza.

Le città del bike - sharing stanno scoprendo che la promozione della bicicletta come opzione di trasporto può portare a una maggiore mobilità e a strade più sicure per tutti.

Il bike sharing, le piste e le altre infrastrutture amiche della bicicletta sono una manna per le economie locali.
Con oltre la metà della popolazione mondiale che oggi vive nelle città, c’è un enorme potenziale per i governi municipali e per gli urbanisti per aumentare l’uso della bicicletta.

Con costi annuali nella maggior parte delle città ben al di sotto dei $ 100, il bike sharing è di gran lunga più conveniente rispetto al costo medio di 7.800 dollari stimato da AAA per chi possiede una macchina e fa 10.000 miglia all’anno.
Durante il primo anno nel quale le persone abbandonano la guida regolare per diventare un pendolare in bicicletta, si possono perdere 10 libbre o più.
# # #
I dati e le risorse aggiuntive sono disponibili su www.earth-policy.org.
Sentitevi liberi di passare queste informazioni ad amici, familiari e colleghi!
Contatti per la ricerca: Janet Larsen e Emily E. Adams
Earth Policy Institute
1350 Connecticut Avenue NW, Suite 403, Washington, DC 20036

Tradotto da F. Allegri il 25/08/2014

 
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Camilla nei boschi di Vitolini

Post n°798 pubblicato il 23 Agosto 2014 da amici.futuroieri
 

Camilla nei boschi di Vitolini
23 agosto 2014
Di F. Allegri
La mucca Camilla è stata ritrovata!
Lei era in Moscheri, il bosco di Marcello ovvero sul colle accanto a Violini e poteva essere soltanto li.
La sua fuga è durata un mese e 6 giorni, (dal 14 luglio al 20), ma io non parlerei di fuga: si è trattato di un vagare nel sottobosco, lungo il ruscello che le ha assicurato acqua a sufficienza e una quantità minima di erba da mangiare.
Anche la mucca Camilla era diventata una bestia mitica: era la mucca in fuga.
Ricordo per inciso e riepilogo, in questi mesi abbiamo sentito parlare del serpente di Montecatini, della pantera di Cerbaia e dell’uccello di fuoco di Cerreto Guidi.
L’ultima protagonista è quindi la mucca in fuga.
Fuga è una parola crossa; in realtà, io parlerei di ricerche approssimative e mal orientate, sicuramente troppo estese: mi sembrano troppi gli avvistamenti e troppo ampia l’area delle ricerche.
La mucca si era mossa poco e si era inoltrata in una zona dove poteva bere e mangiare.
La polemica animalista contro il rischio di abbattimento ha confuso ulteriormente la situazione.
Camilla si poteva ritrovare in poche ore anche se il bosco di Mascheri è ormai una zona disabitata e poco frequentata in questa stagione.
Io conosco bene quei posti perché proprio lassù viveva mia nonna e io trascorsi la mia infanzia tra il bosco di Moscheri e l’oliveta circostante.
Non si sa dove è stata catturata di preciso, ma io ipotizzo che il luogo non comunicato sia la casa dove un tempo viveva Amedea, un’amica dei miei nonni che morì negli anni ottanta del secolo scorso.
Si sa che la cattura dell’animale è stata facile e con minimi problemi di trasporto vista la mole dell’animale e si pensa anche indolore.
Finalmente, la mucca riposerà nella sua stalla, in compagnia dei suoi vitellini che hanno quasi un anno e sono del tutto indipendenti.
Chissà se Camilla avrà nostalgia di questa scampagnata?
Di sicuro io farò una passeggiata nei luoghi della mia infanzia …..

 
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Esempi di follie istituzionali

Post n°797 pubblicato il 22 Agosto 2014 da amici.futuroieri
 

Esempi di follie istituzionali
22 agosto 2014
Di F. Allegri
Anche quest’anno, l’estate porta un aumento di cattiva informazione specie per le persone che vanno in vacanza e che in questi mesi leggono qualche giornale in più.
Va detto subito che muta la selezione delle notizie da diffondere.
Questo scritto si ispira alla lettera settimanale di Ralph Nader del 8 maggio 2014 che si intitola: “Denunciamo le follie Istituzionali”.
Il tema è quello degli enti folli che caratterizzano gli USA, ma anche molti stati occidentali.
Negli USA, ma anche altrove, molta follia istituzionale si lega alle questioni sanitarie e all’allarmismo su alcune malattie e non su altre.
Per Nader, gli enti folli sopravvivono perché psichiatri e psicologi si rifiutano di studiarli e perché i mass media li alimentano e ne fanno parte.
Ecco cosa dice Nader a Psichiatri e psicologi: “Quali sono i segni che un ente è clinicamente folle? Per oltre 35 anni ho cercato di convincere gli psicologi e gli psichiatri specializzati e le loro associazioni professionali a studiare questo grave argomento di studio e le proposte correttive. Ahimè, senza alcun risultato. Essi sono completamente occupati con la salute mentale degli individui”.

Subito dopo Nader si rivolge ai mass media e ci fa un esempio preciso: “Un sintomo della follia istituzionale si rivela quando i mass media diventano più selvaggi coprendo parole offensive mentre ignorano le azioni sistematiche che riflettono quelle parole. Nel 2009, Donald Sterling, proprietario dei Los Angeles Clippers nel NBA, patteggiò 2,725 milioni di dollari con il Dipartimento di Giustizia per aver violato la legge escludendo i futuri inquilini afro - americani e ispanici dai suoi condomini. Rispetto alla copertura delle sue parole razziste, questa ingiustizia ricevette poca copertura dai notiziari. La settimana passata, tutti avete sentito quello che era il replay infinito del suo bigottismo privato che molti collegano alla sua fidanzata e a tutte le condanne dei ricchi giocatori, degli allenatori e degli ex giocatori. Dov’era la loro indignazione nel 2009? Che dire delle decine di migliaia di braccianti servi della gleba nel sud est asiatico, che sono schiavizzati per fabbricare a distanza le scarpe di Michael Jordan e di LeBron James?”.

Dopo questa considerazione, Nader entra nel tema sanitario partendo da una critica al presidente Obama e al clamore mediatico che circonda alcune notizie e non altre: “In Malesia, nell’incontro con il capo dello Stato, mentre faceva la sua visita, il presidente Obama decise di commentare il caso Donald Sterling. Eppure, durante la sua settimana di incontri con i leader dell’Asia orientale, il presidente Obama non ha portato l’attenzione sulla principale minaccia per la salute che quella regione crea agli USA - le epidemie virali mortali che potrebbero raggiungere questi lidi come fecero altri virus letali in passato. I Centri federali per il Controllo delle Malattie (CDC) avrebbero beneficiato di un supporto presidenziale per una maggiore cooperazione e per gli allarmi precoci in quelle nazioni. La copertura mediatica del primo anniversario degli attentati alla maratona di Boston (3 morti, 264 feriti) è stata totale mentre ai 2 rapporti allarmanti e recenti diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sotto-finanziata e dal CDC che allertavano sui molti altri milioni di morti che potrebbero risultare dalla super prescrizione di antibiotici che creano super batteri resistenti, è stata data poca attenzione. L’OMS ha avvertito che il mondo sta tornando al periodo pre - antibiotici, quando c’era poca protezione medica contro batteri e virus. Questo non è solo una proiezione futura. Ogni giorno più di 200 americani muoiono negli USA dalle infezioni correlate all’assistenza, come le infezioni ospedaliere indotte, secondo il CDC e altre fonti. Ogni giorno!”. Va sottolineato e aggiunto che questa è la vera notizia sanitaria che nessun giornale diffonde.
In questi giorni imperversa l’epidemia di ebola, ma io mi chiedo: come mai in maggio nessuno parlava del MERS? Ecco la notizia perduta: “Il primo caso di corona virus mortale dall’Arabia Saudita ha raggiunto l’Indiana, dove un visitatore di ritorno da quel paese è arrivato con un virus poco studiato denominato MERS. Collegata ai cammelli infetti, questa malattia ha preso la vita a oltre un terzo delle sue vittime, e ha già provocato circa 100 morti. Avete visto una copertura sui media adeguata come per le recenti gaffes verbali dei politici o per il cattivo comportamento delle stars di Hollywood? Se questo virus, già confermato in una dozzina di paesi, iniziasse a trasmettersi da uomo a uomo, ‘Katy sbarra la porta’!”.

In tema di tutela sanitaria, nader aggiunge una critica alle spese militari. Altro tema che la stampa non tratta: “La marina di Obama è ridondante dopo che è stata varata una nave che costa $ 12,5 miliardi. Ora ci sono dodici di questi elefanti bianchi strategici, per la protezione delle forze imperiali, mentre ci sono fondi insufficienti per i paesi che vogliono scoprire il patrimonio genetico di questo virus o studiare il caso che riguarda il suo modello di diffusione. Il presidente Obama ha proposto nel suo bilancio fiscale del 2015 tutti i ‘30 milioni di dollari’ necessari per identificare i ceppi batterici più resistenti e delineare i loro focolai e per preparare i trattamenti. “Questi “terroristi tossici” invisibili, in apparenza molto pericolosi, non decidono la gravità e le risorse come fanno i terroristi umani o le esigenze insaziabili del complesso industriale degli armamenti”.

La scelta stessa delle priorità politiche è condizionata dalle verità appena scritte che Nader commenta così nella sua conclusione: “Non ci sono veramente parole più adeguate per descrivere questa inversione grottesca delle priorità se non parlando di ‘follia istituzionale’. Esiste anche sotto forma di banalizzazione di massa dovuta alla selettività dei media. Manifestazioni pubbliche serie e spesso tempestive e i report sui rischi ampiamente percepiti e sui danni esistenti vengono ignorati. Basta guardare solo ciò che riempie con spettacoli nazionali il pomeriggio e il week-end della rete televisiva, usando le nostre onde radio pubbliche gratuitamente. Guardate le molte pagine dei giornali dedicate allo sport, alla moda e ai guai delle celebrità, comparandole con lo spazio dedicato alle lettere al direttore o alla copertura delle attività civiche locali e nazionali che si concentrano sul miglioramento civile o sul risolvere problemi diffusi con le soluzioni disponibili. Troppa copertura delle ‘notizie’ è dedicata alla dissolutezza e ai fatti insignificanti. I neuro-scienziati, come Antonio Damasio, hanno ipotizzato che l’edonismo incontrollabile, che prende gli individui, può essere, a livello sociale, ugualmente auto-distruttivo e disfunzionale. Un giorno, immagino, qualcuno organizzerà una “società nazionale delle persone serie” che contesteranno questo corporativismo edonistico a livello nazionale in modo da esaminare la sua distruzione del potenziale umano e di ciò che trasmettiamo ai posteri. Possiamo iniziare chiedendoci il motivo per cui le multinazionali - queste istituzioni più sfruttate a livello sensuale – possono andarsene così spesso utilizzando, gratuitamente, la nostra proprietà, comune (onde radio pubbliche, le terre pubbliche, internet, le migliaia di miliardi di dollari per la ricerca e lo sviluppo che il contribuente da loro) contro gli interessi di “noi, il popolo” e, più crudelmente dei nostri figli”.
Scriverò spesso di disinformazione in generale e di quella estiva.

 
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Elementi di una guerra di propaganda

Elementi di una guerra di propaganda
19 agosto 2014
Di F. Allegri
Alcuni amici mi hanno chiesto di valutare la guerra che è in corso da mesi in Ucraina e che sembra destinata a continuare nei prossimi mesi.
Il tema attuale da discutere di più è la sua durata: ci sarà ancora la guerra in autunno oppure no?
Posso scrivere che un inverno di guerra in Ucraina sarebbe molto doloroso per le popolazioni civili delle aree coinvolte e per quelle delle aree confinanti.
Potrei fermarmi qui perché sono cosciente che le nostre informazioni dal fronte sono minime e tutte da verificare.
In questo contesto posso fare un approfondimento sul tema generale delle guerre di propaganda che accompagnano le guerre vere, specie in zone contese tra gli imperialismi dominanti.
Il nuovo governo ucraino ha due potenti alleati, gli USA e la Nato i quali sostengono l’esercito di quel paese con mezzi materiali e militari e con i loro servizi segreti speciali esperti anche di guerra psicologica e di comunicazione in tempo di guerra.
Questa mi è sembrata molto attiva in queste ultime settimane che registrano un equilibrio di sangue sul terreno.
Chi fa e cos’è una guerra di propaganda?
I tedeschi hanno mandato in Ucraina il gruppo “Combat Camera” che si occupa di comunicazione di guerra e i gruppi Kunduz e IEB dell’OPINFO che si occupano della formazione di un’opinione pubblica e di comunicazione interculturale.
Dal Belgio è arrivato un gruppo per la guerra psicologica (psy-op).
La NATO ha mandato l’ISAF che abbiamo conosciuto in Afganistan.
Gli USA hanno mandato un loro team inquadrato nel 109° Afghan Corps che si occupa di informazione e propaganda, propaganda nera e guerra psicologica che sarà coadiuvato da altri due reparti specializzati.
Questo coinvolgimento occidentale non va sottovalutato: siamo ad un passo dalla guerra guerreggiata che al momento non è uno sviluppo probabile di questo tipo di impegno dato che le truppe NATO non avrebbero le coperture necessarie e neanche un vero interesse generale o economico allo scontro.
Detto questo, la situazione ha una sua gravità.
Va ricordato che ogni guerra di propaganda da un contributo importante alla vittoria di una guerra.
La guerra di propaganda svolge un lavoro di rieducazione delle opinioni pubbliche neutrali e anche di quelle degli stati avversi.
La guerra di propaganda seleziona con cura le sue menzogne, demonizza l’avversario, quando è necessario disinforma e la stampa quotidiana svolge il suo lavoro con completezza e talvolta con l’ipocrisia del caso.
Il bersaglio preferito della guerra di propaganda occidentale è sicuramente Vladimir Putin, non mancano i comunicati sulle atrocità dei filo – russi che sono insorti in quelle regioni.
Dal lato del KGB mi sembra evidente che una seconda disinformazione nega l’evidenza quando non si ammette un coinvolgimento russo.

Queste sono mie sensazioni a naso, non vado oltre.
Nelle guerre di propaganda, va considerata infine la cosiddetta “Black Propaganda” che consiste in informazioni false e in materiali informativi che sembrano provenire da una fonte del nemico, ma che vengono in realtà dalle solite fonti.
La prima vittima di ogni guerra è la verità.

 
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I falsi referenda: con esemplificazioni

I falsi referenda: con esemplificazioni.
16 agosto 2014
Di F. Allegri
La mia ultima fatica universitaria prima di lavorare alla tesi fu una ricerca a livello mondiale sull’uso dei referenda nella vita politica degli stati.
Io mi rivelai come uno degli studenti più brillanti ed ebbi l’onore di studiare il caso californiano che insieme a quelli svizzeri e italiani è un modello valido per gli studi di questo fenomeno politico.
Le conclusioni che traemmo allora restano valide: laddove l’iniziativa referendaria appartiene al popolo c’è un notevole sviluppo dell’istituto referendario.
Oggi riparto da qui è mi pongo la seguente domanda: come influiscono i partiti e le lobbies sui referenda?
Parto da un scritto del 1° maggio di Ralph Nader che si intitolò: “Fermiamo gli scrocconi corporativi di Cleveland”. Il 6 maggio i contribuenti di Cleveland sono andati alle urne per votare un referendum molto particolare ovvero per esprimere il loro favore o la loro contrarietà al finanziamento pubblico della costruzione di grandi arene sportive e usate da società sportive già sovvenzionate in molti modi.
Chi ha votato SI ha scelto di servire le varie corporazioni arroganti e si è rilevato come un seguaci del sistema politico locale in cerca di facile consenso.
Il principio da difendere con un NO è semplice: le entrate delle imposte vanno usate per opere pubbliche più importanti e necessarie.
Un contribuente può pagare per costruire scuole, strade, ponti, biblioteche, ospedali, per migliorare i trasporti pubblici e per altri bisogni della comunità, al contrario gli stadi e gli impianti sportivi vengono dopo.
Come mai si è tenuto un simile referendum?
Da un lato con questa scelta si ottiene un consenso popolare alla cessione di denaro pubblico ai grandi ricchi locali: Si unisce il consenso popolare al vantaggio di parte!
Normalmente i giganti dello sport cercano di evitare i referenda usando altri mezzi, dai contributi elettorali alla persuasione diretta di sindaci e politici alla ricerca di facile popolarità.
A questo proposito cito Nader direttamente: “Quando i capi delle grandi leghe sportive non possono evitare un voto pubblico, inducono in errore il pubblico con l’idea che la costruzione di impianti sportivi sia utile per creare posti di lavoro, ma la gran parte degli economisti sa che essa non è sicuramente un modo efficace economicamente per creare posti di lavoro”.
Ecco una bugia diffusa: l’abbinamento di atti politici alla creazione di posti di lavoro.
Questa è una vera epidemia diffusa che talvolta non si diffonde e allora viene seguita da certe minacce di routine legate ai risultati sportivi della squadra di turno.
Nel binomio tra sport e politica può accadere anche di peggio, ecco cosa aggiunge Nader: “Quando tutto questo fallisce, i baroni dello sport chiedono di ricevere le entrate derivate da imposte odiose e altri piccoli aiuti ben scelti (come la tassa di parcheggio, di ingresso, di soggiorno, dei videogiochi, quella sul nolo dell’auto, e l’esenzione dalla tassa di proprietà), oltre a mantenere prezzi elevati per biglietti, cibo e parcheggio”.
Tutto è guadagno, tutto crea consenso.
Nader ci dice: “Questa è la situazione a Cleveland – una metropoli deindustrializzata, ingiustamente povera, con il più grande datore di lavoro che oggi è la Cleveland Clinic. Le persone più benestanti possono andare a vedere i Cleveland Browns, i Cleveland Indians e i Cleveland Cavaliers – i cui stadi hanno i nomi delle società e non sono chiamati ‘Taxpayers Stadium, Arena and Field’. I proprietari sportive super-ricchi, o i re del welfare aziendale, sanno che ‘le tasse cattive’ aiutano a ottenere più voti per i loro stadi”.
Qui il cenno alla globalizzazione è evidente e si capisce come Cleveland non sia un caso isolato, ma un modello da analizzare.
La vincita del SI porterà a una tassa ventennale su alcolici e sigarette con la quale coloro che hanno questo vizio pagheranno per far godere altri viziati e per arricchire il potente di turno.
Il nuovo impianto sportivo costerà tra i $ 250 a $ 350 milioni.
Nader ha aggiunto: “Le imposte proposte escludono le contee adiacenti dove vive il cinquanta per cento o più dei tifosi paganti. Cuyahoga County, che comprende la città di Cleveland, ha già tasse alte sulla proprietà, sulle vendite e sulla scuola rispetto alle contee vicine. La disoccupazione, i prezzi dei beni di prima necessità e la disuguaglianza sono molto elevati nella Cuyahoga County assediata secondo Roldo Bartimole, probabilmente il più grande giornalista investigativo di Cleveland di questo ultimo mezzo secolo (vedi il Cleveland Leader per maggiori informazioni). Qualsiasi aumento delle tasse – cattive o diverse - va destinato alle necessità della comunità locale, non all’intrattenimento”.
Torno su un tema che affronto volentieri.
Ecco cosa dice Nader sulla creazione del consenso popolare visto come atto deliberato dai potentati: “I capi dello sport del tempo libero sanno che la carta vincente che permette loro di continuare con i loro modi da scrocconi come capitalisti amiconi è quella di sfruttare la gioia dello spettatore derivata dall’essere parte di un gruppo di fan locale. Il non detto di tali richieste toglie la gioia a chi guarda la TV e la da ai fans che minacciano di andare in un’altra città mollando tutto. Tutto puzza di avidità, potere e estorsione. E’ certo che i Clevelanders, i Browns, gli Indians e i Cavaliers non andranno via. Sanno quanto “aiuto” (oltre $ 1 miliardo dal 1990) i vostri politici hanno già dato a queste squadre. I padroni dello sport amano definirsi come dei capitalisti. Quindi lasciate che si comportino come tali e che investano il proprio denaro e fateli smettere di trasformare le vostre tasse nei loro profitti. La Coalition Against the Sin Tax (CAST) vuole piena divulgazione degli “obblighi” segreti imposti al pubblico in questi contratti di benessere aziendale esistenti in modo che i residenti possano sapere cosa sta succedendo dei loro soldi (vedi Coalition Against the Sin Tax per ulteriori informazioni). “Chi ci preoccupa?” potrebbero dire i non Clevelanders. Meglio pensare al nuovo. I miliardari sportivi avidi sono in tutto il paese. Non smettono mai di espandere la loro ricchezza che cresce a spese degli altri. Fino a quando voi non li fermerete”.
Il condizionamento del ricco e privato non è l’unico ipotizzabile.
In Italia abbiamo un altro potere condizionante che cresce e si diffonde mentre degenerano le istituzioni: penso ai partiti in crisi di consenso o a personaggi o gruppuscoli ambiziosi che vogliono partecipare alla lotta politica quotidiana in modo non trasparente.
Anche gli ultimi 4 referenda su giustizia e acqua pubblica sono stati una falsificazione.
Se i primi due sono serviti alle parti in lotta per il potere per poter stabilire la loro forza reale nel breve periodo i due sull’acqua hanno ottenuto il risultato accessorio di far alleare PD e PDL.
Dei referenda nazionali sul tema degli acquedotti cittadini sono già di suo una forzatura da criticare e io l’ho fatto spesso.
Oggi posso chiudere dicendo che su questa piccola forzatura di sinistra, le lobby hanno costruito un nuovo castello consociativo enorme.
Chi crede nella bontà degli acquedotti comunali deve circoscrivere la propria lotta al proprio comune mentre chi si interessa alle questioni nazionali vere può solo constatare la degenerazione in corso delle istituzioni.

 
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La plastica nel mondo

La crisi del sacchetto di plastica: un quadro globale
Janet Larsen e Savina Venkova
www.earth-policy.org/plan_b_updates/2014/update123
Earth Policy Release
Piano B Aggiornamento
1 maggio 2014

In tutto il mondo, un trilione di sacchetti di plastica monouso è usato ogni anno, quasi 2 milioni ogni minuto.
L’uso varia ampiamente tra i paesi, da oltre 400 l’anno per molti cittadini dell’Europa orientale, ad appena 4 all’anno per le persone in Danimarca e in Finlandia.
I sacchetti di plastica, fatti di gas naturale impoverito o di risorse petrolifere esauribili, vengono spesso utilizzati solo per pochi minuti.
Dopo durano nell’ambiente per centinaia di anni, possono essere triturati in pezzi sempre più piccoli, ma mai si rompono completamente.

Nel corso dell’ultimo secolo, la plastica ha invaso il pianeta.
Da una parte, la plastica sembra un materiale miracoloso, con usi benefici che vanno dai dispositivi medici al rendere i veicoli più leggeri e più efficienti.
D’altra parte, si tratta di una maledizione, che permette la produzione di massa a buon mercato, apparentemente, di materiali usa e getta che riempiono le discariche, offuscano gli oceani, soffocano la fauna, e sporcano i panorami.
Riempite con additivi che non hanno un record di sicurezza, le materie plastiche sono state collegate a una serie di problemi di salute, tra i quali alcuni tipi di cancro e all’infertilità.
Mentre la plastica può essere usata e riciclata con saggezza, la maggior parte di quei prodotti non può.
Forse nessun altro elemento simboleggia i problemi della nostra cultura dell’usa e getta meglio del sacchetto di plastica monouso.

Data la moltitudine di problemi associati con i sacchetti di plastica, molte comunità di tutto il mondo hanno cercato di liberarsi dalle loro dipendenze mediante l’attuazione di divieti o con tasse sui sacchetti.
La più antica imposta esistente sul sacchetto è in Danimarca. Passò nel 1993, questo regolamento influenzò i costruttori si sacchetti di plastica che pagarono una tassa in base al peso del sacchetto.
I negozi furono autorizzati a far gravare il costo sui consumatori sia con le tariffe sulla borsa o assorbito nei prezzi di altri oggetti.
L’effetto iniziale di tale sistema fu un calo impressionante del 60% nell’uso del sacchetto.

Una delle misure più note sul sacchetto è l’imposta nazionale irlandese, adottata nel 2002.
Essa fu la prima a tassare direttamente i consumatori, a partire da una tassa di 15 centesimi di euro (20 cents) per sacchetto.
Entro 5 mesi dalla presentazione della misura, l’utilizzo del sacchetto scese di oltre il 90%.
I rifiuti furono ridotti notevolmente.
Tuttavia nel corso degli anni, l’uso del sacchetto riprese a insinuarsi, così nel 2007 la tassa è stata aumentata a 22 centesimi di euro, e nel 2011 la legge è stata modificata con l’obiettivo di mantenere l’uso annuale di sacchetti pari o inferiore ai 21 sacchetti a persona.
F. Convery della University College di Dublino definisce la tassa irlandese sul sacchetto “la più popolare in Europa”, e pensa che sarebbe dannoso politicamente il rimuoverla.

Infatti, molte comunità guardando le misure di riduzione del sacchetto di plastica sperano di emulare il successo irlandese.
Altri paesi europei dove i consumatori pagano per i sacchetti di plastica — sia attraverso leggi che con iniziative volontarie — sono il Belgio, la Bulgaria, la Francia, la Germania, la Lettonia e i Paesi Bassi.
In tutta l’Unione europea, gli Stati membri dovranno prendere misure per ridurre l’uso della borsa di plastica dell’80% entro il 2019.

La riduzione della quantità di materie plastiche in ambiente marino è stata una delle principali cause della normativa in Europa e altrove.
In una nota sulla sua proposta di riduzione della plastica, la Commissione europea osserva che “nel Mare del Nord, gli stomaci del 94% di tutti gli uccelli contengono plastica.
I sacchetti di plastica sono stati trovati nello stomaco di diverse specie marine in via di estinzione, come le tartarughe verdi, le tartarughe marine, le tartarughe comuni, l’albatros dalle zampe nere, e nelle focene.”
In sintesi, “almeno 267 specie diverse sono note per aver sofferto per l’intrappolamento o per l’ingestione di rifiuti marini”.

Il desiderio di proteggere le balene che migrano al largo della costa della Tasmania portò al primo divieto locale dei sacchetti di plastica in Australia nel 2003.
Ora la metà degli stati e dei territori australiani vieta i sacchetti di plastica.


Al di là dei mari, i motivi per agire contro la plastica variano dalle epidemie di malaria associate ai sacchetti per la raccolta dell’acqua in Kenya fino alle fogne intasate con i sacchetti di plastica che esacerbano le inondazioni in Bangladesh, Camerun, e nelle Filippine.
I bovini soffocati dai sacchetti di plastica hanno dato impulso alla regolamentazione del sacchetto nei paesi con ranch in Texas e nelle comunità indiane interessate alla vacca sacra.
Nella capitale della Mauritania, si stima che il 70% di bovini e ovini siano morti per l’ingestione di un sacchetto di plastica; negli Emirati Arabi Uniti, la preoccupazione è per i cammelli.
(Per altri dettagli sulle lotte contro la borsa di plastica nel mondo vedi www.earth-policy.org.)

Una strategia mondiale rigorosa contro il sacchetto di plastica potrebbe esserci in Ruanda.
Da quando il divieto è entrato in vigore nel 2008, i passeggeri delle linee aeree che arrivano da fuori nel paese raccontano di essere costretti a cedere i sacchetti al momento dell’arrivo.

Non è chiaro, tuttavia, con quanto successo il divieto riduca il consumo complessivo di sacchetti, in particolare nelle aree meno urbane, a causa di un mercato nero attivo per i sacchetti.
In Sud Africa, dove i sacchetti di plastica trovati tra i cespugli e gli alberi erano diventati così comuni che erano chiamati il fiore nazionale, un divieto sui sacchetti non biodegradabili e sottili che facilmente si lacerano e volano via entrò in vigore nel 2003.
I sacchetti più spessi sono tassati.
La tassa del sacchetto di plastica in Botswana, che iniziò nel 2007, ha portato un dimezzamento dell’uso della borsa tra i principali rivenditori.
Tutto sommato, almeno 16 paesi africani hanno annunciato il divieto di alcuni tipi di sacchetti di plastica, con diversi livelli di efficacia.

In Cina, dove l’inquinamento del sacchetto di plastica è molto diffuso, alcune città e province hanno cercato di introdurre politiche volte a limitare il suo uso nel 1990, ma la loro scarsa applicazione ha portato a un successo limitato.
Prima che Pechino ospitasse i Giochi Olimpici del 2008, una legge nazionale introdusse il divieto dei sacchetti extra sottili e chiese ai negozi di addebitare una tassa su quelli spessi.
Il governo cinese ha riferito che l’uso del sacchetto è sceso di oltre due terzi, anche se il rispetto sembra essere imprevedibile.
Alcune città nel sud-est asiatico, la fonte di molte esportazioni dei sacchetti di plastica nel mondo, hanno legiferato per ridurne l’utilizzo.

Negli USA, 133 tra città e contee hanno approvato norme contro il sacchetto di plastica.
I divieti del sacchetto riguardano un californiano su tre e praticamente tutti gli hawaiani.
Il consiglio comunale di Chicago ha votato per un divieto del sacchetto a aprile 2014.
Dallas e Washington, D.C., sono tra le poche giurisdizioni che carica 5-10 cents per ogni sacchetto di plastica o di carta; in entrambe le città, le tasse sono state istituite per ridurre il numero di borse nei fiumi locali.
In Canada, gran parte degli interventi anti-Bag è volontaria, con un certo numero di rivenditori che partecipano.
Le province dell’Ontario e del Quebec hanno dimezzato il loro uso del sacchetto con una serie di misure, tra le quali incentivi ai negozi che usano borse riutilizzabili e tasse ai rivenditori.
I negozi di liquori in Manitoba, Quebec e Nova Scotia hanno vietato il sacchetto di plastica per la merce.

Anche l’America Latina ospita una serie di iniziative per ridurre i rifiuti e i sacchetti di plastica, tra i quali il divieto nelle città cilene di Pucon e Punta Arenas e negli stati di Buenos Aires e Mendoza in Argentina, per citarne alcuni.
In un paio di stati brasiliani le borse per le merci devono essere biodegradabili. Lo Stato di Sao Paulo vietò i sacchetti di plastica monouso gratuiti a partire dal gennaio 2012, consentendo che le borse riutilizzabili o biodegradabili pesanti fossero vendute a 10 cents, ma la misura fu rimossa da un'ingiunzione in tribunale supportata a livello industriale, e nonostante il sostegno dell’organizzazione dei supermercati.
Allo stesso modo, Città del Messico vietò i sacchetti di plastica nel 2009, ma, sotto la pressione dei produttori di materie plastiche, la misura è stata sostituita prima dell’esecuzione con un’iniziativa di riciclaggio — una tattica comune usata dai gruppi industriali in tutto il mondo contrari ai divieti o alle tasse più severe.

I sacchetti di plastica hanno un costo chiaro per la società che ancora non è versato interamente.
La riduzione dell’uso dei sacchetti usa e getta è una piccola parte del passaggio da un’economia usa e getta ad una basata sull’uso prudente delle risorse, dove i materiali sono riutilizzati e non progettati per una rapida obsolescenza.

# # #
Sentitevi liberi di passare queste informazioni ad amici, familiari e colleghi!
Contatto per i media: Reah Janise Kauffman
Contatto per la ricerca: Janet Larsen
Earth Policy Institute
1350 Connecticut Avenue NW, Suite 403, Washington, DC 20036

Tradotto da F. Allegri il 14/08/2014.

 
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Magistratura e democrazia

Post n°793 pubblicato il 10 Agosto 2014 da amici.futuroieri
 

INTRODUZIONE
La traduzione dello scritto settimanale di Ralph Nader di oggi affronta il tema del rapporto tra magistratura e democrazia in USA, ma l’esempio permette considerazioni generali in materia di partecipazione di qualità e sul tema dei campioni del popolo.
Lo scritto riguarda due magistrati della corte suprema USA in pensione.
Sono Paul stevens di 94 anni e Sandra Day O’ Connor di 84.
Si tratta, senza dubbio, di 2 anziani di prestigio, esperti di diritto e profondi conoscitori del sistema politico nel quale vivono.
Lo scritto avvia una nuova sfida per Ralph Nader e i suoi seguaci: la creazione di 2 istituti per promuovere la giustizia nei tribunali, la partecipazione e la critica politica.
Ci sono i giusti riferimenti, gli obbiettivi espliciti e anche un esempio come riferimento:il Brennan center for justice di New York che già opera in quello stato.
Il punto fondamentale è che un ex magistrato può fare politica, specie se è stato prestigioso e se ha avuto un vasto seguito di supporter e collaboratori.
Il tema ha una sua importanza anche nel contesto italiano dove ci sono situazioni particolari nello status di giudice e una eccessiva prossimità con il ruolo di politico.
La questione della O’ Connor permette una seconda premessa: il sistema elettorale dei giudici USA (che ultimamente piace ad alcune minoranze italiche) è profondamento sbagliato, secondo questo ex magistrato sarebbe meglio un sistema per meriti e titoli.
Uno come quello italiano …… con qualche correzione.
Il titolo di questo scritto del 23 aprile è “Avviamo gli istituti per la giustizia Stevens e O’ Connor?”.
Parte con la domanda: “Cosa fanno i giudici in pensione della Corte Suprema degli Stati Uniti con il loro tempo e la reputazione? Uno di loro – il giudice Paul Stevens, 94, ha pubblicato da poco un altro libro Six Amendments: How and Why We Should Change the Constitution; Questo nuovo lavoro si aggiunge ai suoi scritti e saggi vigorosi post-pensionamento. Un’altra – il giudice Sandra Day O’ Connor, 84, è stata occupata a lottare con le persone contrarie ad una sua scelta in sul Tribunale. Ha messo in dubbio la saggezza del suo voto sul Bush v. Gore e sul finanziamento della politica senza limiti consentito dalla decisione su Citizens United emessa dopo che lasciò la corte. I suoi discorsi che dichiarano i servizi legali attuali per i poveri come troppo inadeguati e che sostengono come il nostro paese abbia bisogno di più servizi pro bono di avvocati e di studenti di legge supervisionati sono tra i più specifici ed eloquenti tra quelli fatti sulla vergogna della professione di avvocato. Lei promuove il miglioramento dell’educazione civica nelle nostre scuole e la “selezione di merito per i giudici” al posto del costringere i nostri giudici a procedere con fondi elettorali ricevuti da interessi specifici”.

E’ un bel elenco di titoli di merito e Nader vuole valorizzarli nel modo seguente: “Sembra il momento per tali attività civiche umane vibranti di ispirare degli istituti permanenti nel loro nome –lo Stevens Institute per la Giustizia e l’Istituto O’ Connor per la Giustizia”.

A chi si rivolge Nader? Lo dice subito: “Data la loro lunga permanenza alla High Court, i giudici Stevens e O’ Connor hanno avuto almeno 100 collaboratori ad aiutarli. Molti aiutanti sono ormai avvocati di successo, ricchi, mentre altri sono professori di diritto e giudici. Potrebbero organizzarsi e lanciare queste istituzioni con una base di finanziamento solida che potrebbe attirare donazioni, soprattutto se i due giudici sosterranno questa idea. In breve tempo, la foresta impoverita della democrazia americana - il diritto e la giustizia - potrebbe essere alimentata da 2 alberi di rovere”.

Subito dopo Nader chiarisce la sua fonte di ispirazione: “Sto solo sognando? Affatto. Un modello efficace esiste alla New York University Law School chiamato Brennan Center for Justice. Fu fondato nel 1995 dalla famiglia e dagli ex collaboratori del giudice della Corte Suprema William J. Brennan. Con un budget annuale di $ 10 milioni, il Brennan Center dispone di una forza notevole per preservare e rafforzare la nostra democrazia, dove le persone vengono prima. E’ descritto come “ Think Tank di parte, dalla parte dell’interesse pubblico e dalla parte delle comunicazioni” che lavorano per la “giustizia uguale per tutti”. Il Centro utilizza strumenti di educazione e di potere attraverso i tribunali, il legislatore e fa rete con gruppi di base e funzionari pubblici per dare forza ai cittadini che desiderano partecipare al processo decisionale del governo e alle elezioni. Il Centro si tuffa nella nostra disordinata politica plutocratica - la corruzione del denaro politico, l’ostruzione per gli elettori e i candidati, il sartiame delle elezioni attraverso la ridefinizione dei distretti, i costi dell’incarcerazione di massa e sulle esecuzione basate su pregiudizi razziali - e si concentra sempre sulle soluzioni. Va dove vanno in pochi, il Brennan Center for Justice ha iniziato a denunciare le azioni illegali dai presidenti e criticato il legislatore Statale di New York come “il più disfunzionale [legislatore statale] degli Stati Uniti”, perché è tiranneggiato dai “due leaders dei partito di maggioranza delle rispettive camere”. Il Centro sta premendo per una serie di riforme etiche, una commissione indipendente per i collegi elettorali e un sistema di finanziamento pubblico per le elezioni statali che potrebbero essere applicabili ai legislativi di altri Stati.
Immaginate di andare ad una scuola di diritto in cui gli studenti/stagisti hanno un ruolo esperienziale a tempo pieno con il personale per raggiungere la giustizia sostanziale e procedurale – quella che il senatore Daniel Webster chiamava la grande opera degli esseri umani sulla Terra.
(Vedete http://www.brennancenter.org per maggiori informazioni)”.

Dopo aver illustrato brevemente l’attività dei due giuristi, Nader conclude così: “La motivazione per sviluppare questi istituti può iniziare con gli ex collaboratori dei giudici Stevens e O’ Connor che trascorsero un anno o due di lavoro in prossimità di questi giuristi e della Corte. Chi tra di loro farà un passo indietro contro l’avvio del processo di estensione delle carriere e dello spirito di questi famosi giudici a vantaggio dei posteri?”

Tradotto da F. Allegri il 10/08/2014

 
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Il divieto della busta di plastica in USA

Il divieto della busta di plastica in USA
Janet Larsen e Savina Venkova
www.earth-policy.org/plan_b_updates/2014/update122
Earth Policy Release
Plan B Aggiornamento
22 aprile 2014

Los Angeles ha inaugurato il nuovo anno “2014” con il divieto di distribuzione dei sacchetti di plastica alle casse dei grandi rivenditori al dettaglio, ciò la rende la più grande delle 132 città e contee degli USA con norme anti-sacchetto di plastica. Un movimento che acquista slancio in California diverrà nazionale.
Più di 20 milioni di americani vivono in luoghi con divieti o tasse sul sacchetto di plastica.
Attualmente 100 miliardi di sacchetti di plastica passano per le mani dei consumatori USA ogni anno — quasi un sacchetto a persona al giorno.
Legati tra loro, potrebbero circondare l’equatore 1.330 volte.
Ma questo numero diminuirà presto quando più comunità, tra le quali grandi città come New York e Chicago, cercheranno modi per ridurre il disastro della plastica che rovina i paesaggi e intasa fognature e corsi d’acqua.

Anche se ormai è onnipresente, il sacchetto di plastica ha una storia relativamente breve.
Inventato in Svezia nel 1962, il sacchetto di plastica mono uso è stato reso popolare dalla Mobil Oil negli anni settanta, nel tentativo di aumentare il suo mercato di polietilene, un composto derivato dai combustibili fossili.
A molti clienti americani non piacque il sacchetto di plastica quando fu introdotto nel 1976, erano disgustati dalle cassiere che dovevano leccarsi le dita per mettere le borse sul piano e s’infuriavano quando un sacchetto pieno di generi alimentari si rompeva o rovesciava.
Ma i rivenditori sostennero ancora la plastica perché era più economica e prendeva meno spazio rispetto alla carta, e oggi una generazione di gente difficilmente può concepire lo shopping senza ricevere un sacchetto di plastica alla cassa.

La popolarità dei sacchetti di plastica deriva dalla loro leggerezza e dal loro costo basso percepito, ma sono proprio queste qualità che li rendono sgradevoli, difficili e costosi da gestire.
Oltre 1/3 di tutta la produzione di plastica è per l’imballaggio, progettata per usi a breve termine.
I sacchetti di plastica sono fatti dal gas naturale o dal petrolio che si è formato nel corso di milioni di anni, ma spesso sono utilizzati per pochi minuti prima di essere scartati per andare in una discarica o all’inceneritore — se non volano via e finiscono prima come rifiuto.
L’energia necessaria per fare 12 sacchetti di plastica guiderebbe una vettura per un miglio.

Nelle discariche e nei corsi d’acqua, la plastica è persistente, durerà centinaia di anni, rompendosi in pezzi più piccoli; farà percolare i componenti chimici con l’invecchiamento, ma non scomparirà mai completamente.
Gli animali che confondono la plastica con il cibo possono impigliarsi, ferirsi o morire.
Recenti studi hanno dimostrato che la plastica delle borse scartate oggi assorbe sostanze inquinanti come pesticidi e rifiuti industriali che si trovano nel mare e le consegna in grandi dosi alla vita del mare. Le sostanze nocive possono quindi risalire la catena alimentare fino al cibo che la gente mangia.
Le materie plastiche e i vari additivi che contengono sono stati legati a una serie di problemi per la salute umana, compresa la distruzione del sistema endocrino e riproduttivo, l’infertilità, e pure ad alcuni tipi di cancro.

La California — con la sua costa lunga e le spiagge abbondanti dove i rifiuti di plastica sono fin troppo comuni — è stata l’epicentro del movimento USA contro i sacchetti di plastica.
San Francisco fu la prima città americana a regolare il loro uso, con un divieto per i sacchetti di plastica non degradabili nei grandi super mercati e nella catena delle farmacie nel 2007.
Come parte della sua strategia globale per arrivare ai “rifiuti zero” entro il 2020 (la città manda ora l’80% dei suoi rifiuti ai riciclatori o ai composter invece che alle discariche), estese il divieto del sacchetto di plastica ad altri negozi e ai ristoranti nel 2012 e nel 2013.
Chi riceve carta riciclata o sacchetti degradabili paga almeno 10 cents, ma — come è comune in città con divieti per il sacchetto di plastica — i sacchetti per prodotti o altri oggetti miscelati sono ancora autorizzati a costo zero.
San Francisco è pure una delle città californiane che vietano l’uso di contenitori per alimenti in polistirene (comunemente detto polistirolo), e ha fatto un passo ulteriore nei confronti degli imballaggi di plastica usa e getta vietando la vendita di acqua in bottiglie di plastica in città.

Tutto sommato, i divieti al sacchetto di plastica coprono 1/3 della popolazione della California.
I sacchetti di plastica acquistati dai rivenditori sono scesi da 107.000.000 di libbre nel 2008 a 62 milioni nel 2012 (secondo uno studio), e i produttori di plastica e dei sacchetti non ne hanno preso atto.
La maggior parte dei divieti ha affrontato azioni legali dei gruppi industriali della plastica come l’American Chemistry Council (ACC).
Anche se le leggi hanno sostanzialmente tenuto in tribunale, la minaccia di un’azione legale ha dissuaso molte comunità dall’agire e ritardato il processo per gli altri.

Ironia della sorte, se non fosse, in primo luogo, per l’intervento dell’industria delle materie plastiche, la California avrebbe forse molti meno divieti definitivi per il sacchetto di plastica.
Invece, più comunità avrebbero optato per la scelta di una tassa per ogni sacchetto, ma questa opzione fu vietata nell’ambito della legislazione statale supportata dall’industria nel 2006, che prescrisse ai negozi alimentari californiani di fare il riciclaggio del sacchetto di plastica.
Già nel 2010, la California fece un primo tentativo per introdurre un divieto statale sui sacchetti di plastica, ma i lobbisti dell’industria ben finanziati lo impedirono.
Probabilmente un nuovo disegno di legge sarà votato nel 2014 con il sostegno della California Grocers Association, nonché dei senatori statali che si erano opposti l’ultima volta.

La storia di Seattle è simile.
Nel 2008 il consiglio comunale approvò una norma che richiedeva a drogherie, negozi di alimentari e farmacie di addebitare 20 cents per ogni sacchetto mono uso consegnato alla cassa.
Una campagna da 1,4 milioni di dollari guidata dall’ACC fermò il provvedimento prima che entrasse in vigore con un referendum, e gli elettori respinsero l’ordinanza ad agosto 2009.
Ma la città non si arrese.
Nel 2012 vietò i sacchetti di plastica e aggiunse una tassa da 5 cents per i sacchetti di carta.
I tentativi di raccogliere le firme per abrogare questa norma non hanno avuto successo.
Altre 11 giurisdizioni dello stato di Washington hanno vietato i sacchetti di plastica, tra esse la capitale dello stato, Olympia.

Un certo numero di governi statali hanno discusso proposte di legge anti-sacchetto di plastica, ma non hanno applicato con successo una tassa statale o vietato i sacchetti.
Le Hawaii hanno un divieto statale virtuale, mentre le sue 4 contee popolate hanno deciso di eliminare i sacchetti di plastica alle casse dei negozi, l’ultimo divieto partirà dal luglio 2015.
La Florida, un altro stato rinomato per le sue spiagge, blocca giuridicamente le città che volessero emanare una norma anti sacchetto.
L’ultimo tentativo di rimuovere questo ostacolo è stato demolito nel mese di aprile 2014, anche se i legislatori dello stato dicono che rivedranno la proposta nel corso dell’anno.

L’opposizione ai sacchetti di plastica è emersa in Texas, nonostante che lo stato consumi il 44% del mercato statunitense delle materie plastiche e serva come sede di alcuni importanti produttori di sacchetti, come Superbag, uno dei più grandi.
Otto, tra città e cittadine dello stato hanno divieti attivi sul sacchetto di plastica, e altri, come San Antonio, hanno considerato di saltare sul carro.
Austin ha vietato i sacchetti di plastica nel 2013, nella speranza di ridurre gli oltre 2.300 dollari che stava spendendo ogni giorno per ripulire la città dai rifiuti e dai sacchetto di plastica.
Le piccole città di Fort Stockton e Kermit vietarono i sacchetti di plastica nel 2011 e nel 2013, rispettivamente, dopo che gli allevatori si lamentarono perché dei bovini erano morti dopo averli ingeriti.
I sacchetti di plastica sono anche noti per contaminare i campi di cotone, s’impigliano nelle presse e danneggiano la qualità del prodotto finale.
L’inquinamento della plastica nel bacino del Trinity River, che fornisce acqua a oltre la metà di tutti i texani, è stato un motivo valido per Dallas per mettere una tassa da 5 cents sui sacchetti di plastica che sarà in vigore nel 2015.

Washington, DC, è stata la prima città USA a richiedere ai rivenditori di cibo e alcol di addebitare ai clienti 5 cents per ogni sacchetto di plastica o carta.
Parte di questo gettito va ai negozi per aiutarli con i costi di attuazione della normativa, e in parte è designato per la pulizia del fiume Anacostia.
La gran parte degli acquirenti del D.C. oggi per abitudine portano con se i loro sacchetti riutilizzabili; un sondaggio ha rilevato che l’80% dei consumatori usano un minor numero di sacchetti e che oltre il 90% delle imprese ritiene la norma positiva o neutrale.

La contea di Montgomery nel Maryland seguì l’esempio di Washington e approvò una tassa da 5 cents per i sacchetti nel 2011.
Uno studio recente che ha confrontato gli acquirenti in questa regione con quelli della vicina contea di Prince George, dove la legislazione anti-bag non c’è, ha trovato che i sacchetti riutilizzabili sono 7 volte più popolari nei negozi di Montgomery County.
Quando i sacchetti sono diventati un prodotto e non un omaggio, gli acquirenti hanno pensato se il prodotto valesse il nichel extra e subito hanno preso l’abitudine di portare le loro borse.

Una strategia dell’industria della plastica — preoccupata per il calo della domanda dei suoi prodotti — è un tentativo di cambiare la percezione pubblica dei sacchetti di plastica, promuovendo il riciclaggio.
Il riciclaggio, tuttavia, non è una buona soluzione a lungo termine.
La stragrande maggioranza dei sacchetti di plastica — il 97% o più in alcune zone — non vanno al riciclaggio.
Anche quando gli utenti hanno buone intenzioni, i sacchetti volano via dai contenitori messi all’aperto presso i negozi di alimentari o fuori dai camion del riciclaggio.
I sacchetti che arrivano agli impianti di riciclaggio sono la rovina dei programmi: quando sono mescolati con altri rifiuti riciclabili bloccano e danneggiano le macchine di smistamento che sono molto costose da riparare.
A San Jose, California, dove meno del 4% dei sacchetti di plastica sono riciclati, la riparazione del macchinario inceppato dai sacchetti costava alla città circa $ 1 milione all’anno prima che il divieto dei sacchetti entrasse in vigore nel 2012.
Delle proposte di restrizioni al sacchetto di plastica sono state accantonate in varie giurisdizioni, tra cui New York, Philadelphia e Chicago, a favore di programmi di riciclaggio.
New York City potrebbe, tuttavia, procedere con una legge proposta nel marzo 2014 per mettere una tassa di 10 cents sui sacchetti monouso.
Chicago valuta il divieto del sacchetto.

I sacchetti di plastica hanno avuto effetti di vasta portata nei loro quasi 60 anni di esistenza.
Il rafforzare la legislazione per limitare il loro uso sfida il consumismo usa e getta che è diventato pervasivo nel mondo dell’energia “artificialmente” a buon mercato.
Poiché la produzione di gas naturale in USA è salita ed i prezzi sono caduti, l’industria della plastica vuole aumentare la produzione interna.
Tuttavia, l’uso di questo combustibile fossile per fare qualcosa di così breve durata, che può volare via alla minima brezza e inquina a tempo indeterminato, è illogico — specie quando c’è un’alternativa pronta: la borsa riutilizzabile.
# # #
Uno nuovo scritto dell’Earth Policy Institute sarà sull’azione internazionale contro i sacchetti di plastica.
Ulteriori informazioni, incluse una linea temporale e la tavola sulla normativa sul sacchetto di plastica negli Stati Uniti, è disponibile a www.earth-policy.org.
Sentitevi liberi di trasmettere queste informazioni ad amici, familiari e colleghi!
Media Contact: Reah Janise Kauffman
Contatto per la ricerca: Janet Larsen
Earth Policy Institute
1350 Connecticut Avenue NW, Suite 403, Washington, DC 20036

Tradotto da F. Allegri il 06/08/2014.

 
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Un nuovo scritto per e sulla pace

Post n°791 pubblicato il 04 Agosto 2014 da amici.futuroieri
 

INTRODUZIONE
Ho deciso di scrivere una presentazione breve della mia nuova traduzione di uno scritto di Ralph Nader che affronta in modo originale e moderno il tema della pace nel sistema mondiale degli imperi concorrenti.
E’ dal 2004 che parlo di pace, ma ogni momento è buono per farlo.
Questo scritto è del 17 aprile e fu fatto in occasione del primo anniversario dell’attentato di Boston.
E’ un pezzo scritto per i sostenitori e per gli amici americani di Ralph Nader, ma serve molto al pacifismo italiano che con pigrizia e piccoli numeri prova a riproporre quei temi finto pacifisti che il KGB diffuse in Italia negli anni settanta per creare minoranze politicizzate e aliene dalla realtà politica internazionale e ai suoi conflitti reali.
Il mondo ha bisogno di pace, la ripresa economica invece può farne a meno, anzi ha bisogno di guerre più consistenti, le servono conflitti che permettano ad alcuni stati di arricchirsi a scapito di altri e in questo momento gran parte del nord Africa e del Medio Oriente sono in fiamma e sembrano destinati a restare tali anche nei prossimi mesi.
Non si può fare molto, io scrivo e traduco pezzi sulla pace, ne farò altri

Boston e Baghdad
17 aprile 2014
Ralph Nader

La grande Boston ei suoi cittadini sono al centro dell’attenzione dei media, in riconoscimento del primo anniversario degli attentati della Boston Marathon che fece tre vittime innocenti e ferì più di 264 persone, alcune gravemente.
I leader della città hanno elogiato l’eroismo dei primi soccorritori e lo spirito profondo della comunità (“La forza di Boston”).
Salutando 2.500 bostoniani invitati, comprese le famiglie in lutto, il Vice Presidente Biden ha detto “Voi siete diventati il volto della volontà americana, non diversamente da quanto accadde l’11/9 ..., per tutto il mondo che ci guarda. Il mondo sa tutto di voi. Sanno del vostro orgoglio, sanno del vostro coraggio, sanno della vostra decisione, sanno chi siete”.
Seguì un corteo lungo Boylston Street, con gli zampognari che suonavano.

Intanto a 6.000 miglia di distanza in Iraq, ci sono attentati terroristici con morti civili innocenti, quasi ogni giorno.
Un esempio: In data 9 aprile 2014, il New York Times ha riferito che “La capitale irachena, Baghdad, ha subito una serie di attacchi violenti Mercoledì, quando otto auto-bombe e due colpi di mortaio hanno ucciso ben 25 persone”.
Il 27 marzo 2014, il Times riferì che “una serie di attentati a Baghdad ha ucciso almeno 33 persone e ne ha ferite decine”.
Un ragazzo di 7 anni disse a suo padre che “aveva sentito così tante esplosioni che poteva distinguere i diversi tipi di bombe”.
Il 9 marzo 2014, il Times riferì che un attentatore suicida aveva ucciso almeno 45 persone e ferendone più di 100.
Uno studente di college in ospedale, commentò: “le mie gambe non ci sono più”.
Il 6 marzo 2014, il Times riferì di bombardamenti che avevano ucciso almeno 30 tra clienti e lavoratori di mercati pubblici.
I morti civili sono stati 9.571 l’anno scorso, secondo il gruppo affidabile Iraq Body Count.

Tutto questo carneficina, che segue la distruzione dell’Iraq fatta da George W. Bush e Dick Cheney, e le sue conseguenze, si sta verificando in un paese che è meno di 1/23 degli USA con meno di 1/9 di popolazione, e con pochi ospedali e centri di emergenza.

E questo sangue si sparge quasi ogni giorno su gran parte del loro paese lacerato.
Gli iracheni sanno che ciò accadrà pure nei prossimi giorni e senza una fine prevedibile.
Non vi è alcuna commemorazione annuale per celebrare le loro perdite.
I loro ricordi dei propri cari sono offuscati da una costante paura di ciò che è accaduto che accade, giorno dopo giorno a causa di violenza, fame, povertà, malattie dovute all’acqua contaminata, al collasso dei servizi pubblici di base dall’elettricità alla sanità, alla sicurezza.
Ciò ha comportato la fuga dall’Iraq delle persone più disperate.

Torniamo a marzo 2003, quando le montature, gli insabbiamenti segreti e la propaganda del regime Bush/Cheney portarono all’invasione illegale e incostituzionale dell’Iraq.
Sotto la dittatura traballante dell’ex alleato di Washington, Saddam Hussein, che comandava un esercito mal equipaggiato, non disposto e non in grado di combattere e circondato da tre vicini di gran lunga più potenti, Hussein aveva fatto una mossa regionale minacciosa.
L’Iraq non era una minaccia per gli Stati Uniti, non aveva armi di distruzione di massa, ed era il nemico mortale di al-Qaeda.

Tuttavia, George W. Bush - del sedicente clan Bush “Kick-Ass” – ideò “il colpisci e terrorizza” contro una popolazione indifesa e sostituì il dittatore Saddam Hussein, con la guerra brutale, gli squadroni della morte e con il conflitto settario, che ha portato ad oltre un milione di vite perse, a milioni di profughi (molti dei quali bambini), con un “sociocidio” in quella terra antica.

Quando il consigliere capo anti-terrorismo del presidente Bush, Richard Clarke, lasciò la Casa Bianca nel 2003, scrisse nelle sue memorie che l’invasione dell’Iraq fatta da Bush era proprio ciò che Osama bin Laden voleva far succedere.
Al-Qaeda non aveva alcuna presenza in Iraq prima dell’invasione, ma ora il gruppo lo devasta, insieme ad altri affiliati in altri paesi a causa della miopia politica di Bush.
La costruzione dell’impero USA causa gli attacchi e il distacco delle popolazioni civili locali, produce vittime straniere e americane e consuma qui tanti dollari dei contribuenti USA necessari per ricostruire il nostro paese.

La storia è causa ed effetto.
La continuazione della propensione alla guerra di un Impero e l’uso regolare della forza in politica estera produrrà più contraccolpi forti.
Cercare la pace, prevenire i conflitti attraverso la diplomazia guidata dalla giustizia - quel grande strumento di pace - è diventato un ripensamento a Washington, DC

“Boston Strong” può essere di più che guardare indietro a una tragedia con rigidità.
Può nutrire, partendo dalla Rivoluzione Americana, una sensibilità crescente che la tirannia all’estero è un export di Washington che sfida la nostra Costituzione e i migliori istinti delle persone che si oppongono alle guerre all’estero per il petrolio di un impero aggressivo estraneo alla legittima difesa nazionale.

La nostra compassione collettiva è aiutata dallo sviluppo dell’empatia basata sui fatti.
Quella tragedia orribile alla maratona di Boston dello scorso anno può portare ad un rapporto costruttivo con gli iracheni che hanno sofferto per mano del governo Bush/Cheney e delle forze letali che l’invasione viziosa mise in moto.

Tradotto da F. Allegri il 4 agosto 2014

 
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Il consenso all'ordine delle cose

Post n°790 pubblicato il 01 Agosto 2014 da amici.futuroieri
 

Il Maestro - primo atto – seconda conversazione
Il consenso all’ordine delle cose

13 Aprile 2014
Di I. Nappini

Clara Agazzi: Quella è la cosa che sai far meglio, leggere in ciò che è inconscio.
Ti conosciamo tutti come persona capace di capire paure e problemi altrui.
Ma ti prego di parlarci in modo limpido e chiaro, senza misteri. Siamo qui per ascoltarti.

Paolo Fantuzzi: Franco credo che dovresti proprio parlare in modo più diretto e meno complesso. Non tutti hanno studiato per anni all’università come te.

Stefano Bocconi: Giusto! Parla in modo semplice, diretto.

Franco Fusaro: Non dovete aver paura. Inizierò con una favola e con un piccolo episodio di vita.
La favola è questa.
Immaginate una cosa da medioevo fantasy, roba da Warhammer o Dungeos&Dragons e cose simili.
Un mostro simile a un rettile dal corpo abnorme e deforme e con una testa serpentina e dal collo lungo dimora oltraggioso e pericoloso nella taverna sulla strada per la città. Tre avventurieri tentano di liberare l’edificio dalla triste presenza.
Il primo con una spada di legno dopo aver tirato due o tre colpi scappa al primo mostrarsi della furia della bestia. Il secondo, una paladina, infilza più volte la spada nel corpo marcio della bestia e ne viene travolta e schiacciata dal peso. Il terzo avventuriero raccoglie la spada del secondo, studia il comportamento della creatura, osserva bene l’ambiente in cui si muove e capisce il punto. Deve tagliare la testa serpentina. Lo fa e libera quel posto dalla triste presenza.
La morale è questa se si usano strumenti inutili si è forzati alla fuga, se si hanno gli strumenti giusti ma si usano male e si usano dove non serve si viene travolti e schiacciati dai problemi.
Se si hanno i mezzi, anche pochi e si ha la capacità di capire quando e dove usarli, allora si può venir a capo del problema, del dubbio, dell’angoscia.

Vi vedo perplessi. Ora mi chiarirò raccontando di un piccolo episodio di vita.

Mi trovai a ragionare di una cosa che avevo scritto sul mio blog con un sapiente e erudito ma in quei giorni un po’ depresso. Più o meno questo fu il dialogo. Iniziai con:ho letto un vostro commento negativo sul blog. Ne sono stupito vi conosco come una persona interessata a certi temi. Un critico del sistema capitalista e industriale.
L’erudito depresso rispose che avevo tradotto e commentato un saggio su Industria alimentare, ecosistemi, parchi marini. Tutte belle parole, ben scritte, sicuramente vere.
Ma per l’erudito il pubblico in Italia non è in grado di capire davvero il pezzo e la sua logica. Il blog è capito davvero a suo avviso da poche decine di persone. Non solo qui mancano i grandi numeri, ma nemmeno ci sono nel Belpaese. L'umano italiano per l’erudito è di per sè una creatura chiusa e limitata, vede solo il suo strettissimo interesse e solo la via di fuga che gli è data dalla realtà in mondi virtuali da playstation, nel gioco del calcio, nella moda per chi può pagarsela e cose simili.
Secondo lui solo ristrettissime minoranze di singoli attenti alle grandi questioni possono interessarsi alla questione dell’ecosistema marino, inutile dire che l’argomento tratta una questione vitale per l’essere umano nelle forme di massa con cui s’esprime nella civiltà industriale.

La questione fra me e lui divenne: i milioni di divertiti e distratti vogliono cercare, capire, scoprire?
Egli credeva proprio di no perché in Italia il non sapere, il non cercare, il non capire, il non chiedersi nulla è una rigorosa scelta di vita.
L’opera buona di questo ricercare e ragionare quasi domestico deve avvenire all’ombra del grande silenzio dei molti.

Stefano Bocconi: Giusto. Se non interessa, avranno di meglio. Se uno ha il suo e gode e ha i soldi che cosa importa se il resto del mondo muore. Vale il principio che se il mondo muore ma io sono ricco e felice tutto è buono anche affogare nel Titanic. Si tratta di un grande spreco non usare la testa per far soldi o cavar piccoli piaceri dalla vita che compensino il non essere nati nababbi o diventati gente ricca e famosa.

Paolo Fantuzzi: Sei un tipo proprio diretto, può crepare il mondo ma l’importante è il tuo portafoglio.

Stefano Bocconi: Questo è come dici. Cosa ha fatto il mondo per me? Io ho dovuto strappare alla malvagità e alla durezza della natura umana ogni maledetto euro che ho guadagnato. Non amo il denaro ma è quel che sostiene la mia esistenza. Ho cercato tante volte di negare ma non è possibile. Se non avessi quei soldi sudati sarei un niente per i nove decimi dell’umanità e per la quasi totalità dei miei concittadini.

Franco fa segno d’ascoltarlo attentamente
Franco Fusaro: Risposi all’erudito che l’egoismo individuale è contenuto in piccole dosi anche nell’altruismo che all’apparenza può sembrare ingenuo o svampito. Scrivere sul mondo, capire i suoi dettagli, le sue connessioni è anche impadronirsi di un sapere proprio, delineare una mappa dell’agire umano e dei suoi possibili sviluppi, in una parola afferrare la realtà. Può capitare che questo passi dai parchi marini o dal futuro del prezzo del tonno inscatola nel supermercato. La domanda da porsi è cosa cercano i milioni di distratti e di confusi o di umani persi in divertimenti alienati.
L’erudito rispose che cercavano una via di fuga, l’uscita di sicurezza dal presente in un mondo di fantasticherie o di favole da cronaca calcistica o rosa.
Allora risposi che il problema non era i molti che non venivano al blog o disertavano i temi dell’ecologia ma quel che cercavano davvero. Al loro male esistenziale e materiale e forse al male del mondo avevano già risposto a modo loro con una fuga dalla realtà simile però a una pausa, a una breve vacanza. Essi prendevano congedo dai loro problemi e dal quotidiano per qualche ora, per qualche giorno per placare le paure e l’angoscia e il male di vivere e poi tutto tornava come prima.
Ma questa non è stupidità o scelta, ha un nome diverso.
Si chiama CONSENSO.
Chi si diverte oggi spesso esprime una forma elementare e immatura di consenso verso l’ordine esistente sia pur prefigurando o ostentando altri valori, altre logiche.

Clara Agazzi: Ma come è possibile negare e confermare i valori dominanti nello stesso tempo?
Franco Fusaro: Quell’erudito ti potrebbe rispondere che non si tratta dello stesso tempo ma di due: uno della realtà e uno della sua negazione impossibile che diventa quindi consenso.
Questo perché il mondo altro, ossia il mondo desiderato, è il mondo dei fumetti, del campionato, del cinema, delle riviste di moda.

 
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La visita del potente

La visita del potente
Di F. Allegri
C’è sempre una prima volta per i piccoli comuni di campagna e ieri sera Cerreto ha avuto due prime volte: tra queste la più importante è la visita del burocrate supremo delle 4 aree, il super dirigente politico, grand commis, banchiere e consorte di parlamentaressa, in una parola il Regini il quale ha subito premesso che non è dottore.
Abbiamo avuto anche un consiglio lungo con tanti punti discussi e molti interventi, con informatizzazione.
Sabato scorso c’è stato il consiglio che ha organizzato le commissioni, tra queste quella di controllo sarà guidata da Simone Barontini e poi il sindaco ha illustrato con il PC e spiegato a voce il suo programma di mandato: tanta manutenzione, una mole enorme di burocrazia.
Secondo me, questo non porterà sviluppo, ma avrò altri scritti e molti mesi per ricredermi.
La percezione del clientelismo sarà più facile.

La seconda parte del consiglio ha avuto un inizio interessante, la sindachessa ha preannunciato un ODG che porterà Cerreto Guidi tra i comuni che chiedono la pace in Palestina.
Di per se, l’atto serve solo ai militanti del PD più fedeli e illusi, ma nel preannuncio dell’atto inutile c’è un inizio di democrazia.
Subito dopo sono stati affrontati temi concreti.
Il segretario comunale (che è lo stesso di Montaione e di Gambassi Terme) è stato confermato nel suo ruolo fino al 2019 con 11 si e 3 astenuti.
Subito dopo è stato approvato il piano di mandato illustrato e discusso sabato scorso.
Il tema clou della serata è stato il piano finanziario per gli investimenti e l’igiene urbana che prevedeva anche riforme al regolamento della raccolta differenziata e delle tariffe dei rifiuti e della TASI.
In materia di porta a porta che io chiamo “porta dove capita” si può parlare di Salasso per il comune di Cerreto. Il nuovo piano prevede una spesa mostruosa da 1.686.290,03 con l’esenzione delle famiglie che hanno redditi tra 0 e 5.000 euro (ovvero nuclei che non hanno soldi per produrre rifiuti, ironia della consigliera Palamidessi del M5s) e forti riduzioni per ristoranti, bar, negozi di ortofrutta e Pescherie che da mesi sono in guerra con il PD e suoi derivati.
Lo sconto sulla tariffa sarà del 50%, è lobbysmo puro, ma anche auto difesa di quelle imprese che hanno resistito.
Oltre questi fatti concreti va citata la prima discussione vera sui temi politici, la timidezza e l’emozione dei consiglieri va capita, c’era il burocrate supremo.
Alcuni neo eletti democratici hanno mostrato anche carattere, ma il contrasto zero si può considerare generalizzato.
Alcuni consiglieri erano impreparati, altri timidi o troppo metaforici.
Poi va fatto il punto sul discorso del Regini.
Nei luoghi democratici veri, un burocrate simile è un sottoposto e NON un signore dei 4 feudi, lui relaziona in commissione e non dibatte con i consiglieri nella seduta principale del consiglio, ma in tali regimi reali non si approvano neanche riforme regolamentarie estranee alle assemblee votanti.
Il Tavanti ha lodato la cifra della differenziazione al 93%, ma purtroppo per lui e noi questo dato non ha alcun significato economico e politico e a livello ambientale essa allunga la vita alla discarica di Montespertoli e niente più.
Il 93% è al netto degli abbandoni dilaganti e del porta nei comuni con cassonetti, anche se distanti centinaia di chilometri e inoltre non ha connessioni con il riuso dei materiali o con la loro valorizzazione.
Bruni si è chiesto come fa il gestore a garantire il servizio se stavolta incasserà 6 milioni meno dal circondario dei comuni? Non ha avuto risposte, gliela dono io.
Pubbliambiente ha già ammortizzato i forti investimenti dei primi anni, investimenti che sono gravati sui cittadini! Queste scelte hanno creato 300 posti di lavoro (ben gestiti negli ambienti del PD) e sono stati comprati impianti e camion appositi.
Solo Publiambiente continua a lamentarsi per il fatto che le tariffe sono cambiate 5 volte in 6 anni e ha dato la colpa al governo, ma in realtà in altri luoghi questo non è avvenuto.
Il M5s di Cerreto comincia a sospettare che non ci sia riuso dei materiali differenziati e lavorati dal gestore, ho da raccontare tante cose che scoprii nella mia serie di scritti che titolai “Viaggi nel porta a porta”.
Qui Regini ha ricordato che il vetro va alla Zignago, in pratica lo vuole solo lei, mentre il compost viene ceduto a titolo gratuito come ammendante, a tanta gente e ad alcune fattorie prestigiose per colture sperimentate a livello universitario.
Forse manca un impianto di arricchimento chimico di tale concime, ma forse le scoperte del 1860 sono troppo avanzate……
Per Regini, non esiste il rifiuto zero, si può recuperare il 60%, ma io posso aggiungere che qui si recupera molto meno dato che una parte dei rifiuti rimaneggiati viene smaltito attraverso le industrie che li ritirano, magari riscotendo anche qualcosa per toglierci da certi impicci.
Il punto fondamentale è stato illustrato quasi alla fine: la gara d’ambito ci sarà il prossimo 24 ottobre e c’è un concorrente per Publiambiente, pare sia la società per i rifiuti di Roma che forse ha fiutato l’opportunità di fare affari qui e nelle altre 3 aree gestite da questa impresa di partito.
Qui io inserisco il mondo dei Renziani per interesse, ma io sono sospettoso di natura!
La discarica di Montespertoli chiuderà per saturazione nel 2017, per allora sarà pronto l’inceneritore di Case Passerini, vicino a Firenze il quale dovrà bruciare tutti i rifiuti non differenziati di questo ambito interprovinciale.
Questa è la vera programmazione del PD, il suo vero ambientalismo.
In realtà siamo tra scadenze burocratiche e affari in un contesto in cui le opposizioni sono deboli e impreparate o deboli e eccentriche oppure son puro gregariato senza storia e senza futuro.
C’è stata anche una bella discussione sulle detrazioni sulla TASI concessa ai proprietari di case piccole o di poco pregio. Per i più poveri si passa da 80 a 140 euro di detrazione, ma ci sono molti scaglioni ben distinto.
Alcun proprietari andranno in credito d’imposta, altri pagheranno piccole cifre. Restano fra i maltrattati alcune famiglie dei ceti medi che la burocrazia considera come proprietari di case familiari di lusso.
Questi tartassati potranno consolarsi con la notizia finale: si farà il tratto locale della pista ciclabile sull’Arno che vuol unire Firenze a Pisa.
Vi chiede a che serva? Sì, lo sapete nei vostri cuori, a nulla. Qualche ciclista la traverserà, ma aveva altre migliaia di sentieri da percorrere.
Forse i nostri burocrati hanno ancora soldi da buttare via, e forse questa è una buona notizia, salvo nuove crisi.

 
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Le terre del ciclismo

Post n°788 pubblicato il 31 Luglio 2014 da amici.futuroieri
 

Le terre del ciclismo
Di F. Allegri
Per celebrare la vittoria al Tour de France di Vincenzo Nibali ho ideato questo secondo contributo.
Alla vigilia della vittoria finale, la RAI ospitò nel suo studio dedicato al Tour due grandi campioni del passato, Francesco Moser e Giuseppe Saronni.
I due campioni hanno parlato anche del loro passato e hanno ricordato paesi come Monsummano o località come il Bottegone.
Il tema è importante, riguarda i luoghi che amano il ciclismo come sport principale.
Questi luoghi erano e sono cittadine come Monsummano e il Bottegone, ma tra questi c’è anche Mastromarco, Poggio Argentale, Lamporecchio e tanti altri.
Di fatto, il binomio tra Mastromarco e Nibali non è casuale.
Spesso chi vuol fare il ciclismo al massimo livello non ha molte possibilità di farlo nei luoghi dove vive e inizia a correre, deve emigrare.
Dove può andare?
Ci sono posti migliori di altri, più accoglienti e devoti al ciclismo.
Tra questi luoghi c’è Mastromarco.
Dopo aver visto la trasmissione sono andato al bar e c’era il capannello degli appassionati del ciclismo.
Ho parlato con loro di questo tema e dei successi del passato, di quando c’era una corsa alla settimana, di categoria in categoria.
Abbiamo ricordato le rivalità storiche, le scazzottate tra borghi contrapposti che tutti sanno e nessuno critica e i successi dei primi campioncini.
La crisi e il falso progresso hanno ridotto questi luoghi e li hanno messi in difficoltà, ma località come Mastromarco hanno resistito meglio di altri.
“Nibalissimo” e le sue vittorie faranno un gran bene a Mastromarco e se vogliamo trovare un modello o un insegnamento dovremo cercarlo in questo binomio.
Non si vince per caso sulle Alpi o sui Pirenei, sul pavet o sui Vosgi, tutto questo va organizzato e preparato e servono luoghi appositi.
Si può partire da Messina o da altrove, ma per essere grandi ciclisti si passa da Mastromarco così come per essere grandi tennisti si deve andare da Nick Bollettieri negli Stati Uniti.
Nei giorni della vittoria più bella e più esaltanti si può dire anche: “Viva Mastromarco”.
Specie nei giorni in cui il paese farà una festa speciale, l’8 agosto!

 
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Piccoli investitori e risparmiatori in lotta

Post n°787 pubblicato il 30 Luglio 2014 da amici.futuroieri
 

Piccoli investitori e risparmiatori in lotta
30 luglio 2014
Di F. Allegri

Oggi mi ispiro ad uno scritto del 11 Aprile 2014 di Ralph Nader.
In questo scritto Ralph ricordava che il 9 aprile, gli azionisti di Fannie Mae e Freddie Mac provenienti da tutti gli stati uniti erano andati a Washington, DC per far sentire la loro voce nei corridoi del Congresso.
Questo scritto rende evidente che le 2 crisi passate hanno lasciato molti effetti persistenti.
In questi anni è mancato un vero contrasto alle crisi e Nader fa bene a citare persone come Tim Pagliara, un consulente finanziario che possiede quote di azioni di Fannie e Freddie, che ha lanciato la coalizione Investors Unite.
Va scritto che mentre il dibattito sulla riforma della finanza immobiliare si riscaldava a Capitol Hill era di vitale importanza che le voci degli azionisti - che, fino ad allora, erano state ignorate - si sentissero per evitare che un pessimo precedente non fosse stabilito contro gli investitori diseredati.

Predetto questo, va ricordato che Fannie Mae e Freddie Mac sono imprese controllate dal governo (GSE), che comprano i mutui sul mercato secondario, li diluiscono, e li rivendono come titoli garantiti da ipoteca.
La loro attività contribuisce a sostenere e finanziare il mercato ipotecario secondario.
In linea di principio, ciò dovrebbe aiutare a mantenere i tassi ipotecari bassi e rendere disponibili ai mutuatari il mutuo a 30 anni.

Dal salvataggio del 2008 di Fannie Mae e Freddie Mac, e dall’inizio della loro tutela legale, gli azionisti delle due società, tra essi c’è pure Nader, sono stati spogliati dei loro diritti fondamentali di azionisti.
Prima della crisi finanziaria, tali azionisti avevano diritti legali per contestare le decisioni di gestione attraverso i tribunali e attraverso battaglie per procura, o proponendo delibere assembleari.
Molti investitori prudenti acquistarono le azioni ordinarie di Fannie Mae e Freddie Mac perché questi titoli erano considerati investimenti sicuri.
Nella primavera e nell’estate del 2008, alti funzionari del governo consapevoli, come il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, il segretario al Tesoro Hank Paulson, e il garante del GSE James B. Lockhart, pubblicamente ed esplicitamente dichiararono che Fannie Mae e Freddie Mac erano aziende solide per rassicurare i loro proprietari.

Il 7 settembre 2008, quando il Tesoro americano e la Federal Housing Finance Agency (FHFA) stabilirono una tutela legale per Fannie Mae e Freddie Mac, gli azionisti comuni persero i loro diritti di voto, i dividendi sulle azioni privilegiate e comuni furono sospesi, e le assemblee annuali furono annullate.
I valori delle azioni crollarono, e tanti investitori piccoli e istituzionali che avevano ritenuto i loro investimenti in Fannie e Freddie come sicuri furono devastati finanziariamente.
Ovviamente furono ingannati da funzionari governativi.

Al momento, l’amministrazione, la FHFA, il Tesoro, e il Congresso hanno lasciato gli azionisti con l’impressione che la tutela dei beni fosse una misura necessaria, ma temporanea, per affrontare i primi problemi di liquidità del GSE.
Il mandato legale della tutela dei beni serviva (e serve) a “conservare e preservare il patrimonio” delle società prese in gestione e a “riportarlo alla condizione di sano e salvo”.
Ma ad oggi, nessuno dei due obbiettivi è stato raggiunto dalla FHFA o dal Tesoro.
Nel 2012, mentre Fannie Mae e Freddie Mac stavano tornando alla redditività nonostante le restrizioni finanziarie e operative sulle loro attività, il Tesoro USA unilateralmente cambiò le condizioni del suo investimento in GSEs a suo beneficio. Il Tesoro sostituì il 10% dei dividendi (già ben superiore al mercato) che il GSE stava pagando con uno “sweep” che prese tutti i profitti delle aziende. Ora i GSE inviano quasi tutti i loro guadagni al Tesoro, non possono ricostruire il loro capitale, e i loro azionisti rimangono in un limbo dove non sono né eliminati, né hanno la possibilità di recuperare.

Il governo federale contribuì a stabilizzare AIG e Citigroup, le quali avevano investitori che sono stati autorizzati a beneficiare della ripresa di queste aziende.
Non dovrebbe essere diverso quando si tratta di azionisti dei GSE, che, inoltre, sono molto utili al Tesoro degli Stati Uniti per mantenere le passività dei GSE fuori dal deficit del governo.

Gli azionisti di Fannie Mae e Freddie Mac non chiedono un sussidio.
I contribuenti dovrebbero essere rimborsati per intero per il loro sostegno alle GSE durante la crisi finanziaria. E infatti, i contribuenti hanno già recuperato il loro investimento.
Nel marzo di questo anno, i due GSEs avevano finalmente pagato il governo federale con i dividendi (192 miliardi di dollari) superiori al salvataggio ricevuto da $ 187.500.000.000.
Ma l’abuso sugli azionisti di Fannie e Freddie non è ancora finito.
Una serie di proposte di riforma dei mutui casa sono state recentemente avanzate al Congresso. Degna di nota è la proposta dei senatori Johnson e Crapo.
I contribuenti, i consumatori e gli azionisti dovrebbero avere serie riserve su questa proposta di riforma della finanza immobiliare.
Essa non protegge abbastanza i contribuenti dall’essere coinvolti in un altro salvataggio.
Essa non da un supporto adeguato agli alloggi a prezzi accessibili e alle comunità svantaggiate a basso reddito. Essa stabilisce un precedente discutibile per i diritti e il trattamento degli azionisti nel paese. Preoccupazioni specifiche su questa legge possono essere trovate in una lettera che ho scritto ai senatori alla commissione del Senato sul Banking, Housing, and Urban Affairs. Per vedere la lettera, visita shareholderrespect.org.

Purtroppo, le proposte legislative al Senato e alla Camera non anticipano adeguatamente l’avidità e il potere incorporato a Wall Street nella sua struttura di incentivi.
E senza che stabiliscano un quadro normativo rigoroso, sembrano assumere erroneamente che il capitale privato si auto-regoli.
Vogliamo dare davvero ancora più potenza alle banche ‘Too big to fail’ che furono le principali responsabili per far cominciare questa crisi?

I GSE non furono certamente irreprensibili per le trasgressioni simili a quelle di maggiori dimensioni commesse dalla folla di Wall Street prima della crisi finanziaria del 2008.
Ma per eliminare i GSE e svelare ulteriormente questo mercato intricato, il Congresso potrebbe aprire la porta larga dello sfruttamento aziendale in fuga.
Non sosteniamo che i GSE debbano essere mantenuti così come sono; ma sollecitiamo invece che essi siano regolati in modo forte per evitare i loro passi falsi precedenti e gli abusi.

Gli azionisti hanno iniziato a combattere portando cause che si basano “sul Terzo Emendamento”.
Questo è un buon passo - ma non basta; le voci degli azionisti devono arrivare al Congresso.
La conferenza stampa del 9 aprile, seguita da incontri sulla Collina, è stata un segno che gli investitori - grandi e piccoli, individuali e istituzionali - sono sempre bruciati e raggirati.
Azionisti provenienti da 20 stati hanno fatto il viaggio a Washington per fare questa lotta.
Gli investitori in marcia tenevano cartelli con la scritta “Dove è il nostro giusto processo?” e “Non siamo eliminati!”
Uno dei relatori, Haran Kumar, un professionista IT della Georgia e investitore in Fannie Mae, ha detto del suo investimento “Credevo che fosse una decisione ponderata sulla base di leggi e dichiarazioni che i politici avevano fatto. Nessuno di noi sta dicendo di non riformare il settore abitativo. Diciamo di farlo in modo appropriato, rispettando le leggi vigenti”.
Mr. Kumar ha continuato, “Uno dei grandi problemi è che non ci ascoltano. Siamo pure contribuenti”.

Esorto altri azionisti Fannie Mae e Freddie Mac, individuali e istituzionali, che devono ancora farsi avanti ad unirsi a noi e a far sentire la vostra voce nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.
Visitate shareholderrespect.org per saperne di più su cosa potete fare per proteggere i diritti degli azionisti.

 
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L'eolico tra il 2013 e il 2014

L’energia eolica mondiale pronta a riprendersi dopo il rallentamento del 2013
J. Matthew Roney
www.earth-policy.org/indicators/C49/wind_power_2014
Earth Policy Release
Indicatore Eco-Economico
10 aprile 2014

Gli indicatori eco-economici sono 12 tendenze che l’Earth Policy Institute traccia per misurare i progressi nella costruzione di un’economia sostenibile. La capacità di energia eolica è un indicatore perché il vento è destinato a diventare il fondamento della nuova economia energetica.

Alla fine del 2013, le centrali eoliche installate in più di 85 paesi avevano una capacità di generazione combinata di 318.000 megawatt, la quale sarebbe sufficiente per soddisfare le esigenze di energia elettrica residenziale dei 506 milioni di persone dell’Unione Europea.
I nuovi dati del Global Wind Energy Council mostrano che gli sviluppatori eolici hanno costruito 35.000 megawatt di nuova capacità di generazione in tutto il mondo nel 2013.
Questo è meno dei 45.000 megawatt installati nel 2012 — segna solo la seconda volta in 25 anni nei quali la capacità installata è aumentata di meno di quanto abbia fatto l’anno prima.

Il motivo principale per il declino della nuova capacità è stato un calo sotto il 90% delle installazioni eoliche statunitensi dopo un record da 13.000 megawatt nel 2012.
Tuttavia gli Stati Uniti hanno la seconda capacità eolica più alta del mondo — circa 61.000 megawatt — una mancanza di pianificazione politica a lungo termine ha portato a vari cicli di boom e cali.

Nonostante la scarsità di nuova capacità, ci sono stati molti successi per l’eolico USA nel 2013.
L’eolico rappresenta almeno il 12% dell’energia elettrica prodotta in 9 Stati, tra cui l’Iowa (27%) e il South Dakota (26%).
L’Iowa otterrà un’ulteriore spinta da un accordo da 1,9 miliardi di dollari annunciato nel dicembre 2013: la MidAmerican Energy Company di Warren Buffett ha acquistato turbine Siemens per oltre 1.000 megawatt, tutti destinati per i progetti eolici in Iowa.
Nel 2015, una volta completati, questi parchi eolici probabilmente porteranno la quota di energia eolica in Iowa ad almeno il 33%.

Il contributo dell’eolico alla rete è in crescita anche in Texas, il leader per capacità eolica negli Stati Uniti con 12.400 megawatt.
L’Electric Reliability Council of Texas riferisce che le fattorie eoliche producono quasi il 10% dell’energia elettrica consegnata ai suoi 24 milioni di clienti nel 2013.
E dall’inizio del 2014 con il completamento dei progetti di trasmissione finanziati dallo Stato che collegano il ventoso West Texas e il Panhandle ai centri abitati a est, il Texas può ospitare anche energia elettrica più pulita sulla rete.
Lo Stato ha 7.000 megawatt di nuova capacità eolica in costruzione, oltre la metà dei 12.000 megawatt in corso di realizzazione a livello statunitense.

La Cina guida il mondo in capacità installata da quando superò gli Stati Uniti nel 2010.
In contrasto con il calo nelle installazioni in USA del 2013, la costruzione dell’eolico in Cina ha accelerato — aggiunti 16.000 megawatt e raggiunto un totale di 91.000 megawatt.
L’eolico solidifica ulteriormente il suo ruolo di fonte numero tre di elettricità in Cina (dietro il carbone e l’energia idroelettrica), superando l’energia nucleare di un impressionante 22%.
La National Energy Administration mira a rendere l’elettricità generata dal vento competitiva per i costi del carbone entro il 2020.

Come in Texas e in molti altri luoghi in tutto il mondo, alcune delle migliori risorse eoliche della Cina si trovano lontano dalle grandi città nelle quali la domanda di energia elettrica è alta.
Le Linee di trasmissione ad alta tensione in costruzione collegheranno le province ricche di vento del nord e dell’ovest con quelle province centrali e orientali più popolose.
Ad esempio, un progetto che collega la remota provincia dello Xinjiang ai 4 milioni di persone a Zhengzhou, capitale della provincia di Henan, è stato completato nei primi mesi del 2014.
Progetti infrastrutturali come questo saranno fondamentali per raggiungere l’obiettivo ufficiale cinese di 200.000 megawatt di capacità eolica collegata alla rete entro il 2020.

L’India, il paese con la quinta quantità di capacità installata, ha aggiunto 1.700 megawatt nel 2013 e varcato la soglia di 20.000 megawatt.
Anche se questo è il 25% in meno di nuove capacità rispetto al 2012, l’India è pronta ad accrescere la sua base eolica nei prossimi anni.
Nel gennaio 2014, il governo ha annunciato una National Wind Energy Mission — nello spirito della National Solar Mission del paese - che sarà lanciato a metà anno.
Attraverso il rafforzamento della rete e con l’utilizzo di incentivi per attrarre investimenti all’eolico, il programma mira a fare 100.000 megawatt di eolico entro otto anni.

Lo sviluppo è in ripresa pure altrove in Asia. In Pakistan, la capacità eolica è raddoppiata a 100 megawatt nel 2013 e raddoppierà di nuovo quando due progetti da 50 megawatt andranno online nel 2014.
Pure la Thailandia ha raddoppiato la capacità eolica nel 2013, raggiungendo i 220 megawatt.
E le Filippine hanno 7 progetti vicini al completamento nel 2014 che espanderanno la capacità eolica di 13 volte fino a 450 megawatt.

Prima della recente impennata della Cina, l’Europa era la prima regione eolica.
La Germania, che ha aggiunto 3.200 megawatt nel 2013, è al terzo posto a livello mondiale nella capacità totale, con 34.000 megawatt.
4 suoi stati settentrionali ottengono regolarmente la metà o più dell’elettricità da impianti eolici.

Quando si tratta del contributo eolico alle esigenze nazionali di energia elettrica, i paesi europei sono in cima alla classifica.
La Danimarca ottiene un terzo della sua energia elettrica dal vento, è sulla buona strada per un obiettivo del 50% entro il 2020.
Il Portogallo, la Lituania, la Spagna e l’Irlanda sono a circa il 20% ciascuna.
Infatti, il vento è arrivato a un punto percentuale di battere il nucleare per il titolo di fonte di elettricità numero uno in Spagna nel 2013.
E la Germania, la più grande economia europea, ha ottenuto l’8% della sua elettricità da impianti eolici.

Mentre alcuni dei mercati eolici europei più grandi (tra i quali Spagna, Italia e Francia) hanno rallentato, i paesi più piccoli accelerano.
Polonia e Romania ogni ampliato la loro capacità di energia eolica del 36% nel 2013, a 3.400 e 2.600 megawatt, rispettivamente.
E in Turchia, anche se il processo di approvazione dei progetti è lento, la capacità eolica è salita del 28% a quasi 3.000 megawatt.

Una regione con un enorme potenziale eolico, ma finora poco sviluppato è l’America Latina.
Il Brasile, meglio conosciuto per ottenere l’80% della sua elettricità da grandi centrali idroelettriche, ospita la più capacità eolica della regione — ormai prossima a 3.500 megawatt dopo gli oltre 950 megawatt del 2013.
Alle gare del governo, le società eoliche hanno vinto più della metà di tutti i contratti di vendita di energia elettrica a partire dal 2011, secondo i dati di Bloomberg.
Circa 10.000 megawatt di eolico potranno essere installati in Brasile tra il 2014 e il 2019.
Anche Messico, Cile, Argentina e Uruguay hanno aggiunto energia eolica nel 2013.

In tutta l’Africa, un solo progetto ha aggiunto capacità nel 2013.
Gli ultimi 90 megawatt della fattoria eolica di Ashegoda da 120 megawatt in Etiopia sono entrati in funzione, più che raddoppiando la capacità eolica del paese a 170 megawatt.
Il Sud Africa ha 2.100 megawatt di energia eolica in cantiere, tra essi 750 megawatt saranno aggiunti nel solo 2014.

I progetti offshore rappresentano poco più del 2% della capacità eolica installata nel mondo.
Dopo aver fatto un settimo record annuale di fila per le installazione nel 2013, di fatto, l’energia eolica offshore è in rapida crescita.
Più della metà dei 7.100 megawatt di capacità off-shore appartengono al Regno Unito, che nel 2013 ha installato nelle sue acque 730 megawatt.
Danimarca, Germania e Belgio hanno aggiunto almeno 190 megawatt ai loro totali, mentre la Cina ha aggiunto 39 megawatt.
Sia il Vietnam che la Spagna hanno aggiunto capacità eolica offshore per la prima volta, come ha fatto gli Stati Uniti, anche se il loro progetto è stato una piccola turbina dimostrativa al largo della costa del Maine.

L’eolico offshore è ancora una delle tecnologie di produzione di elettricità più costose, ma il vento onshore è spesso molto competitivo con il carbone, con il gas naturale e con l’energia nucleare in aree con forti risorse eoliche.
E i costi continuano a calare mentre i produttori eolici migliorano costantemente l’efficienza della turbina, sfruttando più vento per macchina.
Negli Stati Uniti, il prezzo medio dell’energia elettrica generata dal vento è calato del 40% dal 2009.

Dopo un 2013 più lento, gli impianti eolici mondiali si riprenderanno nel 2014, forse per un nuovo record — il Global Wind Energy Council vede un potenziale di 47.000 megawatt.
Circa la metà del totale sarà costruita in Cina e negli Stati Uniti (circa tre volte di più nel primo che nel secondo).
Questa è una buona notizia per il business eolico, per i consumatori di elettricità, e per le persone che apprezzano l’aria e l’acqua pulita.
Ma gli avvertimenti scientifici sempre più terribili sulle conseguenze dei cambiamenti climatici significano che il mondo avrà bisogno di accelerare il passaggio a fonti di energia rinnovabili, senza emissioni di carbonio con maggiore velocità negli anni a venire.
# # #
Per un piano per stabilizzare il clima della Terra, vedete “Time for Plan B”.
Dati e risorse aggiuntive su www.earth-policy.org.
Sentitevi liberi di trasmettere queste informazioni ad amici, familiari e colleghi!
Contattto per i Media: Reah Janise Kauffman
Contatto per la Ricerca: J. Matthew Roney
Earth Policy Institute
1350 Connecticut Avenue NW, Suite 403, Washington, DC 20036

Tradotto da F. Allegri il 28/07/2014

 
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Le lotte dei disabili

Il treno di Iacopo arriva in comune ad Empoli
Di F. Allegri
La campagna IO VOGLIO PRENDERE IL TRENO di I. Melio va avanti e accresce il suo sostegno.
L’obbiettivo non è chiaro a tutti: si tratta di garantire a tutti il diritto di circolazione e questo vuol dire anche adeguare le carrozze dei treni alle esigenze dei disabili!
Stavolta il Melio ha avuto il sostegno dei Giovani Democratici che hanno fatto un sit in alla stazione e hanno presentato una mozione al consiglio comunale che estendeva il concetto di accesso alla città per tutti, chiedeva alla giunta di preparare una relazione/rendiconto dei progetti pro disabili e anche un elenco degli impegni futuri soprattutto in materia di accesso agli uffici pubblici e alla stazione ferroviaria
Iacopo ha tenuto un discorso in consiglio che è stato diffuso in diretta streaming e che è disponibile sul sito del comune di Empoli.
Nel suo discorso ha sottolineato lo spirito propositivo di questa iniziativa e che questa non è una battaglia di destra o di sinistra; Melio non vuole neanche criticare gli amministratori e le giunte del passato e non vuole strumentalizzazioni politiche.
Possiamo convenire, ma dobbiamo scrivere che questa battaglia deve arrivare all’Unione  dei comuni e in regione.
C’è stato un ampio dibattito consiliare.
Il sindaco Barnini ha lodato il coraggio di Iacopo e il consigliere Mantellassi PD ha elogiato il Melio perché lui ha portato le lotte dei disabili sui media e sui social network.
La sua è una battaglia culturale che ricorda le lotte che nel municipio di Empoli arrivarono negli anni novanta.
A questo proposito la Consigliera Cioni di Ora si Cambia ha ricordato l’impegno passato della consigliera del PCI Santarelli che per prima lottò contro le barriere architettoniche.
Concordo con lei quando dice che il presidente Rossi non può limitarsi a condividere lo spazio facebook.
Il consigliere Gracci ha ricordato anche l’impegno dell’associazione disabili empolesi.
Il M5s ha chiesto di stanziare subito dei finanziamenti per realizzare un’ampia serie di piccole opere (specie intorno alla stazione) suggerendo di reperirle dal 10% di alienazioni di immobili.
Questa proposta ha rinvigorito il dibattito.
Dopo il no tecnico della giunta c’è stato un intervento interessante del consigliere Torrigiani PD il quale ha suggerito di utilizzare parte del 50% delle entrate delle multe dovute a contravvenzioni del codice della strada.
L’idea era buona, ma non è stata raccolta dalle opposizioni e neanche dal suo partito!
Damasco Morelli ha invitato la maggioranza a non accontentarsi dei risultati del passato.
L’emendamento non è stato accolto, ma ci sono i margini per trattative e ripensamenti futuri.
Anche Fabbrica Comune ha presentato un emendamento che richiedeva alla giunta di attivarsi con la regione Toscana per chiedere a FFSS di adeguare i suoi treni alle esigenze dei disabili.
Qui il consigliere Borgherini di Ora si Cambia ha ricordato il dibattito regionale sul tema del servizio di trasporto su gomma e rotaia e anche le vicissitudini dell’ex assessore Ceccobao e dell’attuale Ceccarelli.
Secondo lui, ci sono i margini per portare questo tema in consiglio regionale, sede competente principale per cambiare le impostazioni di fondo del trasporto su rotaia.
Questo emendamento è stato accolto.
Il voto finale è stato preceduto da quello per punti chiesto dal M5s che si è astenuto sulla parte della mozione che richiedeva un’attività della giunta e anche sul voto finale che ha visto l’approvazione della mozione con 20 si e 3 astenuti.
Per ora siamo giunti fino a qui, per il futuro continuerò a seguire l’impegno di Iacopo Melio.

 
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Verso il Premierato

SAGGIO BREVE
Verso il Premierato

2 aprile 2014
Di F. Allegri
Dopo i 2 pezzi introduttivi che ho diffuso nei giorni scorsi oggi mi metto a guardare nella mia palla di vetro e farò alcune previsioni politiche.
Per capire le riforme in corso bisogna andare oltre le apparenze ed avere presente quello che accadrà nei prossimi anni.
Andare oltre le apparenze vuol dire superare PPI, UDC, CCD, NCD e forse pure l’UDEUR e Comunione e Liberazione quando si guarda il mondo cattolico mentre lo stesso va fatto con PDS, DS, PD quando si va a guardare nella sinistra organizzata.
Cosa c’è oltre queste sigle?
C’è un mondo cattolico e gerarchico e ci sono le cooperative.
Per capire queste riforme bisogna vedere dove si incontrano queste realtà sociali.

Sul piano politico si incontrano sul premierato e sulla semplificazione di una politica che ha costi di lobbying molto più gravosi di quanto si sappia in generale.

La domanda successiva è la seguente:
Quali sono le ragioni per le quali le riforme del Senato e della legge elettorale vengono prima di tutto?
Questa volta la riforma costituzionale è un fatto reale che porterà vari cambiamenti nel sistema politico.

Il Berlusconismo è alla fine, arriva il Renzismo ovvero una forma attenuata e consociativa del sistema precedente!
Resta la politica come fatto pubblicitario, l’apparire continuerà a prevalere sull’essere.
Cambierà l’impianto costituzionale, finirà il parlamentarismo e non arriveremo al presidenzialismo.
Non è certo che avremo sempre i governi di legislatura, sicuramente dureranno qualche mese in più rispetto a quanto è accaduto negli ultimi anni.
Riscontro pure (in questo contesto) la mancanza di stupore per il fatto che il governo Renzi si concentri sulle riforme istituzionali ed elettorali mentre la slavina della crisi e solo ferma sul costone del dirupo.
Molti sanno che questa riforma introduce le istituzioni necessarie per gestire la grande crisi futura che è certa.
Forse non verrà nel 2015, anno dell’EXPO, ma successivamente sarà inevitabile.

Il premierato è il regime utile per affrontare lo scontento popolare?
A livello di esperienza politica, si può scrivere che qualche volta lo è stato.
L’Italia indebitata e provata sta alla finestra, la riforma costituzionale non è discussa nel paese.
C’è il dibattito segreto tra Berlusconi e Renzi, ci sono i giochi e i sondaggi del blog di Grillo, ma il paese non c’è.
Nell’Italia di Renzi comanderanno i segretari di partito e non subiranno controlli giuridici; basterà un terzo dei voti per avere la maggioranza assoluta alla camera e i governi saranno blindati.
Avremo ancora il presidente della repubblica eletto dal parlamento quindi condizionato dalle maggioranze politiche del momento!
Avremo anche molte minoranze non rappresentate, questa è la perdita minore visto il panorama.

La riforma del Senato doveva essere diversa, doveva essere un organo di garanzia e rappresentanza e non una burocrazia di partito di secondo grado.
Le riforme sono inevitabili ed inarrestabili, ma questa può ancora trovare una formulazione migliore.
Dopo lo sbaglio delle province sciolte in decine di unioni dei comuni si rischia anche di sbagliare con senato e legge elettorale.
In ogni caso io mi rattristo, ma non mi meraviglio.

 
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La situazione politica italiana

La situazione politica italiana
Di F. Allegri
Continuo a parlare della situazione politica attuale e lo faccio riportando uno scritto di un blog amico che ho scelto per proseguire il mio discorso.
Faccio solo una premessa.
Nei primi anni della repubblica ci vollero 22 anni per creare le regioni e le fecero male, in questo millennio il Lodo Alfano fu approvato in meno di un mese.
Questo accadde in presenza di quello strumento istituzionale detto "Bicameralismo perfetto".
Nel terzo post che pubblicherò nei prossimi giorni trarrò le mie conclusioni

ABOLIRE IL SENATO O FORSE ABOLIRE LA DEMOCRAZIA
Autore: Ecogabbiano-Italia della natura
URL : http://ecogabbiano.wordpress.com/2014/04/02/abolire-il-senato-o-forse-abolire-la-democrazia-ecogabbiano/
Pubblicato: 2 aprile 2014

Se mi fa male un alluce, taglio il dito o lo curo?
Il 99,99% periodico, salvo gli autolesionisti, optano per la seconda ipotesi.
E se vale per noi stessi, a maggior ragione vale per ciò che apparentemente ci è estraneo.
Questo per dare dei contorni più precisi e meno demagogici alla discussione, tutto d’un colpo imprescindibile, sull’abolizione del Senato della Repubblica.
Per quale motivo non si può apportare delle modifiche ai Regolamenti parlamentari, nella direzione di snellire alcune procedure, o soprattutto non si interviene per ridurre i privilegi economici e gli anacronistici benefits appannaggio dei Senatori (e dei Deputati)?
Non sarà, per caso, che si sta cercando di cogliere la palla la balzo, facendola in barba agli italiani ingenui, per dare una stretta ai principi cardine della democrazia?
Pensate ad una sola Camera effettivamente operativa - perché il Senato composto dai Consiglieri regionali, che si compravano le mutande, le tinture per i capelli o mille altre ammennicoli a carico dei loro Enti, sarebbe evidentemente un inutile orpello -, la cui maggioranza con appena il 37% dei voti validi (cioè meno del 18% di tutti gli italiani) potrebbe fare e disfare a suo piacimento.
Pensate alla nomina di un terzo dei componenti non togati della Corte Costituzionale, pensate alla nomina del Presidente della Repubblica e, attraverso costui, alla nomina di un altro terzo dei suddetti giudici, componendo così una Consulta asservita al potere politico.
Pensate tutto questo e poi diteci se, secondo voi, i padri costituenti, i partigiani di ogni colore che combatterono per lasciare in eredità alle generazioni future uno Stato veramente libero e solidamente democratico, non si rigirano nella tomba maledicendo la superficialità e la dabbenaggine con cui oggi si progetta certe pseudo-riforme!!!!
Ognuno di noi faccia qualcosa per non far passare questo devastante disegno, invece di dovercene pentire quando saremmo circondati da macerie istituzionali.

 
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L'ALLEANZA TRA PD E PDL

SAGGIO BREVE
L’ALLEANZA TRA PD E PDL

01/04/2014
Di F. Allegri
Questo è il primo scritto di tre sulla situazione politica italiana.
Come al solito mi occuperò di aspetti non trattati o tralasciati dalla non informazione quotidiana per cercare di far riflettere i lettori casuali e gli amici di sempre.
Riscontro che è nato un nuovo governo appoggiato dal PD e in dosi diverse dalle due parti scisse (momentaneamente? Lo sapremo al prossimo voto politico) del PDL.
Riscontro pure che il NON movimento 5s continua ad essere irrilevante e consolatorio per estremisti estemporanei ed arrabbiati senza speranze.
PREMESSO QUESTO, IL PUNTO CHE TRATTERÒ OGGI È L’ALLEANZA TRA PD E PDL.
Le domande di base che mi pongo sono: Quando è nata questa alleanza? Su quali basi poggia? Può durare?
Mi sono interrogato per giorni e ho cercato nella mia memoria fatti che mi rispondessero.
Come ho scritto in passato, nel 2012 sono venuto a sapere di un progetto che voleva portare Gianni Letta al Quirinale, ma ero persuaso che questo non fosse realizzabile e non gli ho mai dato tanta importanza.
Oggi rimedito questo fatto che a ben vedere dimostra l’esistenza di un rapporto preesistente tra le due forze politiche altrimenti non si spiegherebbe l’ esistenza di un progetto simile
A questo punto rivedo in chiave diversa il governo breve e irrilevante del professor Letta che è servito a sciogliere i nodi legati ad una serie di scadenze politiche ed elettorali (ordinaria amministrazione).
In questo governo vedo un piano B, una realizzazione parziale del progetto suddetto.
A ben vedere, quindi siamo ancora al punto di partenza: Quando è nata questa alleanza? Su quali basi poggia? Può durare?
A questo punto ho deciso di fare dei salti indietro con la memoria.
In primis sono tornato al Social Forum di Firenze e alla camminata della pace che fu vissuta da 3 milioni di persone in Italia, 50 nel mondo.
Quel giorno di pace non fermò la guerra in Iraq e non ebbe seguiti.
Questa seconda affermazione è quella più importante
Se ragioniamo in termini di consenso, oggi posso scrivere che quello fu un modo eccentrico per far sfogare l’opinione pubblica contraria alla guerra e per ottenere in modo eccentrico il controllo di un dissenso non vivace.
Qui ho trovato il punto di partenza.
SPESSO LE AZIONI POLITICHE NON SERVONO A QUELLO CHE SI DICE, MA PREPARANO STRADE TORTUOSE PER ARRIVARE AD OBBIETTIVI INCONFESSABILI.
Ecco il criterio per cercare le mie risposte.
Quando è nata questa alleanza?
La prima cosa che mi è venuta in mente è stato lo scandalo del povero Marrazzo.
Questa vicenda si svolse in contemporanea a quella di Ruby Rubacuori.
Ci furono 2 inchieste e 2 campagne di stampa quasi in parallelo nonostante che si tratti di due fatti molti diversi, sicuramente entrambi misteriosi.
Nel caso di Marrazzo abbiamo una vittima innocente che si inflisse più punizioni azzerando gran parte di una carriera prestigiosa.
Qui ho trovato una sofferenza comune per i due soci di oggi, ma io riscontro nella comune disgrazia vissuta sui media una loro possibile collaborazione.
A questo punto sono giunto alla risposta che scrivo di getto: i 4 referenda sul Berlusconismo.
Sì, questa alleanza tra PD e Pdl è nata sulle macerie dei 4 plebisciti su giustizia e acqua pubblica o meglio sugli ultimi due se osserviamo con attenzione.
Ho sempre scritto che i 4 Si furono espressi per chiudere con il Berlusconismo e con il suo ultimo governo, ma oggi posso aggiungere che nella MANCATA ATTUAZIONE dei due referenda sull’acqua pubblica poggia saldamente questa alleanza politica.
Anche questa non attuazione è stata accettata pacificamente da milioni di italiani e solo piccole minoranze portano avanti queste battaglie, solo pochissimi sono sinceri e realmente attivi (leggi Forum dell’acqua).
Quel PD che non ha mai avuto intenzione di attuare i referenda sull’acqua non può avere problemi a chiudere questa alleanza che dal 1994 al 1999 sarebbe stata scandalosa.
Penso di aver risposto alle prime 2 domande, mi resta il può durare?
Nel PD solo piccole minoranze che sembrano spuntate dal nulla sono realmente contrarie a questa alleanza quindi mi sento di scrivere che non saranno mai rilevanti, ma sarei contento di sorprendermi.
Posso aggiungere anche quanto ho scritto sopra: queste minoranze esprimono tecniche per controllare il dissenso.
Il M5s continua a giocare il ruolo “dell’utile idiota” e perde consensi nel paese: basterebbe leggere bene gli ultimi test elettorali per riscontrarlo, ma io continuo a sostenere che lo stesso gruppo di pressione che lo guida non vuole questa quantità di voti!
La situazione internazionale resta critica e al momento non mi pare che i progetti del nuovo governo siano delle soluzioni possibili.
Va aggiunto che questo nuovo esecutivo si definisce “governo della speranza”.
Questa definizione presuppone una sua durata e un’attesa fiduciosa.
Esso è destinato a durare, proprio per sua costituzione.
Qui va aggiunto che ci saranno vari momenti centrali, un appuntamento importante sarà il voto europeo, ma qui prevedo una vittoria facile dei governativi.
Dopo verrà il semestre europeo e saranno 6 mesi certi di governabilità.
Infine avremo le riforme difficili (tra quelle annunciate), almeno due e il voto presidenziale reale.
Solo questa ultima è una scadenza fondamentale per quel piccolo mondo che chiamiamo casta.
Di conseguenza, vi saluto scrivendovi che ci attende un altro anno di governo irrilevante, se saremo (apparentemente) fortunati.

 
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Una nuova commedia

Il Maestro
Scritto teatrale in tre atti.

Di I. Nappini
Composto per il teatro di tutti e di nessuno.
Sette personaggi.

INTRODUZIONE
PRIMO ATTO

Oliveto di Franco Fusaro contadino, saggio, mago.
Franco sente il rumore di un veicolo, lascia gli strumenti agricoli su un piccolo cesto, prende una sedia, un tavolo. Si siede, tira fuori da una scatola di latta un piatto, un bicchiere, un coltello, pane, vino, sale, olio. Calmissimo aspetta.
Tre personaggi arrivano.

Franco: Benvenuti nella mia piccola proprietà, qui sul poggio che sovrasta il comune di Cemento Pigi, non aspettavo nessuno e meno che mai in inverno. Ma credo di sapere perché siete qui. Qualcosa che avete visto o sentito vi ha turbato e volete un mio consiglio, una mia interpretazione.

Paolo Fantuzzi: Franco, è così. Tu sei uno che fa e ha fatto e sicuramente farà diversi mestieri. Un tempo uno come me l’avrebbero chiamato operaio, oggi sono un precario come tanti. Voglio esser diretto: tutti e tre ci siamo trovati al Bar della stazione di Empoli e per caso ci siamo raccontati fra noi tre esperienze più che spiacevoli. Di solito finisce con un Vaffa al mondo e al resto, ma ora non è così. Abbiamo bisogno che tu ci ascolti.
Clara Agazzi: Sì è così.

Stefano Bocconi: Franco, vorrei parlar per primo.

Franco: Avvicinatevi. Scusate se non mi alzo ma sono un po’ stanco. Stavo per farmi un paio di fette di pane e un bicchier di vino.

Stefano Bocconi: Franco, come tu sai sono un commerciante; ho in città un locale dove vendo fumetti, gadget, giochi. Avevo due commessi ma nell’ultimo anno ho dovuto licenziarne uno e l’altro, non potendo tenerlo perché gli affari vanno male, ha pensato bene di far da sé e d’andarsene per qualche tempo in Australia. Emigrante. Ma una settimana fa, prima che partisse è successo che in negozio è arrivato un vecchio cliente, una persona gradevolissima famoso a livello locale perché giocatore in tornei regionali di non so bene che cosa. Il mio commesso si è avvicinato a lui e lo ha abbracciato commosso. Per lui quel cliente era il passato, era il tempo dei tornei e del gioco, era una raffigurazione di tempi felici. Oggi tempi passati e finiti. Egli ha capito e ha ricambiato con affetto il gesto d’intimità. Sul momento non ci ho dato peso ma da una settimana quest’immagine mi tormenta. Ho bisogno di sentire cosa ne pensi.

Clara Agazzi: Il mio caso è recente, è di due giorni fa. Capitò questo. Di solito mi barcameno fra diversi mestieri. Mi hanno assunto come precaria all’archivio comunale, nella biblioteca comunale, e di recente ho messo a frutto i miei studi e ho avuto qualche supplenza nelle scuole elementari. Ma un colloquio con una vicepreside in un mio ultimo incarico mi ha disturbato. Si trattava del solito discorso su cosa c’è da fare; ma c’era una novità. I vocaboli. Parlava di Offerta Formativa, di consumatori di formazione, del preside che doveva esser chiamato dirigente perché ormai si tratta di un manager, di performance, di input/output, di soddisfazione dell’utenza, e cose simili… Mi sembrava il discorso sentito tante volte, ma stavolta erano così tanti i vocaboli tratti dalla materia economica e dall’inglese pseudo - economico che sono rimasta basita. Mi son detta: ma cosa ne è del sano mestiere dell’insegnare. Cosa è accaduto in questo Belpaese negli ultimi anni?

Franco: Paolo, tu non hai parlato.
Paolo Fantuzzi: Franco, il mio caso è molto semplice e molto meno filosofico. Mi capitava proprio oggi di passare dal capoluogo di provincia per sentire di un lavoro nuovo, questo di mattina presto. Per strada un mendicante e venditore di cianfrusaglie mi ha chiesto l’elemosina con grande insistenza. Mi ha afferrato per lo zainetto e insisteva quasi fino a piangere. Sono riuscito a staccarmene, ma la cosa mi ha turbato. Mi pareva che vi fosse qualcosa di tragico, di fatale. Quel gesto mi ha dato l’impressione di aver davanti un mondo integralmente fragilissimo. Solo che è il mio mondo, il mio territorio, la mia storia personale, anche il mio lavoro. La città stessa mi è apparsa in un solo istante degradata e turbata nel profondo.

Franco: Ho capito. Come negli effetti di certi sogni premonitori questi episodi vi hanno scosso.
Vi hanno costretto a ripensare la vostra vita. Vi siete trovati davanti alle vostre paure, a paure nascoste, rimosse. Forse anche a qualcosa di più. Dunque iniziamo. Ora ditemi da questo poggio cosa vedete.

Stefano Bocconi: Una cittadina di provincia, delle strade.
Paolo Fantuzzi: Franco,vedo una cittadina, dei campi, olivi, strade.
Clara Agazzi: Case, chiese, il cimitero, il Comune, strade… non so. La scuola anche.

Franco si alza. Con un gesto ampio della mano indica il paesaggio. Poi lentamente va verso gli ospiti.

Franco: Adesso, io vi mostrerò il non visto. Occorre molto sapere e molto cercare per conoscere la genealogia del territorio e della città. Occorre pazienza. Lì vicino alla strada, presso la casa del pastore oggi abbandonata c’era un luogo santificato dagli etruschi. Un fulmine aveva colpito quel posto e i sacerdoti di 25 secoli fa avevano stabilito di collocare un segno di pietra. Per gli antichi cosmo e microcosmo dovevano aver una qualche forma d’equilibrio, dovevano raccontarsi l’uno con l’altro e quindi potevano esser interpretati dai saggi e dai sacerdoti sapienti. Il fulmine non cadeva mai per caso. Questo fu il primo segno, il primo atto della civiltà umana in queste terre. Ora seguite il dito, lì vicino alla fabbrica di vetro abbandonata lasciata allo sfascio hanno trovato i resti di una villa romana, la forma di produzione e di dominio del patriziato dei Cesari, sia di quelli pagani sia di quelli cristianizzati. Una società di schiavi e di padroni che ha però messo le basi per il diritto e per la cultura della nostra civiltà. Poi sono arrivati i barbari, cristiani o pagani, schiavi o padroni sono stati distrutti. Goti, vandali, Ostrogoti, e poi i Longobardi; è nata gente con i capelli rossi o biondi ed e è arrivato il Medioevo. I signori barbarici son diventati cavalieri cristiani, hanno fatto costruire torri e castelli e hanno preso possesso della terra e delle disperse genti. Poi venne costruita la Chiesa con il campanile che sta al centro del paese e questo avvenne, più o meno, un migliaio di anni fa. Una volta creata la chiesa si venne a formare il borgo e poi la cittadina con le mura e il comune. Chiesa, torre, castello, mura, comune erano le forme materiali di un modo d’essere e d’esistere. Il tutto coerente con le stagioni, con la distinzione fra il bene il male, con la logica del tempo che va e che viene, dell’abbondanza e della carestia e dei limiti della vita. Nello scorrere dei secoli un padrone straniero arrivava e uno partiva. Intanto nel Rinascimento il principe faceva costruire non lontano da qui una sua villa di campagna, il denaro alla fine del medioevo era già una potenza che comprava eserciti e regni da almeno due secoli. Ma i nobili signori spesso l’usavano per esser magnifici, per inseguire un sogno estetico, per ricostruire l’incanto di mondi sognati dai loro artisti e dai loro poeti. Seguite ancora quello che indico, e osservate. Quello è il Comune costruito nell’Ottocento in stile eclettico con la targa per Garibaldi e la piazza con il monumento ai caduti della Grande Guerra. Qui siamo all’entrata del nostro tempo: la civiltà industriale, la civiltà dell’elettricità, del capitale, del tempo degli orologi, del calcolo economico, delle masse di operai e di soldati, della scienza e della tecnica al servizio della morte, dei milioni di morti in Europa. Da quel punto cronologico e fisico il vecchio mondo inizia il lento congedo dalle nostre vite. Il mondo antico dei re, della civiltà contadina, delle regole arcaiche, del tempo della natura è stato travolto da due guerre mondiali e dal finto ed effimero benessere che è seguito. Quella massa di fabbricati brutti e senza forma e quei capannoni rugginosi e marci che circondano come una cintura grigiastra i nuclei medioevali, rinascimentali, risorgimentali della cittadina sono il segno senza forma dello sviluppo del secondo dopoguerra. Un mondo umano nuovo è nato. Esso è senza forma, senza equilibrio, privo di studio veritiero, privo di pensiero, estraneo a quel che è autenticamente religioso.Non si può nemmeno porre il problema di Dio in questo tempo di terza rivoluzione industriale, perché tanta parte della presente umanità è incapace di pensarlo. Questo tempo nuovo ha rivelato una vasta umanità che vuole vivere senza più eredità morali, senza più autentiche regole, che ha fede nella potenza del denaro e ha fatto di esso il nuovo Dio che promette ricchezze e piaceri senza limiti. Ora guardate di nuovo la città. La strada. La chiesa. La piazza. Cominciate ora a vedere il vostro passato?

Paolo Fantuzzi: Franco,è vero. Ora che ci penso. Quella è la chiesa medioevale, vedo la città vecchia, un pezzo delle mura.

Clara Agazzi: Quella è la parte del Settecento e dell’Ottocento, si riconosce bene il Comune fatto sotto Re Umberto.

Stefano Bocconi: Ora la vedo la periferia, le case nuove. Solo ora vedo la differenza fra la forma delle cose costruite nel passato e il prefabbricato di oggi, è come se fossi stato cieco. Per anni ho visto e non ho capito.

Franco: Non è magia questa. Chi vive con la terra sa che ci sono le stagioni. Che esiste il tempo della potatura, della semina, dl raccolto, della fatica, della festa, della vendita, e così via… Perfino gli alberi plurisecolari hanno le loro vicissitudini e tuttavia crescono, danno frutti, esistono e aumentano in altezza, profondità, spessore. Lentamente accade questo. Se si pensa la città di Cemento Pigi come un corpo, se si sa come questo corpo si è dato nello scorrere dello spazio e del tempo allora le parti di quel corpo possono esser lette, scoperte, rivelate. Oggi voi mi chiedete di scoprire il senso profondo di un qualcosa che è iscritto nella parte ultima della città ossia la gabbia di edifici prefabbricati e malfatti che la circonda. Ma di per sé non sono malvagi gli edifici, è il loro senso simbolico che li rende odiosi perché sono i manufatti di un mondo umano che ha perso la forma etica e non la vuole avere nemmeno oggi. Il denaro e il suo culto si sono sostituiti al sacro diritto dei re e dei principi e dei vescovi che sono vissuti secoli fa. Il vostro microcosmo è stato turbato dalle conseguenze del macrocosmo e dalle forme con cui si domina oggi la stragrande massa della popolazione. Ossia con un miscuglio di mezzi diversi: divertimenti, spettacoli, intrattenimenti, politica-spettacolo, paura, precariato, burocrazia, predominio del potere finanziario sul potere politico e religioso, distruzione o mistificazione di ogni valore etico o morale tradizionale; e se non basta per i popoli ribelli e i loro signori esistono meccanismi internazionali per l’attivazione di opzioni militari o di polizia. Cinque sono le superpotenze oggi dominanti, hanno gli arsenali più grandi, hanno un grande potere finanziario, hanno il diritto di veto alle Nazioni Unite e i più potenti e sofisticati complessi militar-industriali. Il potere del denaro in quanto denaro e dei suoi sacerdoti e dei suoi adulatori si lega ai centri di comando e controllo delle cinque grandi potenze planetarie. Ma per quel riguarda noi qui è opportuno esser sinceri. Siamo la periferia della periferia di questi domini a carattere imperiale. Da questo la sensazione, amara ma comune a tanti ,di esser vittime di forze invisibili, di strumenti oscuri, di forme diaboliche del dominio. Adesso che questa premessa del non visto è stata detta possiamo iniziare a ragionare del non detto nei vostri tre racconti.

(continua)

 
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