Nader e le carte di credito

Post n°886 pubblicato il 21 Maggio 2015 da amici.futuroieri
 

Nell’Interesse Pubblico
10 ragioni per le quali non ho la carta di credito

Ralph Nader


In un recente convegno all’American Antitrust Institute (AAI) di Washington DC, ho chiesto ai presenti di riflettere sulla capacità dei contanti e degli assegni di competere con l’industria delle carte di credito e con i suoi severi controlli sui commercianti.
Questo punto ovvio diventa meno evidente se si tiene conto dell’esclusione in espansione dei pagamenti per contanti/assegni a causa della travolgente espansione dei beni e servizi che non si possono comprare a meno che non si disponga di una carta di credito o di un amico con una di queste che si possa rimborsare dopo.

Quando mandiamo alcuni tipi di posta espressa, noleggiamo un’auto, o paghiamo per i servizi delle compagnie aeree/treni o alberghi, non è più possibile pagare con contanti/assegno o è una vera seccatura di richieste e condizioni.
La tendenza generale è quella di limitare sempre di più ciò che la moneta legale può effettivamente acquistare in America a causa dell’esclusione dai contratti standard con le scritte in piccolo (vedi faircontracts.org).

Per molte persone, la comodità di una carta di credito e le ricompense potenziali giustificano la loro preferenza a rinunciare ai contanti.
Inoltre, i consumatori a basso reddito vogliono un credito a breve termine, seppur costoso.
I portatori della carta di credito ricevono “dei punti”, come per le miglia volate con frequenza, ma spesso il consumatore paga in altri modi nascosti questi “omaggi”.

Nonostante gli ostacoli di cui sopra, io ancora non ho una carta di credito o una carta di debito basata sulla firma.
Ci sono 10 motivi rilevanti per la mia preferenza al contante o a assegni contro la plastica.


1. La plastica pone le basi per massicce invasioni quotidiane della privacy.
Oggi l’acquisto dei dati personali galleggia in tutto il mondo, senza controlli.
L’industria delle miniere dei dati è ovunque e sia il governo che gli hackers possono entrare nei files sulle persone.
Come dimostrano Facebook e Google, è quasi impossibile tenere il passo con la condivisione delle vostre informazioni personali.

2. Dopo che siete entrati nell’economia del credito cadete nell’ambito dei controlli di valutazione arbitraria del credito e dei commercianti del credit scoring.
Quindi, se vi lamentate strenuamente con un rivenditore di auto o con le assicurazioni, se siete vittime di false informazioni nel file di credito, o anche se avete troppe carte di credito, il vostro credito può soffrire tanto da pagare di più o da vedervi negare dei prestiti.

3. L’economia della carta di credito, con le sue regole di non aumenti anti concorrenziali, ecc è inflazionistica e influisce negativamente sul potere d’acquisto dei consumatori, nonché sui tassi di risparmio più bassi.

4. Le carte di credito incoraggiano l’acquisto di impulso.
L’industria lo sa molto bene.
Sfregare una carta di plastica piuttosto che aprire un portafoglio e prendere direttamente il denaro crea uno scollamento tra l’acquisto e la perdita di denaro per il consumatore.

5. Le clausole delle carte di credito — quelle che la senatrice Elizabeth Warren definisce “stampe per topi” — sono per lo più imperscrutabili e non negoziabile.
Firmate sulla linea tratteggiata, zitti e comprate.
Le imprese raramente competono sulle clausole scritte in piccolo per favorire il consumatore.
Confrontate, con un microscopio adatto, i contratti tipo di Visa, Mastercard o Discover o di GM, Ford e Toyota, o di Bank of America, Citigroup e Wells Fargo.
I consumatori sono stati guidati verso un contratto senza scelta di schiavitù o di servitù.

6. L’uso di contanti/assegni incoraggia i consumatori a vivere con i propri mezzi e a non rimanere intrappolati in un ciclo sempre più profondo di debiti.
Ad esempio se si è fuori a fare shopping con denaro contante e si imposta un budget per noi, è impossibile spendere troppo se semplicemente non si porta più di quanto si è stabilito per i nostri acquisti.

7. Il pagare in contanti/con assegni evita il peso di tasse, sanzioni, sovrapprezzi, e, naturalmente, i tassi di interesse altissimi per i consumatori.
Le aziende invece godono dei tassi di interesse bassi, su tutta la linea.
(Ricordate, però, gli assegni hanno un costo se non sono onorati.)

8. Il pagamento in contanti/con assegni — dicono in un ristorante — fa risparmiare tempo e aiuta nei controlli successivi di errori.
Inoltre, impedisce l’aggiunta di eventuali spese fraudolente al conto.

9. Il pagamento in contanti/con assegno evita di dover dare via la vostra proprietà personale per il piacere di imprese su internet che vi girano intorno e molto proficuamente vendono queste informazioni gratuite agli inserzionisti con tale precisione che questo ultimo sa quale malattia o desiderio avete.

10. Spesso gli emittenti di carte di credito approvano carte di credito per i consumatori con limiti massimi di spesa che sono troppo alti considerando il loro stipendio o la mancanza di questo.

La Apple ha creato un sistema di pagamento che non richiede la firma o scatti.
È voi regolarmente potete cadere nel penitenziario del credito con un semplice sfregamento.
Quali sono le prospettive, l’evocazione attraverso delle onde cerebrali?

C’è una forte necessità di sconti di cassa per i consumatori, come avviene con molti distributori di benzina.
Ciò passerebbe attraverso il risparmio che il venditore renderebbe bypassando le società delle carte di credito a beneficio dei consumatori, una situazione win - win.
Inoltre, non ci dovrebbero essere discriminazioni nei confronti dei consumatori sulla base alla loro scelta di moneta legale; i fornitori dovrebbero accettare tutti i metodi di pagamento.

tradotto da F. Allegri il 21/05/2015.

 
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I pericoli e i limiti della democrazia digitale

Post n°885 pubblicato il 18 Maggio 2015 da amici.futuroieri
 

SAGGIO BREVE
I pericoli e i limiti della democrazia digitale

18/05/2015
Di F. Allegri
Io non credo nella democrazia digitale e non ci credo nessun progressista vero.
La vera politica è quella che si svolge nei municipi o nelle assemblee elettive di livello più alto.
La vera partecipazione è quella diretta e reale, non mediata da macchine o enti.
La partecipazione è progetto e anche mezzo necessario per arrivare ad un fine.
Questa può svolgersi nei palazzi, nelle assemblee e nella piazza: parte dal banchino, passa per le marce e arriva agli scioperi economici e politici.
LA DEMOCRAZIA DIGITALE È RISERVATA A PERSONE SOLE E STABILISCE UN RAPPORTO DI DIPENDENZA TRA CHI STA OLTRE LO SCHERMO - VIDEO (IL CONTROLLORE) E CHI LAVORA CON IL PC, IL CITTADINO APPARENTEMENTE ATTIVO (IL CONTROLLATO, IN REALTÀ).
Al momento, la gran parte delle esperienze di pseudo democrazia digitale stanno crollando e l’unica che resiste è quella del M5S seppur con un disincanto crescente.
La prima causa del fallimento che rilevo è quella che il far politica on line è per molti un’esperienza capricciosa ed estemporanea, manca un vero progetto, manca una vera immedesimazione in qualcosa di reale, se si eccettua il rapporto soggetto – oggetto.
IL SECONDO DATO INTERESSANTE È CHE LA PSEUDO DEMOCRAZIA DIGITALE CROLLA POCO DOPO CHE LE SUE PIATTAFORME PER IL VOTO ONLINE ENTRANO IN FUNZIONE.
Il votare libero le distrugge anche se il voto non è libero.
PER QUESTO SCRIVO SUBITO CHE ANCHE LA DEMOCRAZIA DIGITALE APPARTIENE AL VASTO MONDO DELLA FALSA PARTECIPAZIONE.
Se spostiamo la nostra analisi dal lato del votante dobbiamo porci il problema delle aspettative dell’elettore singolo e solitario confrontandole con quelle del PICCOLO GRUPPO SOLIDALE che è la forma minima di partecipazione.
Nel piccolo gruppo solidale ogni membro rinuncia a qualcosa, rinuncia ad alcuni dei suoi gusti eccentrici e divide il suo cibo politico del momento con tutti.
Una fetta di torta tocca a tutti e la torta è unica e può essere anche una che non piace a nessun membro!
NELLA DEMOCRAZIA DIGITALE OGNUNO È SOLO CON LA SUA MACCHINA E TUTTI SON SOTTOPOSTI AD UNA SORTA DI IMPERATRICE DELLE MACCHINE, UN ENTE QUASI SEGRETO, MA SOVRAPPOSTO.
Nella democrazia digitale non si verificano mai delle scelte collettive reali che bilanciano i gusti, ma anche i dissensi minimizzandoli.
LE SCELTE PRESE NON SONO QUELLE MEDIATE E OGNUNA DI LORO SOMMA I DISSENSI A QUELLI DELLE ALTRE VOTAZIONI: NESSUNO MEDIA.
La democrazia digitale nasce con un difetto originale, nasce con un’aspettativa eccessiva non reale.
L’operatore che usa il PC inizia il suo lavoro convinto che usando la tecnologia avrà a che fare con una piattaforma che soddisfi le sue aspirazioni, dopo aver votato insieme a tante altre persone simili a lui.
In pratica il singolo crede di far parte di una volontà popolare che somma un vasto gruppo di fratelli o addirittura di gemelli invece è solo con se stesso o sottomesso ad una sorta di spirito che lo domina e guida.
Un motto probabile sarebbe: “Il popolo sei tu! O il popolo sono io! (A seconda, del livello di ambizione)
Chi vive la democrazia, non è un cittadino, non è un sovrano: è un cliente di una multinazionale che non ottiene mai la sua soddisfazione personale.
In questo contesto la democrazia digitale può solo fallire ed è bene che fallisca.
La tecnologia non è al servizio del cittadino, non deve piacere a lui, non è il genio che avvera i desideri, non realizza nemmeno la mitica democrazia del consumatore perché i risultati dei voti non piaceranno a nessuno.
L’unico fatto positivo è che essa fa perdere tempo a tanti estremisti senza qualità.
Di sicuro è meglio comprare le pere al mercato.

 
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il maestro 2░ tempo - 13a conversazione

Il Maestro - secondo atto – Tredicesima conversazione
Ricordo di un maestro di judo II - tra volontà e burocrazia

Di I. Nappini

Adesso che ho mostrato la principale differenza fra la figura del MAESTRO e quella del DOCENTE passo a considerare un secondo aspetto ossia la VOLONTA’.
SEGUIRE UN MAESTRO (i campioni che lo fanno per carriera e per denaro non sono parte dell’esempio) È IMPEGNARSI CON IL CORPO E LA MENTE IN UNA DISCIPLINA SPORTIVA.
UN GIOVANE E COSÌ ANCHE UN PRATICANTE ADULTO SI SOTTOMETTONO A SFORZI FISICI E TALVOLTA MENTALI CON UN ATTO DI VOLONTÀ.
Il maestro uniforma e disciplina all’interno della palestra le mille e mille differenze che emergono dai suoi praticanti e dagli allievi che intendono procedere con l’attività agonistica.
In questa condizione di mettere assieme i diversi livelli di motivazione e d’esperienza emerge il suo carisma e il suo buonsenso nel dare una direzione al lavoro di palestra.
QUELLO CHE SPESSO È IL FRUTTO DELL’ESPERIENZA E DEL BUONSENSO NELLA SCUOLA È REGOLATO DA SCADENZE, PROGRAMMI E DA UNA BUROCRAZIA A TRATTI OPPRESSIVA.
La mentalità comune ignora solitamente quanto il mestiere dell’insegnare a scuola sia vincolato a scadenze e procedure burocratiche.
Non dico che sia giusto o sbagliato.
DICO CHE L’ATTIVITÀ DEL MAESTRO E DEL DOCENTE SONO REGOLATE DA PRINCIPI DIVERSI E SI SVOLGONO IN CONTESTI NON SOVRAPPONIBILI PUR TRATTANDO DELL’EDUCAZIONE E DELLA FORMAZIONE DELL’ESSERE UMANO.
La burocrazia che regola una palestra esiste ma non ha la natura e l’intensità della burocrazia scolastica.
Il maestro quindi può a mio avviso ritagliarsi un più ampio spazio, può creare un suo stile di conduzione della palestra e arrivare al raggiungimento dei risultati attesi con tempi e modalità suoi.
Il lato spiacevole della cosa è che egli è praticamente l’unico responsabile.
Quindi i praticanti di un’arte marziale o di una qualsiasi disciplina sportiva che si trasmetta per mezzo di un maestro scelgono un percorso impegnativo per la mente e il corpo con la speranza di ricavarne dei benefici fisici, mentali e perfino spirituali.
Benefici che sono collegati all’insegnamento del proprio maestro di riferimento.
IN QUESTA CENTRALITÀ DI COLUI CHE INSEGNA VEDO IL TRATTO CARATTERISTICO DEL MAESTRO DI JUDO, OSSIA IL CARISMA.
Quella capacità, che viene declinata in termini positivi, d’esercitare una forte influenza sulle persone.
In effetti senza una guida è improbabile che gli esseri umani s’associno fra loro per fare cose difficili o percorsi di costruzione e definizione della propria mentalità e della propria fisicità.

Clara Agazzi: Questo professore è un po’ scolastico però mi pare che ci pigli. Certe cose le descrive bene. Tuttavia mi pare che riveli un rapporto con il suo lavoro contraddittorio. Da un lato ne sottolinea l’importanza e dall’altro ne definisce i limiti. QUESTA CATEGORIA DEL MAESTRO DI CUI RAGIONA PARE LO SPECCHIO SU CUI SI RIFLETTONO I LIMITI DELLA SCUOLA FORMALE E BUROCRATICA.

Paolo Fantuzzi: Aspettate. Qui devo dire qualcosa io. Ricordatevi in materia di sport di contatto e arti marziali di una grande verità di cui tutti i praticanti e gli agonisti del settore sono consapevoli: le botte fanno male. Per questo qui nel Belpaese certi sport e le arti marziali hanno poco seguito. Lo sport quando è praticato è soddisfazione e fatica, ma per capire la mia affermazione pensate al pugilato o sport minori ma simili. OGGI TELEVISIONE, CINEMA, PUBBLICITÀ COMMERCIALE NON FANNO VEDERE LO SFORZO DELLA PERSONA QUALUNQUE, LA NORMALITÀ DELLA FATICA DELL’UOMO DELLA STRADA. Televisione, pubblicità commerciale, cinema, illustrazioni varie,  fanno vedere i presunti VIP in barche di lusso, nei ristoranti e nei privé per gran signori, al ricevimento di questo o di quello, nella villa del tal dei tali, all’inaugurazione del locale esclusivo.
OVVIA CONSEGUENZA CHE TANTA GENTE E LA GIOVENTÙ IN PARTICOLARE SIA SVIATA DA QUESTI MESSAGGI RIPETUTI FINO ALL’OSSESSIONE E FUGGA QUANTO È FATICA, PERCORSO ANONIMO E SILENZIOSO, COSTRUZIONE DI SE STESSI.
Se l’esempio che gira nelle nostre periferie cittadine è il ricco o il mammifero di lusso che si gode i soldi è normale che l’impegno che ha come premio non il riconoscimento del singolo presso un pubblico ma una sua crescita fisica e mentale sia evitato.
Comunque in questo discorso c’è questo che non mi torna: mi pare che in quelle parole si voglia cercare un bene e un male che non stanno nella vicenda di tutti i giorni.
Il divenire del mondo non è bianco o nero come il colore dei pezzi sulla scacchiera.

Stefano Bocconi: Certamente hai della ragione dalla tua. DA ANNI MI CHIEDO SE NON SIANO FOLLI COLORO CHE INSEGUONO L’IDEA FISSA DI UN BENE O UN MALE ASSOLUTO, COME SE BENE E MALE FOSSERO SFERE PERFETTE, REALTÀ METAFISICHE, ENTI ANGELICI O DEMONI.
Eppure credo che sia lecito cercare oggi una qualche guida, beninteso. Oggi come ieri occorre iniziare da qualche parte e darsi un punto fermo, un qualche inizio.
Se questa cosa può farlo un maestro come dice quello lì. Ma perché no?

Franco: Il professore non si è smentito. Qui è bastato ascoltarlo dieci minuti e subito son fioriti i distinguo, i dubbi, le approvazioni.
MA INVITO QUI GLI AMICI TUTTI A PENSARE A QUANTO SIA FORTE IL PESO SPECIFICO DELLA QUOTIDIANITÀ, DELLA NOIA, DEL VIVERE STRASCICANDOSI DI QUA E DI LÀ.
Quella cosa che individuate come esempio negativo della pubblicità è l’ordinaria banale conseguenza di un mondo umano che si è impoverito MA CHE PENSA SE STESSO COME UN MONDO DI CONSUMATORI.
Il desiderio stimolato fino al parossismo e al delirio di consumare beni e servizi in assenza di una ricchezza autentica sul piano materiale provoca nei molti disordine mentale, odio, paure irrazionali.
Immaginate questo: un tale per sue ragioni di lavoro è forzato a vivere spostandosi per ore e ore in macchina in condizioni di traffico indecenti.
Un giorno si trova in campagna e rimane sconvolto.
Non è quello il mondo nel quale vive e capisce che qualcosa non va nel suo stile di vita, davanti a un prato fiorito rimane come bloccato da un dolore al petto.
BENE QUESTA È LA CONDIZIONE DEL TRAUMATICO RISVEGLIO DEI MOLTI CHE HANNO FATTO L’ERRORE D’IDENTIFICARSI CON UNA DELLE TANTE ILLUSIONI INDOTTE DALLA PUBBLICITÀ IN RELAZIONE A DONNE BELLISSIME, CONSUMI DA SIGNORI, BARCHE, VILLE, SOLDI FACILI E COSÌ VIA.
Prima o poi qualcosa si blocca, la dura realtà batte i suoi colpi e uno rimane con la sensazione di aver inseguito il vento, di aver fatto volar via la vita rincorrendo un miraggio.

Stefano Bocconi: Certamente è così ma non vedo il legame fra il tuo ragionamento e quello del professore.

Franco: IL PROFESSORE CREDO CHE STIA RAGIONANDO INTORNO AL FATTO CHE OCCORRE COSTRUIRE SE STESSI, CONOSCERE SE STESSI PER NON CADERE VITTIMA DELLE MOLTE FORME DI MANIPOLAZIONE E DEGENERAZIONE DELLA PRESENTE CIVILTÀ INDUSTRIALE.
In questa opera di chiarimento interiore le figure dei maestri da cui si è avuto una qualche impostazione e l’esempio sono decisive.
RICONOSCERE ESEMPI E INSEGNAMENTI E LA PROPRIA ORIGINE È L’INIZIO DI UNA COSTRUZIONE INTERIORE E DELLA FONDAZIONE PROPRIA E IMMEDIATA DELLA CONSAPEVOLEZZA DI SE STESSI.

 
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Nader e le multinazionali farmaceutiche

Nell’Interesse Pubblico
Big Pharma - Il capitalismo clientelare è fuori controllo

Ralph Nader
21 novembre 2014

Due notizie recenti sulla vorace industria del farmaco dovrebbero essere un appello per un Congresso supino per avocare a se e avviare indagini sui prezzi dei farmaci salva vita che sono troppo lontani dal normale.

La prima notizia — una storia da una pagina sul New York Times — era sulla Fondazione per la fibrosi cistica (CF), che 15 anni fa investì 150 milioni di dollari nella società di biotecnologie Vertex Pharmaceuticals per sviluppare un farmaco per questa grave malattia polmonare.
Il 19 novembre, la Fondazione ha registrato un ritorno di $ 3,3 miliardi da tale investimento.

Il Kalydeco (il farmaco sviluppato con tale investimento) viene preso quotidianamente dai pazienti della CF (chi può permetterselo) a un prezzo di $ 300.000 all’anno per paziente.
Chi può pagare quel costo?

Il secondo comunicato stampa è venuto dalla industria farmaceutica finanziata dal Centro Tufts per lo Studio dello sviluppo farmaceutico.
Joseph DiMasi del Centro afferma che il costo di sviluppo di un nuovo farmaco da prescrizione è di circa 2,558 miliardi di dollari, significativamente superiore alla precedente stima di 802 milioni che il Centro fece nel 2003.

I promotori dell’industria farmaceutica usano questa cifra ridicola per giustificare gli altissimi prezzi dei medicinali per i consumatori.
Sfortunatamente, la critica di questo numero gonfiato non riceve adeguata attenzione dai media.

La metà dell’ asserzione del DiMasi è data dai costi di opportunità non riscossi se la casa farmaceutica ha investito i suoi soldi altrove.
Questo taglia la sua stima di quasi la metà, fino a 1,395 miliardi di dollari.
La parola “inflazione” ha un nuovo significato.
Secondo l’economista James P. Love, fondatore di Knowledge Ecology International, DiMasi ignora anche convenientemente i sussidi statali, come i cosiddetti crediti d'imposta farmaceutici orfani, le borse di ricerca del National Institutes of Health e il sostegno del governo al costo della sperimentazione clinica che seleziona (vedi keionline.org).

Mr. Love aggiunge che le case farmaceutiche spendono “molto di più per il marketing di quanto non facciano in ricerca e sviluppo”.

Rohit Malpani, direttore di Policy and Analysis di Medici Senza Frontiere (che ricevette il Premio Nobel nel 1999), dice che, se credete ai dati di Tufts (la cui analisi presunta dei dati è in gran parte segreta), “probabilmente credete anche che la Terra sia piatta”.
Mr. Malpani cita lo stesso CEO di GlaxoSmithKline Andrew Witty il quale dice che la cifra di un miliardo di dollari per lo sviluppo di un farmaco è un mito.
Malpani aggiunge: “sappiamo da studi precedenti e dall’esperienza degli sviluppatori di farmaci no profit che un nuovo farmaco può essere sviluppato solo per una frazione del costo che il rapporto Tufts suggerisce. Il costo dei prodotti in via di sviluppo è variabile, ma l’esperienza dimostra che essi possono essere sviluppati con un minimo di $ 50 milioni, o fino a 186 milioni se si prende in considerazione il fallimento... non solo i contribuenti pagano per la grande percentuale dell’industria R&D ma di fatto pagano 2 volte perché poi sono colpiti con i prezzi elevati degli stessi farmaci”.

Il signor Malpani si riferiva soprattutto agli Stati Uniti dove le case farmaceutiche non mostrano gratitudine per i generosi crediti d’imposta e per i finanziamenti del contribuente alla R&D (che sono per lo più gratuiti).
Aggiungete l’assenza di controllo dei prezzi e voi (il consumatore/paziente) pagate i prezzi dei farmaci più alti del mondo.

Un altro aspetto in gran parte ignorato dell’R&D dell’industria è quanto di esso è diretto a prodotti che pareggiano, invece di migliorare, i risultati sanitari — i cosiddetti farmaci “me too” che sono redditizi, ma non beneficiano la salute dei pazienti.
Inoltre, l’industria farmaceutica molto redditizia costantemente non è stata in grado di frenare la sua promozione ingannevole dei farmaci e le informazioni inadeguate sugli effetti collaterali.
Circa 100.000 americani muoiono ogni anno per gli effetti negativi dei farmaci.
Decine di miliardi di dollari dei consumatori sono sprecati per farmaci che hanno effetti collaterali invece di comprare quelli per gli stessi disturbi che ne hanno meno (vedi citizen.org/hrg).

Nel 2000 durante una visita con i medici militari e gli scienziati al Walter Reed Army Hospital, io chiesi quanto avevano speso in R&D per sviluppare i loro farmaci antimalarici e altri medicinali.
La risposta: da cinque a dieci milioni di dollari per farmaco, costo che includeva i test clinici più gli stipendi dei ricercatori.

Questo “ente per lo sviluppo del farmaco” all'interno del Dipartimento della Difesa nacque perché le aziende farmaceutiche si rifiutavano di investire in vaccini o farmaci terapeutici per la malaria — allora era la seconda causa di ricovero dei soldati americani in Vietnam (la prima era la ferita sul campo di guerra).
Così gli alti vertici militari decisero di colmare questo vuoto nazionale, e con grande successo.

Il problema dell’avarizia dell’industria farmaceutica privata e coccolata per quanto riguarda lo sviluppo di vaccini continua.
Le tubercolosi resistenti ai farmaci e le altre malattie infettive dilaganti nei paesi in via di sviluppo continuano a prendere milioni di vite ogni anno.
L’epidemia di Ebola è un’illustrazione letale corrente di tale negligenza.

La sopravvivenza di milioni di persone è troppo importante per essere lasciata alle aziende farmaceutiche.

Con una frazione di quello che il governo federale spreca nella diffusione all’estero e nel fallimento di guerre illegali e senza senso, sarebbe possibile espandere l’esempio del Walter Reed Army Hospital per diventare una superpotenza umanitaria che produce vaccini salvavita e farmaci per fare in modo che la situazione dei malati contasse di più dei profitti inattesi di Big Pharma.

Tradotto da F. Allegri il 06/05/2015.

 
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Economia e politica

Dalla lunga crisi alla quasi ripresa con la vittoria di Renzi
29/04/2015 Di F. Allegri

In anteprima devo ricordare che dicesi ripresa una crescita del PIL superiore all’uno per cento.
In questi giorni siamo passati da un +0.2% mensile misurato lo scorso febbraio rispetto allo stesso mese del 2014 per arrivare ad un minimo +0.2% su base trimestrale.
Nonostante questo, tutti parlano di ripresa in corso!
Per parlare di ripresa servono tre requisiti di base e questi ci sarebbero.
I requisiti sono i seguenti (di uno ne parlo da anni):
a) svalutazione dell’euro sul dollaro (ora è stabilmente sotto quota 1,10, da mesi e grazie a Draghi);
b) bassi tassi d’interesse della FED e dei prestatori per l’imprese (anche qui grazie a Draghi);
c) basso costo del petrolio (dovuto alla svolta energetica conservatrice americana dei gas di scisto che hanno reso gli USA autosufficienti ed esportatori netti di 7 milioni di barili al giorno mentre calano i consumi generali e medi di questo carburante).
Queste sono i prerequisiti e il loro apporto è stato quello di bloccare la caduta e di avviare il livellamento.
Nello 0.2% trimestrale entrano anche tutte le riforme fatte dai governi balneari che si sono succeduti negli ultimi anni: la gran parte del piccolo merito va all’ultimo quello di Renzi e degli ex di Forza Italia che offrono al paese qualche mese di stabilità politica.
A questo si può aggiungere l’EXPO, ma a me non convince tutto il discorso sui cibi che mangeremo e credo che esso sia solo una grossa speculazione edilizia che ha salvato una parte di un settore in crisi nera: non credo che l’expo porterà ricchezza e PIL al paese, almeno non nei termini che speravano certi ottimisti dei mesi scorsi.
CONSEGUENZE
Siamo ad un quasi ripresa che potrebbe durare a lungo se non si acuiscono i conflitti in Ucraina, Siria e Libia.
Qui io vedo tre situazioni di stallo sostanziale: in Ucraina è in corso un braccio di ferro pericoloso che potrebbe portare a nuove tensioni e scontri in estate mentre in Siria e Libia c’è un equilibrio apparente nel caos e nelle distruzioni continue.
In pratica sono situazioni da trincee della prima guerra mondiale!
In questo contesto c’è un vincitore vero che è Mario Draghi e un vincitore politico che gode di un successo non suo e di un consenso immeritato e questo è Matteo Renzi.
Renzi è da 0.2 in economia, ma lo vota il 40% dei votanti e inoltre il suo governo balneare sembra lanciato verso la possibilità di avere una durata minima e con la capacità di fare delle riforme che potrebbero far nascere una vera seconda repubblica.
Mentre Renzi è debolissimo in Italia, egli colleziona vari successi in Europa che tanti fingono di non vedere o distorcono ad arte.
Funziona la grande alleanza dei paesi mediterranei centrata nell’alleanza italo francese tra Renzi e Hollande con l’appoggio differenziato degli iberici e degli inglesi e con una trattativa continua con la Germania della Merkel e con i suoi alleati.
La Grecia va collocata a parte perché ancora è in una crisi insopportabile e i suoi dati di PIL non devono distoglierci dalle perdite che hanno avuto negli anni passati.
Nessuno vuol cacciare la Grecia dall’euro, ma queste sono condizioni proibitive per quella realtà.
Il rischio vero è quello di forzare la Grecia ad andarsene da sola che sarebbe un salto dalla padella alla brace.
Tale rischio è ancora teorico grazie alle scelte di Draghi e qui c’è un terzo merito suo ovvero quello di aver dato tempo per trattare ed operare alle burocrazie europee e agli stati coinvolti.
Draghi ha sconfitto la Germania di Schäuble e il duo Renzi/Hollande ne ha approfittato (con il secondo che gode più del primo).
IN PRATICA: VINCE DRAGHI E GODE RENZI MENTRE NEL PAESE CIRCOLANO ILLUSIONI VECCHIE E NUOVE E SE IL PROGRESSO ECONOMICO È MINIMO QUELLO POLITICO È NULLO.

 
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L'ultima lettera di un veterano della guerra in Iraq

Post n°881 pubblicato il 25 Aprile 2015 da amici.futuroieri
 

Nell’Interesse Pubblico
L’ultima lettera Di Tomas Young a Bush, e Cheney

Ralph Nader
14 novembre 2014

Il viaggio coraggioso di Tomas Young, veterano della guerra in Iraq dove fu ferito gravemente, si è concluso lo scorso Lunedì, quasi 11 anni dopo essere stato colpito in un agguato a in un camion militare colpito in pieno.
E’ morto a Seattle mentre era amorevolmente curato dalla moglie Claudia.

Tomas non è stato in silenzio, nonostante il suo essere paralizzato dal torace in giù, i dolori lancinanti, il coma e la dipendenza dai medici.
E’ diventato un attivista per la pace contro la guerra, ha affrontato le convocazioni e ha risposto al maggior numero di richieste di interviste, per quanto la sua condizione agonizzante poteva tollerare.

Imparai a conoscere Tomas quando sua madre, Cathy Smith, fece un appello dal Walter Reed Army Hospital nel 2004, dove suo figlio era in cura.
Lei disse che Tomas amava leggere e che voleva una mia visita.
Io chiamai il divo leggendario del talk show Phil Donahue e gli chiesi di unirsi a me per portare una scatola piena di una trentina di libri a Tomas.
Apprendemmo che si era arruolato nell'esercito due giorni dopo gli attacchi del 11 settembre perché voleva contribuire a portare gli autori di questi attacchi davanti alla giustizia e anche acquisire qualche risparmio per un’istruzione al college.
Invece, fu inviato in Iraq che non aveva alcuna connessione con i fatti del 11 settembre o con qualsiasi minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti
Nelle sue parole, “Fummo usati. Fummo traditi. E siamo stati abbandonati”.

Phil fu così preso da questa storia che è rimasto in stretto contatto con Tomas e la sua famiglia e lo ha aiutato a diffonderla.
Con Ellen Spiro, Phil Donahue produsse il documentario avvincente basato sulla storia di Tomas, Body of War, nel 2007.
La storia ha raccontato le esperienze strazianti di Tomas Young, che è riuscito a recarsi ad alcune proiezioni del film a sostegno dei soldati per “parlare contro questa guerra”.

Uno dei momenti memorabili di Body of War mostrò George W. Bush che scherzava e si guardava intorno cercando le armi di distruzione di massa (la sua invenzione criminogena) alla cena dei corrispondenti della radio e della televisione nel 2004.

Un’altra scena memorabile, una che scuote lo spirito umano, fu quella dello scambio di vedute tra il senatore Robert Byrd (D-WV) e Tomas, durante una registrazione nella quale Tomas e il senatore Byrd lessero l’elenco dei senatori che avevano votato contro l'invasione dell'Iraq come gioco sullo sfondo.
Il senatore Byrd definì questi legislatori “i 23 immortali”.

Dopo aver ricevuto la chiamata che aveva temuto per dieci anni, Phil mi ha detto che il corpo e la mente di Tomas “aveva ricevuto ogni colpo”, ma aveva combattuto per vivere per oltre un decennio.
Phil si è impegnato in quel decennio eroico di sopravvivenza, aiutandolo lungo la strada per ottenere una migliore assistenza sanitaria e la riabilitazione, incoraggiandolo a continuare, e facilitando la voce di Tomas Young trovandole un posto nella storia.
Questa amicizia che si è sviluppata da una simile circostanza terribile è un libro in sé.

E’ stato nel 10° anniversario della guerra in Iraq che, vicino alla morte e all’ospizio, Tomas Young ha inviato “un’ultima lettera”a George W. Bush e a Dick Cheney.
Ecco alcune delle sue parole brucianti di quella lettera, che, ovviamente, né i due criminali di guerra, né i loro collaboratori pagati dai contribuenti hanno letto.

Scrivo questa lettera a nome dei mariti e delle mogli che hanno perso il coniuge, a favore dei bambini che hanno perso un genitore, a nome dei padri e delle madri che hanno perso i figli e le figlie e per conto di coloro che si prendono cura di molte migliaia dei miei compagni e veterani che hanno lesioni cerebrali ...
Scrivo questa lettera a nome di quasi un milione di morti iracheni e degli innumerevoli feriti iracheni.
Scrivo questa lettera a nome di tutti noi — i detriti umani che la vostra guerra ha lasciato dietro di sé, coloro che passano la vita nel dolore senza fine e nella pena.


Scrivo questa lettera, la mia ultima lettera, a voi, Bush e Cheney.
Io non scrivo perché penso che voi comprendiate le terribili conseguenze umane e morali delle vostre bugie, manipolazioni e della sete di ricchezza e potere.
Scrivo questa lettera perché ... voglio chiarire che io (e centinaia di migliaia dei miei compagni veterani, insieme a milioni dei miei concittadini, insieme a centinaia di milioni di altri in Iraq e in Medio Oriente) so perfettamente chi siete e quello che avete fatto.
Voi potete sottrarvi alla giustizia, ma nei nostri occhi siete colpevoli sia dei crimini di guerra eclatanti, del saccheggio e, infine, di omicidio, inclusa l’uccisione di migliaia di giovani americani — i miei compagni veterani — il cui futuro avete rubato.


Le vostre posizioni di autorità, i vostri milioni di dollari di patrimonio personale, i vostri consulenti di pubbliche relazioni, il vostro privilegio e il vostro potere non possono mascherare il vuoto del vostro animo.
Ci avete mandato a combattere e morire in Iraq dopo che voi, Mr. Cheney, schivaste l’arruolamento in Vietnam, e lei, signor Bush, otteneste un AWOL dalla vostra unità della Guardia Nazionale.
I vostri egoismi e codardie furono stabiliti decenni fa ... voi mandaste centinaia di migliaia di giovani uomini e donne a sacrificarsi in una guerra senza senso, con un’idea simile a quella che serve per mettere fuori la spazzatura.

Sono entrato nell’esercito due giorni dopo gli attacchi dell’undici settembre ... Volevo reagire contro coloro che avevano ucciso circa 3.000 dei miei concittadini.
Io non entrai nell’esercito per andare in Iraq, un paese che non aveva partecipato agli attentati del settembre 2001 e che non costituiva una minaccia per i suoi vicini, tanto meno per gli Stati Uniti.
Io non entrai nell’esercito per “liberare” gli iracheni o per chiudere le mitiche strutture delle armi di distruzione di massa o per impiantare quello che voi cinicamente chiamate “democrazia” a Baghdad e nel Medio Oriente ...

Io in particolare non ha aderito all’esercito per fare una guerra preventiva.
La guerra preventiva è illegale secondo il diritto internazionale.
E come soldato in Iraq ero, ora so, un complice della vostra idiozia e dei vostri crimini.
La guerra in Iraq è il più grande errore strategico nella storia degli Stati Uniti ...
Io non sarei qui a scrivere questa lettera, se fossi stato ferito in combattimento in Afghanistan contro quelle forze che hanno fatto gli attacchi dell’undici settembre ... Eravamo pronti.
Siamo stati traditi. E noi siamo stati abbandonati.
Lei, signor Bush, ha la gran pretesa di essere un cristiano. Ma il mentire non è un peccato? L’omicidio non è un peccato? Non lo sono il furto e l’ambizione egoistica? ...

Il mio giorno della resa dei conti è su di me.
Il vostro verrà.

Spero che sarete messi sotto processo.
Ma soprattutto mi auguro, per amor vostro, che voi troviate il coraggio morale di affrontare quello che avete fatto a me e a tanti, molti altri che meritavano di vivere.
Mentre il mio tempo sulla terra sta per terminare, mi auguro che voi troviate la forza di carattere di comparire davanti al pubblico americano e al mondo (in particolare al popolo iracheno) per chiedere perdono prima che il vostro tempo sulla terra finisca”.


Negli annali della storia militare, il coraggio morale è molto più raro del coraggio fisico, in parte a causa delle sanzioni di lunga durata nei confronti dei dissidenti e di coloro che dicono la verità al potere sui difetti nella nostra società.
Tomas Young aveva sia il coraggio morale che quello fisico.
Il suo esempio dovrebbe essere conosciuto dai giovani soldati del futuro che saranno mandati dai loro politici molto viziati a compiere l’ultimo sacrificio per le follie illegali e le ambizioni dei loro capi.

Tradotto da F. Allegri il 25/04/2015

 
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La sconfitta democratica di mid term

Nell’Interesse Pubblico
I Democratici Non Sanno per Cosa si Impegnano — La Sconfitta
7 Novembre 2014
Ralph Nader

I repubblicani Hanno vinto queste elezioni di medio termine?
O le hanno perse i democratici?
I numeri mostrano che nelle sfide aperte per il Senato dove i repubblicani hanno raccolto sette seggi e probabilmente ne guadagneranno altri due per prendere il controllo del Senato, gli elettori non hanno sostenuto i democratici che erano meno riconoscibili e impegnati.

Nelle loro campagne, i senatori democratici sconfitti fuggirono dal presidente Obama e spesso si vantavano di opporsi alle sue politiche.
Ma verso dove corsero questi senatori?
Certamente non verso politiche popolari che si riferissero agli americani dove vivono, lavorano e crescono i propri figli.

Per avere dal senatore M. Pryor il sostegno a un aumento del salario minimo ci sono voluti molti mesi. Con il tempo lui ha visto la popolarità di una referendum statale promosso dai cittadini per la scelta elettorale e ha scelto, ma è apparso più come un opportunista che come un leader.
Poco dopo, il suo successore repubblicano, il deputato Tom Cotton disse si pure lui.
I 4 referenda per aumentare il salario minimo hanno vinto in “stati rossi” conservatori..

Molti senatori sconfitti cercarono di localizzare le elezioni abbandonando Obama e il Partito nazionale democratico.
Evitarono di schierarsi con la gente su questioni come la legge e l’ordine forti per i reati societari nei confronti di consumatori, pazienti, lavoratori, comunità e salute ambientale.
Hanno evitato questo parlando di rivedere sia la guerra fallita alla droga che la guerra fallita al terrore che hanno portato a più droghe nel nostro paese e hanno creato più gruppi anti-americani in tutto il mondo.

Sul Washington Post, il mai perspicace Steven Pearlstein, scrisse, poco prima delle elezioni, che i “candidati democratici si trovano coinvolti in un circolo vizioso in cui il loro rifiuto di abbracciare e difendere il marchio del loro partito scoraggia i fedeli e fa voltare le spalle agli indecisi, minacciando ancora di più le loro prospettive elettorali”.

Il coinvolgimento degli elettori giovani e di minoranza richiede che i candidati articolino le visioni progressive di un’America che offra opportunità per migliorare le condizioni di vita di milioni di lavoratori sottoccupati a basso reddito o a basso salario.
Una bassa affluenza di questi elettori eleggibili in questo Election Day ha assicurato la sconfitta al Partito Democratico (la partecipazione a livello nazionale ha raggiunto solo il 33%).

La gente deve credere che il suo voto significhi qualcosa.
Il vedere miliardi di dollari di spot politici televisivi, ripetitivi, insipidi e negativi creati sia dai politici che dai consulenti aziendali del partito non motiva gli elettori ad andare ai seggi.

Purtroppo, gli elettori arrabbiati sono la maggioranza, superano per sei a quattro (quasi) quelli che hanno votato questa volta.

La campagna senatoriale di Mark Pryor in Arkansas offre un momento di insegnamento per quanto riguarda la codardia politica.
Aveva tutto quello che poteva favorirlo — un sacco di soldi e un padre che era stato un popolare ex senatore ed era attivo nella sua campagna.
Pure Bill Clinton è tornato nella natia Arkansas per sei volte e ha viaggiato incontrando molte comunità nello stato per lodare il senatore Pryor.

Ma all’Election Day, Pryor ha perso nettamente.
Perché?
Perché non ha detto la verità al potere; non sopportava il suo record al Senato, perché non ne aveva uno.
In qualità di Presidente della Senate Consumer Protection, Product Safety and Insurance Subcommittee per molto tempo, si era addormentato sull’interruttore; egli non ha potuto appellarsi ai leader civili per rafforzare la sua rete e non ha avuto un alto profilo di audizioni pubbliche sulla miriade di abusi societari che coinvolgono i consumatori truffati, derubati e feriti.

Il presidente Obama, non fa campagna nel paese, ha rafforzato lo stereotipo che lui è uno svantaggio per il suo partito.
Obama avrebbe potuto unire la nazione dietro un aumento del salario minimo (una restaurazione del potere d'acquisto) per trenta milioni di lavoratori che oggi guadagnano meno dei lavoratori del 1968, al netto dell’inflazione.
Questa correzione attesa da tanto tempo è supportata dal 70% all’80% del popolo americano — un’alleanza tra sinistra e destra — per ragioni di necessità, equità, e di stimolo economico mentre si riducono i fondi per i programmi di assistenza pubblica.

Allo stesso tempo, il presidente Obama avrebbe potuto viaggiato per il paese dicendo:
"Datemi un Congresso democratico e io firmerò una riforma che creerà milioni di posti di lavoro nella riparazione e nell’aggiornamento delle opere pubbliche della nostra terra trascurata.
Ci saranno posti di lavoro ben pagati, non esportabili per ripristinare i nostri sistemi fognari, le nostre autostrade e i ponti, i nostri sistemi di trasporto pubblico e le nostre scuole fatiscenti, i porti e gli edifici pubblici.
Noi pagheremo questi investimenti pubblici di base diminuendo il capitalismo clientelare (sovvenzioni dei contribuenti, dispense, omaggi e salvataggi) e facendo pagare la giusta quota di tasse ad le aziende estremamente redditizie come General Electric, Verizon e Apple piuttosto che spostare il carico fiscale sul spalle dei contribuenti della classe media.
E imporremo una minuscola tassa di vendita (molto meno di quanto pagate per le vostre necessità di vita) sulle transazioni di borsa a Wall Street per raccogliere circa $ 300 milioni l’anno.
Ogni americano può beneficiare di questi miglioramenti politici e di comunità, rigorosamente monitorati mentre si sviluppano con onestà ed efficienza.
Ogni camera di commercio locale, ogni unione, ogni lavoratore, ogni fornitore, e ogni ente civico sosterrà i nostri programmi che chiamerò ‘Come Home America’.”

Se non pensate che queste grandi iniziative avrebbero portato gli elettori al voto e a far vincere le elezioni ai democratici, ho un’altra idea.
Anche con i repubblicani che controllano il Congresso, un gruppo di democratici progressisti potrebbe unirsi per creare un importante iniziativa di base e al centro della discussione per creare programmi di lavori pubblici che dettaglino i progetti in ogni comunità per invertire il deterioramento costoso delle infrastrutture pubbliche del nostro paese.
Tale azione potrebbe anche ottenere il sostegno economico di quelli sull’altro lato della navata e creare una coalizione di sinistra-destra nel nuovo Congresso, anche se ciò richiede che quelli a destra sfidino i loro leader legati a Wall Street, il senatore Mitch McConnell e il presidente della House John Boehner.

Al contrario, come ha trascorso il presidente Obama le sue 6 settimane prima del 4 novembre?
E’ volato nei salotti dei donatori molto ricchi o è andato a sostenere i candidati specifici, per lo più in stati sicuri per i democratici.
La sua presenza presidenziale non ha risuonato con “speranza e cambiamento”.

Tradotto da F. Allegri il 17/04/2015.

 
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Nader e le multinazionali

Post n°879 pubblicato il 12 Aprile 2015 da amici.futuroieri
 

Nell’Interesse Pubblico
La Distruzione Multinazionale dei Mercati Liberi Ci Regola

Ralph Nader
30 ottobre 2014

Il dogma dominante della nostra economia politica è il corporativismo delle multinazionali.
Il corporativismo pretende di essere legittimato dalla teoria del libero mercato secondo la quale tutti i fornitori che non soddisfano le richieste del mercato andranno via.
Il corporativismo utilizza questa illusione per esercitare il potere su tutti gli aspetti della nostra politica economica.

I mercati liberi, secondo le multinazionali, sono il miglior meccanismo per allocare le risorse per lo scambio di beni e servizi.
Essi credono che i mercati liberi da ogni regolamentazione, tassazione o dalla concorrenza da parte delle imprese del governo produca i migliori risultati.
La loro metafora preferita è la “mano invisibile” di Adam Smith che produce il maggior bene per il maggior numero di persone grazie agli sforzi di molti venditori e di molti acquirenti favorevoli (Adam Smith, hanno trascurato di aggiungere, era a favore dei lavori pubblici, dell’istruzione pubblica e delle reti della sicurezza sociale, dai salari decenti al welfare pubblico, se necessario.)

Molte cose si intromettono nelle teorie del libero mercato, tra le quali le spese militari, le guerre, la fiscalità, le infrastrutture pubbliche, la regolamentazione della salute e della sicurezza e gli obblighi di emergenza dei governi.
Quello che il finanziere George Soros ha definito “il fondamentalismo del mercato”, è opposto a qualsiasi interferenza con i liberi mercati.
Eppure, il corporativismo crea enormi eccezioni che manipolano i mercati e inclinano la bilancia venditore/acquirente pesantemente in favore del primo che diventa le multinazionali globali sempre più grandi.

I critici del mercato la chiamano ipocrisia.
Le multinazionali appoggiano i budget militari più ricchi che hanno concentrato il potere in mano ad un numero di imprese militari sempre più piccolo.
Quelle che fanno più parte della cultura di accettazione e sono meno riconosciute sono le altre interferenze nei liberi mercati che il potere delle multinazionali ha così profondamente radicato che raramente fanno parte di qualsiasi dibattito politico o elettorale.
Questo punto va affrontato sotto forma di domande poste raramente che di conseguenza raramente ottengono risposte.

Ci può essere un libero mercato senza libertà di contratto?
Il corporativismo ha spogliato i consumatori della libertà di contratto con contratti standard con clausole scritte in piccolo che diventano sempre più dittatoriale ogni decennio.
Oggi essi portano via spesso i diritti dei consumatori ad andare in tribunale per le loro rimostranze con clausole arbitrali obbligatorie.
Essi prevedono che i fornitori possano modificare il contratto in ogni volta che vogliano – si chiama modifica unilaterale – e ciò toglie le ultime vestigia del potere contrattuale dei consumatori.
Un esempio è la modifica unilaterale di ciò che si deve pagare per le sanzioni penali, per le tasse posticipate o per varie centinaia di tasse nascoste nello scritto in piccolo.
E tu non puoi fare shopping in giro perché le aziende non sono in concorrenza sullo scritto in piccolo. (Vedi faircontracts.org.)

Ci può essere un libero mercato, se i lavoratori non possono unirsi per contrattare con i grandi datori di lavoro i cui investitori hanno espanso la libertà di costituire società, imprese controllanti, succursali, joint venture e partnership per promuovere il loro potere contrattuale?
Inoltre, in paragone con la libertà degli investitori, i lavoratori sono attaccati con intimidazioni antisindacali, serrate e con un sistema di leggi sul lavoro influenzate dalle multinazionali che presentano molti più ostacoli per entrare in causa rispetto alle leggi sul lavoro di altre nazioni occidentali.

Ci può essere un libero mercato senza una legge anti monopolio forte, completa e anche contro i cartelli, unita ad altre leggi contro la miriade di pratiche anti concorrenziali alle quali Adam Smith alludeva nel 1776, quando consigliava di opporsi ai motivi per i quali gli uomini d’affari si riuniscono?
Oggi, le leggi antitrust sono deboli, datate e poco aiutate dai fondi scarsi.
Ad esempio, si formano migliaia di joint ventures tra imprese concorrenti dirette senza che la polizia antitrust moribonda si possa interessare o preoccupare.
C’è la globalizzazione degli affari senza la globalizzazione della forza della legge.
Le grandi aziende possono sfruttare le differenze tra le nazioni in una corsa verso il basso per ottenere ingiustamente potere di mercato nei confronti dei compratori, dei lavoratori e delle piccole imprese.

Ci può essere un mercato libero, senza un libero mercato degli avvocati impegnati a perseguire i fatti illeciti e le truffe sia nella negoziazione diretta con gli autori che nel ricorrere per aprire i tribunali pubblici?
Nel nostro paese, le controversie private non sono socializzate dal governo.
Sono rimandate a un sistema di mercato dei servizi legali e degli altri supplementari.
Inoltre il corporativismo si impegna vivamente per bloccare o limitare, attraverso i legislatori in cattività, l’accesso ai tribunali o per legare le mani dei giudici e delle giurie, le uniche persone che vedono, ascoltano e valutano le prove in ogni udienza.

Ci può essere un mercato libero in cui le multinazionali producono capitalismo clientelare o vie per la fuga fiscale societaria o per avere sovvenzioni, dispense e salvataggi che manipolano i mercati contro altre piccole imprese che giocano con le regole del mercato?

Ci può essere un mercato libero quando gli accordi commerciali aziendali gestiti, come il NAFTA e l’Organizzazione mondiale del commercio (WTO), subordinano gli sforzi civili per garantire migliori trattamenti del lavoro, dell’ambiente e dei consumatori alla supremazia degli scambi commerciali? (Vedi http://www.citizen.org/trade/.)

Infine, ci può essere un mercato libero quando le banche fondano e controllano una Federal Riserve potente e segreta che regola con fermezza i tassi di interesse e acquista migliaia di miliardi di $ in obbligazioni (noto come allentamento quantitativo - QE) per dare liquidità ai mercati azionari e alle banche, mentre milioni di risparmiatori ricevono meno della metà di un 1% di interessi sui risparmi?
I libertari, a loro merito, hanno notato questo abuso del governo multinazionale più chiaramente di molti liberali.

Ci sono altri controlli multinazionali contro il libero mercato, come ad esempio l’estensione politica nel tempo dei monopoli dei brevetti per scongiurare la concorrenza, ad esempio, tra i produttori di farmaci generici.

Basti dire che il popolo americano ha prove sufficienti per abbandonare l’ipocrisia ideologica che il corporativismo usa per controllarli. da un sacco di soldi alle elezioni - mai immaginato dagli autori della nostra Costituzione quando


Il multinazionalismo, in realtà, è lo stato corporativo - una tirannia, unta da un sacco di soldi alle elezioni - mai immaginato dagli autori della nostra Costituzione quando cominciarono il suo preambolo con “We the People”.

Svegliatevi, tutti?
(Vedi citizen.org per ulteriori informazioni)

Tradotto da F. Allegri il 12/04/2015.

 
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Tecno - utopie e destino della terra

Nell’Interesse pubblico
Penetrare la bolla tecnologica

Ralph Nader
24 ottobre 2014

Questo fine settimana, il 25 e 26 ottobre, mi unirò ai maggiori critici (degli Stati Uniti e dall’estero) delle tecnologie controllate dalle multinazionali che sono anche i sostenitori delle tecnologie appropriate per le popolazioni (Vandana Shiva, Anuradha Mittal, Helen Caldicott, Wes Jackson, Bill McKibben) i quali si riuniranno presso la storica Cooper Union Great Hall per parlare di “Tecno - utopie e  destino della Terra”.

I conferenzieri sono molto competenti.
Alcuni dei loro ammonimenti precedenti sono stati ignorati dai politici.
Purtroppo, molti di questi avvertimenti, alla luce dei fatti attuali, sono stati sottovalutati.
L’organizzatore principale di questo incontro è Jerry Mander che dirige l’International Forum on Globalization (vedi IFG.org per l’intero elenco dei programmi).

Nel 1996, Mander e Edward Goldsmith riunirono diversi scrittori di primo piano per contribuire ai saggi del libro intitolato The Case Against the Global Economy.
Questi analisti fecero previsioni circa gli effetti dannosi del potere multinazionale inesorabilmente a senso unico e dei loro accordi commerciali aziendalisti, come il WTO (World Trade Organization) fatto sotto la presidenza di Bill Clinton e il NAFTA ratificato di recente.
Diciotto anni fa, questi capitoli sembrarono provocatori ed estremisti ai “liberisti” asserviti alle multinazionali.
Oggi, la lettura di questi saggi (con la conoscenza degli effetti successivi di tali accordi per i lavoratori, l’istruzione, la cultura, l’energia, l’ambiente, i media, le forniture alimentari, i prodotti farmaceutici, l’uso del suolo, la brevettabilità delle forme di vita, il colonialismo dello sviluppo e dei processi democratici) rende il libro profetico.
18 anni fa, molti definirono questo libro come un’esagerazione quando in realtà sottovalutò i danni fatti dalle multinazionali incontrollate alle persone con diversi status economici sia nei paesi in via di sviluppo che in quelli sviluppati.

Il capitolo di William Greider, intitolato “Citizen GE”, rimane una delle rassegne più brillanti e succinte mai scritte sull’avidità di una società globale.

Il libro si muove dentro le proposte di “rilocalizzazione” dei sistemi economici, delle valute, delle comunità e dell’agricoltura.

Mr. Mander vede la conferenza di questo fine settimana come un aggiornamento che scuota dal torpore e come un appello a agire per mutare con urgenza la tecnologia/scienza segreta e aziendale che serve le intersezioni strette del consumismo a breve termine a discapito degli esseri umani e dei valori globali più ampi.

I giganti societari, intenti al dominio attraverso le deleghe governative, il potere monopolistico condiviso e la propaganda, non sono ciò che il filosofo/matematico Alfred North Whitehead aveva in mente quando disse che una grande società è quella in cui “i suoi uomini d’affari pensano molte delle loro funzioni”.

Per i padroni aziendali, non importa quanto siano evidenti le meravigliose conseguenze non intenzionali del loro dominio, ancora marciano per gli imperativi degli utili trimestrali, dei prezzi delle azioni e dei bonus dei dirigenti.

Con tali parametri di valutazione basati solo sul misurare il loro successo, non c’è da stupirsi se le imprese globali di oggi, quelle energetiche, le farmaceutiche, “della difesa”, quelle bancarie, minerarie, ecc - sono macchine che concentrano potere tese alla sconfitta, alla diminuzione o alla cooptazione di tutte le forze che avanzano valori civici, politici o economici contrari.

Una delle lotte meno raccontate e irregolari è quella tra la scienza aziendale e la scienza accademica.
A differenza della scienza accademica, quella aziendale non è ben verificata, se non con l’inganno di alcuni scienziati accademici ben compensati e corrotti - una pratica nota sia per le industrie del tabacco sia per le farmaceutiche.
La scienza aziendale è reticente (il proprietario è l’uomo elefante), potente politicamente e promossa intensamente dai media.
Si è intrinsecamente legata alla tutela e alla promozione di attività redditizie sul piano commerciale che sono spesso pericolose o nocive per le persone e per l’ambiente.

Un esempio è la Monsanto Corporation la quale comprende un’unità globale per utilizzare monopoli di brevetti e l’influenza politica per cambiare la natura della natura.
Le colture geneticamente modificate e senza etichetta della Monsanto sono ampiamente non regolamentate, come notato da Scientific American, la quale ha detto: “Purtroppo, non è possibile verificare che le colture geneticamente modificate siano create come pubblicizzato. Questo perché le aziende Agritech hanno dato a se stesse il potere di veto sul lavoro dei ricercatori indipendenti” (20 luglio 2009).

Così, la scienza aziendale è troppo distante da un’adeguata responsabilità pubblica.
Questo porta ad applicazioni ingegneristiche rapide prive del rigoroso processo di testing e verifica libera richiesto dalla sua controparte più morale, la scienza accademica.

Sono queste implementazioni ingegneristiche rapide, così come la loro applicazione errata e la propaganda pubblica che la discussione alla Cooper Union cerca di affrontare.
C’è un precedente per questo lavoro.
Il motore a combustione interna inquinante fu messo in discussione raramente fino agli anni Sessanta, quando uno scienziato di Caltech collegò le sue emissioni allo smog.

Una parte della conferenza alla Cooper Union su “Tecno - utopie e il destino della Terra” si riferisce a quello che Mr Mander chiama “Quali vie d’uscita? Ingredienti di cambiamento”.
Va notato che non vi è alcun pannello o argomento incentrato sulla realtà fondamentale della mancanza di un quadro etico o giuridico in cui queste tecnologie devono operare.
Considerate i semi OGM, le nano-tecnologie, i droni da guerra, la biologia sintetica, la robotica medica, i sistemi d’arma, i dispositivi di sorveglianza e tanto altro!
Dove è la legge di regolamentazione?
Dove è la discussione civica su ciò che queste “macchine” e la tecnologia fanno presagire sui nostri valori sociali e morali?

Ci saranno numerosi interventi che sosterranno l’autosufficienza locale, le imprese comunitarie, “i valori indigeni e i diritti della natura”, “La vera contabilità dei costi”, e “l’economia statale stazionaria”.
Ma ci sono dei limiti agli sforzi delle persone che promuovono l’autosufficienza locale nel settore civile.
Ostacoli banali, come il Congresso, non possono essere ignorati.
Il braccio del governo del corporativismo gigantesco e la sua influenza sui nostri politici a contratto soffoca le iniziative per spostare il mercantilismo e il potere corporativo.

Non vi è alcun sostituto per la mobilitazione politica delle persone tanto necessaria in ogni distretto congressuale per espandere gli sforzi locali realizzati e innescare un dibattito nazionale e una trasformazione delle nostre priorità attualmente invertite e delle dominazioni plutocratiche (vedi IFG.org).

Tradotto il 06/04/2015 da F. Allegri.

 
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Fondersi o stare fermi

Post n°877 pubblicato il 31 Marzo 2015 da amici.futuroieri
 

CONSIGLIO COMUNALE DEL 30/03/2015
Fondersi o stare fermi

Di F. Allegri
Negli ultimi quindici giorni ci sono stati due consigli comunali a Cerreto Guidi.
Quello del 18 marzo è durato solo 3 minuti perché le opposizioni sono uscite dall’aula per replicare a quanto accadde a dicembre e in tal caso la maggioranza ha potuto discutere solo la delibera sul revisore dei conti da nominare.
A breve distanza abbiamo avuto un secondo consiglio che ha ristabilito la normale vita democratica e amministrativa, seppur ad un livello di mediocrità che andrà approfondito.
Tanti gli argomenti trattati, ma tutti con una rilevanza minima o ininfluenti.
Al primo punto c’era una delibera sulle partecipate nazionali.
Si tratta di una delle piccole riforme del governo Renzi: a Cerreto e nell’Empolese questa diventa minuscola dato che molti comuni dell’Unione si limiteranno a cedere i loro zero virgola zero di partecipazione alla banca cosiddetta etica e niente più. Il comune di Cerreto cederà il suo 0.09.
L’azione della giunta è finita qui.
Le opposizioni hanno portato varie questioni.
Il centro destra chiede di celebrare il giorno della memoria delle foibe. La data sarebbe il 10 febbraio e il comune ha comunque preso un’iniziativa minima. Se ne riparlerà.
Su segnalazione del centro destra e dell’assessore Feri, la Total Erg ha risolto il problema del parcheggio selvaggio al loro distributore di Pieve a Ripoli.
Il centro destra ha chiesto anche di migliorare ulteriormente l’illuminazione di Via del Serraglio e di ricontrollare la segnaletica stradale della strada.
La giunta ha preso un impegno formale.
Rosso Cerreto si è soffermato sul tema degli immobili comunali danneggiati dal downburst con più interrogazioni. La regione ha riconosciuto la somma urgenza e stanziato oltre 400.000 euro.
La regione ha stanziato anche 1.200.000.
Subito dopo la seconda interrogazione di Rosso Cerreto ha riguardato la futura destinazione dell’edificio della ex scuola elementare Santi Saccenti.
La giunta ha sottolineato che i lavori sono in corso e che la destinazione dell’edificio è quella prevista dal piano regolatore.
In pratica, chi volesse venderla o riutilizzarla avrebbe il problema degli ulteriori lavori da fare per metterla a norma per destinarla ad altre finalità!
Questa è una verità che vi scrivo io.
Inoltre va segnalato che sia Rosso Cerreto che i 5 Stelle si sono interessati a sollecitare la giunta per spingerla a presentare progetti per avere finanziamenti per realizzare le scuole comunali.
E’ chiaro che la giunta l’aveva già fatto: chiedere non costa nulla!
Abbiamo un progetto da 2 milioni e mezzo per la nuova scuola elementare e uno da 816.000 per una nuova materna.
Al momento non ci sono certezze sul buon esito delle richieste, io la vedo durissima.
Successivamente il consigliere Barontini della lista civica ha annunciato le sue dimissioni dalle commissioni comunali create ad inizio consuliatura che al momento si sono riunite poche volte e non han prodotto alcun risultato politico.
Barontini ha fatto questo gesto per tornare a dare risalto ai consigli comunali che ultimamente non ci sono stati per 3 mesi.
Anche il centro – destra ha chiesto di attivare maggiormente le commissioni e di convocarle attraverso i messi comunali.
Ci sarà il consiglio comunale aperto a Stabbia sul downburst. Io non so a cosa serva oggi, ma sarò presente e son contento che sia stata una decisione unanime, seppur tardiva.
Questo è tutto ed è molto poco.
Questa è la sola politica possibile per i piccoli comuni, oltre la destra, la sinistra oltre i movimenti e le liste civiche, almeno nella Toscana di oggi.
L’unica alternativa a questo grigiore è la Fusione dei comuni.
Solo i comuni che si fondono possono avere i fondi per fare scelte importanti e rilevanti, anche di parte.
Una fusione non si fa in un giorno e servono comunità e leadership politiche consapevoli.
La strada è lunga, ma è la sola percorribile.

 
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Ebola! Prevenzione e responsabilitÓ

Nell’Interesse Pubblico
Ebola! Prevenzione e responsabilità

Ralph Nader
17 ottobre 2014

Ebola! Ebola! Ebola!
La parola è ovunque — il nome del virus mortale dell'Africa occidentale, con un tasso di mortalità al settanta per cento.
Un senso di terrore e sgomento sta cominciando a diffondersi nel nostro paese.
Fare delle domande vitali farà luce su come fermare la diffusione dell'epidemia attuale e sul prevenire quelle future.
Le politiche che influenzano sia le malattie infettive che le istituzioni concentrate sul trattamento, la cura e i focolai derivanti devono essere rielaborate per offrire un sostegno più forte alle nazioni quasi prive di strutture sanitarie pubbliche.

Da quando l’Ebola fu portata in Congo dal fiume Ebola nel 1976, essa ha sporadicamente colpito villaggi remoti in Africa occidentale.

Perché i paesi occidentali non hanno risposto con la loro scienza medica avanzata e con i laboratori di ricerca?
Per la stessa ragione per la quale furono in ritardo nel rispondere alla malaria, alla tubercolosi risorgente e all’HIV/AIDS che insieme continuano a prendere milioni di vite ogni anno.
Queste malattie prevalgono nei paesi in via di sviluppo e inizialmente erano rare nei paesi sviluppati.
Fino a quando, come con l'HIV/AIDS, si fanno strada verso le nazioni occidentali.

Perché il National Institutes of Health (NIH) non ha prevenuto correttamente l’Ebola?
Lo ha fatto, secondo il direttore del NIH, il dottor Francis Collins.
“NIH ha lavorato sui vaccini Ebola fin dal 2001”, ha affermato, attaccando i finanziamenti limitati del Congresso per lo sviluppo di un vaccino e delle terapeutie.
Il Dr. Collins ha detto che con i finanziamenti, “probabilmente avremmo avuto un vaccino in tempo ...”

Cosa ha finanziato il Congresso?
Ha versato migliaia di miliardi di dollari nella distruzione generalizzata, il pantano della “Guerra al Terrore”, che ha diffuso i gruppi come Al - Qaeda e l’instabilità violenta in una dozzina di paesi con una classica “ritorsione” contro gli Stati Uniti

Insieme con gli stimabili Medici Senza Frontiere, sollecitai i presidenti Clinton, Bush e Obama a fare la lotta contro gli invisibili ma pesanti “terroristi” virali e batterici come una delle principali priorità.
Con la pressione organizzata dalle vittime dell’HIV AIDS e dalle loro famiglie, il governo degli Stati Uniti fu costretto ad affrontare questa malattia a livello nazionale e in Africa.
Tuttavia, non c’è nessuna lobby delle vittime per la lotta internazionale contro la malaria e la tubercolosi.
I modesti incrementi dei finanziamenti pubblici per la prevenzione e il trattamento della malaria e della tubercolosi sono dovuti in misura significativa agli sforzi del senatore Patrick Leahy (D-Vermont) e di alcune fondazioni o di alcuni gruppi di cittadini come Princeton Progetto 55.

Collettivamente, il popolo americano dovrebbe dare al Congresso il compito per evitare tale abbandono mentre gli esperti mondiali in queste e in altre malattie infettive dicono “non è una questione di se, solo una questione di quando”.
Budget enormi sono stati approvati dai membri di entrambi i partiti per le armi di distruzione di massa che ricordano gli anni dell'ostilità dell’Unione Sovietica.
Se lo status quo persisterà, le elemosine fornite dal Congresso faranno ben poco per contrastare le malattie infettive che hanno ucciso e continueranno a uccidere milioni di persone.

Che faranno le aziende farmaceutiche super redditizie — coccolate con enormi crediti d’imposta e con i miliardi di dollari nello sviluppo di farmaci finanziati dai contribuenti dati gratuitamente alle società farmaceutiche selezionate come Pfizer e Bristol – Myers - Squibb?
Esse hanno evitato a lungo di fare un lavoro sui vaccini, perché, a differenza dei farmaci da stile di vita, come il Viagra o da quelli per malattie croniche come l’ipertensione, i vaccini non sono presi tutti i giorni o spesso.
I vaccini non hanno lo stesso rendimento degli investimenti che le aziende farmaceutiche fanno sui farmaci da assumere giornalmente per una varietà di condizioni e trattamenti.

Durante l’evitabile guerra del Vietnam, la seconda causa principale, dopo gli infortuni di guerra, del ricovero dei soldati americani fu la malaria.
Il Pentagono si stufò del rifiuto delle case farmaceutiche americane di fare qualche ricerca per i farmaci anti-malarici e istituì una propria divisione di ricerca di grande successo al Walter Reed Army Hospital.
E fu laggiù che i medici specializzati e altri scienziati svilupparono la maggior parte delle scoperte dell’epoca per i farmaci anti-malarici con una frazione del prezzo che le aziende farmaceutiche avare avrebbero chiesto ai pazienti per l’accesso allo stesso farmaco.

Per l’industria farmaceutica l’indifferenza non è nuova.
Il pubblico dovrebbe esigere che Big Pharma vomitasse parte dei suoi profitti, fermasse la ricarica sugli americani dei prezzi più alti del mondo, e che creasse un fondo per pagare la ricerca sui farmaci che possono frenare la diffusione delle malattie infettive.

Un’altra domanda è perché ci sono così pochi medici e operatori sanitari in questi paesi africani?
Il Dr. E. Fuller Torrey ha scritto di recente sul Wall Street Journal che per anni gli Stati Uniti sono stati la causa della fuga di cervelli dei medici africani (e degli altri operatori sanitari), a causa di una carenza di medici del tutto prevenibile nel nostro paese.
Ha scritto, “La perdita di questi uomini e donne ora si riflette nei casi di grave carenze di manodopera medica in questi paesi, nell'assenza di una leadership medica locale così importante per rispondere alla crisi, e in un collasso o quasi collasso dei loro sistemi di salute e cura”.

Egli ha stimato che la Liberia, un paese di 4 milioni di persone, abbia solo 120 medici liberiani, mentre c’erano 56 medici liberiani specializzati che lavoravano negli USA nel 2010.

Con le preferenze ai visti H-1B, abbiamo attirato medici e infermieri provenienti dai paesi in via di sviluppo che ne avevano un bisogno disperato.
Al contrario, Cuba, un paese molto più piccolo e meno ricco, ha inviato migliaia di medici nel corso di decenni per aiutare i paesi bisognosi in America Latina e in Africa.
Proprio questo mese, Cuba ha annunciato di aver inviato 165 operatori sanitari in Sierra Leone con altri 296 medici e infermieri che si sono recati in Liberia per contribuire a contrastare la diffusione dell’Ebola.

Andando più a fondo, potremmo chiederci come le politiche di “aggiustamento strutturale"” della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale spogliano i paesi in via di sviluppo dei fondi che avrebbero potuto essere spesi per la sanita e le opere pubbliche.
Allo stesso tempo, la Banca Mondiale e il FMI hanno spinto questi paesi a tagliare i sussidi alimentari ai consumatori e a cambiare la terra che aveva prodotto cereali e verdure per le popolazioni locali in terra per la coltivazione di colture per l’esportazione la quale drena questi guadagni per pagare i loro debiti sempre crescenti verso queste istituzioni finanziarie.

Finché le nazioni occidentali continueranno a politicizzare l’Organizzazione mondiale della sanità e a tenerla al guinzaglio del bilancio ristretto (il suo budget annuale è inferiore a qualsiasi ricavo dei più grandi ospedali di Boston, Cleveland, New York o Houston), esse giocheranno con il destino di milioni di persone, comprese quelle in Europa e in Nord America.

Ammettiamolo, quando si tratta di mettere in atto programmi di prevenzione e di riordino delle nostre priorità pubbliche, solo noi, il popolo possiamo farlo.
I cittadini sono i primi soccorritori di una democrazia.
La prima mossa è facile; chiamare 202-224-3121 e appellarsi ai vostri Senatori e ai Rappresentanti.
Se non parlerete al telefono con i rappresentanti eletti, ponete ai loro assistenti le vostre domande e richieste e chiedete una lettera dettagliata che descriva ciò che i vostri legislatori intendono fare sulle epidemie di malattie infettive.
Nessuno può impedirvi di fare questo primo passo.

Tradotto da F. Allegri il 30/03/2015.

 
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Canto corale

IV Rassegna internazionale di canto corale
26/03/2015
Di F. Allegri
E’ iniziata la IV rassegna internazionale di canto corale a Cerreto Guidi.
Il primo concerto si è tenuto lunedì 23 marzo alle 21:15 presso la Pieve di San Leonardo e si sono esibiti due gruppi corali.
Prima il Bear Creek High School Choir di Lakewood del Colorado; il Choral director è Nathan Payant.
Successivamente si è esibito l’Arvada West High School Music di Arvada sempre in Colorado. Questo è un coro, ma anche una String Orchestra e una Concert Band; I direttori sono Christopher M. Maunu e Craig Melhorn.
La direzione artistica della rassegna è affidata al maestro Simone Valeri e questa ha il patrocinio della Corale di Cerreto Guidi, della Parrocchia di San Leonardo, del Comune, degli Amici della villa Medicea, della Misericordia, dell’Associazione delle Terre del Rinascimento, della Banca di Cambiano e dell’Associazione delle corali della Toscana.
Sono previsti altri tre spettacoli.
Venerdì 27 marzo si esibirà la Ralston Valley High School Music sempre di Arvada in Colorado.
Si tratta di un coro e di un’orchestra sinfonica; I direttori sono Jeff Talley e Kenneth Sawyer.
Martedì 31 marzo avremo la Waubonsie Valle HS Orchestra di Aurora in Illinois diretta da John William Burck e Daryl Silberman.
Successivamente si esibirà l’Oak Park and River Forest High School di Oak Park in Illinois diretta da Patrick Pearson e Anthony J. Svenda.
Infine giovedì 21 maggio avremo il concerto della Corale di San Leonardo del nostro comune, diretta da Simone Valeri e quello della Lee University Singers di Cleveland Ohio diretta da Brad Moffett.
L’ingresso sarà sempre libero.
Per informazioni la mail è coralesanleonardo.cerretoguidi@gmail.com

 
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Scheda sui sacchetti di plastica

Scheda sui sacchetti di plastica
Earth Policy Release
16 Ottobre 2014

In tutto il mondo, un trilione di sacchetti di plastica monouso sono utilizzati ogni anno, quasi 2 milioni al minuto.
La quantità di energia necessaria per fare 12 sacchetti di plastica potrebbe guidare una macchina per un miglio.

I governi cittadini, statali e nazionali di tutto il mondo cercano di limitare lo smaltimento e l’abbandono della plastica con divieti e tasse.
La più antica tassa esistente sul sacchetto di plastica è in Danimarca, fu approvata nel 1993.
I danesi usano pochissimi sacchetti di plastica, leggeri e monouso: circa 4 a persona ogni anno.

Almeno 16 paesi africani hanno annunciato il divieto per alcuni tipi di sacchetti di plastica, con diversi livelli di efficacia.
Prima che un divieto per i sacchetti sottili — che si rompono facilmente e vengono portati via dal vento — entrasse in vigore nel 2003, i sacchetti di plastica erano stati battezzati come “il fiore nazionale del Sud Africa” a causa della loro diffusione tra cespugli e alberi.
Le borse più spesse sono tassate.

Molti paesi europei tassano le borse di plastica o vietano la distribuzione gratuita.
Il Parlamento UE sta discutendo le norme per obbligare gli Stati membri a ridurre l’uso del sacchetto di plastica del 80% entro il 2019.
Una nota nella proposta ha osservato che “i sacchetti di plastica sono stati trovati nello stomaco di diverse specie marine in via di estinzione”, tra le quali varie tartarughe e focene, e il 94% degli uccelli del Mare del Nord.

Le province di Ontario e del Quebec hanno dimezzato il loro uso del sacchetto di plastica con una serie di misure, tra i quali gli incentivi ai negozi per l’uso di borse riutilizzabili e le spese imposte ai rivenditori.
Il bestiame che si soffoca con i sacchetti di plastica — dai cammelli negli Emirati Arabi Uniti alle pecore in Mauritania e ai bovini in India e Texas — ha portato le comunità a considerare la regolamentazione.

Attualmente 100 miliardi di sacchetti di plastica passano per le mani dei consumatori degli USA ogni anno — quasi un sacchetto a persona al giorno. Legati uno all’altro potrebbero fare il giro dell’equatore 1.330 volte.

Oltre 150 tra contee e città USA vietano o richiedono tasse per i sacchetti di plastica.
La California ha approvato il primo divieto statale nel 2014, anche se le Hawaii avevano un divieto de facto tramite le ordinanze della contea. Oltre 49 milioni di americani vivono in comunità che hanno approvato i divieti o le tasse sul sacchetto di plastica.
Le città degli Stati Uniti con i divieti del sacchetto includono: San Francisco (a partire dal 2007), Portland (2011), Seattle (2012), Austin (2013), Los Angeles (2014), Dallas (comincerà nel 2015), e Chicago (2015).
L’industria delle materie plastiche ha speso milioni di dollari per sfidare le ordinanze contro il sacchetto di plastica.
Washington DC è stata la prima città degli Stati Uniti a richiedere ai rivenditori di cibo e alcol di addebitare ai clienti 5 ¢ per ogni sacchetto di plastica o di carta.
I proventi sono divisi tra accantonamenti e risanamenti ambientali.

Una cronologia che ripercorre la storia del sacchetto di plastica ed esempi di ordinanze contro questo provenienti dagli Stati Uniti e da tutto il mondo sono su www.earth-policy.org.
# # #
I dati e le risorse aggiuntive sono disponibili su www.earth-policy.org.
Sentitevi liberi di passare queste informazioni ad amici, familiari e colleghi!
Contatto per la ricerca: Janet Larsen
Earth Policy Institute
1350 Connecticut Avenue NW, Suite 403, Washington, DC 20036

Tradotto da F. Allegri il 23/03/2015.

 
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crisi m5s

Post n°873 pubblicato il 11 Marzo 2015 da amici.futuroieri
 

SAGGIO BREVE
M5S: un disastro che avevo previsto

10/03/2015
Di F. Allegri
Proseguo la mia serie di analisi del m5s che avevo sospeso per qualche settimana visto che questa novità apparente si sta disgregando come la neve al sole.
Vado subito al punto centrale.
Questo Grillo e questo M5S con le sue tante derive non serve ad un’Italia migliore che prima o poi verrà, fa parte della vecchia Italia, di quel paese che negli anni ottanta guardava Fantastico, Pippo Baudo e lui.
Oggi m5s vuol dire 100 smarriti tra Montecitorio e palazzo Madama più due mercanti e questo non è un movimento.
E’ sempre più evidente per tanta gente che il movimento non esiste e che la sigla M5S non ha un significato esplicito.
Nessuno sa cosa scriverà Grillo domani, non c’è progetto, è un navigare a vista sotto i riflettori e le telecamere (facendo finta di non farlo) per poi nascondersi dietro dei paraventi improvvisati come il reddito di cittadinanza da gettare negli occhi degli italiani poveri e del no euro apparente da offrire agli arricchiti della prima repubblica in difficoltà, sia economica che culturale.
Per questo potrei concludere subito che Grillo ha torto anche quando ha ragione
I due paraventi meritano un approfondimento.
1) NO EURO DI MANIERA PER AVERE VOTI DAI CETI DI DESTRA.
Grillo scopre ora che si deve uscire dall’euro prima possibile.
Chi mi legge da anni sa che si poteva uscire dall’euro 5 anni fa e che ci sono periodi convenienti e altri no (se si valuta la questione dal punto di vista economico e monetario).
Ma M5s e Lega non pongono una questione economica, entrambi cercano il consenso degli sprovveduti che in tali situazioni son tanti e poi si vedrà.
Intanto il M5s raccoglie solo indirizzi in attesa delle periodiche elezioni e nulla più.
Non va taciuto che un referendum sull’euro avrebbe l’esito scontato: il si alla moneta che si ha in tasca, sarebbe decisiva la condizione economica del momento unita alla paura di nuove perdite nelle conversioni monetarie da rifare e di danni a livello di commercio internazionale.
Il mondo no euro può arrivare al massimo al 30% qualora ottenesse il mio voto, oggi andrebbe sotto quella soglia e il futuro economico stagnante o di ripresa non cambierà la situazione.
Il No euro è utile anche alla disciplina del gruppo e dell’accolitato M5S: serve ad isolare il gruppone dal mondo che lo circonda, porta al dentro o fuori e al meglio pochi, ma unanimi.
Il referendum sull’euro porterebbe ad un SI certo e secolare alla moneta europea.
Questa realtà sarebbe distorta ad arte nel piccolo mondo M5s: essi vedrebbero un mondo ancora più cattivo che non capisce la bellezza dei meet up e della democrazia apparentemente diretta, in realtà simulata, del movimento.
Il duo e i 150 eletti per caso non hanno aggiunto nulla alle lotte no euro: fanno trionfare il pressappochismo e il dilettantismo, sono solo una perdita di tempo e un danno minimo per chi si può permettere queste perdite.
Nel frattempo non decollano le riforme; da un lato siamo all’edificazione di un sistema che andava introdotto 60 anni fa e non oggi mentre dall’altro si può temere che queste leggi siano fatte troppo tardi vista la lunghezza della crisi demografica, economica e sociale.
Qui si può introdurre il secondo tema, il reddito di cittadinanza.
2) IL REDDITO DI CITTADINANZA PER DIALOGARE CON LE SINISTRE ESTREMISTE IN DISFACIMENTO.
Il punto vero è che questo paese ha ridotto la sua potenzialità di generazione di ricchezza e per capirlo basta contare i nuovi soggetti insolventi verso il sistema bancario nazionale.
E’ evidente che il reddito di cittadinanza non è una soluzione economica perché non si può pensare di distribuire di più i beni quando questi sono in diminuzione.
Dietro a questo tema c’è un problema politico: la frammentazione della sinistra ovvero una dispersione vera e propria.
Il tema del reddito della cittadinanza appartiene al tema più generale della distribuzione dei redditi e come tale è un terreno di confronto per tutte le minoranze di sinistra.
In questo terreno entra pure Grillo e il M5s, come mai?
I motivi sono almeno due, da un lato Grillo e il suo m5s ha bisogno di una base di arrabbiati e capaci di mobilitarsi per portare avanti lotte politiche elementari, meglio se individualisti.
Dall’altro ha bisogno di un paravento (come dicevo sopra) per pararsi dall’accusa di aver creato una nuova destra che somiglia tanto a Forza Italia ed ha una struttura per livelli e per compiti che ricorda le sette segrete.
Il resto lo fa il contesto di miseria con punte crescenti di povertà assoluta.
CONCLUSIONE
In conclusione voglio segnalare un possibile sviluppo alternativo di questa seconda battaglia finta.
Il reddito di cittadinanza può aiutare a combattere il fiscalismo, specie per quelle realtà economiche che si sono indebitate per pagare le tasse.
I poteri forti potrebbero usarlo come spauracchio per ridurre il peso dello stato e delle tasse lasciando ai legittimi proprietari i soldi guadagnati con la fatica del proprio lavoro.
In questo caso avremo meno tasse e più consumi legittimi e forse più consenso.
In ogni caso il m5s è l’ultimo tentativo sbagliato di cambiare questo paese e dalle sue macerie si potrà ripartire per creare qualcosa di meglio.

 
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Il maestro

Il Maestro - secondo atto – Dodicesima conversazione
Ricordo di un maestro di judo

Di I. Nappini

Stefano Bocconi: Vero. Maledettamente vero. Questa nostra società è priva di un punto fermo.
Di un centro su cui convergono quelli che una volta erano i valori e le tradizioni.
Mi chiedo come si possa riconoscere un BUON ESEMPIO, un buon insegnante, un… Non so.
Ditemi un po’ come la pensate.

Paolo Fantuzzi: Un punto fermo diverso dal CONTO CORRENTE. Chiedi molto.
Oggi che la vecchia società è disgregata e disfatta manca proprio il terreno su cui dovrebbe poggiarsi un sano insegnamento o un vero discorso sul mondo.
Qui nel nostro tempo tutti i valori o sono OGGETTO DI COMMERCIO o sono RELATIVI, di conseguenza solo la LEGGE nel senso della polizia e del tribunale può tener assieme una SOCIETÀ DISFATTA SUL PIANO SOCIALE E PRIVA DI VALORI CONDIVISI.
Va da sé che tribunale, polizia, burocrazia sono poteri, sono poteri dello Stato e quindi LE MINORANZE CHE CONTROLLANO LO STATO SONO IL NUOVO POTERE che governa senza autentiche forze d’opposizione.
Quello che salva un po’ la gente comune da una più grande oppressione è che QUESTE MINORANZE AL POTERE SONO DIVISE FRA LORO E PIENE DI CONTRASTI e spesso non riescono a far morire il vecchio per creare il loro mondo.
LAVORARE PER UNA SOCIETÀ UMANA DISGREGATA È STATO UN LORO SUCCESSO, MA NELLO STESSO TEMPO NON SON RIUSCITI A METTER ASSIEME I PEZZI.
Bravissimi nel dividere e nel frammentare e nel trarre profitto da leggi svuotate di senso e da società in disfacimento ma PESSIMI NEL COSTRUIRE UN LORO MONDO STABILE E FORTE.
Questa per me è la decadenza di oggi.
Questo tempo di decadenza è reso più amaro dal fatto che c’è poca speranza, non si comprende come possa determinarsi un futuro migliore.
Inoltre se si guarda sul serio il futuro si notano che queste guerre nuove e spettacolari fatte di spedizioni militari, lotta al terrorismo, lotta agli insorti e chi più ne ha ne metta s’avvicinano ogni anno sempre più pericolosamente ai confini dell’Europa e di riflesso al Belpaese.

Franco: Infatti eccoci qui a lamentarci.
Almeno nel medioevo le confraternite potevano fare una bella e collettiva recitazione di preghiere e processioni varie allo scopo di incorrere nella benedizione e nell’intervento della Madonna e dei santi.
VI RICORDO CHE È L’ESSERE UMANO COLUI CHE DÀ SENSO ALLA SUA VITA, e in questo giudizio e personale convinzione sono confortato dai numerosi testi di religione e mistica che ho letto e studiato.
Quindi anche se l’evidenza ci comunica la nostra marginalità davanti ai grandi poteri del mondo occorre ammettere che esiste uno spazio interiore che è il primo luogo da liberare e da far nostro.
Ripeto.
OCCORRE PRIMA LIBERARSI DAL PREGIUDIZIO E DALLA PIGRIZIA E DALL’IGNORANZA, E DOPO SI POTRÀ COSTRUIRE UN PROPRIO SAPERE E UNA PROPRIA VISIONE DEL MONDO UMANO E DELLA NATURA.
Oggi i molti desiderano e vogliono comprare verità preconfezionate, seguite da qualche evidenza, da immagini edificanti o terrorizzanti.
Insomma chiedono non percorsi spirituali o culturali da seguire e su cui impegnarsi ma miracoli, profezie di santoni, magie facili e popolari, in una parola ILLUSIONI.
Di sicuro occorre qualcosa di più di qualche illusione, di qualche gioco intellettuale per trovare un punto fermo nel divenire delle cose di oggi.

Vincenzo Pisani: Scusate ma ho l’impressione che sia opportuno tacere.
Sento che al tavolo del professore stanno parlando di qualcosa di simile.
I maestri di arti marziali stanno ragionando del loro maestro defunto.
Credo ci riguardi.
So che non è da gran signori.
Ma intuisco che sia opportuno ascoltarli facendo finta di niente.
Aspettate sta arrivando anche il capo.

Il padrone del locale: signori tra poco faccio portare la bistecca, ho preso dei bei pezzi dal mio fornitore, per voi ho messo a cuocere la migliore.
Aspettate e sarete ben serviti, la faccio semplice ma buona.

Clara Agazzi: Questa bistecca è più che altro vostra.

Paolo Fantuzzi: Aspettate un momento mi pare che al tavolo in fondo il tuo amico, il professore stia per prendere la parola. Ci vuole altro vino. Altro vino per favore!

Stefano Bocconi: Accidenti sono confuso. Mangiare o ascoltare.
Non riesco a far bene tutte e due le cose.

Franco: Fate quel che vi pare, per quel che mi riguarda voglio proprio sentire cosa dice.

Si sente la voce del professore.
Si rivolge ai maestri e ai vecchi allievi del suo defunto maestro di Judo.


Ora voi avete rammentato il maestro ricordandolo in molti modi.
Ora poiché tutti avete parlato e raccontato qualcosa adesso tocca a me.
Confesso un certo imbarazzo perché devo scendere nei ricordi personali, proprio come avete fatto voi.
Questo è necessario per sviluppare il mio discorso.
Il mio ricordo è questo ed è molto lontano nel tempo.
Ero nei primi anni dell’adolescenza quando stanco per l’allenamento e l’esercizio cercai di andar via dal tappeto.
Il maestro mi fu subito addosso e mi disse che dovevo restare, perché ero sul tappeto e non potevo andar via.
Sarei andato via quando lui l’avrebbe stabilito.
Quella per me fu una lezione importante di vita.

Perché in quel caso il carisma del vecchio Ivo fece il suo effetto.
Mi resi conto allora che nella vita, anche nei fatti apparentemente banali, ci sono dei momenti nei quali non ci si può sottrarre, non ci si può ritirare o nascondere dietro una scusa.
Non si può uscire dal tappeto quando fa comodo.
Questa è la morale di questo ricordo.
E qui devo tornare su una cosa che era un po’ sospesa nei vostri discorsi.

OSSIA LA DIFFERENZA FRA UN COMUNE DOCENTE E UN MAESTRO.
Il maestro diventa parte della propria esperienza di vita.
Questo non sempre si può dire del docente, dell’insegnante, del professore i quali sono figure che istruiscono, che giudicano, che formano ma non sempre sono maestri.
Questo perché la figura tipica del maestro che oggi onoriamo è per l’allievo
FORMAZIONE DEL FISICO, DEL CARATTERE, È STARE DENTRO LE REGOLE DEL JUDO, SEGUIRE LA VITA DI PALESTRA, È ESPERIENZA VIVA E CONCRETA CHE SI TRASMETTE E SI FORTIFICA NELLE PROVE, NELLE COMPETIZIONI, E NELLA PRATICA SPORTIVA.
Il maestro è più di una somma di risultati sportivi o di ricordi di tempi passati, è parte della costruzione fisica e mentale di un praticante di arti marziali.
Il docente. Il professore è una figura che è simile al maestro sotto molti punti di vista ma che spesso non ha il carisma, o le condizioni, o la cultura, o l’ambiente giusto e ovviamente la considerazione per assumere l’importanza che ha la figura del maestro di arti marziali verso i suoi allievi.
L’insegnate spesso è una figura di passaggio nella vita dell’adolescente e di solito non si tratta di una scelta.
Per caso questo o quello in qualità di docente entra nella vita di ciascuno.
Il maestro di judo si segue o si lascia.
Quindi c’è differenza fra i due casi.

 
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La lotta alla plastica: aggiornamento

I divieti o le tasse sul sacchetto di plastica riguardano 49 milioni di americani
Janet Larsen
www.earth-policy.org/data_highlights/2014/highlights49
Earth Policy Release
Data Highlight
1 Ottobre 2014

Con la firma di un divieto dei sacchetto di plastica in California fatta il 30 settembre 2014, il numero di americani che sarà interessato dalla legislazione anti-sacchetto salirà nel 2015 a 49 milioni. Essa è il primo stato a vietare il sacchetto. A livello nazionale più di 150 città e contee attuano divieti o tasse nel tentativo di ridurre i circa 100 miliardi di sacchetti di plastica utilizzati negli Stati Uniti ogni anno.

Gli americani usano in media quasi un sacchetto di plastica al giorno, prendendo un qualcosa fatto con combustibili fossili formati nel corso di milioni di anni e in generale utilizzandolo per pochi minuti prima di buttarlo via.
L’energia necessaria per fare 12 sacchetti di plastica guiderebbe una macchina per 1 miglio.
Mentre i sacchetti di plastica sarebbero riciclabili, ma nella stragrande maggioranza non accade. Al contrario finiscono in discarica o subito nei cassonetti o nei camion della nettezza urbana — intasano i tombini, danneggiano gli alberi o inquinano i ruscelli, i laghi e le spiagge.
In natura, la plastica si rompe in pezzi più piccoli, ma non scompare mai completamente.
Il rifiuto di plastica pone pericoli per la fauna selvatica e per gli esseri umani mentre le sostanze chimiche disciolte dalla plastica scartata entrano nelle forniture di acqua e si muovono lungo la catena alimentare.

Nel 2007, San Francisco fu la prima città degli Stati Uniti a vietare i sacchetti di plastica.
Entro il 2014, quando il divieto di Los Angeles è entrato in vigore, quasi un terzo dei californiani è stato coperto da divieti comunali o di contea per il sacchetto di plastica.
Altre città degli Stati Uniti di considerevoli dimensioni che vietano il sacchetto sono Chicago, Austin, Seattle e Portland in Oregon.
Dei divieti di contea alle Hawaii coprono quasi l’intero stato.

Washington, DC, è tra un gruppo più ristretto di città degli USA che seguono un percorso alternativo per limitare i sacchetti monouso: una tassa di 5 ¢ per sacchetto viene applicata alla cassa dal 2010. Dallas ha fatto questa scelta: una tassa entrerà in vigore nel gennaio 2015.

In meno di 30 anni, i sacchetti di plastica si sono mossi rapidamente dalla novità all’abitudine.
Ma la mentalità usa – getta – e - dimentica che ha permesso a questi sacchetti di proliferare si è dimostrata una passività, uno spreco di risorse e un danno per i paesaggi.
Poiché l’elenco dei posti che lavorano per scartare il sacchetto si espande, sia in USA che in tutto il mondo, questo potrebbe essere l’inizio della fine per la borsa di plastica monouso.

Per sapere di più sulle città degli Stati Uniti che agiscono contro i sacchetti di plastica, vedi “Plastic Bag Bans Spreading in the United States”, insieme ad una linea temporale che illustra  “A Short History of the Plastic Bag”.
L’azione globale per limitare i sacchetti di plastica è discussa in “The Downfall of the Plastic Bag”.
# # #
I dati e le risorse aggiuntive sono disponibili su www.earth-policy.org.
Sentitevi liberi di passare queste informazioni ad amici, familiari e colleghi!
Contatto per i media: Reah Janise Kauffman
Contatto per la ricerca: Janet Larsen
Earth Policy Institute
1350 Connecticut Avenue NW, Suite 403, Washington, DC 20036

Tradotto da F. Allegri il 05/03/2014.

 
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Chi nutrirÓ la Cina?

Post n°870 pubblicato il 02 Marzo 2015 da amici.futuroieri
 

CHI NUTRIRÀ LA CINA?
Di Reah Janise Kauffman
www.earth-policy.org/blog/who_will_feed_china
24 settembre 2014
Earth Policy Release

Venti anni fa, Lester Brown pubblicò un articolo sul World Watch magazine intitolato “Chi nutrirà la Cina?”
Un anno dopo, scrisse un libro con lo stesso titolo
L'articolo e il libro generarono un enorme clamore in Cina e decine di conferenze, seminari e studi come scrive nella sua autobiografia, Scoprire Nuovi Terreni.

“Nel 1994 scrissi un articolo per il numero di settembre/ottobre del World Watch magazine intitolato Chi Nutrirà La Cina?
La conferenza stampa di fine agosto che lo presentava generò solo una copertura moderata.
Ma quando l’articolo fu ristampato quel fine settimana sulla parte anteriore della sezione del Washington Post con il titolo "Come la Cina potrebbe morire di fame”, scatenò una tempesta politica a Pechino ....
L’articolo sul World Watch attirò più attenzione di qualsiasi altra cosa io abbia mai scritto.
Oltre ad apparire in cinque edizioni linguistiche del nostro magazine — Inglese, Giapponese, Cinese (Taiwan), tedesco e italiano — apparve anche in forma abbreviata in molti dei principali quotidiani di tutto il mondo, tra i quali il Washington Post, il Los Angeles Times, e l’International Herald Tribune.
Fu sindacato a livello internazionale sia dal Los Angeles Times che dal New York Times.
Tra le altre grandi organizzazioni di notizie che coprirono la notizia c’erano l’Associated Press e il The Wall Street Journal, anche l’edizione asiatica. ...

Una delle risposte più interessanti venne da Washington, DC, dove il National Intelligence Council, l’ombrello di tutte le agenzie di intelligence degli Stati Uniti, analizzò l’effetto della crescente domanda cinese di grano sull’agricoltura mondiale e le eventuali minacce alla sicurezza che questo poteva comportare.
Un gruppo di ricercatori di spicco, guidati da Michael McElroy, allora capo del Dipartimento della Terra e delle Scienze Planetarie a Harvard, produsse uno studio ben fatto di diverse centinaia di pagine ....

Nel frattempo, in Cina, con frequenza quasi settimanale uno studio era pubblicato per tentare di dimostrare perché la mia analisi era sbagliata.
Queste critiche arrivarono da fonti disparate, da uno scienziato dell’Accademia Cinese delle Scienze, da un funzionario del Ministero dell’Agricoltura e da uno studioso accademico indipendente.
Non molto tempo dopo, un editore cinese intraprendente prese una copia dell’articolo originale del World Watch magazine e una raccolta delle critiche e le pubblicò in un libro intitolato Il Grande Dibattito tra Lester Brown e la Cina ....

Nel corso del tempo, i leader cinesi sono arrivati sia ad apprezzare che a riconoscere come Chi nutrirà la Cina? abbia contribuito a cambiare il loro pensiero.
Uno scritto della fine del 1998 di Feedstuffs, un giornale settimanale agro-alimentare, citò Lu Mai, un economista agricolo e consigliere del governo di Pechino, il quale sosteneva, “ A Brown potrebbero aver concesso lo status di guru nei luoghi alti. - E’ come il monaco estraneo che sa leggere la Bibbia”.

Lester fu preveggente nella sua analisi.
La Cina è un importatore di grano e importa uno sbalorditivo 60% di tutti i semi di soia che entrano nel commercio mondiale — sembra che continuerà.
Il problema non è tanto la crescita della popolazione, ma il crescente benessere cinese che permette alla sua popolazione di spostarsi verso l’alto nella catena alimentare e di consumare più bestiame, pollame e pesce di allevamento ad alta intensità di grano.

Janet Larsen, direttore di ricerca dell’EPI, scrisse lo scorso anno sull’acquisto cinese di Smithfield, primo produttore al mondo di carne di maiale.
Lei scrisse anche di come il consumo di carne della Cina era aumentato fino a doppiare quello degli Stati Uniti, dove il consumo di carne è in calo.
In sostanza, venti anni dopo, stiamo ancora chiedendoci chi nutrirà la Cina?

Lester ha scritto una serie di articoli nel corso degli ultimi 12 anni sulla Cina, che sono disponibili sul sito web dell’Earth Policy Institute.
Di seguito sono riportati alcuni scritti salienti.
Saluti,

Il mondo può nutrire la China?
http://www.earth-policy.org/plan_b_updates/2014/update121

L’aumento del consumo di soia della Cina rimodella l’agricoltura occidentale
http://www.earth-policy.org/data_highlights/2013/highlights34

Picco dell’Acqua: Cosa succede quando le fonti si seccano?
http://www.earth-policy.org/plan_b_updates/2013/update115

Imparare dalla Cina: Perché il modello economico esistente fallirà
http://www.earth-policy.org/data_highlights/2011/highlights18

L’Iowa surclassa il Canada nella produzione di grano, sfida la Cina per la produzione di soia
http://www.earth-policy.org/data_highlights/2011/highlights16

Gli Stati Uniti possono nutrire la Cina?*
http://www.earth-policy.org/plan_b_updates/2011/update93

Imparare dalla Cina: Perché l’economia occidentale non funzionerà nel Mondo
http://www.earth-policy.org/plan_b_updates/2005/update46

La Cina riduce il raccolto di Grano: Come la sua importazione crescente di grano influenzerà i prezzi alimentari mondiali
http://www.earth-policy.org/plan_b_updates/2004/update36

La Cina perde la guerra con i deserti avanzanti
http://www.earth-policy.org/plan_b_updates/2003/update26

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Tradotto da F. Allegri il 02/03/2015.

 
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Il maestro 2░ tempo 11a conversazione

Post n°869 pubblicato il 24 Febbraio 2015 da amici.futuroieri
 

Il Maestro - secondo atto – undicesima conversazione
SOGNI E BISOGNI DI UNA SOCIETÀ INQUINATA


Stefano Bocconi: Parli bene: controllo, denaro, esistenza, vita interiore, prigionieri di se stessi.
Tuttavia a fronte di tante cose belle dette e meditate credo che ti sfugga il quotidiano più prosaico e volgare.
CHI PENSA AL MONDO FUTURO O AL BENE POSSIBILE LO FA PERCHÉ HA LUI DEI PROBLEMI.
La maggior parte di quelli che cercano soluzioni di crescita spirituale o culturale è gente che sta guardandosi intorno per trovare un pezzo di sughero a cui aggrapparsi per galleggiare in questa vita invece di andare a fondo.
Chi si propone oggi elargitore di verità sane, di ricette per la felicità o la fortuna si troverà ben presto circondato da gente che ha bisogno e chiede e può dare molto poco.
Lo so che non è un bel discorso, ma le cose oggi stanno così.
COLORO CHE A TUO AVVISO POTREBBERO TROVARE UNA VIA NELL’AUTOCOSCIENZA, NELLA CONSAPEVOLEZZA, NEL RISCOPRIRE UN MONDO MIGLIORE È SPESSO GENTE CHE HA BISOGNO D’AIUTO.
Quindi avendo bisogno d’aiuto non può aiutare gli altri, perché non ce la fa da sé e non ha risorse in più da dare.

Paolo Fantuzzi: Mi spiace dover dar ragione a Stefano su questo punto ma chi ha bisogno ha in testa il suo problema e come lo risolse o sta un po’ meglio si ferma lì.
Tu caro Franco pensi che si possa elevare il singolo e questo di per sé dovrebbe portare a una crescita di tutta la società.
OGNI SINGOLO RESO MIGLIORE DOVREBBERO DIVENTARE UN PICCOLO ESERCITO DEL BENE COMPOSTO DA UNA SOLA PERSONA.
Questo è impossibile.
I singoli che cercano l’elevazione e la cultura per migliorarsi sono persone appunto bisognose in senso morale e materiale, quando avranno pensato a se stessi non ne avranno per gli altri.
Anzi direi che proprio il fatto di sentire in modo aspro un mancato riconoscimento economico, l’aver perso una posizione nella società, l’aver rovinato una buona occasione, l’aver subito una calunnia o un torto grave è la molla che porta a cercare una qualche forma d’elevazione, di miglioramento.
Chi è ricco e si diverte spendendo l’equivalente di mesi o anni di stipendio di un dipendente pubblico o privato in una vacanza o in lussi non ha il bisogno spirituale o culturale di elevarsi sopra la propria condizione umana.
Il sistema offre questo: PUOI ESSER TUTTO CIÒ CHE PUOI COMPRARE.
Se uno ha i soldi non ha bisogno dello spirito o della magia, della religione, di nulla.
Chi è oppresso, triste, risentito lui ha bisogno di cultura, spiritualità, elevazione che spesso si risolve in un modo per star un po’ meglio, per avere una compensazione immateriale di dubbia forza al posto di un concreto potere che apre le porte di negozi, supermercati, autosaloni e cose del genere.

Franco: Sarà, ma a me non risulta che gli uomini siano Dei.
Mi risulta che gli umani dei due sessi siano, cosa di cui erano convinti anche gli antichi, per l’appunto mortali.
Quindi in quanto mortali essi devono sapere che la realtà nella quale sono chiamati a vivere è una realtà in mutazione e trasformazione e che alcuni oggetti e beni che sono in loro possesso resteranno interi anche quando non ci saranno più e,magari diventeranno eredità di qualcuno che viene dopo di loro.
Quindi c’è un limite nel potere del denaro che qui ora si nota male perché siamo mentalmente aggrediti da continui messaggi pubblicitari e corrisponde al fatto che la vita inizia con la nascita e finisce con la morte.
C’è un limite che è quello della naturale cessazione dello stare in vita e per quanto per secoli alchimisti, sapienti, stregoni e recentemente scienziati cerchino una via per evitare ciò che conduce naturalmente alla morte essa si manifesta lo stesso.
IL DISCORSO DEL GODERSI IL PRIVILEGIO DELLA RICCHEZZA VALE NELLA MISURA IN CUI IL LIMITE DELL’UOMO CHE È IL FATTO DI ESSER NELLA SUA ESSENZA UN DATO NATURALE È RIMOSSO, ANZI MISTIFICATO.
Chi crede che il denaro sia l’unico potere lo fa di solito in forza dell’inganno tipico della società dei consumi per il quale all’umano naturale con il suo ciclo vitale si sostituisce un umano di fantasia, un consumatore ideale, un figurino che esiste e vive solo nella pubblicità, in televisione e al cinema.
Accetto però della vostra critica la verità di fondo che SPESSO CHI CERCA LO FA PERCHÉ SENTE UN BISOGNO O UNA CONDIZIONE DI MINORITÀ.
Credo sia vero. Del resto chi è sazio, ricco, felice, perché dovrebbe metter in discussione se stesso e magari rifar di nuovo la sua esistenza?
Chi sente che ciò che è non basta a se stesso cerca, interroga, studia.

Vincenzo Pisani: Scusate ma mi pare che ci siamo. Arriva prima la specialità della casa.


Il padrone porta dei vassoi con la prima portata fagioli e un abbondante razione di cinghiale in umido, fa cenno che sta per arrivare il resto.
Vincenzo prende il vassoio e fa le parti.


Clara Agazzi: Questo dovrebbe farvi star zitti e metter in moto le mandibole.
COMUNQUE AGGIUNGO CHE ESISTE UN CERCARE CHE È OLTRE IL BISOGNO.
Esiste nell’essere umano una spinta alla curiosità, alle domande esistenziali, alla ricerca di una verità che non sia l’apparenza del momento.
Inoltre gli umani sono uomini e donne e i due sessi s’interrogano sul futuro, si chiedono cosa sarà di loro e dei loro affetti domani e dopodomani.
NELLA PERSONA C’È UNA DIMENSIONE INTERIORE CHE È DIVERSA DA QUELLA ANIMALE, C’È PROGETTO, AMBIZIONE, CURIOSITÀ, VOGLIA DI MANIFESTARSI NEL MONDO PER MEZZO DELL’AZIONE E DELLA CREATIVITÀ.
Che questo oggi sia piegato all’interesse economico è un dato di fatto.
I poteri dominati sono economici e finanziari e impongono il loro punto di vista e la loro logica a tutti quanti.
Ma in altri tempi dove non c’era questo potere o era ridimensionato da re e principi o da sacerdoti e vescovi, allora esistevano altre concezioni della società e della condizione umana.

Paolo Fantuzzi: Questo è vero. Ma io vivo nel qui e ora e con questo tempo devo far i conti.
Ora scusate che voglio finire questo pezzo di cinghiale che mi sta provocando dal piatto.

Stefano Bocconi: Non avere scrupoli, butta dentro. Roba sana.
Comunque questo non risolve il problema di fondo, ovvero che OGGI I MOLTI HANNO BISOGNO D’AIUTO E CON DIFFICOLTÀ POSSONO DARLO, si chiama individualismo e mercato selvaggio, due cose che combinante assieme creano grossi problemi e spaccano la naturale inclinazione alla solidarietà e alla collaborazione fra uomini.
QUESTA COMBINAZIONE CREA LE CONDIZIONI PER UN MERCATO SENZA UNA SOCIALITÀ E CON POTERI POLITICI DEBOLI E DEBITORI VERSO I RICCHISSIMI.

Franco: E allora proprio tu vedi il problema e lo proponi.
In una società disgregata, violenta, competitiva, come è il caso nostro, per forza di cose vengono prodotti coloro che cercano una via d’uscita da un modello di vita e di produzione che è pericoloso e inquinante.
UNA SOCIETÀ DI SINGOLI TENUTI ASSIEME DALL’INTERESSE MATERIALE E DALLA PAURA DI PUNIZIONI E LEGGI È UNA SOCIETÀ UMANA DEBOLE, DISSOLUTA, CINICA E OVVIAMENTE BRUTTA.

 
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Nader e le guerre in medio oriente

Nell’Interesse Pubblico
Danneggiare il nostro Paese con scelte di guerre

Ralph Nader
18 settembre 2014

I tamburi di guerra stanno battendo ancora una volta con l’avanguardia dei bombardieri degli Stati Uniti già sull’Iraq (e presto sulla Siria) per, nelle parole del presidente Obama, “indebolire e distruggere l’ISIS”.
Il partito repubblicano, guidato dai senatori per la guerra a – ogni - costo Lindsay Graham e John McCain, vuole un esercito più forte che significa solo soldati statunitensi sul campo.

Qui ci vanno di nuovo.
Un altro risultato della guerra di Bush in Iraq.

Washington ha già speso migliaia di vite americane, centinaia di migliaia di feriti e malati americani, e più di un milione di vite irachene.
Il risultato: l’uccisione o la cattura dei capi di Al Qaeda, ma unita alla diffusione di Al Qaeda in una dozzina di paesi e l’emersione di una nuova minaccia chiamata Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (ISIS), che ha il controllo nominale su un’area della Siria e dell’Iraq più grande del territorio della Gran Bretagna.

Quindi, nessun insegnamento è stato tratto.
Continuiamo ad attaccare i paesi e a schierarci con un gruppo settario contro un altro e questo crea solo caos e mette in moto il ciclo della vendetta e fa esplodere nuovi conflitti interni.
Quindi, se scuotere un vespaio spinge più vespe a costruire nuovi nidi, non è il momento di ripensare la militarizzazione della politica estera americana?
Questa aumenta solo il caos violento in quella regione con il rischio di un colpo di ritorno che interessi il nostro Paese, come i kamikaze che attaccano le zone densamente popolate.
Questo tipo di attacco è molto difficile da fermare, come abbiamo visto migliaia di volte all’estero in Iraq e in Afghanistan.

Secondo Richard Clarke, l’ex consigliere anti terrorismo alla Casa Bianca di George W. Bush, Osama bin Laden voleva che Bush invadesse l’Iraq, in modo che più musulmani avrebbero preso le armi contro gli Stati Uniti e più musulmani avrebbero odiato il nostro paese dopo la distruzione del loro terra e della loro gente.
Allo stesso modo, l’ISIS non avrebbe niente di meglio che coinvolgere gli Stati Uniti e i nostri soldati in una guerra di terra in modo che esso possa radunare più persone per espellere il gigantesco invasore statunitense.

Poi c'è la massiccia reazione eccessiva del nostro governo e dei suoi contrattisti aziendali sempre favorevoli.
L’instabilità politica si diffonde e le nostre istituzioni democratiche, già indebolite nella loro difesa della libertà, del giusto processo, e dello stato di diritto, sono ulteriormente sopraffatte dai dettami di polizia di uno stato di sicurezza nazionale redditizio.

Randolph Bourne, un centinaio di anni fa, scrisse un saggio con queste parole sulla guerra:
“Essa mette in moto automaticamente in tutta la società quelle forze irresistibili per l’uniformità, per la cooperazione appassionata con il governo e costringe all’obbedienza i gruppi minoritari e gli individui che non hanno il più grande senso del gregge ... Altri valori come la creazione artistica, la conoscenza, la ragione, la bellezza, la valorizzazione della vita, sono sacrificati immediatamente e quasi all’unanimità ...”

Benjamin Franklin comprese questo panico collettivo, quando disse che le persone che preferiscono la sicurezza alla libertà, non le meritano entrambe.

La questione fondamentale è se la nostra società civile può difendere le nostre istituzioni fondamentali per mantenere una società democratica.
Riusciranno i nostri tribunali a piegare prima il super raggiungimento del panico voluto dal Potere Esecutivo e dalle sue forze armate?

Il nostro Congresso e le legislature statali staranno fermi davanti al sacrificio della nostra libertà e dei nostre bilanci pubblici che servono alle necessità della nostra società civile davanti ad un eccesso di reazione da ultimatum da stato militare o di polizia?
Riusciranno i nostri media a resistere alla super concentrazione sulla “guerra al terrore” e a darci altre notizie importanti sul corso della vita americana?

Il nostro governo presterà maggiore attenzione alla prevenzione delle perdite annuali di centinaia di migliaia di vite americane dovute a infezioni ospedaliere, casi di mala-sanità, prodotti difettosi, inquinamento atmosferico, ai farmaci non sicuri, ai luoghi di lavoro tossici e ad altri pericoli domestici?

Non è probabile.
Le conseguenze delle atrocità dell’undici settembre provocarono una reazione brutale.
Nella devastazione di due paesi e dei loro civili, un numero molto maggiore di soldati americani fu ferito e ucciso rispetto a quelle vite perse il 11/09, per non parlare delle migliaia di miliardi di dollari che avrebbero potuto essere spesi per salvare molte vite qui e per riparare, con lavori ben retribuiti, il pubblico fatiscente che opera nelle nostre comunità.

Purtroppo, le nostre istituzioni democratiche e l’attività civile non sono attualmente disposte ad opporsi con le forze della ragione, della prudenza e delle risposte intelligenti per prevenire un esaurimento nervoso nazionale - quello che sembra essere molto redditizio e che concentra il potere verso i pochi contro i molti.

Considerate ciò che i nostri leader hanno fatto per la nostra democrazia durante la loro “guerra al terrorismo”.
Leggi segrete, tribunali segreti, prova segreta, retata segreta, investigazioni su tutti, non verificabili, una spesa segreta e enorme per pantani militari all’estero, le prigioni segrete e persino decisioni giudiziarie censurate che dovrebbero essere divulgate pienamente!
I pubblici ministeri del governo spesso hanno fatto confusione sul loro dovere di dimostrare la causa probabile e di rispettare l’habeas corpus e gli altri diritti costituzionali.
Migliaia di persone innocenti sono state incarcerate senza accuse e detenute senza avvocati dopo l’11 settembre.

I leader di Al Qaeda hanno voluto infondere non solo la paura per la sicurezza pubblica in America, ma anche indebolirci economicamente legandoci all’estero.
Perché i nostri governanti sono obbligati?
Perché, in maniera grottesca, il potere a Washington e il profitto a Wall Street ne beneficiano.

Solo il popolo, che non beneficia di queste guerre, è in grado di organizzare l’esercizio della sua sovranità costituzionale per plasmare le risposte che promuovono la sicurezza senza danneggiare la libertà.

L’uno per cento dei cittadini diversamente organizzati nei distretti congressuali e che riflette il “sentimento pubblico” può capovolgere, magari con il sostegno finanziario di un miliardario illuminato o due, il Congresso e la Casa Bianca.
Sei pronto a questa sfida?


Tradotto da F. Allegri il 22/02/2015.

 
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L'energia fossile dell'Artico

Lo sviluppo dell’energia fossile all'Artico è un cattivo investimento
Emily E. Adams
www.earth-policy.org/plan_b_updates/2014/update125
Earth Policy Release
Plan B Aggiornamento
17 settembre 2014

Anche i maestri degli scacchi possono sbagliare una grande mossa quando sono adescati per cercarne una diversa.
Per esplorare questo fenomeno, i ricercatori hanno seguito i movimenti oculari dei maestri scacchisti quando hanno giocato su varie scacchiere con schemi diversi.
Sulla prima scacchiera, i giocatori potrebbero raggiungere lo scacco matto con una mossa familiare.
Quando ricevono la seconda scacchiera, gli occhi dei giocatori guardano i pezzi coinvolti nel movimento familiare, invece di esaminare l’intera scacchiera.
In effetti, la soluzione iniziale li acceca e non gli fa valutare opportunità nuove e migliori.

In modo simile, il mondo è stato accecato dal petrolio e dal gas, visto che i modi comuni per produrre l’economia e simili continuano a cercarli in luoghi difficili da raggiungere, come l’Artico, anche se i costi crescono e il rendimento diminuisce.
Un esempio del mondo che è immerso in queste modalità fu l'annuncio del 28 agosto che la Royal Dutch Shell, nonostante le molte battute d’arresto degli ultimi anni, ha presentato i piani al governo USA per cercare ancora il petrolio al largo dell’Alaska, già dall’estate 2015.

Attualmente, circa il 10% del petrolio del mondo e un quarto della sua produzione di gas naturale provengono dalla regione artica, che si è riscaldata di oltre 2 gradi Celsius a partire dalla metà degli anni 1960.

I paesi che si affacciano sul Mar Glaciale Artico si organizzano per espandere i loro diritti al di là delle tradizionali 200 miglia di zona economica esclusiva in previsione di future scoperte di petrolio e gas.
Secondo le stime attuali, gli Stati Uniti hanno le maggiori risorse petrolifere dell'Artico, sia in mare aperto che sulla terra.
La Russia arriva seconda per il petrolio, ma ha più gas naturale.
La Norvegia e la Groenlandia sono virtualmente legate per il terzo posto che combina le più grandi risorse di petrolio e di gas insieme.
Il Canada arriva quinto, con parti quasi uguali di petrolio e gas naturale.

Nello sviluppo di queste risorse, la Russia è in testa al gruppo.
La produzione è iniziata in quasi tutti i 43 grandi giacimenti di petrolio e gas naturale che sono stati scoperti nell'Artico russo, sia a terra che in mare aperto.
La Russia ottenne il suo primo petrolio da una piattaforma off-shore in acque artiche nel dicembre 2013.
Il 9 agosto 2014, ExxonMobil e Rosneft (Russia) insieme cominciarono la trivellazione petrolifera nel nord della Russia e al largo della Siberia.
Novatek (Russia) sta lavorando con la francese Total e la China National Petroleum Corp per sviluppare un impianto di gas naturale liquefatto nella regione artica.
Tuttavia, le sanzioni europee e americane stringenti contro la Russia dovute alla crisi Ucraina minacciano il futuro di queste joint ventures.

La Norvegia — dove l’industria del petrolio e del gas somma quasi un terzo delle entrate pubbliche — vanta attualmente l’unico impianto di gas naturale liquefatto operativo a nord del Circolo Polare Artico, gestito da Statoil nel Mare di Barents.
Insieme con l’italiana Eni, Statoil è coinvolta anche nello sviluppo del giacimento di petrolio di Goliat, che dovrebbe entrare in rete nel 2015.
Questa sarà la prima produzione di petrolio nel Mare di Barents che è molto ricco e delimitato da Norvegia e Russia.
A nord e ad ovest, la Groenlandia mette all’asta avidamente licenze di trivellazione sin dalla fine degli anni ‘70 e, più recentemente, negli anni 2000, ma finora tutti i suoi pozzi sono a secco.

Il Canada fece perforazioni esplorative nel suo territorio artico negli anni ‘70 e ‘80, ma questi sono diminuiti negli anni novanta.
Da allora, solo un pozzo esplorativo offshore è stato perforato, nel 2005-06, ma è stato abbandonato successivamente.
Un ostacolo allo sviluppo è la mancanza di infrastrutture per portare i combustibili fossili sul mercato, spesso questo richiede grandi fondi per finanziare la sua costruzione.
In Alaska, il giacimento terrestre di Prudhoe Bay — uno dei più grandi del Nord America -— ha avuto questo ruolo.
Scoperto nel 1967, fu grande abbastanza per finanziare la costruzione del TransAlaska Pipeline.
Dopo che fu costruito, lo sviluppo dei giacimenti di petrolio più piccoli, situati nelle vicinanze è diventato commercialmente valido.

Royal Dutch Shell è la più avanzata nello sviluppo del petrolio offshore dell’Alaska.
Mentre i prezzi del petrolio aumentavano negli anni duemila, così fece l’interesse di Shell.
Allora i piani di Shell furono ritardati dalle cause giudiziarie e da una moratoria del governo degli Stati Uniti sull'attività Arctica dopo il caso della fuoriuscita di petrolio dal Deepwater Horizon della BP nel Golfo del Messico.
Ulteriori ritardi seguirono dopo il danno ad una cupola di contenimento della Shell, che era stata progettata per catturare il petrolio in caso di fuoriuscita, durante i test a Puget Sound nello stato di Washington.
Nel 2012, la Shell ha avuto una stagione di inizio e fine delle perforazioni, interrotta da iceberg alla deriva, che è stata coronata dalla distruzione di uno dei suoi impianti di perforazione durante una forte tempesta.
L’azienda ha scelto di fermare tutta la perforazione nel 2013.

Nei primi mesi del 2014, una corte federale ha stabilito che il governo degli Stati Uniti ha fatto un errore fondamentale quando ha calcolato l’impatto dello sviluppo dell’estrazione del petrolio e del gas per l’ambiente artico.
Pertanto le licenze di Shell per perforare non erano valide e lei ha perso un’altra stagione di perforazioni.
Finora, la Shell non ha una goccia di petrolio da mostrare per i 5 miliardi di dollari che ha speso per i suoi recenti sforzi al largo dell’Alaska, eppure ha mosso i primi passi per tentare di nuovo nel 2015.

Come ha dimostrato la Shell, l’operare nella regione artica comporta grandi rischi.
La contrazione del ghiaccio nel mare Artico permette alle onde di diventare più potenti.
Il ghiaccio rimanente può essere rotto più facilmente e suddiviso in lastroni di ghiaccio che possono scontrarsi con navi o cone piattaforme di perforazione.
I grande iceberg possono setacciare il fondo dell'oceano, facendo scoppiare i tubi o altre infrastrutture sepolte.
Gran parte delle infrastrutture a terra è costruita sul permafrost — terreno gelato — che può spostarsi mentre la terra è sciolta dal riscaldamento regionale, minacciando delle rotture dei tubi.
Già, fonti russe ufficiali stimano che ci siano state più di 20.000 fuoriuscite annuali di petrolio dagli oleodotti in tutta la Russia negli ultimi anni.
Le operazioni artiche sono lontane dal supporto principale in risposta alle emergenze.
Le condizioni di gelo le rendono pericolose per gli equipaggi che stanno fuori per lunghi periodi di tempo.
Anche i sistemi di comunicazione sono meno affidabili alla fine della Terra.
Perché prendere tali rischi per cercare questi combustibili sporchi quando le alternative al petrolio e al gas attendono di essere prese?

Invece di cercare nuovi modi per ottenere il petrolio, possiamo cercare modi migliori per spostare persone e merci.
Bus di trasporto rapido, metropolitane leggere e treni ad alta velocità possono spostare più persone con meno energia rispetto alla macchina.
E per le auto che rimangono sulla strada, quelle elettriche o ibride ma anche elettriche — alimentate da una griglia di energia pulita -— sono molto più efficienti rispetto a quelle con un motore a combustione interna tradizionale.
Incoraggiare l’uso della bicicletta attraverso piste ciclabili e programmi di bike-sharing tiene la gente attiva e lontana dalle automobili.

Il gas naturale, che viene utilizzato principalmente per la produzione di energia elettrica, può essere sostituito dall’energia generata dai progetti eolici, solari, e geotermici.
Molti paesi stanno dimostrando ciò che è possibile con le energie rinnovabili.
La Danimarca ottiene già un terzo della sua energia elettrica dal vento.
L’Australia è ormai costellata di sistemi solari su 1 milione di tetti.
L’Islanda produce energia geotermica sufficiente a soddisfare quasi il 30% del suo fabbisogno di energia elettrica.
Questi sono solo alcuni esempi per guardare oltre la vecchia soluzione familiare e per andare ad una migliore e più pulita.
La ricerca rischiosa dei depositi di petrolio e gas sotto ogni roccia e iceberg è una distrazione costosa degli investimenti per un futuro di energia pulita.

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Tradotto da F. Allegri il 17/02/2015.

 
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