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Creditori e debitori oggi, non solo in USA

Foto di amici.futuroieri

Il divario selvaggio e crudele tra debitori e creditori (Ispirato da Ralph Nader)
Di F. Allegri

13 dicembre 2013

Uno scritto di Ralph Nader inizia così: “La parola ‘disuguaglianza’ è molto in voga in questi giorni. Ci parlano quasi ogni giorno della disparità di ricchezza, reddito e salari tra il 2 o 3 per cento più ricco delle persone e la maggioranza dei salariati del paese. Ma non molta attenzione è riservata ai non molti cortei e alle altre proteste che affrontano le enormi disuguaglianze tra creditori e debitori”.

Va fatta un’altra distinzione - tra i debitori aziendali che ricevono molti diritti favoriti dai legislatori (anche in caso di fallimento) e i singoli debitori che sono seguiti e vessati dagli esattori.

Qui si può scrivere contro le politiche del basso interesse praticato dalle banche negli ultimi 5 anni che sembra non avere fine e fini.
Un tempo i risparmiatori ottenevano l’interesse dal 4 al 5% o di più dalla propria banca o dal mercato monetario ora ottengono, se sono fortunati, uno 0,25% dai loro risparmi.
Questa politica non può stimolare l’economia e in una fase di recessione lei non funziona bene se non c’è domanda dei consumatori per attrarre nuovi investimenti. Nel frattempo, le centinaia di miliardi detenute da piccoli e medi risparmiatori a basso reddito non generano alcun interesse per pagare le spese quotidiane.

La situazione è brutta e sta peggiorando.
Questi risparmiatori sono trasformati in “clienti obbligati” e rischiano di dover pagare le banche perché tengono i loro soldi e il Financial Times ha scritto: “Le principali banche americane hanno avvertito che inizierebbero a far pagare a imprese e ai consumatori i loro depositi” se la Federal Reserve tagliasse ulteriormente i tassi.

Perché i tanti liberisti critici in materia di salute e sicurezza, fatta eccezione per il libertario puro Ron Paul non criticano mai la Federal Riserve che continua ad essere il regolatore del mercato più grande di tutti?

Guardate a come il governo USA tratta gli studenti indebitati per la loro istruzione.
Quando il governo non regolava i tassi di interesse da usura e le trappole scritte in piccolo dai finanziatori aziendali, Zio Sam faceva soldi direttamente dagli studenti con tassi di interesse di circa il 6 per cento.
Altre nazioni occidentali offrono l’istruzione superiore gratuita come un grande investimento per la loro società.

L’aumento vertiginoso dei prestiti agli studenti supera i prestiti sulla carta di credito in essere - 1.200 miliardi in prestiti agli studenti rispetto ai 1.000 miliardi di quelli sulla carta di credito. La senatrice E. Warren, con la proposta “Bank on Students Loan Fairness Act,” vuole ridurre il tasso di interesse praticato agli studenti fino alla stessa tariffa pagata dalle grandi banche che prendono prestiti dalla Fed, meno dell’1%.

Sorprende la miopia della politica del penalizzare gli studenti indebitati rispetto alla salute dell’economia.
Il peso del loro debito dopo la laurea è tale che essi sono meno capaci di comprare case e automobili nella loro giovane età.

Nel suo nuovo libro raffinato “La Prigione dei Debitori”, Robert Kuttner racconta la storia del debito, compresi i secoli quando sotto il diritto anglo- americano i debitori furono imprigionati o giustiziati. Egli descrive anche come i grandi debitori societari oggi vengono messi in libertà o passano attraverso procedure concorsuali che salvano la società in un processo di rinascita dolce, pieno di compensazioni esecutive consentite in passato e nel presente.

I singoli debitori, invece, sono spinti a indebitarsi di più e a tassi diabolicamente elevati (fino al 30% sui saldi non pagati con carta di credito e a oltre il 400% sui prestiti giornalieri crescenti e su quelli del racket).
Poi ci sono le centinaia di tasse diverse, le sanzioni e le costose imposizioni scritte in piccoli che devastano gli indebitati.

I profitti del settore del credito sono stati illustrati questa settimana dal valore di MasterCard.
La sua azione vale fino a 20 volte, quasi $ 800 per azione da quando divenne pubblica nel 2006.
I suoi profitti sono enormi, i suoi dividendi sono in aumento, i riacquisti di azioni proprie robusti e non c’è fine in vista per la sua spirale che sale verso l’alto. Per una funzione bancaria che pare seria, MasterCard agisce come l’Apple.

La complessità del ricevere un prestito, pagando per riottenere dei finanziamenti mimetizza questo tipo di sfruttamento costoso.

Se i debitori obbiettano, in modo persistente, i loro punteggi di credito - la nuova servitù della gleba - possono scendere e mettere più oneri sui loro portafogli e sul sostentamento futuro.

La Corte Suprema USA ha approvato a maggioranza la clausola di arbitrato obbligatorio in tali contratti truffa che attaccano più catene.
Un rapporto di Public Justice (“Wake Up!”) pensa che l’arbitrato obbligatorio permetta ai finanziatori predatori di violare le leggi federali e statali che proteggono i consumatori e che blocchi i pazienti anziani vulnerabili che sono stati abusati in case di cura verso un adeguato accesso alla giustizia.

Aiuti utili provengono dall’applicazione rafforzata della Credit Card Accountability, Responsibility and Disclosure Act of 2009 fatta dal nuovo Consumer Financial Protection Bureau (CFPB).
Le tasse eccessive e le azioni di sovrapprezzo sono per lo più eliminate e l’importo in dollari delle tasse da pagare è in calo.

Nella sua ultima relazione sulla legge, il CFPB ha trovato altre aree che “possono giustificare un ulteriore esame”.
Questi includono “i prodotti aggiunti” agli utenti di carte di credito, “le carte di pagamento a punti”, “i prodotti ad interesse differito”, e altri problemi derivanti dalla capacità incessante dei giuristi d’impresa di giocare a offuscare il processo di regolamentazione e alla fuga dai divieti con i nuove coercizioni avare.

Le cooperative di credito, con i loro 90 milioni di membri che presumibilmente sono i proprietari, dovrebbero prendere l’iniziativa aggressiva di denunciare le cattive pratiche portando così ancor più persone nelle loro organizzazioni.
Meno imitazione delle banche commerciali e più dedizione ai principi del servizio di cooperazione dovrebbe essere ciò che i membri richiedono da questa potenzialmente grande riforma istituzionale americana.

 
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La corsa europea delle 5 Stelle toscane Ŕ partita da Cerreto Guidi

La corsa europea delle 5 stelle toscane è partita da Cerreto Guidi
17/04/2014
Di F. Allegri
Io mi lamento da anni per il fatto che Cerreto Guidi è un luogo dimenticato dalla politica italiana e locale!
Oggi potrei scrivere che smetterò di affermare questa verità perché ieri sera sono venuti a Stabbia di Cerreto Guidi i 4 candidati toscani alle elezioni europee delle Liste a 5 Stelle.
In realtà continuerò a lamentarmi anche in futuro perché credo che ieri i cerretesi hanno perso l’occasione di preparare meglio un incontro simile che non ricapiterà troppo presto.
Il dato politico è semplice e forte: I 4 DELLE CINQUE STELLE SI SONO INCONTRATI QUI E SONO DIVENTATI SOLIDALI QUI, HANNO ANCHE CENATO INSIEME E PARLATO A LUNGO!
Mi piace pensare che sono diventati una squadra, un gruppo affiatato.
Parto il mio pezzo dai loro nomi da cercare nella lista (qui scrivo per chi voterà Cinque Stelle, invitandovi a preferire i toscani e a non limitarsi alla croce sul simbolo): Silvia Fossi, interprete ed operatrice turistiche di Firenze, con un passato da emigrata in Olanda, L’avvocato Cristiano Ripoli esperto di diritto comunitario che voterei se io fossi un grillino, Matteo Della Negra di Grosseto, un militante storico di quella provincia, economista, esperto di borsa con concezioni di sinistra, solo in parte estremista e infine Marco di Gennaro di Massa che fa parte anche del movimento referendario dell’acqua come bene comune e attivo nella difesa dei pubblici servizi; da come parla ipotizzerei che fosse membro di ATTAC, ma lui non l’ha citata.
Posso aggiungere che a Massa il movimento a 5 stelle è molto organizzato e spostato a sinistra, invece a Firenze abbiamo forme di partecipazione più definite e fondamentalmente individualiste.
I 4 candidati hanno illustrato i 7 punti del programma delle 5 stelle a livello nazionale senza parlare di Farage e questa è una delle principali lacune che ho colto.
Non so dirvi perché non ne parlano, ma ipotizzo e ricordo ai lettori che essenzialmente Farage è un liberal conservatore inglese che si distingue nella sua area politica per un euro-scetticismo accentuato.
Il più fedele al pensiero grilliano è, secondo me, il Della Negra il quale ha fatto una lunga riflessione economica incentrata sulla critica al MES (meccanismo europeo di stabilità) e sul fiscal compact.
Ha parlato dei 125 miliardi che l’Italia ha depositato in quel fondo e anche dei 50 miliardi che l’Italia deve accantonare per 20 anni per ridurre al 60% il suo debito pubblico.
Qui le mie idee sono molto divergenti dalle sue.
Lui crede che questi progetti siano impossibili e sbagliati, per me invece restano facili e almeno il MES è un progetto valido.
Voglio riscrivere che un eletto onesto può fare le stesse cose di un uomo della casta o delle cosche spendendo la metà!
Poi posso accettare approcci critici al fiscal compact, ma io parto dalla terza crisi che verrà mentre lui mi ha detto che Letta non ha trovato i soldi della mini IMU e che Renzi fatica a trovare i 4,6 miliardi necessari per fare le sue riforme.
L’avvocato Ripoli mi ha interessato di più, mi ha parlato della tutela degli italiani rispetto alla disinformazione italica che strumentalizza l’Europa a piacimento, e questo è un tema che mi interessa.
Per me, è un tema consueto come quello dei fondi europei che sono spesi poco e quasi sempre a favore di amici e clientele della vecchia politica.
In passato ho constatato queste verità!
Ho apprezzato anche le considerazioni sul fatto che il referendum sull’euro è un punto accessorio e di difficile realizzazione rispetto agli altri sei.
Nel complesso ho passato una serata strana, non voglio dimenticare che io sarei il più vecchio tra i grillini presenti in sala se fossi ancora favorevole a quella lista, ma di sicuro non mi dispiace che oggi ci sia questo embrione di movimento che, almeno per me, rappresenta un passaggio obbligato verso il rinnovamento di questo paese.
Ho conosciuto anche la signora Palamidessi che si candida alla carica di sindaco e i candidati alla carica di consiglieri comunali.
Molti li conosco e da vecchio amico posso augurargli di non essere eletti a un compito che gli riserverebbe più oneri che onori.
Negli ultimi righi voglio sottolineare che ho visto e parlato con molti ex bersaniani in sala.
Oggi sono tra i più decisi a votare a 5 stelle e uno mi ha detto: “Non voterò mai la Democrazia Cristiana!”
Chiudo con una prima previsione elettorale: secondo me, le 5 stelle supereranno il 15% nel voto comunale e andranno verso il 30% alle europee dove troveranno anche molti voti di chi vota per la lista civica.

 
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La somma urgenza dei lavori a Case Giannini

La somma urgenza dei lavori a Case Giannini
16/04/2014
Di F. Allegri
In premessa si può affermare quanto segue: Ci sono voluti 18 anni e l’evidenza della frana in movimento per capire la gravità della situazione nell’abitato di Case Giannini sulla sponda nord del fiume Arno.
La notizia attesa è che ieri sera i cittadini hanno potuto assistere alla seduta della seconda commissione dell’Unione dei comuni dedicata ai lavori urgenti contro la frana che minaccia anche la sponda dell’Arno.
Va elogiato l’attivismo del presidente Cordone che ha anche fatto un’interrogazione orale e scritta in provincia all’assessore Crescioli e va elogiato il consigliere Barontini che ha operato per avere questa seduta della commissione dedicata al tema.
La seduta si è aperta con la relazione dell’ingegner Collodel il quale ha chiarito che la frana è pericolosa da gennaio, da quando si abbassarono le acque della piena dell’Arno.

Nei giorni scorsi c’è stato un sopralluogo dei tecnici provinciali con quelli della ditta che sta eseguendo i lavori al ponte tra Bassa e Gavena che è specializzata anche per questo tipo di lavori.
Tutti concordano che serva un progetto di intervento urgente e questo sarà realizzato in 10/15 giorni per fare in modo che i lavori comincino tra 30/40 giorni.
Resta da trovare la copertura finanziaria per un’opera che costerà 800.000 e c’è da ottenere il benestare del genio civile (quest’ultimo richiede almeno un mese).
Il lavoro da fare è chiaro e costoso: solo l’attivazione della procedura di “somma urgenza” fa sperare nella soluzione del problema.
La frana può essere arginata realizzando 2 file parallele di pali conficcati nel terreno per una profondità di 20 metri, una lunghezza di 70 e uno spessore di un metro.
L’ingegnere ha anche ipotizzato il collocamento di massi ciclopici alla base della sponda del fiume.
Entro luglio le case vanno messe in sicurezza!
Anche il sindaco delegato (che è anche quello della frazione di Case Giannini) ha constatato la gravità della situazione e la somma urgenza dei lavori.
Anche la provincia e la regione hanno riconosciuto questa somma urgenza, ma va trovata la completa copertura finanziaria dell’opera e questa sarà cercata anche dopo l’avvio dei lavori.
Al momento esiste un crono – programma dei lavori a livello di massima, ma è in corso di definizione.
Nei prossimi giorni, forse oggi stesso, i residenti di Case Giannini costituiranno un comitato.
Questo darà vari vantaggi, essi potranno monitorare la situazione e seguire l’andamento dei lavori e delle procedure perché visti i ritardi accumulati e sottolineati soprattutto dal consigliere Barontini, ora bisogna fare presto e bene.
In futuro andranno valutati anche i danni subiti da 2 case e dalla strada provinciale.
Da oggi questa è la frana principale tra le tante che ci sono a Cerreto Guidi.
Noi le seguiamo da mesi e continueremo a farlo, con altri aggiornamenti periodici.

 
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2013: un anno con qualche novitÓ politica

2013: un anno con qualche novità politica
11 dicembre 2013
Di F. Allegri
L’elezione di Matteo Renzi alla carica di segretario del PD e l’ultima (e la più piccola) novità politica che ha caratterizzato questo anno politico.
Le novità sono tante, ma meno di quelle che sembrano e solo una potrebbe dare qualche svolta interessante alla politica italiana: non lo farà!
Qui parlo del primo partito italiano, il m5s che per ora riesce a fare qualcosa di buono solo indirettamente e non troppo spesso.
In questi giorni il successo di Renzi (una rivincita per il mondo cattolico di sinistra), è contrapposto anche ad una modestissima protesta di piazza che viene definita Movimento dei Forconi.
Il movimento dei forconi è piccolo, diviso e spesso anche anti euro, specie nelle sue componenti destrorse; anzi l’idea no euro sembra essere una delle poche battaglie unificanti.
L’idea della panacea dell’uscita dall’euro comincia ad essere un tratto comune e generale di tutti gli estremismi italiani, insieme alla debolezza dei questi gruppuscoli.
UN PICCOLO GRUPPO HA SEMPRE BISOGNO DI UNA MISSIONE IMPOSSIBILE E DELLA RICERCA DELLA BATTAGLIA DISPERATA.
Sia chiaro poi che l’euro non ha fatto molto male a queste categorie in lotta che non appartengono al mondo degli esportatori.
Al massimo può aver arrestato la loro crescita, impedendo il salto della crescita internazionale, ma si tratta di casi sparuti e ben individuabili, ad esempio, nei settori non agricoli.
A MIO AVVISO, L’USCITA DALL’EURO SAREBBE LA ROVINA DEFINITIVA PER QUESTI SOGGETTI GIÀ DEBOLI (laddove non si tratta di recite parapolitiche molto vecchie).
Fatta questa premessa posso scrivere il concetto chiave che unisce la crisi e le novità politiche.
CONTINUA AD ANDARE MALE IL NOSTRO MERCATO INTERNO, dato che con la ripresina si va avanti pianissimo, non si creano nuovi posti di lavoro e TUTTE LE NOVITÀ POLITICHE CHE ABBIAMO VISTO NON HANNO EFFETTI POSITIVI SULLA NOSTRA RIPRESA ECONOMICA.
Qui potete leggere anche le colpe di un governo Letta quasi immobile e con i mesi contati, potrei aggiungere transitorio.
Tornando ai principi che caratterizzano queste novità politiche aggiungo CHE LA CRISI POLITICA ITALIANA HA PRECEDUTO LA CRISI ECONOMICA GENERALE, MA QUESTA ULTIMA STA PRODUCENDO ANCHE EFFETTI POLITICI A POSTERIORI.
Qui voglio ricordare che l’idea di creare una seconda moneta europea per gli stati del sud del continente ha origini teutoniche e ormai datate…..
Forse non ricordate che la Germania non ci voleva nell’euro, ma i nostri politici d’allora affrettarono i tempi e furono euro – entusiasti.
Io avrei fatto con calma, ma non si può tornare indietro e la soluzione tedesca di allora, non è quella buona italiana di oggi.
Scritto questo anche i venditori di profumo di moneta salvifica sono una novità in questi giorni e li dovremo misurare alle prossime elezioni europee, anche solo come contorno al m5s.
QUESTE NOVITÀ NON CI PORTEREBBERO FUORI DALLA CRISI PERCHÉ L’EURO A DUE VELOCITÀ AGGIUNGEREBBE ALTRI DANNI ALLA NOSTRA ECONOMIA E ALLUNGHEREBBE I TEMPI DELLA RIPRESA, FORSE LA VANIFICHEREBBE VISTO CHE C’È ANCORA LA TERZA CRISI DIETRO L’ANGOLO.
La politica non ci porterà fuori dalla crisi, non ce la può fare il governo Letta, non ce la può fare il m5s e neanche i tanti piccoli estremismi.
In questo contesto capisco poco la lentezza del governo Letta: o questo esecutivo ha informazioni buone oppure a dei grossi problemi da affrontare.
Ad oggi, non credo che questa politica possa portare il paese fuori dalla crisi e aspetto altre novità per il 2014, ne servono tante!

 
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Uno studio sulla rigenerazione degli oceani

I Parchi Marini Sono Meno del 3% Degli Oceani Nonostante la Recente Crescita
J. Matthew Roney
http://www.earth-policy.org/plan_b_updates/2013/update120
Earth Policy Release
Piano B Aggiornamento
11 dicembre 2013

Nel maggio del 1975, le preoccupazioni crescenti sulla pesca eccessiva e sulla cattiva salute dell’oceano spinsero gli scienziati e i funzionari provenienti da 33 paesi ad incontrarsi a Tokyo per la prima conferenza mondiale sui parchi e le riserve marine.
Accertando la necessità di un’azione rapida per salvaguardare di più il mare, i delegati furono unanimi nel chiedere la creazione di un sistema globale di Aree Marine Protette (AMP) — zone gestite in modo esplicito per la conservazione degli ecosistemi acquatici.

Oggi, con le risorse oceaniche più minacciate che mai, il mondo è lontano da quella rete di AMP previste.
Anche se la copertura è raddoppiata dal 2010, solo il 2,8% della superficie dell’oceano — circa 10 milioni di chilometri quadrati (4 milioni di miglia quadrate), circa le dimensioni degli Stati Uniti — è ora in AMP designate.
E il livello di protezione varia.
Alcune AMP permettono i fondali minerari, a esempio, e la maggior parte delle AMP permette almeno qualche pesca.
In altre, la pesca e le altre attività distruttive sono del tutto off-limits.
Questi AMP “totalmente”, chiamate anche riserve marine, sono pensate per fornire il valore di conservazione più grande, eppure esse rappresentano meno della metà dell’area marina protetta del mondo.

Un patrimonio di esperienza e di ricerca scientifica dimostra che proteggendo tutti gli habitat e la vita marina all’interno dei confini delle zone protette ben gestite si preservano efficacemente la biodiversità e si può ripristinare la pesca adiacente, con vantaggi notevoli sia per gli ecosistemi che per le persone a loro carico.
In generale, le popolazioni dei pesci aumentano dopo che una riserva viene fatta e tutti i singoli pesci diventano più grandi.
Le specie marine fortemente sfruttate mostrano di solito i maggiori guadagni, ed i risultati positivi possono arrivare rapidamente.

Mentre spesso ci sono dimostrazioni che la chiusura delle zone di pesca avrà un impatto negativo per il cibo e il sostentamento, l’evidenza suggerisce che le riserve spesso hanno l’effetto opposto.
Poiché non c’è un confine fisico, i pesci possono avventurarsi fuori delle AMP in aree dove i pescatori li possano catturare.
I pesci più grandi e anziani hanno più figli, i quali possono anche lasciare la riserva come uova o larve, per rifornire eventualmente gli stock depauperati.
Il potenziale per sostenere le attività di pesca ha grandi implicazioni per la sicurezza alimentare: in tutto il mondo circa 3 miliardi di persone ottengono almeno il 20% delle loro proteine animali dai pesci, ma quasi il 90% degli stock ittici sono stati pescati pari o oltre i livelli sostenibili.
Ci sono anche benefici oltre la pesca.
Le aree protette possono attrarre più turisti con i dollari che compensano i costi di gestione AMP.

Le indagini di persone che vivono nei pressi delle riserve alle Fiji, in Indonesia, nelle Filippine e nelle isole Salomone, sostengono questo punto.
Riassunte in un rapporto di The Nature Conservancy chiamato Nature’s Investment Bank, le indagini hanno indicato il miglioramento delle catture fuori dei confini della AMP, un maggiore guadagno di proteine, e anche la riduzione della povertà — in particolare grazie ai nuovi posti di lavoro nel turismo.

Così le riserve marine sono considerate da tutti come uno strumento cruciale tra gli strumenti di conservazione — uno che è assolutamente necessario in quanto le pressioni sugli oceani di tutto il mondo continuano a crescere.
Pensate alle barriere coralline altamente produttive che forniscono vivai per i pesci, proteggono le coste, e sostengono le condizioni di vita di milioni di persone.
Circa il 75% delle barriere coralline del mondo sono minacciate dalla pesca eccessiva, dall’inquinamento, dal riscaldamento delle acque, e da una miriade di altri pericoli.
Uno studio del 2013 in Belize ha dimostrato che la loro protezione dalla pesca e dalle attività industriali rafforza la resilienza della barriera: le barriere coralline nelle riserve marine possono essere sei volte più protette rispetto a quelle non protette e ricrescere dopo gravi disturbi come gli uragani.

La più grande barriera corallina del mondo, la grande barriera corallina australiana, ospita probabilmente la AMP più conosciuta, che aprì nel 1979.
Attraversando i circa 340.000 chilometri quadrati, questo parco vanta un’incredibile biodiversità, nella quale più di 1.600 specie di pesci, e fa guadagnare circa 4 miliardi di dollari all’anno dal turismo.
I piani di zonizzazione sviluppati nel 1980 resero uno scarso 4,5% dell’AMP off - limits per la pesca e fornirono una protezione dell’habitat molto irregolare.
Ma nel 2004, è stata delimitata di nuovo per proteggere meglio tutti i suoi 70 tipi diversi di habitat — 30 di loro habitat della barriera, e il resto tipi diversi come le mangrovie.
Ora, almeno il 20% di ciascuna di queste “bioregioni” non è sfruttata e, tutto sommato, la pesca è vietata in un terzo della Great Barrier Reef Marine Park.

Ad oggi quasi tutte le AMP non sfruttate sono piccole e vicine a riva, ma aumentano le domande per mettere a riposo centinaia di migliaia, o anche milioni di chilometri quadrati per creare dei respingenti vasti intorno alle isole e per proteggere le aree naturali nell’oceano aperto — e con loro, in teoria, l’intero ciclo di vita delle specie marine più diverse come le tartarughe marine, gli squali e i tonni.
Il progetto Global Ocean Legacy della Pew Charitable Trusts fu un campione per l’avvio dell’idea, lavorando con scienziati e governi nazionali e locali per fare “la prima generazione di grandi parchi marini in tutto il mondo entro il 2022”.
Fu integrato, per esempio, nella designazione degli Stati Uniti del Papahanaumokuakea Marine National Monument del 2006, che tutela 362.000 chilometri quadrati intorno alle isole Hawaii del Nord Ovest.
Allora questo fu di gran lunga la più grande riserva marina non sfruttata del mondo.

Poi nel 2010 è stata superata da un altro parco Pew-backed quando il Regno Unito ha creato una riserva di 640.000 chilometri quadrati — più grande dello stesso Regno Unito – nell’arcipelago del Chagos nell’Oceano Indiano.
Nel 2012, dopo una campagna di sensibilizzazione pubblica aggressiva condotta dal Pew, l’Australia ha dichiarato una AMP da 1 milione di chilometri quadrati adiacente alla Grande Barriera Corallina nel Mar dei Coralli, la metà di essa non sfruttabile.
E Pew propone anche un parco intorno alle isole Pitcairn nel Pacifico del Sud, un altro territorio inglese, che aggiungerebbe 830.000 chilometri quadrati alla zona globale non sfruttata.

Non tutti i tentativi recenti di creare grandi riserve sono riusciti.
Ai primi di novembre 2013, la Russia , l’Ucraina e la Cina — preoccupate per i possibili danni ai loro interessi di pesca — affossarono dei colloqui internazionali su due enormi riserve proposte nell’Oceano Meridionale.
Questa fu la terza volta in un anno che i paesi giunsero a un punto morto sulle proposte, che avrebbero vietato la pesca in 2,8 milioni di chilometri quadrati in acque antartiche.
Anche se i sostenitori potranno richiedere le riserve al colloquio del 2014, le prospettive sembrano tristi dopo questa battuta d’arresto.

Oltre ad ampliare il numero e la superficie delle AMP in tutto il mondo, un’altra priorità di conservazione marina è nel migliorare l’efficacia dei parchi esistenti.
La maggior parte delle AMP fino ad oggi manca di personale qualificato e dei finanziamenti necessari per gestirle correttamente, rendendo difficile il monitoraggio e l’applicazione delle restrizioni e ciò porta molte di loro a essere soprannominate “parchi di carta” (cioè, protette solo sulla carta).
Un tentativo incoraggiante per affrontare questo problema è la Caribbean Challenge Initiative.
Con l’appoggio di una dotazione da $ 42 milioni — finanziato dal The Nature Conservancy, il Global Environment Fund, e dalla Banca per sviluppo tedesca — 10 nazioni dei Caraibi stanno sviluppando fondi nazionali fiduciari da usare esclusivamente per migliorare la gestione dei parchi esistenti (terrestri e marini) e per stabilirne di nuovi che siano efficaci fin dall’inizio.
I fondi sono impostati per essere erogati a partire dai primi mesi del 2014, mentre i paesi andranno verso il loro obiettivo generale di avere almeno il 20% della loro zona prossima alla costa in aree marine protette ben gestite entro il 2020.

Che cosa sarebbe necessario per gestire una rete globale di aree marine protette?
Nel 2004, un articolo pubblicato nei Proceedings della National Academy of Sciences esaminò i costi potenziali di gestione di un network mondiale che dovesse conservare il 20% o più degli oceani del mondo.
Sulla base dei dati di oltre 80 AMP esistenti, gli autori stimarono prudenzialmente che tale rete potrebbe costare 12,5 miliardi dollari l’anno.
Quello che conclusero quasi un decennio fa, è ancora vero oggi: potremmo proteggere una larga fetta dei nostri ecosistemi marini per molto meno dei 20 miliardi di dollari stimati che i governi spendono per sovvenzionare il sovra sfruttamento del mare ogni anno.

Le AMP ben progettate e ben gestite sono solo una parte del puzzle per ripristinare la pesca e gli ecosistemi oceanici.
Altri passi importanti includono la fissazione di limiti di cattura rigorosi per la pesca, l’eliminazione dei sussidi dannosi per la pesca, e la riduzione drastica dell’inquinamento che entra in mare dalle fattorie, dalle città e dall’industria.
Il taglio delle emissioni di anidride carbonica, il principale gas serra responsabile del riscaldamento globale, sarà fondamentale anche per ridurre al minimo l’aumento delle temperature e per cambiare la chimica che già mina gli ecosistemi oceanici.
Solo affrontando tutti questi problemi contemporaneamente avremo una possibilità decente di invertire il declino marino.

# # #
I dati e le risorse aggiuntive sono disponibili su www.earth-policy.org.
Sentitevi liberi di trasmettere queste informazioni ad amici, familiari e colleghi!
Contatto per i media: Reah Janise Kauffman
Contatto per la ricerca: J. Matthew Roney
Earth Policy Institute
1350 Connecticut Avenue NW, Suite 403, Washington, DC 20036

Tradotto l'11 aprile 2014.

 
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Le ragioni delle 5 stelle secondo Veneziani

Post n°742 pubblicato il 07 Aprile 2014 da amici.futuroieri
 

Le ragioni delle 5 stelle secondo Veneziani
04/12/2013
Di F. Allegri
Siamo alla vigilia delle primarie del PD che sicuramente cambieranno la politica italiana in questa legislatura e probabilmente le daranno anche il vero avvio.
Di conseguenza credo che sia un momento buono per fare una nuova verifica dell’attività politica del non protagonista della politica italiana che a ben vedere non è neanche nuovo.
PARTIAMO.
Potrei sembrare paradossale mentre scrivo che il risultato più importante di questo m5s è tutto in queste primarie del loro principale avversario e nel suo vincitore designato, il sindaco di Firenze Matteo Renzi.
Ho già scritto più volte che il m5s sarebbe diventato “l’utile idiota” della politica italiana e ci avevo indovinato, ma non ho mai scritto con chiarezza su chi si sarebbe avvantaggiato da questo gruppo di sprovveduti alla riscossa perché era possibile che tutti si approfittassero degli scelti senza criterio da Beppe Grillo.
Oggi posso scrivere che i democristiani del PD sono i più abili a prendere il vento del cambiamento che il m5s non riesce più a gestire, da almeno un anno, dalle tragiche parlamentarie del novembre 2012.
Questo accade per più ragioni, ma la principale è che c’è grande confusione e smarrimento nel PDL e anche nel PD non democristiano (Altrimenti anche questi avrebbero potuto trarre vantaggio da una forza che non è adeguata al compito che si prefiggerebbe).
Premesso questo vado a rileggermi uno scritto di Marcello Veneziani pubblicato oggi da Il Giornale per valutare le concezioni della destra italiana in materia di 5 stelle.
Secondo Veneziani, Beppe Grillo è il politico che si avvicina più alla realtà e ai rimedi necessari e radicali richiesti per portare fuori l’Italia dalla crisi.
Veneziani elenca i rimedi (le ragioni dei 5 stelle): rinegoziare il debito e la moneta unica, scaricare le agenzie di rating e il dispotismo finanziario, reintrodurre sani dazi, abolire le Regioni, tagliare i costi della politica.
Non è un elenco causale: questi sono temi cari alla destra, fin dai tempi del MSI.
Questo sarebbe un programma da MSI quindi bisogna rendersi conto che una parte cospicua del programma di Grillo viene dalla vecchia destra e poi si può condividere o meno, ed io condivido solo i dazi, come ho scritto varie volte (ma in un contesto europeo).
Conta poca il fatto che non mi risulterebbe che il m5s volesse abolire le regioni (corrotte e spendaccione perché sanitarie e non etnico – culturali).
La destra italiana viene da decenni di polemiche con la finanza internazionale, ma non mi risulta che abbia mai elaborato dei progetti precisi e Grillo fa lo stesso.
Veneziani vorrebbe che qualcuno copiasse il programma di Grillo e poi prende le distanze dagli eletti a 5 stelle, come mai?
Qui posso scrivere una cosa del m5s della vecchia sinistra: gli eletti a 5 stelle vengono da parti precise del popolo politico italiano, specie da quelle che potevano cogliere meglio le opportunità che l’informatica ha messo a disposizione di tanti piccoli gruppi di sinistra e di conseguenza distanti da lui.
Va notato che lui si distacca anche da eletti che hanno una parte di cultura di destra come la Taverna e il motivo è semplice, la destra vuole leadership carismatiche e gerarchiche!
Il suo messaggio è chiaro e ben sintetizzato, secondo lui bisognerebbe difendere l’Italia da Bruxelles e gli italiani dall'Italia.
Questo si chiama elitarismo.
Qui posso anche aggiungere qualcosa sull’europeismo all’Italiana, una malattia che ci colpisce quasi tutti, sin dal dopoguerra.
Non esiste un’Europa ideale, non esiste quella dei popoli e neanche quella delle ideologie: può esistere solo quella degli stati dove ognuno deve almeno difendere i propri interessi legittimi e poi ricordarsi il proverbio l’unione fa la forza.
Il nord Europa lo sa fare e l’ha fatto negli anni passati, noi abbiamo subito l’abbinamento tra un’ideologia europeista meno produttiva per il paese e la cattiva gestione della politica locale sottomessa anche all’indebitamento crescente italiano.
Il futuro europoide delle 5 stelle mi pare mediocre e in peggioramento per ora ci resta da capire quanto potrà durare un 5 stelle di destra e di sinistra e almeno per me tutte le scissioni saranno benvenute e salutate con speranza.

 
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Anticipazioni della terza, grande crisi

La Pericolosa “bolla alimentare” dell’India
Lester R. Brown
http://www.earth-policy.org/plan_b_updates/2013/update119
Earth Policy Release
Plan B Aggiornamento
4 dicembre 2013

L’India è oggi il terzo più grande produttore mondiale di grano dopo la Cina e gli Stati Uniti.
L’adozione di varietà di colture ad alto rendimento e la diffusione dell’irrigazione hanno portato a questa straordinaria triplicazione della produzione, dagli anni ‘60.
Purtroppo, una quota crescente di acqua che irriga i 3/5 delle coltivazioni di grano in India proviene da pozzi che iniziano a prosciugarsi.
Questo pone le basi per una grave interruzione nelle forniture di cibo per la crescente popolazione dell’India.
Negli ultimi anni circa 27 milioni di pozzi sono stati scavati, inseguendo le falde acquifere verso il basso in ogni stato indiano.
Anche la Banca Mondiale, tipicamente conservatrice, avvertì nel 2005 che il 15% del cibo in India era stato prodotto da eccessivo pompaggio delle acque sotterranee.
La situazione non è migliorata, il che significa che circa 190 milioni di indiani sono stati alimentati con acqua che non può essere sostituita.
Ciò significa che la base alimentare di circa 190 milioni di persone potrebbe scomparire con poco preavviso.

Il grano dell’India è ulteriormente minacciato dal riscaldamento globale.
I ghiacciai fungono da serbatoi che alimentano i principali fiumi dell’Asia durante la stagione secca.
Mentre i ghiacciai himalayani e tibetani si restringono, forniscono più acqua nel breve termine, ma ce ne sarà molta meno in futuro.
A complicare le cose, anche i modelli monsonici stanno cambiando, rendendo questi diluvi annuali più difficili da prevedere.

Quella che l’India sta vivendo è una “bolla alimentare”: un aumento della produzione alimentare basato sull’uso insostenibile dell’acqua di irrigazione.
E questo sta accadendo in un paese dove il 43% dei bambini sotto i 5 anni è sottopeso.
Uno studio di Save the Children ha scoperto che i bambini di una famiglia su quattro hanno sperimentato “giorni senza cibo”" — dei giorni in cui non mangiano affatto.
Quasi la metà sussiste con un solo alimento di base, perdendo così i nutrienti vitali che vengono da una dieta diversificata.

Anche se la povertà è stata ridotta per alcuni, i 2/3 della popolazione vive ancora con meno di 2 dollari al giorno, secondo la Banca Mondiale.
E la popolazione cresce di circa 30 milioni ogni due anni: è come aggiungere un altro Canada al numero di persone da sfamare.
Entro 20 anni, si prevede che la popolazione dell’India raggiungerà il miliardo e mezzo e supererà la Cina.

Per nutrire tutte quelle bocche, il governo deve andare al di là del programma rinnovato di distribuzione di derrate alimentari stabilito nel Food Security Act approvato a settembre.
Per evitare un crollo improvviso e devastante della bolla alimentare serviranno degli sforzi per affrontare le minacce sottostanti al sistema alimentare indiano.
Questo richiede iniziative diffuse in materia di salute, pianificazione familiare e di educazione per frenare la crescita della popolazione.
Ciò significa anche ripensare le politiche energetiche e dei trasporti per ridurre il contributo dell’India al cambiamento climatico.
La costruzione di centrali elettriche a carbone in un paese in cui il cambiamento climatico minaccia di peggiorare la scarsità d’acqua è incredibilmente miope.

L’eccessivo pompaggio delle falde acquifere è difficile da fermare, in parte perché è invisibile, appare solo quando il pozzo si prosciuga.
A luglio, il governo indiano annunciò tardivamente che avrebbe aumentare la spesa per mappare le falde acquifere del paese, per capire meglio la disponibilità di acqua e il tasso di esaurimento, ma questo è solo un primo passo.
Le sovvenzioni per l’energia che incoraggiano il pesante pompaggio eccessivo delle acque sotterranee dovranno essere eliminate.
La raccolta tradizionale dell’acqua — che cattura in piccoli stagni l’acqua in eccesso che esce durante i monsoni — può contribuire a creare un tampone al problema.
Anche gli agricoltori possono ridurre il consumo di acqua utilizzando tecniche di irrigazione più efficienti e colture meno assetate — per esempio, più grano e meno riso.

La situazione attuale ricorda quella che trovai nel 1965 quando fui mandato in India dal Segretario dell’Agricoltura degli Stati Uniti Orville Freeman per aiutare a valutare il prossimo piano quinquennale del paese.
C’erano condizioni di siccità in quasi ogni angolo del paese.
Divenne subito chiaro per me che il raccolto non sarebbe arrivato vicino a soddisfare la domanda stimata.
Senza aiuti alimentari, la carestia era inevitabile.

Avvisai Freeman, incontrai funzionari statunitensi e indiani e redassi un piano.
Così nacque la politica del “short tether” del presidente Lyndon B. Johnson, che legò le spedizioni di grano USA in India ad una ristrutturazione del settore agricolo indiano.
La spedizione del governo degli Stati Uniti di 10 milioni di tonnellate di grano — 1/5 del raccolto statunitense dell’anno — in India nel 1965 divenne il più grande sforzo di aiuti alimentari della storia.

Oggi, la sicurezza alimentare è la sfida numero 1 dell’India, come lo fu mezzo secolo fa, anche se ora il paese produce quasi 240 milioni di tonnellate di grano rispetto ai 95 milioni di tonnellate necessarie nel 1965.

Riusciremo a fermare la fame se molti pozzi si seccheranno allo stesso tempo?
O gli Stati Uniti saranno chiamati a venire di nuovo in soccorso?

Con 1/3 del raccolto di grano degli Stati Uniti che ora va ad alimentare le auto e un altro terzo che va a nutrire il bestiame, le esportazioni americane sono in calo.
La domanda mondiale è in rapida crescita mentre le popolazioni si espandono e sempre più persone si spostano lungo la catena alimentare, consumando prodotti di origine animale ad alta intensità di grano.
La carenza di grano significa aumento dei prezzi dei cibi per tutti, una tendenza che continuerà, senza una mobilitazione globale per usare l’acqua in modo più efficiente e per stabilizzare la popolazione e il clima in fretta.

Nel frattempo, ci auguriamo che i pozzi di India non si secchino troppo presto.

# # #
Questo pezzo originariamente apparve sul Los Angeles Times del 29 novembre 2013.
Lester R. Brown è presidente dell’Earth Policy Institute e l’autore di Breaking New Ground: una storia personale e di Full Planet, Empty Plates: La nuova geopolitica della scarsità di cibo.
I dati e le risorse aggiuntive sono disponibili su www.earth-policy.org.
Sentitevi liberi di trasmettere queste informazioni ad amici, familiari e colleghi!
Contatto per i media: Reah Janise Kauffman
Contatto per la ricerca: Janet Larsen
Earth Policy Institute
1350 Connecticut Avenue NW, Suite 403, Washington, DC 20036

Tradotto da F. Allegri il 04/04/2014.

 
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Spostarsi verso l'alto sulla catena alimentare

Foto di amici.futuroieri

Spostarsi verso l’alto sulla catena alimentare
Lester R. Brown
www.earth-policy.org/books/fpep/fpepch3
Earth Policy Release
Full Planet, Empty Plates
25 Novembre, 2013

Per la maggior parte del tempo che gli uomini hanno camminato sulla terra, abbiamo vissuto come cacciatori - raccoglitori.
La quota della dieta umana che veniva dalla caccia rispetto alla raccolta variava con la posizione geografica, l’abilità nella caccia, e la stagione dell’anno.
Durante l’inverno nell’emisfero settentrionale, per esempio, quando c’era poco cibo da raccogliere, la gente dipendeva pesantemente dalla caccia per la sopravvivenza.
La nostra lunga storia di cacciatori - raccoglitori ci ha lasciato con un appetito per le proteine animali che continua a plasmare le diete pure oggi.

Fino alla metà del secolo scorso, gran parte della crescita della domanda di proteine animali era stata soddisfatta ancora dalla produzione crescente dei due sistemi naturali: la pesca oceanica e i pascoli.
Tra il 1950 e il 1990, la pesca oceanica salì da 17 a 84 milioni di tonnellate, un aumento di quasi cinque volte.
Durante questo periodo, la cattura di pesce per persona è più che raddoppiata, salendo da 15 a 35 libbre.

Questa fu l’età d’oro della pesca oceanica.
Il pescato crebbe rapidamente mentre le tecnologie della pesca si evolsero e le navi di trasformazione e refrigeranti cominciarono ad accompagnare le flotte dei pescherecci, consentendo loro di operare in acque lontane.
Purtroppo, l’appetito umano per i frutti di mare ha superato il rendimento sostenibile della pesca oceanica.
Oggi i quattro quinti del pesce è pescato pari o oltre le sue capacità sostenibili.
Come risultato, molti sono in declino e alcuni sono crollati.

Anche i pascoli sono sistemi essenzialmente naturali.
Situati in gran parte nelle regioni semiaride, troppo secche per sostenere l’agricoltura, essi sono vasti — coprono circa il doppio della superficie coltivata a colture.
In alcuni paesi, come il Brasile e l’Argentina, i bovini da carne sono quasi interamente nutriti con erba.
In altri, come negli Stati Uniti e in quelli in Europa, il manzo è prodotto con una combinazione di erba e grano.

In ogni società in cui i redditi sono aumentati, l’appetito per la carne, il latte, le uova e i frutti di mare ha generato un’enorme crescita del consumo di proteine animali.
Oggi, circa 3 miliardi di persone si stanno muovendo verso l’alto sulla catena alimentare.
Per le persone che vivono a livello di sussistenza, il 60% o più delle loro calorie in genere proviene da un unico alimento di base amidaceo come il riso, il grano o il mais.
Mentre i redditi crescono, le diete si diversificano con l’aggiunta di proteine animali.

Il consumo mondiale di carne è salito da poco meno di 50 milioni di tonnellate nel 1950 a 280 milioni nel 2010, più di un aumento di 5 volte.
Nel frattempo, il consumo per persona è passato da 38 libbre a 88 l’anno.
La crescita dei consumi durante questo arco di 60 anni si è concentrata nei paesi industrializzati e di nuova industrializzazione.

Il tipo di proteine animali che la gente sceglie di mangiare dipende fortemente dalla geografia.
I paesi che sono ricchi di terra con vaste praterie — vedi gli Stati Uniti, il Brasile, l’Argentina e la Russia — dipendono fortemente dalle manzo o -— come in Australia e in Kazakhstan — dal montone.
I paesi che sono più densamente popolati e privi di ampi pascoli, storicamente, hanno contato molto di più sulla carne di maiale.
Tra questi ci sono la Germania, la Polonia e la Cina.
I paesi insulari e quelli con coste lunghe, come il Giappone e la Norvegia, si sono rivolti agli oceani per le loro proteine animali.

Nel corso del tempo, i modelli globali del consumo di carne sono cambiati.
Nel 1950, il manzo e il maiale dominavano totalmente, lasciando il pollame terzo ma distante.
Dal 1950 fino al 1980, la produzione di manzo e maiale aumentò più o meno rapidamente.
La produzione di carni bovine premette contro i limiti delle praterie, tuttavia, più capi di bestiame furono messi nei recinti.
Dato che i bovini non sono efficienti nel convertire il grano in carne, la produzione mondiale di carni bovine (che salì da 19 milioni di tonnellate nel 1950 a 53 milioni nel 1990) non si è ampliata di molto da allora.
Al contrario, i polli sono altamente efficienti nel convertire il grano in carne.
Come risultato, la produzione avicola mondiale (che crebbe lentamente in un primo momento) ha accelerato, superando le carni bovine nel 1997.

I 2 principali consumatori di carne del mondo sono la Cina e gli Stati Uniti.
Gli USA sono stati il leader fino al 1992, quando è stato superato dalla Cina.
A partire dal 2012, la Cina mangia il doppio della carne mangiata negli Stati Uniti — 71 milioni di tonnellate contro 35 milioni.

L’enorme crescita del consumo di carne in Cina, principalmente di maiale, venne dopo le riforme economiche nel 1978, quando i grandi gruppi di produzione furono sostituiti da aziende a conduzione familiare.
Oggi la carne di maiale è prima a livello mondiale, e la metà di essa è consumato in Cina.
La forte dipendenza dalla carne di maiale non è nuova in Cina.
Nel tentativo di minimizzare gli sprechi, le famiglie dei villaggi in Cina hanno una vecchia tradizione del tenere un maiale che è alimentato con i rifiuti della cucina e della tavola.
Quando il maiale è adulto, viene macellato e mangiato e sostituito con un altro piccolo suino, svezzato da poco.
Anche se oggi la produzione su larga scala di porco commerciale domina la Cina in uscita da un’urbanizzazione, il posto di rilievo del maiale nella dieta cinese ha profonde radici culturali.

Con 1.350 milioni di persone cinesi che chiedono a gran voce più carne di maiale, la produzione laggiù è salita da 9 milioni di tonnellate nel 1978, l’anno delle riforme economiche, a 52 milioni di tonnellate nel 2012.
La produzione di carne di maiale in USA è aumentata da 6 a 8 milioni di tonnellate nello stesso periodo.

Questi cambiamenti nel mondo del consumo di carne sono stati guidati principalmente dalle notevoli differenze fra i costi di produzione, con i consumatori in movimento verso le offerte a basso costo.
Nel 1950, il pollame era costoso e la produzione era limitata, per il montone era lo stesso.
Ma dalla metà del secolo in poi, i progressi nell’efficienza della produzione del pollame fece scendere il prezzo e sempre più persone poterono permetterselo.
Negli Stati Uniti — dove mezzo secolo fa il pollo era qualcosa di speciale, di solito servito a cena la Domenica — il prezzo basso del pollo di oggi lo rende la carne di scelta per il consumo quotidiano.

Forse la più grande ristrutturazione è avvenuta con il consumo di frutti di mare.
Storicamente, i paesi costieri e insulari, in particolare, hanno cominciato a contare più pesantemente sugli oceani mentre la richiesta di pesce aumentava e le tecnologie della pesca avanzavano.
In Giappone, sempre più terra è stata necessaria per produrre il suo alimento di base, il riso mentre la pressione demografica aumentava le costruzioni.
All’inizio del XX secolo, il Giappone stava usando praticamente tutte le sue terre coltivabili per la produzione di riso, non c’era terra per produrre mangimi per bestiame e pollame.
Così il Giappone scelse i frutti di mare per soddisfare la crescente domanda di proteine animali.

Il Giappone ora consuma 8 milioni di tonnellate di pesce l’anno come parte della sua dieta di “pesce e riso”.
Ma con la pesca oceanica spinta ai suoi limiti, ci sono poche opportunità per gli altri paesi di passare al mare nello stesso modo per le proteine.
Ad esempio, se il consumo pro capite cinese dei frutti di mare oceanici dovesse raggiungere il livello giapponese, consumerebbe quasi tutto il pescato mondiale.

Quindi, anche se la Cina è un attore leader per la pesca oceanica, con una cattura annua di 15 milioni di tonnellate, principalmente essa ha promosso l’allevamento del pesce per soddisfare i suoi bisogni di frutti di mare in rapida crescita.
A partire dal 2010, la sua produzione di acqua coltura — soprattutto carpe e frutti di mare — è pari a 37 milioni di tonnellate, più del resto del mondo messo insieme.
Con i redditi che ora aumentano nell’Asia densamente popolata, altri paesi seguono l’esempio della Cina.
Tra loro ci sono India, Thailandia e Vietnam.

Negli ultimi 20 anni, l’acqua - coltura è emersa come una fonte importante di proteine animali.
La resa dell’acqua - coltura mondiale si espanse e si quadruplicò tra il 1990 e il 2010 spinta dalla elevata efficienza con cui le specie onnivore come la carpa, il tilapia e il pesce gatto convertono i cereali in proteine animali.
Le prime stime indicano che ha eclissato la produzione bovina in tutto il mondo nel 2011.

Non tutte le operazioni dell’acqua - coltura sono benefiche per l’ambiente.
Alcune sono sia dirompenti per l’ambiente che inefficienti nell’uso dei mangimi, come l’allevamento di gamberi e salmoni.
Queste operazioni rappresentano solo una piccola quota del totale mondiale del pesce allevato, ma crescono velocemente.
L’allevamento dei gamberetti spesso comporta la distruzione delle foreste costiere delle mangrovie per creare habitat per i gamberetti.
Quelli di salmone sono inefficienti in quanto sono alimentati con altri pesci, di solito farina di pesce che viene sia dai rifiuti degli impianti di trasformazione del pesce o da pesci di scarso valore pescati appositamente per questo scopo.

Dato che le persone consumano più carne, latte, uova e pesce d’allevamento aumenta indirettamente il consumo di grano.
Il Confronto dell’uso del grano per persona in India e negli USA fornisce un’idea di quanto grano ci vuole per salire la catena alimentare.
Nell’India a basso reddito — dove il consumo di grano annuo ammonta a 380 libbre per persona, ovvero circa 1 libbra al giorno — quasi tutto il grano va consumato direttamente per soddisfare le esigenze energetiche alimentari di base.
Solo il 4% è convertito in proteine animali.
Non a caso, il consumo della maggior parte dei prodotti animali in India è piuttosto basso.
Il latte, le uova e il consumo di pollame, tuttavia, stanno iniziando ad aumentare, in particolare nella classe media indiana in espansione.

L’americano medio, invece, consuma circa 1400 libbre di grano all’anno, 4/5 dei quali indirettamente, sotto forma di carne, latte e uova.
Così il consumo totale di grano per persona negli Stati Uniti è quasi quattro volte quello dell’India.

La carne di maiale e di pollame sono le principali fonti mondiali di proteine animali terrestri, ma le uova non sono molto indietro, con 69 milioni di tonnellate prodotte nel 2010.
La produzione di uova è cresciuta costantemente nel corso dell’ultimo mezzo secolo e sembra probabile che continuerà a farlo.
Le uova sono relativamente poco costose, ma una porzione/fonte preziosa di proteine.
In tutto il mondo, le persone mangiano in media tre uova a settimana.

Come per la carne di maiale, la produzione di uova in Cina è cresciuta a un ritmo esplosivo, passando dai 6 milioni di tonnellate del 1990 a 24 milioni di tonnellate del 2010.
Come risultato, la Cina domina totalmente la produzione mondiale di uova.
Gli Stati Uniti sono secondi, ma distanti, con poco più di 5 milioni di tonnellate all’anno.
L’India è terza, con 3 milioni di tonnellate.

Eppure i consumatori di alcuni paesi vivono in cima alla catena alimentare, ma usano relativamente poco grano per nutrire gli animali.
Ad esempio, i giapponesi usano solo moderate quantità di cereali per mangimi perché la loro assunzione di proteine è dominata dal pesce oceanico pescato.
Questo è pure il caso di Argentina e Brasile, dove quasi tutto il manzo è nutrito con erba.

Negli ultimi decenni, il Brasile, terzo nella classifica dei consumatori di carne del mondo, ha registrato una marcata ristrutturazione del suo modello di consumo di carne.
Nel 1960 il manzo era assolutamente dominante, con la carne di maiale al secondo posto e il pollame quasi inesistente.
Dal 2000, con la sorpresa di molti, la rapida crescita del consumo di pollame in Brasile eclissò quella del manzo.
Il consumo di maiale è ancora molto indietro.

Con le praterie del mondo che sono pascolate ai loro limiti o al di là, la produzione di carni bovine supplementare ora viene in gran parte dal mettere più capi di bestiame nei recinti.
Un manzo in un recinto richiede 7 libbre di grano per ogni libbra di peso.
Per il maiale, ogni libbra di peso vivo supplementare richiede 3,5 libbre.
Per il pollame, è poco più di 2.
Per le uova il rapporto è di 2 a 1.
Per le carpe in Cina e in India e il pesce gatto negli USA, ci vogliono meno di 2 libbre di mangime per ogni libbra di ulteriore aumento di peso.
Così il cambiamento a livello mondiale dei modelli di consumo di carne riflette i costi di produzione della carne, che a sua volta riflette i livelli molto diversi di efficienza con i quali i bovini, i suini, i polli e i pesci d’allevamento trasformano il grano in proteine.

Le recenti tendenze della produzione danno un certo senso del dove è diretto il mondo.
Tra il 1990 e il 2010, la crescita della produzione dei bovini è stata in media meno dell’1% all’anno.
La carne di maiale, nel frattempo, è aumentata di oltre il 2% all’anno, le uova di quasi il 3%, e il pollame del 4%.
La produzione dell’acqua - coltura, che fissa il gold standard in termini di efficienza di conversione del grano, è cresciuta di quasi l’8% all’anno, salendo dai 13 milioni di tonnellate del 1990 ai 60 milioni di tonnellate del 2010.

La quota del raccolto mondiale di cereali utilizzata per l’alimentazione del bestiame, del pollame, e del pesce di allevamento è rimasta straordinariamente stabile negli ultimi decenni.
Una ragione per la quale non è aumentata molto è nella pratica, ormai di tutto il mondo, di incorporare la farina di soia nelle razioni alimentari con un rapporto di circa 1 parte di farina di soia e 4 parti di grano.
Questo porta ad una conversione molto più efficiente del grano in proteine animali.
Poiché la domanda di proteine animali è salita nel corso dell’ultimo mezzo secolo, la domanda di soia è salita ancora più velocemente.

In tutto il mondo, circa il 35% dei 2,3 miliardi di tonnellate di grano raccolto annualmente è usato come mangime.
Al contrario, la quasi totalità del raccolto di soia finisce come mangime.
Sia il maiale che il pollame dipendono molto dal grano, mentre il manzo e la produzione di latte dipendono più da una combinazione di erba e grano.

I tre più grandi produttori di carne del mondo — Cina, Stati Uniti e Brasile — si basano molto sulla farina di soia come integratore di proteine nelle razioni di mangime.
Infatti, la quota di farina di soia nei mangimi in ogni paese ora varia tra il 15 e il 18%.

La crescente pressione sulla terra e sulle risorse idriche ha portato ad alcuni nuovi modelli promettenti di produzione di proteine animali, uno dei quali è la produzione di latte in India.
Dal 1970, la produzione di latte in India è aumentata di quasi sei volte, saltando da 21 a 117 milioni di tonnellate.
Nel 1997, l’India ha superato gli Stati Uniti nella produzione di latte, il che la rende il principale produttore di latte del mondo.

La scintilla di questa crescita esplosiva venne nel 1965, quando un intraprendente giovane indiano, il dottor Verghese Kurien, organizzò il National Dairy Development Board, un’organizzazione ombrello di cooperative lattiero - casearie.
Lo scopo principale della coop è stato quello di commercializzare il latte delle due o tre mucche di proprietà in genere di ogni famiglia del villaggio.
Furono queste cooperative lattiero - casearie che hanno fornito il nesso tra il crescente appetito per i prodotti lattiero - caseari e i milioni di famiglie del villaggio che avevano solo un piccolo avanzo da vendere.

La creazione del mercato del latte ha spinto la crescita di sei volte.
In un paese dove la carenza di proteine blocca la crescita di tanti bambini, l’ampliamento dell’offerta di latte da meno di mezzo bicchiere al giorno a persona di 25 anni fa a più di una tazza di oggi rappresenta un passo importante.

Quello che è unico qui è che l’India ha costruito la più grande industria del mondo lattiero - caseario quasi interamente sul foraggio grezzo, per lo più residui del raccolto — paglia di grano, paglia di riso e stocchi di mais — ed erba raccolta ai lati della strada.
Le mucche sono alimentate spesso nelle stalle con residui del raccolto o erbe raccolte quotidianamente e portate da loro.

Un secondo modello di produzione di proteine, relativamente recente, che si basa anche sui ruminanti, è quello sviluppato in Cina, soprattutto in 4 province della Cina centrale orientale — Hebei, Shangdong, Henan e Anhui  — dove il doppio raccolto di frumento invernale e di mais è comune.
Una volta che il grano invernale cresce e matura all’inizio dell’estate, deve essere raccolto rapidamente in modo che il letto di semina possa essere preparato per piantare il mais.
La paglia che è rimossa dalla terra prima di preparare il letto di semina alimenta il bestiame, come fanno le foglie del mais che restano dopo il raccolto di fine autunno.
Integrando questa foraggio grezzo con piccole quantità di azoto, tipicamente sotto forma di urea, la microflora nel complesso apparato digerente dei bovini con quattro stomaci è in grado di convertire in modo efficiente il foraggio grezzo in proteine animali.

Questa pratica permette a queste quattro province che producono raccolti, di produrre pure molti bovini del paese.
Questa regione centro - orientale della Cina, soprannominata la cintura di manzo dai funzionari cinesi, produce grandi quantità di proteine animali utilizzando solo scarti.
Questo uso dei residui delle colture per la produzione di latte in India e di carne in Cina significa che gli agricoltori ottengono un secondo raccolto da quello originale.

Un altro modello di produzione di proteine animali molto efficiente, uno che si è evoluto in Cina nel corso dei secoli, è nell’acqua - coltura.
In un sistema di produzione di policoltura della carpa, 4 specie di carpa crescono insieme.
Una specie si nutre di fitoplancton.
Una si nutre di zooplancton.
Una terza si nutre di erba acquatica.
E il quarto è un alimentatore di base.
Queste 4 specie sono così un piccolo ecosistema, ognuno riempie una nicchia particolare.
Questo sistema multispecie rappresenta la maggior parte del raccolto dei 16 milioni di tonnellate di carpa cinese del 2011.

Sebbene questi 3 modelli di produzione delle proteine si siano evoluti in India e Cina, entrambe nazioni molto popolate, essi possono trovare un posto in altre parti del mondo mentre le pressioni demografiche si intensificano e mentre le persone cercano nuovi modi per convertire i prodotti vegetali in proteine animali.

Guardando al futuro, ci sono alcuni cambiamenti piuttosto evidenti che si verificano nel modello di consumo di carne mondiale.
Questi sono in gran parte guidati dallo spostamento costante dal convertitore di cereali in proteine animali meno efficiente (come il manzo nutrito a foraggio), a quelli più efficienti, come il pesce di allevamento e il pollame.
Se le tendenze recenti continueranno, la produzione avicola, che ha già eclissato il manzo, probabilmente supererà il maiale nel 2020 o poco dopo, rendendo il pollame leader a livello mondiale.
Nel giro di pochi anni, è probabile che la produzione di pesci d’allevamento sorpassi sia il pollame che il maiale, diventando la principale fonte mondiale di proteine animali entro il 2023.

Negli USA, il consumo di carne (che era salito costantemente per oltre mezzo secolo) raggiunse un picco nel 2007, cadendo del 6% nel 2012.
Questo picco e declino non erano ampiamente previsti.
Tra i fattori che contribuiscono ci sono i prezzi elevati dei mangimi e, di conseguenza, i prezzi della carne; la persistente incertezza da parte dei consumatori circa la ripresa economica, e una crescente consapevolezza tra i consumatori delle conseguenze negative sulla salute del mangiare troppa carne, tra le quali le malattie cardiache, il cancro e l’obesità.
C’è anche una crescente opposizione da parte delle associazioni per i diritti degli animali e delle associazioni ambientaliste ai metodi di produzione disumani ed inquinanti connessi con l’agricoltura di fabbrica.
Per un motivo o per un altro, gli americani stanno riducendo il loro consumo di carne.
Gli Stati Uniti sembrano essere il primo tra i paesi più popolosi a sperimentare un tale brusco declino — uno che sembra destinato a diventare una tendenza a lungo termine.

Le persone con la speranza di vita più lunga non sono quelle che vivono molto in basso o molto in alto nella catena alimentare, ma coloro che occupano una posizione intermedia.
Gli italiani, che vivono più in basso degli americani nella catena alimentare, possono aspettarsi di vivere per 81 anni, a fronte di un’aspettativa di vita americana di 79.
Gli italiani beneficiano di ciò che è comunemente descritta come la dieta mediterranea, che include bestiame e pollame, ma in quantità moderate.

Anche se il mondo ha avuto molti anni di esperienza nel nutrire quasi 80 milioni di persone in più ogni anno, ha molta meno esperienza nel nutrire anche 3 miliardi di persone con redditi in aumento che vogliono risalire la catena alimentare e consumano più prodotti ad alta intensità di grano.
Considerando che la crescita della popolazione genera domanda di grano e riso, i due prodotti alimentari dell’umanità, ciò aumenta la ricchezza che sta guidando la crescita della domanda di mais, il grano che nutre il mondo.
Storicamente, le tendenze mondiali della produzione di mais e frumento si sono spostate più o meno insieme dal 1950 fino al 2000.
Ma poi il mais è decollato, salendo a 960 milioni di tonnellate nel 2011, mentre il grano è rimasto a meno di 700 milioni di tonnellate.

Sono l’aumento del consumo di prodotti animali, più la conversione dei cereali in carburante che hanno favorito la crescita annua della domanda mondiale di cereali da circa 20 milioni di tonnellate di dieci anni fa a oltre 40 milioni di tonnellate negli ultimi anni.
Mentre i redditi continuano ad aumentare, la pressione sugli agricoltori per produrre abbastanza grano e soia per soddisfare il crescente appetito di bestiame e pollame può solo intensificarsi.
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Questo è un testamento tanto necessario e un documento storico di uno dei grandi ambientalisti del nostro tempo”. — Edward O. Wilson, University Research Professor, Harvard University, il libro di memorie di Lester Brown Scoprire nuovi terreni.
Full Planet Empty Plates: La nuova geopolitica della scarsità alimentare di Lester R. Brown (New York: WW Norton & Co.)
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Tradotto da F. Allegri il 1 aprile 2014.

 
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Le 21 differenze tra i sistemi sanitari

Foto di amici.futuroieri

Nell’interesse pubblico
I 21 Motivi per i quali il sistema sanitario canadese è meglio dell’Obamacare

21 Novembre 2013
Ralph Nader

Cara America:
La complessità costosa è cotta nell’Obamacare.
Nessun sistema di assicurazione sanitaria è senza problemi, ma il single-payer canadese, Medicare pieno per tutti, è semplice, conveniente, completo e universale.

Nei primi anni 1960, il presidente Lyndon Johnson iscrisse 20 milioni di americani anziani al Medicare in sei mesi.
Non c’erano siti web.
Lo fecero con le schede!

Qui sotto potete trovare i 21 pregi del sistema sanitario canadese rispetto all’Obamacare.
Abroghiamolo e cambiamolo con il molto più efficiente single-payer, tutti dentro, nessuno fuori, con libera scelta di medico e ospedale.
Amore, per il Canada.

Numero 21:
In Canada, tutti sono coperti automaticamente dalla nascita - tutti dentro, nessuno fuori.
Negli Stati Uniti, sotto Obamacare, 31 milioni di americani saranno ancora non assicurati nel 2023 e altri milioni ancora rimarranno sottoassicurati.

Numero 20:
In Canada, il sistema sanitario fu progettato per mettere le persone, non i profitti, al primo posto.
Negli USA, l’Obamacare potrà fare ben poco per frenare i profitti dell’industria assicurativa e di fatto farà aumentare i profitti assicurativi.

Numero 19:
In Canada, la copertura non è legata ad un lavoro e non dipende dal reddito - ricchi e poveri sono nello stesso sistema, la migliore garanzia di qualità.
Negli Stati Uniti, sotto l’Obamacare, molto dipende ancora dal vostro lavoro o dal reddito.
Perdete il vostro lavoro o il reddito, e voi potreste perdere la vostra assicurazione esistente o accontentarvi di una copertura inferiore.

Numero 18:
In Canada , la copertura sanitaria rimane con voi per tutta la vita.
Negli Stati Uniti, sotto l’Obamacare, per decine di milioni di americani, la copertura sanitaria rimane con loro per tutto il tempo che si possono permettere la loro quota.

Numero 17:
In Canada, voi potete scegliere liberamente i vostri medici e gli ospedali e tenerli.
Non ci sono liste di fornitori “in rete” e neanche costi aggiuntivi nascosti che fanno andare “fuori rete”.
Negli Stati Uniti, sotto l’Obamacare, l’elenco collegato dei luoghi dove si può essere trattati si sta restringendo - limitando così la libertà di scelta - e se volete andare fuori elenco, si paga per questo.

Numero 16:
In Canada, il sistema sanitario è finanziato dal reddito, le vendite e le tasse aziendali che, combinati, sono molto più bassi di quello che gli americani pagano per i premi.
Negli Stati Uniti, sotto l’Obamacare, per migliaia di americani, si tratta di pagare o morire - se non puoi pagare, muori.
Ecco perché molte migliaia moriranno ancora ogni anno sotto l’Obamacare per la mancanza di un’assicurazione sanitaria che ti dia la diagnosi e ti tratti in tempo.

Numero 15:
In Canada, non ci sono fatture ospedaliere complesse o i conti del medico.
In realtà, di solito non vedi nemmeno un conto.
Negli Stati Uniti, sotto l’Obamacare, le fatture ospedaliere e mediche saranno ancora terribilmente complesse, rendendo impossibile che si scoprano i tanti sovrapprezzi costosi.

Numero 14:
In Canada, i costi sono controllati.
Il Canada paga il 10% del suo PIL per il suo sistema sanitario, che copre tutti.
Negli Stati Uniti, sotto l’Obamacare, i costi continuano ad andare alle stelle.
Gli Stati Uniti attualmente pagano il 18% del loro PIL e ancora non coprono decine di milioni di persone.

Numero 13:
In Canada, è inaudito che chiunque vada in bancarotta a causa di spese sanitarie.
Negli Stati Uniti, sotto l’Obamacare, l’assistenza sanitaria che porta al fallimento continuerà ad affliggere gli americani.

Numero 12:
In Canada, la semplicità implica notevoli risparmi nei costi amministrativi e generali.
Negli Stati Uniti, sotto l’Obamacare, la complessità porterà a far aumentare i costi amministrativi e le spese generali.

Numero 11:
In Canada, quando si va da un medico o in ospedale, la prima cosa che ti chiedono è: “Cosa c’è che non va?”
Negli Stati Uniti, la prima cosa che ti chiedono è: “Che tipo di assicurazione avete?”

Numero 10:
In Canada, il governo negozia i prezzi dei farmaci in modo che siano più accessibili.
Negli Stati Uniti, sotto l’Obamacare, il Congresso ha reso specificamente illegale per il governo il negoziare i prezzi dei farmaci per acquisti di volume, in modo tale che essi rimangono inaccessibili.

Numero 9:
In Canada, i fondi di assistenza sanitaria del governo non sono proficuamente deviati verso l’alto, verso l’1% della popolazione.
Negli Stati Uniti, sotto l’Obamacare, i fondi sanitari continueranno a fluire verso l’alto.
Nel 2012, gli amministratori delegati delle 6 più grandi compagnie assicurative degli Stati Uniti hanno ricevuto un totale di 83,3 milioni di dollari di stipendio, più benefici.

Numero 8:
In Canada, non ci sono co - pagatori necessari o franchigie.
Negli USA, sotto l’Obamacare, le franchigie e i co - pagatori continueranno ad essere insostenibili per molti milioni di americani.

Numero 7:
In Canada, il sistema sanitario contribuisce alla solidarietà sociale e all’orgoglio nazionale.
Negli Stati Uniti, l’Obamacare divide, con ricchi e poveri in sistemi diversi e decine di milioni rimasti fuori o con benefici gravemente limitati.

Numero 6:
In Canada, i ritardi nella sanità non sono dovuti al costo dell’assicurazione.
Negli Stati Uniti, sotto l’Obamacare, i pazienti senza assicurazione sanitaria o che sono male assicurati continueranno a ritardare o a rinunciare alla cura e metteranno le loro vite a rischio.

Numero 5:
In Canada, nessuno muore per mancanza di assicurazione sanitaria.
Negli Stati Uniti, sotto l’Obamacare, molte migliaia continueranno a morire ogni anno a causa della mancanza di assicurazione sanitaria.

Numero 4:
In Canada, una maggioranza crescente sostiene il loro sistema sanitario, che costa la metà di quello degli Stati Uniti, pro capite.
E in Canada, ognuno è coperto.
Negli Stati Uniti, la maggioranza - molti per ragioni diverse - si oppone all’Obamacare.

Numero 3:
In Canada, i pagamenti di imposte per finanziare il sistema sanitario sono progressivi - il 20% più povero paga il 6% del reddito nel sistema mentre il 20% più ricco paga l’8%.
Negli Stati Uniti, sotto l’Obamacare, i poveri pagano una quota maggiore del loro reddito per l’assistenza sanitaria rispetto ai ricchi.

Numero 2:
In Canada, l’amministrazione del sistema è semplice.
Ottenete una tessera sanitaria quando nascete.
E la strisciate quando andate da un medico o in ospedale. Fine della storia.
Negli Stati Uniti, l’Obamacare di 2.500 pagine più i regolamenti (la legge del Medicare canadese fu di 13 pagine) è così complesso che l’allora Speaker della Camera Nancy Pelosi disse prima dell’approvazione “dobbiamo approvare la legge in modo che si possa scoprire che cosa è previsto”.

Numero 1:
In Canada, la maggioranza dei cittadini ama il loro sistema sanitario.
Negli Stati Uniti, la maggioranza dei cittadini, medici e infermieri preferiscono il sistema di tipo canadese - single-payer, con libera scelta del medico e dell’ospedale , tutti dentro, nessuno fuori.
(Per maggiori informazioni cercate Single Payer Action)

Tradotto da F. Allegri il 26/03/2014.

 
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Le caratteristiche dell'economista estremista

Le caratteristiche dell’economista estremista
25/03/2014
Di F. Allegri
Dopo aver preso le distanze da chi crede che l’uscita dall’euro sia un rimedio per tutti i mali dell’Italia voglio fare un approfondimento sulla falsa scienza denominata economia politica e soffermarmi sugli atteggiamenti comuni ai vari personaggi con un certo livello di notorietà.

In primis, bisogna ricordarci bene e sempre che anche i promotori di economie alternative vivono del loro sapere e delle loro attività (dalle conferenze ai libri) e che anche questo è un business, anzi lo è più di quanto si possa credere!

Qui bisogna ricordare che questi personaggi si rivolgono a persone sofferenti e stremate dalle crisi, ma pure dalla vita quotidiana, sono soggetti che non vogliono rispettare le regole della realtà, anzi spererebbero di romperle pur partendo da condizioni di impotenza.
Si vuole una realtà diversa perché si hanno problemi vari con la nostra, con quella che viviamo.
Queste sono persone che non sbarcano il lunario, hanno problemi e cercano dei risolutori che individuano tra gli economisti eccentrici.

La terza cosa da sottolineare è che gli economisti eccentrici usano il metodo del santone: “curano” ovvero operano in una realtà economica sana e si concentrano su frammenti della società, specie urbani, ma con nostalgie per la campagna.
L’export italiano è il nostro malato immaginato, in realtà è forte e ci ha permesso di affrontare le due crisi.
Sono altri i settori malati: sono malate le banche, l’edilizia e il commercio al dettaglio.
Un vero medico politico ed economico curerebbe questi malati, invece il nostro economista estremista si concentra su una medicina che cura i sani e ci dice che bisogna uscire dall’euro per salvare l’export e l’economia italiana.
Se qualcuno cita loro i settori economici sofferenti può accadere un fatto strano: ovvero possono anche dirvi che questi settori sono spacciati per le ragioni più varie, poi con un attacco alla cementificazione si supera l’ostacolo del momento.
In Italia c’è una generale tendenza a solidarizzare con i ricchi, sani e forti, con chi non è in difficoltà.
Di conseguenza, trovo normale che il mondo delle esportazione abbia i suoi difensori scientifici.

La quarta caratteristica di questi scienziati si riscontra nelle loro conoscenze universali, c’è una grande teoria e talvolta anche una rivelazione incredibile oppure una super filosofia, spesso e volentieri americana, quasi sempre straniera.
Questo sapere meraviglioso spiega tutto e va bene per tutto e tutti.
Un tempo certi settori economici con le loro specificità sarebbero andati a farsi benedire, adesso fanno lo stesso e non se ne accorgono quando si sottopongono alla super teoria.
La grande teoria basta per tutto.

L'ultima caratteristica dell’economista è di tipo sacerdotale e ci ricorda il sacramento della confessione: questi economisti non ci risolvono i problemi ma ci danno l’assoluzione.
Di solito ci dicono che i nostri guai non sono colpa nostra, ma di qualcun altro, magari anche misterioso.
In questi casi le colpe sono di Bruxelles e non di un paese schiacciato dalla disoccupazione, e dalla corruzione (che non è di 60 miliardi l’anno, ma da stimare) e soprattutto dai 100 miliardi di interessi sul debito (accumulato tra gli anni settanta, ottanta e novanta) e dalle tasse.
Tutte queste colpe sono interne e non esterne, nostre e non marziane.
Potrebbe darsi che il nostro economista conoscesse queste cose, ma anche in tal caso si farà pontefice sommo e ci assolverà o cercherà di aiutarci ad affrontare spettri e cattivoni.
La terza crisi è oltre l’orizzonte, ma potrebbe venire verso di noi e se questo accadesse allora farà come il diluvio con i falsi profeti quando passerà sopra a questi economisti.

 
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Gli avvantaggiati dalle due crisi

Post n°737 pubblicato il 19 Marzo 2014 da amici.futuroieri
 

Gli avvantaggiati dalle due crisi
19/03/2014
Di F. Allegri
Oggi voglio fare un post sugli avvantaggiati con evidenza dalle due crisi e riprendo il discorso dallo scritto sul mito del ritorno alla lira.
Ho ricevuto anche un invito a firmare una petizione che chiede proprio il ritorno alla nostra vecchia moneta dove il petizionista sostiene la sua proposta dicendo che l’Italia non deve subire quello che ha subito la Grecia.
In passato, ho sostenuto spesso che la Grecia dovrebbe tornare alla Dracma perché quel paese non sarà mai in grado di sostenere una moneta continentale che vale e varrà a lungo più del dollaro.
Ho spiegato più volte che la Germania e alcuni dei suoi alleati potrebbero sostenere un euro che valesse 1,70 dollari mentre la Francia è intorno ad 1,05 e noi sulla parità euro/dollaro, ma con progressioni possibili.
Se guardiamo gli stati in difficoltà troviamo la Spagna in crescita da uno 0,90 e poi abbiamo il Portogallo a 0,70 stabile e la Grecia a 0,50.
Da un livello di 0,50 non si può sperare nei miracoli!
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Penso che queste considerazioni sarebbero state bene anche in quel post dove avrei potuto aggiungere che una piccola svalutazione dell’euro va accompagnata ad una promozione e un ravvivamento del nostro potere economico.
Credo anche questa possa essere una buona introduzione per uno scritto che parli degli avvantaggiati dalle due crisi perché questa è la vera condizione di fondo sulla quale si costruiscono le politiche e le false discussioni che mi annoiano ogni giorni.
Ritengo importante il ricordarvi che avvantaggiarsi da una crisi è possibile e talvolta può anche essere un fatto in parte ammirevole (qui parlo di Grillo, tra quelli che hanno tratto più vantaggi dalla crisi e di Renzi che è colui che avrà più vantaggi nei prossimi 3 anni).
PARTIAMO!
Anche queste due crisi fanno vivere bene tanta gente che non sarebbe mai disposta ad ammetterlo.
Tra questi i più recalcitranti sono i tanti maghi cabalisti inconsapevoli e anti euro da affiancare ai non scienziati economici con le loro varie teorie non alternative e ai libri o trattati da considerare come esempi di false scienze.
Prima di tutto, il grande avvantaggiato è Beppe Grillo, come ho appena scritto.
Una valutazione del rapporto tra Grillo e la crisi deve partire da una valutazione economica del suo blog/centro di potere politico che oggi permette di vivere bene ad almeno 2.000 persone diversamente incapaci di affrontare la crisi.
Almeno per me, quel blog vale oggi vari milioni di euro (considerando la pubblicità).
Nel mondo dominato da Grillo colloco pure il giornalista Barnard e una serie di professori che di professione producono libri miracolosi che potrebbero farci uscire dalla crisi partendo soprattutto dal mito para marxista e socialista di Keynes.
Forse è il caso di ricordare che gli americani ignorano Keynes e che collocano la loro ripresa nella grande industrializzazione che precedette e preparò la seconda guerra mondiale.
E’ un qualcosa di diverso ed accadde qualche anno dopo!
Chiaramente Barnard è l’opposto di Grillo, ma si tratta di due realtà complementari e quindi sono possibili più confronti per analizzare la situazione.
Il contrasto di base è che Grillo ha avuto un successo vincente, mentre Barnard sostiene il progetto alternativo perdente (da valutare alla luce della teoria dell’utile idiota).
Dietro queste realtà maggiori ce n’è una più piccola, ma antica e gloriosa, si fa per dire.
Penso al mondo delle TV locali e anche ai centri sociali di vario tipo con attività economiche.
Qui i vantaggi non sono grandi, basta ricordare che queste non sono proposte che possono andare bene a tutti, quindi non c’è niente di alternativo, siamo nelle nicchie eccentriche.

Questo è per sommi capi il mondo che vive di ricette contro la crisi.
Purtroppo per loro, e per noi, anche queste persone non conoscono le crisi e non sanno nemmeno contarle dato che sono state due e arriverà anche la terza (l’ho scritto tante volte).
Non si sa quando arriverà, potrebbe essere domani o tra tre mesi (Secondo Draghi avremo tre anni di ripresa modesta ma costante poi chissà?).
Queste realtà minori non sono in grado di valutare le due crisi, ma riescono a creare il “business” con libri, interviste, eventi a pagamento o ad offerta.
Anche la crisi ha fatto fare redditi a tanta gente, anzi a ben vedere è proprio l’ignoranza della vera natura che fa fare redditi!
Per concludere il post/articolo posso allargare il discorso perché anche nel mondo non alternativo ci sono degli avvantaggiati dalla crisi e siccome qui i vantaggi sono ancora maggiori dedico a questi altri la conclusione del pezzo.
Se nel mondo alternativo trovo i santoni che vivono grazie al demone della crisi, nella grande finanza trovo i loro profeti e nella politica i suoi generali di guerra.
Forse dovrei aprire anche un capitolo dedicato a Renzi come studio del caso, ma preferisco chiudere scrivendo che la terza crisi verrà e sarà quella vera, forse avete tre anni per capirlo.

 
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Il mito del ritorno alla lira

SAGGIO BREVE
Il mito del ritorno alla lira

16/03/2014
Di F. Allegri
Oggi approfondirò un tema forte del pensiero politico estremista italiano.
Vale sempre il principio generale sui pensieri politici italiani: viviamo di false convinzioni politiche.
Nel pensiero politico estremista c’è una falsa convinzione nuova che si sta affermando: IL RITORNO ALLA LIRA RIPORTEREBBE L’ITALIA IN UN PARADISO PERDUTO E INDEFINITO.
Io ho vissuto in quel paradiso e allora vivevo bene come oggi (forse vivevo meglio di oggi), ma tuttora non mi posso e non mi devo lamentare.
La prima falsità da sottolineare è semplice: non abbiamo perso alcun paradiso.
Anche i tempi della svalutazione della lira furono anni difficili, soprattutto per i ceti sociali interessati da queste disquisizioni.
Va aggiunto che la lira fu una moneta che non voleva nessuno e che probabilmente non susciterebbe particolari appetiti futuri.
Da qui si può partire con una domanda: “Chi veniva favorito con la svalutazione monetaria?”.
La risposta è semplice: una svalutazione monetaria favorisce chi esporta merci all’estero e penalizza chi importa merci o materie prime da lavorare.
Le conseguenze sono ancora più chiare per i consumatori finali: non hanno vantaggi generali dalle esportazioni, devono acquistare con maggiore parsimonia le merci importate.
Qui il mito prende corpo dato che l’Italia attuale che esporta qualcosa non ha particolari problemi con le esportazioni e cono le vendite dei suoi prodotti.
Esportiamo tanto e l’abbiamo fatto anche negli anni passati.
DI CONSEGUENZA, LA SVALUTAZIONE DELLA LIRA SAREBBE LA CURA PER UNA MALATTIA CHE NON C’È.
In Italia ci sono molti settori economici ammalati: sono tutti tra quelli che non esportano e spesso importano qualcosa dall’estero.
Il primo malato è il gigante dell’edilizia!
E’ chiaro che la nostra edilizia non esporta o lo fa pochissimo, va aggiunto che ultimamente essa importa molti materiali e macchinari necessari per questi lavori.
“Chiediamoci quali effetti avrebbe sull’edilizia una svalutazione monetaria?”
1) le merci importate costerebbero di più;
2) non ci sarebbero i vantaggi dell’esportare;
3) alla fine chi compra la casa pagherebbe tutto!


Tra gli altri malati ci sarebbero altri moribondi, pensiamo alla piccola distribuzione, ai negozi che vendono merci importate, dai personal computer ai cellulari e a tanta altra roba.
Anche qui svalutare significa aumentare i prezzi!
Le esportazioni italiane valgono 400 miliardi e vanno commisurate ad un PIL di 1600 e ad un debito di 2000.
E’ chiaro che gli esportatori sono una minoranza forte e pregiata, un terzo delle imprese.
Queste si avvantaggerebbero, le altre pagherebbero per tutti, insieme ai consumatori.
Siamo al cuore del mito: SVALUTARE LA MONETA VUOL DIRE TOGLIERE AI POVERI PER DARE AI RICCHI, TOGLIERE AL SUD PER DARE AL NORD E AL NORD – EST CHE NON HANNO BISOGNI IMPELLENTI E ANZI SONO VICINI ALL’ESTERNALIZZAZIONE DELLE LORO ECONOMIE DI SCALA OVVERO SONO TENTATI DI ANDARE A PRODURRE IN PROSSIMITÀ DEI LORO NUOVI CLIENTI!
Chi credo nel mito della lira ha false convinzioni specifiche e non ha un vero rapporto con la realtà e di sicuro non ricorda i veri processi monetari e burocratici che si sviluppavano nei commerci degli anni settanta, ottanta e novanta con gli intermediari bancari, specie negli anni dell’inflazione galoppante e delle rimesse degli emigranti.
Chi pagherebbe il rischio di una futura moneta inflazionata?
Io non ho dubbi: CHI LA SOGNA OGGI!
Intorno a noi ci sono gli imperi e questi dominano il mondo da sempre.
Ieri non accettavano la lira e non l’accetteranno domani.
Qui non va dimenticato che parliamo di un mondo futuro dove avremmo più concorrenti agguerriti e meno stati deboli disposti a subire le nostre piccole prepotenze eventuali.
Concludendo posso ribadire che:
a) il paradiso della lira non è mai esistito, in passato si doveva pagare il rischio di cambio per esportare;
b) in passato l’Italia aveva la forza di rivalersi su un terzo mondo debole che svendeva materie prime e che non esiste più;
c) quel mondo non era bello e non è neanche ricostruibile!

Se a questo punto qualcuno volesse parlare di medicine migliori per il malato italiano io potrei suggerire rimedi come quello della politica dei redditi basata sui bisogni reali dei diversi tipi di famiglia e che soprattutto tuteli quelle con figli.

 
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Un clima destabilizzato

Post n°735 pubblicato il 13 Marzo 2014 da amici.futuroieri
 

Il Cambio del Clima destabilizza il Meteo
Janet Larsen
http://www.earth-policy.org/plan_b_updates/2013/update118
Earth Policy Release
Piano B Aggiornamento
18 Novembre 2013

I meteorologi chiamano il tifone che si abbatté l’8 novembre 2013 sulle Filippine con venti da195 miglia l’ora, la più potente tempesta tropicale che abbia colpito la terraferma da quando si fanno le rivelazione
Il Super Tifone Haiyan ha avuto raffiche che hanno raggiunto 235 miglia l’ora e un gonfiore delle ondate alto 20 piedi, così la distruzione che ha lasciato dietro corrispondeva a quella di un tornado in combinazione con uno tsunami.

3 giorni dopo, all’apertura dei negoziati sul clima dell’ONU a Varsavia, in Polonia, il capo delegazione delle Filippine, Yeb Sano, ha parlato della “tempesta infernale” che ha lasciato “un vasto deserto di fango, detriti e cadaveri”.

Ha continuato: “Nonostante gli sforzi enormi ... per prepararsi all’assalto di questa tempesta mostruosa che fu proprio troppo potente e, anche per una nazione con familiarità con le tempeste, essa fu un qualcosa che non abbiamo mai sperimentato prima, o forse un qualcosa che nessuno aveva mai sperimentato prima”.

Haiyan è arrivato meno di un anno dopo il Super Tifone Bopha, che in quel momento era stata la tempesta più costosa nella storia delle Filippine con $ 1,7 miliardi di danni e circa 1.900 decessi.
Bopha era stato superato per i danni da Trami, che ad agosto 2013 portò piogge torrenziali e inondazioni nelle Filippine, lasciando circa 2,2 miliardi di dollari in danni nella sua scia.
Le prime stime valutano la scheda delle distruzione di Haiyan a $ 14 miliardi di dollari.
Con oltre 4 milioni di persone sfollate e migliaia di dispersi, Haiyan sembra essere un record su più fronti.


La scala di velocità del vento comunemente usata per la tempesta tropicale va fino alla categoria 5: più di 156 miglia all’ora.
Ma, come osserva Yeb Saño: “se ci [fosse] una categoria 6, [Haiyan] sarebbe caduto esattamente in quella categoria”.

Il mondo si sposta letteralmente fuori dal grafico.
Con la temperatura media globale che è salita di mezzo grado Celsius dagli anni settanta e con più riscaldamento in negozio, stiamo iniziando ad assistere ad anomalie climatiche così gravi che dobbiamo aggiornare i nostri parametri ed estendere i nostri grafici.

Il riscaldamento è il risultato di un accumulo di gas serra nell’atmosfera — in gran parte per la combustione di carbone, petrolio e gas naturale — che intrappolano il calore dal sole.
Il calore supplementare è portato su dagli oceani e riscalda anche l’atmosfera, l’ultimo è più veloce del primo, creando un differenziale di temperatura che può creare tempeste più forti.
Un’atmosfera più calda può contenere più vapore acqueo — tutto il meglio per produrre temporali punitivi.
Le superfici marine più calde forniscono più energia per far crescere più forti le tempeste.
Le acque superficiali, dove Haiyan si formò aveva la temperatura di 1 grado Celsius superiore al normale — ciò fino a quando la tempesta aspirò calore da utilizzare come combustibile mentre passava sopra il mare.

La fisica impone che l’acqua più calda prenda anche più spazio così il calore in eccesso negli oceani del mondo alza il livello del mare, un processo che è aggravato dallo scioglimento accelerato delle calotte polari della Terra e dei ghiacciai montani.
Entro la fine di questo secolo, il livello del mare potrebbe aumentare di circa 6 metri, rendendo l’impeto della tempesta ancora più pericoloso.

Negli ultimi anni, le tempeste intense sono arrivate in luoghi senza precedenti.
Il Brasile è stato colpito dal suo primo uragano rilevato nel 2004 e la Spagna e le isole Canarie sperimentarono le loro prime tempeste tropicali nel 2005.
Nel 2007, un ciclone tropicale feroce nel Mare Arabico portò piogge torrenziali in parti dell’Oman e in Iran.
Nel 2008, la prima grave tempesta tropicale a colpire il Delta densamente popolato dell’Irrawaddy nel Myanmar fece 90.000 morti.
E il Superstorm Sandy del 2012 fu insolito sia per la sua durata che per il suo percorso — con una virata a sinistra inaspettata e diretta verso il New Jersey.

Con queste tempeste anomale, siamo in un territorio inesplorato.
Delle grandi tempeste si verificarono prima del cambiamento climatico indotto dall’uomo, certo, ma l’innalzamento della temperatura della Terra è come dare gli steroidi al meteo.
Potremmo non vedere più tempeste tropicali, ma quelle che si formano sono in grado di confezionare un pugno più potente.
Le ondate di calore sono previste per durare più a lungo e diventare più intense.
Le piogge potrebbe essere veloci e furiose in alcuni luoghi, mentre in altre parti del globo potrebbero essere molto poche.

A livello globale, i record di alte temperature già si rilevano 5 volte più spesso di ciò che ci si aspetterebbe in assenza di riscaldamento globale.
Negli ultimi dieci anni, le temperature record di tutti i giorni superano i minimi storici negli Stati Uniti per 2-1, e il rapporto è in aumento.
All’inizio di quest’anno, l’Australian Bureau of Meteorology ha dovuto aggiungere una tonalità più profonda al suo codice colore per la mappatura della temperatura che aveva raggiunto il limite massimo di 122 gradi Fahrenheit: l’Ufficio di presidenza ha esteso la gamma a 129 gradi dopo l’ondata di calore nazionale che portò temperature torride e ruppe i record in ogni stato.

I governi di tutto il mondo hanno concordato nel 2009 di lavorare per mantenere l’aumento della temperatura media globale sotto una soglia di 2 gradi Celsius per evitare cambiamenti climatici “pericolosi”.
Le Nazioni Unite avvertono che per raggiungere questo obiettivo, sono necessari tagli immediati delle emissioni di gas a effetto serra.
Il problema è che i negoziati internazionali si muovono lentamente, mentre le temperature sono in aumento veloce — più veloce, di fatto, che in qualsiasi momento dall’inizio della civiltà.
Il modello minimo comune denominatore delle trattative, in cui i paesi si sforzano di concedere il meno possibile, potrà solo peggiorare le cose.
I costi delle economie di riconversione per far funzionare in modo più efficiente le energie rinnovabili sono trascurabili rispetto al danno che ci sarà al mondo a causa degli effetti del riscaldamento globale.

Haiyan e altri eventi meteorologici recenti estremi sono la sveglia per l’urgenza di porre fine alla nostra dipendenza dai combustibili fossili.
Se continueremo a ignorarli, i costi per affrontare i cambiamenti climatici sicuramente estenderanno di molto le classifiche.

# # #
Janet Larsen è il Direttore di Ricerca all’Earth Policy Institute.
I dati e le risorse aggiuntive sono disponibili su www.earth-policy.org.
Sentitevi liberi di trasmettere queste informazioni ad amici, familiari e colleghi!
Media Contact: Reah Janise Kauffman
Contatto per la ricerca: Janet Larsen
Earth Policy Institute
1350 Connecticut Avenue NW, Suite 403, Washington, DC 20036

Tradotto da F. Allegri il 13/03/2014.

 
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La grande decisione del 2014

La grande decisione del 2014
9 marzo 2014
Di F. Allegri
La realtà economica in corso si sta delineando: il 2014 è l’anno della ripresina, del ritorno alla guerra fredda e della grande decisione occidentale.
In poche parole si potrebbe dire che viviamo un anno di svolta senza dimenticare che la terza crisi si avvicina inesorabile.
La grande decisione occidentale riguarda il gran mercato comune tra Usa e UE che sarà realizzato a marce forzate e senza partecipazione popolare e anche culturale (almeno fino ad oggi).
Non si discute di mercatissimo comune sui giornali e non accade nulla nei parlamenti statali.
Nessuno pensa ad un referendum sul tema e i negoziati intercontinentali sono in corso dal febbraio del 2013.
Decidono tutto le burocrazie, le multinazionali e i potentati; il resto vale zero.
Il marcatissimo nascerà in una stanza che ha le porte chiuse e che serve solo per far incontrare la politica con un nucleo di vertice degli affaristi e di conseguenza darà vantaggi solo ai potentati.
A livello politico questa è la vera decisione elettorale.
Qui si segna il campo per giocare le partite politiche del futuro.
Tutto mi fa dire che avremo una politica diversa e debolissima, fissata con il mito della crescita fino a quando non arriverà la terza crisi.
E’ il caso di ricordare che un mercato comune non prevede dazi, diminuisce gli spazi di autonomia politica e prevede un’unica moneta o un sistema di monete forti.
Al momento non so se gli USA avranno tanto grano a basso costo da esportare in Europa, so che il futuro dell’agricoltura italiana non è radioso.
In questo momento c’è un evidente squilibrio nel rapporto tra stati e multinazionali, ma io penso che con l’introduzione del marcatissimo avremo l’affermazione della supremazia delle grandi imprese.
In questo contesto le prossime elezioni europee non sembrano particolarmente rilevanti, anche nel caso di un affermazione parziale (improbabile per di più) delle forze populiste o eccentriche.
Tornerò sul tema, intanto vi saluto ricordandovi che il 2014 potrebbe anche essere l’anno della crisi del pescato nel nord Atlantico causata secondo Naomi Klein dalla fuoriuscita di petrolio dalla piattaforma della Deep Water Horizon 5 anni fa.
Per tutto questo non capisco come fa Draghi a prefigurare 3 anni di crescita modesta, ma costante.
In ogni caso spero che abbia ragione lui!

 
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I moniti contro la prossima guerra

Post n°733 pubblicato il 07 Marzo 2014 da amici.futuroieri
 

Una scelta obbligata: i moniti contro la prossima guerra
05 Mar 2014

Da tre anni con i pochi amici di Futuro Ieri ragionavo di dipingere e presentare dei moniti contro la guerra.
Si trattava di cose semplici.
Il progetto è arrivato a 49 tavole di “moniti contro la prossima guerra”, di cui una doppia, e a un racconto di fantascienza che viene pubblicato a puntate nella rubrica foto di Futuro Ieri.

Questo si è reso necessario perché negli ultimi tre anni il cannone non ha cessato di tuonare anche vicino al Belpaese e alle sue coste.
Non avendo strumenti di grande rilievo o pulpiti con migliaia di uditori e telespettatori come hanno politici e opinionisti il disegno, la didascalia, il simbolo, il monito, la facile profezia sono diventati i miei mezzi.
Da qui l’impegno a far un percorso di ragionamento e di esercizio della meditazione intorno al problema della guerra e alla natura imprevedibile e pericolosa dei nuovi conflitti.
Il male grande dei nuovi conflitti è che nella cronaca sono incastrati fra la cronaca mondana e scandalistica, i risultati del campionato di calcio, la cronaca giudiziaria che concerne banche e politica, scandali cittadini, segnalazioni sul traffico.
In altre parole anche i massacri, la fuga di popoli interi, i colossali interessi che sono nascosti dietro le guerre, il mercato delle armi, gli eserciti in lotta diventano fatti indistinti dalle altre notizie; nella quotidianità del consumo di notizie in modo frenetico e veloce è comune che si perda il senso delle informazioni stesse.
Invece, questa è la natura di questo piccolo impegno così singolare, chi scrive ritiene che sia bene riflettere sulle nuove guerre e sul fatto che nel XXI secolo la guerra è ancora lo strumento delle risoluzioni dei conflitti e delle vertenze fra grandi interessi finanziari e commerciali e fra potenze imperiali.
L’auspicio è che i moniti ispirino i fruitori a considerare l’idea di far da sé un proprio studio, un percorso personale di riflessione sui nuovi conflitti e sulle nuove guerre.
Ciò detto…
Buona fortuna a tutti.

IANA
http://foto.libero.it/amici.futuroieri/

 
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La corsa dei gamberi

Post n°732 pubblicato il 06 Marzo 2014 da amici.futuroieri
 

La corsa dei gamberi
04/03/2014
Di F. Allegri

Le primarie del PD di Cerreto sono difficili e deludenti, una corsa all’indietro come i gamberi..
Oggi mercoledì 4 marzo c’è stato l’unico confronto tra i 2 candidati.
La forma del confronto spiega le tensioni tra bersaniani molto piciisti direbbe qualcuno e Renziani con un passato democratico cristiano, non tutti.
In particolare non mi è piaciuto il candidato sfavorito, il bersaniano.
Non l’avevo mai incontrato e mi ha colpito subito il suo linguaggio da funzionario di partito.
Mi sono chiesto: “chi è costui?”
Ben presto ho risolto l’arcano, si tratta di un ex cittadino di Lomporecchio trasferitosi a Cerreto 7 anni fa, ma formato politicamente nel PD pistoiese che funziona ancora, si fa per dire, grazie alla sua tradizione e all’ortodossia di Vannino Chiti.
Sia chiaro che considero questi fatti come dei difetti, in pratica abbiamo un candidato che ha dimenticato di citare Poggio Tempesti e Corliano e che forse non conosce nemmeno le strade comunali per andare a Gavena.
Se diventasse sindaco potrebbe far peggio del Fanciullacci, a mio avviso.
Non credo che reggerebbe l’urto con i bizantinismi del PD empolese, sarebbe un estraneo in quel PD e almeno per alcuni anni più debole e in attesa di conquistarsi una seconda fiducia.
Il 9 marzo avremo primarie vere, e pare che la lotta non sia scontata anche se la signora Rossetti è favorita specie se rendesse meno vaga la sua voglia di discontinuità.
Queste sono primarie anomale perché non faranno del bene alla forza politica che le ha promosse anche se il livello di mobilitazione pare alto.
Il confronto tra i due candidati è stato diviso in 10 tappe, con una tappa di 2 minuti e mezzo per domanda e con risposte alternate tra i candidati.
Vado ad elencare e riassumere.
1) CONTINUITA’ CON LA GIUNTA TEMPESTI.
E manifesta per Giraldi mentre la Rossetti punta al confronto con i cittadini e ad un’amministrazione vicina e trasparente. Detto così è poco, ma potrebbe essere qualcosa. Purtroppo andrebbe aggiunto un provare per credere. Per ora il confronto non mi pare che abbia dato risultati programmatici eccelsi.
2) COMUNE UNICO (ricordo che la proposta nasce tra gli ex estremisti di sinistra di Forza Italia, Baroncelli in primis). Giraldi ha ricordato che vale 100 milioni di euro, ma lui pensa a far funzionare l’unione dei comuni (che non conosce e non ha mai frequentato, nota mia).
La Rossetti pensa che l’unione deve proseguire e vuole potenziamenti sul tema della viabilità e dei rifiuti. (vago e in corso d’opera se ricordate i miei post precedenti).
3) COSA CHIEDE LA GENTE
Per Giraldi la gente ha chiesto troppo, dato che i comuni avranno pochi soldi (si può apprezzare la sincerità). La Rossetti ha ricordato i suoi confronti pubblici e la partecipazione che ha promosso. Ha fatto autocritica sulle aree industriali da valorizzare e ha preso impegni sulla scuola. Forse è l’unico tema che lei saprebbe sviluppare in discontinuità con la giunta Tempesti.
4) LA CRISI A CERRETO, CON CENNI AL SOCIALE
Giraldi ha ricordato la crisi generale e ha proposto la creazione di tavoli per il lavoro.
La Rossetti invece ha parlato di prontezza di decisione.
(Del resto qui la crisi cominciò 25 anni fa e ormai non ha tanto senso parlarne in questa sede, nota mia).
5) AGRICOLTURA
Giraldi ha parlato vagamente delle nostre eccellenze e della necessità di burocratizzare. Ha proposto la filiera corta, i corsi di formazione e la creazione di mercatini agricoli. Anche la Rossetti vuole diminuire il carico burocratico, poi ha parlato dell’olio tipico da ricavare da olio mignoli e rossellini, tema caro ad alcuni suoi grandi elettori anche di sinistra. Lei pensa anche al legame tra agricoltura, turismo e cultura.
6) TURISMO
Giraldi propone un’indagine statistica tra i turisti che già frequentano il nostro comune e poi ha difeso il MUMELOC come eccellenza museale toscana (finale davvero eccessivo). La Rossetti ha ricordato la villa Medicea, il rafforzamento dell’accoglienza e poi ha parlato di PRO LOCO e del padule di Fucecchio.
7) SCUOLA
Giraldi ha criticato i tagli governativi di questi anni, secondo lui la ripresa può partire dalla cultura e dalla scuola e poi ha ricordato il progetto di un nuovo polo per la scuola elementare e materna.
Sul tema la Rossetti è stata più credibile, anche perché lei ha la possibilità di appellarsi a Renzi.
8) LE FRAZIONI
Giraldi ha affrontato il tema della viabilità a Bassa e a Pieve a Ripoli, ma le sue conclusioni mi sono sembrate surreali in quanto basate sul taglio degli alberi lungo la provinciale e sulla realizzazione di una pista ciclabile lunga che vogliono in pochi e che serve a pochissimi, forse a nessuno di notte (visto il sistema di illuminazione). Anche la questione degli spogliatoi alla palestra di Stabbia e in continuità con la giunta Tempesti. Qui la Rossetti ha perso il confronto; ha parlato di viabilità a Stabbia (ma nel lunghissimo periodo) e del parco fluviale (tema di contorno).
9) LE ALLEANZE
Per Giraldi nascerà prima una coalizione di centro – sinistra e poi penserà alla giunta.
La Rossetti ha concordato, ha solo aggiunto che sarà un’alleanza di contenuti e con i principi dell’impegno politico dei cattolici (questa è una mia sintesi). In pratica i socialisti prediligono Giraldi ma non faranno le barricati, al momento non so cosa faranno i comunisti di Rinaldi, ma un alleanza con gli ex DC e i Renziani mi pare difficile, almeno per ragioni ideologiche note e superiori alla mitezza del leader di un comunismo che anche a Cerreto sta scomparendo senza rimpianti. Va aggiunto che molti renziani sono ex militanti comunisti!
10) APPELLO FINALE
Giraldi ha cercato di rasserenare i suoi dopo le forti polemiche dei giorni scorsi, ha chiesto tre giorni di pace. La Rossetti ha invitato tutti a partecipare e a leggere il suo programma.
CHIUSURA
Io non andrò a votare alle primarie, del resto è noto che non sono un elettore del PD. Non ho preferenze forti per uno dei candidati e sinceramente penso che i democratici cerretesi devono fare uno sforzo maggiore.
Credo che da queste primarie uscirà un candidato che può perdere e questa è un’anomalia per una zona come la nostra che vota a sinistra dal 1945.

 
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I carrozzoni dinastici, un male per i sistemi politici

SAGGIO BREVE
I carrozzoni dinastici, un male per i sistemi politici

F. Allegri
4 marzo 2014

Ho letto di recente che Hillary Clinton intende candidarsi per le elezioni presidenziali USA del 2016 e che ha già avviato il suo carrozzone elettorale.
Questo serve a trovare per tempo un gran numero di collaboratori o sostenitori e ad anticipare gli avversari.
Tra i sostenitori della Clinton ci sono il senatore di New York Chuck Schumer e il finanziere George Soros insieme ad un super PAC che già fa attività politica in alcuni stati.

Questa scelta mi permette varie considerazioni sulla crisi politica unita a quella economica di questi decenni.

Il futuro politico USA non può trarre beneficio da un altro Clinton, più militarista e legato alle politiche delle multinazionali e alle loro donazioni o della grande finanza.
Non scordiamo che il male degli USA si riscontra in tutto l’occidente.
Le dinastie politiche alla Clinton si caratterizzano per il loro ruolo di incantatori politici prosaici che condizionano gli elettori più ingenui e vulnerabili specie in assenza di azioni concrete.

I burocrati moderni scelgono bene i propri cavalli di battaglia, ad esempio la Clinton parlerà di donne, bambini e istruzione, lo farà ogni giorno.
Sono temi usurati che non richiedono impegni concreti, basta la burocrazia quotidiana.
In USA il tema vero sarebbe il salario minimo federale a 10 dollari e 50 cents l’ora per 30 milioni di lavoratori mal pagati che oggi riscuotono un salario minimo di 7.25 dollari che è fermo da anni.
Il tema è pertinente: i due terzi di questi americani mal pagati sono donne, molte anche mamme single che lottano per sostenere i loro bambini poveri.
Inoltre, quasi un milione di questi lavoratori lavora per Walmart: in passato la Clinton fu un membro del suo consiglio di amministrazione.
La Clinton non farà queste considerazioni.

C’è di peggio, adesso abbiamo le donne belligeranti che non vanno al fronte, sempre la Clinton, quando fu nel Senate Armed Services Committee, lo dimostrò.
Le dinastie politiche spesso sono fondamentali per patrocinare politiche di riarmo e di oltranzismo atlantico, con i loro sprechi e con gli stanziamenti preferenziali per armi avveniristiche solo in teoria come gli F 35.
Questa burocrazia familiare non è pacifista, sono élites che possono venderci certe tragedie come occasioni di lavoro per poi ammettere (molto dopo) gli errori più ingenui, come il più disinvolto dei cittadini.

Quando il bellicismo va di pari passo con gli interessi delle guerre dell’Impero non ci sono dubbi o ripensamenti.
Qui in Italia cade l’oblio su tutte le lotte di sinistra degli anni settanta e ottanta, si riabilita anche Henry Kissinger, Reagan e presto lo faranno anche con Andreotti!
Le dinastie praticano l’opportunismo e ultimamente lo chiamano “Larghe intese”.
Queste continuano ad essere per il bene del paese, ma se va bene non lasciano tracce mentre normalmente fanno dei danni notevoli, specie alle finanze pubbliche o alle norme di progresso e tutela delle minoranze.

Le nuove sinistre sono più coinvolte in questi processi e spesso sono protagoniste della militarizzazione crescente che ci circonda e che è sfogata soprattutto contro i governi dei paesi in via di sviluppo specie se amici della Cina.
Oggi la parola impero ha un nuovo sinonimo, esso è “forza di proiezione” e si applica soprattutto in Asia per contrastare la presunta minaccia cinese che ultimamente ha trovato qualche concretezza soprattutto da quando anche i generali cinesi sono finanziati meglio.

Le grandi dinastie sentono il dovere della diplomazia.
Di solito si circondano di diplomatici prestigiosi, ruoli che comunque monopolizzano!.
Viaggiano molto, ma ottengono poco, specie in materia di trattati internazionali.
Basta presenziare, conta la presenza e la foto di rito, senza sforzi per convincere le opinioni pubbliche della bontà di certi atti: Di solito accade l’opposto, ci si sofferma su trattati pessimi e si insabbiano quelli sul cambiamento del clima, sui bambini, le donne, i disabili e la tortura, le sparizioni, le mine anti uomo e le bombe a grappolo (non solo in USA).
Questi temi annoiano.


L’azione militare è più emozionante per le caste.
L’ultima tragedia è stata la guerra di Libia voluta dallo staff del presidente Obama e che ha avuto le conseguenze attese.
La Libia è nel caos provocato dalle milizie che hanno devastato anche il Mali.
Io continuo a pensare che tale guerra non servisse al mondo, semmai è stata un favore alle dinastie monarchiche arabe e africane.
Le guerre delle dinastie hanno perso il loro nome, anche la parola attacco è poco usato e non si fanno più dichiarazioni di guerra.
Bastano gli ultimatum inaccettabili, forse sono più redditizi e meglio finanziati rispetto alle vecchie tasse di guerra.

Chiaramente le dinastie suddette sostengono, come dei fanatici, la globalizzazione delle multinazionali e del NAFTA, l’Organizzazione mondiale del commercio e sosterranno gli accordi di libero scambio continentali specie se sovrapposti agli stati.
Il punto debole e poco noto di tale accordo di libero scambio è nel commercio dei farmaci, specie di quelli salva vita che sono costosi ed inaccessibili per molte famiglie a basso reddito, specie nei paesi in via di sviluppo o con sanità pubbliche limitate.
Altri due punti deboli delle dinastie sono nelle politiche contro le frodi in generale e contro i commerci internazionali di rifiuti, specie in zone di guerra come l’Iraq che è stato devastato dopo la guerra lampo di 10 anni fa. (Per approfondire, vedi http://wemeantwell.com/).

Non mi auguro un futuro roseo per le dinastie e anzi auspico che una loro crisi si sommi alla terza grande crisi che verrà nei prossimi anni.
Gli scricchioli di questo castello della casta sono evidenti, pensate anche agli spionaggi tra potenti fatti dai servizi segreti americani che abbiamo scoperto l’anno scorso e che violano chiaramente la Convenzione ONU del 1946.
Questo fatto spiega meglio di altri, la crisi del momento e le difficoltà che si avvicinano anche a causa di una debolezza politica diffusa e crescente: Per la pace e il benessere servono politici decisi e nuovi.
Oggi abbiamo politici deboli e poteri forti condizionanti, specie se militari e bellicisti con predilezione per l’Africa e il medio oriente ricco e popoloso, ma privo di acqua.
Dietro queste forze evidenti trionfa Wall Street e le borse amiche che sono i primi finanziatori della politica moderna.
Questo si nota meno in tempi di crisi finanziaria e di crollo dell’economia che coinvolgono lavoratori e pensionati.
La dinastia pratica la politica del basso profilo invece di portare avanti progetti precisi e chiari, specie in materia di riforma della finanza.

Queste dinastie prosperano in un mondo surreale fatto di premi prestigiosi e di discorsi di circostanza o inaugurali per ammiratori servili o per burocrazie interessate o talvolta contro delle opposizioni di comodo.
Sulle opposizioni di comodo scrivo i righi più facili, esse sono chiassose e inconcludenti, qui metto anche le 5 Stelle e il loro blog.
Sono patrocinate da altre dinastie e da personaggi che non vengono colpiti dalle crisi economiche e politiche.
Di solito diffondono vecchie ideologie o valori morali molto aleatori e utili per stabilire delle dominazioni.
Questo si chiama falso bipolarismo!

Il falso bipolarismo che ultimamente piace agli italiani ha tante caratteristiche, una delle più diffuse e la cerimonia di incoronazione dei presunti leader politici.
Questi sono presentati con largo anticipo come promotori di forze politiche nuove e con programmi avveniristici quanto vaghi.
Ogni giorno nasce o rinasce un leader e contemporaneamente muore un programma progressista e popolare basato sui bisogni sulla gente e non sui privilegi delle lobbies, sulla sanità, fisco equo, opere pubbliche, giustizia e salari adeguati.

La stampa zuccherata, con le sue foto e i suoi pettegolezzi completa il lavoro.
Come chiudere? Prima di tutto speriamo che la Clinton si ritiri o che sia sconfitta, in secondo luogo c’è da sperare negli elettori e nel loro intuito.
Le dinastie sono il vecchio, non c’è motivo per votarle, anche se uno si sente un moderato.

 
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La Cina e la Sfida della Soia

Foto di amici.futuroieri

La Cina e la Sfida della Soia
Lester R. Brown
www.earth-policy.org/books/fpep/fpepch9
Earth Policy Release
Full Planet, Empty Plates
6 novembre, 2013

Circa 3.000 anni fa, i contadini della Cina orientale addomesticarono la soia.
Nel 1765, i primi semi di soia arrivarono in Nord America, ma non presero subito piede per poter produrre un raccolto.
Per 150 anni, più o meno, la soia languì come una curiosità nei giardini.

In seguito, alla fine degli anni venti, un mercato per l’olio di soia cominciò a svilupparsi, spostando la soia dal giardino al campo.
Nel corso degli anni trenta, la produzione di soia negli Stati Uniti salì da 400.000 tonnellate ad oltre 2 milioni di tonnellate.
E mentre la crescita della domanda per l’olio acquisì slancio, la produzione di soia balzò ad oltre 8 milioni di tonnellate nel 1950.

Nel corso degli anni ‘40 e nei primi anni ‘50, il raccolto della soia era ottenuto e schiacciato principalmente dal 20% del fagiolo che era olio.
In seguito, nel corso degli anni ‘50, la domanda di carne, latte e uova salì.
Con poco pascolo nuovo per sostenere l’espansione degli allevamenti per la carne e il latte, gli agricoltori iniziarono a nutrire i loro animali con più grano arricchito con la farina di soia per produrre più carne bovina e più latte.
Gli agricoltori puntavano già pesantemente sul grano per la produzione di carne di maiale, pollame e uova.
Dal 1960 la farina di soia divenne il principale prodotto della frantumazione della soia e l’olio quello secondario.
Per la prima volta, il valore del cibo superò quello dell’olio, un segno precoce delle cose che sarebbero accadute al ruolo mutevole della soia.

Questo aumento della domanda di farina di soia rifletteva la scoperta fatta dai nutrizionisti degli animali che unendo 1 parte di farina di soia con 4 parti di grano, di solito mais, nelle razioni alimentari si poteva aumentare notevolmente l’efficienza con cui il bestiame e il pollame convertivano il grano in proteine animali.
Questa fu il vantaggio della soia per avere la ribalta agricola e che le consentì di unirsi a grano, riso e mais come una delle quattro colture più importanti del mondo.

Oggi i principali produttori di soia, in cifra tonda, sono gli Stati Uniti a 80 milioni di tonnellate, il Brasile a 70 milioni di tonnellate, e l’Argentina a 45 milioni di tonnellate.
Insieme rappresentano oltre i quattro quinti della produzione di soia del mondo.
La Cina è un quarto distante a soli 14 milioni di tonnellate.
Per 6 decenni, gli USA sono stati sia il produttore che l’esportatore principale di soia, ma nel 2011 le esportazioni brasiliane eclissarono per poco quelle degli USA.

Per tanti consumatori, la soia è un alimento invisibile che si materializza in molti dei prodotti presenti in qualsiasi frigorifero.
Chiaramente, la soia è molto più diffusa nella dieta umana rispetto a quanto indicherebbe la prova visiva.

La domanda mondiale di soia è in aumento di circa 7 milioni di tonnellate all’anno.
E’ guidata principalmente dai 3 miliardi di persone che si muovono lungo la catena alimentare, consumando più prodotti animali ad alta intensità di grano e soia.
La crescita della popolazione sta spingendo al rialzo anche la domanda di semi di soia, sia indirettamente, attraverso il consumo di prodotti di origine animale o direttamente attraverso il consumo di tofu, miso e tempeh.
Nei due principali consumatori di soia, negli Stati Uniti e in Cina, le popolazioni sono in crescita di 3 milioni e 6 milioni all’anno, rispettivamente.
E infine, anche una crescente domanda di olio di soia per il bio diesel fa dilagare l’uso della soia.

L’effetto principale della impennata del consumo mondiale di soia è stato una ristrutturazione dell’agricoltura nell’emisfero occidentale.
Negli Stati Uniti ora c’è più terra dedicata alla soia rispetto a quella per il grano.
In Brasile, l’area dedicata alla soia supera quella di tutti i cereali combinati.
L’area per la soia in Argentina è ormai vicina al doppio di quella di tutti i cereali combinati, mettendo il paese pericolosamente vicino a diventare una monocoltura di soia.

Per soddisfare l’impennata della domanda globale di soia poniamo una sfida enorme.
Poiché la soia è un legume che fissa l’azoto atmosferico nel suolo, non reagisce ai fertilizzanti come fa, ad esempio, il mais che ha un appetito vorace per l’azoto.
E poiché la pianta di soia utilizza una parte della sua energia metabolica per fissare l’azoto, ha meno energia per produrre semi.
Questo rende difficile l’aumento delle rese.

Purtroppo, se il consumo di soia mondiale continuasse a crescere ad un ritmo rapido, le pressioni economiche per coltivare più terra potrebbero diventare intense.
E se la terra aggiuntiva per soddisfare la domanda in espansione non fosse in Brasile, dove sarebbe?
Da dove proverrà la nuova terra per la soia?

Anche se la deforestazione che è in corso in Brasile, è guidata dalla crescita mondiale della domanda di carne, latte e uova.
In parole povere, il salvataggio della foresta amazzonica ora dipende dal frenare la crescita della domanda di la soia con la stabilizzazione della popolazione mondiale da fare il più presto possibile.
E per la popolazione più benestanti del mondo, significa mangiare meno carne, rallentando così la crescita della domanda di soia.
In questo contesto, la recente recessione negli Stati Uniti del consumo di carne è una buona notizia.
# # #
Da Full Planet, Empty Plates: La nuova geopolitica della scarsità alimentare di Lester R. Brown (New York: W.W. Norton & Co.)
Dati di supporto, video e slideshow sono disponibili per il download gratuito su www.earth-policy.org/books/fpep.
Sentitevi liberi di trasmettere queste informazioni ad amici, familiari e colleghi!

Contatto per I media: Reah Janise Kauffman
Contatto per la Ricerca: Janet Larsen
Earth Policy Institute
1350 Connecticut Avenue NW, Suite 403, Washington, DC 20036

Tradotto da F. Allegri il 02/03/2014.

 
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La riforma sanitaria in USA

Nell’interesse pubblico
Perché gli Sponsor del Medicare per tutti, Superiore e completo stanno in Silenzio?

Ralph Nader
1 novembre, 2013

Mentre i Tea Party attaccano incessantemente su ogni problema che affligge l’Obamacare fin dal suo avvio troppo informatico e complicato del 1° ottobre 2013, la domanda interessante è:
Perché gli sponsor Congressuali del progetto di legge di HR 676 (Medicare pieno per tutti con libera scelta del medico e dell’ospedale) non parlano con forza di questa copertura sanitaria universale, di gran lunga superiore?

Ci sono cinquantuno membri della House che apertamente favoriscono la soluzione single- payer per molte buone ragioni.
I legislatori dietro la HR 676, come i Reps Robert Brady (D-PA), Michael Capuano (D-MA), Donna Christensen (D-VI), Judy Chu (D-CA), Yvette Clarke (D-NY), Wm. Lacy Clay (D-MO), Steve Cohen (D-TN), Elijah Cummings (D-MD) e Danny Davis (D-IL) sanno che l’assicurazione del single-payer con decisione privata è di gran lunga più efficiente: fa risparmiare 400 miliardi di dollari l’anno solo sulla semplificazione amministrativa.

Il medico, studioso e sostenitore, Steffie Woolhandler, co-fondatore di Medici per un Programma Sanitario Nazionale (PNHP) dice che “la complessità è cucinata nell’Obamacare”.

Che cosa significa “complessità” al di là di migliaia di pagine di legislazione e molte altre pagine di regolamenti?
Più di 40 anni fa, il sistema single-payer del Canada fu emanato con un disegno di legge di 13 pagine che copre tutti a meno della metà del costo pro-capite rispetto al sistema medico -industriale USA corrotto, che produce rifiuti e affarismo e che spinge gli operatori onesti contro il muro.
E, il sistema canadese produce migliori risultati di salute con questo costo ridotto.
Purtroppo la complessità significa infinite opportunità per le imprese di assicurazione di ingannare il sistema con le clausole scritte in piccolo, i trucchi, i prezzi confusi e il lobbying per uscire dai requisiti e dagli standard attraverso le rinunce.
Complessità significa confusione in corso per i consumatori e i pazienti che finiscono in questi scambi, sia perché sono stati buttati fuori dalle loro polizze assicurative esistenti, ma declassate sia perché non hanno alcuna assicurazione.

Ogni anno, questi stessi consumatori devono capire se il loro reddito è cambiato abbastanza in modo che possano segnalare qualsiasi differenza per ottenere un sussidio superiore o inferiore.
Inoltre, l’opzione dell’assicurazione pubblica (Obama la negò anche prima di essere eletto, ansioso di non inimicarsi le potenti compagnie di assicurazione e i loro alleati) è mancante.
In West Virginia c’è una sola offerta assicurativa!
Altri stati hanno una, due o più imprese che inizieranno presto a confondere i consumatori in modi diversi.

Finora, i giovani consumatori non stanno aderendo a nessuna opzione in modo da avvicinarsi al numero necessario per bilanciare in modo attuariale i consumatori più anziani e più costosi.
Il tasso di iscrizione prevista per i consumatori di mezza età è in ritardo rispetto alle proiezioni.
E le trappole scritte in piccolo vengono sempre scoperte settimana dopo settimana.

Questo contrasta con il fatto che quando il Medicare fu lanciato nel 1966, come scrive il dottor Woolhandler: “Utilizzando schede indice”, (non avevano i computer allora), esso “arruolò oltre 20 milioni di persone in sei mesi.
E poiché si trattava di un sistema semplice basato sulle annotazioni di sicurezza sociale, tu non avesti centinaia di persone da programmare nello stato dell’Oregon, migliaia di piani diversi, tonnellate di pagatori in solido con restrizioni e franchigie differenti.
Tu avesti un piano single payer, che è quello che ci serve per tutti gli americani per dare loro la scelta che vogliono - che non è una scelta tra la compagnia di assicurazione A e la compagnia di assicurazioni B.
Essi vogliono la scelta di qualsiasi medico o di ogni ospedale come avete ottenuto con il Medicare tradizionale”.

Altri co-sponsor del H.R. 676 sanno tutto questo.
Essi comprendono i Reps Michael Doyle (D-PA), Donna Edwards (D-MD), Keith Ellison (D- MN), Eliot Engel (D-NY), Sam Farr (D-CA), Chaka Fattah (D-PA), Al Green (D-TX), Raúl Grijalva (D-AZ), Luis Gutiérrez (D-IL), Alcee Hastings (D-FL), Rush Holt (D-NJ), Michael Honda (D-CA), Jared Huffman (D-CA) e Eddie Bernice Johnson (D-TX).

Tutti gli sponsor, tra i quali lo sponsor principale, il Cong. John Conyers (D-MI), sanno che la grande maggioranza del popolo americano, così come la maggior parte dei medici e degli infermieri preferiscono il single payer, Medicare pieno – il sistema di tutti dentro, nessuno fuori.
La maggior parte dei medici vuole praticare la medicina, non la contabilità con pagine e pagine di fatture informatiche cariche di spese ospedaliere extra e di manipolazioni codificate.
La maggior parte dei canadesi non vede mai un conto.

Altri sponsor del HR 676 sanno quanta frode è nascosta in queste fatture complesse e imperscrutabili che le persone e gli assicuratori ricevono.
Il principale esperto di abuso e frode fatturata sanitaria, Malcolm Sparrow di Harvard (autore di License to Steal ), stima prudenzialmente che il 10 per cento di tutta la spesa sanitaria sia drenata dalla frode fatturata.
Questo sarà più di $ 270 miliardi quest’anno!

Altri sponsor del HR 676 compresi i Reps. Henry Johnson (D-GA), Barbara Lee (D-CA), John Lewis (D-GA), Zoe Lofgren (D-CA), Alan Lowenthal (D-CA), Carolyn Maloney (D-NY) e Jim McDermott (D-WA), sanno come i loro colleghi che 45.000 americani (secondo uno studio recensito della Harvard Medical School) muoiono ogni anno perché non possono permettersi l’assicurazione sanitaria per essere diagnosticati e trattati in tempo.
Nessuno muore in Canada, Germania, Francia, Svezia, Italia e in altri paesi occidentali a causa della mancanza di assicurazione perché ognuno è assicurato dal momento in cui nasce spendendo la metà del costo pro capite degli Stati Uniti.

Tutti gli sponsor, tra i quali i Reps George Miller (D-CA), Gwen Moore (D-WI), Jerrold Nadler (D-NY), Richard Nolan (D-MN), Eleanor Holmes Norton (D-DC), Chellie Pingree (D-ME), Mark Pocan (D-WI), Charles Rangel (D-NY), Lucille Roybal-Allard (D-CA), Bobby Rush (D-IL), Linda Sanchez (D-CA), Loretta Sanchez (D-CA) e Janice Schakowsky (D-IL) sanno che la maggior parte dei loro colleghi democratici preferirebbero il single-payer, ma non hanno firmato a causa della loro riluttanza a mettere in imbarazzo il presidente Obama (che era stato favorevole al single-payer) o per il loro distacco dai fastidi del lobbying dei loro contribuenti per un disegno di legge che loro ritengono privo di ogni possibilità di passare.
Cosa pensa la leadership?

Di conseguenza il riflettore deve brillare sui legislatori che hanno difeso pubblicamente l’HR 676, ma non si sono opposti ai Tea Partiers e ai loro sostenitori corporativi con questa alternativa migliore.
Di conseguenza, i media hanno riportato l’opposizione vocale dei Tea Party e niente dei sostenitori silenziosi del Medicare pieno per tutti.

In tutto il paese, ci sono gruppi che premono per il Medicare pieno (visita www.singlepayeraction.org).
Questo fine settimana, i Medici per un Programma Sanitario Nazionale, (con oltre 15.000 medici aderenti) si riuniscono a Boston per discutere se devono avviare una offensiva per il Medicare pieno nel bel mezzo dell’imbroglio dell’Obamacare.
Il loro mentore venerato, il dottor Quentin Young, un ex amico di Chicago di Obama, spiega nella sua nuova autobiografia, Everybody In, Nobody Out: Memoirs of a Rebel Without a Pause, perché Obamacare è peggio di niente.

Tutte i firmatari del HR 676, tra i quali “Bobby” Scott (D-VA), José Serrano (D-NY), Mark Takano (D-CA), Paul Tonko (D-NY), Peter Welch (D-VT), Frederica Wilson (D-FL) e John Yarmuth (D-KY), devono premere i senatori Bernie Sanders, Sherrod Brown, Elizabeth Warren, Barbara Boxer e altri per introdurre in Senato un disegno di legge simile al single payer del HR 676.
L’ufficio del senatore Sanders mi informa che finalmente lui è pronto a farlo in un paio di settimane.
Con oltre 100 americani che muoiono ogni giorno a causa della mancanza di assicurazione, non c’è tempo da perdere.
Si prega di chiamare i membri del Congresso al 202-224-xxxx.

Tradotto da F. Allegri il 28/02/2014.

 
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Scenari per la terza crisi

Post n°728 pubblicato il 26 Febbraio 2014 da amici.futuroieri
 

SCHEDA
Scenari per la terza crisi. L’Italia può essere la cavia per le nuove crisi o per la grande crisi?

25/02/2014
Di F. Allegri
PREMESSA
Ho ideato e preparato questo scritto nei giorni della decadenza di Berlusconi.
CONTESTI
Si può partire dal parallelismo tra la decadenza del paese, quella impellente di Berlusconi e quella della classe dirigente italiana dopo Tangentopoli e in un contesto di false convinzioni dilaganti.
ANALISI
In questi ultimi 20 anni l’Italia ha perso (non misteriosamente) il 15% del suo complesso industriale, che per tanti anni era stato considerato il secondo in Europa dopo quello tedesco.
Questo calo corrisponde alla chiusura di oltre 32 mila imprese.
Inizio da qui per ricordarvi che la crisi viene da lontano e ha cause multiple e alcune sono remote.
Confermo i miei scritti precedenti, siamo in ripresina, ma molta gente non se ne accorge.
Io so che davanti a noi c’è di sicuro un’altra crisi: la grande crisi alimentare e questa non sarà provocata dalla finanza internazionale.
Non penso che questa sarà Europea e non credo nemmeno che possa essere un vettore per spingere ad una maggiore integrazione nella UE.
La grande crisi davanti a noi è di quelle vere, di quelle che si sono verificate fino ai primi anni dell’ottocento: è una crisi alimentare e non dovrebbe riguardare in modo particolare il nostro paese.
Oltre a questa vera crisi sono possibili crisette pilotate e una di queste può partire dall’Italia e dall’impossibilità dei nostri governi di onorare il loro mega debito in un contesto di Europa integrata.
In passato abbiamo sentito parlare spesso del disordine europeo e della crisi impellente come vettori per una UE integrata, ma non abbiamo mai avuto questo rischio.
Il vero rischio sono sempre state le lobbies e le burocrazie.
Sono queste e le loro politiche che hanno prodotto un nuovo populismo.
Di conseguenza non vedo crisette all’orizzonte e la passività del governo Letta mi conforta, per contrappasso: non fanno quasi nulla perché sanno di non correre pericoli.
A meno che non si tratti di un governo di transizione, ma questo è un altro tema.
C’è una crisi politica permanente in Italia, ma questa preoccupa solo la povera gente quasi inerme.
La casta non teme questo m5s, lo sta usando come l’utile idiota e nel frattempo l’Euro diventa ancora più forte nel mondo con un altro +8% sul dollaro mentre nessuno si cura davvero della disoccupazione crescente.
Per tutto questo concludo: se il mondo crollerà domani, la causa non sarà italiana.

 
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