Definire il maestro

Post n°818 pubblicato il 20 Ottobre 2014 da amici.futuroieri
 

Il Maestro - Primo atto – Settima conversazione
Definire il maestro

Di I. Nappini

Clara Agazzi: Questo discorso ti offende messo così. D’accordo. Cambio punto di vista: cosa sono per te i molti con i quali non vuoi confrontarti o non puoi confrontarti.

Franco: Allora pure io risponderò con una domanda: ognuno di voi usi un termine solo per qualificare l’uomo comune che è la particella elementare che costituisce il corpo di questi molti.

Clara Agazzi: ADOLESCENTE. Sì! Ha la natura idiota e credulona di un’adolescente che crede ai cattivi maestri e alle cattive compagnie, alle false promesse, alle favole a lieto fine.

Paolo Fantuzzi: Vero. Ma per me la parola è INGRANAGGIO. Egli è parte di una macchina sociale, produttiva, economica. È il bullone felice di un grande meccanismo, sa di esser bullone vuol restare in quella condizione perché così c’è chi pensa per lui e comanda per lui.

Stefano Bocconi: Giusto. Ma io dico CONFORMISTA. Egli è come gli storni quei volatili che cacano sulle carrozzerie delle macchine e volano in grandi mucchi, e formano come un corpo solo. Egli è felice di esser uno dei molti, di seguire il gruppo, di esser parte dello sciame.

Franco: Ma questo è il ritratto del CONSUMATORE, e dirò di più del consumatore frustrato e risentito perché vorrebbe appartenere alla minoranza che può permettersi beni e servizi per gran signori e grandi dame ma non può.
Ponetevi dunque il problema, QUESTO TIPO QUALI QUALITA’ HA? Io posso tirare a indovinare. Intanto inizio con il dire che egli è uno SPECIALISTA, magari di basso profilo ma sa un mestiere, esercita una professione e forse nella sua nicchia lavorativa egli è competente. Poi proseguo che egli è un RISENTITO MA INTEGRATO nel sistema che alimenta e da cui è alimentato, inoltre egli anche se non lo sa fa riferimento a una gerarchia concretissima che dal capo ufficio risale fino al banchiere e al grande finanziere. Queste ultime due figure sono i nuovi re e principi di questo nuovo secolo.
Sotto di loro una gerarchia intermedia di esperti, direttori, delegati, consulenti, amministratori, incaricati e così via. Una roba della civiltà industriale che ha sostituito le gerarchie medioevali dei principi, dei duchi, dei vescovi, degli abati, dei cardinali, dei podestà.
ORA UN TIPO DEL GENERE POTREBBE PERFINO ESSER ISTRUITO PERFINO SULL’APOCALISSE, MA FRA SEI MESI C’È IL MONDIALE DI CALCIO.
Fra sei mesi i quattro quinti di questi umani, di cui si è detto finora, perderanno ogni cognizione di bene e di male presi dalla televisione che farà vedere il gioco brasiliano del pallone sul maxischermo del bar o dei finti pub che presidiano le nostre periferie, o addirittura nel salottino di casa.

Stefano Bocconi: Non si può ed è bene che tu non lo faccia. Se la gente vuole perdersi, che lo faccia. Sono adulti, sono lavoratori, sanno di vivere, sanno perdersi. Punto e basta. Ma questo non sposta di un metro il problema tuo. Quindi dovresti dirci cosa vuoi essere per questo squallido e indecente mondo umano.

Paolo Fantuzzi: Vero. Una risposta la devi. Se non a noi a te stesso

Clara Agazzi: Non vuoi forse esser maestro ai molti?

Franco: MAESTRO è una parola enorme. Maestro è certamente di più, più di un professore o di un docente delle medie o elementari. Maestro è quasi un secondo padre, una seconda famiglia. Pensate dunque che io possa esser maestro?

Stefano Bocconi: Solo se lo vuoi davvero. Se lo desideri e ti butti sul serio. Penso che puoi farcela.

Paolo Fantuzzi: Maestro è tanta roba. Dicci piuttosto cosa è per te esser maestro.

Franco: Ma questa è una domanda davvero difficile. Davvero.
Franco si concentra. Pausa

Clara Agazzi: Forse è un correttore di errori o piuttosto è colui che indica una strada possibile?

Franco: Il maestro è la riposta che cerchi attraverso l’apprendere, egli è la personificazione della tua retta esperienza. Magari dolorosa. Ma è la forma umana di quella risposta che cerchi perché lui ti ha creato le condizioni per capire. Il maestro non è un venditore di nozioni, una badante, la spalla su cui piangere. IL MAESTRO E’ LA VIA CHE CERCHI PER TE.
Non sono i maestri che vanno dagli allievi ma gli allievi che cercano i maestri. Il maestro è tradizione e innovazione, è dentro e fuori, sei te e non sei te. Maestro è una combinazione difficile e spesso impossibile.
A oggi chi può esser maestro? Al massimo posso farvi conoscere un professore, posso istruirvi io stesso in qualcosa che so.

Stefano Bocconi: Sono sicuro che puoi dirci molto di più. Inoltre non sei forse tu un maestro?

Franco: In verità non so, perché avrei dovuto far mia in senso proprio una dottrina, un sapere. Proprio nel senso formale e materiale da voi ben esposto. Io sono uno che dialoga, ascolta e risponde, parla, aiuta a capire, scrive, ricorda e fa ricordare, sono di sostegno morale e sono un creativo. Ma basta questo per esser maestro?

Clara Agazzi: Cosa ti manca? Tu sai cosa manca?

Franco: Forse due cose: una dottrina completamente mia anche in senso formale e il carisma. Il carisma più del resto. Quella dote unica, e non comunicabile, che distingue chi fa professione dell’insegnare dal maestro che è il livello superiore e se vogliamo è il livello metafisico del docente. Dove non si parla più alle rocce perché il maestro è roccia, è vento, è terra, è acqua, è cielo, è fuoco. Il carisma è più del sapere, è sapere che influenza, che plasma, che modifica l’essere umano con la sua aura. Ma il carisma, quando non è qualcosa di raro e magico, deve derivare da una personalità straordinaria associata a una volontà di ferro e a un sapere solidissimo. Ammetto che per vanità sempre ho sperato di aver queste doti, ma per possedere le qualità del maestro occorre superare le vanità ed esser se stessi fino in fondo. Ci provo. Ma non è facile.

Stefano Bocconi: Sembri però esser vicino a tutto questo. Forse non manca molto.

 
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La sconfitta di Cantor

Nell’Interesse Pubblico
I Progressisti possono imparare dalla sconfitta di Eric Cantor?

Ralph Nader
13 giugno 2014

La sconfitta splendida e sconvolgente del leader di maggioranza alla House, il Repubblicano. Eric Cantor contro il professor David Brat, un economista del Randolph-Macon College, nelle primarie repubblicane di Martedì dona diversi suggerimenti ai progressisti, oltre l'invidia e la vergogna per il fatto di non agire direttamente contro i democratici corporativi.

In primo luogo, tra tutti i motivi della caduta di Cantor, c’è quello incapsulato nella descrizione fatta da John Nichols sulla Nazione che presenta Brat come un "conservatore anti-aziendale."
Ripetutamente, Brat disse che era per la “libera impresa”, ma contro i "programmi del capitalismo clientelare che beneficiano i ricchi e i potenti”.
David Brat ha sottolineato che Cantor e i dirigenti repubblicani “prestano troppa attenzione a Wall Street e non ne hanno abbastanza per Main Street”.

Brat ha sostenuto “la fine dei controlli di massa e la raccolta dei dati e-mail fatti dalla NSA” e da altre agenzie governative per motivi costituzionali.

Il professor Brat ha attaccato i banchieri d’investimento di Wall Street che hanno quasi “ rotto il sistema finanziario”, aggiungendo la frase da applausi: “questi ragazzi dovrebbero andare in galera. Invece di andare in prigione, dove sono andati? Sono andati al Rolodex di Eric Cantor”.

Un sostenitore del capitalismo etico, con sfumature religiose cristiane, il signor Brat è andato oltre gli accordi costruiti a Washington, come ad esempio i rapporti stretti tra Cantor e la Camera di commercio statunitense e il Business Roundtable.
Egli ha soprattutto rimproverato a Cantor di indebolire la proposta di legge che vieta l’insider trading da parte dei membri del Congresso esentando soci, coniugi e familiari.

Egli rimproverò Cantor in materia di immigrazione, approfittando del vacillante ricorso di questo ultimo agli elettori che credono che le grandi aziende, rappresentate da Cantor, vogliano una fornitura infinita di manodopera straniera a basso costo per tenere bassi i salari.
D’altra parte, Brat s’oppone a un salario minimo per motivi libertari.

Inoltre, David Brat, descritto come “un grande oratore che mescola retorica ardente con riferimenti accademici e umorismo di auto-deprezzamento”, vuole una modifica al pareggio di bilancio, una “tassa giusta o proporzionale”, e si oppone ai programmi educativi federali come “No Child Left Behind”.

Brat è un miscuglio per i progressisti.
Ma in quel mix c’è una chiara sfida populista della Main Street contro Wall Street e della gente comune contro il governo corporativi dei sussidi e dei salvataggi che la sinistra chiama welfare aziendale e la destra chiama capitalismo clientelare.
Qui sta il potenziale per un’alleanza vincente e maggioranza tra destra e sinistra come riferisce il mio nuovo libro, Unstoppable: L’Alleanza Emergente tra Sinistra e Destra per smantellare lo stato corporativo, con dettagli realistici.

In secondo luogo, il professor Brat spese circa 230 mila dollari e Eric Cantor 5,7 milioni.
Tuttavia, David Brat compensò il deficit di soldi con l’energia, le frecciate mirate e con le scarpe di cuoio dei suoi seguaci impegnati.
La sera delle elezioni, Brat chiarì il punto che i progressisti farebbero bene a ricordare, mentre si ossessionano sopra un sacco di soldi per la politica; “I Dollari non votano”, ha detto, “la fa la gente”.
È interessante notare che le forze del Tea Party e i donatori sostengono che ritenevano Cantor così imbattibile tanto che non hanno nemmeno finanziato David Brat anche se aveva 2 talk show radiofonici nazionali che parlavano bene di lui.

I progressisti non possono trovare quel tipo di energia con i loro temi numerosi e con una base di appoggio più ampia e più grande?
Non possono trovare dei cosiddetti “signor nessuno” capaci con talenti nascosti per diventare campioni annunciati pubblicamente?
Ci sono voci fresche ovunque, che possono sfidare i democratici corporativi come i Clinton che lavorano con Wall Street e sposano il capitalismo clientelare e i neocon per far avanzare il militarismo all’estero insieme ad accordi commerciali gestiti dalle multinazionali che distruggono il lavoro e insieme ai paradisi fiscali off-shore?

Purtroppo l’energia di guida dei progressisti, incluso lo sforzo in dissipazione di Occupy Wall Street, non si mostra nell’arena elettorale.
L’energia politica, le dispute politiche e le gare competitive sono tra i repubblicani, non tra i Democratici, ha osservato Bill Curry commentatore politico astuto ed ex aiutante della Casa Bianca di Clinton.

La terza lezione della sconfitta decisiva di Cantor non è quella di abbracciare l’idea politica che richiede la risoluzione, fin dall'inizio, delle scelte meno peggiori.
I progressisti hanno espresso e nutrito forti critiche al vertice del Partito Democratico e alla loro adozione di politiche corporative, ma (ciclo elettorale dopo ciclo elettorale), timorosi dei cattivi repubblicani, segnalano ai sostenitori storici dei democratici che il meno peggio è accettabile .
Come i liberali essi spesso si accompagnano a loro per chiedere: “Perché non la migliore?”, con il progetto che essi vinceranno o almeno eviteranno al loro partito l’implacabile morsa 24/7 del corporativismo peggiore.

L’insegnamento finale da questa affascinante gara nel 7° distretto congressuale della Virginia vicino a Richmond viene dal fallimento delle tattiche di Cantor.

Quanto più ha speso Cantor per TV, radio, cartelloni pubblicitari e mailing tanto più David Brat è divenuto noto e così la gente si è ricordata che Washington e Wall Street, in realtà, non si preoccupano di persone comuni.

Questo è veramente il nocciolo di una alleanza sinistra - destra.
Qualche volta negli ultimi decenni, i sondaggisti hanno chiesto: “Credi che il candidato X o il partito Y o Z a Washington si preoccupi di persone come te?”
Le risposte hanno rivelato che una maggioranza considerevole di persone, a prescindere dalla loro convinzioni ideologiche o politiche, hanno detto “no”.

Con l’interesse del pubblico, della comunità e del paese in prima linea, quei “no” possono diventare dei “sì” per una società ringiovanita e giusta tanto attesa che sarebbe guidata da realtà e costruita sui suoi ideali.

Tradotto da F. Allegri il 18/10/2014.

 
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E' partita l'unione dei comuni

Post n°816 pubblicato il 16 Ottobre 2014 da amici.futuroieri
 

E’ partita l’Unione dei comuni: il sindaco Rossetti ha parlato delle distruzioni a Cerreto
16 ottobre 2014
Di F. Allegri
Ci sono voluti 5 mesi per mettere in moto l’assemblea dell’Unione dei comuni dell’Empolese – Valdelsa e questa fatto ha più spiegazioni. Si può partire scrivendo che questo ente non è una lumaca! Le questioni vere sono le seguenti. Intanto la scelta del 15 ottobre non è casuale, l’inizio dei lavori dell’Unione coincide con l’avvio di quelli dell’area metropolitana fiorentina e questo è sicuramente simbolico per il PD delle nostre terre.

Subito dopo vengono i problemi e le tensioni a livello di quel partito. Si sapeva che la gestione associata della polizia municipale avrebbe avuto dei costi iniziali supplementari e ora possiamo quantificarli guardando il bilancio approvato ieri sera. Va aggiunto che tali spese sono necessarie per dare effettività a questa gestione che comunque non soddisfa le esigenze di alcuni comuni, a partire da Cerreto Guidi. Una spesa emblematica è quella del ponte radio tra le varie sedi locali, una altra era quella delle divise che è stata differita agli anni successivi!

Un’altra patata bollente è la protezione civile.
In questo anno e mezzo abbiamo avuto varie emergenze e questa protezione non ha funzionato al meglio, varie anime del PD di molti comuni erano scontente sia del regolamento approvato con troppa celerità sotto l’indirizzo dell’ente stesso che del sistema di protezione realizzato, specie nell’Empolese e questo spiega anche perché è scaduto il termine di 90 giorni per realizzare il piano di protezione civile. Noto qui che un funzionario della protezione civile è diventato sindaco di Montelupo. Forse il PD ha risolto due problemi con un solo atto ……

Alcuni amici del M5s mi hanno chiesto quanto durerà questa unione? Secondo loro l'ente sarà abolito tra un anno, un anno e mezzo al massimo. La mia opinione è l'opposta: l'Unione avrà una vita lunga, ma difficile.

La prima assemblea ha dato risalto al tragico downburst che ha colpito Cerreto con un discorso tenuto dal sindaco Simona Rossetti che io mi sento di criticare in più punto.
Ricordo qui che la seduta si è svolta in diretta streaming sul sito del comune di Empoli.
La sindachessa ha aggiornato i consiglieri dicendo che il downburst è stato un fenomeno climatico eccezionale e non prevedibile. Ha elogiato la protezione civile, partendo dal sindaco delegato di Montelupo, Masetti. Dopo si è soffermata sui problemi derivati dai frammenti di cemento/amianto dispersi sul terreno e raccolti con premura da ditte specializzate e misurato con strani monitoraggi dell’aria della zona. I danni ammontano a 80 milioni di euro.
La mia critica è decisa, i downburst sono frequenti e seriali, ovvero si riverificano con il tempo quindi ad oggi si può pensare che questo sia il primo di una seria ….
Il downburst è prevedibile, basta un temporale a cella e nel nostro caso alcuni meteorologi della Val di Nievole l’avevano annunciato dal giorno prima e si sono organizzati per fotografarlo salendo sul colle di Monsummano. Io ho visto le loro foto che circolano ondine.
Concordo sulla pericolosità del cemento amianto ma non capisco cosa abbiano misurato e non capisco che relazione ci sia tra tali dati e le raccolte successive.

L’elezione del nuovo presidente è stata interessante. Il M5s ha proposto un suo candidato di bandiera che è stato accettato dalle altre opposizioni come candidato di garanzia. I nostri eletti non si rendono conto che questo non poteva accadere, il PD aveva già il suo presidente scelto che sicuramente ha usato qualche settimana per studiarsi il regolamento dell’assemblea dell’Unione!
Purtroppo il candidato scelto, il consigliere Frizzi di Vinci aveva anche altri difetti che vado ad elencare.
In primis, è di Vinci come il suo predecessore poi è uomo come i due presidenti uscenti.
La candidata eletta, Francesca Villani invece è donna e di Montaione (Valdelsa) come prevedevo e come avevo preannunciato ad alcuni cittadini nel pubblico presente. Da segnalare che la Villani ha avuto anche il voto di un oppositore al terzo scrutinio.
Del bilancio ho già parlato, aggiungo solo che si è parlato anche di Protezione civile, su sollecitazione della consigliera Lucia Masini.
L’ultimo tema affrontato è stato un ODG del PD sul tema delle trascrizioni dei matrimoni gay contratti all’estero. Ho ascoltato solo l’inizio del discorso del sindaco delegato, me ne sono andato quando lui ha detto che la trascrizione è un atto simbolico.

 
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Il maestro - sesta conversazione

Il Maestro - primo atto – Sesta conversazione
Lo spettacolo dell’informazione

Di I. Nappini
11 giugno 2014

Clara Agazzi: Bene hai trovato il tuo equilibrio, il tuo intimo sapere. Ottimo.
Tanti non ci arrivano neanche in punto di morte, neanche cercando per tutta la vita.
Ma non c’è qualcosa di esagerato, di fuori posto? Andiamo una persona della tua cultura. Con un titolo. Perché esporti al pericolo di esser scambiato per uno dei tanti, per uno che parla al vento.
Non credi sia un doveroso atto di rispetto verso te stesso almeno accondiscendere a qualche compromesso. Vorrai avere un po’ di considerazione dai molti, di ascolto.

Paolo Fantuzzi: Vero. Perché questo tuo ritirarti e poi nello stesso tempo esser attivo, partecipare a eventi, a pubblici dibattiti, talvolta ti metti scrivere, a raccontare ma sempre senza una qualifica, senza quel qualcosa che ti segnala come giornalista, politico, pubblicista, professore…

Franco:Questo accondiscendere che vuol dire?
Forse far finta di esser d’accordo con i molti?
Ma se faccio finta non sarò credibile neanche a me stesso.
No amici. Qui non si tratta di ribellismo o disobbedienza infantile, proprio perché i molti non sono più una civiltà o un popolo con una sua cultura antica e ancestrale. Io devo cercare da me il mio non uscire di squadra.
Se davanti a me avessi un popolo che è una civiltà compiuta, forte, seriamente impegnata verso un fine universale o sacro allora potrei dire: “davvero io devo seguirli per quanto è possibile”.
Ma così non è. NON SI PUÒ CHIEDERE A UNO STUDIOSO, A UNA PERSONA CHE HA PASSATO ANNI A PENSARE E A PARLARE DI FAR FINTA CHE CI SIA ORDINE DOVE C’È SOLO DISORDINE O CHE CI SIA UNO SCOPO COLLETTIVO DOVE C’È SOLO IL FUNESTO VORTICARE DI MILLE EGOISMI INDIVIDUALI.
Ma guadate ora proprio da qui.

Franco fa segno con la mano, indica un punto verso la valle

Guardate le periferie fatte in fretta e furia quattro decenni fa costruite per valorizzare i terreni agricoli, per creare super profitti e prima ancora di posare il primo mattone o di far arrivare la prima betoniera con la pura decuplicazione del valore dei terreni.
Sembrano senza forma se confrontate con le mura medioevali o con le ville del rinascimento o del settecento che sono in zona. E SONO SENZA FORMA PERCHÉ SONO IL SEGNO DELLA DISSOLUZIONE DELLE CIVILTÀ PRECEDENTI SENZA CHE VI SIA STATA ALCUNA CONTINUITÀ GENUINA.

Franco si rilassa. Abbassa la mano, in lui una luce di consapevolezza.

Come può il mondo umano del qui e ora che ha tolto di mezzo il suo passato, che ha liquidato il bene e il male di mondi culturali operai, borghesi, contadini, popolari di cui era discendente venire da me e dirmi: “DAVVERO NOI SECONDO VERITÀ E GIUSTIZIA ABBIAMO DEI FINI, VOGLIAMO ELEVARCI COME CIVILTÀ, VOGLIAMO ESSERE NOI STESSI IN QUESTA VITA CONCRETA; ASCOLTACI E SARAI ASCOLTATO”.

Stefano Bocconi: Tutto vero. Ma ci sono i molti e c’è il singolo e nello specifico tu. Se il mondo muore, ma io sto mangiando un succulento gelato al limone e fragola allora proprio io sono felice, viceversa se il mondo è felice ma mi sono tirato una martellata sui piedi, io soffro.
Magari il mondo è felicissimo per chissà quale motivo ma io no.
Nel mio godere del gelato o soffrire della martellata, io sono il mio centro del mio mondo, e in fondo del mondo che non ha un rapporto con me di qualche utilità me ne frego.
Quindi dico: perché non fai contenti un po’ di cretini e di ottusi e prendi una qualche qualifica che ti giustifica ai loro occhi, in fondo che sarà mai. Fallo per noi, così sarebbe più semplice…

Franco: Più semplice cosa, ascoltarmi?
Ma se vi dà fastidio posso venire di notte da voi, magari di nascosto. NO NON È QUELLO, QUANDO UNA COLLETTIVITÀ CESSA D’ESSERE TALE E LO È SOLO PER FINTA, ALLORA È LECITO CHE CHIUNQUE SI RIPRENDA TUTTA LA SUA LIBERTÀ DI PENSIERO. Quello che io faccio, e proprio in nome di questa libertà, che capisco può portarmi a credere cose grossolane e perfino errori, che mi permetto di prendere la parola, di scrivere e di dialogare, per amicizia, per stare assieme, per capire.
Non esiste per me un pensiero positivo per cui devo fingere di vedere cose positive per evitare di dover dispiacere ad altri o far male al mio fegato con i cattivi pensieri.
L’appartenere a una categoria semplifica, chiarisce. Questo lo capisco. Chi sei?
Sei un giornalista, sei un professore, sei un politico, sei un divo del cinema o del piccolo schermo.
Allora hai dei titoli per parlare. Si noti che questo comunemente non è associato al sapere, a un vero conoscere.

Prendiamo il caso di una velina, così si chiamano comunemente le belle donne che fanno da spalla ai conduttori. Bene. Queste persone spesso sono intervistate su questioni sportive, magari solo perchè hanno il fidanzato calciatore o cose del genere, sono chiamate a ragionare di questioni sul calcio. Cose per le quali per dare una risposta sensata occorre esser giornalisti sportivi o dirigenti o allenatori. Eppure il loro parere è richiesto. Allora di che si tratta? Di professione. No di ruoli. Ruoli! A una certa categoria è attribuita la facoltà di dire e di salire in cattedra su determinati argomenti o temi, ad altre no.
Conta ciò che uno sa davvero? No. A meno che in qualche trasmissione per convenzione con regista e conduttore un tipo che la sa lunga possa in due o tre minuti dire la sua seduto in mezzo al pubblico, magari un pubblico di figuranti, di comparse. Questo è il punto nel quale la persona che ha studiato è collocata, e non mi si dica che c’è internet. I molti non si collegano a internet ma accendono il televisore per vedere le trasmissioni televisive e più sono dozzinali più hanno ascolti e più sono rilevanti anche per la politica.

Clara Agazzi: Questa è la quotidiana illusione di uno spettacolo che si chiama informazione.
Dove l’esperto non è uno che sa ma uno che è famoso o che piace e questo basta, dove il pubblico è fatto spesso di comparse, dove la sceneggiatura è già scritta, dove il politico conosce le domande che verranno fatte, dove il regista dello spettacolo gestisce l’immagine degli intervenuti al dibattito con un click spostando l’immagine da una parte all’altra… cose che si sanno.
O meglio che si dovrebbero sapere.

Franco: Dovrebbero? Ma proprio i molti di cui si parla non sanno. Ignorano perfino come funziona la comunicazione pubblicitaria, come funzionano gli spettacoli televisivi, come si costruisce uno spettacolo che prende il nome d’informazione ma è solo intrattenimento.
ALLORA LA DOMANDA VOSTRA VA ROVESCIATA, QUEI MOLTI DI CUI PARLATE VOGLIONO DAVVERO METTERE IN DISCUSSIONE ANCHE UN SOLO FRAMMENTO DEL LORO LINGUAGGIO QUOTIDIANO, I LORO PENSIERI BANALI, LA LORO VISIONE DELLA REALTÀ MUTUATA DALLA TELEVISIONE, DALLA CRONACA ROSA, DALLA CRONACA SCANDALISTICA E DALLA PAGINA DELLO SPORT DEL LUNEDÌ?
Evidentemente no. Allora io che cosa posso comunicare se non le mie opinioni sulle condizioni meteorologiche della giornata?

 
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Il vento buono

Scheda sull’energia eolica
Earth Policy Release
4 Giugno 2014

La capacità di energia eolica è un indicatore per costruire un’economia sostenibile, perché il vento è pronto per diventare il fondamento della nuova economia energetica.

ENERGIA EOLICA
Con una capacità totale superiore a 318.000 megawatt, le centrali eoliche producono energia elettrica senza emissioni di carbonio in più di 85 paesi. 24 paesi hanno almeno 1.000 megawatt.

La capacità eolica installata in tutto il mondo sarebbe sufficiente per soddisfare le esigenze di energia elettrica residenziale dei 506 milioni di abitanti dell'Unione europea.

L’eolico è abbondante, privo di carbonio e non esauribile. Esso non usa né acqua né carburante, e poca terra.

Anche se un parco eolico può coprire molte miglia quadrate, le turbine occupano solo l’1% di quella zona, lasciando spazio per la coltivazione o del pascolo del bestiame.

A differenza delle centrali a carbone, a gas e nucleari, quelle eoliche non richiedono acqua per il raffreddamento.


In Cina, l’elettricità generata dal vento ha superato la produzione delle centrali nucleari per la prima volta nel 2012.
Il vantaggio del vento sul nucleare è aumentato sensibilmente nel 2013.

Negli Stati Uniti, il vento ha rappresentato almeno il 12% dell’energia elettrica prodotta in nove stati nel 2013, tra i quali l’Iowa (27%) e il South Dakota (26%).
Il Texas, da tanto tempo il principale stato produttore di petrolio, è ora il leader per l’energia eolica negli Stati Uniti.

L’Unione europea nel 2013 ha aggiunto più capacità eolica di quanto abbia fatto con il gas naturale, il carbone o il nucleare.

La Danimarca ha prodotto 1/3 della sua energia elettrica dal vento nel 2013, una quota più elevata rispetto a qualsiasi altro paese.
Nel nord della Germania, 4 stati ottengono almeno la metà della loro elettricità da impianti eolici.

Il Regno Unito ospita più della metà della capacità di generazione eolica off-shore del mondo. Danimarca, Belgio, Germania e Cina sono i primi 5 paesi eolici offshore.

Ciascuno dei principali emettitori di carbonio del mondo ha abbastanza potenziale eolico per soddisfare le sue esigenze di energia elettrica.

L’energia eolica è spesso altamente competitiva con il carbone, il gas naturale e l’energia nucleare in aree con forti risorse eoliche.
E i costi continuano a scendere: Negli Stati Uniti, il prezzo medio dell’energia eolica è calato del 40 per cento dal 2009.

# # #
I dati e le risorse aggiuntive sono disponibili su www.earth-policy.org.
Sentitevi liberi di passare queste informazioni ad amici, familiari e colleghi!
Contatti per la ricerca: J. Matthew Roney e Janet Larsen
Earth Policy Institute
1350 Connecticut Avenue NW, Suite 403, Washington, DC 20036

 
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Il downburst

Post n°813 pubblicato il 11 Ottobre 2014 da amici.futuroieri
 

Il downburst
11 ottobre 2014
Di F. Allegri
I mezzi di informazione continuano a parlare dell’uragano che colpì Cerreto il 19 settembre poco dopo mezzogiorno e del resto questo accade sempre quando cercano di rendere sensazionali le notizie di eventi meteorologici che sono molto più comuni e diffusi.
Nessun uragano colpì Cerreto quel giorno!
Cosa accadde? Ci fu un temporale a cella che produsse un fenomeno violento, molto intenso e pericoloso che si chiama downburst accompagnato da una grandinata intensa.
La parola downburst può essere tradotta in italiano con “distruzione verticale”
Esso consiste in ventate caratterizzate dalla loro verticalità.
E’ aria fredda che viene spostata velocemente da zone molto elevante dell’atmosfera e che corre verso il basso portando con se forti precipitazioni di grandine.
Questa aria fredda si scontra con quella calda che orizzontalmente circonda le zone abitate e i terreni e dal contatto si realizza un effetto esplosione.
Al momento dell'impatto con il suolo la colonna d'aria devia, espandendosi orizzontalmente e forma un "vortice" rotante all'interno del quale si sviluppano dei venti di elevata velocità ma soprattutto di direzioni opposte.
Il downburst si caratterizza per le variazioni improvvise del vento sia a livello di  intensità, mutano anche le sue direzioni, ma per fortuna copre aree poco estese.
Taluni downburst non sono accompagnati da precipitazioni, altri vanno insieme alle piogge, ma chiaramente quelli uniti alla grandine sono i più nocivi.
Quelli piovosi o uniti alla grandine partono da quote meno elevate.
Il downburst normalmente è più intenso sul bordo avanzante della cella temporalesca, questo è il nome del temporale che lo provoca.
Anche dei temporali poco intensi possono provocare un downburst.

 
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Il maestro - quinta conversazione

Il Maestro - primo atto – quinta conversazione
L'ESSERE UMANO E LA COSCIENZA DI SE'

09 giugno 2014
Di I. Nappini

Paolo Fantuzzi: Franco, questa tua abilità di leggere fra le parole è proverbiale. Da un termine riesci a leggere un mondo interiore. Hai capito al volo le mie preoccupazioni di soldi e roba simile. Sei bravo. Ma dimmi da dove viene questa tua abilità così singolare.

Clara Agazzi: Quello che ti sembra singolare si chiama studio della filosofia e della psicologia, ma fatto bene con professori seri, gente capace. Non tutti sono in grado d’ascoltare e pochi sono capaci di capire. Per questo tanta gente di cultura e di sapere pensa di parlare alle rocce, al vento, ai muri delle case coloniche in rovina, al silenzio delle periferie nel profondo della notte.
Perfino certi professori e maestri hanno questa impressione di affidare al vento i loro pensieri più alti, il loro sapere più saldo.

Stefano Bocconi: Ora però caro Franco devi aiutarci a capire come possiamo trovare dentro di noi un po’ di consapevolezza, di retto sapere. Siamo giunti qui da te e ora siamo tuoi ospiti in questo luogo di pace e tranquillità. Parla dunque, in modo che questo tempo non sia stato sprecato.

Franco: Pensi davvero che il tempo della persona avveduta, saggia, capace finisca sprecato?
Ora ascolta. Anzi… Guarda quel tronco. Era un albero malato. Mio fratello lo ha tagliato e ne ha anche fatto delle rondelle per certi lavori suoi. Vedi. Osserva i cerchi che s’inscrivono nel legno.
Ecco così è per me. La mia vita interiore è una serie di cerchi che s’espandono, ogni cosa e ogni evento è raggiunta da un cerchio, anno dopo anno. Mentre la materia della pianta è solida, quella della mente umana è simile a una sorta d’energia o a una distesa d’acqua.
Un fatto avviene e lascia cause ed effetti, e diventa un cerchio che s’espande e poi ne arriva uno diverso e poi altri. La mente si rafforza. La consapevolezza di sé e del proprio tempo appare come l’espansione progressiva di moti circolari d’acqua dentro uno stagno.
Così è per me la mia vita è cerchi di sapere, esperienza e consapevolezza che s’espandono con moto forte e progressivo. Ogni cosa è raggiunta da un cerchio e viene infine superata e compresa nel bene e nel male. Perché non basta subire o vivere i fatti e gli eventi della vita, occorre ripensarli, ripercorrerli, assorbirli, farne un pezzo del proprio esistere e vivere qui e ora. Per questo il mio giudizio sul mondo e su ciò che è reale è mutevole, perché la realtà stessa è in divenire. Questo vale per la natura e per il mondo umano. Quando la persona guarda e pensa il mondo guarda e pensa il mondo che può percepire, quel che può raggiungere con i suoi sensi e le sue capacità, la conoscenza della realtà e del suo divenire e trasformarsi è prima di tutto una condizione interiore, l’esito di un lungo vivere e ragionare. Talvolta devo staccare la testa e occuparmi di lavori o di questioni domestiche o fare piccole attività ludiche. Va da sé che l’esperienza meditata, resa conoscenza interiore è anche sofferenza, messa in discussione di se stessi, processo talvolta traumatico.

Stefano Bocconi: Quindi dovrei ripercorrere quel che ho fatto, rivederlo di continuo alla luce delle mie esperienze e dei miei valori. Questo pensando di continuo, di volta in volta, a passar oltre quel che ho fatto e vissuto. Accidenti. C’è il rischio di dover far i conti con i passivi della propria vita, di dover mettere fra parentesi vittorie e sicurezze fittizie, illusioni piacevoli.

Clara Agazzi: Occorre che uno abbia dei valori e dei principi, delle regole di vita tratte dalle esperienze altrimenti non c’è lo strumento per visualizzare i contenuti e il senso del proprio vivere.
Se non sai chi sei non avrai lo strumento per capire quel che ti è successo in questa vita e cosa stai diventando.

Franco: Davvero è così. Occorre ritrovare se stessi e capirsi. Di solito ciò che uno fa è ciò che uno è, e da questa banale evidenza si viene giudicati in modo superficiale dalla stragrande maggioranza delle persone con cui si viene in contatto o che si frequentano.

Paolo Fantuzzi: Vero. Uno crede di esser chissà chi e invece per il padrone o l’imprenditore è solo una matricola, un numero, un segno più o meno sul programma che gestisce i conti, sul foglio dove si segna il dare e l’avere. Si viene usati e giudicati sulla base del guadagno o dell’interesse che possiamo rappresentare per gli altri. I rapporti far gli esseri umani oggi nella civiltà industriale, di solito, seguono le leggi del mercato, le regole del dare e dell’avere. Così è messo il nostro tempo.

Franco:Questo è vero. Ma c’è anche una dimensione personale, intima. Si viene giudicati e siamo giudicati. Si finisce con giudicare se stessi spesso sulla base dei guadagni e dei beni posseduti perché quello è il metro comune. Ma esiste anche quella parte nella quale uno è se stesso e integra dentro di sé tutta l’esperienza della sua vita terrena. Il problema è il fine, lo scopo di una vita intera.
Questo è qualcosa di difficile a dirsi perché rimanda al senso della vita di ogni singolo, e di solito è una scelta unica e categorica.

Clara Agazzi: Andiamo però ora al fatto che in paese tanti non capiscono cosa fai davvero. Un contadino che studia, che scrive e non è politico, non è pubblicista, non è professore o maestro.
Devi deciderti a renderti più limpido per gli altri. Cosa vuoi davvero insegnare o cosa vuoi comunicare con questo tuo modo di porti? Il modo di presentarsi incide non poco sulle forme del comunicare e sul come il messaggio viene recepito. Noi qui tuoi amici comprendiamo questo tuo parlare al vento e agli alberi, ma gli altri? Non dovresti a mio avviso sprecare l’occasione di aprire il tuo pensiero ai molti anche se ti sembrano superficiali o inetti. Parli di consapevolezza che si espande nel corso dello scorrere della vita come i segni delle stagioni negli anelli degli alberi, ma chi se non pochi possono ascoltarti quando sono presi da mille guai e mille affari della vita.

Franco: Quelli che cercano di andar oltre il titolo, il segno, il ruolo sociale e si accostano a me con sincera curiosità e simpatia trovano, di solito, delle risposte. Ma dici il vero: in me c’è una sottile misantropia, chiedo agli altri di accettare il mio sapere e il mio parlare alle mie condizioni e non alle loro. Come se volessi sottintendere che io sono un gradino sopra.
Ma non sono, in verità, né sopra e nemmeno sotto. Sono oltre. Sono al momento in cui mi vedo dentro il flusso del mio tempo e della storia che ho vissuto e posso parlare con distacco di quel che ho capito di questi anni e delle lezioni di vita che ho ricevuto e ho fatto mie.
Per questo mi sono liberato da quella ignoranza che è il non ritrovare più le proprie intime ragioni in un mondo umano aggredito dai troppi inganni della politica e dei media, da suggestioni e messaggi del mondo dello spettacolo fuorvianti, diseducativi e ingannevoli, dallo squallore del quotidiano.

 
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Riflessioni sull'Europeismo tra crisi e austerity

Post n°811 pubblicato il 08 Ottobre 2014 da amici.futuroieri
 

L’Europeismo: da cura a malattia, tra realtà e allucinazioni.
2 giugno 2014
Di F. Allegri
Inizio questo scritto con una metafora medica.
Non tutte le medicine curano le malattie, alcune arrestano soltanto momentaneamente il decorso dei morbi e magari hanno anche vari effetti collaterali.
In questo scritto parlerò di Europeismo nocivo e anche per questa questione vale la metafora del medicinale che non cura in modo decisivo.
L’Europeismo caratterizza da sempre la politica italiana e questa scelta fu fondamentale per questa classe politica che convive e vegeta sotto il dominio del deficit pubblico.
Purtroppo per loro, e forse per noi, anche l’Europeismo non è una cura definitiva per i mali dell’Italia.
Questo paese ha potuto vegetare all’ombra dell’albero europeo fino allo scoppio della crisi internazionale, ma da allora si sono scatenati molti effetti collaterali di quella scelta.
Da un lato si può considerare l’Unione Europea come un mostro burocratico che genera sogni e illusioni fra le persone semplici e tra molti membri della casta.
L’austerity in tempi di crisi è il sogno più doloroso per i politici italiani, ha avuto conseguenze molteplici e vaste anche a livello elettorale e ciò era prevedibile.
Chiunque può criticare queste scelte, eccetto chi ha un deficit mastodontico, e l’Italia è in queste condizioni.
Qui non c’è la forza per dire ai Van Rompuy ai Barroso e simili che stanno perdendo il sostegno dei popolo della Francia e del Sud Europa e dei neo conservatori inglesi alla Farage.
Ecco le due domande di base!
Cos’è questa Europa dell’austerity?
Ne esiste un’altra?

Questa Europa è l’unione dei paesi che possono permettersi un euro forte e che hanno istituzioni ed interessi simili.
Esiste solo questa, se esistesse quella che qualcuno definisce solidale, sarebbe peggiore.
L’Europa solidale è un ologramma, o se preferite un’allucinazione, un effetto collaterale di quella scelta non definitiva della fine del secolo scorso.
Tale europeismo è anche servilismo delle aristocrazie di certi stati che ormai non sono più in grado di guidare i paesi autonomamente.
Questo europeismo diffonderà malessere nei prossimi anni, e potrà perpetuarsi solo se avrà generato una dipendenza, un attaccamento all’illusione dei bei anni passati.
Alla base di questo dominio c’è il partito del pensiero unico che emargina i dissidenti, specie se non comunisti o ex comunisti che hanno un loro posto di nicchia e un’irrilevanza dimostrata.
Ho già scritto che Grillo ha sbagliato tutto in questo anno, stavolta dico che ha fatto una scelta coraggiosa: l’alleanza con Farage.
Parrebbe che fosse una scelta legata a piccole convenienze burocratiche, ma essa ha anche il merito di scatenare uno scontro che farà ragionare liberamente la gente, oltre Grillo e i suoi avversari; in altre parole questo fatto libera energie politiche e qualcuno vedrà l’UE per quella che è rimuovendo qualche illusione dalla propria vista.
Grillo insieme a Farage saranno percepiti come una bomba atomica da mettere in sicurezza, la casta lavorerà al loro isolamento e allora vedremo come reagiranno questi soggetti.
Come minimo prenderanno il posto di Berlusconi nell’immaginario negativo del mondo PD e daranno una nuova falsa illusione che avvantaggerà quella vera creata dall’europeismo.
L’illusione europeista ha molti alleati e genera altre ipocrisie che elenco sommariamente: in primis c’è ancora il mito della parte giusta e di quella sbagliata, questa include il buonismo di maniera, i falsi diritti civili ai quali si somma un dato storico improbabile e inesistente e un’omologazione disarmante.
Tutto questo è anche parte integrante della globalizzazione politica, finanziaria ed economica.

 
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Bomba d'acqua su Cerreto Guidi: un primo bilancio

Post n°810 pubblicato il 19 Settembre 2014 da amici.futuroieri
 

Bomba d’acqua su Cerreto Guidi: un primo bilancio
19/09/2014
Di Franco Allegri
Il maltempo che ha colpito Versilia, pisano, Firenze e la sua provincia, ha infierito soprattutto sul comune di Cerreto Guidi e sulle sue frazioni di Stabbia e Lazzeretto.
Al momento il bilancio comunale è di 20 feriti, ma si continuano a sentire le ambulanze e i pompieri.
Le scuole sono state evacuate sia nel capoluogo che nella frazione di Lazzeretto.
Anche nel capoluogo, la rottura di un vetro della scuola elementare ha provocato 2 feriti
A Lazzaretto c’è stato un crollo all’asilo, 5 i feriti, tra essi 2 maestre, ma non si sa ancora il dato definitivo.
Ovunque sono caduti alberi, ulivi, abeti e pini, anche piante secolari.
Molti vetri sono stati infranti e molte auto hanno avuto danni ingenti alla carrozzeria e ai vetri
La vendemmia è al disastro, molte vigne sono completamente spoglie, sembrano potate.
Il raccolto atteso degli olivi era già magro, adesso sarà ridotto del 90% laddove non sono crollate le piante.
Molti sono caduti sulla strada interrompendo il traffico, Lazzeretto e tuttora difficile da raggiungere.
Il vecchio stabilimento della Enny ha avuto un cedimento sul tetto che ha colpito un’auto in transito e pare che il conducente si sia salvato per miracolo.
Il traffico è andato in tilt, c’è stata un’interruzione della luce e della fornitura di gas.
Una fuga di gas in centro ha portato all’evacuazione (forse momentanea) di tre abitazioni.
In via Leonardo da Vinci c’è una pianta in bilico e molti pini caduti in via Pianello, ma le strade sono transitabili.
L’emergenza ha già una risonanza nazionale: inizialmente si parlava di disastro nell’empolese, ma il televideo cita già Cerreto Guidi come epicentro del disastro.



 
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Matteo e Giuseppe, visti da vicino

Matteo e Giuseppe, visti da vicino.
18/09/2014
Di F. Allegri
Oggi voglio fare un post centrato sui 2 protagonisti della politica italiana, o meglio sul protagonista e sulla sua ombra!
In questo momento, la politica italiana ha un solo protagonista: Matteo Renzi.
In premessa scrivo che i paesi poveri politicamente o se preferite arretrati sono quelli che hanno un solo protagonista della politica e ti conseguenza ribadisco che questo paese è politicamente arretrato.
Premesso questo posso cercare di delineare le contraddizioni di Renzi, del renzismo e del mondo che cerca di contrastarlo. La prima cosa che noto è curiosa: A sinistra molti si disperano per il boom elettorale del PD e per l’innegabile affermazione individuale di Renzi.
Il mio amico Massimo Haller Marconcini ha fatto una metafora arguta in una domanda: se 50 ex comunisti e 1 democristiano salgono su un pullman, chi è l’autista? La risposta è: l’autista è Matteo Renzi, gli altri andranno dove va il pullman!
Tornando al discorso politico, la forza di Renzi è quella di dare ai democratici un progetto di medio termine che piace agli elettori; il medio termine è fino a dicembre 2015. Questa è anche la scadenza presumibile del prolungamento della presidenza della repubblica di Giorgio Napolitano.
Io non ho votato alle europee e non avrei mai votato Renzi e il PD, ma giudico positiva per il paese la sua vittoria che può dare consistenza ad una contro tendenza economica che credo sia in arrivo per ragioni internazionali.
Detto questo, constato che la parabola ascendente di Renzi è stata ripida e ininterrotta.
Renzi è un libero professionista della politica che deve il proprio successo alle sue capacità personali e anche al fatto che ha trovato un sentiero nel deserto politico giudiziario che lo circondava per arrivare a Roma.
Il suo elettorato non ha un’identificazione sociale, esso esprime un voto di opinione e non è omogeneo, può smarcarsi dal convegno di Cernobbio e anche dal confronto con i sindacati confederali, specie se questi non impostano uno scontro di piazza.

Una domanda importante è la seguente: come mai gli uomini potenti del PD hanno accettato in massa un simile segretario? Qui penso alla parte potente del PD, ai suoi dirigenti noti e a quelli della sua galassia di riferimento. Sono possibili tante risposte, ma io preferisco questa: il PD vuole essere il partito di riferimento del GRANDE CAPITALE EUROPEISTA e coglie questa opportunità nel momento in cui si acuisce il declino di Berlusconi. Il modello di riferimento è Tony Blair. Il 41% dei voti ottenuti alle europee rende possibile questo obbiettivo, specie se tale risultato sarà confermato dalle elezioni politiche che potrebbero anche essere anticipate all’estate del 2015 o al 2016, se le condizioni economiche saranno migliorate.

Chiarito l’obbiettivo, va aggiunto che Renzi ha davanti almeno 2 anni impegnativi durante i quali ha la responsabilità di mantenere le promesse fatte e ancor più di soddisfare una parte delle aspettative alimentate. Cosa farà davvero? La prima aspettativa dei Renziani è una piccola rottamazione della burocrazia: province costruite sul modello francese, riforma dei ministeri, accorpamento di partecipate (non saranno 1000, scenderanno a 6000, forse a 4000) ed enti di potere. La seconda è più incerta: una parte cospicua dei suoi elettori vuole meno austerità e più crescita. Qui tutto dipende da Hollande e dalle sue iniziative europee, Renzi si è posto in scia della Francia e cerca una sinergia con questo paese. Tra 6/8 mesi farò il punto su questa sfida, per ora faccio una considerazione secondaria e accessoria: Una parte degli elettori di Renzi non è europeista e neanche lui lo è al 100% anche se ha incassato gli elogi europeisti della stampa internazionale. Di conseguenza, Renzi dovrà dosare e contenere le sue critiche a Bruxelles senza tacitarle del tutto.
Renzi ha anche degli alleati potenti e questi hanno fatto richieste precise:
a) indebolimento del sindacato soprattutto attraverso la riforma dei contratti nazionali;
b) Riduzione del pubblico impiego, specie al sud;
c) Spending review, in una prospettiva reale che è clientelare e tese a privatizzare beni pubblici di pregio.

Questi alleati potenti sono esigenti, vorranno soddisfazioni immediate, queste saranno nascoste nei prossimi atti e noi le sapremo fra qualche tempo. Renzi è tuttora protagonista, i Renziani dell’ultima ora continuano a stare con lui.
Egli ha un unico punto debole, le piazze. Se queste saranno vuote lui continuerà a navigare e cambierà anche la costituzione, in meglio, tra l’altro, ma non in modo durevole.

Ora posso trattare del suo avversario presunto, di quello che ho definito la sua ombra: di Beppe Grillo Farage, un attore che scopre la politica in vecchiaia e che cerca di andare oltre Hitler e Berlinguer. Mi ispiro in piccola parte ad uno scritto di Pino Cabras apparso il 31 maggio sul sito megachip.globalist.it dove Grillo è difeso dall’attacco della stampa europeista dominante!
Continuo a pensare che Grillo abbia imboccato il viale del tramonto politico a novembre 2012 e che abbia avuto un successo di un giorno e mezzo a fine febbraio 2013. Il resto è tutto un disastro, al momento, non irreversibile, ma grave e crescente. Come ho anticipato in parte in uno scritto recente, il m5s è andato al voto europeo senza candidati e senza un programma ovvero senza un’identità ed è stato dimezzato.
Solo dopo il voto europeo, Grillo ha avuto il coraggio (o la necessità di fare una scelta) e questa è l’alleanza con Nigel Farage. Va scritto che si tratta del vecchio modo di fare politica: prima si vota e poi si decide! Questo deve farci pensare molto. Di sicuro questa scelta ha offerto un bersaglio per l’artiglieria del giornalismo oligarchico italiano che ha anche incassato la vittoria di Renzi.
Grillo sconterà mille volte questa alleanza, ma forse è quello che vuole se punta ancora a ridimensionare il m5s.
L’UKIP non sarebbe tanto brutto come lo dipingono i nostri giornali, ma è anti europeista e questo basta per contestargli qualunque nefandezza e per trovare un terreno di scontro con il m5s dove la partitocrazia è vincente sia a livello di vertici politici che di consenso popolare se è vero che gli elettori più attivi sono anche più europeisti mentre chi contesta si astiene.
Io continuo a pensare che le scelte errate di Grillo e Casaleggio siano consapevoli, cioè che gli effetti ottenuti (prevedibili) siano anche quelli voluti.
Un difetto vecchio e vero dei partiti italiani (che sono anche delle imprese, con redditi e dipendenti) è quello di creare una nicchia di potere irresponsabile nelle istituzioni per poter realizzare progetti non espliciti. Questa realtà antica, insieme ad un’irresponsabilità che è fenomeno generalizzato, aiuta a capire molte cose.
La vera natura del m5s non è informatizzata e tecnologica, è ottocentesca: siamo al piccolo gruppo di potere e ai vecchi comitati elettorali che gestivano tutte le decisioni importanti.
Fino ad oggi e per queste ragioni, il movimento non è stato capace di andare in piazza molto spesso e le poche volte che l’ha fatto non ha mai avuto un vero tema di scontro.
Ora cominciate a capire perché dico che Grillo è l’ombra di Renzi e non un vero avversario?
E’ disorganizzato e disorganizzante, decide in gruppi ristretti e oltre i personal computer, non sa trovare alleati forti e credibili (che forse non ci sono)!
Io sono contro la “fascistizzazione” del m5s, ma devo scrivere che questo movimento non serve al paese e a ben vedere non serve a nulla, ma fa comunque paura ai potentati.
Questo m5s contiene le energie per diventare qualcosa di migliore e utile: i potentati lo sanno, Grillo e i suoi eletti no.

 
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Trionfa Porta a Palagio

Post n°808 pubblicato il 16 Settembre 2014 da amici.futuroieri
 

Il Palio dei bambini di Cerreto: trionfa Porta a Palagio
16 Settembre 2014
Di F. Allegri
Questo scritto è anche il mio bilancio sui festeggiamenti di Santa Liberata del 2014 parte dalla fine.
Inizio con il palio dei bambini che per me è il vero fiore all’occhiello del Settembre cerretese, il suo gioiello da valorizzare ancora e ancora, di fatto una manifestazione quasi unica in Italia.
Il Palio dei ragazzi consiste in una ripetizione del Palio del Cerro dove si sfidano i bambini al posto dei normali campioni della squadra.
L’unico limite è l’età, il compimento dei 12 anni.
Il dato di partenza del palio dei ragazzi del 2014 è facile da determinare.
Si parte dalla vittoria travolgente che è stata ottenuta dalla Contrada di Porta a Palagio.
Essa era la favorita, non lo diceva, ma i suoi contradaioli lo sapevano.
Si aspettavano la vittoria, è stato un trionfo con molti record nei risultati delle gare e anche il record finale.
Il risultato finale è un punteggio record che eguaglia quello stabilito da S. Maria al Pozzolo nel 2009: 23 punti sui 24 possibili in teoria ovvero 5 vittorie e un secondo posto.
E’ record anche il distacco della seconda, 6 punti su Porta a Caracosta che ha chiuso il palio con 17 punti.
Aggiungo che Porta a Fiorentina è giunta terza con 11 punti mentre i campioni in carica di Santa Maria al Pozzuolo ha finito con solo 9 punti.
Il successo di Porta a Palagio parte dalla gara femminile del tiro degli anelli: la sua concorrente A. Leggieri non ha fatto errori 10 centri su dieci, in questa contrada non era mai accaduto.
Altro piccolo campione è F. Borromeo che ha vinto da solo la gara della corsa nei sacchi e ha fatto un primo ex aequo nel lancio delle palle con 9 centri su 10.
La squadra della fune era la favorita, e dato che era anche alla sua ultima partecipazione per raggiunti limiti di età ha voluto finire bene.
E’ stata una finale lunga con una reazione dei suoi avversari di Porta a Caracosta, meno pesanti, ma molto tecnici.
Anche G. Bartolini ha fatto due gare, ha vinto nella corsa dei troppoli ed è giunto secondo nella corsa nel fustino.
Questa vittoria netta fa sperare i contradaioli di Porta a Palagio, c’è già mezza squadra per il prossimo anno, 15 punti teorici su 24.
Servirà una nuova fune e una nuova tiratrice degli anelli, ma nel complesso che Porta a Palagio sarà la favorita anche il prossimo anno.
Chiudo con alcune considerazioni generali.
A Cerreto si respira un’aria nuova e migliore e questo si vede anche nei festeggiamenti di Settembre, c’è una nuova partecipazione, ci sono eventi nuovi e nuovi volontari.
Dopo 20 anni difficili, posso scrivere che Cerreto sta uscendo dalla crisi e dal grigiore.
Infine scrivo che ho apprezzato anche la mostra dei palii donati alla chiesa in questi anni, si tratta di drappi di grande pregio che meritano un pubblico folto e competente.
Chi mi conosce sa che l’idea del museo dei Palii del Cerro è un mio vecchio cavallo di battaglia visto nell’ottica di una valorizzazione turistica dei nostri eventi e dei nostri luoghi.

 
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La forza della partitocrazia

Post n°807 pubblicato il 12 Settembre 2014 da amici.futuroieri
 

SAGGIO BREVE
La forza della partitocrazia

12/09/2014
Di F. Allegri
Le elezioni (di qualunque tipo) sono il momento migliore per valutare la salute di un sistema politico e questo si può fare anche dopo le elezioni europee della scorsa primavera.
Il risultato è chiaro: ha vinto la partitocrazia e non è cambiato nulla, ha vinto lei perché è molto più forte di quanto credano i suoi avversari. Qualcuno crede che la partitocrazia vinca perché gli italiani preferirebbero “la stabilità politica”, non è vero.

Questo non è vero, ma è un buon punto di partenza per il mio ragionamento.
Se si somma quella grande galassia politica che compone gli italiani che si astengono dal votare con quelli che hanno votato il M5S, Di Pietro, e in parte la Lega e i 16 Partiti Comunisti si supera il 60% degli italiani.
Qui trovo tutti gli avversari illusi della partitocrazia: il loro limite è che questi soggetti pensano che la massa informe appena delineata abbia uno scopo comune ovvero quello di sradicare la partitocrazia.
Quando fanno questa somma vedono un esercito coeso e maggioritario!
Si sbagliano di grosso, non è nemmeno una folla o una platea e a ben vedere ci sono anche gli astenuti consenzienti e soprattutto ci sono i folti gruppi dei velleitari, degli impotenti e dei non pensanti.
Al contrario, i grandi gruppi coesi sono all’interno della partitocrazia. Il più forte tra loro si chiama PD e alle elezioni europee ha spopolato con oltre il 40% dei voti validi espressi: questo partito è il più partitocratico di tutti, con un apparato forte, attivo e vecchio.
Questo partito infiltra ogni settore della società italiana e ha approfittato dello sfaldamento e della scissione di comodo dei conservatori di Forza Italia.
Va precisato che il successo europeo di questo PD è molto parziale, di fatto solo un italiano su cinque l’ha votato.
Questo risultato è sufficiente per farmi dire: “La partitocrazia è troppo forte per i suoi piccoli e numerosi avversari, tutti illusi, quasi sempre velleitari, talvolta pericolosi per se stessi”.
La partitocrazia ha trovato un suo nuovo campione: Matteo Renzi.
Si definisce il rottamatore, ma si rivelerà presto come un nuovo gattopardo disposto a fingere che tutto cambi purché nulla cambi.

Qual è l’offerta politica di Matteo Renzi?
C’è chi pensa che il PD di oggi sia una nuova Democrazia Cristiana e che abbia vinto in modo schiacciante.
Non è una nuova DC, è un consorzio di poteri forti, ben nascosti dentro le molte correnti del partito e come ho detto sopra non avrebbe vinto in modo schiacciante ….. se l’Italia avesse una sola opposizione, forte e chiara.
Dopo aver scritto questo posso affermare che il popolo italiano ha scelto, semplicemente, l’offerta politica migliore sul mercato elettorale, specie per quel particolare parlamento!
Il gattopardo Renzi non ha fatto una grande offerta, ma questa era meglio di quelle di Grillo e Berlusconi perché queste due erano inadeguate se è vero che Casaleggio e Grillo volevano andare oltre Hitler e Berlinguer!
Ecco il primo nemico debole della partitocrazia.
Questo principio elettorale del M5s mi pare un’indicazione vaga, come minimo, specie se penso che Grillo è finito nello studio di Bruno Vespa dove è stato divorato dal conduttore televisivo.
In quello studio Grillo ha stupito in negativo, ha dimostrato che non è in grado di sostenere una normale conversazione televisiva: senza il copione e il repertorio si perde!
In piazza è un leone, ma in studio si è rivelato un coniglio!
Per il futuro, farà bene a non tornare in TV, ma in ogni caso va scritto che a febbraio 2013 il M5s ottenne un risultato miracoloso, stavolta ha avuto il suo primo ridimensionamento (penso che sia il primo di una lunga serie di arretramenti).
Grillo ha portato il nulla (zero progetti, zero impegni) alle votazioni europee ed ha ottenuto la metà dei voti rispetto alle politiche del 2013.
Non c’è da aggiungere molto: così cadde un altro nemico della partitocrazia!
Il m5s era un’orda del caos, un microcosmo interno a quella galassia farcita di realtà deboli e divise.
Anche questo microcosmo è debole e diviso, anche se nasconde bene questo suo difetto.
Il nulla di Grillo ha cercato di essere il contenitore di tutto ciò che si oppone alla partitocrazia, dall’ambientalismo della crescita zero al giustizialismo, ha rincorso i mille complottismi, e il movimento contro il signoraggio, c’è pure del leghismo, ma non sempre.
Grillo ha offerto un contenitore vuoto a tutti i movimenti coriandolo che lo circondano e ai malcontenti, ma esso si è rivelato un colabrodo.
Forse vi domanderete: cosa intendo per “il nulla di Grillo”?
Il nulla è il referendum sull’euro e anche il deciderà la rete su questo e quello.
E’ nullità politica anche il suo parlare di democrazia diretta mentre ha costruito una struttura politica che ricorda il PSI di Craxi e anche il primo Forza Italia.
Un leader deve proporre gli obbiettivi chiari e questi devono essere testimoniati con il suo esempio e con l’impegno quotidiano, i processi decisionali sono più importanti delle decisioni prese.

La parte finale di questo saggio va dedicata a Berlusconi.
La domanda iniziale è: Quale era il suo progetto politico per le elezioni europee?
Io ho visto solo il suo cagnolino, Dudù.
Toti e Alfano, per me, pari sono!
Non cambia nulla, il consigliere del presidente non primeggerà tra gli avvocati e le belle donne di Silvio; Serve a dare l’immagine del delfino del sovrano, e nulla più.
Silvio è stato meno in TV, ma stavolta non ha detto niente, voleva criticare la Merkel restando nel PPE e che dire sull’aumento delle pensioni minime a 1000 euro: non sa che gli anziani alzano la percentuale degli astenuti, per cause naturali?
Questo Berlusconi mi è parso in secondo piano, per me, questo PDL è un esercito di riserva della partitocrazia.
La vittoria di Renzi ha ridotto anche le differenze tra nord, centro e sud: ha vinto dalle Alpi fino alla Sicilia.
So che criticherò Renzi a lungo, ma comincerò nei prossimi scritti e anche questo è un successo della partitocrazia.

 
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I campioni dell'eolico

La Danimarca, il Portogallo e la Spagna sono i leaders del mondo per l’energia eolica
J. Matthew Roney
www.earth-policy.org/data_highlights/2014/highlights46
Earth Policy Release
Data Highlight
27 maggio 2014

Nel 2013 la Danimarca ha prodotto un terzo della sua energia elettrica dal vento nel 2013.
In nessun altro paese la quota del vento nella produzione annua di energia ha superato il 30%.
Ma i danesi non si fermano lì — tengono d’occhio un obiettivo del 50% di eolico entro il 2020, con la maggior parte dell’espansione necessaria proveniente da parchi eolici offshore.
L’esperienza recente dimostra che la rete della Danimarca può accogliere questa energia eolica e molta di più: l’energia elettrica prodotta dal vento ha superato il 100% della domanda la sera del 3 novembre 2013.

Nel 2013 in Portogallo, le centrali eoliche producono quasi un quarto dell’energia elettrica.
La situazione è stata simile nella vicina Spagna, dove l’energia eolica ha rappresentato il 21% della produzione di energia elettrica, molto vicina al nucleare al 22%.

Più del 17% della produzione di energia irlandese del 2013 è arrivata da impianti eolici.
Nel corso dell’anno, la quota dell’eolico è stata spesso al di sopra del 50%, arrivando al 59 per cento il 16 settembre, secondo il gestore di rete EirGrid.

E in Germania e nel Regno Unito, paesi con una popolazione complessiva di 145 milioni, l’eolico ha contribuito a quasi l’8 per cento della produzione di elettricità nel 2013.
4 stati della Germania settentrionale ottengono la metà o più della loro elettricità dal vento.
Queste cifre delle due maggiori economie europee sorprendono tanto quanto il fatto che ognuno dei 2 paesi ha un potenziale di generazione eolica pari al 100% dell’energia che gli serve.

Vediamo cosa succede tra gli altri emettitori di carbonio più importanti del mondo.
Questo include, naturalmente, gli Stati Uniti, dove i parchi eolici attualmente forniscono il 4% dell’energia elettrica nazionale.
Iowa e South Dakota guidano la classifica a livello statale, dal 2013 ognuna genera oltre il 25% della sua elettricità dal vento.
E in Cina, l’energia eolica — nonostante rappresenti meno del 3% dell’elettricità prodotta — ha superato recentemente il nucleare diventando la terza più grande fonte di energia del paese dopo il carbone e l’idroelettrica.
Con un potenziale di generazione che è più di 10 volte la domanda attuale, il vento potrebbe diventare un giorno la principale fonte di energia elettrica della Cina.
# # #
Per ulteriori informazioni, vedi l’ultimo indicatore sull’energia eolica dell’Hearth Policy Institute.
I dati e le risorse aggiuntive sono disponibili su www.earth-policy.org.
Sentitevi liberi di passare queste informazioni ad amici, familiari e colleghi!

Contatto per i media: Reah Janise Kauffman
Contatto per la ricerca: J. Matthew Roney
Earth Policy Institute
1350 Connecticut Avenue NW, Suite 403, Washington, DC 20036

Tradotto da F. Allegri il 10/09/2014.

 
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LE PAROLE E LA VITA

Il Maestro - Primo atto- Quarta conversazione
LE PAROLE E LA VITA

Di I. Nappini

Agazzi: La tua abilità e il tuo sapere sono grandi.
Ci hai proprio preso con il meccanismo di pubblicità, spettacolo e falsa informazione che ci domina e ci controlla per mezzo dell’indirizzare le nostre fantasie, le nostre idee.
Riconosco che c’è molto di vero in ciò che dici. Ma ora dal momento che siamo venuti qui nella tua oliveta devi accettare di rispondere a delle domande. Rispondere secondo verità.

Franco Fusaro: La “Verità” oggi è diventata un modo per dire dogma, certezza scientifica, sapere granitico. Ma una verità su di me detta da me esige la tolleranza dell’apologia, della riservatezza, del mascheramento. Ma se posso risponderò alla tua domanda.

Clara Agazzi: Perché non hai proseguito gli studi. Perché non hai tentato la carriera accademica, perché non hai costruito una piccola realtà editoriale, la carriera politica.

Franco Fusaro: La NATURA è il mio libro. Esattamente il primo dei miei libri. Per mia sfortuna molti non capiscono i termini nei quali si manifesta, la parola che è dietro i suoi silenzi, il sapere che è dietro il vento che fa risuonare gli alberi o nella pioggia, o nella neve, o nel sole che fa maturare i frutti. Qui è la grande lezione della vita, per questo ho fatto di tutto per togliere la chimica e altre diavolerie dai miei campi. Seguo la terra con il rispetto che le è dovuto, e cerco in tutti i modi di non forzarla. C’è chi riesce a parlare con il mare, chi può sentire il suono delle nostre desolate periferie, chi ascolta la terra.
ECCO CHE DA QUI ARRIVA LA MIA CONSAPEVOLEZZA DI UN MONDO CHE È OLTRE L’APPARENZA DI QUELLO CHE SI MANIFESTA IN TELEVISIONE, ALLA RADIO, AL CINEMA; ESISTE QUALCOSA CHE NON SI PIEGA ALLA MISTIFICAZIONE, ALLA DISTORSIONE, AL RACCONTO MENZOGNERO.
Ma cercarlo, capirlo, ascoltarlo esige un grande silenzio interiore e tanta capacità di mettersi in discussione. Chi se non il lavoro del contadino sapiente può insegnar questo. Io vedo realtà e apparenze ma se resto saldo fra i due mondi posso parlare dell’uno e dell’altro.
Non è questa politica? Non è questo vero sapere?

Clara Agazzi: Ma i soldi, la carriera, il rispetto…

Paolo Fantuzzi: I soldi, il posto, lo stipendio fisso. Magari come insegnante di Stato. Uno stipendio medio - basso ma sicuro.

Stefano Bocconi: Del tuo sapere cosa rimane… Chi ascolta… Chi scrive di te… Chi parla di te...

Franco Fusaro: Voi non siete qui? Non siete giunti da punti diversi della provincia? Non avete cercato la mia parola. Io non ho forse interrotto il lavoro per ascoltare e per rispondere. Così è.
Allora ci sono tre esseri umani in cerca di riposte e uno che mostra loro la via per trovarle.

Paolo Fantuzzi: D’accordo. Qui siamo. Tu dunque hai le risposte? Ma se finora abbiamo espresso solo inquietudini, suggestioni, paure. Sono domande queste? Credi di poter rispondere a simili domande che non sono domande?

Franco Fusaro: Ma voi non siete qui per le risposte che sarebbero banali e limitate. Voi siete qui PERCHÉ IO HO TROVATO UN MODO D’INTERROGARE QUESTO PRESENTE e questo desiderate da me. Desiderate un sapere che è memoria, prospettiva nel futuro, attenzione per ogni istante che esiste qui e ora. Voi desiderate che tracci per ciascuno un percorso diverso ma simile al mio. Voi non cercate una riposta banale. Voi cercate un metodo, una linea, un punto fisso nella vostra vita. C’è un prezzo ed è conoscere se stessi. E QUESTO VUOL DIRE FAR I CONTI CON IL DISPREZZO SOCIALE, CON LA FORTUNA AVVERSA, CATTURARE LE PAURE, EVIDENZIARE I RIMPIANTI, TOGLIERE DA SÉ IL SENSO DI AVER PERSO UN RUOLO SOCIALE, UN SENSO D’APPARTENENZA A UN TERRITORIO E A UN DESTINO COMUNE. Vi sentite oppressi, privi di forza morale e fisica, schiacciati da un ruolo sociale che sentite meschino, in voi c’è la naturale infelicità degli appartenenti ai defunti ceti medi del Belpaese distrutti dai processi di affermazione del dispotismo finanziario internazionale, di globalizzazione economica e di secolarizzazione dei costumi. In una parola voi siete mossi da profonde inquietudini cercate autentiche certezze, o magari soltanto conforto psicologico, o amicizia. Cercate in me uno scudo psicologico, una verità magari consolante di breve momento. Invece credo sia bene affrontare la questione della via, del chiedersi quali sono i propri valori, di quale natura sia l’effetto di conoscere l’esistenza con mezzi comunemente dati. La prima libertà parte da se stessi, dal potersi chiamare con un nome e un cognome proprio. Se puoi rispondere alla domanda chi sei le altre domande e risposte seguiranno.

Stefano Bocconi: Ci sto. Dunque dimmi chi sono.

Franco Fusaro: Ma questa è la tua risposta. Non la mia. Tu sai chi sei davvero? Se non lo sai potrai esser schiavo di chiunque racconti la tua vita e ti seduca con il suo ragionamento.

Paolo Fantuzzi: Ha parlato finora di pubblicità. Ci sarà un motivo.

Clara Agazzi: Chiaro. Oggi la pubblicità vende il mito e la favola legata al prodotto, vende il prodotto come fatto sociale e simbolico, se sei ciò che hai sei quel che vuole la pubblicità commerciale, la banca, il rivenditore, il produttore, la grande distribuzione. Un pezzo, un mezzo, un tramite. In una parola un bullone della grande macchina del sistema di produzione, consumo, spartizione delle ricchezze prodotte.

Franco Fusaro: Ma il bullone può avere un nome o solo una matricola. Questa è la differenza. C’è una dimensione meccanica nell’uomo che vive in società, essa tendenzialmente precede la civiltà industriale. Stavolta però è diverso il potere oggi non è più solo dominio è anche consenso e quindi immagine del mondo, sapere fittizio e legato al qui e ora. Il potere che controlla i corpi, le convinzioni, le fantasie, gli atti quotidiani è dentro di noi. Per mille vie è diventato senso comune e giudizio sul vissuto quotidiano senza avere la forza della legge divina o della retta persuasione, o del decreto di un giusto sovrano. QUINDI IL PROBLEMA È QUALE STRADA PER METTERE UN PO’ DI DISTANZA FRA LA MACCHINA CHE È IN NOI E QUEL NOME CHE CI APPARTIENE E APPARTIENE ALLA COLLETTIVITÀ IN QUANTO COMUNIONE DI LIBERI SOGGETTI? LIBERATEVI PER UN PAIO D’ORE DA OGNI PAURA E PREGIUDIZIO E COMINCIATE AD ASCOLTARE, A PENSARE CON LA VOSTRA TESTA.

Clara Agazzi: Iniziamo allora. Cosa dobbiamo sapere ancora che già non sappiamo?

Franco Fusaro: Mettete insieme ciò che sapete, costruite il senso di quanto vi disturba, vi fa male. Da dove viene il vostro disagio, chi lo agita contro di voi, chi dà la risposta più ovvia, più banale che ripetuta centinaia di volte diventa luogo comune? Prima le domande.

Stefano Bocconi: DA ANNI SONO AMAREGGIATO MI SEMBRA DI NON ESSER DIVENTATO RICCO, DI NON ESSER UN VINCENTE, UNO CHE HA SFONDATO.

Paolo Fantuzzi: IL MIO LAVORO È SEMPRE PIÙ PRECARIO. Con questa gente povera che viene da ogni dove pronta a prendere il mio posto sono diventato diffidente, acido.

Clara Agazzi: MI TROVO IN DIFFICOLTÀ CON LE FAMIGLIE, LE SCOLARESCHE, I DIRIGENTI SCOLASTICI. Hanno quel linguaggio commerciale che sta modificando il senso dell’insegnare e del vivere.

Franco Fusaro: Già tre risposte, e già tre domande. Tracciate una linea fra le vostre inquietudini e vedrete che prende forma una parte del processo per il quale l’economia, o meglio la finanza è diventata culto, fede religiosa. Ciò che prima era cosa di spettanza ai Re e ai Principi oggi è materia di contrattazione fra banchieri, finanzieri, CEO delle multinazionali e soggetti politici deboli e ricattabili sul piano del finanziamento delle loro organizzazioni. QUI NELLA PARTE DI MONDO LEGATA ALLA FINANZA INGLESE E STATUNITENSE SI È IMPOSTA UNA RIDUZIONE DELLE PREROGATIVE E DEI POTERI DEI SOGGETTI POLITICI E UN RAFFORZAMENTO DELLE CAPACITÀ DI COMANDO E CONTROLLO DELLA GRANDE FINANZA E DELLE MULTINAZIONALI. Questo che è un fatto storico dall’alto scende verso il basso, che arriva alla vita di chiunque. Si forma alla fine degli anni settanta come progetto e si realizza dalla metà degli anni ottanta del Novecento.
Si chiama ideologia neo-liberale, e come ideologia è oltre il singolo Stato o il singolo personaggio politico e finanziario; si tratta di qualcosa a metà fra la religione e l’acquisizione illimitata di ricchezza e di potenza. Non un movimento o un partito come ve ne furono nel Novecento ma qualcosa di nuovo. Chi oggi cerca nelle vecchie categorie politiche la formula per tagliare il nodo del dubbio rimane con il nodo.
Ad esempio l’immigrazione che favorisce taluni tipologie d’impresa che sfruttano il lavoro dei poveri e poverissimi è riconducibile alla categoria di progressista o conservatore? Evidentemente no, queste categorie saltano. L’Euro come moneta unica è cosa riconducibile ai concetti di fascismo e antifascismo? Evidentemente no, si tratta di un fatto politico straordinario che si colloca fuori da questi due concetti. La vecchia dignità borghese e la sobrietà di certi movimenti sindacali di sinistra del passato possono aver un rapporto con l’immagine altamente seducente del mondo dell’alta moda e dello spettacolo. Certamente no.
Eppure l’alta moda e il mondo dello spettacolo a livelli alti creano immaginario, crea desideri, perfino possono modificare i comportamenti. Le categorie del passato sono strumenti che vanno bene in alcune condizioni. Ma spesso prendere i termini della politica del passato davanti a questa terza rivoluzione industriale è prendere un martello per avvitare una vite. Si rischia il disastro.
Ora che l’interesse politico è stretto all’interesse personale, di gruppo, di categoria proprio i termini delle ideologiche del passato creano disagio, sgomento, errore se vengono usate per spiegare quel che è altro. Al contrario sarebbe importante operare come certi filosofi francesi e tedeschi del passato e fare una vera e propria genealogia dei valori che ci vengono trasmessi, delle parole che ci forzano ad usare perché ripetute migliaia di volte.
Perché un serio ragionamento sulle origini degli strumenti linguistici e di pensiero rivela la natura ideologica della trasformazione della politica in cinghia di trasmissione di enormi interessi finanziari e della riduzione della vita sociale a variabile da domare del meccanismo di produzione, consumo, distribuzione della ricchezza creata.

Stefano Bocconi: Quindi il sottoscritto quando ragionava di bilancio, di dare ed avere, di successo commerciale, di clientela usava termini ideologici. ERO UN POLITICO INCONSAPEVOLE.

Franco Fusaro: Se queste parole che tu hai detto le usavi nella vita quotidiana e non sul lavoro direi proprio di sì. Chi ad esempio chi parla di investimento affettivo ragiona in termini economici su questioni che attengono all’esistenza umana, al rapporto con l’altro, all’amicizia, all’amore. Se non è ideologia questa… non so. Io affermo che lo è.

Paolo Fantuzzi: Il mio linguaggio è quindi mutuato dall’economia?

Franco Fusaro: Direi di no. Dalla televisione, dalla radio, dalla pubblicità, dagli spettacoli televisivi, perfino dalle forme spettacolari delle antiche tribune politiche televisive. Il potere di oggi è dominio ed è egemonia. L’egemonia è anche o il controllo della parola, il controllo dei termini comuni, il controllo delle idee e delle illusioni che dominano il vissuto quotidiano. Ma dimmi avete delle parole autenticamente vostre? O come accade quando si lascia l’infanzia avete fatto vostre le parole del quotidiano, quelle che servono per comunicare?

Clara Agazzi: Ovvio che abbiamo lasciato le parole inventate nell’infanzia per quelle del linguaggio comune.

Franco Fusaro: Ovvio anche che le nostre parole sono quelle del XXI secolo perché un signore del Settecento usava ben altri termini e aveva aspirazioni e desideri diversi. Ecco che così però è stato fatto un primo passo. ORA AVETE INTESO CHE LE PAROLE NON SONO NEUTRALI E NEMMENO LE VISIONI DEL MONDO CHE ALCUNE DI ESSE VEICOLANO SPECIE SE ASSOCIATE A TALUNE SITUAZIONI. Pensate per a crediti e debiti scolastici o al concetto d’investimento affettivo. Il primo passo è chiedersi di quale natura sia il mio linguaggio e come esso modifica la percezione del mio mondo e della mia persona.

Paolo Fantuzzi: Devo dirlo. Sei davvero uno che pensa in grande e vede quello che altri non vedono. Ma sapere qualcosa di quel che dico e come lo posso spendere nella vita quotidiana?

Franco Fusaro: Hai usato il termine spendere. Forse devi chiederti cosa sia la tua vita quotidiana.

 
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La profezia di Brandano

Post n°804 pubblicato il 06 Settembre 2014 da amici.futuroieri
 

La profezia di Brandano
06 settembre 2014
Di F. Allegri
Oggi faccio un pezzo molto particolare con un intento che sarebbe sottointenso se non lo mettessi in premessa.
La pace è un tema perdente perché ha bisogno di forte spiritualità e questa serve di più della mobilitazione, anche quando questa è in buona fede (non lo è stata sempre).
Credo che il peggioramento della guerra in Ucraina meriti uno scritto di pace, simpatico e apparentemente dedicato ad altro …. Apparentemente.


Si chiamava Bartolomeo Garrosi, visse tra la Toscana e il Lazio tra la fine del ‘400 e il 1554 quando morì a Siena.
Era un mistico e un profeta che viveva di elemosine, possedeva solo un teschio e ossa varie che donava anche ai cardinali o a chi riteneva degno di tali doni, vestiva prevalentemente di stracci rossi.
Nelle campagne è ancora ricordato con il soprannome di Brandano o del “Beato” Brandano, il folle di Cristo.
La sua leggenda va oltre la Val d’Orcia e la Val di Chiana, arriva fino al Val d’Arno inferiore e al Montalbano.
In vita, previde il sacco di Roma, la caduta di Siena e la morte di papa Clemente VII.
Resta una profezia da avverare, questa: “Quando le carrozze viaggeranno senza cavalli, quando le donne porteranno la cresta come i galli, quando le macchie saranno giardini, sarà un vivere da assassini”. Il tempo predetto da Brandano sembra proprio quello contemporaneo!
Da un secolo le carrozze viaggiano senza cavalli, le donne hanno acconciature impresentabili (qualche cantante travestito arriva a mostrare barbe da vichingo) e poi c’è il discorso delle macchie viste come giardini …… si può pensare a parchi protetti e alle tante speculazioni che ci sono intorno.
Dopo aver verificato, superficialmente, le tre condizioni poste da Brandano, resta da trattare il tema del vivere da assassini.
Il secolo passato, con le sue guerre terribili, è stato sicuramente un tempo da assassini come lo fu l’epoca che visse Brindano, specie se si pensa alle prime guerre davvero sanguinose della storia che cominciarono allora e si sono centuplicate il secolo scorso.
Anche non viviamo anni di guerra e non ci rendiamo conto che tali conflitti sono collaterali alla nostra crisi economica e al fatto che i popoli occidentali non hanno coscienza dell’imperialismo che cresce e scatena rivalità con e tra le potenze secondarie, anche loro in ascesa.
Questo viene prima della perdita dei costumi tradizionali e della crisi dei valori.
Anzi dopo guerre tanto terribili cosa ci si poteva aspettare?
C’è da fare un discorso sul sessantotto, lo troverete nelle pagine della commedia il Maestro che pubblicherò nelle prossime settimane.
Brandano le indovinò tutte, ma può averne sbagliata una.
Non ci si può rassegnare al vivere un tempo da assassini, la risposta contraria c’è, è quella dell’impegno civile.

 
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La crisi davanti al fosso di Helm

Post n°803 pubblicato il 04 Settembre 2014 da amici.futuroieri
 

SAGGIO BREVE
La crisi davanti al fosso di Helm

2 settembre 2014
F. Allegri

In questi giorni stanno arrivando le analisi vere della situazione economica di crisi che gli italiani vivevano e provavano sulla loro pelle la scorsa primavera quando hanno votato per eleggere i parlamentari europei.
Io credo che vadano fatte varie considerazioni.
Si scopre oggi che i primi provvedimenti del nuovo governo guidato da Fonzie Renzi non hanno fatto miracoli e neanche piccole vittorie.
Non ci si può meravigliare di questo, è la continuità con i governi precedenti e in questo si può riscontrare la principale debolezza del paese: la debolezza economica.
Alcuni blogger e opinionisti famosi immeritatamente hanno parlato di voto falsato o condizionato da campagne pubblicitarie e di stampa troppo ottimiste.
Questo non è vero laddove presuppone che la crisi economica non abbia avuto un peso nelle scelte elettorali del voto europeista degli italiani.
Io affermo questo: quella realtà economica ha comunque determinato il risultato elettorale che conosciamo e che è chiaro: chi partecipa al voto sceglie Renzi!
Le altre opposizioni sono troppe, piccole perché lobbistiche o in crisi come il non movimento di Grillo e famigli perché disorganizzate e/o prive di obbiettivi chiari e condivisibili.
Con questa premessa io colloco la crisi davanti al fosso di Helm.
Cos’è il fosso di Helm?
E’ il potere finanziario italiano, le nostre banche, le assicurazioni intoccabili e super potenziate dalla nascita di Unipolsai, la borsa di Milano.
Il rapporto tra finanza italiana e voto europeo è la vera questione da valutare per capire il voto europeo e la vittoria di Renzi.
Ecco il concetto di base: mentre gli italiani attivi si sfidavano in un elezione europea scontata e priva di veri significati politici popolari, (aggiungerei un prefabbricata) si è combattuta una lotta finanziaria internazionale che ha coinvolto anche la finanza italiana laddove qualcuno ha cercato di abbattere il fosso di Helm.
Qui voglio dare una seconda spiegazione: quando certi politici vi dicono che servono capitali esteri e che vanno addirittura attirati, vi prendono in giro.
La finanza italiana è auto-referenziale, chiusa e arroccata nelle sue fortezze imprendibili e off limits.
I capitali non vengono perché non sono invitati!
La scorsa estate, mentre voi votavate, hanno provato ad entrare con forza e secondo me non ci sono riusciti.
Ora farò le considerazioni economiche consequenziali che si possono capire meglio se è chiaro questo postulato.

Lo spread continua ad andare bene, soprattutto per chi non sa fare le sottrazioni: Questo spread è il risultato di una sottrazione e come tale basta che la nostra situazione peggiori meno dell’altra per dare un risultato apparentemente positivo.
Al concetto delle politiche irrilevanti va aggiunto il fattore tempo che passa e scandisce il peggioramento delle malattie politiche e sociali del paese e vanno aggiunte molte costanti.
Una costante è la finanza italiana, questa controlla da secoli la borsa valori come una cosa sua.
Questa primavera l’ho vista in difficoltà, ma oggi posso scrivere che il fosso di Helm non è caduto.
La finanza italiana di oggi è la nipote delle grandi famiglie bancarie del Rinascimento: quella strana epoca storica che durò poco tempo e fini nelle invasioni straniere.
Questa primavera c’è stato un tentativo invisibile di invadere il porto sicuro dei nostri finanzieri, il loro fosso di Helm.
Forse devo chiarire che tale tentativo è stato invisibile proprio perché finanziario.
Dato che è invisibile non si sa se nel fosso di Helm c’è ancora un reggente con i suoi cavalieri.
Il dato certo è che il vero potere mondiale non protegge questo paese così piccolo e particolare.
Il punto successivo da considerare è l’uscita dalla crisi.
L’Italia continua a cadere, passando di crisi in crisi e di tassa in tassa.
Non ci si può meravigliare del perpetuarsi della crisi e va detta una verità che dovrebbe essere evidente: non c’è stato alcun contrasto reale rispetto alle grandi tendenze negative.
Passività è la parola giusta, ma senza scordarsi degli accaparratori e degli opportunisti.
Il Messico è vicino, è qualche mese che non lo scrivo.
Il paese degli orticelli ha finito la sua stagione ed è più facile che arrivi altro peggioramento se si deve sperare in miracoli e prodigi.
Chiudo pensando ai grillini dell’ultimissima ora, quelli saltati sulla bara del partitaccio morto a novembre 2012.
Mi rivolgo a quelli che si preoccupano (per invidia) dei super stipendi per poi dar sfogo alla loro bizzarria: Visto l’andamento, i super stipendi caleranno per causa naturale.
Il loro salario sociale è una truffa elettorale non sostenibile e figlia degli stipendifici pubblici improduttivi.
La vera questione anti crisi è in 2 parole, una è tabù, il protezionismo.
L’altra parte da un discorso che ho già fatto sugli stipendi decorosi per chi lavora davvero.
Su questo tema tornerò spesso.

 
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Feste a Cerreto Guidi

Post n°802 pubblicato il 02 Settembre 2014 da amici.futuroieri
 

678mi Festeggiamenti in onore di Santa Liberata (4 – 14 Settembre)
2 settembre 2014
Di F. Allegri
Anche quest’anno le feste di Santa Liberata sono promosse con grande slancio dalla comunità parrocchiali.
In paese si respira un’aria nuova, riscontro la riscoperta della partecipazione e ci sono nuove energie attive e c’è la riscoperta del Palio del Cerro che si annuncia combattuto e incerto ed è giunto alla sua 46° edizione.
Il Santuario si è arricchito di una preziosa opera artistica realizzata dal maestro Massimo Callosi che raffigura la vergine santa.
Il primo lotto del centro pastorale è stato completato.
Don Donato Agostinelli l’ha progettato come la casa di tutti i cerretesi, ospiterà la catechesi e l’oratorio, ci sarà socializzazione e formazione culturale/spirituale.

Tornando al tema delle feste, il calendario è ricco di avvenimenti.

Ci sarà un gemellaggio con Boville Ernica (domenica 7), altro comune devoto da secoli alla santa e la parrocchia riceverà la visita del parroco di Mirandola per ringraziare la nostra comunità per la vicinanza manifestata dopo il terremoto (domenica 14).
Mercoledì 3 ci sarà la consegna del “Cerrino d’oro”.

I festeggiamenti cominceranno con la prima processione giovedì 4 alle ore 21:30.
Il palio si svolgerà sabato 6, ma il primo spettacolo con gli sbandieratori sarà martedì 2 e tutte le contrade avranno la loro cena in piazza venerdì 5.
L’anteprima del palio comincerà alle ore 17 con la pesa della fune.
Domenica 7 avremo il gemellaggio suddetto arricchito da una messa celebrata dal rettore del Santuario di Boville Ernica e con i canti della Corale di San Leonardo e le musiche della banda di Boville. Nel pomeriggio è atteso il vescovo di San Miniato.
La sera ci sarà un concerto della Filarmonica “Leonardo da Vinci” e lo spettacolo pirotecnico a fine serata.
Nel corso della settimana ci saranno cerimonie in suffragio dei defunti, celebrazioni degli anniversari di matrimonio e la sera spettacoli teatrali o musicali.
Giovedì 11 ci sarà una camminata da San Miniato a Cerreto, “Sulle Orme di San Teofilo da Corte.
Il palio del ragazzi si svolgerà sabato 13 settembre.
I festeggiamenti si concluderanno domenica 14, a tarda sera ci sarà il lancio delle lanterne di pace.
Per approfondire il sito del palio è www.paliodelcerro.com

 
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Il consenso e l'essere umano

Il Maestro - primo atto – terza conversazione
Il consenso e l’essere umano

Di I. Nappini

Franco Fusaro appoggia una mano su un tronco. Si sostiene. Come se ritrovasse forza nel contatto con la materia vegetale.

Franco Fusaro: La parola chiave di quanto affermo è CONSENSO. Proprio così.
Il consenso è l’accettazione da parte di grandi masse elettorali dell’ordine esistente, delle gerarchie, delle logiche di potere, del culto del Dio - denaro, degli abusi che sempre seguono un sistema imperfetto e arbitrario frutto della contingenza storica e della necessità del momento.
IL CONSENSO È LA PARTE EMERGENTE DI UNA PSICOLOGIA DI SOTTOMISSIONE A QUEL CHE È E, DI CONSEGUENZA, SEMBRA SOLIDISSIMO, GRANITICO, SACRO.
In natura l’animale ha un ciclo vitale, ciclo che segue lo scorrere delle stagioni, sostenute queste dal senso delle ere che sono le frazioni di tempo degli eoni.
L’eone è un ciclo di tempo che segue il ciclo del cosmo.
Non c’è bisogno del consenso verso lo scorrere delle cose e il loro nascere, divenire e finire.
MA L’ESSERE UMANO È DIVERSO, HA UN TEMPO SUO…
Il suo tempo è un tempo di regni, d’imperi, di regimi repubblicani, oligarchici, tirannici, dispotici, perfino popolari, un tempo di religioni, un tempo di profeti, talvolta di messia.
L’essere umano è soprattutto la sua cultura e l’accettazione dell’ordine costituito, di una gerarchia sociale, di una creazione di modelli di creazione di ricchezza e redistribuzione di essa.
IL CONSENSO È IL LATO BUONO DEL POTERE, IL DOMINIO È QUELLO CATTIVO.
Qui in questa terra si preferisce il consenso al potere dominante perché il dominio che è esercito, polizia, repressione, brutalità dei servizi segreti è indigesto, è nocivo per gli affari.
Il consenso invece senza la durezza del potere convince con la televisione generalista, persuade con la pubblicità commerciale, indottrina con i telegiornali, distorce la realtà con il cinema, distrae con i giochi. Il consenso usa l’arma dell’immaginario collettivo, il consenso siamo noi e siamo chiamati uno per uno a rendere conto a noi stessi di ciò a cui prestiamo fede, ciò che ci persuade, ciò che domina le nostre passioni e aspirazioni

Stefano Bocconi: Giusto… Belle parole ma così chiami in causa noi stessi, chiedi molto.

Paolo Fantuzzi: Ovvio. Ciò che ci prende, che ci sospinge verso questa o quella meta. Quello che ci fa desiderare quel paio di scarpe o quel telefonino quello è manifestazione… come dire… Dillo tu commerciante!

Stefano Bocconi: Del tuo consenso! Proprio così. Lui ci racconta che il consenso è in noi. Dentro i nostri atti quotidiani. Anche il presentare della merce ai clienti, anche un lavoro fatto bene nel settore del mercato è atto culturale, anzi, atto di consenso culturale. L’obbedienza al sistema e ai suoi privilegi è nel quotidiano. Per questo io soffro così tanto. Non ho sfondato. Gli anni passano e non sono diventato un nababbo. Uno che ha vinto. Perché vincere è il qui e ora dell’essere ricchi e ostentare il posseduto con arroganza e clamore. Come i ricchi stranieri che finiscono sulle cronache mondane esagerati, opulenti e ricchi.

Franco Fusaro: Manca una voce.
Clara Agazzi: La mia. Non so. Il consenso per me è anche l’abilità da parte delle minoranze al potere di trasformare i più profondi desideri dell’essere umano, di distorcere i desideri, di trasformare la mentalità, di fare del consumo uno strumento politico. Perché certe forme di consumo sono forme di consenso a un sistema di cose nel mondo ingiusto e prevaricatore. Ma senza milioni di umani esperti in ogni genere di pubbliche relazioni e pubblicità tutto questo cesserebbe d’essere in tempi brevi. Questo sistema di produzione, consumi, redistribuzione dei carichi del lavoro e della ricchezza in parti diseguali regge perché esiste la pubblicità e la televisione. Se una radiazione proveniente dallo spazio distorcesse interrompesse il flusso di comunicazioni televisive per una settimana tutto il sistema andrebbe a pezzi; questo modello può vivere senza storia e senza filosofia, ma non senza la pubblicità commerciale.

Franco Fusaro: La pubblicità commerciale è una parte determinante del consenso. Si tratta della prima forma d’educazione oggi. La sua potenza è enorme per masse di capitali investite, per la qualità di esperti e specialisti che la realizzano, per le competenze specifiche che associa nelle sue operazioni essa è la massa potente dell’industria dell’intrattenimento e delle pubbliche relazioni. Senza conoscere un minimo la forza specifica del pubblicità commerciale non si può capire la potenza del consenso. Le logiche, le parole, i costumi, i comportamenti, la memoria stessa è condizionata dalla pubblicità commerciale. La pubblicità commerciale è stata fortemente legata all’intrattenimento, specie a quello televisivo. Farò ora una scomoda affermazione.
Oggi l’immagine della famiglia deve molto ai telefilm statunitensi degli settanta e ottanta mandati in onda ripetutamente sulle televisioni commerciali. Quel mondo del piccolo schermo frammisto alla pubblicità ha creato le forme della famiglia nella mente di migliaia di ragazzini e ragazzine di allora che oggi l’hanno infine costituita.
Il che non vuol dire che la serie di “Happy Days “ o di “Dallas” siano i modelli, ma lo sono stati nell’immaginario e questo pesò allora e pesa oggi. L’immagine del mondo ripetuta, ossessiva, sistematica si fissa e permane nell’essere umano, alla fine per molte vie condiziona le ricerca della felicità, del benessere e del proprio destino di vita. Spesso le performance dell’attore Henry Winkler conosciuto da noi come “Fonzie” erano più incisive di una predica in chiesa per quel che riguarda certi atteggiamenti verso la vita, in fondo anche quella lì era l’immagine del “sogno Americano”.
Il problema è infatti l’oggi, perché stavolta non c’è più un sogno prefabbricato chiavi in mano con attori bravi e di talento che lo propongono alle masse davvero credibile.
Oggi c’è il bivio fra il credere al sistema della persuasione dell’industria del cinema e dell’intrattenimento e della pubblicità e il cercare da soli ciò che si è e quel che si vuol essere. Non è una cosa facile. Occorre essere artisti e come artisti superare l’ombra proiettata da se stessi con un salto potente verso l’ignoto, verso la manifestazione del genio, verso il futuro possibile.

Paolo Fantuzzi: Tu chiedi troppo. Parli difficile. Ma dimmi non credi che anche la gente semplice, la meno provvista di sapere non abbia diritto ad essere qualcosa di meglio.

Franco Fusaro: Ma questa gente di cui parli… Davvero vuol essere qualcosa di diverso da ciò che è? Vuole davvero essere in questa vita ciò che può esprimere con i suoi talenti e le sue abilità?

 
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Lo scontro nel partito repubblicano

Post n°800 pubblicato il 27 Agosto 2014 da amici.futuroieri
 

L’ora di un Tea Party reale - nel 2016!
Ralph Nader
15 maggio 2014

Il Partito Repubblicano istituzionale - leggete la Camera di Commercio corporativa degli Stati Uniti e i loro leccapiedi potenti che controllano il Partito al Congresso - è in procinto di sconfiggere il Tea Party.
Il senatore Mitch McConnell, il leader della minoranza repubblicana, previde questo quando a marzo disse al New York Times che il suo marchio del repubblicanesimo aziendale stava per “schiantare” gli sfidanti che i Repubblicani storici dovranno affrontare nelle loro primarie.

Il piano per “schiacciare” i candidati del Tea Party è dettagliato, molto ben finanziato e in attuazione.
Durante le prime primarie in North Carolina, tanti soldi repubblicani sono andati al legislatore statale, Thom Tillis, una grande vittoria sul suo avversario del Tea Party, Greg Bannon.
Altri candidati del Tea Party in Kentucky e in South Carolina hanno perso, anche se, questo Martedì, nelle primarie repubblicane per il Senato USA in Nebraska ha vinto un candidato del Tea Party.

I dirigenti del GOP e il loro stratega, quello di George W. Bush, Karl Rove, vogliono vincere.
Non vogliono che altri candidati come Sharron Angle (Nevada) o Christine O’Donnell (Delaware) vincano le primarie del Senato solo per auto-distruggersi nelle elezioni generali con i democratici.
Vogliono evitare il ripetersi dell’incubo del 2010 ormai ben compreso.

Per due tornate elettorali - 2010 e 2012 - il GOP ha riconosciuto e accolto con favore l’energia che il Tea Party ha portato al partito repubblicano e ha cercato, con un certo successo, di cavalcare queste dinamiche supportate tutti i giorni da servizi di Fox News.
La sconfitta di Obama nel 2012 e l’ultima goccia – la caduta dei governativi impopolari nel 2013 guidati dal senatore Ted Cruz – convinse i capi del GOP a rinunciare all’assimilazione o al compromesso con il Tea Party, sia nei collegi elettorali che al Congresso.

Finalmente un John Boehner Speaker frustrato li vinse, unendosi al senatore McConnell e agli uomini con i soldi di Wall Street in una guerra non dichiarata contro i duri del Tea Party che si rifiutarono di mediare sulle loro convinzioni.
Ciò che il National Journal chiama “la strategia primaria della terra bruciata” nel GOP è più pesante della pubblicità televisiva.
Essa comprende “ricerca di un’opposizione” contro gli sfidanti e altri assalti pesanti che sono di solito riservati alle battaglie di novembre contro i democratici.

Il prossimo mese di primarie statali probabilmente registrerà le vittorie GOP contro i candidati del Tea Party, distribuendo i soliti mantra di “meno governo, meno tasse e deregulation” per mostrare ai loro elettori che i dirigenti del GOP sono conservatori e non Rinos (repubblicani solo di nome).

Naturalmente, i repubblicani ribelli hanno sentito prima questi mantra solo per vedere il GOP tornare indietro a Wall Street venendo da Main Street, multinazionali sopra le piccole imprese, e contratti governativi sempre più grandi per un capitalismo clientelare, con tasse più basse per i ricchi e potenti e oneri in più per la maggior parte dei lavoratori in lotta, indipendentemente dalle loro etichette politiche.

Dopo essere stati eliminati alle primarie del 2014, i Tea Party rinunceranno e torneranno all’ovile, disprezzati ed emarginati?

Saranno in grado di fare come hanno fatto molti della sinistra progressista cioè segnalare che non hanno nessun posto dove andare, perderanno il loro potere contrattuale e sceglieranno di accettare il candidato “meno peggio” sui temi del Tea Party tra il GOP ed i Democratici?
Se faranno questo, essi svaniranno nella storia.
D’altra parte, possono perseguire un programma che distingua il “conservatorismo” dal “corporativismo”.
Possono opporsi al capitalismo amicale e allo stato corporativo, contrastare l’attacco alla sovranità e la distruzione del lavoro gestita con accordi commerciali, e premere per più libertà civili con meno indagini governative e aziendali.

Possono spingere per far cadere le banche enormi “troppo grandi per fallire”, per evitare un altro crollo economico, e per sostenere la proprietà comunitaria e gli affari controllati.
Essi possono opporsi a guerre incostituzionali e all’Impero.
In breve, queste scelte rispecchiano la filosofia politica di Ron Paul che ha un significativo sostegno pubblico.

Il Tea Party ha già alcuni asset formidabili; riconoscimento del nome sui mass media diffuso, energia umana dimostrata, affluenza alle urne competente, capacità di raccolta fondi, supporto ai conservatori think tank amici e, purtroppo, poca competizione elettorale per gli obiettivi di cui sopra.
E il Tea Party li mostra! Essi non sono inclini ad essere sostenitori dalla poltrona.
Il Tea Party ha anche candidati di fama nazionale, senatori e governatori simpatizzanti, che, se stimolati, potrebbero essere i loro alfieri e sostenitori.

Sul lato negativo, le posizioni del Tea Party su molte questioni di salute e normativa di sicurezza e sui servizi sociali non sono condivise dalla maggioranza degli elettori.
Anche i loro candidati preferiti per la Casa Bianca non sono capaci di battere il GOP.
Rand Paul, per esempio, può provare per più di una tornata elettorale a dimostrare che può fare appello ai repubblicani tradizionali.

Tuttavia, la possibilità dei Tea Party di ottenere almeno dal cinque al dieci per cento del voto totale nel 2016 può essere sufficiente ad attirare una leva politica contro una tirannia bipartitica.

Nelle nostre aste politiche decadenti, sempre alla ricerca di denaro, ciò sarebbe più fresco  con autentici conservatori libertari che attaccano le corporazioni imperiose che fanno alleanze minimali con il nostro paese e la sua gente.

Tradotto da F. Allegri il 27 agosto 2013.

 
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Il bike sharing

Post n°799 pubblicato il 25 Agosto 2014 da amici.futuroieri
 

Scheda sul bike sharing
Earth Policy Release
14 Maggio 2014

La prevalenza di biciclette in una comunità è un indicatore della capacità di fornire un trasporto a prezzi accessibili, della minore congestione del traffico, del calo dell’inquinamento atmosferico, dell’aumento della mobilità, e dell’offerta ginnica alla popolazione mondiale crescente.
I programmi di bike - sharing sono un modo per diffondere le biciclette tra le masse.

All’inizio del 2014, circa 600 città di 52 paesi attuano programmi avanzati di bike sharing, con una flotta complessiva di oltre 570.000 bici.
La Spagna è il leader mondiale con 132 programmi diversi di bike - sharing.
L’Italia ne ha 104, e la Germania 43.

Il programma più grande del mondo di bike - sharing è a Wuhan, la sesta città della Cina, con 9 milioni di persone e 90.000 bici condivise.
Nel 2013, la Cina ha attuato 82 programmi di bike sharing, con una flotta enorme combinata di circa 380.000 biciclette.

Gli Stati Uniti attuano 36 programmi moderni di bike sharing.
Con una serie di nuovi programmi in cantiere e con le espansioni pianificate dri programmi esistenti, la flotta statunitense è impostata per quasi raddoppiare le oltre 37.000 biciclette condivise pubblicamente entro la fine del 2014.

Da quando il sistema del Vélib fu lanciato a Parigi nel 2007, il numero dei ciclisti sulle strade è aumentato del 41 per cento.
Quasi 24.000 bici possono essere ritirate presso le oltre 1700 stazioni tra la città e i sobborghi.
Il sistema Barclays Cycle Hire di Londra fu lanciato nel 2010 con 6.000 biciclette ed è cresciuta a oltre 9.000.
Nuove piste ciclabili e nuovi tracciati ciclabili designati hanno contribuito a crescere l’utenza.

Le città del bike - sharing stanno scoprendo che la promozione della bicicletta come opzione di trasporto può portare a una maggiore mobilità e a strade più sicure per tutti.

Il bike sharing, le piste e le altre infrastrutture amiche della bicicletta sono una manna per le economie locali.
Con oltre la metà della popolazione mondiale che oggi vive nelle città, c’è un enorme potenziale per i governi municipali e per gli urbanisti per aumentare l’uso della bicicletta.

Con costi annuali nella maggior parte delle città ben al di sotto dei $ 100, il bike sharing è di gran lunga più conveniente rispetto al costo medio di 7.800 dollari stimato da AAA per chi possiede una macchina e fa 10.000 miglia all’anno.
Durante il primo anno nel quale le persone abbandonano la guida regolare per diventare un pendolare in bicicletta, si possono perdere 10 libbre o più.
# # #
I dati e le risorse aggiuntive sono disponibili su www.earth-policy.org.
Sentitevi liberi di passare queste informazioni ad amici, familiari e colleghi!
Contatti per la ricerca: Janet Larsen e Emily E. Adams
Earth Policy Institute
1350 Connecticut Avenue NW, Suite 403, Washington, DC 20036

Tradotto da F. Allegri il 25/08/2014

 
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