L'eolico batte ancora il nucleare in Cina

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L’Eolico batte ancora il nucleare in Cina
J. Matthew Roney
www.earth-policy.org/data_highlights/2015/highlights50
Earth Policy Release
Data Highlight
5 Marzo 2015

La Cina, il paese che sta costruendo più reattori nucleari di ogni altro, ha continuato nel 2014 a ottenere più energia elettrica dal vento che dalle centrali nucleari.
Ciò è avvenuto nonostante le velocità medie del vento in diminuzione nel corso dell’anno.
L’elettricità generata dai parchi eolici cinesi nel 2014 — il 16 per cento in più rispetto all'anno precedente — potrebbe alimentare più di 110 milioni di case cinesi.

La Cina ha aggiunto un record mondiale di 23 gigawatt di nuova capacità eolica nel 2014, per una capacità cumulativa installata di circa 115 gigawatt (1 gigawatt = 1.000 megawatt).
Quasi l’84 per cento del totale — o 96 gigawatt — è collegato alla rete e invia energia libera da carbonio ai consumatori.

Mentre l’installazione degli impianti di energia eolica in Cina decollò a metà degli anni 2000, l’espansione di rete elettrica e infrastrutture di trasmissione non poteva tenere il passo.
Ma la situazione sta migliorando: la Cina sta costruendo il più grande sistema di trasmissione ad altissima tensione del mondo che collega le lontane province settentrionali e occidentali ricche di vento a quelle centrali e orientali più popolate.
Allo stesso tempo, il governo sta fornendo incentivi per lo sviluppo eolico in aree meno ventose, ma più vicine ai centri abitati.
I progressi nella tecnologia eolica possono consentire una maggiore produzione di energia in luoghi privi delle risorse eoliche più forti.

L’obbiettivo eolico della Cina è quello di avere 200 gigawatt connessi alla rete entro il 2020.
Secondo la China National Energy Administration, lo stato cinese ha quasi 77 gigawatt di capacità eolica in costruzione: questo rende tale obiettivo molto vicino alla realizzazione.
Gli sforzi per rafforzare la rete e per collegare più turbine stanno riducendo la quantità di potenziale generazione eolica persa ogni anno a causa delle riduzioni che accadono quando le turbine devono smettere di produrr, perché la rete non può ricevere più energia elettrica.
Dal 2012, il tasso di questa riduzione nei parchi eolici cinesi è diminuito di oltre la metà; tuttavia, sono ancora necessari ulteriori miglioramenti.

Proprio mentre persegue il più ambizioso obiettivo di energia eolica al mondo, la Cina ha anche, innegabilmente, il programma di costruzione nucleare più aggressivo del mondo: pari a 25 dei 68 reattori oggi in costruzione nel mondo.
6 reattori per un totale di 6 gigawatt di capacità sono andato in rete in Cina nel 2013 e nel 2014.
Un altro reattore è entrato in rete nel mese di gennaio 2015, portando la capacità nucleare nazionale a 20 gigawatt e a 24 reattori.
Ma per raggiungere l’obiettivo nucleare del governo di 58 gigawatt entro il 2020, la Cina non ha solo bisogno di completare i reattori attualmente in costruzione — la maggior parte dei quali sono in ritardo — avrà bisogno di iniziarne e finirne un’altra dozzina.

Diversi fattori abbassano le probabilità che la Cina raggiunga il suo obiettivo nucleare.
Dopo il violento terremoto e lo tsunami che provocarono la fusione nucleare del 2011 a Fukushima, in Giappone, il governo cinese sospese le approvazioni di nuovi reattori in quanto preferì mettere in sicurezza quelli operativi e in costruzione al momento.
La moratoria è stato revocata alla fine del 2012, ma per più di due anni nessun nuovo reattore ha ricevuto il permesso per essere costruito.
Nel mese di febbraio 2015, come è noto, una centrale nucleare nella provincia di nord-est di Liaoning ha ottenuto il via libera per l’espansione di due reattori.
In genere, la costruzione di un reattore in Cina dura sei anni a partire dal momento dell’inizio (a fronte di un anno o meno medio per la centrale eolica).

A complicare ulteriormente il quadro nucleare della Cina va aggiunto che i luoghi immobiliari adatti per costruire nuovi reattori lungo la costa — con facile accesso all’acqua di raffreddamento — sono sempre più scarsi.
A seguito del disastro di Fukushima, l’opposizione pubblica ai reattori nelle province interne sismiche della Cina è cresciuta, spingendo i funzionari ad accantonare i progetti dei reattori proposti alle province non costiere fino al 2015, come minimo.

Indipendentemente da quando il governo deciderà di iniziare l’approvazione dei reattori interni, gli sviluppatori nucleari si troveranno ad affrontare la scarsità acqua fresca.

Forse la domanda più grande rispetto al futuro del nucleare in Cina è il destino del reattore Sanmen da 1 gigawatt in costruzione nella provincia di Zhejiang.
Progettato dalla Westinghouse, questo è un reattore di “III generazione” classificato come molto più sicuro rispetto alle tecnologie nucleari precedenti, per le sue caratteristiche di resistenza al terremoto e alle mareggiate e alla sua capacità di continuare raffreddamento in caso di prolungata perdita di potenza.
Sanmen è sia la base per i reattori cinesi protettati per la terza generazione che un banco di prova per la tecnologia a stretta sorveglianza di tutto il mondo.

Quando la costruzione prese il via a Sanmen nel 2009, il completamento era stato proiettato per la fine del 2013.
Incolpando le crescenti preoccupazioni di sicurezza e le modifiche alla progettazione post-Fukushima, lo sviluppatore ha spinto questa data fino al 2015.
Poi, nel gennaio 2015, l’ingegnere capo della State Nuclear Power Technology Corp. Della Cina, Wang Zhongtang, ha annunciato che Sanmen non avrebbe generato elettricità fino al 2016, come minimo.
Poiché il progetto viene eseguito con ulteriori ritardi e va oltre le spese aggiuntive, nuovi dubbi sono gettati sulla capacità del disegno di catalizzare la crescita più veloce del nucleare in Cina.

Il panorama energetico cinese cambia rapidamente.
Il consumo di carbone, che fornisce circa il 75 per cento dell’elettricità cinese, è sceso di quasi il 3 per cento nel 2014, secondo i dati ufficiali dal National Bureau of Statistics cinese.
Nel frattempo, oltre alla crescita impressionante del settore dell’energia eolica, la Cina sta rapidamente espandendo la sua capacità di generazione solare.
Con 28 gigawatt entro la fine del 2014 e progetti per altri 15 gigawatt nel 2015, la Cina potrebbe sorpassare la Germania per il primo posto nel settore solare nel giro di pochi mesi.
Mentre la Cina guarda a soluzioni energetiche per ridurre l’inquinamento atmosferico che soffoca le sue città, per conservare l’acqua, e frenare le emissioni di carbonio, diventa chiaro che le energie rinnovabili offrono un percorso più rapido rispetto all’energia nucleare.
# # #

I dati e fonti aggiuntive sono disponibili su www.earth-policy.org.
Preordina la tua copia dell’ultimo libro del Policy Institute, The Great Transition per ulteriori notizie interessanti sull’energia.
Sentitevi liberi di passare queste informazioni ad amici, familiari e colleghi!

Contatto per i media: Reah Janise Kauffman
Contatto per la ricerca: J. Matthew Roney
Policy Institute
1350 Connecticut Avenue NW, Suite 403, Washington, DC 20036

Tradotto da F. Allegri il 29 luglio 2015.

 
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Un'estate decisiva per l'economia e la pace in Europa

NOTA
Un’estate decisiva per l’economia e la pace in Europa

27 Luglio 2015
Di F. Allegri
Questi mesi sono decisivi per i destini della ripresa economica europea e per la pace nel vecchio continente: pare che si possa sviluppare un cauto ottimismo.
L’UE aveva dato 7 miliardi di aiuti militari all’Ucraina mentre erano in corso delle trattative di pace infinite (lo sono ancora) e dopo un altro scontro diplomatico serrato (che si può mettere in parallelo) la Francia è riuscita a mediare e ad imporre in questi giorni un piano per il salvataggio finanziario greco che prevede un impegno economico a breve, sempre di quasi 7 miliardi di euro.
Intanto continua la guerra a bassa intensità e scaramucce da stallo bellico e da tregua fragile a causa della presenza in ucraina di addestratori militari americani.
Per gli USA la guerra in Ucraina è più importante del contrasto all’ISIS in Siria ed in Iraq, a mio avviso e voglio sottolineare che questo stato ha un esercito sparuto e impreparato e rischia di delegare il conflitto a milizie private incontrollabili.
Sono stati mesi difficili, la trattativa per l’aiuto a breve alla Grecia non finiva mai, abbiamo avuto un vero e proprio braccio di ferro che ha dato all’Italia un’opportunità esclusiva.
Questa trattativa ha reso evidente il vero volto dell’UE, il solo possibile e non modificabile.
Le bugie ideologiche residuali di spinelli e altri europeisti utopici rifiorite dopo il crollo del muro di Berlino dovrebbero fare i conti con la realtà!
Non lo stanno facendo e continuano ad essere propinate agli italiani sempre più distanti da una classe politica che si rivela sempre più inadeguata e costosa.
Quando il tempo stringeva, la classe politica italica ha proseguito il suo delirio improduttivo e finalizzato al mantenimento del fragile consenso interno.
Intanto il collasso economico dell’Ucraina accelera (l’inflazione è altissima, ci sono stati i razionamenti alimentari) e la pace è sempre più una necessità impellente.
L’Europa non può permettersi bassi profili e scelte precarie e servirebbe pure un ruolo indipendente dal peggior imperialismo americano che è conservatore anche sotto la presidenza di Obama.
Intanto, mentre l’Europa latita, solo la Cina media.

 
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Nota su Capitan Harlock

Post n°900 pubblicato il 23 Luglio 2015 da amici.futuroieri
 

Riedizione di un ricordo
Di I. Nappini

Oggi ripresento ai lettori un pezzo di alcuni anni fa.
Esso nonostante il tempo non ha perduto la sua ragion d'essere, anzi.
Va da sé, quanto più volte ho scritto.
La serie classica di Harlock è un prodotto commerciale che ha fatto per qualche ignoto miracolo un salto oltre la sua ombra e si è trasformato in opera d'arte; la censura appare quindi scontata in questo caso.
Non so spiegarmi perchè è successo questo, e se dovessi trovare delle spiegazioni porterei ai miei lettori le mie considerazioni, forse banali.
Tuttavia c'è un elemento tipico dell'arte ed è il fatto che il fruitore di essa trova sempre nuove valenze, nuove suggestioni.
Ho rivisto la scena del Daiba che spara sulla bandiera a distanza di quasi cinque anni e mi sono accorto che essa è attuale.
Anche oggi poiché qui nel Belpaese i punti di riferimento si dissolvono e in tanti si considerano traditi e svenduti dall'Europa, dalla politica, dal centro, dalla destra, dalla sinistra.
In questo contesto la scena del Daiba e del suo secco NO a bandiere di fedeltà morte e folli o criminali e corruttrici diventa una sorta di specchio deforme di un elementare e infantile desiderio di chiudere i conti e ripartire da zero, forse di fuga dalla realtà ormai divenuta irrespirabile.
Nel gesto elementare e radicale del personaggio inventato dal maestro del fumetto giapponese Leiji Matsumoto scorgo un luogo comune, un desiderio represso, una volontà inconscia di dire ORA BASTA che emerge come un sogno ricorrente nella testa di tanti.
Ne sono convinto.
Perchè altrimenti così tanti talenti e persone di merito che cercano di andar a vivere altrove, perchè questa forte attrazione che molti sentono per epoche morte o passioni politiche di un diverso secolo, perchè al contrario molti cercano di nascondersi la realtà con suggestioni ideologiche.
Il Daiba di ieri appartiene con forza all'oggi.


Nota sulla libertà sostanziale e sull’eroe virtuale

La nota riguarda, manco a farlo apposta, una cosa che ho visto su youtube durante questa pasqua del 2010.
Si tratta di un video che presenta uno spezzone di tre minuti sulla serie classica di Capitan Harlock andata in onda in Italia nel lontano 1979, allora ero un bambino e la serie mi fece una grande impressione.
Solo che uscì censurata e non solo per questioni morali o culturali ma anche per motivazioni vagamente politiche, l’Italia era allora nei suoi anni di piombo.
Adesso che trenta lunghi anni sono passati la serie è già stata oggetto di una riedizione integrale in DVD con le parti censurate riportate in giapponese sottotitolato in lingua italiana.
Fra queste parti c’è il giuramento di Daiba un giovane scienziato che per vendicare il padre assassinato dalle aliene si unisce alla ciurma di Harlock, il pirata dello spazio che con la sua astronave da guerra combatte una lotta impari contro i nemici dell’Umanità.
Le scene allora censurate che il video ripropone sono quella nella quale il giovane Daiba è indignato per il comportamento imbelle, scellerato e criminale del governo terreste retto da un presidente autoritario, corrotto e dissoluto; il giovane spara alla bandiera del suo paese al grido di “Tu non sei più la mia bandiera” e con un congegno chiama l’astronave pirata per farsi arruolare.
La seconda scena censurata è quella del giuramento nella quale Daiba giura di combattere sotto la bandiera pirata, bandiera nera con i teschi e le tibie incrociate, per gli ideali di libertà, di giustizia e per la sua vendetta.
Queste due scene davano fastidio e furono rimosse, il montaggio non rese giustizia alla puntata che davvero merita di essere vista integralmente a distanza di così tanto tempo.
Oggi si può guardare al passato della Prima Repubblica con la certezza che essa temeva anche i cartoni animati giapponesi.
Qui occorre fare una riflessione: o il popolo italiano aveva dei fifoni al potere oppure questo minuscolo episodio fa pensare che il problema sia dato da una identificazione fra cittadino e Stato debolissima, così debole da far sì che la serie classica di Harlock poteva essere un problema tale da consigliare tagli e censure che hanno distorto il senso dell’opera nipponica in quarantadue puntate.

Per saperne di più e vedere la cosa: http://www.youtube.com/watch?v=7Cn3n-PxouE
Su Harlock e la sua ricezione in Italia cfr. Elena Romanello, Capitan Harlock , Avventure ai confini dell'Universo..., Iacobelli Edizioni, Roma, 2009

 
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INFORMATIZZAZIONE E SOCIETA'

Il Maestro - terzo atto – Terza conversazione
Il secondo ragionamento di Gaetano Linneo: INFORMATIZZAZIONE E SOCIETA’

20 febbraio 2015
Di I. Nappini

Franco: E allora, ammettiamo che sia così. Per il piacere di parlare acconsento di sostenere l’idea che l’essere umano sia soggetto a miglioramento, a elevazione spirituale e fisica.
Perché non dovrebbe esser così. Al giorno d’oggi sono viventi sul pianeta circa sette miliardi di umani, e in aumento costante.
Fosse solo per una questione di statistica dovrà venir fuori qualcosa di buono.

Clara Agazzi: Questo è vero e proprio ottimismo, ma caro Franco devi spiegare perché.

Paolo Fantuzzi: Giusto perché esser in sette miliardi non dovrebbe piuttosto risolversi in un disastro tremendo; in una vera e propria apocalisse per le risorse, IN UN CONFLITTO GLOBALE DI CIVILTÀ PER L’EGEMONIA E I POTERE NEL SENSO PIÙ GRETTO E ROZZO DEL TERMINE.

Stefano Bocconi: Son stato a giro in pochi paesi, ma per quello che posso capire non c’è da esser ottimisti.

Franco: Dunque. IL PROBLEMA È PERCHÉ POSSO ESSER OTTIMISTA.
Per prima cosa non confondetemi per qualcun altro.
Il mio pensiero non è un facile sorriso da cartellone pubblicitario o il ragliare dell’ebete.
Prendiamo in esame le tre esse di cui si è detto prima e fra esse scegliamone una: i Soldi.
Cosa muove il desiderio di far soldi se non L'AVIDITÀ E LA COMPETIZIONE FRA UMANI.
La televisione fa vedere uomini ricchi, ma vecchi, ma con miliardi, ville, barche grandi, servitù e donne bellissime come amanti e l’uomo della strada preso da emulazione e invidia vorrebbe competere con questi signori del denaro.
Con cinque minuti di spot sulla vita di uno di questi signori si possono spingere milioni di umani sulla strada dell’invidia, dell’emulazione e della competizione anche sleale.
Eppure esiste il contrario di questa condizione che per forza di cose porta al conflitto e a una società incattivita e competitiva.
SI TRATTA DELLA COLLABORAZIONE.
Ma qui arriva una diversa immagine, ormai rara.
Uomini e donne che vivono serenamente e si dividono le difficoltà e sopportano in gruppo il male di vivere, tendenzialmente un mondo di eguali o con uguali diritti o con compiti divisi equamente.
Allora l’opposto di una società competitiva e aggressiva esiste, è concepito.
Quindi questo contrario certamente troverà una sua dimensione pratica di vita quando il modello presente sarà fallito, quei sette miliardi oggi in conflitto per le risorse e divisi dall’appartenenza a diverse e ostili civiltà potrebbero collaborare, condividere saperi, trovare soluzioni ai gravi problemi di salute, sviluppo, ricerca, distribuzione delle risorse.
Poi c’è il fattore non ponderabile.
ESISTE LA POSSIBILITÀ, SE NON DI UN MIRACOLO, DI UN QUALCHE EVENTO IMPREVISTO CHE FA SVOLTARE, CHE CAMBIA LA STORIA.
Magari in modo traumatico.
Potrebbero esser rese disponibili risorse materiali e di conoscenza da migliorare la condizione di vita, la salvaguardia della vita sul pianeta e la salute.
INTANTO VEDO QUEL CHE POSSO FARE IO NEL MIO PICCOLO CON IL MIO BLOG, NELLA MIA ZONA, NEL QUARTIERE, NEL COMUNE, FACCIO LA MIA PARTE PER RENDERE MENO MARCIO E SPORCO QUESTO MONDO.

Stefano Bocconi: Veramente buoni propositi. Ma sull’umanità non punterei un soldo.
Perché i popoli, le civiltà, come le chiami tu, non dovrebbero regredire a una forma di conflitto permanente, perché gli umani non dovrebbero uccidersi per un fiume, una valle, una miniera di rame?

Paolo Fantuzzi: In effetti aspettando miracoli nel mondo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale si son combattute decine e decine di guerre.
LA VIOLENZA RAZIONALE E TECNOLOGICA tende a sostituire la collaborazione, il dialogo, la ragionevole distribuzione delle risorse e delle ricompense per il lavoro svolto.

Gaetano Linneo: Precisamente, questo è il punto.
Tuttavia volevo far osservare che la rete non è poi così gratuita.
Essa è il sesto continente del commercio e forse il settimo per la pubblicità e le informazioni utili a creare il profilo di gruppi di consumatori e non solo.
IL FATTO CHE GENTE CHE SCRIVE DI COSE SERIE, DI SCIENZA, DI CULTURA, DI MATERIE UMANISTICHE USI LA RETE E I SOCIAL NETWORK O ALTRO NON VUOL DIRE CHE SI HA IL POSSESSO DI QUALCOSA.
Per mandare avanti il sistema ci vogliono delle strutture molto concrete, interi capannoni di macchinari complessi e computer di grande potenza.
Gli Hard Disk di questo mondo immateriale della rete sono di metallo e silicio, questo virtuale è molto più concreto di quanto sembra.
E per mandare avanti l’industria elettronica dio consumo e tutto quello che ci gira intorno ci sono grandi multinazionali che macinano enormi profitti, milioni di utenti e consumatori felici di divertirsi e consumare e gente povera che è in fondo alla stiva a remare.
Ovvero quelli che materialmente e per pochi soldi e spesso in una paese povero o autoritario, lavorano per costruire quelle merci che servono per comunicare, leggere, telefonare nel mondo della terza rivoluzione industriale.
Inoltre c’è il problema dei dati personali che girano sulla rete i quali sono utili per creare profili.
Profili di tutti i tipi: alla polizia interesserà il delinquente, alla società di pubbliche relazioni il profilo di un potenziale consumatore e così via.
NO LA RETE È QUALCOSA CHE LA GENTE SERIA CHE VUOLE UN MIRACOLO DI PURIFICAZIONE PER L’UMANITÀ NON CONTROLLA.
La gente solidale, buona, seria, moralmente e culturalmente filantropica di solito non ha le strutture che gestiscono i miliardi d’informazioni o data center, non ha potere sui servizi segreti, non sa quasi nulla di cosa siano davvero le macchine che usa per comunicare.
La gente seria di cui si ragiona è isolata come gli altri o immessa in recinti virtuali dove parla con i suoi simili e affini.
MAGARI IN QUESTI RECINTI DI UGUALI E DI AMICI USA MAGARI BENE E CON GRANDE CAPACITÀ STRUMENTI DI COMUNICAZIONE SU CUI NON HA POTERE MATERIALE.
Questi recinti di gente che pensa cose belle e buone non si espandono più di tanto e il sistema nel suo complesso è e rimane incentrato sul capitalismo.
Sul potere finanziario tanto per capirsi, sui grandi signori del denaro che acconsentono a una sorta d’opposizione parcellizzata e divisa che spesso si rivolge anche contro i loro nemici del momento per il semplice motivo che non temono da quella parte lì.
CI VORREBBE UNA MASSA MAI VISTA PRIMA DI UMANI CHE CONVERGONO SU UNA PIATTAFORMA DI RIVENDICAZIONI SINDACALI, ECOLOGICHE, PACIFISTE, CONSIDERAZIONI DI PURO BUONSENSO TALI DA COLPIRE IN PROFONDITÀ IL PRESENTE DIO - DENARO.

Franco: Le tue considerazioni d’opposizione sono brillanti ma non nuove.
E’ vero c’è quest’ambiguità di fondo.
Eppure io penso che si possa lo stesso fare il salto, intendo un salto nella speranza, nella credenza che si possa dare da sé un perfezionamento dell’essere umano che sia fisico e mentale di salvezza.
Se gli umani hanno costruito un sistema di comunicazione di questa complessità perché esso non potrebbe fra le pieghe delle sue contraddizioni favorire quello che auspico, OSSIA IL TENDERE ALLA PERFEZIONE.

 
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Cosa sta succedendo in Canada?

Foto di amici.futuroieri

Nell’interesse pubblico
Cosa sta succedendo in Canada? Lettera aperta al Primo Ministro.

Ralph Nader
18 febbraio 2015


All’Onorevole Stephen Harper, Primo Ministro canadese
80 Wellington Street
Ottawa, ON K1A 0A2


Caro Primo ministro:

Molti americani amano il Canada ed i benefici specifici che sono venuti al nostro paese dai molti successi del nostro vicino settentrionale (vedi I primati del Canada di Nader, Conacher e Milleron).
Sfortunatamente, la vostra ultima proposta legislativa — la nuova legge antiterrorismo — è descritta dai principali studiosi canadesi delle libertà civili come pericolosa per la democrazia canadese.

Una critica centrale è stata abilmente sintetizzata in un editoriale del febbraio 2015 di Globe and Mail intitolato “Il Parlamento deve respingere il Secret Policeman Bill di Harper”, vale a dire:

“Il primo ministro Stephen Harper non si stanca di raccontare ai canadesi che siamo in guerra con lo Stato islamico.
Sotto la nube di paura prodotta dalla sua iperbole ripetuta circa la portata e la natura della minaccia, egli vuole ora trasformare la nostra agenzia di spionaggio domestico in qualcosa che assomiglia inquietantemente ad una forza di polizia segreta.
I canadesi non dovrebbero essere disposti ad accettare una tale minaccia evidente alle loro libertà fondamentali.
Le nostre leggi esistenti e la nostra società sono abbastanza forti per resistere alla minaccia del terrorismo, senza compromettere i nostri valori”.

Particolarmente evidenti nel vostro annuncio sono state le vostre espressioni esagerate che superano la paranoia da cane da attacco del capo di Washington, l’ex vice-presidente D. Cheney.
Mr. Cheney periodicamente si ricorda di aggiornare la sua guerra patologica diffondendo l’ignoranza dei fatti — passati e presenti — inclusa la sua guerra criminale di aggressione che devastò l’Iraq —  un paese che mai minacciò gli USA.

Siete citato per aver detto che “il terrorismo jihadista è uno dei nemici più pericolosi che il nostro mondo abbia mai affrontato”, come un predicato per la vostra reazione eccessiva e lorda contro il “jihadismo violento che cerca di distruggere” i “diritti” canadesi.
Davvero?

Di grazia, quali diritti radicati nella legge canadese sono combattuti dai “jihadisti” da cancellare in Medio Oriente?
Lei parla come George W. Bush.

Come si abbina il “jihadismo” con le vite di decine di milioni di civili innocenti, distrutte fin dal 1900 dal terrorismo di stato — ad ovest e ad est, da nord e da sud — o con gli sforzi continui per prendere o occupare un territorio?

Il leggere il vostro oratorio apoplettico ricorda una delle prime storie del vostro Paese come una delle forze di pace del mondo ispirate da Lester Pearson alle Nazioni Unite.
Quel nobile scopo è stato sostituito schierando i soldati canadesi al servizio bellicoso dell'impero americano e delle sue guerre controproducenti, delle invasioni e degli attacchi che violano la nostra Costituzione, le leggi e i trattati internazionali dei quali entrambi i nostri paesi sono firmatari.

A cosa è servita tutta pesta perdita di vita americana post-11/09 unita ai ferimenti e alla malattia, oltre che a migliaia di miliardi di dollari dei contribuenti americani?
Ha portato alla stabilità di quelle nazioni invase o attaccate dagli Stati Uniti e dai suoi riluttanti “alleati” occidentali?

Proprio il contrario, il contraccolpo colossale evidenziato dalla metastasi delle propaggini di Al Qaeda e di nuovi gruppi simili come il sedicente stato islamico prolifica ora e minaccia più di una dozzina di paesi.

Ha digerito quello che sta accadendo in Iraq e perché il primo ministro Jean Chrétien ha detto di no a Washington?
O la Libia caotica di oggi, che come l’Iraq non ha mai avuto alcuna presenza di Al-Qaeda prima degli attacchi militari destabilizzanti degli USA?
(Veda l’editoriale del New York Times del 15 Febbraio 2015 dal titolo “What Libya’s Unraveling Means”.)

Forse troverete più credibile un ex veterano il CIA station chief ad Islamabad, in Pakistan, Robert L. Grenier.
Scrivendo nel suo libro appena pubblicato: 88 Days to Kandahar: Un Diario CIA (Simon & Schuster), riassume la politica del governo USA in questo modo:
“Il nostro abbandono attuale dell’Afghanistan è il prodotto di uno ... sbilanciamento colossale, dal 2005 in poi”.

Egli scrive: “nel processo travolgemmo un paese primitivo, con una popolazione in gran parte analfabeta, una piccola economia agraria, una struttura sociale tribale e con istituzioni nazionali nascenti. Abbiamo innescato una massiccia corruzione attraverso la  nostra dissolutezza; convincendo un numero considerevole di afgani che eravamo, di fatto, degli occupanti e facilitando la rinascita dei talebani” (Alissa J. Rubin, Robert L. Grenier’s ‘88 Days to Kandahar, 'New York Times, 15 Febbraio 2015).

Voi potete ricordare lo zar del contro-terrorismo alla Casa Bianca di George W. Bush, Richard Clarke che scrisse nel suo libro del 2004, Against All Enemies: Inside America’s War on Terror — What Really Happened: “Fu come se Osama bin Laden, nascosto in qualche ridotta di alta montagna, si fosse impegnato in un controllo mentale di George Bush a lungo raggio, cantando, ‘invadi l’Iraq, tu devi invadere l’Iraq’.”
Mr. Bush commise un “sociocidio” contro quel paese di 27 milioni di persone.
Oltre 1 milione di civili iracheni innocenti persero la vita, oltre a milioni di malati e feriti.
I rifugiati hanno raggiunto i 5 milioni e sono in crescita.
Ha distrutto i servizi pubblici fondamentali e ha scatenato stragi settarie — massicci crimini di guerra, che a loro volta producono contraccolpi in continua espansione.

I canadesi potrebbero essere più preoccupati per le vostre pratiche e per le politiche dittatoriali in aumento, come questo disegno di legge per i tribunali e il diritto segreto in nome della lotta al terrorismo — anche vagamente definito.
Studi quali pratiche comparabili sono state fatte negli USA - un corso che voi state imitando, compresa la militarizzazione delle forze di polizia (veda The Walrus, dicembre 2014).

Se fosse approvata questa legge
, aggiunta all’autorità legale già stringente, si amplieranno le vostre burocrazie della sicurezza nazionale e i loro conflitti di attribuzione, incoraggiando ulteriormente la curiosità diffusa e i rastrellamenti, la grande paura e il sospetto tra i canadesi rispettosi della legge che soffocano la libertà di parola e l’azione civica e drenano miliardi di dollari che potrebbero essere utilizzati per le necessità della società canadese.
Questa non è un’ipotesi.
Insieme ad una rete di sicurezza sociale già sfilacciata, che una volta era l’invidia del mondo, voi avete fatto scappare quasi 30 miliardi di dollari per l’acquisto di F-35 non necessari e costosi (compresa la manutenzione) per salvare il progetto dal bilancio fallimentare di Washington degli F-35.

Voi potreste pensare che i canadesi cadranno in preda di una politica di paura prima di un’elezione.
Ma voi potreste fraintendere l’estensione di una misura che permetterà ai canadesi di collegare il loro Maple Leaf agli artigli aggressivi di un American Eagle dirottata.

Il Canada potrebbe essere un modello per l’indipendenza contro il contesto di avventure militari americane da bancarotta impegnato in grandi profitti aziendali ... un modello che potrebbe aiutare entrambe le nazioni a ripristinare i loro angeli migliori.

Cordiali saluti,

Tradotto da F. Allegri il 16/07/2015.

 
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Quando Renzi osannava le province

Quando Renzi osannava le province
17/02/2015
Di Ecogabbiano

Riportiamo fedelmente lo stralcio di una mail inviata da Matteo Renzi a tutti i dipendenti della Provincia di Firenze, allorché da Presidente già pianificava il balzo verso il nuovo prestigioso taxi: Palazzo Vecchio.
Sulla coerenza con quanto “il bomba”, come pare lo chiamassero a scuola, ha affermato in tempi più recenti non è compito nostro soffermarsi. Può semmai essere un utile esercizio di spirito critico per ogni visitatore del blog.
Buona lettura da EcoGabbiano !!

—– Original Message —–
From:
To:
Sent: Monday, September 29, 2008 11:00 AM
Subject: Gli impegni che ci aspettano

Gentili amiche, cari amici della Provincia di Firenze, avverto il desiderio di scriverVi quest’oggi, all’inizio di una giornata e di un periodo particolarmente impegnativi.

Siamo alla fine del mandato amministrativo che gli elettori mi hanno affidato nel giugno del 2004. Sono stati anni complessi ma affascinanti.
E sono convinto che oggi la Provincia di Firenze – grazie soprattutto al Vostro lavoro – sia più forte di prima. Più efficiente di prima. Più visibile di prima.
Chi ha avuto a che fare con noi, con le professionalità che possiamo esprimere, sa perfettamente che è impossibile definirci “un ente inutile”.

(…)

So che in diverse circostanze ci siamo confrontati sulla questione della gestione delle risorse umane. Lo scorso anno, proprio in questo periodo, all’Auditorium del Palazzo dei Congressi abbiamo organizzato un momento di incontro al termine del quale l’Amministrazione ha preso degli impegni.
Vi confesso che ho pensato a lungo di coinvolgervi nuovamente in un appuntamento analogo quest’anno. Ma la particolarità della situazione politica mi ha costretto a fare un passo indietro.
Già lo scorso anno alcune voci si erano levate contro il rischio di una “passerella elettorale”.
Ora che siamo nell’imminenza del rinnovo la polemica sarebbe stata ancora più feroce e avrebbe impedito una serena discussione nel merito.

Con questa mail allora voglio provare a dare le risposte sulle quali ci siamo impegnati concretamente. La politica, infatti, è credibile per quello che fa più che per quello che dice.

1) Progressioni verticali. Nell’incontro dello scorso anno fu sottolineata da alcuni di voi l’assoluta necessità di prevedere opportunità di avanzamento professionale per chi da tanti anni (troppi anni) è sostanzialmente “inchiodato nella sua posizione.” E’ in corso da tempo una serrata discussione su questo con le Organizzazioni Sindacali. Nel reciproco rispetto dei ruoli, assumo formalmente l’impegno che entro il 15 dicembre 2008 questa Amministrazione proceda a bandire la selezione per la prima parte delle progressioni verticali, per un totale di 57 posizioni. Nel primo semestre del 2009, poi, provvederemo a ulteriori opportunità per un numero di lavoratori analogo a quello delle nuove assunzioni (tendenzialmente valutabili in una cinquantina di unità). Da qui alla fine del mandato, dunque, la concreta opportunità di una progressione verticale sarà alla portata di oltre 100 lavoratori della Provincia.

2) Stabilizzazioni. In ottemperanze alle disposizioni di legge, abbiamo cercato di risolvere nel modo più rapido e inclusivo possibile la questione delle c.d. stabilizzazioni. Anche questo era stato un tema affrontato lo scorso anno nell’intervento del rappresentante del gruppo dei precari della Provincia. Lo scorso anno abbiamo provveduto a stabilizzare 25 lavoratrici e lavoratori. La giunta di venerdì scorso ha approvato un atto che consentirà l’ingresso a tempo indeterminato di altre 42 persone. Contestualmente abbiamo trasformato 52 contratti di collaborazione coordinata e continuativa in altrettanti contratti a tempo determinato. Tengo a sottolineare che questo processo, concreto e immediato, non ha conosciuto i problemi che in altre amministrazioni si sono verificati.

3) Concorsi. Conseguenza logica dei primi due punti qui richiamati è il bando per i concorsi dall’esterno. Anche in questo caso entro il 15 dicembre l’Amministrazione provvederà a bandire concorsi per almeno 40 nuove assunzioni.

(…)

Spero di conoscere le Vostre opinioni e le Vostre critiche rispetto a quanto espresso in questa email. Tengo come sempre al confronto tra di noi. L’indirizzo, lo conoscete, è il solito: presidente@provincia.fi.it.

Un saluto cordiale, e buon lavoro di cuore a tutti e a ciascuno.
Matteo Renzi

PS: In queste ore i giornali si stanno occupando molto, forse troppo, di quello che farò io da grande. Non credo sia così interessante. Sono stato educato a rispettare gli impegni presi. Mai lasciare un incarico a cui ti ha chiamato la gente. Qualunque sia il mio futuro, fino all’ultimo giorno di lavoro qui dentro, in questo straordinario Palazzo Medici, sono certo che saremo tutti insieme coerentemente e convintamente a servizio dell’Istituzione che abbiamo l’onore di rappresentare.
Vi ringrazio in anticipo per questo.

 
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Consiglio comunale aperto

Post n°896 pubblicato il 10 Luglio 2015 da amici.futuroieri
 

CONVOCAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE “APERTO” DEL 13 LUGLIO A STABBIA
10/07/2015
Di F. Allegri

L’amministrazione comunale comunica che è convocata per il giorno 13 luglio 2015, alle ore 21:00 a Stabbia, Piazza Guido Rossa un’adunanza “APERTA” del consiglio comunale ai sensi dell’articolo 27 commi 6, 7, 8, 9 del regolamento del consiglio comunale.
Esso avrà per oggetto l’evento calamitoso del 19 settembre 2014: il punto della situazione.
Il consiglio comunale consentirà a tutti i partecipanti di porre domande al sindaco, alla giunta ed ai consiglieri o di intervenire al dibattito e osserverà il seguente regolamento stabilito dai capogruppo consiliari in un’apposita conferenza.
REGOLAMENTO
1) Ogni cittadino che intende intervenire dovrà preventivamente registrarsi presso un’apposita segreteria che sarà predisposta in adiacenza all’area del dibattito.
Le registrazioni saranno aperte e consentite fino alle ore 22:00 per dar modo di poter organizzare gli interventi di tutti e le eventuali risposte e/o repliche degli amministratori comunali.
2) Gli interventi possono essere posti sia in forma di domande da rivolgere agli amministratori comunali, sia come semplici contributi alla discussione, comprese eventuali proposte da avanzare agli amministratori; in ogni caso, gli interventi, in qualunque forma vengano posti, dovranno attenersi esclusivamente all’oggetto della discussione, non potranno quindi riguardare problematiche amministrative non attinenti all’evento calamitoso dello scorso 19 Settembre, non potranno vertere su problemi individuali, né trattare singoli episodi che non siano collegati alle problematiche legate alle conseguenze dello stesso evento calamitoso.
3) Gli interventi, sia in forma di domande, sia in forma di contributo alla discussione, sia in forma di proposta, saranno comunque contenuti in un arco di tempo variabile dai 3 ai 5 minuti ciascuno, a seconda del numero di persone che si sono preventivamente registrate; ciò per dare modo a tutti coloro che intendono intervenire di poterlo fare, garantendo anche un adeguato tempo di replica ai Consiglieri Comunali, agli Assessori, al Sindaco.
4) Eventuali proposte formulate dai cittadini intervenuti saranno verbalizzate e potranno essere oggetto di specifica trattazione e messa in votazione in successivi futuri Consigli Comunali.
5) Sul rispetto delle sopra esposte regole vigilerà il Segretario Comunale che, qualora ricorrano le condizioni, potrà anche interrompere l’esposizione da parte dei cittadini, o per il superamento del tempo a disposizione o per la violazione delle regole sopra elencate.

 
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Ragionamento di Gaetano Linneo

Il Maestro - terzo atto – Seconda conversazione
Ragionamento di Gaetano Linneo

09 Febbraio 2015

Franco: Quello che posso fare faccio. Certo che se avessi a disposizione strumenti costosi e un team di esperti ben pagati farei altrimenti. La rete e i suoi strumenti di condivisione e comunicazione sono per me una risorsa straordinaria.

Gaetano Linneo: Precisamente, il mezzo è potenzialmente democratico ma tende ad essere dispersivo. Si tratta di qualcosa che contiene le cose più diverse e nelle lingue le più diverse, apparentemente senza uno scopo preciso e senza capacità di scelta.
Una vera e propria enciclopedia universale caotica, contraddittoria e sempre in evoluzione, una rappresentazione costante e capillare di cosa produce, pensa e mostra la parte dell’umanità integrata con la civiltà industriale.
Ma proprio la civiltà industriale va compresa bene e con ampiezza di strumenti critici e professionali perché essa ha in sé una grave contraddizione irrisolta che come sai e sanno i tuoi lettori consiste nel pensare una crescita infinita in presenza di un pianeta dalle risorse limitate.

Franco: Infatti, chi nega il contrario. Ma cosa mi rappresenta questo discorso.

Gaetano Linneo: UNA CIVILTÀ INDUSTRIALE CHE CERCA L’INFINITO E LA SODDISFAZIONE DI AMBIZIONE E PIACERI INFINITI IN AMBITO LIMITATO SI CONDANNA ALLA SOFFERENZA E AL DOLORE.
Questo è il caso che si spalma sul sistema.
T’invito a soffermarti per un attimo sulle tre S di cui ho detto prima.
Basta togliere i filtri e gli accessi protetti a internet per far uscire dallo schermo del computer un vero ne proprio disastro da vaso di Pandora.
Le pulsioni riassumibili in Soldi, Sesso e Sangue si manifestano apertamente o in modo occulto e con intrecci fra loro.
SE SI OSSERVA BENE QUEL CHE VIEN FUORI EMERGE UN MONDO UMANO PIENO DI FRUSTRAZIONE, AMBIZIONE, DESIDERI INAPPAGATI, PULSIONI DI MORTE, ESPLOSIONI DI ODIO, BRAMA DI PIACERI SESSUALI E DI GRANDI QUANTITÀ DI PRODOTTI DI LUSSO E DENARO.
Mi par di cogliere alle volte l’esplosione di fantasie contorte di milioni e milioni di teste.
Ci sono siti di fotografie e foto con didascalie dove emerge l’idolatria del denaro e della merce, la sessualità in tutte le forme anche le più bizzarre e violente, per tacere poi di coloro che hanno passioni ideologiche o politiche violente.
Perfino su blog di giornali e portali spesso fanno capolino linguaggi violenti, offese, esercizi d’aggressione fra troll votati all’offesa e normali scriventi.
POSSO DIRE CHE FORSE L’ESERCIZIO DELL’OFFESA E DELL’AGGRESSIONE CERCANDO DI MASCHERARE LE PULSIONI E LE PASSIONI PIÙ FORTI E PREVARICATRICI È IL SEGNO DI QUANTO SIA SEPOLTO SOTTO IL COMUNICARE.
IL MEZZO È ANCHE LA RAPPRESENTAZIONE DI UNA GRANDE FRUSTRAZIONE E DI UN GRANDE VUOTO INTERIORE E DI UN DIFFUSO ANALFABETISMO SENTIMENTALE.


Franco: Questo mi pare ragionevole, ma nel tuo discorso trascuri che si tratta di una parte della quantità di comunicazione e informazione.
Lo scopo che mi propongo quando scrivo non è quello di suscitare quello che si chiamava tanto tempo fa “lo spaventare i borghesi” e meno che mai di stuzzicare l’irrazionalità dei lettori attraverso le tre S.
Posso dire che forse se avessi avuto l’intenzione di giocare su questo aspetto avrei finito con fare ben altro.
IN FONDO QUESTA CIVILTÀ INDUSTRIALE HA UN MOTORE E SI CHIAMA CAPITALISMO.
C’è poco da fare.
LA LOGICA È DI CLASSIFICARE TUTTO IN MERCE E IN DARE E AVERE.
Del resto la rete pensata inizialmente per scopi militari, poi di comunicazione in ambito scientifico e universitario È DIVENTATA GRAZIE ALL’APERTURA AL MONDO DEL COMMERCIO E DELLA FINANZA IL SESTO CONTINENTE DOVE FAR AFFARI E FAR GIRARE MERCE E CAPITALI.
Le tre S sono elementi della mente umana, spesso del livello inconscio; ma se si guarda al mezzo dietro non c’è la mente umana MA IL CALCOLO RAZIONALE, IL DARE E L’AVERE, LA DISTRUZIONE CREATIVA DELLA CIVILTÀ INDUSTRIALE.
Lo spazio comunicativo che è venuto a darsi nella rete è l’incontro fra concretissime esigenze della civiltà industriale e l’essere umano con la sua complicazione mentale, passionale e metafisica.

Gaetano Linneo: L’umanità è astrazione. Gli umani presi uno per uno, per categorie concrete e reali, per identità collettive sono cose concrete.
ESSI SONO PORTATORI DI QUELLA MASSA DI PASSIONI, DESIDERI, AMBIZIONI, IDEOLOGIE, RABBIA REPRESSA CHE VEDO SPALMATA SULLA COMUNICAZIONE.
C’è qualcosa nell’essere umano che sembra connotato alla sua specialissima natura.
Egli riesce sempre a esser infelice della sua condizione, e si costruisce i mezzi e gli strumenti per realizzare questo correre verso qualcosa di cui non sa.
Di norma l’animale esercitate le sue funzioni vitali e placata la fame del giorno tende alla quiete.
Gli umani no.
C’è sempre qualcosa nei singoli come nei gruppi collettivi che tende a fare e lavorare per ottenere di più, per godere di più, per uccidere di più, per dominare di più, per signoreggiare di più, per possedere di più.
La natura umana sembra davvero una svolta singolarissima nella natura del mondo animale di questo pianeta.

Franco: L’essere umano è un ben strano animale, anzi sembra davvero un corpo estraneo nel contesto di questo pianeta.
Tuttavia non esiste solo questa pulsione alla crescita illimitata e potenzialmente autodistruttiva, c’è anche un sia pur tenue lume di ragione nell’essere umano.
Voglio dire esiste pure la capacità di contenere le spinte aggressive, impulsive, violente, temerarie dei singoli come dei molti.
Oggi è vero siamo dentro un momento specialissimo di passaggio.
L’UMANO TIPICO NON È CAMBIATO IN CERTI SUOI ABITI MENTALI MA HA ACQUISITO IN VIRTÙ DELLA CRESCITA NUMERICA E PRODUTTIVA LA CAPACITÀ DI AUTO-DISTRUGGERSI E DI DISTRUGGERE PER MEZZO DELLE ARMI E SUPER-ARMI CHE GLI FORNISCE LA TECNOLOGIA DELLA CIVILTÀ INDUSTRIALE.
Il bene sarebbe un vero e proprio salto evolutivo verso un miglioramento della specie tale da espandere i limiti fisici e mentali e trovare così un vaccino al pericolo di veder rovinare per qualche follia o calcolo quanto le diverse civiltà umane sono andate costruendo negli ultimi quattro secoli.
Ovvero occorre un tipo di umano in grado di fare qualcosa di quasi impossibile, contraddittorio, inverosimile.
Si tratta di superare se stesso e i suoi limiti per trovare il modo di uscire da questa civiltà industriale e passare oltre, verso un modello di vita associata che dia libero sfogo alle proprie passioni senza per questo dover configgere con il resto dell’umanità o con le risorse naturali limitate del pianeta.
PENSO SUL SERIO A UN’UMANITÀ RINASCENTE.

Gaetano Linneo: L’umanità rinnovata. Ma questa non è utopia, questo è un bel sogno a occhi aperti. Certamente questa tipologia di uomo, maschio o femmina che sia al confronto con il dato di fatto appare come il bizzarro barone di Munchhausen delle favole.
Un tipo d’eroe capace di volare sulle palle dei cannoni, di uscire da una palude in cui è caduto afferrandosi per i capelli e tirandosi in su a più non posso.
CARISSIMO, TU VUOI UN VERO E PROPRIO MIRACOLO, VUOI ANDARE OLTRE LA NATURA E LA FORMA DELL’ESSERE UMANO.

 
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PRESENTAZIONE

PRESENTAZIONE DI UN LIBRO IN PUBBLICAZIONE
“Diario Precario” di I. Nappini


La precarietà nasce con la globalizzazione della terza rivoluzione industriale.
Non ci potrebbe essere la globalizzazione mondiale senza la precarietà in USA e in Europa.
Va subito detto che la precarietà è nata in quello che chiamiamo occidente, negli stati del patto Atlantico e dell’imperialismo novecentesco.
La precarietà ha accompagnato la globalizzazione e ha scatenato la crisi interrompendo quella stagione della storia che potremmo chiamare di nuovo “belle epoque”, ma che il mondo ha conosciuto come società consumista.
La precarietà ha preceduto la crisi del 2008, ma in essa ha trovato sviluppi e compimento.
Ho scritto spesso che per capire la crisi occorre scindere l’economia mondiale nei suoi vari rami.
Attraverso la precarietà si può valutare sia la crisi industriale che quella finanziaria.
Dal lato agricolo la crisi è un fatto reale: negli ultimi 14 anni, la produzione di grano è stata inferiore ai consumi ben 8 volte riducendo ai minimi le scorte mondiali.
A livello industriale, la crisi non ha avuto una vera dimensione mondiale o se si vuole l’ha avuta solo per un anno.
Se tante industrie hanno smesso di produrre in un luogo è perché hanno cominciato in un altro!
Non si parlare di crisi perché in realtà il fenomeno in corso è l’industrializzazione dell’Asia, un continente che abbina il neo capitalismo alle dittature semplici o comuniste.
A questo punto resta da parlare solo delle sorti della finanza.
Anche questa ha una dimensione multinazionale e normalmente può assecondare la crisi agricola e l’industrializzazione mondiale, ma è evidente che essa non l’ha fatto nella sua interezza.
In questi anni c’è stato un colosso che ha sbagliato tutto, che visse una tragedie l’11 settembre 2001 nella sua sede delle torri gemelle e poi non si è più risollevata sbagliando tanti investimenti: si chiamava Lehman Brothers.
In USA le banche possono fallire, in Europa è più difficile.
Inoltre va aggiunto che la precarietà in USA è stata più forte e precedente rispetto all’Europa.
Possiamo lasciare il mondo al suo destino in questo punto ed entrare in questo libro.
Conosco il professor Nappini, da tanti anni, dai primi anni dell’università.
Lui vide la degenerazione di questa società sin dai suoi inizi, la subita seguendo le intuizioni di Pier Paolo Pasolini e tenendo nel suo cuore il dolce ricordo del mondo della sua infanzia.
Abbiamo parlato e scritto a lungo di questa crisi, l’abbiamo analizzata insieme e fui io a spingerlo a tenere un diario della vita di un precario.
Pensavo che lui dovesse saldare nella sua memoria quello che faceva di giorno in giorno e di anno in anno.
Capivo che viveva la cosa come uno sforzo di Sisifo: una fatica lunga che ogni volta ricominciava da capo.
Questo libro racchiude un anno di vita, uno specifico, ma anche uno dei tanti di questo decennio di un professore della scuola pubblica italiana.
Alla fine sono lieto di aver fatto questa breve presentazione perché mi rendo conto che qui la crisi e la precarietà incontra la persona, arriva fino all’individuo.
Questa è l’Italia e un anno di vita di un uomo: un tempo che per la finanza di oggi è il lunghissimo periodo.


Franco Allegri

 
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Oltre il prezzo del petrolio: tra Ucraina e Grecia

Oltre il prezzo del petrolio: tra Ucraina e Grecia
3 febbraio 2015
Di F. Allegri
Il South Stream cambia percorso e questo ci dice chiaramente che Putin si allontana dall’europeismo.
Contro tutte le previsioni e le prospettive è crollato il prezzo del petrolio fino a quota 40 dollari (era a 100): i mercati sono deboli e i costi di produzione azzerati permettono queste scelte politiche, almeno nel breve periodo.
Gazprom non ha i margini che hanno altri potentati, ma può reagire scegliendo il percorso più conveniente per il suo oleodotto.
Il percorso migliore è quello del Blue stream e passa per la Turchia: è possibile il raddoppio!
La Grecia è un territorio alternativo all’Ucraina, almeno in tempi di crisi politica e di guerra a bassa intensità.
E’ in corso un evidente declino europeo e le scelte filo ucraine e anti greche sono un chiaro segno di tale declino.
La Grecia è sacrificata sull’altare della guerra in Ucraina. I soldi che non vogliono dare ad Atene, vanno a Kiev, anche sotto la forma di armi moderne e letali.
Mosca aveva un interesse politico per l’Europa, l’economia la guida verso altre aree in forte crescita che non sono nel vecchio continente.
Ecco perché la Russia resiste bene alle sanzioni europee.
Il motivo è semplice: può guardare ad altri mercati che crescono e lo fanno da molti anni.

L’Asia cresce davvero, lo fa nel contesto della globalizzazione e lo fa producendo e non grazie alle politiche monetarie.
L’Europa che riduce la domanda di greggio è un’Europa più verde, ma anche più debole.
C’è il miglioramento dell’efficienza energetica, ma c’è una diminuzione reale della domanda perché qui si produce sempre meno.
Ricordo qui che Russia e Cina ha fatto un contratto trentennale per la fornitura di gas russo alla Cina da 400 miliardi di dollari e c’è il progetto di una linea ferroviaria ad alta velocità da Mosca a Pechino, lunga 7 mila chilometri e che costerà più di 200 miliardi.
Il primo tratto doveva farlo un’impresa francese, lo farà una cinese che ha sviluppato linee ferroviarie all’avanguardia nella linea tra Pechino e Lhasa!
Il prezzo basso del petrolio non può durare, crescerà lentamente specie se non le vicende militari e diplomatiche ucraine resteranno ferme su questo punto di stallo.
Lo stallo in corso è una vittoria per i ribelli del Donetsk che hanno fermato anche l’ultima offensiva Ucraina.
Viviamo anni difficili e non ce ne rendiamo conto!
L’Europa rischia la più grossa sconfitta economica, strategica, e anche culturale se è vero che l’opinione pubblica assopita non se ne rende conto.

 
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Gaetano Linneo: Sangue, sesso e soldi on line.

Il Maestro - terzo atto – 1° conversazione
Gaetano Linneo: Sangue, sesso e soldi on line.

01 Febbraio 2015
Di I. Nappini

Si senta la voce del padrone che saluta i tre con frasi di circostanza, e fa due o tre battute rivolte a Franco e Vincenzo per via del fatto che Franco ha pagato anche il conto di Vincenzo.
I cinque si trovano presso il ponte che porta alla stazione ferroviaria di Vernio.
Notte, freddo, il panorama delle montagne intorno è ben visibile nella fredda aria della notte.

Clara Agazzi: Questo panorama è davvero notevole. Queste montagne viste dalla prospettiva del ponte del torrente che grazie al suo scorrere interrompe l’ambiente urbano e agricolo aprono la visuale a Sud e Nord.

Paolo Fantuzzi: Questo è davvero un bello spettacolo. Il freddo rende limpida l’aria si vede per chilometri nonostante il buio.

Stefano Bocconi: Son stato proprio bene. Il fatto di aver avuto in omaggio al tavolo le bottiglie di grappa e limoncello mi ha davvero rinfrancato. Devo però prender fiato. Ho a stento messo nello stomaco il dolce. Ho bevuto e mangiato più del mio solito.

Vincenzo Pisani: In effetti i dolci sono speciali. Tempo fa avevo l’abitudine perfino di portarne via uno e di mangiarlo il giorno dopo.

Franco: E allora, eccoci qui dopo coppe alla crema di mascarpone, mattonella al cioccolato, panna cotta… Tutto fatto bene, belli i colori, la densità, l’intensità del sapore.

Stefano Bocconi: Veramente buoni. Ma quello è il professore si è fermato al parcheggio e ragiona con  i suoi amici del Judo.

Paolo Fantuzzi: Una notte davvero magica. Abbiam fatto bene a venir fin quassù.

Franco: In effetti anche se fa freddo le montagne, l’acqua che scorre, i boschi creano uno scenario suggestivo.

Vincenzo Pisani: Scusate, mi allontano un attimo per sentire se il professore ha bisogno di esser riaccompagnato da me o fa in altro modo. 

Franco: Quello lo conosco. Aspetti. Mi scusi ma lei è Linneo quello che fa arti marziali con il professore.

Gaetano Linneo: Precisamente, e mi ricordo di te. Tu sei franco quello della cittadina di Cemento, quello che scrive sulla rete.

Franco: Infatti scrivere e far partecipare la cittadinanza e i miei lettori ai grandi problemi che scuotono la cittadinanza cosciente e presente a sé stessa è uno dei miei vanti, come quello di aver un mio pubblico di lettori. So che siete esperto di faunistica e di scienze che riguardano la natura e un esperto di arti marziali.
Oso chiedere cosa ne pensate di quel che scrivo assieme al professore e altri.

Gaetano Linneo: Una richiesta facile che esige una risposta difficile.
PER PRIMA COSA VOGLIO DIRE UNA COSA SUL MEZZO CHE USATE, OSSIA LA RETE INTERNET.
Su quel mezzo tre sono le S importanti: SANGUE, SESSO, SOLDI.
Il grosso di quel che passa dalla rete è legato a questi tre elementi.
La prima S è il simbolo di quel che è rappresentato e mostra la guerra, la violenza privata, criminale, organizzata, i film dell’orrore, sport di contatto o di lotta e cose simili.
Lo spettacolo cruento,la lotta, la guerra, l’orrore, e in particolare i videogiochi dove si combatte, si uccide, si distrugge attirano un pubblico vasto.
Lo stesso posso dire dell’altra S che è il Sesso ed è la parola simbolo di ciò che può attrarre sul piano della seduzione o dello stimolo sessuale molti di quelli che smanettano sulla rete.
Il sesso e la seduzione in tutte le loro forme sono anche meravigliosi e potenti strumenti in mano a pubblicitari esperti.
La terza S rappresenta i soldi e qui si va dai casinò on-line, alle società di servizi, alla vendita di beni su internet, alle banche e così via…
Anche questo attira il pubblico per questioni d’acquisizione di beni o servizi.
LE TRE S SONO I SIMBOLI DI CIÒ CHE ATTRAE MAGGIORMENTE SULLA RETE.
Il che non toglie che ci sia chi cerca la ricetta della torta della nonna o un riassunto di filosofia per i liceali.
Ma le tre S sono le calamite più forti, si pigliano il grosso dell’utenza; spesso sono dosate in modiche quantità anche sui portali.
QUELLO CHE COSTRUITE CON LA VOSTRA ATTIVITÀ È L’USARE UN MEZZO, CHE SI PRESTA AD ESSERE IL MEGAFONO DI PULSIONI FORTI, INCONSAPEVOLI E AGGRESSIVE DELL’ESSERE UMANO, PER VEICOLARE INFORMAZIONE, CONOSCENZE, RIFLESSIONI.
Dalla vostra parte c’è il fatto che l’essere umano ha bisogno di veder mostrato secondo uno schema credibile il suo mondo di tutti i giorni, ha bisogno di spiegazioni più o meno serie che riconducano i mille fatti di questo presente a spiegazioni coerenti, non contraddittorie.
Nell’umano c’è il vedere, l’ascoltare, il contare e molto altro ancora.
MA C’È ANCHE IL BISOGNO DI DARE AI FATTI PICCOLI E GRANDI UNA COERENZA, UN FILO LOGICO, UNA RELAZIONE DI CAUSA-EFFETTO.
Ad esempio per capire la piena di un fiume non basta osservare l’acqua che scorre e percepire l’umidità. Sarà necessario collegare assieme i giorni di pioggia della settimana, le condizioni precedenti la piena, la stagione, i lavori fatti sugli argini e decine di cose del genere.
La capacità razionale di creare una spiegazione coerente e non contraddittoria di un frammento di mondo che ci riguarda è il necessario completamento delle facoltà e dei mezzi che si hanno per osservarlo e percepirlo.
Dare strumenti che vanno in questo senso è un fatto positivo.
Non spaventatevi se fra i numeri dei vostri contatori di visite e quelli di una presentatrice televisiva o di un cantante alla moda troverete differenze enormi.
IL SUPERFLUO E L’EFFIMERO SONO I COMPAGNI DI STRADA DELLE TRE S DI CUI RAGIONAVO PRIMA.
Il mezzo della comunicazione sulla rete ha aspetti per così dire democratici, ma alla fine occorre puntare a un pubblico preciso e con un progetto chiaro e distinto di comunicazione.

Franco: Questo riguarda il mezzo. Ma dietro il mezzo ci sono le idee, i pensieri, i valori immateriali.

Gaetano Linneo: IL MEZZO CONDIZIONA LE FORME CON CUI SI ESPRIME IL COMUNICARE I VALORI IMMATERIALI.

 
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L'Europa e l'euro: tra Germania e Grecia

Post n°891 pubblicato il 22 Giugno 2015 da amici.futuroieri
 

L’Europa e l’euro: tra Germania e Grecia
22/06/2015
Di F. Allegri
Pare che questi giorni siano decisivi per i destini dell’Europa delle illusioni o di quella delle burocrazie.
La trattativa sui debiti della Grecia è stata prolungata fino ad oggi, ma nuovi rinvii sono sempre possibili e di sicuro il problema del debito greco non sarà risolto oggi (dato che non è risolvibile).
Intanto in Grecia è scattata la corsa alle banche e all’accaparramento degli euro depositati.

Le TV non presentano correttamente la questione greca.
Non ci spiegano che la Grecia è il problema dell’Europa delle burocrazie perché è un tassello fondamentale per chi vende il mito dell’Europa del popolo unico, della libertà e della pace perenne che non c’è più da quasi 25 anni.
Il mio punto di partenza è semplice: il governo tedesco vuole che la Grecia esca dall’euro e vuole che lo faccia con il discredito internazionale di un default vero o tecnico, questo dettaglio non conta.
Ribadisco e sintetizzo: IL PRIMO PAESE CHE USCIRA’ DALL'EURO DEVE USCIRNE PER COLPA SUA.

La prima conseguenza/causa è chiara: Berlino non vuole la responsabilità politica dell’uscita greca e per questo tutti assistono all’affondamento di Atene.
Tutto parte da qui e così si capisce anche perché l’UE che preme sulla Grecia è la stessa che elargisce fondi molto rischiosi all’Ucraina.
Non ho mai stimato Tsipras e non ho mai elogiato il suo partito Syriza: oggi aggiungo che tale esperienza politica può essere il miglior capro espiatorio per gli interessi tedeschi.
Ad oggi la sinistra greca ha lottato meglio di quanto pensassi, ma il momento decisivo è dietro l’angolo.
Il sogno di Syriza, l’incubo europeo greco (non si può chiamare sogno e neanche rimpiangere gli anni delle spese libere) e l’illusione europeista sono in dissipamento.
Il collasso greco non sarà uno scherzo e non sarà indolore.
Con la Grecia collasserà la nazione: Le poche grandi aziende greche sono pubbliche, e se il governo fallisce, falliscono anche loro. Il turismo non potrà bastare e perderà qualità e quantità.
Il ritorno alla Dracma sarà traumatico e la svalutazione galoppante.
In sintesi, nuovi malesseri e nuovi guai per i greci per almeno un paio d’anni.

L’uscita della Grecia dall’euro non risolve i problemi e ne pone uno nuovo che nessuno cita.
LE QUOTE DI PARTECIPAZIONE ALLA BCE FURONO STABILITE IN MODO RIGIDO E NON MUTABILE SENZA LA RIFORMA DEI TRATTATI.
La Grecia perderà le sue quote alla BCE (1,96% del totale) e queste dovranno essere riassegnate.
La riassegnazione potrebbe essere un problema di riparto, ma in realtà qualcuno coglierà questa occasione politica per parlare di principi e di revisioni più ampie.
Saranno mesi critici durante i quali gli illusi dovranno tapparsi occhi e orecchie oppure proiettare i propri sogni e desideri nel futuro che non verrà
Questa nuova negoziazione offrirà anche un’uscita di sicurezza agli altri stati deboli, a quelli indebitati e a quelli coscienti della pesantezza della super moneta europea.
La fuga di questi stati potrebbe essere meno indolore della ritirata greca e di sicuro lo sarebbe rispetto ad un’eventuale uscita successiva.
Si rischia il rompete le righe nei balcani e nelle periferie europee.
Ritengo meno probabile un’uscita tedesca dall’euro, ma anche lei avrà un’opportunità e in tal caso non subirebbe i danni della svalutazione del marco.
E’ certo che un’uscita tedesca avrebbe un effetto disgregante generale mentre quella greca può avere solo conseguenze minime e gestibili.
Da qualche mese ci dicono che la crisi è finita e io concordo, ma posso anche scrivere che con il tracollo greco partirà una nuova crisi, almeno a livello europeo!
Questo non l’ha detto nessuno, so di essere il primo a farlo.
L’Europa non perderà Socrate e neanche Platone, la Grecia sarà isolata ed esecrata, specie nel nord del continente: Tsipras sarà un nuovo comunista malvagio!
La perdita economica sarà minima e molti l’hanno già prevista da tempo.
Non so dirvi se l’Italia l’ha fatto? In parte credo di no, in parte si specie se penso a certe norme finanziarie approvate di recente, sia a quelle che hanno avuto l’onore del riflettore distorcente sia quelle approvate di notte e in gran segreto con una manciata di voti contrari.

E’ possibile anche un secondo sviluppo della vicenda: la fine greca potrebbe far passare la voglia di giocare con il fuoco a tanti.
La Grecia entrerà rapidamente nel terzo mondo perché nessuno vorrà la Dracma. Ogni greco dimezzerà i suoi beni in un giorno e poi vedremo quanto altro perderà.
Che perderà altro è certo, quanto non so!
In Italia, i grilli e i cambia maglie testeranno la loro inconsistenza e la loro debolezza.
In questo contesto il punto decisivo sarà la tenuta o la fine dell’alleanza franco – italiana che ha guidato le scelte UE in questi due anni (mediando con Germania e Inghilterra).

Solo Draghi tiene accesa la candela della speranza dei greci, ma le loro possibilità sono minime.

 
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Il maestro 2° atto 14a conversazione

Il Maestro - secondo atto – Quattordicesima conversazione
Prosecuzione del monologo sul maestro di judo.

Di I. Nappini

Di Ivo adesso voglio qui, poiché sono fra chi mi capisce, ricordare cose personali.
Ad esempio l’accappatoio messo appeso nello spogliatoio, entravi, lo vedevi e capivi che lui era in palestra sul tappeto con quelli del turno prima. L’oggetto indicava la persona.
Quando questo vecchio accappatoio mancò fu dopo la sua morte, di conseguenza nei primi mesi entravo nello spogliatoio e subito si formava in me l’idea che la palestra continuava senza di lui.
Oggi c’è una teca con una delle sue vecchie cinture e alcune foto che lo ricordano sulla parete opposta all’uscita.
Si tratta però di una cosa diversa.
Le ombre che dalla strada si riflettevano sui vetri della palestra, per una combinazione di luci l’ombra dei passanti si spalma ancor oggi sulle vetrate poste in alto, alle volte mi capitava di fermarmi qualche istante a vedere queste ombre.
Anche loro erano parte dell’insieme, come il disco delle campane delle chiesa vicino che ogni tanto si sentiva la sera, confuso con il rumore dei corpi proiettati sul tappeto o con la lezione sulle tecniche.
LA PALESTRA IN FONDO È ANCHE UN LUOGO VISIVO E SONORO.
Il ricordo è anche odori, suoni, luci, ombre, parole, frasi sentite tante volte.
Poi c’era il suo modo di fare, mi ricordo che sedeva sulla panca vicino all’entrata e di solito parlava con gli allievi e con chi veniva a fargli visita.
Magari anche per pochi minuti.
Un altro suo modo era quello di sedere in osservazione sulla cassapanca a lato del tappeto e a un certo punto quando lo riteneva opportuno unirsi di nuovo agli allievi per correggere questo o quello o per mostrare una tecnica o qualche altra cosa da fare.
Con il senno di poi mi son fatto l’idea che il suo esser maestro fosse anche ascolto e osservazione, entrava dentro il problema tecnico o di relazione avendo già in testa la possibile soluzione e la ragione per la quale essa era valida.
Sotto certi aspetti è stato anche fortunato, infatti mi ricordo che una volta la palestra era in una situazione incredibile, era dicembre e c’erano dei lavori di manutenzione e mancava l’acqua calda, faceva freddo e la situazione era tale che solo in tre eravamo rimasti.
In tre soli e pur di non lasciar la palestra vuota mi ricordo che feci la doccia fredda in pieno inverno. Cose di gioventù.
Però fu una bella prova di carattere.
Poi mi ricordo che dopo la sua morte la palestra si riempì d’acqua di fogna per via di un nubifragio e noi tutti i suoi allievi ci riunimmo per rifarla.
Salvammo quel che si poteva salvare, pulimmo a fondo con una sistola le materassine del tappeto, buttammo via quelle compromesse, mi ricordo di aver fatto dei lavori perché anche il pavimento della palestra si era guastato.
In fondo aldilà di tutto credo che questo sia il beneficio ed è qualcosa che va oltre le gare, le cinture colorate e tutto il resto.
Io non credo che sia comune in una palestra che i suoi iscritti e frequentanti si siano dati così tanto da fare per tenerla aperta.
Alle volte penso alle critiche stupide che dai giornali e dalla televisione sono cadute sulla generazione mia intorno al suo presunto carattere debole e sprovveduto.
So che posso sembrar eccessivo ma io in palestra son stato testimone di molti esempi che smentiscono questo pregiudizio, e molti fra questi proprio in palestra.
In fondo quando è ben praticato e con una guida sicura il Judo forma i caratteri e quindi le persone e oso dire che li forma in meglio.
Una volta mi ripeté una frase del suo maestro Koeke.
Disse che “cadere a terra è brutto” nel senso che è brutto il cadere con il senso della sopraffazione. Uno se cade si rialza, deve dimostrare che non si è fatto niente, che non ha subito il colpo.
Ecco io nella mia ingenuità credo che questo insegnamento si formi nella testa di chi segue un maestro di arti marziali in quanto frutto delle esperienze, del mettersi alla prova, dell’esser chiamati a fare il doppio o il triplo di quel che comunemente si pensa di poter fare.
Mi disse, anche, una volta che la preparazione e il concetto del Judo l’insegnano la palestra e gli amici. Uno si accorge che prima si sentiva un niente ma dopo capisce mettendosi alla prova insieme agli amici che può esser bravo come gli altri.
QUESTO DÀ FORZA, AIUTA. COSTRUISCE FISICAMENTE E MENTALMENTE.

Vincenzo Pisani: Adesso ha smesso. Ora parlano gli altri, penso che noi qui si possa finir d’ascoltare e ragionar dei fatti nostri.
Comunque amici ad ascoltarlo abbiam fatto freddare questo lauto pasto.
Le parole del professore ci hanno preso, ma come insegnano le maschere della nostra commedia dell’arte non con l’aria fritta si riempie lo stomaco.
I discorsi restano discorsi e così anche i ricordi.

Franco: Non c’è problema son di buon stomaco, saprò far fronte a miei impegni davanti a queste portate. Certo che il problema che pone il professore è grande, e tu mio caro fai male a svalutarlo.
IN EFFETTI ESISTE QUALCOSA NELL’EDUCAZIONE DELL’ESSERE UMANO CHE NON SEMBRA ESSER NÉ NOZIONE, NÉ COMPETENZA, NÉ ABILITÀ.
La natura dell’umano e del suo vivere in società presenta una complessità non riducibile ai grandi numeri o alle statistiche.
La memoria che è elemento di base di ogni sapere e di ogni tecnica e scienza non è solo analitica ma per così dire è anche artistica, umanistica e va da sé personale.
L’essere umano in questa terza rivoluzione industriale è la più fragile e la più complicata delle macchine che producono, consumano e vanno infine rottamate.

Clara Agazzi: Questo è ovvio, anche nel mondo della civiltà industriale si esiste come singoli, nella vita si fanno delle scelte, ci si orienta sul piano religioso, politico, dei gusti.
Per chi crede c’è la vita dopo la morte e la responsabilità sulla propria anima.

Stefano Bocconi: Certo il problema della vita dopo la vita. Poi c’è il senso di questa vita.
Quando penso che da morto cesserà il mio vivere con la carta di credito, il possesso della macchina, dei beni, dell’elenco clienti, del magazzino, della mia collezione di fumetti degli anni settanta.
Mi dispiace pensare che la mia collezione di fumetti possa finire al macero o esser venduta per pochi spiccioli a copia. Strano.
Ora provo affetto per quei ricordi di carta che ho messo da parte in uno stanzino, mi sembrano vivi.

Paolo Fantuzzi: Belle parole, anche le vostre. Io però che tante ne ho vissute e fatte di cose vi dico che il passato è passato.
Certo circoscrive il presente, dà insegnamento, aiuta perché il vissuto è parte della coscienza del singolo, è rifugio di ricordi e ammonimenti in momenti difficili.
Ma poi tutto pesa sulle spalle dei vivi che devono andar avanti e costruire il loro mondo che è sempre in divenire.
Esperienze, vita vissuta, ricordi, speranze, impegni devono trovare qualcuno che se ne faccia carico, è il singolo che sceglie o che è oggetto di scelta da parte di altri e che subisce le conseguenze delle sue scelte o di quelle altrui.
PER QUESTO L’AZIONE CHE SI ATTUA NEL PRESENTE FINISCE SEMPRE CON IL RIVOLGERSI VERSO IL FUTURO, IL PRESENTE NON È, ESSO DIVIENE SEMPRE E SI TRASFORMA IN QUALCOSA DI DIVERSO; ANCHE CON LA VELOCITÀ DEL FULMINE.

 
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Nader e Cuba

Nell’Interesse Pubblico
Le Rumbe Politiche Iniziano a Cuba

Ralph Nader
23 Dicembre 2014

Le relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti sono state tumultuos da quando Castro prese il potere nel gennaio del 1959 vincendo il dittatore Fulgencio Batista.

Fidel Castro e i Fidelistas fecero una rivoluzione e sono stati decisi per difenderla a tutti i costi.
Nel frattempo il governo degli Stati Uniti fu determinato nel fare tutto ciò che fu necessario – l’invasione, lo spionaggio, gli attentati contro i cubani di alto rango, tra i quali Castro, la sovversione, gli embarghi (con l’esclusione dell’immigrazione aperta per i rifugiati) e pure la pressione alle altre nazioni per non commerciare con o investire a Cuba.

Gli osservatori di politica estera sanno che gli Stati Uniti hanno appoggiato decine di brutali dittature in tre continenti, mentre essi cercavano di minare Cuba.
Gli Stati Uniti hanno aperto le relazioni diplomatiche con la Cina che ci aveva combattuto nella Guerra di Corea.
Abbiamo anche piene relazioni con il Vietnam, nonostante la nostra grande guerra sanguinosa con loro.
L’animosità in corso negli Stati Uniti per ottenere il “cambio di regime” a Cuba può essere vista come bizzarra (tenendo presente anche l’enclave di immigrati anti cubani nel sud della Florida), rispetto alle politiche estere di cui sopra durate mezzo secolo e sviluppate con la Cina, il Vietnam e altri paesi e regimi.

La settimana scorsa, quando il presidente Obama, con il favore dei due terzi del popolo americano, ha annunciato l’apertura della porta delle relazioni diplomatiche con Cuba (il Congresso dovrà autorizzare un’ambasciata e un ambasciatore), ha incluso pure l’allentamento delle restrizioni commerciali, l’accesso più facile per i visti turistici e la cooperazione in materia di salute, disastri climatici e il traffico di droga.
Ora, il gioco di previsione è scoppiato in tutte le direzioni in entrambi i paesi per quanto riguarda ciò che può e dovrebbe accadere riguardo Cuba nelle prossime settimane, tra dei mesi e anni.

Beh, quello che sappiamo è che un Congresso repubblicano darà al presidente Obama molto poco spazio, oltre ad aiutare i produttori di trattori e gli esportatori agricoli USA a commerciare con Cuba.
Il commercio annuale con Cuba andrà presto a $ 1 miliardo partendo da meno di 400 milioni di dollari dell’anno scorso; per lo più esportazioni di cibo.
Il commercio con il Vietnam, un paese molto più grande, ha raggiunto 30 miliardi di dollari l’anno scorso!

In futuro, quando le relazioni saranno progredite fino a includere tutto il turismo che le infrastrutture di Cuba potranno accettare, essa diventerà una destinazione attraente per milioni di turisti americani.
Alcuni hotel degli Stati Uniti avranno contratti di gestione con il governo cubano, come lo hanno già alcune aziende europee e sudamericane.
I cubani potranno ricevere maggiori rimesse dei loro parenti negli Stati Uniti tramite carte di credito.

Le vere domande sul cambiamento, tuttavia, sono dalla parte cubana.
Quale sarà la reazione dei fratelli Castro verso i politici statunitensi che discutono le modifiche che ritengono migliori per la politica cubana, per l’economia e la cultura?
Si espanderanno i diritti umani e le libertà civili?


I Castro sono dei realisti e dei futuristi che sono consapevoli della loro età e vogliono preservare la rivoluzione socialista cubana.
Lo stato controlla attualmente l’80% dell’economia.
Raul Castro ha permesso ad una serie di piccole imprese (450.000 di loro finora) e piccoli appezzamenti agricoli privati.

Tuttavia, l’economia è in cattive condizioni nonostante l’istruzione universale, libera e pubblica fino al livello universitario, l’assistenza sanitaria universale, la libertà religiosa e l’ingegnosità dei cubani nel giocare il sistema con il mercato nero di breve durata per ottenere ciò di cui hanno bisogno.

I cubani sono cresciuti facendo affidamento sulla loro capacità notevole di riparare le cose data la loro mancanza di importazioni a causa dell’embargo.
I taxi Chevrolet del 1958 che vidi a L’Avana quando David F. Binder ed io ci unimmo ad una delegazione straniera di giornalisti per intervistare Castro nell’aprile del 1959 sono ancora per le strade nell’Avana di oggi.
Tuttavia, Cuba ha bisogno di migliorare in modo significativo la sua infrastruttura ed di espandere la produzione di articoli per la casa.

Non è probabile che i cubani possano far valere i loro principi di fronte ad un flusso senza ostacoli del cibo spazzatura, di truffe sui crediti, di pubblicità televisiva ingannevole degli USA e anche dei contratti unilaterali scritti in piccolo, fino alla promozione dei farmaci e alla commercializzazione dell’infanzia con programmazioni incessanti e spesso violente o ad altre forme del marketing aziendale dannoso.

Poche società possono assorbire la seduzione sensuale di una cultura commerciale e aziendalista occidentale all’attacco e non soccombere per diventare una società che mima.
Se può accadere in Cina - il Regno di Mezzo - può succedere a qualsiasi paese.

Il presidente Obama ha promesso la scorsa settimana di aiutare la società civile a Cuba, dopo questo mi sono domandato perché non ha assistito la società civile - dominata da una tirannia bipartitica e dal corporativismo - negli Stati Uniti, inoltre, vista la storia potrebbe non essere nel miglior interesse di tutti i cubani il fatto che degli “imperialisti americani” aiutino la loro società civile.

I fratelli Castro possono guardare al Vietnam come a un modello.
Là il partito comunista è ancora rigorosamente in carica, ma c’è una fiorente economia “capitalistica” che si espande rapidamente.
Inoltre, il Vietnam ha visto l’espansione della corruzione pubblica, dell’inquinamento, della speculazione, della disuguaglianza, di un gap generazionale doloroso e lo sconvolgimento delle tradizioni culturali.

Una cosa potete dirla circa la Cuba di Castro, rispetto al Venezuela e a molti altri regimi sudamericani, ovvero che non c'è grande corruzione.
Infatti, un Venezuela pieno di corruzione che spedisce con le navi 100.000 barili di petrolio al giorno a Cuba e che sta cadendo in un caos profondo è un motivo per cui i Castro vogliono più commercio, turismo e gli investimenti tecnici degli Stati Uniti e da altri paesi.

Cuba esporta medici in molti paesi, spesso come forma di aiuti esteri.
D'altra parte, gli USA importano medici.
Fidel Castro ci disse nel 2002 che era disposto a collaborare con gli Stati Uniti in altri paesi per affrontare le malattie tropicali e le epidemie utilizzando i punti di forza di ciascun paese.
Il governo americano non trovò alcun interesse nella sua offerta.

Ora, con i medici cubani che vanno in Africa occidentale in numero di gran lunga maggiore rispetto al nostro corpo medico per affrontare l’Ebola, lo scongelamento dei rapporti può produrre sforzi più importanti nella lotta e nella prevenzione di tali epidemie mortali.

Restate sintonizzati per eventi futuri.
La pace guadagnata è una nuova esperienza per i falchi della linea dura nella politica estera degli USA e per i loro consulenti privati a Washington, DC.

Tradotto da F. Allegri il 10/06/2015.

 
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10 Libri consigliati da ralph nader

Foto di amici.futuroieri

Nell’interesse pubblico
Letture consigliate da Ralph Nader per la vacanza di menti agitate

19 Dicembre 2014
Ralph Nader

1. I soldati invisibili di Ann Hagedorn (Simon & Schuster, 2014).
Ann Hagedorn, un ex reporter del Wall Street Journal racconta la storia inquietante dell’aziendalizzazione della sicurezza nazionale degli USA — “un’industria audace e nuova delle compagnie militari e di sicurezza privata”, profondamente integrate e che talvolta superano in numero le nostre forze armate e che premono sempre per più influenza, potere, e mercati.

2. Why Not Jail, Catastrofi industriali, illeciti societari e inazione di governo, del professore di legge Rena Steinzor (Cambridge University Press, 2014).
Il professore Steinzor azzera il più alto livello dei reati societari, i dirigenti colpevoli e sostiene che il perseguimento penale di questi boss aziendali non solo è più giusto, ma è la più efficace deterrenza dei reati societari che si ripetono tantissime volte grazie all’impunità di tale reato.

3. L'inganno OGM, a cura di Sheldon Krimsky e di Jeremy Gruber (Skyhorse Publishing, 2014).
Si tratta di un progetto del Council for Responsible Genetics, avviato dal MIT, da Harvard e da altri scienziati.
Questo libro, del quale ho scritto la prefazione, offre uno sguardo completo delle implicazioni sociali, politiche ed etiche degli alimenti geneticamente modificati da società come la Monsanto che vivono di segretezza verso le aziende agricole e i mercati di tutto il mondo.
Esso mostra la potenza di una scienza aziendale distorta, non controllata da pari e il suo marketing politico.

4. Il Dizionario della porcheria politica USA di Stephen L. Goldstein (Griglia Press, 2014).
Questo libro tenta fin dal suo titolo di farti arrabbiare e ridere allo stesso tempo.
Venendo fuori dalle elezioni di novembre, voi potete entrare in risonanza con la definizione dell’autore che “maschio politico deriva dal linguaggio universale fatto di iperboli, doppiezze, e millanterie”.

5. Felicità sostenibile: vivere semplicemente, vivere bene, fare la differenza a cura di Sarah Van Gelder e dello staff di Yes! Magazine (Berrett-Koehler Publishers, 2014).
Questo non è un librone psicologico per i permalosi. Ha punti di vista personali politici, civili, ambientali, a favore dei consumatori espressi da pensatori e prevaricatori, come W. Berry, Vandana Shiva, Annie Leonard, e J. McKnight. Una lettura veloce e coinvolgente.

6. Una crisi molto grassa di Deborah A. Cohen, MD (Nation Books, 2014).
Questo lavoro va al di là di un’esortazione, chiarisce le forze nascoste dietro l’epidemia di obesità e offre modi concreti per diminuire questa condizione umana fiorente.
Il dottor Cohen offre cose concrete da fare che comprendono importanti cambiamenti politici e le iniziative di base per voi o per i gruppi di attivisti. Sicuramente non è un libro di diete.

7. I movimenti del Popolo ricco di Isaac William Martin (Oxford, 2014).
Si tratta di una storia contro-intuitiva e aggiornata dei movimenti di protesta di massa “esplicitamente creati per beneficiare i ricchi!”
Il professor Martin rivela come “le proteste a favore dei ricchi si appropriano delle tattiche usate dalla sinistra — dai populisti e dai progressisti del 20esimo secolo fino alle femministe e agli attivisti contro la guerra degli anni ‘50 e ‘60”.

8. L'evoluzione di un idealista aziendalista di Christine Bader (Bibliomotion, 2014).
Questa è la storia di un laureato di Yale, che andò a lavorare dentro le grandi imprese ed è divenuto uno dei pochi idealisti che si sforzano di elevare gli standard e la gestione.
Un racconto raro e breve illumina sul perché alcuni idealisti diventano grandi informatori coraggiosi.

9. Leningrado: Assedio e Sinfonia di Brian Moynahan (Atlantic Monthly Press, 2014).
Leningrado, la seconda città più grande dell'URSS, subì 750.000 vittime dalla guerra, dall'assedio e dalla fame provocata da Hitler — quasi il doppio del pedaggio degli USA nella seconda guerra mondiale.
Questa opera imponente racconta la storia eroica nel 1941 e nel 1942 della scelta decisa di eseguire la Settima Sinfonia di Dmitri Shostakovich nella città assediata e devastata il 9 agosto 1942.
Se mai ci fosse un film alla ricerca di un libro, questo omaggio allo spirito umano insopprimibile lo è.

10. Ha! — La Scienza di quando ridiamo e perché di Scott Weems (Basic Books, 2014).
Può un neuro-scienziato cognitivo spiegare le risate e illuminare e divertire?
Fareste meglio a credere che la risposta è sì.
Un excursus culturale delizioso, intelligente, storico e contemporaneo che “rivela perché l’umorismo è così peculiare, e perché e come il prenotarlo soltanto non potrà mai aiutarci a diventare persone più divertenti”.
Esso mi ha spiegato il motivo per cui tutti quei libri scherzo che ero abituato a leggere non erano davvero così divertenti! Più gratificante di un migliaio di risatine.

Altre due lusinghe.
È possibile ottenere gratuitamente la newsletter trimestrale FDIC Consumer News.
Sì, un ente governativo ne fa una giusta.
Voi non potete fare a meno di diventare un risparmiatore più intelligente e prudente delle vostre finanze in questa economia occidentale del credito selvaggio senza esplorare questa pubblicazione di otto pagine ben strutturate.
Infine, se volete vedere ciò che una persona — un giovane avvocato, Morris Dees — ha iniziato e insiste a fare con decine di combattenti dedicati per la giustizia, cercate la storia illustrata e ben disegnata dei casi e delle cause del Southern Poverty Law Center: Keeping the Dream Alive by Booth Gunter (Southern Poverty Law Center, 2014, Montgomery, Alabama).

Tradotto da F. Allegri il 06/06/2015.

 
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Ralph Nader e le critiche alla CIA

Post n°887 pubblicato il 01 Giugno 2015 da amici.futuroieri
 

Ralph Nader e le critiche alla CIA
1 giugno 2015
Tradotto da F. Allegri

Nell’Interesse Pubblico
In The Public Interest – La relazione del Senato condanna la tortura all’estero fatta dal governo

Ralph Nader
12 dicembre 2014

Le 528 pagine del rapporto del Senate Intelligence Committee sulla tortura fatta dalla CIA potrebbero essere come uno shock per molti, ma non sorprenderebbero il vecchio senatore Daniel Patrick Moynihan (D-NY).
Nel 1991 e di nuovo nel 1995, stufo dei suoi rapporti con questa agenzia, presentò un disegno di legge per la sua abolizione.
La troppa segretezza ha portato a una copertura istituzionalizzata completa e a troppe cattive informazioni o inadeguate che hanno condotto a sviste, tragedie e fallimenti per tentare di anticipare gli eventi, come il crollo dell'Unione Sovietica.
Moynihan credeva che il governo segreto causasse dei disastri e spaccasse le società democratiche.

Nonostante che il disegno di legge non fosse stato messo ai voti, le critiche del senatore Moynihan si dimostrarono giustificate dopo l’11 settembre quando la CIA divenne più imperiale, più segreta, più violentemente operativa e più di un “governo all'interno di un governo” — una frase usata dal senatore Daniel Inouye (D-HI) durante lo scandalo Iran/Contras sotto la presidenza Reagan.

Esteriormente, la C.I.A. sostiene che i suoi “metodi di interrogatorio rafforzati” (leggi torture) hanno bloccato intrighi e salvato vite.
Quando le si chiede di documentare queste affermazioni, automaticamente l’agenzia si nasconde dietro la sua segretezza.
Quando un’agenzia federale sostiene che quello che fa è legale e costituzionale, dovrebbe farlo andando oltre le affermazioni generali basate su memoriali legali segreti del Dipartimento di Giustizia e sulla conoscenza e l’approvazione di criminali di guerra (vedi l’invasione dell’Iraq) come il presidente G. W. Bush e il prevaricatore generico, il vice presidente D. Cheney.

L’ambiente burocratico della CIA assicurò questo tipo di critica bruciante e specifica.
La relazione del Senate Intelligence Committee, consegnata dal suo presidente, la sen. Diane Feinstein (D-CA), al termine di un’inchiesta di 5 anni ha svelato la tortura, gli insabbiamenti, le bugie e un fallimento nel conseguire gli obiettivi.

Con un bilancio segreto, molto ampio, da molti miliardi di dollari, vicino all’assenza di supervisione indipendente del Congresso e con il lustro onnipresente di proteggere “la sicurezza nazionale”, la CIA non potrà mai rispondere alla vecchia domanda latina:, “Quis custodiet ipsos custodie?”, ovvero, “chi controllerà le guardie ?”
Nessuna norma di legge o monitoraggio esterno indipendente può contenere questa agenzia delinquenziale guidata dalla colpevolezza interna e dalla mancanza di giustizia.

Durante gli anni di Bush, le incursioni sfrenate della CIA erano comunemente caratterizzate da guerre dittatoriali segrete, prigioni segrete, tribunali segreti, prove segrete, leggi segrete, e sorveglianza illegale indifferenziata.

Inoltre, non ci sono stati procedimenti penali o civili per qualcuno dei burocrati colpevoli né da parte delle amministrazioni Bush e neanche di Obama — con una sola eccezione.
L’unica persona perseguita, proprio sotto Obama, fu il vero patriota John Kiriakou — uno specialista degli interrogatori della CIA ben considerato che fece esplodere con precisione lo scandalo sulla tortura illegale della CIA.
Sta scontando una pena detentiva di 30 mesi — dopo aver fatto un appello per una spesa minore, e discutibile per far risparmiare alla moglie e ai 5 figli i soldi di una difesa/calvario ancora più lunga, finanziariamente insostenibile per difendersi da procuratori vendicativi con budget senza fine.

Per evitare che il Senate Intelligence Committee riscattasse finalmente la sua storia di passività e complicità esibita con la sua tradizione di “guardare dall’altra parte”, la CIA ha cercato di ostacolare i membri del comitato in molti modi.
Ha impedito ai membri l’accesso adeguato ai documenti, ha fatto trapelare false informazioni alla stampa, è entrata nei computer del comitato, e ha anche esortato il Dipartimento di Giustizia a perseguire penalmente gli investigatori valorosi del Senato.
Quando tutto ciò non è riuscito, la C.I.A. ha ritardato e ritardato la presentazione del rapporto mentre studiava con attenzione i suoi contenuti e garantito a tante redazioni che i lettori avrebbero chiedo cosa altro essa potrebbe eventualmente essere nascosto. (Guardate voi stessi: Http://www.nytimes.com/interactive/2014/12/09/world/cia-torture-report-document.html).

Infatti pensate alle oltre 6.000 pagine del risultato dei lavori del Comitato (tenute segrete in seguito alle richieste della CIA) che descrivono con dettagli che straziano lo stomaco le varie forme di tortura e la loro inutilità (soprattutto rispetto ad altri metodi più amichevoli) descritte da ex interrogatori della CIA come Ali Soufan.

Tutto questo “affare spettrale” crea una fratellanza solidale di ammirazione auto-rinforzata che smentisce o sopprime il dissenso significativo all’interno delle agenzie di spionaggio.
Infatti, come il New York Times ha appena segnalato: “[nel] gennaio 2003, dopo 10 mesi nel programma di prigionia segreta della CIA, il capo dell’agenzia per gli interrogatori inviò una e-mail ai colleghi dicendo che il trattamento inesorabilmente brutale dei prigionieri era un relitto di un treno ‘in attesa di smantellamento e ho intenzione di evitare l’inferno dal treno prima che accada.’ Disse di aver detto ai suoi capi che aveva ‘gravi riserve’ sul programma e che non voleva più essere associato con esso ‘in alcun modo’.”

Non meraviglia che uno dei titoli del Times riassuma i lavori del comitato d’inchiesta con queste parole: “La Relazione del Senato Attesta che l’Agenzia è Inadeguata Perché Scelse un Approccio Sbagliato”.

Così inadeguata, che la C.I.A. appaltò la tortura a due psicologi che prontamente formarono una società che ha ricevuto 81 milioni di dollari di denaro dei contribuenti.
Da aggiungere a ciò che un dirigente della C.I.A. citò nel report denominato “indagine inutile”.

La storia più grande in questo pasticcio sordido è che non ci sarà alcuna azione penale contro i funzionari governativi responsabili, a partire da Bush e Cheney.
Il senatore Mark Udall (D-CO) incorniciò la questione della responsabilità sul pavimento del Senato: “Il Direttore [John] Brennan e la CIA oggi continuano a fornire volontariamente informazioni inesatte e a travisare l’efficacia della tortura. In altre parole la C.I.A. mente”.
Egli ha esortato il presidente a eliminare la leadership dell’agenzia, incluso Brennan.
Non ci può essere alcun insabbiamento. Se non c’è una leadership morale dalla Casa Bianca capace di aiutare la gente a capire che il programma di tortura della CIA non era necessario e non ha salvato vite o interrotto complotti terroristici, allora cosa fermerà la prossima Casa Bianca e il direttore della CIA nel non sostenere la tortura?”, ha concluso.

La risposta della Casa Bianca fu nel presidente Obama che espresse “una piena fiducia” nella CIA e nel suo capo John Brennan, e il capo della CIA chiamò tutti i suoi subordinati “patrioti”. Il cerchio si è chiuso ancora una volta.

Una conseguenza ancora più grande delle crescenti rivelazioni su come Bush/Cheney e Obama risposero con la loro “guerra al terrorismo” viene dai milioni di bambini innocenti, donne e uomini che sono stati uccisi, feriti o contaminati, dagli altri milioni di rifugiati in Iraq e in Afghanistan, dalle perdite di vite e arti americani, e dalle migliaia di miliardi di dollari di fondi pubblici che avrebbero potuto essere utilizzati per ricostruire le infrastrutture cruciali dell'America per salvare vite umane e per fornire le strutture necessarie e lavoro.

La banda criminale che colpì l’undici settembre non ha avuto una seconda capacità di attacco.
La gigantesca reazione eccessiva di Bush che spazzò via interi paesi e società anno dopo anno, ha solo diffuso enormemente le forze di Al-Qaeda in una dozzina di paesi attraverso filiali e diramazioni, come l’ISIS.

Combattere il terrorismo senza stato con un massiccio terrorismo di stato e con la tortura che rafforza il primo crea un boomerang micidiale.
Distrugge le nostre priorità, disattiva la ricerca della pace e corrode la nostra democrazia con il suo presunto stato di diritto.
Inoltre oscura la storia dell'Occidente dell’intervento violento e secolare nel cortile della Oriente, con la spartizione delle sue colonie, con l’arretramento locale, con le brutali dittature sostenute con le armi, il denaro e la copertura diplomatica degli Stati Uniti.

Il primo passo del Senate Intelligence Committee dovrebbe richiamare il Congresso ai suoi doveri costituzionali e fermare la distruzione della separazione dei poteri fatta da un esecutivo arrogante alla Casa Bianca.
Certamente la sinistra/destra al Congresso dovrebbe concordare su tale principio.
Aiuterebbe che noi, il popolo, quello che paga il conto, facessimo loro dei trilli continui in questa direzione.

 
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Nader e le carte di credito

Post n°886 pubblicato il 21 Maggio 2015 da amici.futuroieri
 

Nell’Interesse Pubblico
10 ragioni per le quali non ho la carta di credito

Ralph Nader


In un recente convegno all’American Antitrust Institute (AAI) di Washington DC, ho chiesto ai presenti di riflettere sulla capacità dei contanti e degli assegni di competere con l’industria delle carte di credito e con i suoi severi controlli sui commercianti.
Questo punto ovvio diventa meno evidente se si tiene conto dell’esclusione in espansione dei pagamenti per contanti/assegni a causa della travolgente espansione dei beni e servizi che non si possono comprare a meno che non si disponga di una carta di credito o di un amico con una di queste che si possa rimborsare dopo.

Quando mandiamo alcuni tipi di posta espressa, noleggiamo un’auto, o paghiamo per i servizi delle compagnie aeree/treni o alberghi, non è più possibile pagare con contanti/assegno o è una vera seccatura di richieste e condizioni.
La tendenza generale è quella di limitare sempre di più ciò che la moneta legale può effettivamente acquistare in America a causa dell’esclusione dai contratti standard con le scritte in piccolo (vedi faircontracts.org).

Per molte persone, la comodità di una carta di credito e le ricompense potenziali giustificano la loro preferenza a rinunciare ai contanti.
Inoltre, i consumatori a basso reddito vogliono un credito a breve termine, seppur costoso.
I portatori della carta di credito ricevono “dei punti”, come per le miglia volate con frequenza, ma spesso il consumatore paga in altri modi nascosti questi “omaggi”.

Nonostante gli ostacoli di cui sopra, io ancora non ho una carta di credito o una carta di debito basata sulla firma.
Ci sono 10 motivi rilevanti per la mia preferenza al contante o a assegni contro la plastica.


1. La plastica pone le basi per massicce invasioni quotidiane della privacy.
Oggi l’acquisto dei dati personali galleggia in tutto il mondo, senza controlli.
L’industria delle miniere dei dati è ovunque e sia il governo che gli hackers possono entrare nei files sulle persone.
Come dimostrano Facebook e Google, è quasi impossibile tenere il passo con la condivisione delle vostre informazioni personali.

2. Dopo che siete entrati nell’economia del credito cadete nell’ambito dei controlli di valutazione arbitraria del credito e dei commercianti del credit scoring.
Quindi, se vi lamentate strenuamente con un rivenditore di auto o con le assicurazioni, se siete vittime di false informazioni nel file di credito, o anche se avete troppe carte di credito, il vostro credito può soffrire tanto da pagare di più o da vedervi negare dei prestiti.

3. L’economia della carta di credito, con le sue regole di non aumenti anti concorrenziali, ecc è inflazionistica e influisce negativamente sul potere d’acquisto dei consumatori, nonché sui tassi di risparmio più bassi.

4. Le carte di credito incoraggiano l’acquisto di impulso.
L’industria lo sa molto bene.
Sfregare una carta di plastica piuttosto che aprire un portafoglio e prendere direttamente il denaro crea uno scollamento tra l’acquisto e la perdita di denaro per il consumatore.

5. Le clausole delle carte di credito — quelle che la senatrice Elizabeth Warren definisce “stampe per topi” — sono per lo più imperscrutabili e non negoziabile.
Firmate sulla linea tratteggiata, zitti e comprate.
Le imprese raramente competono sulle clausole scritte in piccolo per favorire il consumatore.
Confrontate, con un microscopio adatto, i contratti tipo di Visa, Mastercard o Discover o di GM, Ford e Toyota, o di Bank of America, Citigroup e Wells Fargo.
I consumatori sono stati guidati verso un contratto senza scelta di schiavitù o di servitù.

6. L’uso di contanti/assegni incoraggia i consumatori a vivere con i propri mezzi e a non rimanere intrappolati in un ciclo sempre più profondo di debiti.
Ad esempio se si è fuori a fare shopping con denaro contante e si imposta un budget per noi, è impossibile spendere troppo se semplicemente non si porta più di quanto si è stabilito per i nostri acquisti.

7. Il pagare in contanti/con assegni evita il peso di tasse, sanzioni, sovrapprezzi, e, naturalmente, i tassi di interesse altissimi per i consumatori.
Le aziende invece godono dei tassi di interesse bassi, su tutta la linea.
(Ricordate, però, gli assegni hanno un costo se non sono onorati.)

8. Il pagamento in contanti/con assegni — dicono in un ristorante — fa risparmiare tempo e aiuta nei controlli successivi di errori.
Inoltre, impedisce l’aggiunta di eventuali spese fraudolente al conto.

9. Il pagamento in contanti/con assegno evita di dover dare via la vostra proprietà personale per il piacere di imprese su internet che vi girano intorno e molto proficuamente vendono queste informazioni gratuite agli inserzionisti con tale precisione che questo ultimo sa quale malattia o desiderio avete.

10. Spesso gli emittenti di carte di credito approvano carte di credito per i consumatori con limiti massimi di spesa che sono troppo alti considerando il loro stipendio o la mancanza di questo.

La Apple ha creato un sistema di pagamento che non richiede la firma o scatti.
È voi regolarmente potete cadere nel penitenziario del credito con un semplice sfregamento.
Quali sono le prospettive, l’evocazione attraverso delle onde cerebrali?

C’è una forte necessità di sconti di cassa per i consumatori, come avviene con molti distributori di benzina.
Ciò passerebbe attraverso il risparmio che il venditore renderebbe bypassando le società delle carte di credito a beneficio dei consumatori, una situazione win - win.
Inoltre, non ci dovrebbero essere discriminazioni nei confronti dei consumatori sulla base alla loro scelta di moneta legale; i fornitori dovrebbero accettare tutti i metodi di pagamento.

tradotto da F. Allegri il 21/05/2015.

 
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I pericoli e i limiti della democrazia digitale

Post n°885 pubblicato il 18 Maggio 2015 da amici.futuroieri
 

SAGGIO BREVE
I pericoli e i limiti della democrazia digitale

18/05/2015
Di F. Allegri
Io non credo nella democrazia digitale e non ci credo nessun progressista vero.
La vera politica è quella che si svolge nei municipi o nelle assemblee elettive di livello più alto.
La vera partecipazione è quella diretta e reale, non mediata da macchine o enti.
La partecipazione è progetto e anche mezzo necessario per arrivare ad un fine.
Questa può svolgersi nei palazzi, nelle assemblee e nella piazza: parte dal banchino, passa per le marce e arriva agli scioperi economici e politici.
LA DEMOCRAZIA DIGITALE È RISERVATA A PERSONE SOLE E STABILISCE UN RAPPORTO DI DIPENDENZA TRA CHI STA OLTRE LO SCHERMO - VIDEO (IL CONTROLLORE) E CHI LAVORA CON IL PC, IL CITTADINO APPARENTEMENTE ATTIVO (IL CONTROLLATO, IN REALTÀ).
Al momento, la gran parte delle esperienze di pseudo democrazia digitale stanno crollando e l’unica che resiste è quella del M5S seppur con un disincanto crescente.
La prima causa del fallimento che rilevo è quella che il far politica on line è per molti un’esperienza capricciosa ed estemporanea, manca un vero progetto, manca una vera immedesimazione in qualcosa di reale, se si eccettua il rapporto soggetto – oggetto.
IL SECONDO DATO INTERESSANTE È CHE LA PSEUDO DEMOCRAZIA DIGITALE CROLLA POCO DOPO CHE LE SUE PIATTAFORME PER IL VOTO ONLINE ENTRANO IN FUNZIONE.
Il votare libero le distrugge anche se il voto non è libero.
PER QUESTO SCRIVO SUBITO CHE ANCHE LA DEMOCRAZIA DIGITALE APPARTIENE AL VASTO MONDO DELLA FALSA PARTECIPAZIONE.
Se spostiamo la nostra analisi dal lato del votante dobbiamo porci il problema delle aspettative dell’elettore singolo e solitario confrontandole con quelle del PICCOLO GRUPPO SOLIDALE che è la forma minima di partecipazione.
Nel piccolo gruppo solidale ogni membro rinuncia a qualcosa, rinuncia ad alcuni dei suoi gusti eccentrici e divide il suo cibo politico del momento con tutti.
Una fetta di torta tocca a tutti e la torta è unica e può essere anche una che non piace a nessun membro!
NELLA DEMOCRAZIA DIGITALE OGNUNO È SOLO CON LA SUA MACCHINA E TUTTI SON SOTTOPOSTI AD UNA SORTA DI IMPERATRICE DELLE MACCHINE, UN ENTE QUASI SEGRETO, MA SOVRAPPOSTO.
Nella democrazia digitale non si verificano mai delle scelte collettive reali che bilanciano i gusti, ma anche i dissensi minimizzandoli.
LE SCELTE PRESE NON SONO QUELLE MEDIATE E OGNUNA DI LORO SOMMA I DISSENSI A QUELLI DELLE ALTRE VOTAZIONI: NESSUNO MEDIA.
La democrazia digitale nasce con un difetto originale, nasce con un’aspettativa eccessiva non reale.
L’operatore che usa il PC inizia il suo lavoro convinto che usando la tecnologia avrà a che fare con una piattaforma che soddisfi le sue aspirazioni, dopo aver votato insieme a tante altre persone simili a lui.
In pratica il singolo crede di far parte di una volontà popolare che somma un vasto gruppo di fratelli o addirittura di gemelli invece è solo con se stesso o sottomesso ad una sorta di spirito che lo domina e guida.
Un motto probabile sarebbe: “Il popolo sei tu! O il popolo sono io! (A seconda, del livello di ambizione)
Chi vive la democrazia, non è un cittadino, non è un sovrano: è un cliente di una multinazionale che non ottiene mai la sua soddisfazione personale.
In questo contesto la democrazia digitale può solo fallire ed è bene che fallisca.
La tecnologia non è al servizio del cittadino, non deve piacere a lui, non è il genio che avvera i desideri, non realizza nemmeno la mitica democrazia del consumatore perché i risultati dei voti non piaceranno a nessuno.
L’unico fatto positivo è che essa fa perdere tempo a tanti estremisti senza qualità.
Di sicuro è meglio comprare le pere al mercato.

 
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il maestro 2° tempo - 13a conversazione

Il Maestro - secondo atto – Tredicesima conversazione
Ricordo di un maestro di judo II - tra volontà e burocrazia

Di I. Nappini

Adesso che ho mostrato la principale differenza fra la figura del MAESTRO e quella del DOCENTE passo a considerare un secondo aspetto ossia la VOLONTA’.
SEGUIRE UN MAESTRO (i campioni che lo fanno per carriera e per denaro non sono parte dell’esempio) È IMPEGNARSI CON IL CORPO E LA MENTE IN UNA DISCIPLINA SPORTIVA.
UN GIOVANE E COSÌ ANCHE UN PRATICANTE ADULTO SI SOTTOMETTONO A SFORZI FISICI E TALVOLTA MENTALI CON UN ATTO DI VOLONTÀ.
Il maestro uniforma e disciplina all’interno della palestra le mille e mille differenze che emergono dai suoi praticanti e dagli allievi che intendono procedere con l’attività agonistica.
In questa condizione di mettere assieme i diversi livelli di motivazione e d’esperienza emerge il suo carisma e il suo buonsenso nel dare una direzione al lavoro di palestra.
QUELLO CHE SPESSO È IL FRUTTO DELL’ESPERIENZA E DEL BUONSENSO NELLA SCUOLA È REGOLATO DA SCADENZE, PROGRAMMI E DA UNA BUROCRAZIA A TRATTI OPPRESSIVA.
La mentalità comune ignora solitamente quanto il mestiere dell’insegnare a scuola sia vincolato a scadenze e procedure burocratiche.
Non dico che sia giusto o sbagliato.
DICO CHE L’ATTIVITÀ DEL MAESTRO E DEL DOCENTE SONO REGOLATE DA PRINCIPI DIVERSI E SI SVOLGONO IN CONTESTI NON SOVRAPPONIBILI PUR TRATTANDO DELL’EDUCAZIONE E DELLA FORMAZIONE DELL’ESSERE UMANO.
La burocrazia che regola una palestra esiste ma non ha la natura e l’intensità della burocrazia scolastica.
Il maestro quindi può a mio avviso ritagliarsi un più ampio spazio, può creare un suo stile di conduzione della palestra e arrivare al raggiungimento dei risultati attesi con tempi e modalità suoi.
Il lato spiacevole della cosa è che egli è praticamente l’unico responsabile.
Quindi i praticanti di un’arte marziale o di una qualsiasi disciplina sportiva che si trasmetta per mezzo di un maestro scelgono un percorso impegnativo per la mente e il corpo con la speranza di ricavarne dei benefici fisici, mentali e perfino spirituali.
Benefici che sono collegati all’insegnamento del proprio maestro di riferimento.
IN QUESTA CENTRALITÀ DI COLUI CHE INSEGNA VEDO IL TRATTO CARATTERISTICO DEL MAESTRO DI JUDO, OSSIA IL CARISMA.
Quella capacità, che viene declinata in termini positivi, d’esercitare una forte influenza sulle persone.
In effetti senza una guida è improbabile che gli esseri umani s’associno fra loro per fare cose difficili o percorsi di costruzione e definizione della propria mentalità e della propria fisicità.

Clara Agazzi: Questo professore è un po’ scolastico però mi pare che ci pigli. Certe cose le descrive bene. Tuttavia mi pare che riveli un rapporto con il suo lavoro contraddittorio. Da un lato ne sottolinea l’importanza e dall’altro ne definisce i limiti. QUESTA CATEGORIA DEL MAESTRO DI CUI RAGIONA PARE LO SPECCHIO SU CUI SI RIFLETTONO I LIMITI DELLA SCUOLA FORMALE E BUROCRATICA.

Paolo Fantuzzi: Aspettate. Qui devo dire qualcosa io. Ricordatevi in materia di sport di contatto e arti marziali di una grande verità di cui tutti i praticanti e gli agonisti del settore sono consapevoli: le botte fanno male. Per questo qui nel Belpaese certi sport e le arti marziali hanno poco seguito. Lo sport quando è praticato è soddisfazione e fatica, ma per capire la mia affermazione pensate al pugilato o sport minori ma simili. OGGI TELEVISIONE, CINEMA, PUBBLICITÀ COMMERCIALE NON FANNO VEDERE LO SFORZO DELLA PERSONA QUALUNQUE, LA NORMALITÀ DELLA FATICA DELL’UOMO DELLA STRADA. Televisione, pubblicità commerciale, cinema, illustrazioni varie,  fanno vedere i presunti VIP in barche di lusso, nei ristoranti e nei privé per gran signori, al ricevimento di questo o di quello, nella villa del tal dei tali, all’inaugurazione del locale esclusivo.
OVVIA CONSEGUENZA CHE TANTA GENTE E LA GIOVENTÙ IN PARTICOLARE SIA SVIATA DA QUESTI MESSAGGI RIPETUTI FINO ALL’OSSESSIONE E FUGGA QUANTO È FATICA, PERCORSO ANONIMO E SILENZIOSO, COSTRUZIONE DI SE STESSI.
Se l’esempio che gira nelle nostre periferie cittadine è il ricco o il mammifero di lusso che si gode i soldi è normale che l’impegno che ha come premio non il riconoscimento del singolo presso un pubblico ma una sua crescita fisica e mentale sia evitato.
Comunque in questo discorso c’è questo che non mi torna: mi pare che in quelle parole si voglia cercare un bene e un male che non stanno nella vicenda di tutti i giorni.
Il divenire del mondo non è bianco o nero come il colore dei pezzi sulla scacchiera.

Stefano Bocconi: Certamente hai della ragione dalla tua. DA ANNI MI CHIEDO SE NON SIANO FOLLI COLORO CHE INSEGUONO L’IDEA FISSA DI UN BENE O UN MALE ASSOLUTO, COME SE BENE E MALE FOSSERO SFERE PERFETTE, REALTÀ METAFISICHE, ENTI ANGELICI O DEMONI.
Eppure credo che sia lecito cercare oggi una qualche guida, beninteso. Oggi come ieri occorre iniziare da qualche parte e darsi un punto fermo, un qualche inizio.
Se questa cosa può farlo un maestro come dice quello lì. Ma perché no?

Franco: Il professore non si è smentito. Qui è bastato ascoltarlo dieci minuti e subito son fioriti i distinguo, i dubbi, le approvazioni.
MA INVITO QUI GLI AMICI TUTTI A PENSARE A QUANTO SIA FORTE IL PESO SPECIFICO DELLA QUOTIDIANITÀ, DELLA NOIA, DEL VIVERE STRASCICANDOSI DI QUA E DI LÀ.
Quella cosa che individuate come esempio negativo della pubblicità è l’ordinaria banale conseguenza di un mondo umano che si è impoverito MA CHE PENSA SE STESSO COME UN MONDO DI CONSUMATORI.
Il desiderio stimolato fino al parossismo e al delirio di consumare beni e servizi in assenza di una ricchezza autentica sul piano materiale provoca nei molti disordine mentale, odio, paure irrazionali.
Immaginate questo: un tale per sue ragioni di lavoro è forzato a vivere spostandosi per ore e ore in macchina in condizioni di traffico indecenti.
Un giorno si trova in campagna e rimane sconvolto.
Non è quello il mondo nel quale vive e capisce che qualcosa non va nel suo stile di vita, davanti a un prato fiorito rimane come bloccato da un dolore al petto.
BENE QUESTA È LA CONDIZIONE DEL TRAUMATICO RISVEGLIO DEI MOLTI CHE HANNO FATTO L’ERRORE D’IDENTIFICARSI CON UNA DELLE TANTE ILLUSIONI INDOTTE DALLA PUBBLICITÀ IN RELAZIONE A DONNE BELLISSIME, CONSUMI DA SIGNORI, BARCHE, VILLE, SOLDI FACILI E COSÌ VIA.
Prima o poi qualcosa si blocca, la dura realtà batte i suoi colpi e uno rimane con la sensazione di aver inseguito il vento, di aver fatto volar via la vita rincorrendo un miraggio.

Stefano Bocconi: Certamente è così ma non vedo il legame fra il tuo ragionamento e quello del professore.

Franco: IL PROFESSORE CREDO CHE STIA RAGIONANDO INTORNO AL FATTO CHE OCCORRE COSTRUIRE SE STESSI, CONOSCERE SE STESSI PER NON CADERE VITTIMA DELLE MOLTE FORME DI MANIPOLAZIONE E DEGENERAZIONE DELLA PRESENTE CIVILTÀ INDUSTRIALE.
In questa opera di chiarimento interiore le figure dei maestri da cui si è avuto una qualche impostazione e l’esempio sono decisive.
RICONOSCERE ESEMPI E INSEGNAMENTI E LA PROPRIA ORIGINE È L’INIZIO DI UNA COSTRUZIONE INTERIORE E DELLA FONDAZIONE PROPRIA E IMMEDIATA DELLA CONSAPEVOLEZZA DI SE STESSI.

 
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Nader e le multinazionali farmaceutiche

Nell’Interesse Pubblico
Big Pharma - Il capitalismo clientelare è fuori controllo

Ralph Nader
21 novembre 2014

Due notizie recenti sulla vorace industria del farmaco dovrebbero essere un appello per un Congresso supino per avocare a se e avviare indagini sui prezzi dei farmaci salva vita che sono troppo lontani dal normale.

La prima notizia — una storia da una pagina sul New York Times — era sulla Fondazione per la fibrosi cistica (CF), che 15 anni fa investì 150 milioni di dollari nella società di biotecnologie Vertex Pharmaceuticals per sviluppare un farmaco per questa grave malattia polmonare.
Il 19 novembre, la Fondazione ha registrato un ritorno di $ 3,3 miliardi da tale investimento.

Il Kalydeco (il farmaco sviluppato con tale investimento) viene preso quotidianamente dai pazienti della CF (chi può permetterselo) a un prezzo di $ 300.000 all’anno per paziente.
Chi può pagare quel costo?

Il secondo comunicato stampa è venuto dalla industria farmaceutica finanziata dal Centro Tufts per lo Studio dello sviluppo farmaceutico.
Joseph DiMasi del Centro afferma che il costo di sviluppo di un nuovo farmaco da prescrizione è di circa 2,558 miliardi di dollari, significativamente superiore alla precedente stima di 802 milioni che il Centro fece nel 2003.

I promotori dell’industria farmaceutica usano questa cifra ridicola per giustificare gli altissimi prezzi dei medicinali per i consumatori.
Sfortunatamente, la critica di questo numero gonfiato non riceve adeguata attenzione dai media.

La metà dell’ asserzione del DiMasi è data dai costi di opportunità non riscossi se la casa farmaceutica ha investito i suoi soldi altrove.
Questo taglia la sua stima di quasi la metà, fino a 1,395 miliardi di dollari.
La parola “inflazione” ha un nuovo significato.
Secondo l’economista James P. Love, fondatore di Knowledge Ecology International, DiMasi ignora anche convenientemente i sussidi statali, come i cosiddetti crediti d'imposta farmaceutici orfani, le borse di ricerca del National Institutes of Health e il sostegno del governo al costo della sperimentazione clinica che seleziona (vedi keionline.org).

Mr. Love aggiunge che le case farmaceutiche spendono “molto di più per il marketing di quanto non facciano in ricerca e sviluppo”.

Rohit Malpani, direttore di Policy and Analysis di Medici Senza Frontiere (che ricevette il Premio Nobel nel 1999), dice che, se credete ai dati di Tufts (la cui analisi presunta dei dati è in gran parte segreta), “probabilmente credete anche che la Terra sia piatta”.
Mr. Malpani cita lo stesso CEO di GlaxoSmithKline Andrew Witty il quale dice che la cifra di un miliardo di dollari per lo sviluppo di un farmaco è un mito.
Malpani aggiunge: “sappiamo da studi precedenti e dall’esperienza degli sviluppatori di farmaci no profit che un nuovo farmaco può essere sviluppato solo per una frazione del costo che il rapporto Tufts suggerisce. Il costo dei prodotti in via di sviluppo è variabile, ma l’esperienza dimostra che essi possono essere sviluppati con un minimo di $ 50 milioni, o fino a 186 milioni se si prende in considerazione il fallimento... non solo i contribuenti pagano per la grande percentuale dell’industria R&D ma di fatto pagano 2 volte perché poi sono colpiti con i prezzi elevati degli stessi farmaci”.

Il signor Malpani si riferiva soprattutto agli Stati Uniti dove le case farmaceutiche non mostrano gratitudine per i generosi crediti d’imposta e per i finanziamenti del contribuente alla R&D (che sono per lo più gratuiti).
Aggiungete l’assenza di controllo dei prezzi e voi (il consumatore/paziente) pagate i prezzi dei farmaci più alti del mondo.

Un altro aspetto in gran parte ignorato dell’R&D dell’industria è quanto di esso è diretto a prodotti che pareggiano, invece di migliorare, i risultati sanitari — i cosiddetti farmaci “me too” che sono redditizi, ma non beneficiano la salute dei pazienti.
Inoltre, l’industria farmaceutica molto redditizia costantemente non è stata in grado di frenare la sua promozione ingannevole dei farmaci e le informazioni inadeguate sugli effetti collaterali.
Circa 100.000 americani muoiono ogni anno per gli effetti negativi dei farmaci.
Decine di miliardi di dollari dei consumatori sono sprecati per farmaci che hanno effetti collaterali invece di comprare quelli per gli stessi disturbi che ne hanno meno (vedi citizen.org/hrg).

Nel 2000 durante una visita con i medici militari e gli scienziati al Walter Reed Army Hospital, io chiesi quanto avevano speso in R&D per sviluppare i loro farmaci antimalarici e altri medicinali.
La risposta: da cinque a dieci milioni di dollari per farmaco, costo che includeva i test clinici più gli stipendi dei ricercatori.

Questo “ente per lo sviluppo del farmaco” all'interno del Dipartimento della Difesa nacque perché le aziende farmaceutiche si rifiutavano di investire in vaccini o farmaci terapeutici per la malaria — allora era la seconda causa di ricovero dei soldati americani in Vietnam (la prima era la ferita sul campo di guerra).
Così gli alti vertici militari decisero di colmare questo vuoto nazionale, e con grande successo.

Il problema dell’avarizia dell’industria farmaceutica privata e coccolata per quanto riguarda lo sviluppo di vaccini continua.
Le tubercolosi resistenti ai farmaci e le altre malattie infettive dilaganti nei paesi in via di sviluppo continuano a prendere milioni di vite ogni anno.
L’epidemia di Ebola è un’illustrazione letale corrente di tale negligenza.

La sopravvivenza di milioni di persone è troppo importante per essere lasciata alle aziende farmaceutiche.

Con una frazione di quello che il governo federale spreca nella diffusione all’estero e nel fallimento di guerre illegali e senza senso, sarebbe possibile espandere l’esempio del Walter Reed Army Hospital per diventare una superpotenza umanitaria che produce vaccini salvavita e farmaci per fare in modo che la situazione dei malati contasse di più dei profitti inattesi di Big Pharma.

Tradotto da F. Allegri il 06/05/2015.

 
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