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Tante piccole schegge di realtà. Uno sguardo disincantato sul mondo per cercare di conoscerlo e, se possibile, tentare di capirlo.

 

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Emigrazione e integrazione. Un’esperienza che dovrebbe fare riflettere: quella di Riace

Post n°1167 pubblicato il 07 Febbraio 2010 da review
 

 

Riace è un comune della Locride, in Calabria, arrivato alla ribalta della cronaca quando, qualche anno fa, nelle acque del suo mare vennero ritrovati e riportati alla luce i famosi bronzi, ora esposti al museo di Reggio. Come tanti altri piccoli centri del meridione anche Riace ha vissuto un passato di decadenza e di spopolamento, conseguenza dell’emigrazione di massa nel Nord Europa e in America, passando progressivamente da 3mila a 1.650 abitanti, con la sola prospettiva di un futuro attraversato dal malessere e dalla povertà.  Ma quel riscatto che i locali, supportati dall’Associazione  “Città Futura” di don Giuseppe Puglisi, andavano invano inseguendo, ha iniziato a diventare realtà quando, a partire dal 2001, il comune decise di aderire al Piano nazionale di accoglienza denominato Recosol (Rete dei comuni solidali). Aver capito che ridare vita agli immigrati avrebbe potuto significare anche riceverne,  permise a Riace di trasformare l’emergenza in un’opportunità.

Le case abbandonate da decenni sono state ristrutturate e riaperte. È stato creato il “Riace Village”, con l’obiettivo di privilegiare e di  valorizzare nell’interno un  turismo ecosolidale, ben più attento di quello costiero, alla conservazione e alla promozione della cultura locale. Sono state riaperte botteghe artigiane e create imprese edili miste. La scuola ha ripreso a funzionare e adesso può contare su ben 25 iscritti, di cui 15 figli di stranieri. Di serbi, di eritrei, di iracheni. E tutto è un po’ come se il mondo fosse racchiuso in una stanza. Senza tensioni e con l’orgoglio di tutti per i risultati conseguiti.

 

 
 
 

Una relazione finisce senza sprangare la porta. Ma è mai possibile?

Post n°1166 pubblicato il 05 Febbraio 2010 da review
 

Questa bella canzone di Federica, intensa e
vibrante nelle parole sottolineate da una
musica splendida, tratta il tema del post di oggi.
Quello della fine di una storia e della separazione

 

 

Magari oppure no

 Ancora una parola
prima di non dire niente
ancora una occasione
per sentirti così inconsistente
per sintomo di assuefazione
me ne starò in silenzio
non c'è comunicazione
esco chiudi a chiave
quando te ne vai

Intanto tutto fuori
continua a continuare
eravamo solo noi
quelli bravi a camminare insieme
affitterò una casa nuova
e forse non la vedrai mai
e in questa agitazione
senso del mio gesto
che non capirai

magari è meglio
stare un pò lontani
considerando che non siamo poi così vicini
magari è un male istantaneo che invece fa bene
credi che vale la pena e riprovi a sognare

Magari è un modo per ricominciare
e avrai qualcuno con cui potermi dimenticare
magari invece ci rincontreremo più grani
ci prenderemo per mano e non sarà troppo tardi

Magari oppure no
magari oppure no

Ancora una carezza
prima di non fare niente
ancora un'emozione
a provare che sei inesistente
mi comprerò un vestito nuovo
che non mi toglierai
e in questa agitazione
senso del mio gesto
che non capirai

Magari è meglio
stare un pò lontani
considerando che non siamo poi così vicini
magari è un male istantaneo che invece fa bene
credi che vale la pena e riprovi a sognare

Magari è un modo per ricominciare
e avrai qualcuno con cui potermi dimenticare
magari invece ci rincontreremo più grani
ci prenderemo per mano e non sarà troppo tardi

Magari oppure no

Magari è un modo per ricominciare
e avrai qualcuno con cui potermi dimenticare
magari invece ci rincontreremo più grani
ci prenderemo per mano e non sarà troppo tardi

Magari oppure no
magari oppure no oppure no

Magari oppure no
magari oppure no

"Magari oppure no" è il primo singolo della
cantautrice Federica Camba
, estratto dal suo
album d'esordio dal titolo omonimo, uscito
il 29 gennaio 2010.
Un disco metropolitano, ruvido, caldo ironico
e dolce.

 
 
 

MA COME PARLI? E LA RAI CHE FA?

Post n°1165 pubblicato il 02 Febbraio 2010 da review
 

 

Ascoltando Radio Rai e seguendo i programmi televisivi, ci rendiamo conto che i primi a utilizzare tranquillamente strafalcioni a iosa sono proprio i suoi dipendenti. Presentatori, speakers, giornalisti. Per non parlare degli errori di pronuncia! Eppure la RAI ha messo on line un'opera monumentale, tuttora "in progress": 129.000 voci (92.000 italiane e 37.000 d’altre lingue) da leggere trascritte. Seimila citazioni tratte da scrittori di ogni secolo e ascoltabili a corredo di singole voci italiane, cinquemila ore di registrazione nelle sedi della RAI di Genova, Firenze e Roma (un lavoro di quasi dieci anni). Questi i numeri del nuovo Dizionario Italiano d'Ortografia e di Pronunzia, un'operazione monumentale e ancora incompleta, come umilmente sottolinea il sito stesso. GUARDA. Perchè la RAI non inizia a dare il buon esempio, sottoponendo tutti i propri dipendenti, che hanno un rapporto diretto con il pubblico, a dei corsi adeguati?

 
 
 

MA COME PARLI?

Post n°1164 pubblicato il 01 Febbraio 2010 da review
 

 

 

Povera lingua italiana! A maltrattarla sono proprio tutti, nessuno escluso. Media, Radio e televisione, per non parlare del linguaggio usato nella maggior parte dei blog. Un disastro.

Vittime di un tale sconcio linguistico sono tanto la grammatica, quanto la sintassi, ma in questo post io desidero soffermarmi sull’uso della proposizione relativa e della forma passiva.

La forma passiva è ormai un oggetto misterioso per tutti. La proposizione relativa tutti la usano, ma quasi nessuno la usa in modo corretto.

Cerchiamo di capire il perché attraverso qualche esempio.

Il primo è tratto dal programma  “Mediterraneo, che va in onda nella tarda mattinata del sabato, sulla Rete Tre.

---     “Potrebbe dirmi le erbe che usano le donne?”

 La proposizione relativa è “che usano le donne”, il verbo è “che usano”, l’azione è quella dell’usare e l’azione dell’usare viene compiuta dalle donne. Sono proprio loro, infatti, a usare le erbe, e non viceversa. Ci si dimentica che nella frase italiana il soggetto precede il verbo, quindi nella proposizione relativa “che usano”, la parte del discorso con funzione di soggetto è proprio il “che”. Ma a quale termine si riferisce questo "che, questo pronome relativo, in quanto pronome, fa, ovviamente, le veci del nome, lo sostituisce. E qual è il nome sostituito dal pronome “che”? “Che” in questo caso sta per “le quali”: Potrebbe dirmi le erbe le quali usano le donne?”. Ed è chiaro che, in questo caso sono le erbe a usare le donne. Ma non abbiamo detto che l’azione dell’usare viene compiuta non dalle erbe, ma dalle donne? E pertanto qual è la forma corretta per esprimere questo concetto? Semplice. Bisogna usare la forma passiva. Ricorderete certamente che il verbo ha tre forme: attiva, passiva e riflessiva. Noi in questo caso dobbiamo usare la forma passiva. E come si fa? Ecco la frase corretta.

---      “Potrebbe dirmi (quali sono)
        le erbe usate dalle donne?”
In questo caso chi compie l’azione (le donne) viene correttamente espresso con un complemento d’agente (dalle donne).

ALTRI ESEMPI
DI PROPOSIZIONI
RELATIVE SCORRETTE

"L'unica maionese è quella che fa mia madre."
"Il servizio che ci ha inviato il nostro corrispondente."

Ma adesso sapete
già qual è la forma
corretta.
Ci scommetto!
E spero di essere stato chiaro.

 
 
 

L’OSSESSIONE PER LA SUA EX...

Post n°1163 pubblicato il 29 Gennaio 2010 da review
 

 

 

 

Quanti sono i comportamenti maschili che le donne non riescono a sopportare? Tanti! Ma sono tanti anche i comportamenti femminili che gli uomini, a loro volta, trovano incomprensibili e altrettanto difficili da “digerire”.
Un classico è rappresentato dall’ossessione che una donna prova nei confronti della (o delle?) ex del suo attuale partner. Si sa che tutte le donne provano un istintivo, irrefrenabile desiderio di conoscere, in proposito, tutti quei dettagli che, secondo loro, dovrebbero aiutarle a “capire meglio” il loro uomo. Lo fanno per gelosia? Lo fanno per insicurezza? Lo fanno, e con un duplice risultato. Attraverso quella strada (se non riuscissero a trovarne altre di più utili e di più ragionevoli) continueranno a non capire niente del loro uomo e, soprattutto, lo indispettiranno sempre di più con un atteggiamento che lui finirà con il trovare inaccettabilmente odioso.

Difficilmente la vita di un uomo è stata attraversata dalla presenza di una sola donna, ma per una donna è una cosa tremenda sentirselo confessare, in seguito alle proprie ripetute insistenze. Meno difficile da accettare la presenza di una ex morta e sepolta nel passato. Ma quando una ex non sia più solo un fantasma del passato, ma da quel passato, per qualche caso della vita lei riemerga all’improvviso, allora la sua “presenza”sì che diventa inevitabilmente ingombrante e pericolosa. I dubbi e le preoccupazioni sono tanti. Lui continua a volerle bene per ciò che hanno un tempo condiviso? Ne è ancora innamorato? Si vedono? Si sentono? Ma se rovistare nel passato non è mai cosa buona, far agitare le acque del presente  lo è ancor meno. In tali situazioni è lecito e umanamente comprensibile nutrire qualche dubbio e manifestare un pizzico di gelosia, ma  la donna deve trovare una giusta misura. Non chiudersi in se stessa, ma parlarne, con calma chiedere delle spiegazioni e, infine, lasciare che il resto venga fatto dal buon senso, dalla sincerità, dall’onesta e dall’amore. Se c’è amore. Perché senza amore una storia come questa avrebbe ben poche probabilità di crescere e di diventare “adulta”.

 

 
 
 

Per amore, solo per amore, o solo per il piacere dei sensi?

Post n°1162 pubblicato il 26 Gennaio 2010 da review
 

Ma l'affidabilità di una donna e di un uomo,
in prospettiva di un durevole rapporto
di coppia, da cosa potrebbe dipendere?

 Non so se si possa veramente "certificare" che un uomo disponibile a corteggiare a lungo una donna sia davvero più affidabile di uno che inizia a mostrare i primi segni di insofferenza se la donna non gli si concede già dopo le prime uscite.
Certamente, se non proprio affidabile, dovrebbe essere comunque almeno preferibile, perché la sua disponibilità ad attendere potrebbe venire interpretata come un possibile segno di interesse. 
E qual è, invece, il modo di valutare il comportamento di una donna da parte dell'uomo?  La donna viene giudicata positivamente se cede subito o il fatto stesso di finire subito a letto, a parte la piacevolezza dell’incontro, potrebbe, al contrario,  lasciar temere al suo partner che possa trattarsi di una che la dà troppo facilmente a tutti, e, quindi, da mollare alla svelta dopo le prime esperienze?

Ma la donna non potrebbe forse avere anche lei gli stessi pensieri e gli stessi timori nei confronti di un uomo che si dimostri interessato prevalentemente, insistentemente, e rapidamente, all’aspetto sessuale della relazione, piuttosto che a quello sentimentale e affettivo? Io, ad essere sincero,  propenderei per il sì.

 Una cosa in comune dovrebbe, comunque, essere certa. A nessuno, maschio o femmina che sia, piace avere a che fare con un partner che puzzi di sigarette, che diffonda intorno a sé un alito pesante, che emani dalle ascelle sgradevoli effluvi  e che esibisca una barba ispida e pungente, se uomo, o una consistente, diffusa peluria, se donna. L’igiene innanzitutto!

 
 
 

Ma il “russatore” di che sesso è?

Post n°1161 pubblicato il 26 Gennaio 2010 da review
 

 

Giorgio Gaber, in una sua ben nota composizione, si domandava cosa potesse essere ritenuto di “destra” e cosa di “sinistra”. Beh, per quanto riguarda il russare possiamo tranquillamente affermare che si tratti di un comportamento assolutamente democratico, che colpisce, indifferentemente, ricchi sfondati e poveracci, miss e casalinghe, occupati e disoccupati e che, politicamente parlando, vede coinvolto tutto l’arco costituzionale.
Nell’iconografia corrente il “russatore” è sempre stato di sesso maschile, ma una recente indagine Gfh Eurisko ha stabilito che su 19 milioni e 600 mila italiani che russano (circa il 40% della popolazione), le donne raggiungono il 44% del totale e sono in fortissimo aumento.
Ma la roncopatia è solo un semplice disturbo da utilizzare prevalentemente per alimentare il settore delle barzellette, o rappresenta qualcosa di più e di più grave? Oggi gli specialisti avvertono che il fenomeno non va assolutamente sottovalutato, perché si tratta di una vera e propria patologia che può evolvere pericolosamente verso forme più gravi come la roncopatia cronica e la sindrome di apnea da sonno. Ma torniamo a cose più leggere e abbassiamo i toni.

Male democratico, quindi, che coinvolge poveri cristi e personaggi famosi. Si racconta che la  rockstar Marilyn Manson faccia tremare addirittura i vetri, mentre la  signora Katie Holmes, per non soccombere alle rumorose esibizioni notturne del marito Tom Cruise, abbia preteso e ottenuto di poter dormire in camere separate. Fra l’altro, negli Stati Uniti il russare rappresenta la più importante causa medica di divorzio.

Quanto al passato, forti “russatori” sono stati Winston Churchill e Theodore Roosevelt. E, quanto al presente, in Italia i reality show L'Isola dei Famosi e La Talpa hanno impietosamente tramandato ai posteri il russare di personaggi come Alessandro Cecchi Paone, Marco Predolin e Maurizio Ferrini. Per non dire dei concerti notturni di Filippo e di Thiago, protagonisti di un  “Grande Fratello”.

Le cause di questo problema sono ben note. Rimedi? Piuttosto che arrivare al divorzio, se proprio i calci e le gomitate del partner si dovessero dimostrare inefficaci, allora l’unica soluzione possibile è quella ri rivolgersi ad un buon centro chirurgico specializzato. In nemmeno un quarto d’ora, un buon intervento di turbinoplastica inferiore modifica risolve definitivamente il problema.

 

 
 
 

Cos’è l’ira, e se rappresenti solo qualcosa di negativo o anche di positivo.

Post n°1160 pubblicato il 22 Gennaio 2010 da review
 

 

Nell’Apocalisse di Giovanni (Apocalisse=Parola di origine greca che, etimologicamente, ha il significato di gettare via ciò che copre, che nasconde e, quindi “togliere un velo” o “rivelare” o “rivelazione a un profeta di cose nascosta da Dio”), l’ultimo libro della Bibbia, si parla dei quattro figure mitiche, che rappresentano i Cavalieri dell’Apocalisse, rappresentati come mali ineluttabili che l’umanità dovrà patire fino al giorno della sua totale perdizione. 

Quello su cui soffermerei la mia attenzione è il secondo cavallo, quello rosso, armato di una spada affilata, che potrebbe rappresentare l’ira di Dio che si abbatte sulla terra, e al quale Dio stesso avrebbe concesso il potere di uccidere e di infondere tra gli esseri umani il desiderio di sgozzarsi a vicenda.[ Dal libro dell'Apocalisse di San Giovanni Apostolo Cap. 6, 3-4. «Quando l'Agnello aprì il secondo sigillo,udii il secondo essere vivente che gridava: "Vieni". Allora uscì un altro cavallo, rosso fuoco. A colui che lo cavalcava fu dato potere di togliere la pace dalla terra perché si sgozzassero a vicenda e gli fu consegnata una grande spada.»]

Nella teologia biblica  Dio manifesta la propria intolleranza al peccato, rappresentato dalla malvagità degli esseri umani, proprio attraverso l’ira. Ma non addentriamoci in ulteriori argomentazioni di carattere teologico, che rischierebbero di portarci troppo e inutilmente lontano, dato il carattere “leggero” di questo post.

Ho voluto solo ricordare che, se pure per ragioni  e con finalità molto particolari, Dio stesso è, o è stato capace di ira, allora molto comprensibile appare che a manifestare la propria ira siano anche gli uomini stessi. Ira che le creature umane hanno dimostrato da sempre e che oggi continuano a dimostrare nelle più svariate circostanze.

Possiamo, in proposito, porci qualche domanda. Ad esempio se l’ira sia un sentimento solo negativo, oppure possa avere anche delle valenze positive.  E potremmo anche domandarci quali siano i sentimenti che spingono le persone verso una determinata manifestazione di ira.

Inizierei dalla seconda, accennando all’ira scatenata dalla gelosia o dalla incapacità di sopportare un abbandono. Ma molto comune è l’ira conseguente a situazioni che vedono coinvolti gli automobilisti, alle prese con la congestione del traffico. Da non trascurare l’ira scatenata dal solito furbo che cerca di “aggirare” una fila oppure quella che vede coinvolti allo stadio tifosi di squadre avversarie. Ma ciascuno di noi potrà portare i propri esempi.

Per quanto riguarda, invece, la prima domanda, io ritengo che non sempre quella negativa sia l’unica connotazione dell’ira. Esistono buoni e sacrosanti motivi per manifestare la propria ira nei confronti di discriminazioni, di violenze, di sopraffazioni, di mortificazioni, subite ingiustamente da parte di tanti essere umani incapaci di difendersi  e che in nessuno trovano una adeguata difesa. Ma allora, più che di ira io parlerei di Indignazione.

 

 
 
 

Non credo al dizionario che dovrebbe salvare gli amori.

Post n°1159 pubblicato il 20 Gennaio 2010 da review
 
Tag: AMORE

 

Il libro in questione è stato scritto da John Gray, psicosessuologo miliardario, esponente carismatico  della pop psychology. Si tratta di un nuovo saggio dal titolo piuttosto lungo:«Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere e sono tutti sotto stress. Continuare ad amarsi quando la vita si complica», Rizzoli, 304 pagine, 16,5 euro.

Mi spiego meglio, cercando anche di far capire in breve (chi fosse colto da un raptus di curiosità potrà sempre approfondire l’argomento acquistandosi il libro) il pensiero di J. Gray. Prima domanda.  È stato accertato che mentre le donne utilizzano circa ventimila parole al giorno, gli uomini riescono a cavarsela con appena settemila. Perché?
Seconda domanda. È
stato accertato che mentre le donne pensano al sesso una volta ogni ventiquattr’ore, due al massimo, gli uomini invece ci pensano ogni cinquantadue secondi. Perché?
Terza domanda. È
stato accertato che, mentre le donne posseggono la straordinaria capacità di memorizzare anche il sia pur minimo, recondito  dettaglio di un appuntamento (il colore dei calzini, le tracce di forfora sulla giacca, una patta semiaperta), gli uomini, di quel certo incontro, non arrivano a conservare, nel loro lobo temporale mediale,  se non un brevissimo, fuggevole  trailer. Perché?
Bene, sembra, in poche parole, che si tratti di un semplice fatto di comunicazione. E come volete che possano comunicare tra di loro, esseri umani che provengono alcuni da Marte ed altri il cui luogo d’origine si trova su Venere?  Si parlano come solo possono parlarsi due civiltà aliene e lontanissime tra di loro. Con linguaggi diversi, con molti equivoci, tantissima diffidenza e non infrequenti dichiarazioni di guerra. Il tutto aggravato dallo stress da lavoro, dalla congestione del traffico urbano, dalle pretese dei figli e dalle convenzioni sociali sempre più assillanti e sempre più difficili da gestire.  E lui che non ha pagato la bolletta del gas già scaduta da una settimana, e lei che non ha preparato nulla per la cena, e lui che non ha la minima idea di concludere la serata interrogando al bambino le tabelline, e lei a cui non dispiacerebbe un po’ di attenzione dopo una giornataccia combattuta con clienti prepotenti e incontentabili…E mai un bigliettino con su scritto “ti amo”, e mai una rosa a gambo lungo, e mai che lui le prepari, almeno una volta, la colazione!  Sono liti, capite? E la conclusione è sempre la stessa:”Tu non mi capisci!”

E la soluzione? Ci sarebbe, ma, per maggiori dettagli forse potrebbe essere davvero utile cercare in qualche buona libreria l’interessante e divertente saggio di J. Gray.

 

 
 
 

Il sesso è davvero determinante per un buon rapporto di coppia?

Post n°1158 pubblicato il 19 Gennaio 2010 da review
 

 

Ogniqualvolta si parla di crisi nei rapporti di coppia, inevitabilmente, e prioritariamente, il discorso finisce con il cadere su probabili o improbabili questioni di letto. Non sono d’accordo. Possibile che due persone pensino, un giorno, di mettersi insieme per la vita e, un altro giorno, pensino di mandare tutto a catafascio solo perché il “letto” ha iniziato a produrre qualche improvviso scricchiolio? Eppure il discorso cade sempre lì, e sono stati scritti dei libri, tanti libri, con il fine di spiegarne il perché ed il per come, e per indicare possibili interventi  curativi della situazione. Mah!

Secondo il mio modesto parere tutto il problema sta a monte. Voglio dire sta prima di prendere la decisione fatale di attivare, spesso imprudentemente, una pericolosa convivenza. Certo i casi eccezionali esistono, ma, in linea di massima io propendo per una soluzione che, in luogo di una incerta convivenza, preveda, anche per due persone che si amano da impazzire, la continuità della relazione in due case rigidamente separate! E questo ritengo sia l’unico modo possibile per mantenere in vita una relazione, o, nel peggiore dei casi, per vederla arrivare al suo epilogo senza i soliti traumi e, soprattutto, senza le solite spese.

Nelle storie di coppia, molte delle persone che vi si trovano coinvolte sono certamente fatte l’una per l’altra, e sono capaci di dare il meglio di sé raggiungendo livelli di armonia inimmaginabili e quasi al limite del paranormale. Ma ce ne sono tante altre che arrancano malamente quando si trovano di fronte a un bagno devastato o ad una cucina che appare come se fosse stata attraversata da una  tromba d’aria, improvvisa e devastatrice. Per non dire dello sconforto che si proverebbe in presenza di una quantità indescrivibile di indumenti sparsi “ordinatamente” dovunque, o di biancheria maleodorante sparsa dappertutto tranne che depositata della apposita cesta della roba sporca.  Ma uno dei paragrafi più critici della convivenza è rappresentato dal cibo. Pensateci. Uno ama i peperoni, ma l’altro li detesta e non può nemmeno sopportarne l’odore, uno non può fare a meno del suo gorgonzola, ma l’altro si riempie di bolle al solo parlarne. Vietato mangiare cetrioli per l’effetto sgradevole che questa povera cucurbitacea avrebbe nei confronti dell’alito. E che dire di aglio e cipolle, fagioli e cavoli fiori? Nella coppia, sul consumo di questi prodotti finisce sempre col nascere e crescere un disaccordo tanto insanabile, quanto fatale. Altro che sesso!

Datemi retta. Amatevi pure alla follia, ma che tutto avvenga prudentemente  in due case separate.

 
 
 
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